Archive | ottobre 21, 2008

Torino capitale del bio con Terra Madre e Gusto

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di Giovanna Nigi

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Carlo Petrini, foto Ansa

Carlo Petrini
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Aprono i battenti in questi giorni Terra Madre – incontro mondiale delle comunità del cibo provenienti da 153 nazioni – e il Salone Internazionale del Gusto, eventi che si svolgeranno in contemporanea a Torino dal 23 al 27 ottobre. Ad animare gli eventi, contadini, allevatori, pescatori, artigiani dell’agroalimentare, cuochi, tecnici, docenti universitari, a cui quest’anno si sono aggiunti i giovani e i musici, per dire che decrescita può e deve essere anche festa e socialità.
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Non solo di cibo si parlerà, ma anche alimentazione controllata e consapevole, come suggerisce Carlo Petrini, fondatore del movimento internazionale Slow Food. Non si tratta solo di difendere le piccole produzioni tipiche: «Il movimento Slow Food oggi è presente in 100 Paesi e sta combattendo la cultura del fast food e delle multinazionali del settore agroalimentare, responsabili di gravi danni per l’ambiente e la salute».
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Se la crisi economica che attanaglia l’Occidente non si ferma, come pare non intenda fare, i consigli di Terra Madre e di Slow Food non sembrano destinati a cadere nel vuoto. Risulta solamente incredibile che si sia dovuto aspettare tanto per capire che un sistema che permette agli occidentali di gettare giornalmente nella pattumiera il 19 % del cibo che acquistano mentre miliardi di esseri umani devono fare i conti con la fame da quando nascono a quando muoiono, non può e non deve essere destinato a durare. E ancora,come non pensare al fatto che le quantità di denaro riversate in questi giorni sulle banche, potrebbero essere usate in ben altra maniera, più equa e solidale? Comunque,anche se riducessimo soltanto la carne a quattro piccole porzioni a settimana e ci sforzassimo di far durare un litro di latte sette giorni, potremmo contenere il danno del cambiamento climatico. E la riduzione di consumi ed emissioni non può più essere una libera scelta individuale: devono essere i governi a stabilire le regole del vivere ecologico.
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È quanto sostiene uno studio condotto dal Food Climate Research Network, un istituto dell’Università di Surrey. Secondo lo studio, il consumo globale di cibo, specialmente alimenti a scarso valore nutritivo come alcol, dolci e cioccolato, va ridotto drasticamente, perché ha un massiccio impatto sul clima. Dovremmo cercare di comprare solamente prodotti di stagione, cucinare in grande quantità e con pentole a pressione o con il coperchio, evitando gli sprechi, e persino andare a fare la spesa a piedi, lasciando a casa la macchina.
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L’indagine, durata 4 anni, mostra come sia forte l’impatto della produzione di cibo sui cambiamenti climatici. «Le sole campagne di sensibilizzazione – si legge nello studio, il più completo a approfondito condotto finora, – hanno scarso impatto, soprattutto quando si deve arrivare ai cambiamenti più drastici». Le conclusioni sono confermate da una ricerca del settimanale «Ecologist», che chiede di ridurre i consumi di carne almeno della metà e di nutrire il più possibile gli animali con erba e scarti dell’alimentazione umana.
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Lo studio del Food Climate Research Network ha anche preso in considerazione la produzione di alimenti nel Regno Unito che libera nell’aria una quantità di gas serra pari a 33 milioni di tonnellate di carbone, e, in base al consumo, comprese le importazioni, 43 milioni 300 mila, pari a meno di 1/5 delle emissioni nocive totali nel Regno Unito; solo la carne e i latticini rappresentano il 50% di queste emissioni, patate, frutta e verdure il 15%, le bevande un altro 15% e infine carne, pasta e farina 13%. Preferire cibi di stagione e nostrani permette di tagliare i costi di lunghi trasporti e di imballaggi.
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Inoltre è meglio preferire l’agricoltura biologica: oltre a inquinare meno,consumare meno energia ed emettere la metà dei gas delle altre, le fattorie che si ispirano a principi biologici hanno anche un ruolo “attivo” nel ridurre i gas serra. Ogni ettaro bio assorbe 1,5 kg di tonnellate di anidride carbonica all’anno: per l’attuale superficie italiana fanno 1.650 mila tonnellate di CO2.
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Si sta diffondendo anche una nuova pratica di ecoconsumo: l’acquisto “alla spina”. Molti allevatori vendono il latte fresco direttamente dalla produzione attraverso comodi distributori automatici. Sono 600 in Italia a tutt’oggi, 360 solo in Lombardia, ispirati a quelli esistenti in Svizzera e Austria, posti all’esterno delle aziende agricole, ma anche davanti ai supermercati e nei giardini pubblici, e vendono dai 70 ai 200 litri al giorno.
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Usando contenitori biodegradabili o riciclabili, senza marche, confezioni colorate, etichette e plastica che vanno ad alimentare i 31 milioni di tonnellate di spazzatura che ogni anno l’Italia produce, di cui ben 12 sono solo di imballaggi; la ricetta per vincere è dimenticare l’usa e getta e puntare sul riciclo dei contenitori e sui pacchetti scorta invece che i monodose.
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Il progetto pilota è partito dal Piemonte, con la realizzazione di aree self service per i detersivi. E i risultati già si vedono: ha fatto risparmiare nella sola regione più di centomila flaconi, vale a dire 6,11 tonnellate di plastica per le confezioni e 3,41 tonnellate di cartone per l’imballaggio.
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Seguendo l’iniziativa, sette comuni dell’hinterland milanese incentivano il riutilizzo dei gratuita, situati in parchi e giardini, di acqua liscia o gassata, severamente controllata. E il successo è dimostrato milioni di bottiglie di plastica.

