Archivio | ottobre 18, 2008

CASALESI – Clan nel governo

“Era a disposizione dei casalesi”. Così un pentito accusa Nicola Cosentino. E’ il quinto collaboratore di giustizia a puntare il dito contro il sottosegretario all’economia. Che continua a rimanere al suo posto

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di Emiliano Fittipaldi e Gianluca Di Feo

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Silvio Berlusconi e Nicola Cosentino
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“Durante la mia latitanza molto spesso mi sono incontrato con l’onorevole Nicola Cosentino. Egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione…” Quando dice ‘nostra’ Dario De Simone parla dei casalesi, la più feroce organizzazione criminale campana. De Simone è stato uno dei loro capi: revolver alla mano, accanto al padrino Francesco Bidognetti ha ucciso una decina di persone. Poi nel 1996 ha deciso di collaborare con i magistrati: le sue rivelazioni sono state determinanti per il maxiprocesso Spartacus. Per gli inquirenti è un ‘pentito’ fondamentale, per il resto del clan un condannato a morte. Quando fa il nome di Nicola Cosentino, i killer gli hanno appena assassinato il fratello e il cognato. Ma va avanti: “L’onorevole aveva avuto espressamente il nostro aiuto per le sue elezioni, era a disposizione per qualunque cosa noi gli avessimo potuto domandare. Se gli avessimo chiesto un certo tipo di lavoro pubblico, non esisteva che potesse rifiutarsi”.

De Simone registra questa deposizione il 13 settembre 1996, dopo di lui altri quattro collaboratori di giustizia chiameranno in causa il politico di centrodestra, come ha riferito L’espresso nelle inchieste pubblicate nelle scorse settimane. All’epoca Cosentino era appena riuscito a entrare in parlamento, oggi è sottosegretario all’Economia del governo Berlusconi e coordinatore campano del Pdl. È indagato dalla Procura antimafia di Napoli, ma la sua posizione nell’esecutivo non è stata messa in discussione. Lo stesso Paese che si mobilita contro i piani camorristici per uccidere Roberto Saviano, non si scandalizza per la poltrona occupata da un politico di Casal di Principe che cinque diversi pentiti hanno indicato come “a disposizione dei casalesi”. E lo hanno fatto in tempi non sospetti. Il primo verbale che lo accusa risale al settembre 1996, l’ultimo al primo aprile 2008: tutti prima di diventare un uomo-chiave del ministero di Giulio Tremonti.

Il deputato viene indicato nel 1998 da Domenico Frascogna come postino insospettabile dei messaggi del capo dei capi, Francesco ‘Sandokan’ Schiavone; da Carmine Schiavone, cugino di Sandokan, come candidato della famiglia nelle elezioni comunali e provinciali. Nel febbraio 2008 da Michele Froncillo come il contatto per vincere le gare pubbliche. Infine Gaetano Vassallo, l’imprenditore di camorra che per un ventennio ha inondato la Campania di scorie tossiche, descrive il suo ruolo negli appalti per consorzi rifiuti e termovalorizzatori. L’espresso invece ha ricostruito come alla società della famiglia Cosentino, un colosso nel settore di gas e petrolio, fosse stato negato il certificato antimafia: un permesso concesso solo dopo l’intervento del prefetto Elena Stasi, poi eletta al parlamento per il Pdl grazie anche al sostegno di Cosentino. Il nostro giornale ha scoperto l’operazione sui terreni della centrale elettrica di Sparanise, che ha fruttato 10 milioni di euro ai familiari del sottosegretario. E l’acquisto di un lotto dai parenti di Schiavone. Tutto questo non ha scosso il Parlamento: finora gli interventi si contano sulle dita di una mano. Il sottosegretario ha respinto le accuse, promettendo querele. Il premier Berlusconi ha chiuso la questione: “Ho assicurazione personale dagli interessati che si tratta di operazioni legate alla politica, e non a quella realtà”. Intanto i casalesi continuano a uccidere. Nonostante le retate, nonostante i parà della Folgore, vanno avanti nelle esecuzioni. Intanto i casalesi continuano a elaborare piani per ammazzare Saviano, che proprio su L’espresso ha sottolineato il silenzio intorno al caso Cosentino.

