Archivio | ottobre 27, 2008

FAMIGLIA CRISTIANA: SI DICE “CLASSI PONTE”, LEGGASI “CLASSI GHETTO”

RISPOSTE SBAGLIATE A PROBLEMI REALI DI INSERIMENTO DEGLI STRANIERI

.

Per il ministro Gelmini le “classi di inserimento” per bambini immigrati «non sono un problema di razzismo, ma un problema didattico». Per Alessandra Mussolini, presidente della Commissione parlamentare per l’infanzia, sono «un provvedimento di stampo razzista».

.

La Lega cavalca l’onda e va all’arrembaggio dell’immigrato. La “fantasia padana” non ha più limiti, né pudore. Prima le impronte ai rom, poi il permesso a punti e i 200 euro per il rinnovo, poi l’impedimento dei ricongiungimenti familiari, e ora una mozione, avanzata a sera tardi in Parlamento, per le classi differenziali, col pretesto di insegnare l’italiano agli stranieri. Il problema dell’inserimento degli stranieri a scuola è reale, ma le risposte sono “criptorazziste”, non di integrazione.

Chi pensa a uno “sviluppo separato” in Italia, sappia che quel concetto in altra lingua si chiama “apartheid”, andata in scena in Sudafrica per molti anni: autobus, cinema e scuole separati. L’onorevole Casini ha parlato di proposta vergognosa: «Di questo passo, andrà a finire che ai bambini delle classi separate cuciranno sul vestito la lettera “i” come immigrato». E il Secolo d’Italia, quotidiano di An, nel tentativo di frenare la Lega, ha scritto: “Scordatevi l’apartheid”.

La questione dell’italiano è solo una scusa. Tutti sanno che le cosiddette “classi di inserimento” non sono efficaci. I risultati migliori si ottengono con classi ordinarie e con ore settimanali di insegnamento della lingua. In Italia questo, in parte, avviene. Lo prevedono le “Linee guida” (2006) dell’allora ministro Moratti per l’accoglienza degli alunni immigrati, approvate anche dalla Lega. C’è un progetto che prevede un finanziamento di 5 milioni di euro per insegnare tre diversi livelli di lingua italiana. Il Governo potrebbe rispolverarlo e far cadere (per amor di patria) la prima “mozione razziale” approvata dal Parlamento italiano. Oppure, guardare a esperienze come a Firenze dove un pulmino passa a prendere i bambini stranieri a scuola, li porta ai corsi d’italiano e poi li riporta in classe.

La mozione, poi, va letta fino in fondo. Prevede che i bambini immigrati, oltre alla lingua italiana, debbano apprendere il «rispetto di tradizioni territoriali e regionali», della «diversità morale e della cultura religiosa del Paese accogliente», il «sostegno alla vita democratica» e la «comprensione dei diritti e dei doveri». Qualcuno sa dire come spiegarlo a un bambino di 5-6 anni, che deve ancora apprendere l’italiano?

Se l’integrazione è un bene (tutti la vogliono), dev’essere interattiva. E allora, perché non insegniamo agli alunni italiani il rispetto delle “tradizioni territoriali e regionali” degli immigrati? Ha detto bene il cardinale Scola: «I buoni educatori devono saper favorire l’integrazione tra le culture, che è una ricchezza per tutti». Il rischio, altrimenti, è una società spaccata in due, di cui una con meno diritti dell’altra.

Alle difficoltà reali si risponde con proposte adeguate, come s’è fatto col maestro di sostegno. In Italia non abbiamo più classi speciali per portatori di handicap, ci sono scuole dove sordi e muti stanno insieme a chi parla e sente. La mozione approvata dal Parlamento fa scivolare pericolosamente la scuola verso la segregazione e la discriminazione. Si dice “classi ponte”, ma si legge “classi ghetto”.

Negli anni Sessanta, quando bambini napoletani, calabresi o siciliani andavano a scuola a Novara, nessuno s’è sognato di metterli in una “classe differenziale” perché imparassero italiano, usi e tradizioni del Nord, né di far loro dei test d’ingresso. Perché ora ci pensa il novarese Cota?

.

fonte:  http://www.sanpaolo.org/fc/0843fc/0843fc03.htm

Iraq, attacco Usa finisce in Siria: otto civili morti

Casa bombardata in un villaggio libanese di Baalbek, confine con la Siria, foto Epa-Ansa
.

Attacco americano in Siria: otto persone sono morte a causa dell’attacco sferrato da elicotteri Usa contro una località siriana al confine con l’Iraq. Il governo di Damasco ha definito l’attacco Usa un «crimine di guerra» ed ha chiarito che tutte le otto vittime sono civili.

L’attacco, condotto con quattro elicotteri, è avvenuto a Sukkariyeh, nei pressi della città di Abu Kamal, a soli otto chilometri dal confine iracheno. Gli elicotteri americani hanno attaccato un edificio civile in costruzione uccidendo gli operai. L’area dell’attacco si trova nei pressi della città irachena di Qaim, considerata uno nodo di passaggio per combattenti, armi e denaro diretti in Iraq a favore della guerriglia sunnita.

Gli Usa inizialmente hanno negato il loro coinvolgimento «nell’incidente in Siria», poi un responsabile americano che ha chiesto l’anonimato ha ammesso il raid, aggiungendo pure che è stato «un
successo» nella lotta contro i combattenti stranieri che operano in Iraq.