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Pubblicato il: 21.10.08

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80138

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D’Alema su Brunetta: «È un energumeno tascabile con la sua virulenta campagna contro tutto il “pubblico”»

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Replica del ministro: «Volgarità razziste, senza potere ha perso la testa»

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Massimo D'Alema (Imagoeconomica)
Massimo D’Alema (Imagoeconomica)

ROMA – «Brunetta è un energumeno tascabile». È l’opinione che Massimo D’Alema ha del ministro della Funzione pubblica Renato Brunetta. «L’altro giorno in Parlamento ci siamo dovuti battere per difendere i diritti dei disabili gravi ad avere un’assistenza degna di questo nome», ha detto l’ex ministro degli Esteri durante un’iniziativa del Pd a Roma in vista della manifestazione del 25 ottobre. «Ci siamo sentiti rispondere da parte di quell’energumeno tascabile che è il ministro Brunetta che ci sono degli abusi. Ma se ci sono degli abusi bisogna colpirli senza cancellare i diritti. Con la sua virulenta campagna contro tutto ciò che è pubblico, Brunetta rischia di colpire beni pubblici essenziali e di fare di tutta l’erba un fascio».

«VOLGARITÀ RAZZISTE» – «Alle volgarità razziste del deputato D’Alema non replico», ha risposto Brunetta. «Evidentemente la mancanza di potere gli ha fatto perdere la testa».

BERLUSCONI: «NOI LAVORIAMO, ALTRI IN PIAZZA» – In precedenza a Napoli all’assemblea degli industriali campani, Silvio Berlusconi aveva di nuovo criticato la scelta del Pd di manifestare contro il governo sabato prossimo: «Non è andando in piazza a manifestare contro chi vuole fare le riforme che si risolvono i problemi del Paese. L’Italia possiamo salvarla solo noi e non andando in piazza o in tv a farneticare».

REPLICA VELTRONI – A Berlusconi ha replicato il segretario del Pd Walter Veltroni: «Chi dice questo è la stessa persona che parlava due anni fa da un palco in piazza San Giovanni contro il governo Prodi».

