Archivio | novembre 3, 2008

Il presidente dell’Anpav Muccioli costretto ad andar via denuncia l'”agguato”
Appello all’unità sindacale da parte di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltrasporti

Duemila persone alla riunione di piloti e assistenti di volo che hanno rifiutato l’intesa
L’incontro si è svolto a porte chiuse. Nei volantini si attacca il piano “E’ contro i lavoratori”

Alitalia, ribadito il no alla Cai L'assemblea decide la mobilitazione Un’assemblea di piloti Alitalia

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ROMA – No alla Cai, sì alla mobilitazione. Dopo oltre tre ore di un’assemblea molto animata, nel corso della quale sono volati insulti e in qualche momento si è sfiorata la rissa, i duemila dipendenti aderenti a Up, Anpac, Avia, Sdl e Cub hanno deciso per la mobilitazione di steward, hostess e piloti. Fuori l’Anpav: il presidente Roberto Muccioli è stato duramente contestato, e costretto ad abbandonare l’assemblea poco dopo l’inizio. Ci saranno probabilmente anche scioperi nei prossimi giorni contro il piano di salvataggio già firmato da Cgil, Cisl, Uil e Ugl. Da decidere tempi e modi: l’accordo si è trovato per il momento solo su un piano di iniziative di lotta sindacale da mettere a punto nei prossimi giorni. Appello alla Cgil, perché si dissoci, come è già avvenuto a settembre, dal sì di Cisl, Uil e Ugl.

Poco dopo l’inizio dell’assemblea, alla quale hanno partecipato oltre mille dipendenti Alitalia, si è subito registrata una spaccatura tra le sigle sindacali ‘ribelli’. Infatti il presidente dell’Anpav, Massimo Muccioli, è stato contestato, e ha abbandonato la sala, denunciando però di aver subito un vero e proprio “agguato”. “L’Anpav resta sul fronte del no, ma personalmente lascio questa assemblea perché mi è stato impossibile parlare e sono stato contestato solo per il fatto di aver firmato, a settembre, l’accordo con la Cai solo qualche ora prima dei miei colleghi sindacalisti”, ha spiegato Muccioli. Secondo il presidente dell’Anpav, che conta 580 iscritti degli assistenti di volo, “questa assemblea non è espressione reale della totalità della categoria o del pensiero dei lavoratori, ma è una espressione pilotata”. L’Anpav si è pertanto riservato di decidere nelle prossime ore, in piena autonomia, se aderire o no al piano di salvataggio predisposto dalla Cai.

E intanto i sindacati che hanno firmato l’accordo con la Cai, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugltrasporti, hanno diffuso nel tardo pomeriggio un appello all’unità sindacale: “Dopo l’offerta di Cai i molti problemi connessi al passaggio di azienda richiedono il recupero della massima convergenza di tutti i sindacati e la coesione di tutte le lavoratrici e i lavoratori di Alitalia, all’interno del solco tracciato dagli accordi di settembre e del 31 ottobre”.

I sindacati che hanno aderito all’accordo ammettono tuttavia che permane “un’area di sofferenza in particolare per gli esuberi e per quei precari che resteranno fuori dall’azienda, così come per i lavoratori dell’indotto interessati ai ridimensionamenti per i quali il sindacato è fortemente impegnato a trovare le necessarie soluzioni ed ora è ancora più necessario uno straordinario contributo e la responsabilità di tutti per consolidare risultati raggiunti e con essi realizzare le migliori tutele del lavoro”.

Alla componente “ribelle” si è rivolto stamane anche il segretario della Uil Luigi Angeletti, per rivendicare la correttezza della scelta fatta. “Siamo arrivati all’ultimo appuntamento utile” e “spero che da parte di piloti e steward prevalga il buon senso, anche perché non c’è alternativa”, ha sottolineato parlando a Canale5. “Non c’è altra alternativa – ha proseguito – l’unica è che Fantozzi liquidi Alitalia totalmente: questa è l’unica strada per evitare di perdere tutti i posti di lavoro. Cosa accadrà dopo il fallimento chiunque se lo può immaginare, ma sarà certamente molto peggio di questa soluzione”.

