Archivio | novembre 4, 2008

Pavia ed i fascisti: no pasaran!

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I neofascisti di Forza Nuova hanno cercato di organizzare per oggi, 5 novembre, una nuova marcetta nostalgica stile SS per le strade del Borgo: dopo essere stati protagonisti dell’agguato squadrista di due settimane fa a Pavia, dopo le innumerevoli aggressioni in tutta Italia (quelle al corteo studentesco di Roma e agli studi della Rai sono solo le ultime in ordine di tempo), questi ignobili picchiatori, che conoscono solo legge della violenza e dell’occupazione militare, hanno cercato di offendere nuovamente la nostra città.

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Apprendiamo dal Questore di Pavia che il permesso inizialmente accordato al corteo fascista è stato revocato in  seguito alle nostre proteste.


Ancora una volta la Pavia antifascista ha saputo vigilare e mobilitarsi affinchè la lugubre sfilata venisse impedita e impegnandosi a vigilare perchè non si verifichino ulteriori provocazioni e perchè alla violenza fascista non sia concesso alcuno spazio.

Pavia ha dato una risposta chiara e ferma con le grandi mobilitazioni delle settimane scorse: non tollereremo altre sedi o sfilate fasciste, né in borgo, né a Pavia, né altrove.

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Osservatorio antifascista pavese

Immagini di carmillaonline e comunistimilano


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Milano: riapre il consultorio autogestito demedicalizzato!!!

Già in passato, qui, ho “scippato” dal blog dell’amico il Russo un post sull’argomento. Siccome lui è aggiornato ed io no, gli rubo pure le ultime notizie – che lui riporta qui

L’ambulatorio medico popolare di via dei Transiti a Milano non ottempera all’ordinanza di rilascio dell’immobile e rilancia:

dal 4 novembre il collettivo MaiStat@Zitt@ riapre lo spazio consultorio riservato alle donne, tutti i martedì dalle 18 alle 19,30

IL 4 NOVEMBRE ALLE 18 SI INAUGURA LA RIAPERTURA DI QUESTO SPAZIO CON UN APERITIVO, sfidando le avverse vicende giudiziarie che hanno visto il nuovo proprietario degli spazi in cui ha sede l’amp vincere la causa per la liberazione dell’immobile, e che prevedono un nuovo accesso dell’ufficiale giudiziario (con richiesta di forza pubblica) per il 25 novembre prossimo.

DALLA SETTIMANA SUCCESSIVA LO SPAZIO CONSULTORIO SARA’ APERTO TUTTI I MARTEDI’ DALLE 18 ALLE 19.30.

IL PROGETTO

Nel 1994, a Milano, in alcuni spazi della casa occupata di via dei Transiti, cominciava l’esperienza dell’Ambulatorio Medico Popolare per la difesa del diritto alla salute. All’interno di quell’esperienza, su un progetto portato avanti da tempo da un collettivo di compagne molto giovani, nasceva il Consultorio autogestito e demedicalizzato.


Al Consultorio si potevano trovare informazioni “non neutre” sulla contraccezione, sull’aborto, sulla gravidanza, sulla salute delle donne, oltre che una mappatura “critica” dei consultori pubblici milanesi e degli ospedali. Nel corso degli anni sono stati ripetutamente svolti incontri di autoformazione su questi argomenti sia all’interno del consultorio che nei centri sociali, e con le donne straniere nelle scuole di italiano.


Un’esperienza preziosa che nel 2000, per problemi di tempo e di forze, è stato inevitabile concludere, ma se è stato chiuso lo spazio “dedicato”, cioè la giornata in cui l’ambulatorio era aperto solo per le donne, non è venuto meno in tutti questi anni il punto di riferimento informativo costituito dalle compagne che continuano a svolgere la loro attività in Ambulatorio.


La situazione attuale di attacco all’autodeterminazione delle donne e di rimessa in discussione di alcuni diritti dati per acquisiti, rende necessario riaprire questo spazio “fisico” in cui poter fare informazione, in particolar modo sull’interruzione di gravidanza, sulle modalità di accesso (soprattutto per le donne migranti) e sulla qualità delle strutture pubbliche dedicate alla salute delle donne, sulla conoscenza del proprio corpo e sulla contraccezione, sulle malattie a trasmissione sessuale.