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21 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_ottobre_21/dalema_brunetta_insulti_03d12a6e-9f96-11dd-b0d4-00144f02aabc.shtml

Firenze, 7 arresti per archivi paralleli. Coinvolti agenti e investigatori privati

Dal suicidio di un poliziotto a Empoli ai dossier illegali. Manette all’ex responsabile security della Gucci. Stesso pm dell’affaire Telecom-Tavaroli. L’accusa è “accesso abusivo ai sistemi informatici”

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Firenze, 7 arresti per archivi paralleli Coinvolti agenti e investigatori privati

A sinistra, il pm fiorentino Ettore Squillace Greco

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FIRENZE – Curiosavano negli archivi ufficiali per creare dossier illegali. Lo scandalo delle intercettazioni alla Telecom si ripete a Firenze. L’ex responsabile della security del Gruppo Gucci insieme a quattro titolari di agenzie di investigazioni private e a un paio di loro collaboratrici, sono stati arrestati per “accesso abusivo ai sistemi informatici”. Perquisite anche le abitazioni di due poliziotti e due carabinieri in servizio a Firenze e di un finanziere che lavora a Latina. Un’indagine fotocopia dell’affaire Telecom-Tavaroli: come a Milano, anche a Firenze, al vertice dell’organizzazione, c’era l’ex capo della security di una grossa azienda insieme a un gruppetto di investigatori privati. E’ lo stesso anche il pm che indaga, Ettore Squillace Greco, titolare dello stralcio fiorentino dell’inchiesta lombarda.

E c’è un altro punto di contatto tra le due indagini, anche se gli inquirenti ci tengono a precisare che le inchieste sono distinte. La Procura di Firenze ha aperto l’inchiesta sulle indagini illegali in Toscana in seguito al suicidio, due anni fa, di un poliziotto che si tolse la vita a Empoli due giorni prima che scattassero gli arresti della magistratura lombarda per l’inchiesta su Giuliano Tavaroli, ex capo della security Telecom, ed Emanuele Cipriani, titolare dell’ex agenzia fiorentina di investigazioni private Polis. “Anche quel poliziotto di Empoli – dissero poi gli investigatori – aveva rapporti stretti con un investigatore privato”.

Le ipotesi di reato contestate ai sette arrestati stamane in Toscana – cinque in carcere, due ai domiciliari – sono corruzione, rivelazione di segreti d’ufficio e accesso abusivo ai sistemi informatici. Ventidue le perquisizioni ordinate, 20 a Firenze, una a Milano e una a Roma. Agenti anche nelle sedi della Gucci a Roma e Milano.

Gli accusati sono Luigi Martini, 48 anni, di Frosinone ma residente a Carmignano (Prato), titolare della Sia, una delle agenzie di investigazione al centro dell’inchiesta; Carlo Del Bo, 44 anni, di Milano, responsabile della security del Gruppo Gucci fino al maggio 2007; Patrizia Ceramelli, fiorentina, 40 anni, impiegata della Sia. Le due sorelle Elena Baldini e Patrizia Baldini, di 45 e 42 anni, due collaboratrici di Martini, che sono agli arresti domiciliari. Gli altri due arrestati sono Silvio Russo, fiorentino, 57 anni, titolare dell’agenzia di investigazioni Kim, e Paolo Ciani, fiorentino, 45 anni, titolare della omonima agenzia di investigazioni.

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21 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/firenze-indagini-illegali/firenze-indagini-illegali/firenze-indagini-illegali.html?rss

CLIMA – Sarkozy alza toni dello scontro: “Irresponsabile e drammatico dire no”

Il presidente francese: “La situazione ambientale non migliora solo perché c’è la crisi andremo avanti contro il riscaldamento globale anche a maggioranza qualificata”

Ma Berlusconi rilancia il muro contro muro: “Piano irragionevole, non possiamo fare i Don Chisiciotte”

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Il presidente francese Nicolas Sarkozy

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PARIGI – Il presidente francese Nicolas Sarkozy alza il tono dello scontro con l’Italia sulla lotta ai cambiamenti climatici. “Abbandonare il pacchetto dell’Unione Europea è irresponsabile e drammatico”, ha detto Sarkozy, presidente di turno dell’Unione europea. “La situazione ambientale del mondo – ha aggiunto il capo dell’Eliseo – non è migliorata in conseguenza della crisi finanziaria. Il pacchetto è fondato sulla convinzione che il mondo va incontro alla catastrofe se continua a produrre nelle stesse condizioni. Non vedo alcuna argomentazione che mi dica che il mondo va meglio dal punto di vista ambientale solo perché c’è la crisi economica”.

