Archive | ottobre 28, 2008

Simone Cristicchi racconta a Pavia 30 anni di manicomi

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Domani, nell’ Aula del Quattrocento, serata organizzata dalla redazione di “Inchiostro – Il giornale degli studenti”

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Pavia – “Cronache di un manicomio – i trent’anni della legge 180”. Sarà questo il tema che si affronterà alle 21 di mercoledì 29 ottobre nell’Aula del ‘400 dell’Università di Pavia. Ospiti della serata saranno Simone Cristicchi, noto cantautore italiano, Adriano Pallotta, ex infermiere del Manicomio Santa Maria della Pietà di Roma e Alberto Paolini, ex paziente dello stesso Istituto.

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Simone Cristicchi negli ultimi anni ha lavorato molto intensamente sul tema della follia, realizzando un album un cortometraggio ed un libro ispirati da un viaggio che il cantautore ha svolto per molti manicomi d’Italia, alcuni abbandonati, altri riconvertiti, raccogliendo così testimonianze e spunti di riflessione.

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Adriano Pallotta e Alberto Paolini hanno vissuto in prima persona, da punti di vista opposti, le vicende drammatiche che hanno caratterizzato la vita nei manicomi e racconteranno questa loro esperienza durante la serata.

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Lo scopo dell’iniziativa organizzata dalla redazione di “Inchiostro – Il giornale degli studenti” è quello di ricordare, oltre la figura di Franco Basaglia, tutti i suoi pazienti e seguaci. “Crediamo che a partire dalle Università – commentano gli organizzatori- sia necessario un lavoro di sensibilizzazione nei confronti della salute mentale al fine di poter fornire un’occasione di riflessione sulla percezione della diversità e sulla necessità di ricordare la tragedia dei manicomi”.

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Per aver consentito l’organizzazione della serata “Inchiostro” ringrazia la Commissione Acersat dell’Università di Pavia che ha finanziato l’evento e l’Edisu di Pavia che ha partecipato con un contributo e con il supporto logistico per l’accoglienza degli ospiti nei collegi universitari. L’iniziativa è realizzata con il patrocinio dell’Università degli Studi di Pavia, del Comune e dell’Amministrazione Provinciale.

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fonte: Il Settimanale Pavese, giovedì 23 ottobre 2008

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“Ha presente il proverbio “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare”? Ebbene, non è vero niente; è una grossa mistificazione. Per la persona che non ha, il dire diventa fare. Se c’è di mezzo il mare, è perché il padrone vuole che ci sia. Il mare è alienante.

Invece, tra il dire il fare c’è di mezzo… la gente. Nel momento in cui, all’interno del manicomio c’è una situazione assembleare, comunitaria, il dire è veramente il fare, perché, dicendo, si fa e si progetta, e si progetta in maniera comune, per fare.”

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Da una intervista inedita a Franco Basaglia, che potete leggere qui

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Simone Cristicchi – Ti regalerò una rosa


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Maurizio Costanzo intervista Franco Basaglia

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Giorgio Antonucci, la Psichiatria


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Prenestino, fratelli egiziani picchiati perché «negri»: Denunciati due minori di Tor Bella Monaca

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ROMA (28 ottobre) – Un gruppo di ragazzi tra i 15 e i 17 anni, residenti a Tor Bella Monaca, lo scorso 24 ottobre ha aggredito con calci, pugni e insulti razzisti tre fratelli italiani di origine egiziana (due ragazzi e una ragazza minorenni). L’aggressione è avvenuta al Prenestino, periferia sud di Roma. Ieri la polizia è riuscita a individuare otto ragazzi che sono stati riconosciuti dalle vittime come alcuni degli autori dell’aggressione. Due minori di 16 e 17 anni sono stati denunciati per lesioni, minacce e istigazione all’odio razziale. Il ragazzo di 17 anni, A.C. è considerato il capo del gruppo. E’ stato trovato inoltre in possesso di uno spinello e per questo è stato segnalato alla Prefettura, per violazione della legge sugli stupefacenti. Proprio lui avrebbe affrontato i tre fratelli al grido di «sporco negro» alla fermata di un bus, minacciandoli, per impedire loro di salire a bordo. Si cercano gli altri componenti della banda. Nella baby gang ci sarebbero anche alcune ragazze. Tor Bella Monaca è stata recentemente teatro di aggressioni razziste.

