Archive | ottobre 16, 2008

LIPPI l’apolitico

Vi ricordate questo post, in cui davamo notizia del fatto che Marcello Lippi aveva accettato di interpretare dei passi sulla Shoah?

Contrordine:

Il c.t. replica a Ovadia «Sì all’antirazzismo ma non faccio politica»

DA UNO DEI NOSTRI INVIATI, LECCE – Il feeling appena nato è già finito. Tra Marcello Lippi e Moni Ovadia, regista ebreo che sta lavorando ad un progetto contro il razzismo per le scuole, è scattata ieri una serie di distinguo che, con ogni probabilità, congeleranno la possibilità di una collaborazione tra i due, peraltro appena accennata. Il ruolo del c.t. azzurro nella campagna promossa da Ovadia prevedeva la lettura di alcuni passi sulla Shoah. Altri testimonial coinvolti nell’iniziativa (che si concretizzerà in un dvd) sono Jovanotti, Nicoletta Braschi, Ligabue e Antonio Albanese. A scatenare la presa di posizione pubblica di Lippi è stato il taglio, a suo dire politico, che il regista avrebbe fornito al suo assenso di massima al progetto: «Sono stato contattato da Moni Ovadia il quale, complimentandosi con me per le belle cose che avevo detto sul razzismo, mi ha chiesto la disponibilità a partecipare alla sua iniziativa. Poi però ci deve essere stato un equivoco. A me è stato detto di un dvd contro il razzismo in senso generale, non contro il nazifascismo. In 40 anni di carriera non ho mai preso posizione politicamente e non intendo farlo ora. Poi, una volta smesso di fare l’allenatore, chissà… Io quel video lo intendo in chiave razzista e basta. Se il signor Ovadia vuole farmi dire altre cose, rinuncerò al progetto».

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Piccata la replica dell’artista attraverso una articolata dichiarazione resa all’Ansa: «Lippi mi aveva detto di sì ed io ero stato chiaro ma se non lo vuole più fare, liberissimo. Io, a titolo puramente gratuito, sto allestendo un video con personaggi che possano arrivare al cuore dei ragazzi e ci credo molto. Dico solo che il nazismo è stata l’espressione più criminale del razzismo. E poi è strano mettere limite a un dibattito sul razzismo. Comunque Fini ha detto che il fascismo è il “male oscuro” per le leggi razziali, quindi schierarsi contro il nazifascismo non vuol dire prendere posizione politicamente. Del resto lo stesso La Russa si è espresso con disgusto su quello che si è visto a Sofia».

Costa Alberto

Pagina 57
15 ottobre 2008 – Corriere della Sera

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Fonte: archivio storico corriere

Proprio quando stava per diventarmi simpatico…

Oppure… sarebbe così improbabile ed azzardato pensare che abbia ricevuto pesanti minacce e pressioni? Tenendo presente che:

le varie società calcistiche sapevano benissimo delle infiltrazioni naziste e delle epurazioni in corso nelle varie curve (tanto per citarne due: Milan e Roma) e non hanno MAI mosso un dito per impedirle – giocatori compresi, genericamente parlando – e quindi le dichiarazioni di Abete & CO mi lasciano molto fredda;

ha ragione (!) Storace quando dice che La Russa e tutti gli altri AN che stanno cercando di rifarsi il look hanno ben cantato le stesse canzoni… certo poi si cresce e si matura, ma non è strano che maturino tutti in contemporanea quando si trovano per la prima volta al governo con un potere mai avuto prima? E’ troppo da malpensante ritenere che anche questa sia un’operazione di facciata?

per me ci può anche stare. Ma forse è solo perché per me il calcio non è più uno sport.

Voi che dite?

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Consulta, Pecorella perde voti anche nel Pdl

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Un avvocato di Berlusconi alla Corte Costituzionale, no. Nemmeno nella maggioranza sono tutti convinti che sia una buona idea. Tant’è che giovedì, al quarto e quinto scrutinio per l’elezione del giudice che siederà alla Consulta, il candidato del Pdl Gaetano Pecorella, già legale del premier, non ha fatto l’en plein.

Nella prima giornata di votazioni a raffica (ben tre consecutive) del Parlamento in seduta comune il candidato del Pdl alla Corte Costituzionale non raggiunge il quorum dei 3/5 richiesto. La fumata nera era largamente prevista, dopo che ieri il Pd ha annunciato che non avrebbe votato l’ex presidente della commissione Giustizia di Montecitorio, ma i tabulati delle votazioni di oggi rivelano che nemmeno il fronte dei suoi sostenitori (Pdl, Lega, radicali eletti nel Pd e Udc) è poi così compatto.