Nessun potere di veto. La Francia, e dietro di lei i maggiori “soci” dell’Unione, sono talmente determinati a non cedere su questo punto che Sarkozy ha messo in chiaro oggi che anche l’arma del veto brandita dall’Italia è una minaccia spuntata. Il pacchetto legislativo su clima ed energia, ha chiarito, sarà approvato a dicembre come previsto con la procedura di “codecisione”, vale a dire a maggioranza qualificata in Consiglio Ue e con un compromesso con il Parlamento europeo. Un modo per dire a Roma (Berlusconi nei giorni scorsi vantava di aver ottenuto che si andasse avanti solo in caso di unanimità) che volendo esistono margini per strappare qualche miglioramento e qualche concessione, ma che l’idea di fermare tutto non è proprio in discussione.

La replica della Prestigiacomo. Una vera e propria sfuriata, alla quale in tarda mattinata ha risposto il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo. L’Italia, è stata la replica, non ha alcuna intenzione di fare passi indietro nella lotta al cambiamento climatico, ma non può accettare un pacchetto “chiuso”, deciso senza un reale confronto. In realtà il provvedimento 20-20-20 è stato ampiamente discusso ed emendato dall’Europarlamento e l’Italia ha già ottenuto ampi sconti rispetto alla cornice generale degli impegni. “Di drammatico – ha aggiunto il ministro – c’è la situazione economica e la rigidità di posizioni che rischia, questa sì, di non far raggiungere l’accordo che tutti auspichiamo”.

L’insistenza di Berlusconi. A dare manforte alla Prestigiacomo ci ha pensato poi lo stesso Silvio Berlusconi. “Non possiamo noi, il paese più manifatturiero d’Europa con la Germania – ha detto il premier – caricarci di un costo che deprimerebbe la nostra economia in un momento di crisi come questo”. Il provvedimento sul clima in discussione a livello europeo, ha aggiunto, “così come è stato presentato è irragionevole” e “noi non possiamo fare i Don Chisciotte”.

Aperture Ue, ma alla Polonia. Sarkozy stamane ha concesso che l’Unione Europea “deve mostrare flessibilità per trovare un accordo sugli obiettivi del piano sul clima”, ma la sua apertura sembra rivolta più all’opposizione che arriva dai paesi dell’Est (Polonia in testa) che non all’Italia. “Capisco le preoccupazioni di alcuni nostri partner”, ha detto il presidente di turno Ue osservando che “ci sono alcune economie che puntano al 95% sul carbone e non li possiamo mettere in ginocchio. Bisognerà trovare delle linee di flessibilità nel rispetto degli obiettivi e del calendario”.

Il nodo cinese. Il ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli ha ricordato poi che dal punto di vista di Roma c’è “un problema di fondo”. “Se gli Usa in primis, ma anche altri paesi come Cina e India, non fanno parte della partita, non si riuscirà mai a raggiungere questi obiettivi” di contenimento delle emissioni, ha sostenuto mostrando ancora una volta un approccio diametralmente opposto a quello europeo. La questione per Sarkozy va infatti rovesciata completamente. Secondo il presidente francese, se non approvasse il pacchetto sulle emissioni, “l’Ue invierebbe il segnale che l’Europa non tiene fede ai suoi impegni, e allora le chance di convincere gli altri sarebbero vicine allo zero”. L’Europa, ha detto ancora il capo dell’Eliseo parlando con foga, “è all’appuntamento con la storia, lo fallirebbe se ripensassimo i nostri obiettivi e il calendario”.

Parte il tavolo tecnico. Per capire se un’intesa malgrado tutto è possibile bisognerà attendere l’esito del “tavolo tecnico” richiesto ieri al Consiglio dei ministri dell’Ambiente dall’italiana Stefania Prestigiacomo per verificare ulteriormente i costi del pacchetto 20-20-20. Il confronto, ha chiarito Barbara Helfferich, la portavoce del Commissario europeo all’Ambiente Stavros Dimas, prenderà il via la prossima settimana attraverso “discussioni tecniche tra le autorità italiane e la Commissione europea”.