Il racconto di Dario De Simone
è importante proprio per gli aspetti politici. Il camorrista parla di vicende anteriori al 1995, anno del suo arresto, e in particolare delle elezioni regionali di quell’aprile che videro arrivare il giovane avvocato di Casal di Principe nel consiglio regionale guidato dal centrodestra. In quel periodo il boss è latitante e si nasconde spesso nella casa di uno zio della moglie di Cosentino. Lì sarebbero avvenuti i loro incontri: “Mi chiese di aiutarlo nella campagna elettorale. Io mi diedi da fare. Parlai con il coordinatore nella zona di Forza Italia. Ho parlato anche con Walter Schiavone, Vincenzo Zagaria, Vincenzo Schiavone (oggi tutti detenuti e considerati elementi di spicco del clan, ndr): tutte persone che per altro ben conoscevano il Cosentino. Un buon gruppo di noi frequentava il club Napoli di Casale, circolo che frequentava anche il Cosentino. Durante la latitanza, io e Walter Schiavone abbiamo dormito spesso lì”. Nel racconto del collaboratore, il comitato elettorale per le regionali ’95 poteva contare anche sul sostegno dei vertici camorristici: “Solo a Trentola Ducenta ha raccolto 700 preferenze. Io stesso ho chiesto a varie persone la cortesia di votare Cosentino. Certamente quando io chiedevo delle cortesie ai vari amici di Trentola nessuno le rifiutava. Un po’ tutta l’organizzazione si è occupata delle sue elezioni. Per la zona di Aversa si è interessato Francesco Biondino, per la zona di Lusciano Luigi Costanzo, per la zona di Gricignano la famiglia di Andrea Autiero, per la zona di Casaluce tale L. V., per quella di Teverola il ragioniere Di Messina”. Tutte le persone indicate sono state poi arrestate.

Una piazza di Casal di principe

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De Simone ricostruisce nel dettaglio anche i colloqui con il politico “dopo le elezioni e fino al momento del mio arresto”: incontri tra un latitante ricercato per una raffica di omicidi e un assessore regionale. “Discutevamo della situazione che si è venuta a creare dopo la retata Spartacus. Cosentino mi tranquillizzava dicendo che la sola parola di Carmine Schiavone non poteva consentire una condanna definitiva e che pertanto, nell’eventualità del mio arresto, dopo un periodo di carcerazione preventiva sarei comunque uscito. Il Cosentino mi riferì che la vittoria della coalizione di Forza Italia avrebbe sicuramente comportato un alleggerimento della pressione nei nostri confronti e in particolare si riferiva alle disposizioni di legge sui collaboranti della giustizia. Ricordo anche che parlavamo degli orientamenti politici dei giudici che si occupavano delle nostre vicende, in particolare del dottor Greco e del dottor Cafiero che ritenevano particolarmente agguerriti nei nostri confronti. Arrivammo alla conclusione che l’affermazione di Forza Italia avrebbe potuto mutare la situazione, nel senso che i giudici di sinistra sarebbero stati ridimensionati e non avrebbero più avuto quel potere alla Procura di Napoli. Il Cosentino mi disse che bisognava stare attenti soprattutto in riferimento all’attività politica degli onorevoli Diana e Natale in quanto persone vicine all’onorevole Violante e che facevano pressioni affinché vi fosse un intervento costante nella zona da parte delle forze dell’ordine”.