Dura la reazione della stampa siriana che ha criticato l’amministrazione di George W. Bush. Per al Baath, organo di stampa dell’omonimo partito al potere, il presidente americano «mentre si accinge a lasciare la Casa Bianca…sembra insistere nel commettere follie politiche».

Condanne per l’episodio sono arrivate anche dall’Iran e dal Libano. La Repubblica islamica, ha detto un portavoce, «condanna ogni aggressione e violazione della sovranità nazionale dei Paesi o ogni aggressione militare che porti all’uccisione di persone innocenti». E il premier libanese, Fuad Sinora, parla di «inaccettabile violazione della sovranità siriana».

.
Pubblicato il: 27.10.08
Modificato il: 27.10.08 alle ore 17.20

fonte:

AMBIENTE – “La nuova era può iniziare nel 2015”: Da Greenpeace la tabella di marcia anti CO2

Nel nuovo rapporto “Energy Revolution: A Sustainable World Energy Outlook”
“Con la rivoluzione energetica si possono risparmiare 14mila miliardi”

https://i1.wp.com/oceans.greenpeace.org/raw/image_full/it/foto-e-video/whaling-01.jpgUn gommone di Greenpeace in azione

.

di ANTONIO CIANCIULLO

.

NEL 2015, quando quasi tutti i progetti energetici proposti dal governo italiano (dal nucleare alla carbon sequestration) saranno ancora in fase d’incubazione, il mondo potrebbe già vivere l’inizio di un’era diversa. Un’era che potrebbe migliorare non solo la vivibilità del pianeta ma anche lo stato di salute, assai precario, dell’economia globale. E’ quanto afferma il nuovo rapporto Energy Revolution: A Sustainable World
Energy Outlook
, presentato oggi da Greenpeace International ed EREC (European Renewable Energy Council).

Secondo questo studio la rivoluzione energetica pulita permetterebbe di risparmiare circa 14 mila miliardi di euro nella spesa in combustibili fossili, oltre a sostenere l’occupazione a livello mondiale. Oliver Schäfer, direttore di EREC, ha dichiarato che “il mercato globale delle fonti rinnovabili può continuare a crescere a tassi con due cifre. Fino al 2050, superando le dimensioni attuali del mercato delle fonti fossili. Oggi il mercato delle rinnovabili vale 70 miliardi di dollari all’anno e raddoppia ogni tre anni”.

Per arrivare a questi risultati il team di esperti che ha redatto il rapporto ha ipotizzato uno scenario virtuoso: il picco delle emissioni di anidride carbonica verrebbe raggiunto al 2015 in modo da permettere alla concentrazione di C02 di scendere del 60 per cento sotto i livelli attuali nel 2080. E’ esattamente quello che i climatologi considerano necessario per mantenere il riscaldamento del pianeta a livelli accettabili.

Per arrivarci la ricetta di Greenpeace propone interventi in tutti i campi. Edilizia: case molto isolate (si abbattono i consumi fino all’80 per cento), con pannelli solari termici per l’acqua calda, impianti fotovoltaici per l’elettricità e pompe di calore. Trasporti: grande spazio al ferro, limiti di emissione rigorosi per le auto, carburanti a minor impatto ambientale. Produzione elettrica: con il business as usual i costi raddoppierebbero al 2020, la rivoluzione pulita puntando sull’efficienza e sulle fonti rinnovabili permetterà di contenere il prezzo del chilowattora oltre alle emissioni serra (è una proiezione su scala globale dello scenario californiano).

Secondo i calcoli di Greenpeace gli extracosti per il carbone da oggi al 2030 arrivano a 15,9 trilioni di dollari: più degli investimenti necessari a lanciare la rivoluzione energetica basata sull’efficienza e sulle rinnovabili.

.

27 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2007/02/sezioni/ambiente/greenpeace/era-diversa/era-diversa.html?rss

SOTTO ‘DITTATURA’ – Berlusconi: «Basta spot alla Rai». Usigrai: «Un editto»

EVIDENTEMENTE LA RAI NON E’ ABBASTANZA ‘ASSERVITA’

mauro

.

di Silvia Garambois

.

 Silvio Berlusconi
.

«Mi chiedo come fate ad accettare che la Rai – che vive anche grazie alla vostra pubblicità – inserisca i vostri spot dentro programmi dove si diffondono solo panico e sfiducia»: il padrone (ombra) della concorrente Mediaset si è rivolto senza peli sulla lingua agli industriali che aveva ospitato a cena, venerdì scorso, a Villa Madama. Un banale discorso da venditore di spazi pubblicitari… Ma quell’invito a cena Silvio Berlusconi lo aveva fatto in qualità di Presidente del Consiglio, preoccupato per la crisi economica: e poi lo chiamano “conflitto di interessi”.

È passato tutto il week end senza alcuna smentita o rettifica, senza che dai vertici Rai si levasse un sussulto. «Quale sofisticata nuova forma di editto bulgaro dobbiamo attendere per ribellarci?», chiede ora il segretario del sindacato dei giornalisti Rai, Carlo Verna: «La Rai non è la sola ad aver osservato il silenzio nel fine settimana sulle gravi parole non smentite di Berlusconi agli industriali, invitati a non investire in spot sul servizio pubblico radiotelevisivo. Spero che passando oggi i tornelli i vertici Rai si sveglino». Verna dà l’affondo anche contro l’opposizione: «In azienda non lavorano solo giornalisti, che patirebbero le conseguenze di una Rai messa in ginocchio dal libero (o reverenziale?) accoglimento del suggerimento. Ci sono migliaia di lavoratori e qualche centinaio di dirigenti, mi piacerebbe sentire la voce di chi li rappresenta, invece di un silenzio assordante! E i leader delle opposizioni che dicono?».