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L’inseguimento e l’aggressione. I ragazzi e il diciassettenne hanno preso l’autobus dove, secondo la ricostruzione della polizia, c’è stato un breve alterco. Tutto sembrava finito lì. Nella zona periferica di Giardinetti, i tre fratelli sono scesi per prendere un treno, sempre seguiti dal ragazzo (che ha telefonato a qualcuno riferendo quanto era successo) e da alcuni suoi amici. Quando i tre fratelli sono scesi dal treno in viale Alessandrino, è scattato l’agguato. Sul marciapiede c’erano altri amici del branco e i due gruppi, davanti ai passanti, hanno insultato con frasi razziste i tre fratelli. Formati due schieramenti hanno costretto le vittime a passarvi nel mezzo. Il capo della banda si è scagliato contro uno dei fratelli di 14 anni e lo ha colpito con calci e pugni al volto e al corpo. Anche il resto del branco si è unito all’aggressione. Fratello e sorella hanno tentato di sottrarlo al pestaggio ma anch’essi sono stati colpiti, mentre il branco incitava il capo urlando «Uccidilo ‘sto negro», «ammazzalo». Gli aggressori poi sono fuggiti.

La vittima è stata medicata al Policlinico Casilino, dove è stato giudicato guaribile in 10 giorni per contusioni e tumefazioni alle ossa nasali ed agli zigomi.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=33656&sez=HOME_ROMA

Somalia: lapidata adultera, un parente la aiuta e nel conflitto a fuoco muore bimbo

Primo episodio del genere a Chisimaio da quando è tornata nelle mani dei ribelli

Sentenza eseguita dalle Corti islamiche. Ma per i familiari non ha ricevuto un processo coranico equo

https://i2.wp.com/farm3.static.flickr.com/2392/1620601527_f18de4903b.jpgUna lapidazione

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CHISIMAIO (SOMALIA) – Miliziani somali fedeli alle deposte Corti islamiche hanno giustiziato in pubblico una giovane donna accusata di adulterio, ricorrendo all’arcaico e macabro metodo della lapidazione: lo hanno denunciato testimoni oculari, secondo cui l’esecuzione è avvenuta nella tarda serata di lunedì a Chisimaio, città portuale situata circa 520 chilometri a sud-ovest di Mogadiscio, davanti a centinaia di spettatori, molti dei quali costretti ad assistervi, parenti della vittima compresi.

LA VITTIMA – La ragazza si chiamava Asha Ibrahim Dhuhulow e aveva 23 anni; tradizionale velo verde sul capo, il volto coperto da un panno nero, è stata condotta sul luogo del supplizio a bordo di un furgone per poi essere massacrata. Ai presenti è stato detto che lei stessa aveva riconosciuto la propria colpa, e accettato il suo crudele destino: ma, al momento di essere trucidata, si è messa a urlare e a divincolarsi, mentre i carnefici la immobilizzavano legandole mani e piedi. A quel punto un congiunto le è corso incontro, tentando di aiutarla, ma gli integralisti di guardia hanno aperto il fuoco per fermarlo, e hanno ucciso un bambino. Secondo i familiari, Asha non ha ricevuto un processo coranico equo: «L’Islam», ha ricordato uno di loro, «non permette che una donna sia messa a morte per adulterio se non sono presentati pubblicamente l’uomo con cui ha avuto rapporti sessuali e quattro testimoni del fatto». I giudici fondamentalisti si sono però limitati a replicare che puniranno in maniera adeguata la guardia responsabile della morte del bimbo. È il primo episodio del genere di cui si abbia notizia in Somalia da due anni: da prima cioè che, alla fine del 2006, le truppe del governo transitorio di Mogadiscio sconfiggessero le Corti islamiche con il determinante appoggio militare dell’Etiopia. I ribelli hanno però intrapreso una guerriglia difficile da contrastare, e lo scorso agosto si sono reimpadroniti di Chisimaio, reimponendovi leggi ispirate alla più vieta concezione dell’Islam; in città, per esempio, è proibita qualsiasi forma di svago perchè considerata blasfema.