Un capitolo inquietante riguarda la dissociazione: l’ipotesi di concedere sconti ai mafiosi che prendevano le distanze dai clan, sul modello di quanto fatto durante il terrorismo. De Simone fa riferimento ai colloqui tra don Riboldi e il ministro Giovanni Conso del 1994. “È evidente che avevamo interesse che la dissociazione fosse valorizzata. In questo momento avremmo potuto fare sette o otto anni di carcere senza 41 bis e uscire puliti e continuare a curare le nostre attività”. De Simone conclude la sua deposizione ribadendo: “Non ho mai ricevuto favori personali da Cosentino e non so se altri ne abbiano ottenuti, ma egli stesso esplicitamente ci aveva detto di essere a nostra disposizione”. Dodici anni dopo, quel politico di strada ne ha fatta tanta. Parlamentare, leader campano della coalizione di maggioranza, sottosegretario all’Economia con un ricco budget e deleghe delicatissime. Nonostante i sospetti, le inchieste della Procura e le relazioni pericolose Nicola ‘o ‘Mericano’, come lo chiamano a Casal di Principe, resta inchiodato alla sua poltrona. Nel silenzio sempre più imbarazzato dei compagni di governo e degli alleati della maggioranza.

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LEGGI: Cosentino è bene che si dimetta. Colloquio con Walter Veltroni
DALL’ARCHIVIO: Sistema Cosentino
GUARDA: Video Foto
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Gli altri quattro accusatori

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Domenico Frascogna interrogatorio del 26 gennaio ’98. “In pratica quando ‘Sandokan’ intendeva farci avere notizie utilizzava questo Natale (un avvocato arrestato perché ritenuto prestanome dei casalesi, ndr) che peraltro svolgeva questo suo compito unitamente a un politico originario e abitante a Casal di Principe. Non ricordo il nome di questo politico ma so che viene soprannominato ‘o ‘Mericano’ (soprannome del …

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16 ottobre 2008

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/Clan-nel-governo/2045112//1

De Magistris: «Parte della magistratura calabrese non estranea alla criminalità»

«Il collante in questo sistema sono i poteri occulti che gestiscono le istituzioni»

La denuncia del giudice del Riesame di Napoli, trasferito per decisione del Csm: «È stato un messaggio negativo»

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CATANZARO – «Una parte rilevante della magistratura calabrese non è affatto estranea al sistema criminale che gestisce affari di particolare rilevanza nella regione». La denuncia arriva da Luigi De Magistris, giudice del Riesame di Napoli, intervistato da Sky Tg24. «Sono dell’idea che se la magistratura avesse remato tutta da una stessa parte e se la legalità, alla quale ogni magistrato si dovrebbe attenere, rappresentasse un patrimonio vero di tutta la magistratura calabrese, non staremmo qui a discutere come mai in dieci anni non è cambiato proprio nulla» ha spiegato.

De Magistris (Ansa)
De Magistris (Ansa)

POTERI OCCULTI – «Senza una parte della magistratura collusa la criminalità organizzata sarebbe stata sconfitta – ha detto ancora l’ex pm -. E il collante in questo sistema sono i poteri occulti che gestiscono le istituzioni. Io stavo indagando su questo fronte e ritengo che uno dei motivi principali del fatto che io sia stato allontanato dalla Calabria risiede proprio in questi fatti». Sul suo trasferimento deciso dal Csm, De Magistris ha ribadito: «Quello che mi è accaduto è molto grave, è un messaggio negativo nei confronti di un territorio che doveva ricevere altri messaggi. Il Consiglio superiore della magistratura avrebbe dovuto dare un segnale positivo alla Calabria e starmi vicino». Per i prossimi tre anni De Magistris non potrà svolgere la funzione di pm.