L’Associazione “Articolo 21” è sul piede di guerra: «La minaccia politica è accompagnata dalla minaccia di sanzioni economiche», ha sostenuto Giuseppe Giulietti, portavoce dell’associazione, annunciando che verranno assunte «le più opportune iniziative in sede internazionale e nazionale. Dalle autorità di garanzia e in particolare dall’autorità dell’antitrust ci attendiamo che, al di là dei formalismi giuridici,vogliano almeno far finta di dare un amichevole buffetto, per carità non oso chiedere di più, al presidente richiamandolo ad una maggiore sobrietà nelle parole e soprattutto nelle azioni». E anche Pd, Udc e Idv sono intervenuti, coniugando la campagna di Berlusconi anti-spot alla Rai, con la nomina del nuovo vertice Rai e del presidente della Commissione di vigilanza.

Per Franco Monaco del Pd, infatti, è un motivo in più per chiedere l’esclusione dal prossimo Cda Rai di «uomini Mediaset, ex parlamentari, o dirigenti di partito». Roberto Rao (Udc) ricorda che «la denuncia di un buco di 40 milioni di pubblicità in meno alla Rai testimonia la crisi delle aziende italiane e qualcuno sembra sollecitare gli imprenditori a non investire in pubblicità sulle reti del servizio pubblico. Per questo è urgente insediare la commissione di Vigilanza Rai ed eleggerne il presidente». E ancora, Felice Belisario, presidente del gruppo Italia dei Valori al Senato, dichiara: «Rafforzare Mediaset e indebolire la Rai: questo l’obiettivo di Berlusconi al quale poco interessa di violare la legge sul conflitto d’interessi. Non è solo una grave scorrettezza ma anche l’ennesimo tentativo di rafforzare le sue società. Per questo giustifica gli italiani che non pagano il canone e continua a boicottare la formazione della Commissione di Vigilanza».

.
Pubblicato il: 27.10.08
Modificato il: 27.10.08 alle ore 16.56

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80332

QUESTA E’ FOLLIA PURA – Rogo doloso in un palazzo a Cinecittà: «Bastardi vi uccidiamo tutti»

Investiti dalle fiamme i balconi del primo e del secondo piano: SFIORATA LA STRAGE

Fiamme, paura, vetture che esplodono nel cuore della notte. Il grido di uno degli incendiari mentre scappava

il fuoco ha fatto saltare una prima auto davanti all'ingresso di una scala, poi sono bruciate anche le altre vicine. Una catena di fuoco che ha prodotto un calore altissimo, tanto da distruggere i cavi elettrici, quelli del telefono, e da rendere inservibili le tubature del gas e dell'acqua. Investiti dalle fiamme i balconi del primo e del secondo piano (Proto)Altre foto qui

.

ROMA – Fiamme, paura, auto che esplodono nel cuore della notte in un parcheggio condominiale in via Libero Leonardi, nel quartiere romano di Cinecittà. Un incendio doloso ha distrutto un’ottantina di vetture in sosta fra i piloni di cemento armato di un complesso residenziale abitato da 160 famiglie, più di 300 persone, ora evacuate. Alle 2.30 della scorsa notte dormivano quasi tutte: il fuoco ha fatto saltare una prima auto davanti all’ingresso di una scala, poi sono bruciate anche le altre vicine. Una catena di fuoco che ha prodotto un calore altissimo, tanto da distruggere i cavi elettrici, quelli del telefono, e da rendere inservibili le tubature del gas e dell’acqua. Investiti dalle fiamme i balconi del primo e del secondo piano.

SCORTI GLI INCENDIARI – Alcuni testimoni hanno visto tre ragazzi scappare via poco dopo l’inizio dell’incendio e uno di loro, descritto come alto e di età apparente intorno ai 25 anni, lo hanno sentito gridare: «Bastardi, vi uccidiamo tutti».

LE INDAGINI – Decine di vigili del fuoco sono accorsi in via Leonardi per spegnere il gigantesco rogo e salvare gli inquilini. In molti sono stati portati al sicuro dai soccorritori: dodici anziani sono stati accompagnati in ospedale per intossicazione da fumo. Tra le persone soccorse c’erano molte persone disabili. Tre sono stati ricoverati in codice giallo, nove in codice verde. Altre venti persone tra cui anche alcuni vigili del fuoco, sono stati medicati sul posto dal personale del 118. Nella vicina parrocchia di San Giuseppe Moscati bersaglio dei piromani due anni fa, alcuni psicologi stanno assistendo gli inquilini evacuati, molte dei quali in preda a crisi di panico e sconforto per aver perso la casa. Un incubo, insomma, sul quale indaga la polizia. Secondo il dirigente del commissariato di polizia Romanina, Antonio Pignataro, «siamo in presenza di un episodio dalle dinamiche particolari. Non si tratta di un semplice piromane: per cospargere di liquido infiammabile un locale lungo 120 metri ci vogliono presumibilmente oltre cento litri di benzina». Intanto Comune e Protezione civile, insieme con la parrocchia della zona, si stanno adoperando per trovare una sistemazione agli inquilini rimasti fuori di casa. Il palazzo di otto piani è infatti agibile, ma molti appartamenti non sono utilizzabili.

