Archivio | ottobre 19, 2008

Scuole, la protesta corre via sms: “Vediamoci lunedì per occupare”

Dopo la pausa del fine settimana, domani torna la protesta in tutta Italia
E sui cellulari degli studenti romani delle superiori rimbalza un messaggino

Davanti Montecitorio studenti e professori di Fisica terranno lezione all’aperto
L’Udu: “Proseguire fin quando gli articoli 6 e 66 della 133/08 verranno abrogati”

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Scuole, la protesta corre via sms "Vediamoci lunedì per occupare"
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ROMA – “Vediamoci domani davanti scuola per occupare”. E’ l’sms che sta girando in queste ore sui telefonini degli studenti romani delle superiori. Sia nella capitale che nel resto della penisola molti istituti sono già occupati. Ma dopo le mobilitazioni di studenti e professori delle università e delle scuole ‘di ogni ordine e grado’, culminate nella partecipazione al corteo dei sindacati autonomi di venerdì scorso, sempre più istituti e atenei in tutta Italia si stanno organizzando per opporsi alla riforma Gelmini.

Il ministro, che oggi è stata rinfrancata dagli applausi dei ragazzi del “movimento studentesco padano” riuniti a Milano, domani sarà in visita al rettorato dell’università di Palermo. Ed è tornata a dire: “Nessun taglio, solo razionalizzazioni”. Troverà comunque ad accoglierla un corteo di protesta degli studenti, per ribadire il no al decreto di riforma dell’Università. La manifestazione partirà da viale delle Scienze e si concluderà davanti allo Stera, la sede del Rettorato a piazza Marina. Per martedì 21 è stato indetto un altro corteo e dovrebbero essere sospese le lezioni in tutte le facoltà.

A Parma sono in programma due assemblee per gli studenti: la prima domani dalle 11 alle 13 nella Facoltà di Psicologia e la seconda martedì alle 18 nella facoltà di Lettere. A Pisa per il 23 ottobre alle 15 è indetta una manifestazione cittadina. Nella città toscana da una settimana studenti, ricercatori e docenti si riuniscono in assemblea permanente nel’aula filologia 8, presso il cubo 28B.

Una manifestazione di protesta contro la riforma della scuola si svolgerà domani mattina a Reggio Calabria nei pressi del liceo scientifico ‘Leonardo Da Vinci’.
L’iniziativa è organizzata dagli studenti della Federazione Giovanile dei Comunisti Italiani e del movimento Taglia La Gelmini.

A Roma niente protesta nel fine settimana all’Università La Sapienza: si è di-soccupato venerdì sera, per ri-occupare lunedì mattina, quando si terranno assemblee in tutte le facoltà per pianificare le prossime giornate di protesta. E seguendo l’esempio di altri colleghi in diverse città italiane, domani, gli studenti del dipartimento di Fisica, insieme con alcuni docenti, faranno lezione all’aperto sotto Montecitorio, per dare seguito, si spiega in un comunicato, “alla straordinaria settimana di mobilitazione alla Sapienza”.

I tagli alla scuola arrivano anche sui banchi del consiglio comunale di Reggio Emilia. Infatti, domani, saranno all’esame dell’assemblea di sala del Tricolore, due mozioni di iniziativa popolare, ognuna sottoscritta da oltre 300 cittadini, proposte da un gruppo di coordinamento di insegnanti e genitori.

A
Napoli, domani mattina,
assemblea nella sede della facoltà di Sociologia della Federico II. Poi, martedì, gli universitari hanno organizzato un corteo che sfilerà per le strade del centro storico. Sempre martedì, la Sinistra democratica darà vita a un’assemblea pubblica “contro la distruzione della scuola pubblica e dell’Università”.

“Lo stato di agitazione diffuso
evidenzia la volontà di non fermarsi in questa mobilitazione che si espande e cresce di forza ogni giorno sempre di più – spiega una nota dell’Unione degli universitari -. Vogliamo proseguire questo percorso fino a quando gli articoli 6 e 66 della legge 133/08 verranno abrogati”.

“Io non difendo la scuola così com’è. Ma è intollerabile e inaccettabile che in un Paese come l’Italia si possano tagliare 8 miliardi per l’istruzione e pensare a classi separate”, ha detto Walter Veltroni, ospite del programma condotto da Fabio Fazio Che tempo che fa (stasera su Rai Tre), rispondendo alle domande sulla riforma del ministro Gelmini. In particolare la proposta di istituire classi separate per i bambini stranieri rappresenta, per il segretario del Pd, uno dei tanti “piccoli slittamenti che progressivamente ci portano a ben altro. Resta importante garantire la sicurezza dei cittadini e anche l’integrazione”.

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19 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/proteste-scuola/proteste-scuola/proteste-scuola.html

Il sequestro dell’inceneritore Marcegaglia

dal blog di Beppe Grillo

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La storia delle cose

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19 Ottobre 2008

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Una buona notizia: a Modugno, vicino a Bari, è stato sequestrato l’inceneritore della Marcegaglia anche grazie a un esposto dei ragazzi del Meetup Bari 2. E’ una grande vittoria per la salute dei pugliesi. Una sconfitta per i politici e per i confindustriali assistiti dallo Stato.
In materia di ambiente ognuno ha i ministri che si merita, ma noi abbiamo esagerato. Due dichiarazioni da far gelare il sangue a Dracula:
Stefania Prestigiacomo, ministro dell’Ambiente: “Stiamo andando malissimo su Kyoto. Abbiamo un trend di crescita delle emissioni del 13% invece di una diminuzione del 6,5%. ma anche qui… ha senso che ci si faccia carico noi dell’inquinamento del mondo qundo a sfilarsi da Kyoto sono stati Paesi come gli Stati Uniti…?”
Renato Brunetta, ministro per la PA e l’Innovazione, sulla riduzione delle emissioni inquinanti: “L’Europa ha poco da bacchettare perchè 20-20-20 (20% in più di efficienza energetica, 20% in meno di emissioni inquinanti e il 20% di energia tratta da fonti rinnovabili entro il 2020, ndr) è una follia. Per le imprese e per i Paesi… è una follia soprattutto per un Paese manifatturiero come l’Italia che ha un’intensità e una densità di imprese superiore alla media europea perché il nostro Paese trarrebbe svantaggi”. Ma ha poi ha aggiunto, rassicurante: ” Noi vogliamo un ambiente pulito. Vogliamo controlli di tipo ambientale che non uccidano le nostre imprese e le nostre famiglie”.
Datemi un secchio per vomitare…