Dichiarazioni ottimistiche, che si scontrano però con gli umori registrati ieri a Fiumicino e con il clima di grande agitazione che anima anche oggi lo scalo romano. Quella di oggi sarà una giornata importante anche per il commissario straordinario Fantozzi, che comincerà a esaminare l’offerta vincolante per Alitalia presentata dalla Cai.

Intanto nella polemica con i sindacati autonomi è intervenuta oggi la Cai per smentire che i criteri di assunzione, i livelli occupazionali e i criteri di selezione del personale della nuova Alitalia previsti nell’intesa siano diversi da quelli concordati nei mesi scorsi. “Sono esattamente quelli fissati negli accordi di Palazzo Chigi del 14 settembre e sottoscritti da tutte le sigle sindacali”, hanno ribadito dalla Compagnia aerea italiana.

Il trascinarsi della vertenza Alitalia continua a creare motivo di imbarazzo anche al Pd, che schiera nel “governo ombra”, con la delega allo Sviluppo economico, il giovane imprenditore Matteo Colaninno, il figlio dell’industriale a capo della cordata Cai. “Non sono portatore di alcun conflitto di interesse – è tornato a difendersi oggi l’esponente del Partito democratico parlando con il Tempo – Nel tentare di confondere su questa materia o si è ignoranti o si è in malafede. Dato che chi l’ha detto non è ignorante, probabilmente è in malafede”.

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3 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/economia/alitalia-33/alitalia-lunedi-3/alitalia-lunedi-3.html?rss

La Gelmini promossa. Dalle fabbriche di grembiulini / Il declino dell’Italia

di Paolo Casicci

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Roma. Portarsi a scuola Spiderman o le Winx, applicati sul grembiule? Costa intorno ai quaranta euro e si fanno felici il preside, il ministro dell’Istruzione, e, soprattutto, le (poche) imprese italiane specializzate in grembiulini. “Si, l’effetto Gelmini sulle vendite c’è stato” dice Roberta Marta, responsabile commerciale di Siggi group, impresa di San Vito di Leguzzano, in provincia di Vicenza, che dagli anni sessanta fabbrica abiti da lavoro ed a settembre, sull’onda delle raccomandazioni del ministro, ha visto piovere sul suo tavolo un bel surplus di ordini provenienti dai negozi al dettaglio. Di ottimi affari parla anche Andrea Prato di Creazioni Brigitte, a Galliera Veneta, nel Padovano. Che però precisa: “Compensano la leggera crisi degli ultimi anni”.

In barba a chi lo considera uno strumento “democratico”, perché annullerebbe le differenze tra poveri e ricchi, quest’anno ha venduto tantissimo il grembiule griffato, che costa fino al quadruplo di uno senza marchio. Qualcosa in comune con le divise no logo, però, quelle con le Winx, Barbie o Scooby-Doo ce l’hanno: nella maggior parte dei casi sono confezionate all’estero. Gli oltre mille dipendenti del gruppo Siggi lavorano in tre stabilimenti: uno in Veneto, gli altri in Moldavia ed in Tunisia; Brigitte, invece, conta circa ottocento operai, ripartiti in tre fabbriche in Veneto, Romania e Indonesia.

Dunque, dieci e lode alla Gelmini? “Il vero boom” dice Prato “è previsto per la prossima campagna vendite. Ci aspettiamo ordini anche da quelle scuole private che non adottano ancora una divisa, ma non vorranno essere da meno. Ma prima dobbiamo aspettare che questa pseudoriforma diventi legge”. Signor ministro, si applichi di più.

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fonte: ilVenerdì 31 ottobre 2008

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Il declino dell’Italia

Pubblicato Giovedì 30 Ottobre 2008 in Germania

[TAZ]

Berlusconi e i suoi fedelissimi colpiscono l’istruzione nelle sue fondamenta e mostrano con cio’ come metteranno fine alla ricerca e all’opposizione.