Sulla carta Pecorella poteva contare su 540 voti (solo 32 in meno del quorum richiesto) ma nell’urna se n’è ritrovati 445 alla prima votazione e 411 alla seconda: dei suoi sedicenti sostenitori hanno votato in 481, alla prima votazione della giornata, 447 alla seconda. Qualche defezione, quindi, stando ai numeri c’è stata. Dopo la terza votazione di questa sera, si riprenderà domani mattina alle 9 per un’altra giornata di seduta comune ma la candidatura di Pecorella sembra ormai tramontata dopo l’insuccesso di oggi: il Pdl non parteciperà alla terza votazione della giornata, né a quelle di domani, annuncia in serata un sms dei capigruppo a tutti i parlamentari. Se ne riparla la prossima settimana.

In una nota i capigruppo del Pdl di Camera e Senato, Fabrizio Cicchitto e Maurizio Gasparri, confermano l’intenzione di non partecipare alle prossime votazioni e si dicono pronti a promuovere incontri tra i vertici dei gruppi parlamentari per «sbloccare la situazione» e «rimuovere ogni veto» in vista degli scrutini della prossima settimana. I parlamentari della maggioranza, sottolineano, hanno dimostrato «coesione» e «fort partecipazione» a sostegno di Pecorella. «Per raggiungere un risultato utile siamo intenzionati, a partire da questa sera, a promuovere degli incontri tra i vertici dei gruppi parlamentari di Camera e Senato allo scopo di sbloccare la situazione».

Pecorella, però, si mostra ancora ottimista.
Ma il suo ottimismo si scontra con il disinteresse alla domanda su Pecorella mostrato dal premier Silvio Berlusconi a Bruxelles: «Non ne so nulla io, ho letto i giornali. È una cosa di cui si occupano i capogruppo poiché non ho interlocutori credibili». E ancora: «Agli italiani non gliene può importare di meno».

Intanto la Lega si mostra infastidita da questo stallo del Parlamento che complica anche il cammino del federalismo: «Prendiamo atto – scrivono in una dichiarazione congiunta la vicepresidente del Senato Rosi Mauro, il presidente dei senatori del Carroccio Federico Bricolo e il presidente dei deputati della Lega Nord Roberto Cota – che non è stata raggiunta la maggioranza necessaria e che è stato richiesto un nuovo approfondimento. Faremo ancora la nostra parte. È certo, però, che urge una soluzione in tempi rapidi perché non ci si può perdere nei meandri del palazzo. La nostra priorità è l’esame dei provvedimenti che devono risolvere i problemi della gente».

Il Pd intanto invita il Pdl a fare un altro nome per la Consulta: «Il risultato – osserva Antonello Soro – dimostra in modo chiaro che la candidatura di Pecorella non era condivisa dalla stessa maggioranza, occorre ora trovare ragionevolezza e interrompere il braccio di ferro». E invita a «promuovere un’intesa più che una sfida perchè senza il concorso dell’opposizione non si elegge il giudice della Consulta, noi siamo disposti a concorrere se faranno una proposta che abbia i giusti requisiti».

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Pubblicato il: 16.10.08
Modificato il: 16.10.08 alle ore 19.35

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80012

Amianto, un magnate della Eternit «Risarcirò i familiari delle vittime»

La proposta del miliardario svizzero Schmidheiny, indagato per gli oltre 2mila lavoratori ammalati o morti

https://i0.wp.com/www.niclas.it/img/smaltimento-eternit.jpgSmaltimento eternit

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TORINO – È disposto a risarcire i familiari delle vittime dell’amianto il miliardario svizzero Stephan Schmidheiny, uno dei proprietari della Eternit indagato a Torino per i casi di oltre duemila lavoratori ammalati o morti per il contatto con il minerale-killer.

DISPONIBILI DECINE DI MILIONI DI EURO – Il magnate elvetico ha preso questa iniziativa attraverso una delle sue società, la Becon Ag, che è pronta a mettere a disposizione alcune decine di milioni di euro. Per Schmidheiny, così come per un anziano nobile belga, la procura subalpina ha chiesto il rinvio a giudizio, nei giorni scorsi, per disastro doloso in relazione ai tumori di cui si sono ammalati gli ex dipendenti delle filiali di Cavagnolo (Torino), Casale Monferrato (Alessandria), Rubiera (Reggio Emilia) e Bagnoli (Napoli).

DENARO PER SOLIDARIETA’ – L’impegno a risarcire le vittime dell’amianto è «l’espressione di un sentimento di solidarietà in linea con lo spirito filantropico e la sensibilità sociale di Stephen Schmidheiny»: lo afferma una nota diffusa dallo studio legale Astolfo Di Amato, che assiste l’industriale elvetico. La società di riferimento, Becon Ag, riferendosi al processo continua comunque a «contestare decisamente l’esistenza di qualsivoglia responsabilità in capo alle aziende svizzere del gruppo Eternit e ai loro manager per le malattie da esposizione all’amianto che si sono manifestate». L’offerta – viene precisato – riguarda coloro che hanno lavorato dal 1/o gennaio 1973, quando la multinazionale svizzera ha assunto il controllo delle filiali italiane, al 4 giugno 1986, data della loro dichiarazione di fallimento. Per la liquidazione degli indennizzi Becon Ag «chiede la collaborazione dell’Associazione familiari vittime dell’amianto di Casale Monferrato».