Ciao Beppe,
sono Lello Ciampolillo del Meetup Bari 2, volevo segnalarti che in un mare di notizie ‘immondizia’ oggi ne abbiamo una positiva. La magistratura funziona. I politici no.
il 22/09/08 il dott. Francesco Bretone pm della Procura di Bari, ha sequestrato l’area di costruzione dell’inceneritore della Eco Energia Srl (gruppo Marcegaglia) a Modugno (BA) ed ha messo 4 persone sotto inchiesta; di queste una è un dirigente del settore ecologia della Regione Puglia. Il sequestro è stato recentemente convalidato dal Gip. Le indagini sono state svolte anche a seguito di due esposti presentati dal meetup Bari2 assistito dall’avv Gaetano Filograno.Gli esposti in questione evidenziavano la pericolosità degli insediamenti tra Bari e Modugno di una centrale a turbogas e appunto dell’inceneritore, inseriti in un contesto già fortemente inquinato dalla zona industriale a ridosso della città di Bari, nonchè dalla presenza di una centrale elettrica Enel all’interno della città, convertita recentemente da olio combustibile a gas sulla cui legittimità il ns. meetup sta svolgendo approfondimenti tecnici e giuridici da sottoporre agli organi competenti.
Oltre a sottolineare l’ottimo lavoro della procura di Bari, che si preoccupa della salute dei cittadini contrariamente ai politici locali sia di destra che di sinistra, ci preme evidenziare alcuni tra i motivi che hanno portato al sequestro preventivo e all’iscrizione nel registro degli indagati del dirigente della Regione. Quest’ultimo ometteva di:
– motivare sullo smaltimento delle ceneri prodotte dalla centrale considerate nello studio di impatto ambientale (S.I.A.) erroneamente come rifiuto non pericoloso
– rilevare che lo stoccaggio e il trattamento delle ceneri avveniva all’interno dello stesso termovalorizzatore e che trattandosi di operazione di trattamento di rifiuto pericoloso occorreva per l’impianto una specifica autorizzazione
– rilevare che il CDR (combustibile da rifiuto) sarebbe stato prodotto anche all’interno della stessa centrale da un impianto privo di autonoma autorizzazione.
Ci chiediamo il perchè di queste “omissioni”, e la risposta è forse perchè sarebbero stati costretti ad ammettere che la termovalorizzazione non risolve il problema dei rifiuti anzi lo acuisce perchè il rifiuto bruciato si trasforma in nanopolveri, diossine e cenere che a differenza dei primi sono tossici e di una tipologia estremamente pericolosa, e tutti questi rifiuti hanno bisogno di discariche speciali per rifiuti tossici.
Ora veniamo ai politici. Il presidente della regione Puglia Vendola, che alcuni giorni fa aveva mandato a noi cittadini pugliesi, una lettera in cui ci esortava a “fare la differenza” intende costruire 5 inceneritori ( ) o meglio (sono sue parole) termovalorizzatori del CDR. Pochi giorni fa l’assessore regionale all’ambiente Losappio ad un nostro quesito sugli inceneritori rispondeva così:
La termovalorizzazione del CDR è per noi la chiusura del ciclo per la parte residuale dello stesso“.
Sperando che si possa fare lo stesso con questa classe politica, lasciamo a te il commento su quest’ultima affermazione e sull’intera vicenda. Loro non si arrenderanno mai, noi neppure.” Lello Ciampolillo, organizer meetup Bari 2

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fonte: http://www.beppegrillo.it/2008/10/il_sequestro_dellinceneritore_marcegaglia.html

Multe, ora il ricorso blocca la cartella: collegati on line Comune e Prefettura

di Luca Lippera

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ROMA (19 ottobre) – «Chi ha fatto ricorso contro una multa e sta aspettando l’audizione del Prefetto, può stare certo di una cosa: prima delle fine di ogni procedimento non verrà verrà emessa  alcuna cartella esattoriale». La Prefettura, dopo tante polemiche, prova a rassicurare le migliaia di romani che dovranno attendere la primavera del 2010 prima di essere ricevuti in via Ostiense per esporre le loro ragioni contro i verbali dei vigili urani. In passato l’Ufficio Contravvenzioni del Comune, spesso all’oscuro dei ricorsi, ha trasformato migliaia di multe in ruoli esecutivi e quindi in cartelle. «Questo non può più accadere insistono in Prefettura I nostri sistemi informatici e quelli del Campidoglio dialogano tra loro. Nel momento in cui si decide una audizione, il computer rende impossibile l’emissione della cartella».

La parola “impossibile”, nel pianeta specialissimo delle multe pazze, suona sempre come un azzardo. Nessuno ad esempio ipotizzava che le prossime audizioni (ce ne sono in programma ben 53 mila) venissero fissate per mancanza di personale a più di un anno da ora. «Ma è stato fatto una grande sforzo afferma Maria Pia De Rosa, una delle dirigenti della Prefettura in via Ostiense Ora il dialogo informatico permette al Comune di sapere se su una certa multa pende un ricorso e se è stata fissata una audizione. Ecco perché ci sentiamo di dare sicurezza ai cittadini. Ai quali voglio ricordare una cosa. In casi particolari, possono chiederci di anticipare le audizioni. Tanto più che spesso gli appuntamenti vanno deserti, perché molti dei ricorrenti non si presentano».I numeri, però, raccontano di una macchina che scricchiola da tutte le parti. Soprattutto da quella del Comune. Basti pensare che sui circa 693 mila ricorsi ricevuti dal Prefetto dalla primavera del 2007 allo scorso 22 settembre, 437 mila sono stati già accolti. L’archiviazione è stata proposta, in “autotutela”, dagli stessi vigili urbani. Questo significa che ben il 63 per cento delle contestazioni contro le multe portano all’annullamento e al discarico del verbale. È una percentuale enorme che fa riflettere e che di sicuro incoraggia i ricorrenti.