.

Rinaldo Frignani
27 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_27/rogo_cinecitta_f2b71fde-a406-11dd-b65a-00144f02aabc.shtml

SCUOLA – Gli studenti sotto al Senato. Cortei in molte città / La mobilitazione continua, ma la Gelmini non cede

Scuola - Foto Ansa - 220*109 - 26-10-07
.
Meno quattro. Mancano quattro giorni allo scadere del decreto Gelmini. Il Senato deve convertirlo in legge entro venerdì (il calendario dell’Aula prevede il voto già mercoledì), altrimenti bisognerà ricominciare tutto daccapo. Magari ascoltando studenti, famiglie, professori. Non proprio la massima vocazione di Berlusconi&co. Preferiscono far di testa loro, si sa, e non ascoltare la protesta che continua a montare, che è arrivata fino alla Normale di Pisa, che lunedì è ricominciata più arrabbiata che mai.

A Roma, migliaia di studenti medi e universitari tornano sotto le finestre di palazzo Madama. A Bari, tornano invece le lezioni in piazza: i docenti, in sintonia con la protesta degli studenti, hanno addirittura concordato con la preside della facoltà di Lettere il calendario delle lezioni di tutta la settimana. A Napoli sfilano altri due cortei, mentre continua ad aumentare il numero di istituti superiori occupati o autogestiti. Lo stesso succede a Milano, dove il studenti, recitano gli striscioni, dicono di essersi presi «solo una piccola parte di ciò che ci spetta». A Trento, infine, ha preso il via lunedì mattina una maratona didattica no stop alla facoltà di Sociologia. Alla protesta partecipano anche i lettori di madre lingua: almeno ottanta di loro, a causa del blocco delle assunzioni previsto dal decreto, rischiano il posto.

Ma il governo e la ministra Gelmini,
nonostante tutto, continuano a far finta di niente. In un’intervista al Corriere della Sera la ministra definisce lo sciopero della scuola in programma per il 30 ottobre «il solito vecchio rito di chi difende l’indifendibile» e si ostina a sostenere che «coloro che protestano, sono alcune migliaia» e che «le facoltà occupate sono pochissime». In ogni caso, secondo la Gelmini, è tutta colpa della sinistra, che «ha perso totalmente il rapporto con chi lavora e ora lo sta perdendo anche con gli studenti. Bisogna dirlo con chiarezza – sostiene la ministra – il disastro dell’istruzione in Italia è figlio delle logiche culturali della sinistra contro il merito e la competitività». A smentirla, ci sono addirittura quelli di Lotta Studentesca, il movimento giovanile di Forza Nuova: «La Gelmini cerca di minimizzare quello che è impossibile minimizzare – dicono – Ciancia del coinvolgimento della protesta di pochi studenti e di sinistra, mentre siamo centinaia di migliaia e di tutte le fasce politiche».

Infine, visto che la Gelmini cita a suo modello niente popò di meno che Barack Obama, Pina Picierno, ministro ombra alle Politiche giovanili, le chiede: «Ma lei il programma di Obama lo ha letto o se lo è fatto raccontare?». Di certo, dice la Picierno, le idee del candidato democratico alla Casa bianca non hanno nulla a che vedere con il suo decreto che «non è una riforma, bensì una operazione contabile che livella il sapere verso il basso e danneggia il sistema pubblico, rendendo il censo un criterio discriminante nell’accesso al sapere».

.
Pubblicato il: 27.10.08
Modificato il: 27.10.08 alle ore 17.48

fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80318

__________________________________________________________________________________________________

Da oggi scioperi, proteste e occupazioni. Il ministro: le mie riforme come quelle di Obama

.

ROMA
Tra i 5 e i 6 mila studenti,
a detta degli organizzatori, stanno manifestando a Roma in un corteo «apolitico» organizzato dalle scuole superiori del IV municipio della città contro la politica del governo in materia di istruzione. Al corteo, partito intorno alle ore 10 da piazza della Repubblica e diretto a piazza Venezia, quindi a piazza Navona, partecipano anche studenti di altri licei della capitale e qualche universitario. Al termine della manifestazione è previsto un sit-in davanti al Senato. Continuano, intanto, le occupazioni: questa mattina è stato occupato l’istituto nautico Marcantonio Colonna per protestare contro l’imminente approvazione del decreto Gelmini.

Nel primo striscione che apre il corteo c’è scritto «IV municipio: giù le mani dalla nostra cultura», ma alla protesta hanno aderito anche studenti di altre scuole della città, che intendono sensibilizzare i cittadini sui provvedimenti del governo sulla scuola. Al corteo, che attraversa il centro di Roma, si stanno unendo altri gruppi di studenti. Circa 200 giovani hanno coperto una parte del percorso in metropolitana, sulla linea A, sono scesi alla stazione Spagna e continuando a scandire slogan, sono passati per via Condotti si sono poi diretti verso piazza Venezia. A Roma da oggi parte anche una settimana di lezioni all’aria aperta, anche in luoghi simbolo della città, per protestare – senza bloccare l’anno scolastico e accademico – contro la riforma Gelmini. Studenti ed insegnanti della facoltà di medicina della Sapienza terranno delle lezioni davanti al Ministero della Pubblica Istruzione mentre a Piazza Farnese si terrà la lezione del docente di Filosofia Roma tre Giacomo Marramao.