La diagnosi che il Ministro dell’Istruzione Maria Stella Gelmini ha presentato immediatamente dopo l’assunzione di ufficio cinque mesi fa è spietata. Secondo la giovane ministra appartenente al partito di Berlusconi “Forza Italia”, in Italia il mondo della scuola è caratterizzato da “inefficienza” e “spreco di risorse”. Chi potrebbe controbattere?

Nei risultati dei test PISA (N.d.T.: “Programme for International Student Assessment”, programma per la valutazione internazionale dell’allievo) l’Italia occupa gli ultimi posti. Anche dal punto di vista dell’internazionalità le Università italiane rischiano la marginalizzazione: ci sono appena tra l’uno e il due percento di studenti stranieri. In confronto in Germania, Francia e Gran Bretagna circa il 10 per cento degli studenti vengono dall’estero.

Alla luce di ciò, la terapia per il sistema dell’istruzione italiano proposta da Gelmini e Berlusconi e’ tanto più sorprendente. Lo slogan per il decreto relativo alla scuola elementare potrebbe essere “Avanti al passato”. Come ai bei vecchi tempi, i bambini dovranno portare un grembiule e dovranno alzarsi in piedi quando il maestro entra in classe. Il voto di condotta dovrebbe essere reintrodotto e i giudizi soggettivi scritti in pagella fino ad oggi nelle singole materie dovrebbero venire sostituiti dai vecchi cari voti scolastici.

Innanzitutto però la scuola primaria dovrebbe essere caratterizzata da un “maestro unico” ovvero da un unico insegnante per classe. Questo ha il positivo effetto di poter far risparmiare al Ministero della Pubblica Istruzione 8 miliardi di euro in tre anni poiché quasi 90.000 posti di insegnamento verrebbero così eliminati. Il secondo effetto, molto meno piacevole per i bambini e i loro genitori, e’ che sparirebbe il tempo pieno. Nel migliore dei casi questo sparirebbe a favore di un sostegno per effettuare i compiti di casa nel pomeriggio.

La scuola elementare di domani è una scuola dell’ altro ieri – e i due elementi della riforma si complementano perfettamente. La destra italiana non si occupa di programmi di studio, non si dedica a sfide relative all’ “economia della conoscenza” o alla “società della conoscenza”. Essa si accontenta di “meno scuola” con un po’ più di buon vecchio ordine e disciplina. A questo si affiancano anche i tagli vitali all’università. Nei prossimi anni l’80 per cento dei posti liberati da docenti non saranno più occupati.

In altre parole, l’Italia di Berlusconi, semplicemente, non vuole prendere parte alla competizione internazionale per l’istruzione e la ricerca. Già oggi il paese ha un ruolo marginale in tutti i settori chiave per il futuro, come il settore IT, la biotecnologia, la farmaceutica ed e’ sui mercati mondiali in particolare nel settore dell’abbigliamento, dell”arredamento, dell’alimentare. Inoltre da molti anni l’Italia mostra valori miseri in relazione agli incrementi di produttività nel confronto internazionale. Anche la spesa per la ricerca e lo sviluppo è di poco superiore all’1% del PIL (Germania: 2,7%).

La restaurativa “riforma” scolastica di Berlusconi mostra, ben al di là del sistema educativo, la visione dell’economia e della società italiana della destra italiana: un’Italia che prepara il suo declino. Corrispondentemente, essa tratta l’istruzione sempre più come un lusso superfluo mentre la scorsa estate ha trovato i fondi per finanziare l’eliminazione dell’ICI – non da ultimo con il taglio radicale nel campo dell’ istruzione.

Quando le riforme, non sorprendentemente, hanno dato vita ad una forte resistenza nelle scuole e nelle università, Berlusconi ha intravisto un’altra opportunità: la possibilità di ergere il pacchetto di riforme nella scuola ad esempio per la riconversione del sistema politico che lui ha in mente. Per la destra di Berlusconi, i dibattiti parlamentari con l’ opposizione, il dialogo con i gruppi interessati dai decreti, sono solo degli ostacoli al modo autoritario di governare. Anche la forma dei decreti – non come legge ma come decreto legislativo presentato al Parlamento solo a posteriori per essere approvato – ha un chiaro linguaggio. Ancora più chiaro è stato l’annuncio quando all’inizio di ottobre il decreto sulla scuola e’ arrivato alla Camera dei Deputati. Nonostante la coalizione di Berlusconi possa contare su una consistente maggioranza di 100 voti, il governo ha imposto il voto di fiducia e, in tal modo, impedito gia’ dall’inizio il dibattito parlamentare sul programma di tagli.