Tanto più che almeno una parte delle 53 mila audizioni in “sospeso” si tradurrà in un accoglimento, facendo lievitare ulteriormente numero e percentuale dei ricorsi accolti. «In moltissimi casi sostengono in Prefettura il discarico deciso dai vigili riguarda multe fatte ai varchi della Ztl contro auto ministeriali e di servizio che hanno diritto ad entrare in Centro». Ma nel calderone dei 437 mila ricorsi accolti ci sono, ovviamente, anche verbali senza firma, contravvenzioni ad handicappati, multe infondate per i motivi più disparati.

Le cifre tra l’altro non tengono conto delle migliaia di multe che cadono sotto la scure del Giudice di Pace in via Teulada, che riceve circa 150 mila ricorsi l’anno. Non è azzardato a questo punto ipotizzare che su un totale di circa 1 milione e quattrocento mila multe emesse ogni anno dal Comune, un terzo, circa mezzo milione, diventi carta straccia in tempi brevissimi (altre potrebbero “svanire” una volta divenute cartelle esattoriali). «Ma allora dice l’ex sindacalista Gabriele Di Bella, istruttore dei vigili urbani forse è arrivato il momento che in Campidoglio si rendano conto che questa spettacolare moria di contravvenzioni ha un prezzo economico altissimo. Stampare una multa, imbustarla, notificarla ha un costo di almeno cinque euro. Se poi, nella maggioranza dei casi, ci sono di mezzo le foto fatte ai varchi, la spesa sale. Non dimentichiamo che l’Atac, che gestisce le telecamere, incassa un tot per ogni immagine. Alla fine si tratta di milioni di euro, tre o quattro, difficile dirlo, buttati ogni anno dalla finestra. Ai quali vanno aggiunti quelli che il Comune paga agli avvocati delle migliaia di romani che vincono le cause al Giudice di Pace. Siamo a una media di duecento euro a causa. Non sarebbe giusto ripensare tutto il sistema e renderlo meno folle?».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=33117&sez=HOME_ROMA

Il Papa a Pompei attacca l’anticlericalismo ma non parla di camorra. «Una scelta» / Ex pm sta col boss: “Pentito? No Salvo 700 posti di lavoro”

Trentamila i presenti. «La città inserita nel territorio per riscattarlo». L’addetto stampa: «Rispetto per onesti»

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Il Papa celebra la messa al santuario di Pompei (Ansa)
Il Papa celebra la messa al santuario di Pompei (Ansa)

POMPEI – Ha attaccato l’anticlericalismo contro la Chiesa, ma non ha mai pronunciato la parola «camorra» il Papa, nella sua visita al santuario della Beata Vergine del Rosario a Pompei, dove ha celebrato una messa sul sagrato davanti a trentamila persone.

RISPETTO VERSO GLI ONESTI – Una scelta «fatta di proposito», spiega poi Ciro Benedettini, vicedirettore della sala stampa vaticana, per «rispetto» verso la maggioranza dei campani che sono persone oneste e non camorristi. Inoltre – aggiunge Benedettini – si tratta di un pellegrinaggio, quindi a dimensione strettamente spirituale. Infine Ratzinger ha preferito suggerire in positivo quali sono le energie attraverso cui si può sconfiggere la camorra, invitando a essere fermento sociale, a non cedere ai compromessi, a difendere la famiglia, a combattere contro ogni violenza. «È meglio accendere una candela che maledire l’oscurita» ha concluso l’addetto stampa, ricordando che il Papa aveva denunciato con forza la criminalità organizzata durante il viaggio a Napoli dell’anno scorso.

RISCATTO DEL TERRITORIO – Durante la messa Ratinger ha detto che Pompei, con le sue «opere sociali», non è una «cattedrale nel deserto», ma «è inserita nel territorio della valle per riscattarlo e promuoverlo». Ricordando le opere sociali della cittadina, molte collegate alla attività della Chiesa, Benedetto XVI ha definito Pompei «una cittadella di Maria e della carità, non però isolata dal mondo, non, come si suol dire una ‘cattedrale nel deserto’, ma inserita nel territorio di questa valle per riscattarlo e promuoverlo. La storia della Chiesa, grazie a Dio, è ricca di esperienze di questo tipo, e anche oggi se ne contano parecchie in ogni parte della terra. Sono esperienze di fraternità, che mostrano il volto di una società diversa, posta come fermento all’interno del contesto civile».

LA STORIA DI LONGO – Ricordando Bartolo Longo, fondatore del santuario, trasformatosi come san Paolo «da persecutore in apostolo», il Papa ha poi osservato che anche ai nostri giorni «non mancano simili tendenze». «La vicenda della sua crisi spirituale e della sua conversione – ha detto nell’omelia della messa celebrata sul sagrato del santuario, davanti a circa trentamila persone – appare oggi di grande attualità»: da studente, «influenzato da filosofi immanentisti e positivisti, si era allontanato dalla fede cristiana diventando un militante anticlericale e dandosi anche a pratiche spiritistiche e superstiziose».

DIO TRASFORMA IL MONDO – Poi la conversione, che «contiene un messaggio molto eloquente per noi, perché purtroppo simili tendenze non mancano nei nostri giorni. In questo Anno Paolino – ha aggiunto – mi piace sottolineare che anche Bartolo Longo, come san Paolo, fu trasformato da persecutore in apostolo: apostolo della fede cristiana, del culto mariano e, in particolare, del Rosario, in cui egli trovò una sintesi di tutto il Vangelo. Questa città, da lui rifondata, è dunque una dimostrazione storica di come Dio trasforma il mondo: ricolmando di carità il cuore dell’uomo e facendone un ‘motore’ di rinnovamento religioso e sociale».