Anche a Napoli studenti ancora in piazza per protestare contro la riforma Gelmini. Questa mattina sono due, per il momento, i cortei che stanno sfilando in città. Un primo, autorizzato, è partito poco dopo le 10 in alcune strade del quartiere periferico Ponticelli; un altro, estemporaneo, si è radunato in piazza del Gesù per dirigersi in piazza Municipio. Intanto aumenta il numero di istituti superiori occupati o autogestiti. Lo storico liceo classico Genovesi, in piazza del Gesù, che è stato il primo ad essere occupato, resta il fulcro della protesta.

A Bari, invece, lezioni universitarie in piazza per protestare contro la riforma Gelmini. Stamane a dare il via alle attività, nella centrale piazza Umberto, di fronte all’Ateneo, è stato il prof. Angelo Massafra della facoltà di lettere con una lezione di storia moderna rivolta ad una cinquantina di studenti seduti per terra. Fitto il programma della giornata: in piazza Umberto le attività proseguiranno con una lezione di letteratura inglese tenuta dal prof. Stefano Bronzini e poi, all’ora di pranzo, con una lezione di storia della filosofia contemporanea del prof. Sistetti. I docenti hanno accolto favorevolmente l’iniziativa degli studenti concordando addirittura con la preside di facoltà, Grazia Di Staso, il calendario delle lezioni di tutta la settimana.

Continuano anche  a Palermo le proteste degli studenti contro. Le lezioni sono ancora sospese alla facoltà di Lettere mentre assemblee spontanee sono state promosse nelle altre facoltà. Cortei e sit-in sono stati organizzati dagli studenti degli Istituti superiori. Una manifestazione si sta tenendo davanti alla sede regionale Rai. Mentre un corteo è sfilato stamane lungo via Libertà paralizzando il traffico. Gli studenti della Facoltà di Scienze della Formazione stanno invece tenendo lezione all’aperto in piazza Castelnuovo, di fronte al teatro Politeama. E lezioni di docenti di Ingegneria, Architettura, Medicina, Farmacia e Giurisprudenza si terranno da domani in simultanea in diverse piazze della città.

A Firenze, invece, ci si prepara per una maratona non stop di 24 ore di lezioni, per protestare contro i tagli all’Università. A metterla in atto, a partire da stamani alle 8.30, gli studenti universitari del Polo di Scienze. Le lezioni, che continueranno senza sosta fino alle 8.30 di domani mattina, si svolgono al dipartimento di matematica «Ulisse Dini» e sono visibili anche su Internet sui siti http://www.collettivodiscienze.it e http://www.studentidisinistra. Caffè gratis di notte, per restare svegli, e colazione gratuita per chi riuscirà ad arrivare a domani mattina. Iniziativa simile anche a all’università di Trento, dove la facoltà di Sociologia si appresta a una maratona didattica no stop di protesta contro la legge 133. Un’iniziativa promossa dal Comitato No Gelmini in preparazione della manifestazione di domani mattina che prevede un corteo fino alla sede del Rettorato, in coincidenza con la seduta del consiglio di amministrazione dell’Università. Sempre questa mattina i lettori di madre lingua, con una lezione all’aperto, manifestano davanti al Rettorato contro il blocco delle assunzioni che dovrebbe portare alla perdita del lavoro per circa 80 tra impiegati ed insegnanti di lingua dell’ateneo trentino.

Ma il ministro non cede e, anzi passa al contrattacco: per Maria Stella Gelmini, infatti, lo sciopero contro la scuola del 30 ottobre «è il solito vecchio rito di chi difende l’indifendibile. Dopo, credo che si potrà riprendere a confrontarsi con le riforme. Ovviamente, con chi fa proposte». Quanto ai tagli, Gelmini sottolinea: «bisognava anche riportare tutti alla realtà. Dire che la gestione allegra del denaro pubblico è finita. E dunque, prima si eliminano gli sprechi. Poi, ma soltanto dopo, si potrà reinvestire in qualità. Questo per quanto riguarda la scuola. Per l’università il 2009 non prevede particolari tagli. Qualche problema potrà esserci dal 2010 ma abbiamo tempo sufficiente per discuterne con chi vuol farlo seriamente».

Il ministro nega inoltre che il governo possa essere accusato di razzismo per le classi ponte per immigrati. «L’ambiguità – osserva – è di chi ha tentato come al solito di buttarla sul razzismo. Qualunque genitore che ha un figlio alle elementari conosce il problema rappresentato da chi in classe non sa l’italiano. Un problema didattico, che come tale va risolto: non faremo classi separate, le classi ponte saranno corsi magari pomeridiani di italiano per consentire a chi non lo è di imparare la lingua il più rapidamente possibile».

Si annuncia così una nuova settimana di mobilitazioni. Oggi, domani e mercoledì sono previsti scioperi, autogestioni con pernotto, notti bianche, lezioni all’aperto, a Torino, Perugia, Roma, Firenze, Palermo, Genova. Giovedì 30: manifestazione nazionale a Roma con i docenti, manifestazioni cittadine a Torino, Padova, Palermo, Genova, Firenze».