Berlusconi non è tuttavia riuscito a fermare l’ondata di proteste nel paese. Egli si e’ occupato di questa situazione allo stesso modo con cui ha fatto fronte alla crisi dei rifiuti a Napoli e nel risolvere la crisi di Alitalia. Chiunque cerchi di opporsi alle misure del governo viene subito messo alla berlina dei mezzi di comunicazione quasi completamente controllati dal governo. Dapprima e’ capitato ai residenti che attorno a Napoli hanno dovuto ancora combattere con l’emergenza rifiuti, poi ai dipendenti di Alitalia e poi ai sindacati che non non si sono mostrati pronti ad accettare immediatamente le decisioni governative. Tutti questi sono stati presentati all’opinione pubblica solo come ‘Gente preoccupata solo per i propri privilegi’ e ‘estremisti’. In definitiva, tutti ipocriti e opportunisti, questo il messaggio divulgato tra le righe.

Ed esattamente la stessa tattica viene testata dal governo anche per la scuole e l’università. Il governo divulga un’immagine degli insegnanti visti in larga misura come “fannulloni”. A dispetto della destra, pero’, nelle ultime settimane si e’ creato un movimento di protesta fatto di insegnanti, professori, scolari, genitori e studenti che fanno fronte comune contro il governo.

Nelle scorse settimane, Berlusconi ha dichiarato che manderà la polizia nelle scuole e nelle università per porre fine alle occupazioni e il Ministro Gelmini ha aggiunto che la protesta contro la sua riforma è semplicemente “terrorista”. Tuttavia, finora le centinaia di proteste nel paese sono avvenute in maniera pacifica – solo a Milano c’è stata una disputa tra studenti e polizia, e a Cosenza nel sud Italia è stata rotta la finestra di una scuola. Ma lo schieramento di Berlusconi non demorde e evoca addirittura “infiltrazioni delle Brigate Rosse” nel movimento di protesta. Non e’ ancora ricorso alla forza pubblica, ma Berlusconi ha già fatto capire come preferisce trattare con i manifestanti. Per l’opposizione parlamentare, il capo del governo ha già messo sul tavolo le sue carte: al leader dell’opposizione, Walter Veltroni, ha suggerito di prendere finalmente atto della sconfitta elettorale e prendere “cinque anni di vacanza”. Nella testa di Berlusconi, un’opposizione che non “accetta le proposte razionali e costruttive del governo” non ha ragione di esistere, così come ogni dissenso sociale.

[Articolo originale di Michael Braun]

fonte: http://italiadallestero.info/archives/1659

Paolo Guzzanti (Pdl) se la prende con la Carfagna: “Calendarista delle pari opportunità quali favori ha fatto al premier?”

Il senatore Guzzanti ancora contro la Carfagna, duro attacco a Berlusconi

Dal suo blog, l’esponente del Pdl avanza pesanti insinuazioni
“Abbasso la mignottocrazia, viva la Repubblica”

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di MARCO PASQUA

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ROMA – Paolo Guzzanti, senatore di Forza Italia, torna a criticare Silvio Berlusconi e, stavolta, attraverso le pagine del suo blog, se la prende anche con Mara Carfagna. Il ministro viene definito “calendarista alle pari opportunità”, “inadatta” a ricoprire quel ruolo. Non solo: quella di Berlusconi, nei suoi confronti, sarebbe stata una “nomina di scambio”, offerta in cambio di qualcosa che il senatore non specifica.