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28 ottobre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_ottobre_28/somalia_donna_lapidata_c0a1f5ea-a4e8-11dd-bdb4-00144f02aabc.shtml


Al Senato la protesta anti-Gelmini. Veltroni insiste: «Ritirate il decreto»

Studenti in corteo a Roma per protestare contro la politica del governo in materia di istruzione (Ansa)

Manifestazione a Palazzo Madama alla vigilia del voto sul provvedimento. Gli studenti: «Siamo in 10mila»

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ROMA – Proseguono le proteste, i cortei e le occupazioni degli studenti in molte città italiane in vista dell’approvazione definitiva del decreto Gelmini (leggi il testo del decreto 137), prevista per mercoledì in Senato. A Palazzo Madama la seduta di martedì pomeriggio, chiamata a discutere il provvedimento sulla istruzione e università, si è aperta con la verifica del numero legale chiesta dal senatore del Pd, Costantino Garraffa. Mancando il numero legale il presidente del Senato, Renato Schifani, ha sospeso i lavori per 20 minuti. Sotto la sede del Senato intanto, nonostante il maltempo, sono numerosi gli studenti delle scuole superiori che protestano per dire “no” al decreto che porta la firma del ministro dell’Istruzione. «Siamo in 10.000» ha fatto sapere già in mattinata l’Unione degli studenti. Ai giovani delle superiori si sono uniti nel pomeriggio gli universitari di Roma Tre e della Sapienza.

«IL GOVERNO RITIRI IL DECRETO» – Non solo studenti in piazza. Anche il leader dell’opposizione Walter Veltroni è tornato in queste ore a chiedere al governo di ritirare il decreto Gelmini. «Sarebbe un atto di arroganza andare avanti» ha detto il segretario dei democratici, nel corso di una conferenza stampa alla Camera dopo la riunione del governo ombra e del coordinamento del Pd. «È indice di intelligenza – ha aggiunto Veltroni – fermarsi quando un provvedimento crea tanto conflitto sociale». A due passi da Montecitorio intanto l’incontro tra i parlamentari del Pdl e i giovani del centrodestra. E Maurizio Gasparri ne approfitta per dire che «al Senato il Pdl voterà come previsto e senza alcuna esitazione» e che «il consenso degli studenti a favore della riforma cresce» mentre «quelli che protestano sono una minoranza manovrata dalla sinistra. È una protesta fascio-comunista».

INCONTRO GELMINI-GENITORI – Intorno alle 14.30 si è concluso l’incontro al ministero dell’Istruzione tra Mariastella Gelmini e le associazioni dei genitori accreditate: Movimento italiano genitori (Moige), Coordinamento genitori democratici (Cgd), Associazione genitori (Age), Associazione genitori scuole cattoliche (Agesc). D’altre parte Paola Arduini, insegnante della scuola elementare di Roma ‘Iqbal Masih’ e membro del Coordinamento «Non rubateci il futuro» denuncia di aver chiesto «un incontro ufficiale» al ministro ma senza «ricevere alcuna risposta». Soddisfazione del Moige a conclusione dell’incontro con la Gelmini. «La riforma rappresenta un punto di partenza ottimo per ricostruire tutto il comparto scuola e abbiamo ricevuto dal ministro delle rassicurazioni anche in merito alla questione del tempo pieno». ha detto Maria Rita Munizzi, presidente nazionale del Movimento.