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19 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_19/papa_anticlericalismo_pompei_5685189a-9dc2-11dd-b589-00144f02aabc.shtml

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Parla Franco Tricoli, già capo della procura di Crotone
Da procuratore a tutore di un condannato per ‘ndrangheta

Ex pm sta col boss: “Pentito? No
Salvo 700 posti di lavoro”

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dall’inviato di Repubblica ATTILIO BOLZONI

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"Pentito? No  Salvo 700 posti di lavoro"

L’ex procuratore capo di Crotone Franco Tricoli

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CROTONE – È al comando di un impero che puzza di mafia ma sembra che gliene importi meno di niente. “Pentito io? Neanche un po’”, dice sfidando tutto e tutti. Procuratore di Crotone non lo è più da sessanta giorni, però ha ancora una “vigilanza” comandata dal prefetto e la zona rimozione sotto la sua bella casa sul lungomare. Con l’approvazione e l’ammirazione di molti suoi concittadini e dopo 41 anni con la toga addosso, Franco Tricoli di fatto è diventato il prestanome di un potente imprenditore condannato per relazioni con la ‘ndrangheta.

“Prego, garante dei suoi beni”, risponde lui il giorno dopo che la prefettura di Crotone ha negato il certificato antimafia alle società sospette che gestisce per conto terzi. E si sfoga, spiega, ricorda, racconta e attacca chi lo attacca: “Intorno a me c’è stato solo uno sciocco clamore mediatico, cosa c’è di tanto strano nelle mia decisione? Ci sono magistrati che si arricchiscono con le consulenze, io invece non mi nascondo, ho scelto di guidare un blind trust e mi faccio consigliare solo dalla mia coscienza: la mia coscienza mi ha detto di fare questo passo per il bene della mia città”.

Nella Calabria degli abbracci mortali abbiamo incontrato l’uomo che fino a metà estate era un procuratore capo e poi – alla prima ora del primo giorno di pensione, la mattina del 18 agosto – ha scelto di salvare i beni delle società di Raffaele Vrenna, ex presidente del Crotone calcio, ex vicepresidente regionale di Confindustria, un pezzo da novanta del business della monnezza con tanti agganci nella ‘ndrangheta.

L’imprenditore si è “spogliato” del suo patrimonio – intestando le sue quote ai familiari – per paura degli effetti di vecchie e nuove indagini. L’ex procuratore ha fatto il resto: ha accettato di amministrare quei beni saltando dall’altra parte.

Lo sa che alcuni suoi ex colleghi la considerano un traditore.
“Forse qualcuno sparla alle mie spalle, quando però incontro certi magistrati quelli mi fanno i complimenti. Mi dicono: bravo Franco, tu sì che sei un uomo libero. L’altro giorno uno mi ha commosso. Mi ha bisbigliato all’orecchio: caro mio, quando andrò via da Crotone, porterò te sempre dentro il cuore. Io, può chiederlo a chiunque in Tribunale, sono stato un riferimento umano per molti”.

Dottore Tricoli, non le è sembrato quantomeno inopportuno diventare garante del patrimonio di un imputato che un sostituto del suo ufficio, il collega della porta accanto, ha messo al centro di un’inchiesta di ‘ndrangheta?
“Il trust che ho creato è un corpo autonomo staccato dal padrone, cerco di garantire 700 posti di lavoro. E poi Raffaele Vrenna è stato condannato a 4 anni solo in primo grado. E se in Appello o in Cassazione verrà assolto? Già è stato arrestato e prosciolto per alcuni fatti in Sicilia, a Messina. Il mio maestro, il professore Giuliano Vassalli, diceva che il processo penale è come l’incidente stradale: può capitare a chiunque”.

La moglie di Vrenna, Patrizia Comito, è stata per tanti anni la sua segretaria in procura. Era nella sua cancelleria anche quando i suoi colleghi stavano indagando su Vrenna, le sembra normale anche questo?
“Patrizia, una donna eccezionale. Io l’avrei clonata, ne avrei voluto avere tante di Patrizia Comito nel mio ufficio. efficiente, instancabile, precisa. Un esempio. Come dicevo, da clonare”.

La signora Comito cosa faceva nella sua segreteria?
“Smistava la posta, riceveva i rapporti dalla polizia giudiziaria e me li consegnava”.

Lei conosce anche il marito, l’imputato?

“Sì, certo. Raffaele Vrenna non lo posso considerare fra i miei amici più intimi, diciamo che è un conoscente. Ma che c’entra?, io sono stato sempre un magistrato al di sopra di ogni sospetto. Sono stato il primo a dichiarare guerra alle cosche della provincia e il primo ad arrestare il capo dei capi della ‘ndrangheta di Crotone. Sa cosa si chiamava? Si chiamava Luigi Vrenna. Un suo parente, certo. Mi pare che fosse lo zio”.

È stato qualcuno a suggerirle di fare il “garante”?
“Un amico avvocato. Erano gli ultimi giorni di luglio e io ero molto angosciato. Dopo 41 anni di magistratura, a 70 anni ho capito che non servivo più, non mi volevano più. Avrei voluto continuare per altri cinque anni. Come presidente del Tribunale dei minori di Catanzaro o come procuratore antimafia sempre a Catanzaro, oppure come presidente del Tribunale di Cosenza. E invece per me non c’era spazio. Mi hanno fatto quella proposta, ci ho pensato su qualche giorno e ho accettato”.

Ma davvero non si è pentito neanche un po’?
“No, qui sto benissimo. Vengo ogni giorno, mi incontro di primo mattino con Gianni Vrenna (il fratello, ndr) e studiamo insieme le strategie del gruppo”.

C’è chi dice che uno dei suoi figli, Luca, abbia ricevuto in passato – quando lei era ancora procuratore capo – laute consulenze da Vrenna. È vero?
“Mio figlio Luca è avvocato, è entrato in uno studio che già da prima curava gli interessi di Raffaele Vrenna. Questa è la verità”.