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16 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_16/eternit_magnate_risarcire_3bbb323a-9b86-11dd-a5ca-00144f02aabc.shtml

Statali, scioperi regionali il 3, il 7 e il 14 novembre

La vertenza riguarda il rinnovo del contratto 2008-2009
Per i sindacati il governo ha stanziato risorse insufficienti

Statali, scioperi regionali il 3, il 7 e il 14 novembreIl ministro della Funzione Pubblica Renato Brunetta

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ROMA – Tre date di sciopero nel pubblico impiego nella prima metà di novembre a sostegno della vertenza per il rinnovo del contratto. Cgil, Cisl e Uil hanno proclamato l’agitazione dei lavoratori delle regioni del Centro per il 3 novembre, di quelli del Nord per il 7 mentre il 14 a fermarsi saranno Sud e Isole. Le organizzazioni hanno annunciato il calendario della mobilitazione, dopo che è fallito, questa mattina, il tentativo di conciliazione al ministero del Lavoro.

In concomitanza con le proteste, ci saranno anche manifestazioni nei capoluoghi di regione, le cui modalità saranno decise a livello locale. Nel pacchetto di iniziative programmato dai sindacati c’è anche un successivo sciopero generale nazionale prima dell’approvazione della Finanziaria, se nel frattempo non ci sarà stata una risposta positiva da parte del governo.

La vertenza riguarda il rinnovo del biennio economico 2008-2009. La trattativa si è aperta nei giorni scorsi all’Aran ma, pur proseguendo, il confronto non decolla per il nodo delle risorse economiche considerate insufficienti dal sindacato. Uno stanziamento, quello del governo (tre miliardi per le amministrazioni statali e altri tre per il resto della pubblica amministrazione) che secondo il ministro per la Pubblica Amministrazione, Renato Brunetta, consentirà un contratto onesto.

Il sindacato, però, è di diversa opinione e chiede l’apertura di un tavolo a Palazzo Chigi con tutte le controparti pubbliche (quindi oltre al governo, anche Regioni e Comuni). Richiesta alla quale, almeno per il momento, il governo non sembra voler dare una risposta positiva.

Sempre secondo Brunetta, infatti, è l’Aran l’agente contrattuale: una agenzia voluta dagli stessi sindacati.
Lo sciopero delle regioni del Centro, dunque, fissato come detto per il 3 novembre, seguirà di pochi giorni quello della scuola del 30 ottobre indetto dai sindacati confederali, dalla Gilda e lo Snals.

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16 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/statali/statali/statali.html

Scuola, un mese caldo scioperi insieme ai cortei / Scuola, le Regioni contro il governo

(Ansa)

Si comincia domani, venerdì 17, con lo sciopero nazionale dei Cobas
Manifestazione a Roma e rischio di blocco degli istituti in tutta Italia

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di SALVO INTRAVAIA

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Scuola, un mese caldo scioperi insieme ai cortei
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Il mese di fuoco per scuola, università e ricerca parte domani, venerdì 17. Tra scioperi, occupazioni e manifestazioni l’intero mondo della formazione e della ricerca scientifica verrà attraversato da un autentico terremoto che vuole lanciare un chiaro segnale al governo. Le riforme messe in campo dall’esecutivo non piacciono a nessuno: genitori, alunni e prof.

Gli appuntamenti. Ogni giorno che passa l’elenco delle manifestazioni spontanee di insegnanti, alunni/studenti e genitori in varie città del paese si allunga. Il primo appuntamento ufficiale con lo sciopero è per domani (17 ottobre). I Cobas della scuola scendono in piazza ripromettendosi di fermare la didattica in tutta Italia. La manifestazione nazionale si svolgerà a Roma e partirà alle 10 da piazza della Repubblica. Anche gli studenti delle scuole superiori stanno affilando le armi: l’Unione degli studenti ha organizzato una tre giorni, dal 21 al 23 ottobre, di occupazioni e autogestioni degli istituti. In quei giorni il Senato dovrebbe approvare con il voto di fiducia il decreto-Gelmini. “Per questo abbiamo deciso di invitare le studentesse e gli studenti di tutta Italia a bloccare la didattica proprio in questi giorni, dimostrando ancora una volta tutta la nostra contrarietà a questo provvedimento”, spiega Valentina Giorda. Il clou della protesta del personale della scuola è previsto per fine mese: il 30 ottobre incroceranno le braccia gli aderenti alla Flc Cgil, Cisl e Uil scuola, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti. Mentre il mondo universitario e della ricerca hanno già attivato le procedure per una giornata di sciopero che si svolgerà probabilmente il 14 novembre.