UNO STUDENTE FERMATO – In mattinata si sono registrati momenti di tensione tra polizia e studenti sotto Palazzo Madama, a Roma, dove un ragazzo è stato fermato per aver sputato a un poliziotto. Lo studente è stato rilasciato dopo poco: per i suoi compagni il motivo della sua identificazione sarebbe legato a un tentativo da parte del ragazzo di scavalcare le transenne. Le fila del presidio, intanto, si ingrossano e si attende l’arrivo dei sette cortei spontanei degli studenti medi e universitari che stanno attraversando la Capitale per convergere a Palazzo Madama, dove in giornata si discute il contestato decreto Gelmini. Numerose le pattuglie della polizia municipale che stanno operando lungo i percorsi delle manifestazioni per limitare i disagi al traffico e provvedere alla chiusura e riapertura delle strade interessate.

(Ansa)

LE PROTESTE – Le proteste proseguono intanto, oltre che nella Capitale, in numerose città italiane. A Milano sono sempre più numerosi i licei e gli istituti superiori occupati o autogestiti. A Torino sono previsti nel pomeriggio tre cortei di protesta, mentre una quarantina di studenti del Fuan, organizzazione della destra, hanno organizzato stamattina un sit in nel cortile del rettorato dell’Università degli Studi, a favore della riforma del governo. «Nichi sei uno di noi» gridano gli studenti a Bari rivolgendosi al presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola, che sfila con loro per le vie della città. A Viareggio un gruppo di studenti, partito in corteo dalla centrale Piazza Mazzini, ha occupato per alcuni minuti i binari della stazione ferroviaria. La manifestazione non ha causato alcun problema al transito dei treni. Manifestazioni anche a Bologna, a Cagliari, a Trento e a Pescara.

I RETTORI – Nel frattempo il rettore del Politecnico di Torino, Francesco Profumo, dalle pagine de La Stampa fa sapere che «se il governo non cambierà strada, convocando i rettori, ritirando tagli insostenibili e aprendo la via a una seria riforma delle università, non potrò che dimettermi insieme agli altri rettori italiani. Ne abbiamo parlato tutti – ha detto Profumo -, siamo tutti d’accordo». Secondo il rettore del Politecnico di Torino, a livello nazionale i tagli ammontano a «un miliardo e 450 milioni nel 2013».

(Ansa)

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28 ottobre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_ottobre_28/scuola_proteste_6d3d3cb6-a4d9-11dd-bdb4-00144f02aabc.shtml


La vita spezzata di un ragazzo

DAL BLOG DE L’INCARCERATO

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LA VITA SPEZZATA DI UN RAGAZZO

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Questo è un post triste e nero come lo sfondo del mio blog, e anche una condivisione con voi di una battaglia che mi coinvolge personalmente visto che tratto la storia di un ragazzo della mia città. Io, come avrete capito, vivo a Roma ma provengo da una cittadina abruzzese di nome Avezzano. Si trova in un territorio particolare della regione, la Marsica. Una tempo zona di lotte contadine che si ribellavano contro il latifondismo di Torlonia, amico di Mussolini e per chi ha letto il libro Fontamara di Ignazio Silone, sa a che cosa mi riferisco.
Qualche mese fa un ragazzo di 26 anni, e che io avevo conosciuto, era stato arrestato in maniera preventiva perchè coinvolto in una truffa telefonica. Era il 19 giugno di quest’anno, Niki (il suo nome) non era mai stato in carcere in vita sua e aveva chiesto di essere messo in una cella con detenuti non violenti. Invece era stato rinchiuso in una cella della quarta sezione con due detenuti extracomunitari per i quali era stata disposta una sorveglianza assidua.

Purtroppo parlo di lui usando il passato perché dopo solo pochi giorni, una mattina , è stato trovato senza vita, impiccato alla finestra del bagno con un paio di jeans e un numero imprecisato di lacci da scarpe.