LE ATTIVITA’

questo ciò che si potrà trovare da subito:
* informazioni, assistenza, e indirizzamento alle strutture pubbliche per richieste di interruzione di gravidanza
* informazioni e indirizzamento ai consultori pubblici milanesi e alle strutture ospedaliere a cui rivolgersi per problemi ginecologici, gravidanza, parto, menopausa
* informazioni e indirizzamento alle strutture contro la violenza maschile sulle donne
* ogni primo martedì del mese sarà dedicato in particolare, ma non solo, alle donne lesbiche
* informazioni e materiali riguardanti la campagna “obiettiamo gli obiettori” e spazio osservatorio OGO dove fare segnalazioni su abusi in caso di richiesta di IVG o di pillola del giorno dopo, o su problemi legati alla presenza di medici obiettori di coscienza nei consultori o negli ospedali

queste le attività che partiranno prossimamente:

* informazioni e incontri sulla contraccezione
* informazioni e incontri sulle malattie a trasmissione sessuale
* informazioni e incontri sulla medicina naturale, momenti di autoformazione su sessualità, consapevolezza e contraccezione

le attività della consultoria sono completamente autogestite e autofinanziate: non verranno richieste iscrizioni, soldi, tessere sanitarie, permessi di soggiorno o altri documenti.

Questi i riferimenti per informazioni o contatti:
02-26827343 lun 15,30-18,30 e gio 17,30-20,30 (orario di apertura AMP) e mar 18-19,30 (orario consultoria)

maistatezitte@autistiche.org

http://www.vieneprimalagallina.org

Alitalia, Sacconi avverte: «Chi rifiuta il lavoro non avrà la cassa integrazione»

E Colaninno: «Nessun’altra convocazione per sindacati autonomi, trattativa chiusa»

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ROMA – I dipendenti di Alitalia che singolarmente fossero chiamati ad assumere un lavoro con caratteristiche analoghe a quello precedente, anche se questo comportasse una riduzione del salario, e si rifiutassero di accettare perderebbero il diritto agli ammortizzatori sociali. Questo l’avvertimento del ministro del Welfare, Maurizio Sacconi, nel corso di un’audizione presso le Commissioni riunite di Camera e Senato. «Non è un ricatto o una minaccia – ha voluto sottolineare il ministro – ma si tratta di una legge voluta anche da governi espressi da coalizioni diverse dalla nostra».

COLANINNO – La precisazione di Sacconi arriva a poche ore dal messaggio inequivocabile inviato al fronte del «no» dal presidente di Cai Roberto Colaninno: piloti e hostess si arrendano perché non ci sarà nessuna nuova trattativa. La nuova Alitalia non convocherà i sindacati autonomi che hanno chiesto un nuovo incontro con i vertici della compagnia. «Non c’è nessuna convocazione: il problema è finito, chiuso» ha detto Colaninno. Commentando la presa di posizione dei sindacati autonomi, che hanno minacciato blocchi e proteste, Colaninno ha sottolineato che «quando Cai sarà ufficialmente il proprietario dei beni che abbiamo comprato da Alitalia e AirOne, quelli che saranno assunti potranno manifestare i loro interessi, quelli che non saranno assunti non potranno neanche entrare. Voglio dire, se uno non è assunto cosa viene a reclamare? Andranno a reclamare in casa degli altri?».

ASSUNZIONI PILOTI – Colaninno ha sottolineato che le assunzioni di Cai saranno aperte a tutti, compresi i piloti di altre compagnie, ad esempio della Ryanair, e ha aggiunto che la chiamata sarà individuale. Alla domanda se la chiamata sarà diretta, il numero uno della Cai ha risposto: «La chiami come vuole, sarà diretta o indiretta. Magari ci sarà qualcuno che non è di Alitalia e fa la sua domanda. Noi per esempio, potremo assumere anche i piloti di Ryanair». Anche se la compagnia low cost ha dichiarato di essere interessata proprio ai piloti Alitalia: «Appunto – ha puntualizzato Colaninno -. Vediamo chi fa le condizioni migliori».

OLTRE 12MILA ASSUNZIONI – Colaninno non ha commentato la posizione dei sindacati autonomi, che hanno minacciato blocchi e proteste: «Non faccio commenti su opinioni, convinzioni o interessi che vengono gestiti dagli altri. C’è un progetto che abbiamo sviluppato, abbiamo fatto un investimento e ci proponiamo di assumere 12.628 persone, tra personale di terra, assistenti di volo e piloti. Li assumeremo secondo i criteri che sono stati discussi e controfirmati dalle quattro organizzazioni sindacali, ovviamente mi è spiaciuto che questi contratti non abbiano trovato il consenso anche dagli altri rappresentanti dei lavoratori di Alitalia. Ciò detto, assumeremo quelli che sono interessati ad accettare di lavorare in Alitalia secondo queste condizioni».