I motivi della protesta. Elencarli tutti non è cosa semplice. Il mondo della scuola è in rivolta per la cura dimagrante imposta dalla Finanziaria che farà sparire 132 mila posti in tre anni. Operazione che avrà effetti disastrosi sui 270 mila precari nelle liste provinciali. C’è poi il Dimensionamento della rete scolastica che dovrebbe cancellare dalla geografia scolastica italiana 2.600 istituzioni scolastiche e 4.200 plessi. Operazione che imposta alle Regioni, che ne hanno competenza, con un diktat poco gradito dai governatori che si rivolgeranno alla Corte costituzionale. L’intera scuola elementare combatte la “restaurazione” del maestro unico che dovrebbe sostituire il team di tre insegnanti su due classi. E il personale della scuola ricorda al governo di avere il contratto scaduto da 10 mesi. A mettere la ciliegina sulla torta ci ha pensato l’altro ieri la maggioranza che ha approvato una mozione che prevede le “classi differenziate” per gli alunni stranieri.

Università e mondo della Ricerca
ritengono di essere affossati dai i provvedimenti “ammazza precari” e per i tagli alle università. Gli studenti dell’Unione degli universitari hanno coniato lo slogan “sorridi … se ci riesci”. Il decreto-legge prevede la riduzione annuale fino al 2013 del Fondo di finanziamento ordinario e un taglio del 46 per cento sulle spese di funzionamento. E ancora: una drastica riduzione del turn over al 20 per cento per l’università, la trasformazione degli atenei in fondazioni aperte ai privati. C’è poi la questione dei precari degli enti di ricerca che in base ad un disegno di legge del governo dovranno essere stabilizzati entro il 30 giugno 2009. Coloro che non avranno i requisiti o non troveranno posto saranno licenziati. Secondo la Cgil sono 60 mila i cervelli che fra pochi mesi dovranno trovarsi un altro lavoro o un altro paese che li ospiti.

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16 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/08/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009/mese-scioperi/mese-scioperi.html

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Scuola, le Regioni contro il governo
«Via la norma sul commissariamento»

Errani: «Cancellino l’articolo che riguarda le regioni inadempienti». Sospesa la Conferenza unificata

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Proteste contro la riforma Gelmini (Emblema)
Proteste contro la riforma Gelmini (Emblema)

ROMA – Protestano gli studenti e protestano i Governatori. È il mondo della scuola, in questi giorni, il vero “fronte caldo” del governo. A Roma migliaia di ragazzi – 10 mila secondo l’Unione degli Universitari (Udu) – hanno sfilato in un corteo di protesta fuori dalla “Sapienza” contro la riforma Gelmini e i tagli all’Università previsti dalla Finanziaria. Alcuni studenti si sono poi spostati alla stazione Termini, dove hanno bloccato i binari 3, 4 e 5, provocando qualche disagio ai passeggeri in arrivo e partenza (la protesta è poi terminata). A Firenze sono state organizzate lezioni universitarie in piazza «contro i tagli previsti dalla legge 133». Al momento, nel capoluogo toscano, sono occupate due sedi di scienze, la facoltà di agraria e quella di scienze politiche. Occupazioni e assemblee sono i corso anche a Bologna e Torino e in altre città universitarie. Previste manifestazioni anche a Milano, in occasione dello sciopero generale indetto per venerdì dai sindacati di base: Cub, Cobas e SdL si ritroveranno in piazza Missori, dove si concentrerà la protesta contro la riforma Gelmini con un corteo che arriverà fino a in via Ripamonti, sede del provveditorato. In piazza, a fianco dei sindacati di base, ci saranno anche ReteScuole (insegnanti e genitori) e i collettivi universitari milanesi mobilitati da giorni contro i tagli all’università. Per quanto riguarda la manifestazione di Roma, i Cobas annunciano che il corteo sarà aperto dallo striscione «No alla distruzione della scuola».

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SCONTRO GOVERNO-REGIONI – Nel frattempo, però, insorgono anche le Regioni. I governatori dicono no al commissariamento degli enti che, entro il 30 novembre, non metteranno in pratica il piano di ridimensionamento degli istituti scolastici, così come è previsto dall’articolo 3 del decreto 154. Vasco Errani, presidente della Conferenza delle Regioni, spiega che si tratta di un «punto istituzionalmente gravissimo». «Se non viene eliminata quella norma – aggiunge – le Regioni non parteciperanno alla conferenza unificata». «È inaccettabile – aggiunge Errani – che noi siamo venuti a conoscenza di quest’articolo che ci interessa così direttamente solo leggendo il testo, che peraltro riguarda la sanità e non la scuola, senza aver avuto dal Ministero alcun tipo di comunicazione, per noi è stata una sorpresa». Alla richiesta delle Regioni, il governo ha risposto di avere bisogno di tempo. La riunione è quindi stata sospesa a data da destinarsi. Il ministro dell’Istruzione, Maria Stella Gelmini, ha però commentato: «In dieci anni i parametri che dimensionano gli istituti scolastici, frutto di un dpr del ’98, non sono mai stati rispettati».