.

fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scuola/grubrica.asp?ID_blog=60&ID_articolo=824&ID_sezione=255&sezione=News

Bolzano, cresce la destra xenofoba. Svp, in calo, ma resta il primo partito

Elezioni provinciali in Alto Adige, boom dei Freiheitlichen
Sfonda il partito gemello di quello del leader austriaco Joerg Haider

Pdl in calo, Pd in crescita. Veltroni: “Dati smentiscono dichiarazioni premier”

.

Bolzano, cresce la destra xenofoba Svp, in calo, ma resta il primo partito BOLZANO – Svp in cala pur senza perdere il primato. Exploit della destra tedesca, alimenta anche dall’esito delle recenti elezioni svoltesi nelle vicina Austria e in Baviera. Vanno secondo le previsioni le elezioni provinciali in Alto Adige. Con l’Svp che vede diminuire i propri consensi riuscendo, però, a conservare la maggioranza del consiglio (18 seggi) e con i Freiheitlichen – il partito che fu gemello di quello del leader xenofobo d’ Oltrebrennero Joerg Haider – che impennano fino al 14,3% (5 seggi). Primo partito di lingua italiana è il Pdl con l’8,3% e 3 seggi (da soli Fi e An avevano registrato complessivamente nel 2003 l’11,8%). Il Pd è il quarto partito con il 6% e 2 seggi (in crescita dell’1,5%).

“In Alto Adige è nata una nuova Volkspartei – dice il leader dei Freiheitlichen Pius Leitner, ex comandante degli Schuetzen altoatesini – ed il voto sta dimostrando che anche in Alto Adige il popolo è il vero sovrano”. Il voto è stato caratterizzato da un certo astensionismo (-2,3%). Il sindaco di Bolzano Luigi Spagnolli, a capo di una giunta svp-centrosinistra, ha detto che il fenomeno è da attribuirsi allo “spezzettamento” della rappresentanza politica degli italiani, al cui voto ambivano otto partiti.

“Lo ammetto, abbiamo perso, ma hanno perso tutti gli italiani – commenta il presidente di An Alessandro Urzì – Si veda ad esempio il risultato del Pd che ha perso un terzo dei voti dalle ultime politiche”.

Il segretario del Pd Walter Veltroni
parla di risultati “chiari e importanti. Si registra un forte calo del Pdl e una forte crescita del centrosinistra. Questo vuol dire ancora una volta che i dati della realta’ smentiscono le dichiarazioni roboanti e la propaganda di chi e’ al governo”. Mentre il vicesegretario del Pd Dario Fransceschini manda un messaggio al premier: “Berlusconi si ubriaca di sondaggi positivi ma poi sbatte con una realtà diversa”.

Luis Durnwalder, presidente uscente della Provincia di Bolzano, riconosce il successo dei sono i Freiheitlichen, che i ”liberal-nazionali non hanno una filosofia, sono contro e basta ed hanno cosi’ raccolto la protesta e un malcontento che si aggira in tutta Europa, basti vedere il crollo dei popolari in Austria come in Baviera”.

.

27 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/elezioni-bolzano/risultati-adige/risultati-adige.html?rss

SCUOLA E PRECARIATO – Aiutateci a difendere la nostra scuola / La speranza è morta. Resta il dovere

Aiutateci a difendere la nostra scuola

https://i0.wp.com/www.pupia.tv/includes/tiny_mce/plugins/filemanager/files/immagini/6_vari/studenti_protesta2.jpg

.

Siamo alcuni dei tanti studenti che in questi giorni hanno manifestato in piazza. Siamo disperati: non sappiamo più come farci vedere, come far sentire la nostra voce: se occupiamo le scuole l’on. Gelmini si chiede perchè lo facciamo, se scendiamo nelle piazze il nostro presidente Napolitano ci risponde “ma non si può sempre dire no”. Scriviamo a tutti i giornali, mettiamo video su youtube, facciamo nuovi blog, distribuiamo volantini e giornalini, facciamo sit-in e manifestazioni… diteci voi che dobbiamo fare di più.

Vorremmo informare seriamente i cittadini su cosa sta accadendo, su cosa stiamo facendo, ma il telegiornale si occupa di noi in modo molto fugace e le sue informazioni sono a dir poco inutili. Per cosa manifestiamo? ovviamente per il nuovo decreto 137! vorremmo far capire a tutti che se è una settimana che ci rifiutiamo di entrare nelle nostre scuole non è perchè siamo dei nullafacenti patentati ma perchè stiamo combattendo per il nostro diritto allo studio…perchè noi non vogliamo diventare delle capre.Non vogliamo che l’istruzione sia passata come un decreto d’urgenza! Spero tanto in una risposta positiva, noi non ci fermeremo…ma abbiamo bisogno di tutto l’aiuto possibile.

Sofia
.
26 ottobre 2008

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=33563&sez=HOME_SCUOLA

__________________________________________________________________________________________________

https://i1.wp.com/media.panorama.it/media/foto/2007/06/21/482ec7febf661_normal.jpg

La speranza è morta. Resta il dovere

.