Una presa di posizione che fa seguito alle dichiarazioni, rilasciate lo scorso 8 ottobre, quando Guzzanti aveva attaccato il premier per aver lodato la Russia di Putin. “Berlusconi mi fa vomitare”, aveva detto in quell’occasione. Adesso critica senza troppe mezze misure il ministro delle Pari Opportunità: “Secondo quanto dicono alcuni testimoni che considero credibili, attendibili e tutt’altro che interessati – scrive nei commenti, rispondendo ad un suo lettore – esistono proporzionati motivi per temere che la signorina in questione occupi il posto per motivi che esulano dalla valutazione delle sue capacità di servitore dello Stato, sia pure apprendista. La sua intelligenza politica è nulla”.

Ancora: “Resta aperta una questione irrisolta: quali meriti straordinari hanno condotto questo giovane cittadino della Repubblica ad una carriera così fulminea? Mi chiedo come questa persona abbia ottenuto il posto”.

Ma l’accusa di Guzzanti è più pesante, perché è quella di una vera e propria nomina di scambio, un favore fatto alla Carfagna dal premier. Facendo riferimento ad alcune intercettazioni mai pubblicate dai giornali, ma che lui avrebbe letto, Guzzanti risponde ad un lettore che gli chiede se le “nomine di scambio” fossero più d’una: “Per quel che ne so, dai testi oculari, più di una. Per questo lo scandalo sarebbe devastante, costituzionalmente e istituzionalmente devastante. Più di scambio, tratterebbesi di compenso. Come scrisse Cossiga: ‘ai miei tempi si offriva un filo di perle o un appartamento'”.

Guzzanti è padre della comica Sabina, alla quale proprio la Carfagna ha chiesto un milione di euro di danni. A chi lo attacca per questa sua presa di posizione contro la Carfagna, Guzzanti dice: “C’entra il senso dello Stato, il primato delle regole, la limpidezza della democrazia. Abbasso la mignottocrazia, viva la Repubblica”. E nel post vero e proprio, il senatore si chiede se sia possibile che in una democrazia “il capo di un governo nomini ministro persone che hanno il solo e unico merito di averlo servito, emozionato, soddisfatto personalmente? Potrebbe essere il suo giardiniere che ha ben potato le sue rose, l’autista che lo ha ben guidato in un viaggio, la meretrice che ha ben succhiato il suo uccello, ma anche il padre spirituale che abbia ben salvato la sua anima, il ciabattino che abbia ben risuolato le sue scarpe”. Infine, un altro interrogativo: “è lecito o non è lecito che si faccia ministro in uno Stato immaginario e anzi in un Pianeta di un’altra costellazione, una persona che ha come suo merito specifico ben soddisfatto il capo del governo?”.

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3 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/carfagna-governo/guzzanti-paolo/guzzanti-paolo.html?rss

Anche i preti timbrano il cartellino. E qualcuno si lamenta: “Abolito nel ’60”

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CITTA’ DEL VATICANO, 3 novembre 2008 – Forse ‘contagiata’ dalla crociata del ministro Brunetta contro i fannulloni, da qualche giorno anche la Santa Sede ha fatto installare negli uffici vaticani il cartellino: timbrano tutti, dagli impiegati al capoufficio, anche se e’ un ecclesiastico.

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Un parrocoIl ‘’badge’’ verrà gradualmente distribuito ai dipendenti di tutti i dicasteri. E dal primo gennaio 2009 entreranno in funzione le schede di valutazione per misurare il rendimento e collegare le retribuzioni al merito.

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Reazioni? Sembra che le schede siano state accolte abbastanza bene dai dipendenti, mentre alcuni prelati protestano per un controllo troppo rigido dell’orario che inciderebbe  sul lavoro pastorale, specialmente per quanto riguarda i due ritorni pomeridiani a settimana. E qualche sacerdote ricorda con rammarico che il ‘’segnatempo’’ in ufficio era stato abolito nel 1960 da papa Giovanni, perche’ considerato non idoneo agli ecclesiastici.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/11/03/129941-anche_preti_timbrano_cartellino.shtml

Congo, lo spettro di un nuovo genocidio

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La testimonianza di un missionario al Corriere: «Sono mostri, non uomini»

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Dall’inviato del Corriere Massimo A. Alberizzi

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NAIROBI – Lo spettro di un altro genocidio si aggira per il Congo orientale. Un milione e seicentomila profughi vagano nella giungla senza cibo e senza acqua pulita. Nei prossimi giorni dopo aver mangiato le ultime provviste rimaste rischiano di morire. Già in numerose famiglie hanno dovuto seppellire i più deboli, vecchi e bambini.