Immaginate il dolore di una madre quando ha appreso una notizia così imprevista, perché Niki amava la vita e non aveva mai pensato alla morte, anzi vi dico di più, lui era l’unico che non si è avvalso la facoltà di non rispondere. Voleva contribuire alla giustizia.

Le carceri italiane sono terribili, si possono contrarre le malattie, si posso subire violenze continue, ci si ammazza . Niki è morto a 26 anni, e non si può morire solo perché indagato, e soprattutto non è ammissibile che sia stato trattato come il peggiore dei delinquenti mentre il figlio di Totò Rina può essere scarcerato e continuare ad uccidere chi non paga il pizzo.

Questo post l’ho scritto per chiedere aiuto a voi adorabili teste di capra, perché voi che mi seguite avete una sensibilità non indifferente. Non vi chiedo di pubblicare un post o altro, ma vorrei che dimostriate la vicinanza alla madre di Niki che ha avuto il coraggio di aprire un blog e chiedere giustizia, un po’ come sta facendo la mamma di Federico Aldovrandi. Ovviamente due casi differenti, ma in comune c’è la morte ingiusta di due giovani vite, e il dolore di due mamme che non si arrenderanno mai finché non avranno giustizia.

Vi prego, se volete visitate e se riteniate giusto commentate qui!

Cara signora Ornella , vedrai che non sarai più sola.

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IL RACCONTO – Viaggio nelle scuole elementari emiliane che l’Ocse indica come le migliori in assoluto

Tra le maestre imitate ovunque
“Berlusconi ha fatto male i conti”

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Tra le maestre imitate ovunque "Berlusconi ha fatto male i conti"

di CURZIO MALTESE

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BOLOGNA – A New York sono sorte negli ultimi dieci anni scuole materne ed elementari che copiano quelle emiliane perfino negli arredi. Via i banchi, le classi prendono l’aria delle fattorie reggiane che ispirarono Loris Malaguzzi, con i bambini impegnati a impastare dolci sui tavolacci di legno, le foglie appese alle finestre per imparare a conoscere i nomi delle piante.
Si chiama “Reggio approach”, un metodo studiato in tutto il mondo, dall’Emilia al West, con associazioni dal Canada all’Australia alla Svezia.

Se la scuola elementare italiana è, dati Ocse, la prima d’Europa, l’emiliana è la prima del mondo, celebrata in centinaia di grandi reportage, non soltanto la famosa copertina di Newsweek del ’91 o quello del New York Times un anno fa, e poi documentari, saggi, tesi di laurea, premi internazionali. Non stupisce che proprio dalle aule del “modello emiliano”, quelle doc fra Reggio e Bologna, sia nata la rivolta della scuola italiana. La storia dell’Emilia rossa c’entra poco.

A Bologna di rosso sono rimaste le mura, tira forte vento di destra e sul voto di primavera incombono i litigi a sinistra e l’ombra del ritorno di Guazzaloca. “C’entra un calcolo sbagliato della destra, che poi fu lo stesso errore dell’articolo 18”, mi spiega Sergio Cofferati, ancora per poco sindaco. “Il non capire che quando la gente conosce una materia, perché la vive sulla propria pelle tutti i giorni, allora non bastano le televisioni, le favole, gli slogan, il rovesciamento della realtà. Le madri, i padri, sanno come lavorano le maestre. E se gli racconti che sono lazzarone, mangiapane a tradimento, si sentono presi in giro e finisce che s’incazzano”.

Che maestre e maestri emiliani siano in gamba non lo testimonia soltanto un malloppo alto così di classifiche d’eccellenza, o la decennale ripresa della natalità a Bologna, unica fra le grandi città italiane e nonostante le mamme bolognesi siano le più occupate d’Italia. Ma anche il modo straordinario in cui sono riusciti in poche settimane a organizzare un movimento di protesta di massa.