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COMMISSARIO AD ACTA – La norma in questione è contenuta nell’articolo 3 del Decreto legge 7 ottobre 2008 (“Disposizioni urgenti per il contenimento della spesa sanitaria e in materia di regolazioni contabili con le autonomie locali” – leggi l’articolo 3): «I piani di ridimensionamento delle istituzioni scolastiche, rientranti nelle competenze delle regioni e degli enti locali – si legge – devono essere in ogni caso ultimati in tempo utile per assicurare il conseguimento degli obiettivi di razionalizzazione della rete scolastica previsti dal presente comma, già a decorrere dall’anno scolastico 2009/2010 e comunque non oltre il 30 novembre di ogni anno». Quindi segue il passaggio che ha fatto infuriare i governatori: «Il Presidente del Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, diffida le regioni e gli enti locali inadempienti ad adottare, entro quindici giorni, tutti gli atti amministrativi, organizzativi e gestionali idonei a garantire il conseguimento degli obiettivi di ridimensionamento della rete scolastica. Ove le regioni e gli enti locali competenti non adempiano alla predetta diffida, il Consiglio dei Ministri, su proposta del Ministro dell’economia e delle finanze, di concerto con il Ministro dell’istruzione, dell’università e della ricerca, sentito il Ministro per i rapporti con le regioni, nomina un commissario ad acta».

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16 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_16/scuola_regioni_governo_b0a57902-9b8b-11dd-a5ca-00144f02aabc.shtml

AGGRESSIONE FASCISTA A PAVIA

Mercoledì 15 ottobre al CSA Barattolo di Pavia si è svolta una serata di musica e balli contro le ordinanze “anti-bivacco”, organizzata dal Collettivo Universitario Autonomo.
Fin dall’inizio sono state segnalate davanti alla vicina sede di Forza Nuova continue intimidazioni nei confronti di quanti si stavano recando alla festa. I provocatori sono presto passati dalle parole ai fatti: costoro hanno aggredito tre giovani pavesi, colpendone al volto uno. Quattro persone sono sopraggiunte nel tentativo di soccorrere il ragazzo ferito. Gli aggressori, dopo essersi armati di spranghe, mazze chiodate e tirapugni recuperati all’interno della sede, si sono scagliati con violenza contro gli amici dell’aggredito, colpendoli ripetutamente.
Le sette persone picchiate sono state trasportate al pronto soccorso: le prognosi sono comprese tra i 3 e i 12 giorni. Al sopraggiungere dei partecipanti alla serata, alcuni dei vigliacchi sono fuggiti a bordo di un’auto e di un furgone, altri si sono barricati all’interno della sede di Forza Nuova. Nonostante la tempestiva chiamata al 113, le forze dell’ordine si sono fermate a debita distanza, lasciando passare troppo tempo prima di intervenire. Spontaneamente si è radunato un cospicuo numero di persone in strada ad impedire la fuga degli aggressori nella speranza di facilitarne l’arresto. Gli agenti di polizia, che si sono interposti tra i manifestanti e l’ingresso della sede di Forza Nuova, hanno poi tentato di disperdere la folla. Il fermo dei colpevoli è avvenuto dopo quattro ore di estenuante trattativa, durante la quale gli agenti si sono mostrati più ostili verso le persone accorse che verso gli aggressori forzanovisti.

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Questo vile attacco
è avvenuto premeditatamente, con il solo fine di intimidire e allontanare i giovani universitari da uno spazio sociale, tra i pochi luoghi di aggregazione e riflessione in città. A dimostrazione di tutto ciò vi sono la fuga preparata ad hoc, le armi pronte all’uso e l’inusuale apertura della sede di Forza Nuova.


Sottolineiamo che questa gravissima aggressione è stata preceduta nei mesi passati da diverse altre, insieme a atti intimidatori e danneggiamenti alla struttura del CSA. Ribadiamo la necessità di chiudere definitivamente tutte le sedi di organizzazioni nazifasciste sul territorio pavese, nonché su quello italiano. In questo particolare momento, in cui si parla tanto di “sicurezza” e di decoro urbano, pare assurdo che si perseguano gli studenti e i migranti che si ritrovano nelle aree cittadine, mentre vengono ignorate organizzazioni come Forza Nuova che, invece, rappresentano il reale problema per l’incolumità di tutte le persone.