Sono un fisico sperimentale, precario, di 31 anni, laureato col massimo dei voti, con un dottorato ormai concluso 4 anni fa, con una buona dose di esperienza e di capacità, con una vita un po’ sospesa tra Perugia e Roma, col desiderio di entrare a far parte a pieno titolo del mondo accademico; perchè? Non perchè sia facile, non perchè sia comodo, non per ottenere privilegi, ma perchè ci credo. Perchè la ricerca scientifica, la dialettica e l’accademia sono, nella mia concezione forse un po’ romantica, l’avanguardia del mondo; l’università italiana ha nella sua natura di istituzione culturale pubblica ed autonoma il potenziale per incarnare questa mia concezione. Non voglio discutere delle storture che per troppo tempo hanno impedito di passare dalla potenza all’atto, nè voglio entrare nel merito, in questa sede, di possibili soluzioni che volgano il sistema nella giusta direzione.

La speranza è morta.
Sono sopraffatto dall’intollerabile comportamento di coloro che non sanno, che ignorano chi sa e chi sa fare; è intollerabile che sistematicamente la competenza sia dismessa in favore dell’improvvisazione; è intollerabile che sistematicamente la consapevolezza sia messa a tacere dall’ignoranza; e soprattutto è intollerabile che questo diventi un comportamento che rappresenta una pseudocultura che ambisce all’istituzionalizzazione di sè. No! Non è accettabile! Eppure, in forza della mia sensibilità professionale al ragionamento quantitativo, non posso non aspettarmi che un moto del genere si annidi in qualsiasi società, perchè non ci si può aspettare che la maggioranza di un popolo sia composta di intellettuali di qualsivoglia tipo o estrazione.

Ciò che tuttavia mi sgomenta è che, da ogni parte, in ogni livello sociale, si sia ormai diffusa l’arroganza degli incompetenti, che vogliono, e spesso con successo, soppiantare i competenti. La speranza è morta. E’ morta perchè il declino culturale alimenta se stesso e non c’è modo, per una minoranza, di invertire la tendenza; c’è bisogno di supporto, che però non può venire da coloro che cercano a tutti costi di farsi strada nonostante la loro scarsa competenza. Il sillogismo è elementare. La speranza è morta. Cosa resta? Il dovere. L’indagine della natura insegna che niente è impossibile, a meno che non vi sia una legge (di natura e non dell’uomo) che espressamente lo proibisca. Quindi non resta altro che fare ciò che si ritiene giusto, continuare a perseguire i propri obiettivi, indipendentemente dal giudizio sulla probabilità di successo.

E’ questo quello che io faccio ormai da tempo: vado avanti quasi come se tutto andasse come dovrebbe, anche se il riscontro è l’esatto contrario. Adesso basta parlare di me; volgiamo per un attimo lo sguardo su una visione d’insieme. Il panorama sembra migliore? Affatto! Tutto avviene nello stesso identico modo; dalle segreterie di partito ai supermercati. Questa società moderna ha ucciso la speranza, e appena se ne vede un barlume c’è subito qualcosa o qualcuno che si adopera per distruggerlo, come se fosse un fastidio, come se ne rimanesse abbagliato. Siamo giunti ad una crisi economica spropositata, e ascolto le soluzioni proposte, magari timidamente accennate, soprattutto da chi in realtà non sa proprio cosa fare: pezze d’appoggio, senza prospettiva, concetti sconnessi, atomizzati come il nozionismo moderno, quello di internet, cui chiunque può accedere con un browser.

Eh no! Troppo facile! Non funziona così! E’ l’ennesima illusione dettata dal delirio d’onnipotenza, come il desiderio di vivere per sempre, o più a lungo possibile, costi quel che costi, senza neppure chiedersi perchè, senza pensare alle conseguenze. E così mi ritrovo ad ascoltare persone che dicono che per uscire dalla crisi economica bisogna aumentare l’età pensionabile, senza che costoro neppure pensino alle inevitabili conseguenze sull’occupazione giovanile; sento parlare di stimolare così l’aumento della produttività. Come puo’ la produttività aumentare mantenendo al lavoro quella che, per natura, che “per fortuna ancora segue delle regole razionali”, è in linea di massima la parte meno produttiva dei lavoratori? Non dico che sia un atto insensato in sè, ma se sconnesso dal resto è, come qualsiasi altra cosa senza raziocinio, più dannoso che altro.

Manca la visione d’insieme, un minimo di lungimiranza che osi spingersi oltre l’interesse immediato che offra una prospettiva di respiro; manca perchè coloro che potrebbero accedervi sono tenuti al margine, perchè danno fastidio, perchè hanno studiato, perchè sono ritenuti dei presuntuosi. Ed anche loro, poi, non senza colpa, si tirano indietro, si sentono impotenti, si sentono offesi, magari a ragione, ma le ragioni personali non dovrebbero anteporsi alla pubblica utilità. Chiunque si sia impegnato nello studio per molti anni, abbia rinunciato ad una fetta di sè per conquistare qualcosa per il suo intelletto, è incredibile l’abbia fatto per interesse personale; quelli che ci riescono, in misura più o meno ampia, hanno di speciale, sostanzialmente, semplicemente una fortuna più o meno ampia. Fortuna che in parte debbono agli altri, in maniera indefinita, perchè sappiamo tutti che se qualcuno di noi ha qualcosa è perchè qualcun altro non ce l’ha.