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/ambiente/clima-vertice-ue-2/sarkozy-drammatico/sarkozy-drammatico.html?rss

SENTENZA STORICA – L’Armadio della Vergogna spalancato, Berlino risarcirà per le stragi naziste

La Cassazione respinge il ricorso tedesco

Stragi naziste, 'Germania risarcisca' La Cassazione condanna Berlino Herman Goering passa in rassegna le truppe responsabili della strage di Civitella

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La Germania dovrà pagare i danni civili provocati alle vittime della strage nazifascista di Civitella, Cornia e San Pancrazio del 29 giugno del ’44. Lo ha stabilito la prima sezione penale della Cassazione che ha respinto il ricorso della Repubblica federale di Germania che chiedeva l’immunità ancorandosi alla Convenzione di Vienna del ’61 e al Trattato nazionale di pace stipulato con l’Italia. Una decisione che in realtà non riguarda soltanto le 203 vittime del nazismo della strage del ’44 ma che apre la strada a circa 10.000 cause di vittime del nazismo.
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E infatti l’avvocato dei familiari e delle vittime della strage parla di «risultato storico». Roberto Alboni, legale di alcuni familiari delle vittime della strage di Civitella, commenta il verdetto a caldo e non nasconde la grande soddisfazione: «È stata una battaglia lunga – dice – ma oggi la soddisfazione è enorme».
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La sentenza della Suprema Corte non ha precedenti nella giurisprudenza. Ha infatti respinto il ricorso presentato dalla Repubblica Federale di Germania contro la sentenza della Corte d’appello militare di Roma che ha condannato lo Stato a pagare i danni alle parti civili costituite nei processi per gli eccidi nazisti. I giudici della prima sezione penale della Cassazione hanno emesso il verdetto dopo diverse ore di camera di consiglio e hanno di fatto condiviso le conclusioni del sostituto procuratore generale Roberto Rosin che aveva chiesto di respingere il ricorso e confermare la condanna della Germania «in solido» con l’ex sergente Max Josef Milde.

https://i0.wp.com/www.romacivica.net/anpiroma/dossier/partgimpiccati.jpgPartigiani impiccati in Toscana

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Milde è stato condannato all’ergastolo, nel dicembre 2007, per la strage dei comuni di Civitella, Cornia e San Pancrazio in provincia di Arezzo, dove il 29 giugno 1944 i nazisti uccisero 203 persone tra uomini, donne e bambini. Tra le vittime anche il parroco di Civitella, don Alcide Lazzari, al quale è stata poi conferita la medaglia d’oro al valore civile. Alcune delle donne vennero anche violentate prima di essere uccise. Già i magistrati militari, oltre a condannare Milde, hanno previsto per i nove familiari costituiti parte civile nel processo un risarcimento complessivo di un milione di euro. Si tratta dei parenti di due soltanto delle oltre 200 vittime. La sentenza, inoltre, dispone che dell’obbligo di risarcire le parti civili rispondano «in solido» sia l’imputato sia lo stato tedesco.Contro questo principio di responsabilità congiunta, la Germania si era appellata alla Cassazione. Che però gli ha dato contro. Il cosiddetto “armadio della vergogna” è stato definitivamente aperto.

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Per il presidente della Regione Toscana, Claudio Martini è «una sentenza di straordinaria importanza, che sancisce un principio fondamentale: l’esigenza insopprimibile della giustizia per le vittime di crimini come quelli perpetrati dai nazifascisti nel corso dell’ultima guerra deve prevalere anche sulla ragion di stato e sulle convenienze diplomatiche».