Stasera in Piazza Maggiore, alla fiaccolata per bloccare l’approvazione dei decreti sulla scuola, sono attese decine di migliaia di persone. “È il frutto di un lavoro preparato con centinaia di assemblee e cominciato già a metà settembre, da soli, senza l’appoggio di partiti o sindacati che non si erano neppure accorti della gravità del decreto”, dice Giovanni Cocchi, maestro.

Il 15 ottobre Bologna e provincia si sono illuminate per la notte bianca di protesta che ha coinvolto 15 mila persone, dai 37 genitori della frazione montana di Tolè, ai tremila di Casalecchio, ai quindicimila per le strade di Bologna. Genitori, insegnanti, bambini hanno invaso la notte bolognese, ormai desertificata dalle paure, con bande musicali, artisti di strada, clown, maghi, fiaccole, biscotti fatti a scuola e lenzuoli da fantasmini, il logo inventato dai bimbi per l’occasione. Ci sarebbe voluto un grande regista dell’infanzia, un Truffaut, un Cantet o Nicholas Philibert, per raccontarne la meraviglia e l’emozione. C’erano invece i giornalisti gendarmi di Rai e Mediaset, a gufare per l’incidente che non è arrivato.

Perché stavolta la caccia al capro espiatorio non ha funzionato? Me lo spiega la giovane madre di tre bambini, Valeria de Vincenzi: “Non hanno calcolato che quando un provvedimento tocca i tuoi figli, uno i decreti li legge con attenzione. Io ormai lo so a memoria. C’è scritto maestro “unico” e non “prevalente”. C’è scritto “24 ore”, che significa fine del tempo pieno. Non c’è nulla invece a proposito di grembiulini e bullismo”.

Il fatto sarà anche che le famiglie vogliono bene ai maestri, li stimano. Fossero stati altri dipendenti statali, non si sarebbe mosso quasi nessuno. Marzia Mascagni, un’altra maestra dei comitati: “La scuola elementare è migliore della società che c’è intorno e le famiglie lo sanno. Con o senza grembiule, i bambini si sentono uguali, senza differenze di colore, nazionalità, ceto sociale. La scuola elementare è oggi uno dei luoghi dove si mantengono vivi valori di tolleranza che altrove sono minacciati di estinzione, travolti dalla paura del diverso”.

Come darle torto? Ci volevano i maestri elementari per far vergognare gli italiani davanti all’ennesimo provvedimento razzista, l’apartheid delle classi differenziate per i figli d’immigrati. Rifiutato da tutti, nei sondaggi, anche da chi era sfavorevole alla schedatura dei bimbi rom. “Certo che il problema esiste”, mi dicono alla scuola “Mario Longhena”, un vanto cittadino, dove è nato il tempo pieno “ma bastava non tagliare i maestri aggiuntivi d’italiano”.

E se domani il decreto passa comunque, nel nome del decisionismo a tutti i costi? “Noi andiamo avanti lo stesso”, risponde il maestro Mirko Pieralisi. “Andiamo avanti perché indietro non si può. Non vogliono le famiglie, più ancora di noi maestri. Ma a chi la vogliono raccontare che le elementari di una volta erano migliori? Era la scuola criticata da Don Milani, quella che perdeva per strada il quaranta per cento dei bambini, quella dell’Italia analfabeta, recuperata in tv dal “Non è mai troppo tardi” del maestro Manzi”.

Ve lo ricordate il maestro Alberto Manzi? Un grande maestro, una grande persona. Negli anni Sessanta fu calcolato che un milione e mezzo d’italiani sia riuscito a prendere la licenza elementare grazie al suo programma. Poi tornò a fare il maestro, allora con la tv non si facevano i soldi. Nell’81 fu sospeso dal ministero per essersi rifiutato di ritornare al voto. Aveva sostituito i voti con un timbro: “Fa quel che può, quel che non può non fa”. È morto dieci anni fa. Altrimenti, sarebbe stasera a Piazza Maggiore.