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18 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_18/magistris_magistratura_calabrese_non_estranea_crimine_af04c03a-9d1b-11dd-951d-00144f02aabc.shtml

Iraq, migliaia di sciiti in piazza contro il piano Usa

manifestazione baghdad, iraq, sciiti, moqtada al sadr
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Migliaia di persone sono scese in piazza sabato a Baghdad. Le ha chiamate a raccolta il leader sciita Moqtada Al Sadr, per protestare contro il piano Usa che prevede la permanenza delle truppe straniere in Iraq per altri tre anni. La bozza di accordo dovrà essere accolta dal Parlamento iracheno entro la fine dell’anno. Per questo Al Sadr ha lanciato l’appello ai suoi seguaci per scendere in piazza e chiedere all’Iraq di non firmare.

Chiunque sostenga
che l’accordo porrà fine «all’occupazione» o che «restituirà la sovranità» all’Iraq «è un bugiardo»,
ha affermato Al Sadr in un messaggio letto dal suo vice Abdul-Hadi al Mohammadawi nel corso della manifestazione. A Sadr City, il sobborgo sciita di Baghdad migliaia di persone hanno scandito slogan contro «l’occupante», appelli a non «svendere questa nazione» e a dire «no, no, e ancora no all’accordo».

L’Accordo per lo status delle truppe (Sofa) avrebbe dovuto essere firmato già entro luglio, ma le parti non sono ancora riuscite a trovare un’intesa. Il mandato delle forze statunitensi in Iraq, in base al capitolo VII della Carta dell’Onu, scade il 31 dicembre del 2008: le questioni da risolvere rimangono quelle legate al calendario per il ritiro elle truppe, l’immunità dei militari e dei contractor e la gestione dei prigionieri iracheni.

La «bozza finale» del testo
dell’accordo è già stato esaminato dal presidente iracheno Jalal Talabani e dal premier Nouri al Maaliki; nel corso della settimana toccherà al Consiglio politico per la Sicurezza nazionale valutare il documento. Successivamente sarà la volta del Consiglio dei Ministri a valutare l’accordo, e in caso di approvazione questo approderà finalmente in Parlamento per la ratifica.

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Pubblicato il: 18.10.08
Modificato il: 18.10.08 alle ore 15.08

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80063

Torino, il Pdci denuncia: «Bimbo marocchino picchiato per una spinta su un bus»

TORINO (18 ottobre) – Un bimbino marocchino sarebbe stato picchiato in strada, nel centro di Asti, da un uomo per avere spintonato la moglie sul bus stracolto di passeggeri. A denunciare l’accaduto Luca Robotti, presidente del gruppo regionale del Pdci, egli stesso intervenuto per aiutare il piccolo. Robotti, che presenterà un’interrogazione in consiglio regionale racconta che «quel bambino era picchiato selvaggiamente da un uomo, che poi si è rivelato essere un pregiudicato, tra l’indifferenza dei passanti». Robotti spiega che quando sono è in suo aiuto è stato picchiato dall’uomo «fino all’arrivo di un agente penitenziario e poi di una volante di polizia».

https://i1.wp.com/fotosensibile.garassino.net/archives/bimbo_marocchino-thumb.jpg«Il padre del bimbo ed io – prosegue Robotti – abbiamo denunciato l’aggressore, ma quest’ultimo è uscito dalla questura tornando a casa sulla sua auto. Ma vogliamo che sia fatta giustizia, in modo veloce ed esemplare, nei confronti di questo personaggio perché non c’è giustificazione nell’ignoranza e nella condizione di sottoproletariato in cui sicuramente quest’uomo si trova».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=33060&sez=HOME_INITALIA

Crozza: «Sono anch’io in politica: mi trasformo in Brunetta»

domenica su La7

«E lancio il D’Alema-Tg» Il pezzo forte della prima puntata sarà «Vattene Air France» cantato con Mietta

Berlusconi è come Paperino: un personaggio che vive di vita propria; la caricatura di se stesso. Inimitabile

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Crozza-Brunetta
Crozza-Brunetta