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Pubblicato il: 21.10.08
Modificato il: 21.10.08 alle ore 19.45

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fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80147

Università, cortei e blocchi Tafferugli. con la polizia a Milano / La Gelmini si ‘confessa’

Continua la mobilitazione degli studenti contro la riforma Gelmini e la Finanziaria
Invasa la stazione a Bologna. Oltre 40 mila in corteo a Firenze. Lettera a Napolitano

Famiglia Cristiana: “Classi ponte? No, classi ghetto. Odore di apartheid”

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Università, cortei e blocchi Tafferugli con la polizia a Milano

Gli scontri a Milano

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ROMA – Scendono in strada in migliaia gli studenti universitari contro la Gelmini. Invadono le strade, bloccano le ferrovie, occupano i rettorati. A Milano sono scoppiati tafferugli con la polizia; bloccata la stazione ferroviaria a Bologna; oltre 40 mila attraversano Firenze in corteo; mille in assemblea alla Statale; lezioni in stada a Genova. E per l’inaugurazione dell’anno accademico al Politecnico di Milano, il 3 novembre, alla presenza del ministro all’Istruzione Mariastella Gelmini, gli studenti hanno annunciato “cose incontrollabili”.

Scontri con la Polizia a Milano.
Un migliaio di studenti ha tentato di irrompere nella stazione delle Ferrovie Nord di Piazzale Cadorna. I carabinieri hanno usato manganelli e fumogeni per respingere l’assalto. “Abbiamo un filmato – spiegano i manifestanti – in cui si vede un carabiniere colpire con una manganellata e un calcio un ragazzo caduto a terra durante gli scontri”. Il bilancio è di tre feriti (due alla testa e uno al volto) e tre contusi. Improvvisato un sit-in per bloccare il traffico nelle vie circostanti la stazione. Lo slogan ripetuto è: “La vostra crisi non la pagheremo noi”.

“Classi ponte? No, classi ghetto”. Anche Famiglia Cristiana critica le classi per immigrati. In un editoriale che apparirà nel settimanale dei Paolini in edicola domani, è scritto: “Si dice classi ponte, si legge classi ghetto. Il problema dell’inserimento degli stranieri a scuola è reale, ma le risposte sono criptorazziste. Chi pensa a uno sviluppo separato in Italia, sappia che quel concetto in altra lingua si chiama apartheid, andata in scena in Sudafrica per molti anni”.

Ferrovia bloccata. Bloccata dai ragazzi dei collettivi universitari la stazione di Bologna. Dopo essere scesi in corteo per via Indipendenza, gli studenti sono entrati nella stazione ferroviaria e hanno occupato i primi tre binari. Al grido di “noi la crisi non la paghiamo”, circa 600 ragazzi hanno bloccato per una decina di minuti il traffico ferroviario alzando striscioni, fumogeni e petardi. Poco prima, un centinaio di ragazzi avevano fatto irruzione nel Rettorato gridando “vergogna, vergogna”, e rumoreggiando con tamburi e fischietti.

Cortei e assemblee.
Oltre 40 mila per la questura, almeno il doppio per gli organizzatori, manifestano in centro a Firenze. “L’università pubblica non si tocca, la difenderemo con la lotta”, scandiscono i manifestanti in corteo. Non sono mancati insulti al ministro della pubblica istruzione Gelmini. Corteo anche a Napoli: in mille sfilano per le strade della città. In testa, uno striscione con la scritta: “Fuori Confindustria da scuole e università”.

Studenti da Napolitano.
Una delegazione di studenti ha incontrato nello studio del Rettore dell’università La Sapienza di Roma il presidente della Repubblica. A nome di studenti, dottorandi e precari della ricerca, hanno consegnato a Giorgio Napolitano una lettera nella quale chiedono al presidente di “prendere posizione, affinchè il carattere pubblico della formazione non venga definitivamente dismesso”.

Lezioni in strada a Genova.
Assemblea anche nelle università di Cagliari, all’Aquila, a Parma, Pavia e Perugia. A Palermo, dopo il corteo di ieri di 15.000 studenti, una nuova manifestazione si è snodata attraverso le strade della città a conclusione delle assemblee organizzate in tutte le 12 facoltà. Lezioni di Lettere in strada a Genova; assemblea alla facoltà di Lingue straniere.