Collettivo Universitario Autonomo
Collettivo Co.r.s.a.ri.
Fattispazio

Studenti presenti alla serata

Dove: Barattolo

Fonte: CSA Barattolo

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Giovedì 16 ottobre 2008 02:36 Pavia – Aggressione neofascista al CSA Barattolo

Presidio antifa giovedi 16 h 18.oo c/o via dei mille

Global Project Milano

News! Dopo i fatti di questa notte, è stato convocato per oggi giovedi 16 un presidio antifascista in via dei mille (PV), davanti alla sede di Forza Nuova.

Ieri sera verso mezzanotte due ragazzi che si stavano recando al CS Barattolo sono stati aggrediti dai neonazisti della vicina sede di Forza Nuova.
Accortisi dell’accaduto, alcuni militanti del CS sono intervenuti subito ma a loro volta sono stati aggrediti e colpiti con delle mazze e dei tirapugni da chi li stava aspettando per un vero e proprio agguato.
In seguito a questi fatti circa trecento persone, che erano al CS per una serata organizzata dai collettivi universitari contro le politiche securitarie dei sindaci sceriffi e molte altre che le hanno raggiunte, si sono raduante fuori dalla sede dei neofascisti che vi si sono dovuti barricati dentro.
A due ore dai fatti, la polizia che è intervenuta non ha ancora portato via i responsabili dell’aggessione. In compenso si è presentata sul luogo la celere.
Il Barattolo invita ad accorrere sul luogo.

Ore 03.15: Solo dopo la fortissima pressione del presidio che ha costretto i neofascisti a barricarsi nella loro sede, la polizia ha portato fuori i protagonisti dell’aggressione, contenendo a fatica e con anche qualche spintone di troppo la giusta rabbia ed indignazione dei giovani. I ragazzi colpiti nell’agguato stanno comunque tutti bene e restano nella piazza insieme ai propri compagni.
Il CS Barattolo rilancia un appuntamento per domani alle ore 18.00 in via dei mille, davanti alla sede di Forza Nuova, per una manifestazione antifascista.

Leggi il comunicato del Csa Barattolo

fonte: Global Project

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Comunicato stampa

Il 16 ottobre del 1943 fu il “sabato nero” del ghetto di Roma. Alle 5.15 del mattino le SS invasero le strade del Portico d’Ottavia e rastrellarono 1024 persone. Due giorni dopo, alle 14.05  del 18 ottobre,  diciotto vagoni piombati partirono dalla stazione Tiburtina per arrivare, dopo sei giorni, al campo di concentramento di Auschwitz.

Sono trascorsi sessantacinque anni e, ancora, apprendiamo di ragazzi aggrediti da teste rasate, sprangati e feriti da neofascisti e/o neonazisti cui, evidentemente, non è stato insegnato nulla a proposito di educazione, rispetto, civiltà, Costituzione e storia.

Giunga agli aggrediti la nostra solidarietà personale e quella del Partito che rappresentiamo. Siamo e saremo presenti col cuore e l’intelligenza, sempre.

Non c’è futuro senza memoria e coloro che non hanno memoria del passato sono destinati a riviverlo.

Segreteria provinciale PdCI

Logo Comunisti Italiani

17 ottobre 2008: SCIOPERO GENERALE NAZIONALE

17 OTTOBRE 2008

SCIOPERO GENERALE NAZIONALE

DI TUTTO IL GIORNO

INDETTO DA CUB, COBAS E SDL

CONTRO LA POLITICA ECONOMICA DEL GOVERNO BERLUSCONI-BRUNETTA-SACCONI

– PER FORTI AUMENTI SALARIALI CHE RECUPERINO ALMENO L’ INFLAZIONE REALE

– PER LA REINTRODUZIONE DELLA SCALA MOBILE

– PER LA RIDUZIONE DEI PREZZI DEI BENI DI PRIMA NECESSITA’

– PER L’ABOLIZIONE DELLA LEGGE TREU E DELLA LEGGE BIAGI (NO AL PRECARIATO!)

– PER DIFENDERE TUTTI I DIRITTI ACQUISITI

– PER DIFENDERE LA SCUOLA PUBBLICA DALL’AGGRESSIONE DEL GOVERNO E DEI CLERICALI!

– TOLLERANZA ZERO E SANZIONI PENALI PER CHI PROVOCA INFORTUNI GRAVI O MORTALI

– PER COMBATTERE E BOICOTTARE NEI FATTI LA LEGGE BRUNETTA SUL PUBBLICO IMPIEGO

– PER IMPEDIRE LA CONTRORIFORMA AUTORITARIA DEL MODELLO CONTRATTUALE NEL SETTORE PRIVATO

– PER DIFENDERE E RILANCIARE I SERVIZI PUBBLICI

MANIFESTAZIONI CENTRALI A

MILANO L.GO CAIROLI( MM1) ORE 10.00

ROMA P.ZA ESEDRA ORE 10.00

PARTECIPARE PER NON VENIRE SCONFITTI! REAGIAMO ALLE INGIUSTIZIE SOCIALI

FERMIAMOLI PRIMA CHE SIA TROPPO TARDI!