MILANO – «Magari lo chiamerò/ Colaninno amoroso/ e Tutu Tratratrà/ e il suo nome sarà/ al posto di Spinettà/ Colaninno è già qui/ piace pure al Pd/ e suo figlio sarà/ chi controlla papà/ e l’italianità/ cinque anni e scadrà/ e io col naso in su/ la mia bandiera vedrò/ sempre là, sempre su/ finché non torna Air France/ chissà…/ in coppia con Lufthans!». Maurizio Crozza sta provando la prima puntata di Crozza Italia, che torna domani sera su La7. «Vattene Air France», sottotitolo «Colaninno amoroso», si annuncia il pezzo forte (in coppia con Crozza canta Mietta, come nell’originale). Ma è la crisi generale, dell’economia e della politica, al centro della scena. «Il mio amico Beppe Grillo me l’ha detto a giugno: “Mauri, porta via tutti i tuoi soldi dalle banche”. Aveva ragione. Ma io chiedo: te le deve dire Beppe Grillo, un comico, queste cose?». Grillo ormai fa un altro mestiere. Crozza invece ha sempre distinto tra spettacolo e politica. «E’ vero, io sono un guitto. Però è anche vero che faccio politica pure io. Non è colpa mia se Berlusconi mi ha citato nel discorso di insediamento».

VELTRONI E APICELLA Così nel «promo» della trasmissione si vede il premier che a Montecitorio prende in giro Veltroni con il «pacatamente, serenamente» di Crozza. E si vede Crozza trasformarsi in Berlusconi: «Segno che un comico può diventare presidente del Consiglio. E viceversa». L’imitazione del Cavaliere però non ci sarà. «L’ha già fatto Sabina Guzzanti, per buona creanza non sta bene rifare il numero di un collega. E poi Berlusconi è come Paperino: un personaggio che vive di vita propria; la caricatura di se stesso. Inimitabile. Ora è andato da Bush a dirgli che è stato un grandissimo presidente. Bush l’ha guardato sbigottito: “Silvio, ma che diavolo dici?”». Crozza diventerà invece Apicella, e canterà una delle canzone napoletane del premier, riscritta da Rocco Tanica: «O’ chiodo fisso». «Mi sento scisso/ ‘stu chiodo fisso/ un po’ m’acqueta e un po’ me fa pazzia’/ ho il chiodo fisso/ sono un vesuvio ‘e passiunalità/ sarò prolisso/ ma ho il chiodo fisso/ sto maritato… ma ho l’immunità!». Ci sarà ancora Veltroni e il «ma anche».

BRUNETTA E D’ALEMA I veri protagonisti però saranno Brunetta e D’Alema. «Brunetta — sostiene Crozza — è il simbolo della politica dell’annuncio: «Ho detto. Ho fatto. Aiutatemi. Vi spiego. Lavoro 28 ore al giorno… Sì, lo so, le ore del giorno sono 24, ma se non dico 28 la gente non capisce». D’Alema sarà evocato come editore di Red Tv, messa in scena da Ambra e da Carla Signoris. «La precondizione per lavorare a Red Tv è: mai nominare Veltroni; ogni volta che si nomina D’Alema, simulare un orgasmo. Continue le dirette da Gallipoli, dove D’Alema sarà impegnato a veleggiare nella Togliatti Cup, a presentare la sua Aies — Associazioni italiani europei simpaticissimi — e ad aprire il convegno “Proprietà privata e cannolicchi di mare”. Al termine, D’Alema è stato circondato da porporati e giornalisti, cui ha rivolto il consueto, simpatico saluto: “Vedete di levarvi dai coglioni”». Red Tv sarà commentata da Fassino, quello vero, ospite della prima puntata. Renzo Piano dialogherà invece con l’architetto Fuffas, caricatura di un celebre collega. Il falso Apicella insiste: «I’ tengo ‘na mugliera/ che a volte se ne lagna/ se dico alla Carfagna che me fa’ attizza’/ c’ho il chiodo fisso/ maronna mia, ma che v’o dic’a ‘ffa’/ c’ho il chiodo fisso/ ma per fortuna poi ce sta Saccà…». Mietta gorgheggia: «Vattene Air France/ che siamo ancora in tempo/ ora c’è Air One/ spensierata sta fallendo…».