Dicono pure che lei abbia accettato l’incarico perché non poteva rifiutare.
“Infamie, io debiti non ne ho mai avuti con nessuno. E credo che tutto questo can can sia scoppiato per affossare le imprese di Vrenna. Il bersaglio non sono io, c’è qualcuno che vuole distruggere questa realtà imprenditoriale per farsi largo. Vrenna ha due punti deboli. Uno è occuparsi di monnezza, l’altro quello di chiamarsi Vrenna. Non è l’unico condannato di Crotone. Ci sono tanti condannati che occupano cariche pubbliche qui.. in tutti gli enti”.

Non si sente a disagio per quella “tutela” che gli ha assegnato la prefettura?
“Prima avevo anche la scorta ma in verità mi sembrava eccessiva, così alla fine di agosto ho fatto sapere a chi di dovere che sarei andato in giro con la mia auto. Mi hanno garantito una vigilanza radiocollegata, controllano a distanza i miei movimenti. E poi, certo, ho sempre la zona rimozione sotto casa”.

E adesso che farà? Continuerà ancora a provare a salvare il patrimonio dei Vrenna?
“Devo valutare, voglio leggere prima il provvedimento con il quale si nega il certificato antimafia a queste imprese”.

È solo in questa sua battaglia o qualcuno lo aiuta?
“Al mio fianco ho un solo consulente. Un professionista di fama, il professore Vincenzo Comito, chieda in giro chi è”.

Parente della sua ex segretaria Patrizia?

“Mi pare di sì”.

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19 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/06/sezioni/cronaca/ndrangheta-3/ex-pm-garante/ex-pm-garante.html?rss

“Niente assistenza medica ai clandestini”: Polemica sull’emendamento della Lega

È polemica per la scelta del Carroccio al Senato. I sanitari: non siamo delatori
E Maroni attacca la Libia: rispetti gli accordi sottoscritti sugli immigrati

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di VLADIMIRO POLCHI

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"Niente assistenza medica ai clandestini" Polemica sull'emendamento della Lega ROMA – Medici delatori per la polizia. Immigrati irregolari privi di cure mediche gratuite. Monta la protesta contro un emendamento al ddl sicurezza presentato dalla Lega Nord. “Salta il diritto alla salute per gli stranieri”, denunciano Medici senza Frontiere, Asgi e Società italiana di medicina delle migrazioni. Su altro fronte il sindaco di Torino, Sergio Chiamparino, accusa: “Le classi differenziate per bambini italiani e stranieri rischiano di far nascere delle banlieu”. Ma il ministro dell’Interno, Roberto Maroni, è di ben altra opinione: “L’Italia è uno dei Paesi che integrano di più”. Poi, rivolto alla Libia: “Spero che il governo libico, oltre a pensare a Unicredit, nei prossimi mesi si convinca ad attuare gli accordi sul controllo dell’immigrazione già sottoscritti”.

Al centro delle polemiche è un emendamento presentato dal Carroccio in Senato, che mira a modificare l’articolo 35 del Testo unico sull’immigrazione. In particolare si vuole cancellare il comma 5, in base al quale “l’accesso alle strutture sanitarie da parte dello straniero non in regola con le norme sul soggiorno non può comportare alcun tipo di segnalazione all’autorità”.

Quale è la logica di questa norma? “Non solo quella di curare l’immigrato irregolare – spiega Salvatore Geraci, presidente della Società italiana di medicina delle migrazioni – ma di tutelare la collettività: il rischio di denuncia contestuale alla prestazione sanitaria spingerebbe infatti a una clandestinità sanitaria pericolosa per l’individuo, ma anche per la popolazione italiana in caso di malattie trasmissibili”. Insomma, si rischia di trasformare i medici in delatori.

Non è tutto. L’emendamento leghista mira anche a eliminare la gratuita delle cure per gli stranieri. Critica l’Asgi (Associazione studi giuridici sull’immigrazione): “La previsione di sopprimere la gratuità della prestazione urgente o essenziale erogata agli stranieri non iscritti al servizio sanitario nazionale e privi di risorse economiche sufficienti, cozza con l’articolo 32 della Costituzione, che tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo, garantendo cure gratuite agli indigenti”.

Sul piede di guerra anche Medici senza Frontiere,
che dal 2003 a oggi ha attivato in Italia 35 ambulatori per stranieri privi di permesso di soggiorno, visitando 18mila pazienti. “Con questo emendamento leghista – denuncia Antonio Virgilio, capo missione dei progetti italiani di Msf – si mette in seria discussione uno dei diritti fondamentali dell’uomo, quello alla salute”.

Sul fronte immigrazione si registra poi lo scontro tra Maroni e Chiamparino, intervenuti ieri a Saint Vincent, al convegno di studi della Fondazione Donat-Cattin. A dare fuoco alle polveri è il sindaco di Torino: “Il provvedimento del governo che prevede classi differenziate per bambini italiani e stranieri rischia di essere la base per un fenomeno banlieue”.

Il ministro Roberto Maroni replica:
“L’Italia è tra i primi Paesi europei per la qualità dell’integrazione. Siamo al settimo posto su 25 paesi dell’Unione e se si considerano i cinque Paesi con il più alto tasso di immigrazione (Italia, Regno Unito, Spagna, Germania, Francia), il nostro è al primo posto”. Poi aggiunge: “L’Italia dà asilo politico a oltre 8 mila persone all’anno”. E infine: “Per risolvere il problema dell’immigrazione dalla Libia c’è un modo, occorre che il governo libico attui un accordo che già c’è”.

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19 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/assistenza-clandestini/assistenza-clandestini/assistenza-clandestini.html?rss

Angius si riavvicina al Pd: «Il 25 in piazza»

Gavino Angius
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Gavino Angius si prepara a ‘rientrare’ nel Partito democratico, dopo la rottura avvenuta all’epoca dell’ultimo congresso Ds, a Firenze. Con una nuova associazione, Democrazia e socialismo, l’ex vicepresidente del Senato ha avviato oggi il percorso di riconciliazione con gli ex compagni, riunendo i suoi fedelissimi in un auditorium romano, alla presenza dell’ex leader della Quercia Piero Fassino (ministro degli Esteri nel governo ombra del Pd) e del coordinat5ore della segreteria Pd Goffredo Bettini.