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21 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-2/mobilitazione/mobilitazione.html

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“Le classi separate? Non ci saranno
Solo corsi di lingua il pomeriggio”

Il ministro si confessa a Donna Moderna: “Mi sono sentita aggredita, quando senti ‘La Gelmini mangia i bambinì resti molto male sul piano umano”. Famiglia Cristiana attacca: “No alle classi ghetto”

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Roma, 21 ottobre 2008 – La frase ‘protestino pure’? “Io non l’ho mai detta. Le ragioni della protesta mi interessano, so fare autocritica, mi va bene il confronto anche quando è aspro”. Lo afferma il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, in un’intervista a ‘Donna Modernà, il settimanale diretto da Patrizia Avoledo e Cipriana Dall’Orto, che la pubblica nel numero in edicola da giovedì 23 ottobre. “Sono una donna determinata -aggiunge Gelmini- non una panzer ottusa”.

“Non ho mai pianto, ma non sono momenti facili. Mi sono sentita aggredita”, prosegue la Gelmini che sottolinea: “Quando dicono che vuoi distruggere la scuola o ‘La Gelmini mangia i bambinì resti molto male sul piano umano. Ti chiedi dove hai sbagliato. Per fortuna ero preparata: sapevo che era una poltrona scomoda”. Il ministro dice poi: “Voglio avere figli in futuro. E li iscriverò a una scuola pubblica di qualità”.

Gelmini interviene quindi sulla questione delle classi separate per i bambini stranieri: “Il razzismo non c’entra, qui si tratta di integrazione. Un bambino piccolo, se non sa la lingua, impara subito. Ma uno di 10 anni, appena arrivato in Italia, resta indietro e crea una classe a due velocità. Allora: la mattina i bambini che non sanno l’Italiano stanno in classe con i compagni e nel pomeriggio fanno corsi intensivi di lingua”.

Agli insegnanti il ministro dice infine: “So che guadagnano poco e hanno perso status. Io ne voglio meno ma più pagati. Punto a dare, nel 2012, un premio di settemila euro annui al 40 per cento degli insegnanti, i migliori”.

L’ATTACCO DI FAMIGLIA CRISTIANA

Famiglia cristiana attacca la proposta delle classi-ponte per i bambini immigrati, che definisce ‘’classi-ghetto’’, e addita la mozione approvata come ‘’il primo provvedimento razziale del Parlamento’’. ‘’La mozione fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione’’, scrive il settimanale, per il quale ‘’la ‘fantasia padana’ non ha più limiti, né pudore’’.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/10/21/127135-classi_separate_saranno.shtml

TARANTO – A 13 anni ha il tumore da fumo: «E’ la diossina»

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La storia Le nuove cifre dell’Ines: qui si produce il 92% del «veleno» italiano. Gli ambientalisti contro l’Ilva che si difende: siamo in regola

Il medico: “Mai visto un caso così”. Industrie, Taranto città più inquinata dell’Europa occidentale.
Tre mamme con il latte contaminato, cinque adulti con il livello più alto del mondo, 1.200 pecore da abbattere

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DALL’NVIATO DEL CORRIERE

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TARANTO — Tre anni fa, S. aveva 10 anni. E senza aver mai fumato una sigaretta in vita sua era già conciato come un fumatore incallito. Un caso simile, Patrizio Mazza, primario di ematologia all’ospedale «Moscati» di Taranto, non l’aveva mai visto. E nemmeno la letteratura medica internazionale lo contempla. Anche a cercare su Internet, la risposta è negativa: « No items found ». Per questo, Mazza temeva di avere sbagliato diagnosi. Invece no. Quel bimbo aveva proprio un cancro da fumatore: adenocarcinoma del rinofaringe. Come tanti altri tarantini, specie quelli del Tamburi, «il quartiere dei morti viventi».