NAZIONALIZZAZIONE E PRIVATIZZAZIONE Dice Crozza che i meccanismi della crisi economica hanno superato la fantasia di qualsiasi cabarettista: «Prima dicevano che bisognava privatizzare. E abbiamo venduto i beni pubblici, cioè nostri, a privati che hanno usato i soldi delle banche, cioè i nostri. Ora dicono che bisogna nazionalizzare. E lo Stato compra le banche, sempre con i nostri soldi. Quindi stiamo ricomprando una cosa nostra che avevamo venduto a spese nostre… Per fortuna ci salva un personaggio affidabile: Gheddafi. E’ bello pensare che la tua banca appartiene a un tizio che vive sotto una tenda, nel deserto. Nell’89 è crollato il Muro di Berlino ed è morto il comunismo, ora crolla Wall Street, la via del Muro, ed è il capitalismo che muore». Non a caso la puntata si apre con un gospel e una corona funebre su una cassaforte. «Grillo e io non siamo catastrofisti. Siamo di Genova, dove accadono prima le cose che accadranno altrove. In Liguria siamo i più vecchi d’Europa: ci sono più matrimoni tra i settantenni e le loro badanti che tra ragazzi di 28 anni e ragazze di 23. Altro che arrestare i clandestini, c’è da andare a Lampedusa a sbracciarsi: venite per pietà, altrimenti noi chi ci sposiamo?». Lo pseudo Apicella: «Tengo ‘na mugliera/ che scrive ai giornalini/ se dico alla Gelmini che me fa attizza’/ ma c’a mugliera, o maggistrato e ‘a tv/ m’accatto ‘o lodo Alfano e nun ce pienze cchiù!». Chiudono Crozza e Mietta: «Ancora ti chiamerò/ Colaninno amoroso/ e Tutu Tratratà/ la concorrenza sarà/ solo formalità/ il biglietto per Roma/ che triplicherà/ Malpensa poi chiuderà/ ed Epifani non sa/ che anche lui schiatterà/ sugli esuberi poi/ un’idea che l’avrei/ i soldi li troverò/ sempre là/ dove sai/ forza italiani dai/ e poooiii/ ce li mettete voooiii…».

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Aldo Cazzullo
18 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/spettacoli/08_ottobre_18/crozza_politica_54cb6a50-9cc2-11dd-951d-00144f02aabc.shtml

BERLUSCONI – Il Financial Times: «Consenso “nordcoreano” da una parte della stampa»

Berlusconi il liberista? Macché. Il FT: usa i soldi dello Stato

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malore di Berlusconi a S.Margherita Ligure, foto Ansa
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Chi l’avrebbe mai detto. Berlusconi il liberale, il self made man, quello che ha sempre visto come fumo negli occhi lo Stato “oppressore” che tarpa le ali all’iniziativa economica, adesso parla di aiuti di Stato alle industrie italiane come «imperativo categorico». L’antifona l’avevamo già capita con il caso Alitalia: Berlusconi ha fatto scappare AirFrance e favorito l’acquisto da parte di imprenditori italiani promettendogli in cambio di stralciare dall’azienda tutti i debiti. E la bad company se l’è accollata lo Stato. Senza parlare del prestito ponte da 300 milioni di euro che il Cavaliere ha trasformato in finanziamento a fondo perduto, e per il quale l’Europa ci chiede ancora spiegazioni.