«Vogliamo innanzitutto – ha spiegato Angius – dialogare con il Pd, che è la più grande forza di opposizione, poi parteciperemo convinti alla manifestazione del 25 ottobre. Ma se possibile vogliamo lavorare insieme per un progetto di nuova crescita del Paese, non solo economica ma civile». Con Angius ci sono personalità che hanno fatto percorsi diversi, da Cinzia Dato a Franco Grillini, al sindacalista Uil Antonio Foccillo.

Il punto unificante, per Angius, è la presa d’atto del fatto che «la Costituente socialista si è esaurita, è una occasione perduta e il partito che ne è nato non ha ruolo né progetto». Oggi Angius fa autocritica per non aver «contrastato a sufficienza il radicalismo di sinistra» nella stagione del governo Prodi e ammonisce: «Chi vuole fare politica non può prescindere dal Pd», partito al quale di demosocialisti chiedono maggiore apertura.

«Le autosufficienze identitarie dei diversi partiti del centrosinistra – avverte Angius – sono state un danno.- E un partito che ambisce a rappresentare una parte grande dei cittadini deve essere multiculturale». Bettini commenta con i cronisti: «Il Pd è un partito aperto, ed è molto significativo che raccolga nuove attenzioni, dialogo, adesioni». Per il braccio destro di Veltroni «é molto importante l’adesione alla manifestazione del 25, che sarà una grande manifestazione di popolo, un punto di riferimento in questo momento difficile per il Paese».

Soddisfatto anche Fassino: «È importante – dice – che un’area di donne e i che quando avevamo costituito il Pd avevano dubitato e scelto un’altra strada, confluisca». Tutto questo dimostra che «il Pd è l’unico progetto in grado di rappresentare le speranze degli italiani e di dare all’opposizione la possibilità di allargare i suoi consensi». L’avvio del dialogo con l’associazione di Angius «è un atto importante – aggiunge Fassino – in direzione della costruzione della casa comune dei riformisti».

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Pubblicato il: 18.10.08
Modificato il: 18.10.08 alle ore 10.27

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80062

Lezione di Etica

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un grazie a Laura per avercela inviata

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COSA VUOL DIRE AVERE…

… un metro e mezzo di statura: c’è chi lo ignora e non potrà mai neppure immaginarselo, dall’alto dell’altezza “normale” che madre natura gli ha fornito, e c’è chi se lo vive quotidianamente sulla propria pelle.

Si fa alla svelta a dire che la statura non conta… provate voi ad essere quotidianamente sbeffeggiati perché nelle foto di gruppo siete sempre… dove c’è un “buco”, un salto, un vuoto inspiegabile.

Sono cose che segnano. Intaccano la personale autostima. Possono perfino spingere a sentimenti di rivalsa e scatenare crisi di delirio di onnipotenza (quant’è alto Dio non ce l’ha mai detto nessuno, credo… il che spiega perché qualche nanerottolo pensa di essere Suo discendente diretto).

Teoria bislacca campata per aria? Nossignori. Ci sono prove inconfutabili. Tante, ma ne citerò solo alcune: Napoleone, Hitler, Vittorio Emanuele III, Berlusconi, Brunetta… fermiamoci qui.

Napoleone, tra le altre cose, è passato alla storia per aver detto ad una delle sue guardie che lo voleva aiutare a prendere un libro posto in uno scaffale piuttosto in alto: “sei più ALTO, non più grande”… o qualcosa del genere.

Hitler poi, perché credete che fosse così fissato con la storia dei superuomini alti biondi e con gli occhi azzurri? Ma perché guardandosi allo specchio subiva un trauma quotidiano!

Di Berlusconi è difficile dire qualcosa… dice tutto lui… compreso il fatto di essere l’Unto del Signore (oddio, unto magari sì… ma proprio del Signore???).

Il dramma maggiore però si verifica quando i tappi si riuniscono e pretendono di governare il mondo. Non ci credete? Pensate al tandem Berlusconi-Brunetta ed alle ultime sparate sulle emissioni di CO2 (un “pezzo” interessante lo trovate qui).

Molti nani sono pericolosi: pur di assurgere all’onore delle cronache si fanno perfino rubare dai giardini!

Ma ovviamente, come sempre, non bisogna generalizzare. Ci sono “piccoletti” di statura che sono riusciti a vincere questo “difetto genetico” con un uso appropriato del cervello e non si fanno condizionare da una cosa così banale come l’esteriorità.

Come faccio a dirlo? Semplice: mi guardo allo specchio! 🙂

Elena

PS: tornando seri: qui trovate la petizione di Greenpeace per una rivoluzione energetica pulita: firmate e diffondete, grazie!

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Immagini di: blogfree, greenpeace e dinuovoilmiospaziolibero

Margherita Hack: “Sulla scienza il Papa parla a vanvera”

Domenica 19 Ottobre 2008

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L’astrofisica e divulgatrice scientifica italiana, Margherita Hack, oltre ad essere una figura prestigiosa nel panorama scientifico internazionale, membro dell’Accademia Nazionale dei Lincei, è una persona che non ha peli sulla lingua. Dice sempre con chiarezza quel che pensa. Lo fa anche questa volta, nell’intervista concessa a ‘quinews’, che comincia, e non poteva essere altrimenti, dalle dichiarazioni sulla scienza fatte dal Papa alcuni giorni fa.

Il Papa ha criticato la scienza. Quale il suo commento?
“Mi sembra che parli un po’ a vanvera. Prima di parlare gli toccherà pensare a quello che dice, perché la scienza ha portato enormi benefici all’umanità: oggi si vive di più e si vive meglio. Lui dice ‘la scienza non dà valori etici’: la scienza insegna che siamo tutti membri della stessa razza e, quindi, la scienza, la conoscenza delle persone, va contro il razzismo. Sicuramente, tra gli scienziati, c’è anche chi non fa il bene del prossimo ma questo succede un po’ in tutte le classi sociali”.