NON SOLO GOMALa catastrofe umanitaria non è solo a Goma, circondata dalle forze del generale ribelle Laurent Nkunda. E’ in fiamme anche il nord, il triangolo dove si incontrano le frontiere di Uganda Sudan e Congo. In quell’aera ha colpito il Lord Resistance Army, letteralmente Esercito di Liberazione del Signore, un gruppo ribelli ugandesi famoso per la sua ferocia.

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«SONO MOSTRI, NON UOMINI» Un missionario ha scritto una lettera al Corriere della Sera. Eccola: «Gli uomini dell’LRA sono mostri non uomini. Mercoledi mattina, 17 settembre, è stata una giornata di violenze su numerosi villaggi della parrocchia di Duru. Scuole e mercato sono stati i luoghi presi di mira. Paura e tristezza sono nell’animo di tanta gente. Anche oggi le scuole sono chiuse». «Oggi – continua il documento – abbiamo cominciato in città a fare il censimento della gente scappata e rifugiatasi presso familiari o conoscenti. Parte della popolazione vicino alla frontiera sudanese è scappata in Sudan. Anche i nostri tre confratelli di Duru. Per radio ricetrasmittente e per sms abbiamo appreso che anche padre Mario Benedetti, settantenne, si è rifugiato in bici alla missione sudanese di Yambio, lontana 60 km da Duru, domenica sera. Chi scappa è gente della parrocchia confinante della Missione Duru e anche dei nostri villaggi più a est». «I guerriglieri LRA hanno ucciso alcuni adulti a sangue freddo con machete o scure o pugnale; hanno bruciato scuole e case e distrutto beni: moto, bici, bidoni pieni di olio di palma; hanno mostrato il loro volto e cosa vogliono. Hanno rapito un centinaio di alunni, degli insegnanti e alcuni adulti. Vogliono terra bruciata intorno a loro. Non vogliono che la popolazione li veda e possa dare informazioni alle nostre autorità civili e militari e della MONUC (la missione dell’ONU, ndr). Vogliono impadronirsi dei campi seminati. Mercoledi scorso LRA si è presentata al momento del mercato su più villaggi verso mezzogiorno o nel primo pomeriggio: i suoi uomini hanno razziato tutto e ammazzato i commercianti. I suoi capi di sentono braccati e isolati a livello internazionale. Non hanno i tradizionali appoggi palesi o nascosti di quando stavano in Uganda, sua patria. Il governo di Khartoum non li sostiene più. Kampala e Kinshasa sono contro». «LRA conta – si stima – circa 900 giovani uomini, nascosti nelle foreste nostre verso la frontiera. Sono presenti dal 2003. Hanno fucili e altre armi che conservano per attacchi militari. Per uccidere si servono soprattutto di machete. Il fucile fa rumore; il machette no».

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ASSALTI E MAGIA NERAL’Esercito di Liberazione del Signore è diventato famoso perché assaliva i villaggi e rapiva i bambini. Poi faceva loro un lavaggio del cervello, li terrorizzava, li sottoponeva a pratiche di magia nera e infine, Bibbia in mano, li costringeva a assalire di nuovo il loro villaggio e ammazzare i genitori. Sul loro capo Joseph Kony pende l’accusa di crimini contro l’umanità da parte della Corte Penale Internazionale. Lontano dagli occhi indiscreti dei giornalisti, degli operatori umanitari e della Monuc, i miliziani dell’LRA massacrano senza pietà e apparentemente senza motivo la popolazione del Congo. Anche più a sud intorno a Goma dove i giornalisti sono arrivati da giorni, la situazione è catastrofica. La città, capoluogo del Kivu settentrionale resta circondata dalle truppe del generale ribelle Laurent Nkunda. Nkunda ha dichiarato una tregua unilaterale e ha fatto sapere non si muoverà prima dei risultati delle elezioni americane. Anche lui dunque si mostra sensibile ai media, la cui attenzione ora è focalizzata su chi sarà in nuovo inquilino della Casa Bianca.