Ora, in piena crisi finanziaria, Berlusconi lo statalista s’è rifatto vivo. È stato praticamente il primo a rispondere all’appello di Sarkozy, che chiedeva ai governi, dopo aver salvato le banche, di sostenere anche l’economia reale. E ha detto che «non c’è da scandalizzarsi se le nostre imprese verranno aiutate, ove necessario, anche se non so ancora come». Gli aiuti di Stato ora sono «un imperativo categorico», prima – è lo stesso Berlusconi ad ammetterlo – li considerava un «peccato». D’altronde basta ricordare come solo nel 2002, in piena crisi della Fiat, Berlusconi, che anche allora era a capo del governo, ebbe un atteggiamento completamente diverso nei confronti dell’industria in crisi.

Ora l’aria è cambiata, tant’è che Gianni Baget Bozzo su Il Giornale la settimana scorsa è stato costretto a scrivere un editoriale in cui spiegava che succede «Se lo Stato aiuta il mercato». «Lo Stato – scrive il sacerdote e mente del Pdl – non è la soluzione: ma non è nemmeno il problema come diceva Reagan, è la condizione per ristabilire il mercato».
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Del cambio di passo se ne sono accorti anche all’estero. Il Financial Times, autorevole quotidiano economico britannico, dedica una lunga analisi al “nuovo” Berlusconi. Quello a cui la crisi sta facendo bene. «Le banche e i mercati – scrive Guy Dimore, corrispondente da Roma – sono nei guai ma la crisi sta beneficiando Silvio Berlusconi il cui trattamento in alcune parti dei media sta raggiungendo livelli nordcoreani mentre il suo governo sembra godere di un’autorità che non si è vista per decenni. Gli italiani – dice il giornalista inglese – stanno celebrando il ruolo dello Stato salvatore».

Dai politici-imprenditori di Forza Italia e dai leghisti di «Roma ladrona», non se l’aspettava nemmeno il FT: «A dispetto della sua immagine di imprenditore liberale, Silvio Berlusconi, è ora dove si sente più a suo agio, alla guida di mercati e settori chiave attraverso lo Stato, con Alitalia come esempio più lampante. La compagnia in perdita – ricostruisce Dimore – è stata affidata ad un gruppo di imprenditori italiani escludendo un compratore straniero, cambiando le leggi anti-monopolio e presentando un conto di miliardi di euro ai contribuenti italiani».

«Mentre le banche, soprattutto straniere,
sono andate fallendo attorno a lui – conclude l’articolo – Silvio Berlusconi ha coltivato un’immagine di calma e controllo, anche andando in un centro benessere in Umbria e dispensando consigli sulle azioni da acquistare». Giusto per non perdere l’abitudine a vendere fumo.
Pubblicato il: 18.10.08
Modificato il: 18.10.08 alle ore 15.07

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fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80061

“L’Orientale” di Napoli: il fronte anti-Gelmini si allarga / Lettera aperta del ministro Gelmini: “Non ci sono soldi, finita un’epoca”

Studenti in rivolta durante il Senato Accademico

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di Valeria Quintavalle

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La protesta anti-riforma Gelmini nell’università “L’Orientale” di Napoli si allarga: durante il Senato Accademico del 14 ottobre, un gruppo di studenti consegna ai Senatori una lettera aperta in cui si chiede il sostegno delle istituzioni accademiche al fianco delle proteste studentesche. Solidale al gesto degli studenti anche il rappresentante degli studenti in Senato, che si unisce alle richieste dei colleghi di studio ed abbandona la seduta in corso.

Tutto inizia poco dopo le 10.30, quando un gruppo di studenti presidia la sede del Rettorato dell’Università degli Studi di Napoli “L’Orientale”, sita in via Chiatamone, attendendo l’inizio del Senato per consegnare una lettera aperta al Rettore Lida Viganoni. Iniziata la seduta, a cui partecipa anche il Presidente del Consiglio degli Studenti, il folto gruppo di ragazzi chiede ed ottiene di consegnare di persona un documento ai Senatori, in cui ribadiscono la loro ferma opposizione alla riforma Gelmini, la richiesta di un’assemblea pubblica per il 22 ottobre ed un gesto simbolico da parte delle amministrazioni.