Le sue dichiarazioni alle dichiarazioni del Papa hanno suscitato polemiche. Ratzinger ha oltrepassato il limite?
“Certo. L’ho detto prima: parla a vanvera. Si dovrebbe vergognare di quel che dice”.

Precari della Ricerca. Lei ha espresso più volte la solidarietà a chi fa ricerca senza un posto fisso…
“I nostri giovani che fanno ricerca sono preparati e meritano di uscire dalla precarietà. E’ statisticamente dimostrato che sono i giovani che fanno le grandi scoperte. Meritano di vivere in tutta tranquillità. Altrimenti, la fuga dei cervelli continuerà all’infinito. I nostri giovani ricercatori quando vanno all’estero occupano posti di responsabilità e ottengono importanti riconoscimenti, a dimostrazione della loro qualità e della loro preparazione, malgrado i difetti e le difficoltà delle Università italiane. Impedire ai giovani, ai dottori di ricerca, di entrare nella società vuole dire proprio distruggere l’Università”.

Cosa pensa della riforma della scuola della Gelmini?
“Ci sono certe cose accettabili, come ad esempio la maggior disciplina, e altre no, come la riduzione degli insegnanti o l’introduzione del maestro unico, che comporterà anche un minore insegnamento delle materie, quali l’uso del computer e dell’inglese, e quindi una minore formazione degli alunni. Come si fa a dire che aumenterà ad esempio il tempo pieno? Due sono le cose: o il Ministro ha la bacchetta magica o non si dice il vero, perché diminuendo drasticamente il numero dei maestri aumenta, logicamente, il numero dei tagli formativi”.

Come vede Margherita Hack il futuro del nostro Paese?
“Lo vedo nero, perché non si finanzia la ricerca, si fa morire la nostra Università, si tagliano i fondi alla scuola, che è quella che poi prepara le nuove generazioni. Ci stiamo riducendo ad un paese da terzo mondo, ad un paese in via di sviluppo che nega lo sviluppo”.

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Italo Arcuri

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fonte: http://www.quinews.it/2008/10/18/margherita-hack-sulla-scienza-il-papa-parla-a-vanvera/

ECOLOGIA – Vivere a impatto zero

di Alessandra Viola
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Case che producono più energia di quanta ne consumano. Riciclo totale delle acque reflue. Pale eoliche in ogni strada. Nascono così i quartieri del futuro. Dalla Cina a Milano

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Fare la spesa o comprare il giornale, guardare la tv o prendere l’auto. Fabbricare qualunque bene, erogare un servizio. Ogni attività umana emette anidride carbonica. Un italiano ne produce in media 21 chili al giorno. Meno di un americano, molti più di un africano. In ogni caso troppi. Perché il pianeta non è più in grado di reggere il nostro peso. Il ‘giorno della bancarotta ecologica’, quello in cui il consumo umano di risorse naturali ha sorpassato la capacità della Terra di rinnovarle, ce lo siamo buttato alle spalle il 23 settembre scorso. Ecco perché non può durare: la Terra non ce la fa. E in tutto il mondo si moltiplicano le iniziative per il perseguimento del cosiddetto impatto zero, cioè per un modello di vita che punti verso l’azzeramento delle emissioni di CO2.

Un obiettivo che oggi passa anche, se non soprattutto, attraverso il ripensamento delle città. Dal 2008, per la prima volta nella storia, la maggioranza della popolazione mondiale vive in città. Nel 1800 era appena il 2 per cento. Nel 2050 sarà quasi il 70 per cento. E l’edilizia da sola è responsabile di circa il 40 per cento delle emissioni di CO2.

Per questo, in tutto il mondo studi di architettura e amministrazioni pubbliche si sfidano a colpi di ecocittà ed ecoquartieri. Dalla Cina agli Stati Uniti, dalla Germania all’Inghilterra fino all’Italia, si moltiplicano i cantieri di nuovi insediamenti a impatto zero. Come quello, gigantesco, della nascente città cinese di Dongtan, che entro il 2040 ospiterà sull’isola di Chongming, vicino a Shanghai, circa 50 mila abitanti (l’intervista con l’architetto che la sta progettando è a pagina 65). Dongtan avrà un impatto ambientale praticamente nullo: il fabbisogno energetico sarà ridotto drasticamente (il 66 per cento in meno di una città tradizionale) e si impiegheranno solo energie rinnovabili per gli edifici e i trasporti locali, evitando così di produrre 350 mila tonnellate di anidride carbonica l’anno. Fiumi e laghi incorporati nel tessuto urbano forniranno soluzioni alternative per la mobilità (come i taxi d’acqua a energia solare, ma a Dongtan tutto sarà raggiungibile in sette minuti a piedi da ogni fermata dei bus), mentre ampie zone verdi contribuiranno a riequilibrare le emissioni di CO2. In città potranno circolare solo veicoli elettrici oppure a idrogeno e ogni edificio sarà energeticamente autonomo grazie a un tetto fotovoltaico e installazioni minieoliche. Dall’acqua piovana ai rifiuti (ridotti dell’83 per cento), quasi tutto sarà riciclato. In città non sono previste discariche e persino le deiezioni umane saranno impiegate nel compostaggio, nell’irrigazione e recuperate come energia per la produzione di biogas, mentre il resto dei fabbisogni energetici cittadini sarà coperto da un parco eolico.

Se pianificare intere città a impatto zero è ancora un’opera avveniristica, già molte nazioni si sono cimentate in quartieri e singole costruzioni ‘ecologically-correct’. Antesignano della progettazione sostenibile e oggi guardato come modello è il piccolo quartiere di BedZED (Beddington zero energy development) a sud di Londra, realizzato tra il 2000 e il 2002. Uno dei primi insediamenti a zero emissioni fin dalla sua costruzione, in cui ogni edificio è dotato di pannelli fotovoltaici e condizionato con un sistema di ventilazione aperto, mentre l’acqua piovana e l’acqua di scarico vengono raccolte, depurate e riutilizzate. Un po’ come accadrà nel vecchio porto di Middlesbrough, sempre in Inghilterra, che ospiterà un college per 20 mila studenti, appartamenti, hotel, uffici e servizi tutti carbon free, cioè senza alcun consumo di energia fossile.