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28 ottobre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-3/bologna-maestre/bologna-maestre.html

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Non è mai troppo tardi. Alberto Manzi, storia di un maestro

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“Non è mai troppo tardi” di Alberto Manzi. Chi non ha visto o sentito parlare della trasmissione televisiva che dal 1959 al 1968 ha insegnato a scrivere e a leggere a – si stima – almeno un milione di italiani? E quel signore alto e garbato così bravo a disegnare coi gessetti alla lavagna? Tutti lo ricordano e conoscono: il maestro Manzi. O credono di conoscerlo. In realtà Alberto Manzi è rimasto ‘nascosto’ dalla grande notorietà della sua prima trasmissione televisiva. È stato sì maestro in/di televisione e in/di radio, sceneggiatore e regista, ma anche maestro in carcere e per quasi 40 anni nella scuola, maestro tra indios e campesinos analfabeti del Sud America e maestro di italiano per gli extracomunitari (“Insieme”, 1992); scrittore di grande successo in particolare di libri per bambini e ragazzi; traduttore e divulgatore scientifico; sindaco di Pitigliano (Grosseto)… Laureato in scienze biologiche e naturali, in psicologia e pedagogia, oltre che insegnante, “formatore a distanza” e precursore nell’utilizzo dello strumento radio-televisivo, Manzi si è sempre sentito impegnato nella costante ricerca di un’efficace metodologia didattica.

..Alberto Manzi “maestro di sapere”. Sapere inteso come “educazione al pensare”, libertà e liberazione per sé e gli altri. “Insegnamento comportamentale”, “Tensione cognitiva”, “Rivolta contro le abitudini che generano passività, stupidità ed egoismo” sono solo alcune delle parole d’ordine che riassumono le sue strategie di “colonizzazione cognitiva”. Nel 1981 sarà sospeso dall’insegnamento per essersi rifiutato di compilare le schede di valutazione degli alunni richieste dal Ministero, perché non vuole compiere un’azione che ritiene “avversa agli interessi del fanciullo”; risponderà con un timbro: “Fa quel che può. Quel che non può non fa”.
Il ragionamento, le parole, i colori, la musica, il gioco stesso possono diventare strumenti di cambiamento “rivoluzionario”, a scuola come nei libri e nella realtà del Sud America, quando favoriscano la conoscenza di un sé che arriva a coincidere con l’altro: «Ogni altro sono io, capite? Ogni altro sono io.»
“In fondo era un missionario…” ha detto di lui la moglie Sonia. Lo è stato come maestro di scuola e di pensiero; come formatore attraverso la radio e la televisione; come scrittore di libri di scuola, di racconti, fiabe, romanzi per ragazzi e per adulti; come maestro di vita ma soprattutto – parola che gli sarebbe piaciuta – come uomo.

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Chi è stato Alberto Manzi

Alberto Manzi è nato a Roma nel 1924. Dopo l’esperienza di guerra come sommergibilista, nel 1946 inizia l’attività scolastica presso il Carcere ‘A. Gabelli’ di Roma. Nel 1954 lascia la direzione dell’Istituto di Pedagogia della Facoltà di Magistero di Roma per fare l’insegnante elementare e portare avanti, “sul campo”, quelle ricerche di psicologia didattica che continuerà almeno fino al 1977, quando abbandona l’insegnamento.
Ha curato sussidiari, libri di letture, diari scolastici. Assai intensa l’attività di scrittore, con oltre 30 titoli tra racconti, romanzi, fiabe, traduzioni e testi di divulgazione scientifica tradotti in tutte le lingue, che gli sono valsi riconoscimenti e premi internazionali.
Dal 1954 al ‘77 si è recato in Sud America ogni estate per corsi di scolarizzazione agli indigeni e attività sociali.
‘Non è mai troppo tardi’ è solo la più nota di una lunga serie, tra il 1951 e il ’96, di trasmissioni e collaborazioni con la televisione e la radio.
Nel 1993 ha fatto parte della Commissione per la legge quadro in difesa dei minori. Nel 1994 è stato eletto sindaco di Pitigliano (Grosseto), dove risiedeva. Qui si è spento il 4 dicembre 1997.