A tutti i Lavoratori del Pubblico Impiego.

Lo SCIOPERO GENERALE vuole costituire anche un primo segnale di risposta contro l’attacco ossessivo e strumentale ai lavoratori della Pubblica Amministrazione, attraverso il quale si vogliono in realtà colpire i servizi pubblici, facilitandone ed accelerandone il processo di privatizzazione e di esternalizzazione, spianando la strada allo smantellamento delle protezioni sociali.

Con la legge 133 (ex decreto 112) si supera il limite della tollerabilità: Brunetta vuole introdurre un CONTROLLO TOTALITARIO e sbirresco sull’attività lavorativa e sulla vita privata dei lavoratori.

Ha aperto una campagna contro i pubblici dipendenti, attribuendo loro tutte le inefficienze del settore pubblico. Egli sceglie di ignorare le vere responsabilità del cattivo funzionamento della macchina statale, che vanno ricondotte al ceto politico e al ceto burocratico dirigenziale che negli ultimi decenni hanno ridisegnato dal punto di vista organizzativo tutta la struttura della Pubblica Amministrazione.

Fa di tutta l’erba un fascio! Non distingue ruoli, funzioni e responsabilità gerarchiche. Mente, sapendo di mentire e crea un polverone propagandistico e strumentale con l’appoggio di giornali e televisioni e di quella parte di opinione pubblica (la più qualunquista e menefreghista, cioè la base elettorale del governo Berlusconi) che ignora completamente le disastrose condizioni materiali (bassi stipendi) e normative dei lavoratori del Pubblico Impiego.

Il ministro sottopone i lavoratori pubblici al “pubblico ludibrio”, per attaccarne i diritti e per distogliere l’attenzione dai problemi reali che sono i bassi stipendi, la precarietà sociale e le pensioni di fame.

Le sue scelte si inseriscono all’interno di un processo di IMBARBARIMENTO generale, che caratterizza l’attività di questo governo reazionario e autoritario, sempre più avviato verso una rapida FASCISTIZZAZIONE dello stato senza che vi sia una reale opposizione parlamentare.

Noi, insieme ai lavoratori di altri settori, dobbiamo costruire una forte OPPOSIZIONE sul piano sociale.

L’attuale ministro della funzione Pubblica, ex-consulente di Craxi e deputato europeo assenteista, denigra e diffama i pubblici dipendenti, dimostrando di essere un piccolo uomo mediocre che dà sfogo alle sue frustrazioni, alle sue insicurezze e al suo livore represso, attaccando le condizioni di vita di milioni di lavoratori, alcuni dei quali, magari, lo hanno pure votato. Egli trasforma coscientemente problemi secondari, o inesistenti, in problemi principali (confonde coscientemente le assenze per malattia documentate per assenteismo ecc.ecc. ).

Ha una mentalità punitiva al limite dell’idiotismo farsesco. La sua spudorata strumentalità, basata su luoghi comuni, contribuisce a creare confusione, sconcerto e paura, oltre che garantirne un’alta ed egocentrica esposizione mediatica.

In sintesi: attraverso la denigrazione e la demonizzazione dei lavoratori si vogliono ridimensionare i servizi pubblici e si giustifica la cessione ai privati degli stessi.

SI VUOLE DEVASTARE IL PUBBLICO PER GARANTIRE GLI AFFARI AI PRIVATI

CHE COSA FARE DI FRONTE A QUESTO ATTACCO, CHE NON HA PRECEDENTI?

Le lamentele impotenti non servono o, peggio, favoriscono la subordinazione e la passivizzazione dei lavoratori. Gli scioperi tradizionali e rituali rischiano di essere sempre meno efficaci, quindi è necessario che si individuino anche forme di lotta più incisive in aggiunta allo sciopero.

OCCORRE RIALZARE LA TESTA E PRENDERE IN MANO IL PROPRIO DESTINO! COSTRUIAMO ORGANISMI AUTO-ORGANIZZATI AL DI FUORI DEI SINDACATI CONFEDERALI che, attraverso la “concertazione”, sono oggettivamente complici delle politiche governative.