Se le progettazioni ‘dall’alto’ hanno già dato prova di ottima riuscita, a Friburgo la ‘progettazione partecipata’ inaugurata dal Comune per il quartiere Vauban ha rivoluzionato anche il concetto di ecopianificazione. Il Comune ha stabilito alcuni punti essenziali della progettazione, come l’allacciamento di tutti gli edifici alla centrale termica comunale (a zero emissioni), la realizzazione di edifici a basso consumo energetico, l’uso delle acque piovane, la restrizione alla circolazione di auto: a Vauban non è consentito parcheggiare per strada e ogni mille abitanti ci sono solo 150 auto, ma chi aderisce al car-sharing ha diritto ad un abbonamento annuale gratuito al tram. Poi ha lasciato a privati e piccole cooperative la possibilità di progettare il quartiere, che oggi è considerato il più ecologico di tutta la Germania.

Per le città già esistenti, in cui non ci sono vecchi quartieri da ripensare o nuovi da progettare, la parola d’ordine invece è ‘compensare’, cioè bilanciare le emissioni di CO2 con nuove zone verdi.

È la strada scelta dall’amministrazione di San Francisco, che nell’ambito di un ampio ventaglio di iniziative verdi calcolerà e bilancerà il costo in CO2 di tutti i suoi spostamenti aerei. Il programma prevede anche finanziamenti per l’installazione di apparecchiature a energia solare e presto la possibilità per i cittadini di acquistare e vendere quote di compensazione di CO2. Un po’ come già fanno interi paesi, dalla Costa Rica, alla Norvegia alla Nuova Zelanda, ma anche grandi compagnie come Google o Yahoo!, con un metodo che sta facendo moda anche da noi. In sostanza, un prodotto (o servizio) diventa a impatto zero calcolando quanta CO2 è stata emessa per produrlo e piantando i metri quadrati di bosco necessari per riassorbirla. Verde insomma, ma pur sempre business.

In Italia, Impattozero è diventato un marchio gestito dalla società LifeGate, che fornisce consigli per grandi e piccoli inquinatori (anche da noi sotto forma di aree boschive da ripiantare e tutelare). Sul sito Impattozero.it è persino possibile calcolare il proprio impatto sul pianeta e scoprire quanto occorre per bilanciarlo. I prezzi sono tutto sommato modici: 500 metri quadrati di foresta in Costa Rica (corrispondenti più o meno a un viaggio aereo a/r in Europa), costano 27 euro. Da Vasco Rossi a Ligabue, da lastminute.com all’Ibm, passando per editori, emittenti radiofoniche, villaggi turistici, in Italia sono già centinaia i privati che hanno deciso di bilanciare il proprio impatto ambientale. Ma c’è anche chi misura e riduce il suo impatto dall’inizio. La Nuncas di Settimo Milanese, per esempio, ha deciso di riprogettare la nuova sede commerciale perché sia a impatto zero. “Non emettiamo CO2”, spiega Luca Manzoni, amministratore delegato, “per dimostrare che si può fare business senza inquinare. Otteniamo l’energia che ci occorre dal campo fotovoltaico che abbiamo installato sul tetto. L’intera costruzione è in classe A, ed è la prima di tipo industriale in Italia. Non usiamo aria condizionata ma ventilazione naturale e limitiamo l’illuminazione elettrica grazie a camini di luce, cioè a un sistema di specchi che porta la luce esterna in ogni locale. Certo speriamo che i consumatori se ne accorgano, ma la nostra è una scelta di etica aziendale, non di marketing”.

A Monte Vibiano, in Umbria, anche l’azienda agricola 360 Green revolution (www.360green.it) ha annunciato di aver dato il via a un programma che la condurrà ad azzerare le proprie emissioni di anidride carbonica entro il 2009. Complessivamente però nel nostro paese sono ancora poche le esperienze di questo tipo. Muove appena i primi passi, e con grandi difficoltà, anche la bioedilizia. Un modello è quello delle case ‘passive on’ (in equilibrio con l’ambiente e capaci di generare più energia di quanta ne consumano, rivendendola alla rete elettrica) di Nerviano, nell’hinterland milanese, che è una delle zone più inquinate d’Europa (vedere riquadro a pagina 66).

Ma nonostante le difficoltà,
costruire a impatto zero promette già di essere il business edilizio del futuro. Gli Emirati Arabi Uniti, per esempio, hanno in mente di finanziare una parte del loro gigantesco ecoprogetto da 50 mila persone e 1.500 uffici a Masdar City, nei dintorni di Abu Dhabi, vendendo all’estero i ‘crediti verdi’ ottenuti grazie alla riduzione delle emissioni di CO2.

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Soluzione CO2

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di Emanuele Perugini
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C’è un solo modo per arrivare ad abbattere in maniera consistente le emissioni di anidride carbonica nell’atmosfera e rallentare l’effetto serra: nascondere, o meglio ‘sequestrare’, come dicono i tecnici, la CO2 prodotta dalle centrali elettriche sotto Terra, proprio là da dove l’abbiamo estratta, nei vecchi giacimenti di carbone, petrolio e gas. …

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Se l’asfalto mangia lo smog

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Li chiamano ‘materiali ecoattivi’ o più semplicemente ‘sostanze mangia smog’. Che cosa sono? Pitture, rivestimenti e tipi di asfalto che ossidano e decompongono le sostanze aeree più dannose per l’ambiente e la salute. A base di biossido di titanio, questi materiali sfruttano la fotocatalisi, un naturale processo ossidativo, per eliminare le sostanze inquinanti. …

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16 ottobre 2008