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AIUTI UMANITARIIl primo camion con gli aiuti per le popolazioni intrappolate nelle aree controllate dalla rivolta partiranno stamattina scortate dai militari della Monuc. Non si sa bene quanta gente riusciranno a raggiungere. La gente è scappata alla spicciolata non è quindi facile fargli arrivare il cibo necessario a sopravvivere. Il convoglio dovrebbe raggiungere Rutshuru, 70 chilometri più a nord, in mano ai tutsi del generale Nkunda. I coordinatori dell’Onu sono stati chiari sulla loro strategia: «Intendiamo rifornire i centri di raccolta di Rutshcuru e Kiwanja, in modo tale che gli sfollati possano rientrare e trovare da mangiare», ha spiegato Gloria Fernandez, capo di Ocha (Office for the Coordination of Humanitarian Affairs delle Nazioni Unite). Secondo gli osservatori a commettere violenze e crimini più che i ribelli sono stati gli sbandati dell’esercito governativo, sbaragliati sul campo e costretti a scappare. Durante la fuga hanno saccheggiato, violentato e ammazzato.

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DIPLOMAZIA IN ATTESALa diplomazia resta attendista. Dopo una breve visita a Goma i ministri degli esteri francese, Bernard Kouchner, e britannico, David Miliband, hanno promesso aiuti umanitari, ma non hanno deciso sulla sull’invio di una forza militare di protezione. Un atteggiamento che sorprende, soprattutto dopo l’esperienza del 1994 quando il mancato invio di una forza di pace europea provocò il genocidio ruandese: in cento giorni furono massacrati 800 mila tutsi e hutu moderati. I due ministri hanno sollecitato il rafforzamento del contingente di caschi blu che ora conta 17 mila uomini, ma, come ha detto al Corriere l’ex inviato europeo per i grandi laghi, l’italiano Aldo Ajello, «Non è la quantità che conta, ma la qualità. Se in 17 mila non sono riusciti a fermare i 3000 uomini di Nkunda è impensabile che lo possano fare 10 mila uomini in più. A meno che non si tratti di truppe ben addestrate, ben organizzate e ben motivate, cioè occidentali». Un summit regionale, cui dovrebbero partecipare i presidenti del Ruanda, Paul Kagame, e del Congo, Joseph Kabila, è previsto per la prossima settimana. Non si sa bene se parteciperà Nkunda e i leader dei 35 gruppi di guerriglia presenti in Kivu.

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https://i0.wp.com/www.jacobgeltdekker.com/images/04.01.03.01.jpgBambini soldato del Lord’s Resistance Army

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Massimo A. Alberizzi
03 novembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_03/alberizzi_congo_rischio_genocidio_474bb872-a932-11dd-b538-00144f02aabc.shtml

Alitalia, hostess e piloti: licenziano i più deboli

alitalia, proteste lavoratori

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Domenica di attesa all’aeroporto di Fiumicino, in attesa che lunedì il commissario straordinario Fantozzi cominci l’esame dell’offerta Cai sottoscritta dai sindacati confederali e da Ugl, e che piloti e assistenti di volo sciolgano la riserva sull’accordo. «Prevediamo una larga partecipazione del personale di volo e di terra – spiega Cesare Albanese, sindacalista della Sdl – perchè quella di domani sarà una giornata di confronto con i lavoratori sulle questioni più scottanti del Piano Fenice: dal numero enorme di esuberi, che penalizzerà i lavoratori ben oltre quanto era stato concordato a settembre a Palazzo Chigi, alla condizione dei precari e alle incertezze per il futuro di migliaia di lavoratori che, dopo l’utilizzo degli ammortizzatori sociali, si troveranno senza un lavoro e senza la pensione».