Tutte le richieste vengono accolte: il Senato emana una mozione di appoggio alla proteste degli studenti, concede un’assemblea pubblica per il giorno richiesto (assieme al blocco della didattica per tutta la suddetta giornata) ed il Presidente del Consiglio degli Studenti lascia la seduta del Senato come atto simbolico e solidale nei confronti dei ragazzi.

Ritengo tutti i punti della lettera – spiega – assolutamente legittimi. Questa protesta va al di là di ogni credo politico: la riforma è un danno per tutti gli studenti, qualunque sia la loro estrazione. Ho lasciato il Senato – aggiunge – proprio per dare un segnale di compatezza tra tutti gli studenti. Questa riforma non s’ha da fare, e se necessario spero si giunga al blocco dell’anno accademico, in sintonia con quanto sta accadendo in tutta Italia“. Poi rincara la dose: “Spero che i docenti, il personale tecnico-amministrativo, e via dicendo, si aggiungano alla nostra protesta. Ad oggi, pochi professori si sono schierati apertamente contro la riforma. Altri, preferiscono aspettare che siano gli studenti a protestare, e preferiscono nascondersi dietro velati riferimenti alla cautela. Allo stato attuale, infatti, gli Atenei italiani rischiano di fallire “se non imboccano la strada della privatizzazione”, come diversi docenti ripetono. Ma quest’ultima ipotesi non deve assolutamente essere presa in considerazione: il decreto Gelmini va ritirato, e basta.

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16 ottobre 2008

fonte: http://www.levanteonline.org/index.php?option=com_content&task=view&id=731&Itemid=1

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Lettera aperta del ministro Gelmini: “Non ci sono soldi, finita un’epoca”

“L’Italia, anche a causa della crisi, non può più permettersi di non utilizzare in maniera attenta il denaro pubblico”. E a Vicenza le maestre protestano comprando una pagina di giornale

Corteo contro la riforma Gelmini (foto Ansa, Jennifer Lorenzini)Milano, 18 ottobre 2008 – “Bisogna rendersi conto con responsabilità che è finita un’epoca”. E’ quanto scrive in una breve lettera inviata a ‘La Stampa’ il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini.

“L’Italia – sottolinea – anche in considerazione della grave crisi economica internazionale, non può più permettersi di non utilizzare in maniera attenta il denaro pubblico. A tutti ho chiesto uno sforzo in questo senso.
Anche alle Regioni”.

Il ministro mette comunque in evidenza: “‘La Stampa’ ha ragione nel dire che bisogna valutare caso per caso. E’ quello che si farà”.

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ATTACCO ALLA SINISTRA

“Basta bugie. La sinistra sfrutta la scuola per alzare lo scontro”, sostiene poi il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini intervistata da ‘Il Giornale’.  “A chi è in buona fede dico: ma la scuola così com’è vi sta bene?”.
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VICENZA, LA PROTESTA DEGLI INSEGNANTI

E da Vicenza si segnala un’inusitata forma di protesta degli insegnanti. Che hanno fatto una colletta per acquistare una pagina del  ‘Giornale di Vicenza’ per dire a loro modo ‘No grazie’ al maestro unico.

‘Chi ha tagliato la maestra ?’ chiede il titolo della grande inserzione in cui campeggia un post-it giallo strappato su cui e’ disegnata con pochi tratti una giovane insegnante sorridente.
”Sono una maestra – recita quindi il testo – mi sono specializzata a insegnare alcune materie e lo so fare bene. Uso le poche ore di compresenza per aiutare i bambini in difficolta’, in classi sempre piu’ numerose e complesse…””Tutto questo viene distrutto da una legge – precisa la spiegazione piu’ sotto – nessun dibattito, nessun progetto, nessuna riforma, solo tagli che distruggono una scuola che funziona”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/10/18/126375-lettera_aperta_ministro_gelmini.shtml