De André che vieni, De André che vai

di MARINELLA VENEGONI

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MILANO
L’11 gennaio 2009, saranno dieci anni che Fabrizio De André se n’è andato. Al sempiterno rimpianto per un personaggio tanto fuori dal comune nella casistica della musica popolare italiana, rivoluzionatore di prospettive e sentimenti, si cominciano ad aggiungere i segni di quello che può già essere definito uno sfruttamento sistematico dell’anniversario: è come se tutti coloro che l’hanno conosciuto a vari titoli, e quelli che hanno lavorato con lui, si sentissero in dovere di diffondere ricordi, filmati, testimonianze, collaborazioni gelosamente tenute da parte.

Il Festival di Roma mostrerà un documentario promosso dalla Fondazione De André e poi in vendita in dvd dal 31 ottobre, e già Massimo Bubola annuncia per dicembre l’uscita di Dall’altra parte del vento, un cd di pezzi da lui scritti insieme con Fabrizio dal ’78 al ’90. Meno prevedibile, o almeno più curioso, è il lavorio all’interno dell’editoria. Anche De Scalzi e Di Palo finiscono per rendere omaggio all’artista in Un viaggio lungo 40 anni – Senza Orario Senza Bandiera di Antonio Oleari; il disco di cui si racconta fu scritto nel ’68 da De Scalzi e Di Palo, proprio con i testi di De André: una simbiosi fra genovesi che diede vita a uno dei primi concept album italiani.

Il libro è appena uscito come pure ‘Evaporati in una nuvola rock’, volumone storico-fotografico di Chiarelettere, a cura del fotografo del pop per antonomasia, Guido Harari, e di Franz Di Cioccio, sulfureo e ancora indomabile batterista della Pfm. Qui, attraverso la storia raccontata per testimonianze dirette, veramente si possono rintracciare i fondamentali della personalità di Fabrizio. Uomo irrequieto e mai contento, diffidente eppure aperto, carismatico eppure colto nella sua umanità più prosaica, in una fotografia in cui Harari è stato così bravo da ritrarlo addormentato come un angioletto, sdraiato per terra accanto a un termosifone, in una delle sfiancanti trasferte del tour con la band milanese nel 1978-79.

Lo stesso De André raccontò così quel periodo: «All’epoca ero tormentato da interrogativi sul mio ruolo, sul mio lavoro, sull’assenza di motivazioni. La Pfm mi risolse il problema, dandomi una formidabile spinta verso il futuro, stimolandomi a rimettermi a creare per non morire». Solo chi abbia conosciuto da vicino la ritrosia, e a tratti il panico, di De André nell’affrontare il palco, può comprendere quali good vibrations possano essere maturate alla partenza del progetto, per farlo fiorire con tanta determinazione.

Di Cioccio, che ebbe l’idea del tour, ambienta qui bene il rapporto fra la Pfm, reduce da un’esaltante e liberatorio giro live negli Usa, e quello che per modestia aveva scelto di chiamarsi solo «cantautore». Le parti già si conoscevano per un’esperienza comune ma fuori dal comune: la Pfm era ancora i «Quelli», ragazzotti che ci davano con il progressive, quando fu scritturata per accompagnare in sala di registrazione Fabrizio in La buona novella una decina di anni prima. Tornata dagli States piena di adrenalina, la Pfm andò a esibirsi a Nuoro e si trovò davanti il vecchio amico: si era ritirato in Sardegna, voleva fare l’agricoltore: «Ogni nuovo disco si porta piccoli agguati, della critica e della gente: meglio le vacche, i tori, i sugheri», ricorda Di Cioccio di aver sentito dire a De André, la sera successiva a tavola.

Da quel momento di down, dal buen retiro, finì invece per partire un’avventura esaltante, dove l’artista rimetteva in gioco il proprio repertorio riscrivendolo accanto alla sensibilità della Pfm. Anche le fotografie ce lo raccontano rivitalizzato: sorridente, chiuso nei rigorosi maglioni blu ma parte di un gruppo frichettone. Catturato dall’on the road, in concerto subisce anche le contestazioni di rigore all’epoca. E non abbandonerà praticamente più la reinvenzione attuata con la Pfm dei suoi classici: da Via del Campo alla Guerra di Piero fino alla Canzone di Marinella.

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fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/musica/grubrica.asp?ID_blog=37&ID_articolo=1167&ID_sezione=62&sezione=

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