In concreto, questo significa non solo preparare con metodo lo SCIOPERO GENERALE del 17 OTTOBRE, ma a partire da subito adottare autonomamente una serie di misure per protestare contro la legge 133, richiedendone l’abrogazione. Ad esempio, senza incorrere in alcun provvedimento disciplinare, ma applicando in modo rigoroso la normativa, si possono adottare le seguenti iniziative:

  • APPLICAZIONE rigorosa dei regolamenti, norme e procedure che presiedono alla realizzazione delle pratiche d’ufficio
  • RIFIUTO dello sforamento d’orario, rispetto a quello previsto dal contratto di lavoro.
  • RIFIUTARE di adempiere le missioni con auto propria (non è obbligatorio possederne una)
  • RISPETTARE meticolosamente il mansionario( là dove c’è, o le declaratorie delle qualifiche di appartenenza), RIFIUTANDOSI di svolgere mansioni o funzioni non proprie.
  • NON APRIRE più di una pratica per volta.
  • RIFIUTARSI di rimanere nei luoghi (uffici,saloni, magazzini ecc.), in cui non siano applicate rigorosamente le norme sulla sicurezza.

Se si riusciranno ad applicare su vasta scala queste indicazioni, non solo si contrasteranno nei fatti i paranoici provvedimenti del ministro, ma si favorirà l’auto-organizzazione dei lavoratori e la preparazione dello sciopero generale del 17 OTTOBRE 2008.

NESSUNA MEDIAZIONE SULLA LEGGE 133. VA ABROGATA e resa inapplicabile nei fatti!

LA LIBERTA’ NON SI CONTRATTA!

PREPARIAMO LO SCIOPERO GENERALE DEL 17 OTTOBRE

Milano, OTTOBRE 2008

sciopero generale!

Il 17 ottobre sciopero generale convocato dai sindacati di base.

La manifestazione si concludera’ a Piazza S.Giovanni.

Si è svolta questa mattina a Roma la conferenza stampa di presentazione dello sciopero generale indetto per venerdì 17 ottobre da CUB, Confederazione Cobas e SdL Intercategoriale. Sono intervenuti i Coordinatori delle tre organizzazioni promotrici: Pierpaolo Leonardi per la CUB, Piero Bernocchi per la Confederazione COBAS, Fabrizio Tomaselli per SdL Intercategoriale. I coordinatori hanno illustrato la piattaforma dello sciopero, approvata il 17 maggio scorso a Milano, dagli oltre 2000 delegati riuniti nell’Assemblea Nazionale del sindacalismo di base, e consegnata al Governo già il 20 giugno scorso. Lo sciopero rivendica principalmente maggiore salario, la fine della precarietà, degli omicidi sul lavoro, il rilancio della scuola, della previdenza e della sanità pubblica, il forte impulso alla contrattazione nazionale e la reintroduzione della scala mobile per lavoratori e pensionati, diritti uguali per cittadini italiani e migranti, il diritto alla casa. E’ stato indetto contro i provvedimenti del governo in materia di Scuola, Pubblico Impiego e precarietà, contro l’attacco dei padroni al mondo del lavoro e per impedire che siano i lavoratori a pagare la crisi del capitale. “Contro questa sorta di welfare alla rovescia, che per fronteggiare la crisi in atto dà risorse al sistema che questa crisi ha generato, rivendichiamo una vera redistribuzione del reddito”, ha dichiarato Fabrizio Tomaselli di SdL.

I Coordinatori hanno preannunciato una forte adesione allo sciopero di 24 ore, con conseguenti forti disagi in particolare nella scuola, negli uffici pubblici e nei trasporti, ed hanno pertanto invitato gli organi di stampa a fornire una esauriente informazione ai cittadini. “Sarà il più grosso sciopero e la più grande manifestazione nazionale mai organizzata dal sindacato di base e antagonista, e la presenza della scuola sarà massiccia”, ha annunciato Piero Bernocchi della Confederazione Cobas. Ha aggiunto Pierpaolo Leonardi della CUB: “Questo sciopero viene da lontano e darà il segno che il sindacato di base rappresenta una parte consistente del mondo del lavoro. La prossima questione in agenda sarà quella della rappresentanza, perché non ci accontentiamo di agire solo attraverso il conflitto, ma vogliamo nuove normative che garantiscano una vera democrazia sindacale”. Alla manifestazione nazionale che si terrà a Roma sono attese centinaia di migliaia di persone, che giungeranno con un numero eccezionale di pullman ma ridotto di treni. A questo proposito i Coordinatori hanno messo in rilievo il negativo comportamento di Trenitalia, che ha rifiutato qualunque vera contrattazione per l’approntamento di treni speciali, impedendo di fatto a moltissimi lavoratori di raggiungere la capitale.

Il corteo partirà alle ore 10.00 snodandosi da Piazza della Repubblica a Piazza San Giovanni, dove si terranno gli interventi finali dal palco, e verrà aperto dallo striscione unitario delle tre organizzazioni promotrici, a cui seguiranno le singole organizzazioni sindacali, i movimenti giovanili, le rappresentanze delle lotte sociali (casa, ambiente, ecc); a chiudere le forze politiche. (SS/E)

Roma, 9/10/08.

(RCA)

fonte: seca58@libero.it

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