In particolare quello che ha scatenato le rimostranze del personale di cielo e di terra sono i criteri di riassunzione. Nel piano, racconta ancora Albanese, «ci sono norme grazie alle quali la Cai non riassumerebbe coloro che sono gravati da condizioni sociali particolari, come una donna separata con i figli a carico, oppure una persona con in casa un familiare portatore di handicap. Ci sono, poi, altri aspetti a dir poco incomprensibili. Uno tra i tanti: il piano Cai non prevede riassunzioni di personale part-time, condizione che, invece, permetterebbe di evitare tanti esuberi. Dietro tutto questo sembra esserci un’ideologia mirata a creare disagio: noi – conclude – lavoriamo per includere, la Cai per escludere».

Della stessa opinione una hostess con vent’anni di anzianità, secondo la quale «c’è poco da dire, mi domando soltanto se i rappresentanti dei sindacati che hanno apposto la loro firma si rendono conto che con questo Piano rischiano di non essere più riassunte centinaia di persone con problemi reali, come ragazze-madri o donne separate con figli a carico, oppure colleghi con un familiare in casa gravato da una malattia grave. È questo lo chiamiamo ancora un Paese democratico?».

Nel frattempo, l’amministratore delegato di Cai Rocco Sabelli, si mostra tranquillo e fiducioso. Il primo dicembre, dice, saremo in volo. Secondo lui «con i piloti mi sembrava che fossimo arrivati a un passo da un accordo. Poi – sostiene – è prevalsa la solita attitudine al rilancio continuo, nel tentativo di riprendersi spazi chiusi a settembre su esuberi e sistemi previdenziali. Sperando forse di ottenere nuove concessioni dal governo». Sabelli è convinto anche che presto, «novembre o dicembre», si farà avanti anche il partner estero tanto sperato.

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Pubblicato il: 02.11.08
Modificato il: 02.11.08 alle ore 20.44

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fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80520

Dalai Lama: “La Cina ci ha condannati a morte”

2/11/2008 (8:49) – IL PREMIO NOBEL: PERDENTE LA SCELTA DEL DIALOGO CON PECHINO

«Siamo sotto la legge marziale», allarme del Dalai Lama da Tokyo. La massima autorità spirituale sarebbe pronta a farsi da parte

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Il Dalai Lama si è detto stanco dei negoziati con la Cina

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TOKYO
Il regime cinese sta condannando a morte il Tibet, ha dichiarato oggi il Dalai Lama, capo spirituale dei tibetani, che ha anche ribadito al sua decisione di mettersi almeno parzialmente da parte. Prima delle Olimpiadi il Dalai Lama si era fatto promotore di una linea basata sul dialogo con Pechino, nella convinzione di potere strappare concessioni alla Cina in cambio della rinuncia alla completa indipendenza. Pochi giorni fa, infatti, l’autorità spirituale tibetana si era detta stanca dei negoziati con Pechino. «A causa della mancanza di risposte da parte della Cina, dobbiamo essere realistici, non ci sono speranze», ha detto uno degli inviati del Dalai Lama. «Sua santità – ha aggiunto – non vuole essere un ostacolo per la causa del Tibet. Per questo ha inviato una lettera al parlamento per parlare delle opzioni che gli restano».

Il Dalai Lama ha indetto una sessione speciale del parlamento tibetano in esilio per la seconda metà di novembre, in modo da discutere il futuro del movimento tibetano e la sua strategia. La mossa del leader spirituale del Tibet è da mettere in relazione con le critiche di quelle frange degli esiliati che contestano la sua gestione, fatta di un approccio moderato.

Questa linea, che aveva fin dall’inizio suscitato critiche tra i gruppi politici tibetani dissidenti, si è rivelata a parere dello stesso Dalai Lama perdente. La futura linea politica sarà discussa nel corso della riunione di tutte le correnti il 17 novembre a Dharamsala. Il settantatreenne Premio Nobel per la pace, che da decenni guida il movimento, vi svolgerà un ruolo da «semi-pensionato», come egli stesso ha detto.

Parlando a Tokyo, il Dalai Lama oggi ha affermato che «i tibetani sono condannati a morte. Questa antica nazione e la sua eredità culturale stanno morendo… Oggi la situazione assomiglia a una occupazione militare di tutto il territorio. È come se fossimo sotto la legge marziale. La paura, il terrore e le campagne di rieducazione politica causano molte sofferenze».

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200811articoli/37866girata.asp