E allora? Allora non è possibile tirarsi indietro; ne manca il diritto. Perchè quello che si ha è sempre e comunque in parte frutto degli sforzi di qualcun altro. E chi è stato meno fortunato dovrebbe pretendere che costoro mettano le loro capacità e competenze al servizio di tutti, e non invece trattarli come gente superflua, che dà fastidio perchè saccente o prolissa. Dovrebbero pretendere per i propri figli che siano predisposte probabilità di miglioramento di sè maggiori di quelle che hanno avuto loro. Per questo io persevero. Ma perseverare non basta; può bastare ad avere la coscienza pulita, a dire “ho fatto la mia parte”, ma niente di più.

Tuttavia sentir trattare la ricerca, ed attività culturalmente collegate, come mestieri qualunque mi fa star male; chi lo fa, non sa neppure di che cosa si tratta. Fare ricerca richiede dedizione e concentrazione; l’una è quasi indipendente dall’ambiente e dalle condizioni al contorno, almeno finchè si riesce a resistere alle condizioni avverse, ma l’altra no. Non si può restare concentrati sulla soluzione di un problema che può richiedere mesi, o perfino anni, se ogni giorno bisogna preoccuparsi della propria sopravvivenza, dell’inesistenza di prospettive, perchè la mente, per forza di cose, si distoglie, si defocalizza: così non può funzionare. Io sto qui, di fronte a queste parole che ho scritto di getto, con la convinzione che a nessuno interessino e che nessuno le ascolterebbe; eppure resto qui a scrivere, perchè devo, perchè ne ho bisogno.

Avrei altro da fare; ho a breve un concorso e dovrei continuare a prepararmi, ma non me la sento di rinchiudermi dietro il mio interesse personale, che pure è personale solo in parte, perchè vincere il concorso mi permetterebbe di meglio offrire ad altri ciò che è stato dato a me. Scrivere è importante; è inutile leggere ed imparare, acquisire la capacità di governare pensieri complessi se poi non se ne condividono i frutti. Io sono arrabbiato, perchè combatto tutti i giorni per essere ascoltato e troppo spesso vengo ignorato, perchè poi si scopra, magari dopo mesi, che avevo ragione, o che comunque sarebbe stato meglio ascoltarmi e ragionare insieme.

Dopo un po’ ci si comincia a chiedere che utilità abbia parlare, proporre, dire la propria, se poi il metro principe è l’età anagrafica, la posizione lavorativa o qualche forma di simpatia che non leda l’ego di nessuno. Il mio mestiere è fatto di numeri, oggetti e quantità misurabili e misure verificabili; e nonostante questo, non a sorpesa in fondo, si incorre in problemi del genere. Figuriamoci in altri ambienti. Magari è una deformazione professionale, anche se io la definirei una consapevolezza acquisita durante l’esercizio del metodo scientifico, ma la valutazione oggettiva dei dati provenienti dai fatti è l’unica base ragionevole e solida per intavolare una qualsiasi discussione sul da farsi. Invece sembra sempre che dietro ai dati diffusi da chicchessia ci sia un qualche mistero poetico, qualche cosa di inconoscibile o incomprensibile che richiede l’intervento di qualche oracolo che dia loro una forma accessibile ai comuni mortali; non ci può essere opinione, ad esempio, sul bilancio dello stato: è una tabella di numeri, connessi tra loro da regole definite.

Niente di più. Sebbene non tutti conoscano tali regole, non è ragionevole sentire questo o quello contraddire l’altro sui fatti; se ne può dedurre solo che o l’una o l’altra parte, o entrambe, sia in malafede o incompetente di tali regole. Così si parla del nulla ed in favore del nulla, e non cambia mai niente. Vorrei che coloro che non sanno ritrovassero l’umiltà necessaria quantomeno ad ascoltare i consigli di coloro che al contrario sanno, ma questo ad oggi resta un mio desiderio, perchè da nessuna parte io vedo l’invito, o la disponibilità, a fare un passo del genere. Per questo stato di cose esistono delle responsabilità profonde nell’elite intellettuale, troppo spesso solo sedicente, di questo paese, ma ritengo che prima di preoccuparsi di questo, prima che qualcuno si faccia paladino della crociata contro il malvagio colpevole, prima sia il caso di affrontare il problema e cominciare a risolverlo.

Ma questo non sarà. Io non ci credo, perchè la speranza è morta. Resta il dovere. Per cui assumo che si possa fare, assumo perfino che io da solo possa fare qualcosa per ribaltare la situazione, anche se non so che cosa, perchè non ho nessuna alternativa logica. Non mi posso arrendere. Non ne ho il diritto. Oggi si parla molto di concretezza, di proposte attuabili, si denigrano ideologie, anche quando non lo sono; attenzione però che la concretezza poggi su dei fondamenti concettuali non solo degni di questo nome, ma anche ben saldi come solo una cultura scientifica puo’ produrre. Neppure questo io vedo. Taluni dicono cose giuste per il motivo sbagliato e altri dicono cose sbagliate per il motivo giusto, nessuno con i mezzi per produrre soluzioni adeguate; basta con la cultura improvvisata o scimmiottata. Lasciamo fare alla cultura, quella vera, quella che richiede anni di studio, pazienza, lavoro ed esperienza; lasciamole fare la sua funzione: guidare noi tutti verso un mondo migliore, per quanto possibile. L’alternativa la conosciamo già; la stiamo già vivendo; non da oggi, nè da ieri, ma da molti, molti anni.

Tonino
.
26 ottobre 2008

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=33570&sez=HOME_MAIL