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(estratto da: http://www.scuolaer.it/page.asp?IDCategoria=134&IDSezione=493&ID=148972)


ORRORE IN PAKISTAN – ‘Delitto d’onore’, sposa-bambina fatta sbranare dai cani

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Karachi, 27 ottobre 2008  – Ancora un “delitto d’onore” in Pakistan, ma questa volta non resterà impunito. La polizia pachistana ha annunciato l’arresto del marito e di un cugino di una diciassettenne che è stata prima fatta azzannare da un branco di cani e poi finita a colpi d’arma da fuoco sotto gli occhi del padre. La giovane, secondo gli inquirenti e gli attivisti dei diritti umani, risponde al nome di Tasleem Solangi ed è originaria di una zona rurale della provincia meridionale di Sindh.

Il nuovo caso sta scatenando forti proteste nel Paese, dove i crimini giustificati con presunti “motivi d’onore”, ma spesso motivati semplicemente da interesse, sono sempre più invisi da governo e opinione pubblica. La stampa continua a denunciare questi episodi, pubblicando nelle prime pagine dei giornali casi archiviati di “delitti d’onore”, in cui i parenti maschi uccidono mogli e figlie per presunte infedeltà o altre “pecche” nei confronti del nome di famiglia.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/esteri/2008/10/27/128570-delitto_onore_sposa_bambina_fatta_sbranare_cani.shtml

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Desperate father seeks justice from high-ups

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Tuesday, 28 October 2008

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Gul Sher, 57, is desperate to seek justice from authorities concerned after his daughter Tasleem Khatoon Solangi, 17, was brutally murdered on March 7 this year in Hajna Shah Village, Taluka Bara Masi Goth, district Khairpur, Sindh. Ironically, he was put in confinement in his own house by his brother.

“I escaped from my own house on Oct 16 and came to Karachi. I have no option but to seek the help of the media so that the culprits are arrested,” he told The News on Monday. He was accompanied by his son Asif Ali Solangi and two daughters.

Gul Sher said he married his daughter Tasleem Khatoon to his nephew Mohammad Ibrahim some two years ago. But his brother Zamir Ahmed and father-in-law of Tasleem pressurised her to bring the documents of a piece of land owned by him (Sher Khan).

In order to justify the cruel murder, a “Jirga” was held in May this year which accused Tasleem of having an illicit relationship with Abdul Qayyum, a prosperous person of the area. The “Jirga” was held at Hajna Shah Goth under the chairmanship of Sain Dad Solangi, the chieftain of Solangi tribe.

With tears in his eyes, Gul Sher narrated the horrific tale of his daughter’s murder. He said that Tasleem was brought in front of Gul Sher’s house and thrown in front of dogs that bit her. When she was no more able to resist the dogs, she fell down and was shot dead by Zameer Solangi.

He said that he tried to lodge an FIR with the area Station House Officer (SHO) Ghulam Sarwar Dario but instead of arresting the culprits, he urged him to settle the dispute in a “Jirga”.

The Human Rights Commission of Pakistan (HRCP) and the Asian Human Rights Commission (AHRC) taking note of the gruesome murder of Tasleem Khatoon have urged the government to arrest the culprits forthwith.

“The Asian Human Rights Commission urges the government to have a proper investigation into the horrific murder of Ms Tasleem Solangi on the pretext of honour killing. The dreadful death of this innocent girl was purely for the purpose of grabbing her father’s land. This is yet another example of the use of honour killings in order to settle personal disputes,” a statement released by the AHRC released on Sunday said.

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fonte: http://www.apnakarachi.com/Desperate-father-seeks-justice-from-high-ups.html