A Bruxelles forse ancora non lo sanno, ma Taranto è la città più inquinata d’Italia e dell’Europa occidentale per i veleni delle industrie. L’inquinamento di Taranto, infatti, è di fonte civile solo per il 7%. Tutto il resto, il 93%, è di origine industriale. A Taranto, ognuno dei duecentomila abitanti, ogni anno, respira 2,7 tonnellate di ossido di carbonio e 57,7 tonnellate di anidride carbonica. Gli ultimi dati stimati dall’Ines (Inventario nazionale delle emissioni e loro sorgenti) sono spietati. Taranto è come la cinese Linfen, chiamata «Toxic Linfen», e la romena Copša Miça, le più inquinate del mondo per le emissioni industriali.

Ma a Taranto c’è qualcosa di più subdolo. A Taranto c’è la diossina. Qui si produce il 92% della diossina italiana e l’8,8% di quella europea. «In dieci anni — dice Mazza — leucemie, mielomi e linfomi sono aumentati del 30-40%. La diossina danneggia il Dna e un caso come quello di S. è un codice rosso sicuramente collegato alla presenza di diossina. Se nei genitori c’è un danno genotossico non è in loro che quel danno emerge, ma nei figli».

Tre mamme il cui latte risulta contaminato dalla diossina, cinque adulti che scoprono di avere il livello di contaminazione da diossina più alto del mondo, 1.200 pecore e capre di cui la Regione Puglia ordina l’abbattimento, forti sospetti di contaminazione nel raggio di 10 chilometri dal polo industriale (con i monitoraggi sospesi perché sempre «positivi ») sono, più che un allarme, una emergenza nazionale. La diossina si accumula nel tempo e a Taranto ce n’è per 9 chili, il triplo di Seveso (la città contaminata nel 1976). Ma sono sette le sostanze cancerogene e teratogene che, con la diossina, colpiscono Taranto come sette piaghe bibliche.

Mentre però a Bruxelles e a Roma (e a Bari, sede della Regione) si discute, Taranto viene espugnata dalla diossina. Basta dare un’occhiata, oltre che ai dati Ines, ai limiti di emissione, il cuore del problema. Il limite europeo è di 0,4 nanogrammi per metro cubo. Quello italiano, di 100 nanogrammi. «Un vestito su misura per l’Ilva di Emilio Riva», dicono le associazioni ambientaliste. «Siamo in regola e abbiamo anche investito 450 milioni di euro per migliorare gli impianti», replica l’Ilva, che l’anno scorso ha realizzato utili per 878 milioni, 182 milioni in più dell’anno prima e il doppio del 2005.

L’Europa però è dal 1996 che ha fissato il limite di 0,4 nanogrammi. L’Inghilterra, per esempio, si è adeguata. E la Germania ha fatto ancora meglio: 0,1 nanogrammi, lo stesso limite previsto per gli inceneritori.

Nel 2006, Ilva e Regione Puglia hanno anche firmato un protocollo d’intesa, ma con scarsi risultati. La «campagna di ambientalizzazione» procede a rilento e sembra che l’Ilva intenda concluderla nel 2014, proprio quando scadrà il Protocollo di Aarhus, recepito anche dall’Italia, che impone ai Paesi membri di adottare le migliori tecnologie per portare le emissioni a 0,4-0,2 nanogrammi.

Eppure a Servola, Trieste, acciaierie «Lucchini», per risolvere il problema è bastato un decreto del dirigente regionale Ambiente e Lavori pubblici, che ha imposto al siderurgico, pena la chiusura, di rispettare i limiti europei. In due anni, grazie anche alle pressioni della confinante Austria, il miracolo: dalla maglia nera, in tandem con Taranto, Servola è diventata un centro di eccellenza, con la diossina abbattuta fino al teutonico limite di 0,1 nanogrammi.

Certo, con una legge regionale, o con un decreto come quello friulano, si eviterebbe anche il referendum sull’Ilva, giudicato ammissibile dal Tar di Lecce e sicura fonte di drammatiche spaccature fra i 13 mila dipendenti del siderurgico.
Invece c’è soltanto una delibera del consiglio comunale di Taranto che chiede timidamente alla Regione «di fare come in Friuli».
Ma la Puglia non confina con l’Austria. Al di là del mare, c’è l’Albania.

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Carlo Vulpio
21 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_21/fumo_diossina_3e4495ce-9f40-11dd-b0d4-00144f02aabc.shtml