«A NATALE SI VOLA» – Il presidente Cai ha annunciato che entro novembre la Nuova Alitalia individuerà il partner straniero e per Natale sarà pronta a decollare. «C’è da valutare quali sono gli effetti positivi delle varie combinazioni che si possono fare, devo dire che sia Air France che Lufthansa hanno delle caratteristiche estremamente interessanti. Faremo le nostre valutazioni e assieme all’assemblea e al consiglio di amministrazione decideremo penso entro novembre». Colaninno ha smentito l’esistenza di qualsiasi tipo di pressione politica sulla scelta del partner: «Non c’è stata nessuna pressione, voi non ci crederete ma non ho ricevuto alcuna raccomandazione. Ci sono indicazioni pubbliche sul partner che conoscete, ma quelle non sono pressioni». Infine, a chi gli chiedeva se la Nuova Alitalia sarà pronta a volare entro Natale, il presidente di Cai ha risposto: «Penso di sì».

MATTEOLI: «NIENTE CIG» – Sul futuro della Nuova Alitalia e sulla protesta dei sindacati autonomi è intervenuto anche il ministro dei Trasporti Altero Matteoli. «Ho qualche dubbio che i piloti che non sottoscriveranno il contratto con la Cai possano accedere alla cassa integrazione» ha detto, aggiungendo che la norma «è molto chiara», perché «se viene offerto un posto di lavoro a chi è in Cig e questi rifiuta perde il diritto al trattamento». «Credo che la Cai chiamerà i piloti e sottoporrà loro singolarmente il contratto» ha spiegato. Secondo Matteoli «nello spazio di un anno Cai può essere in condizioni di riassumere. Il commissario Fantozzi ha fatto i miracoli per andare avanti, ma ora dice che non ha più denaro. Ha aspettato altre offerte, ma Cai è l’unica arrivata e dobbiamo fare i conti con questa». Per quanto riguarda invece la bad company, Matteoli ha detto che se il prestito ponte di 300 milioni di euro dato dal precedente governo fosse giudicato aiuto di Stato dalla Ue, «Fantozzi dovrebbe restituirlo attraverso il ricavato di tutto ciò che vende». Rivolgendosi al fronte del “no”, Matteoli auspica che «prevalga il buon senso. Il governo non potrà consentire scioperi». Chi che ha rifiutato l’accordo fra Cai e confederali, secondo il ministro, «racconta cose non vere, parla di macelleria sociale, di dipendenti incinte che non saranno assunte, ma Cai lo ha smentito».

DI PIETRO: «RICATTO POLITICO» – Parole che non piacciono al leader dell’Idv Antonio Di Pietro: «Se fossimo in uno Stato di diritto, il ministro Matteoli dovrebbe rispondere a un giudice delle sue parole quando afferma che chi non firma il contratto non avrà la cassa integrazione. In quelle parole ci sono gli estremi di un ricatto politico, con i lavoratori messi in una posizione per la quale se non si fanno tagliare un braccio tagliano loro la testa».

SCAJOLA: «PILOTI VOLERANNO» – Si mostra ottimista il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola: «Il buon risultato che Alitalia avrà permetterà alla stragrande maggioranza dei piloti italiani di poter volare e contribuire al successo della nuova società. Quei pochi che non avranno questa opportunità saranno accompagnati per trovare altre collocazioni». Il ministro si è detto convinto che il progetto della Cai andrà a buon fine: «Sono certo che Colaninno con la sua cordata, che è fatta non di imprenditori ‘mordi e fuggi’ ma di imprenditori della concretezza, riuscirà anche nel settore aereo a fornire un buon servizio e un buon prodotto».

RAGGIO: «DIRITTO A MOBILITÀ» – Il presidente dell’Enac, Vito Riggio, ha fatto un appello ai lavoratori di Alitalia perché rispettino il diritto alla mobilità dei cittadini. «Intanto voglio dare atto ai lavoratori di Alitalia perché fino ad ora in questa fase difficile hanno mantenuto la calma e hanno permesso che i voli si siano svolti con puntualità e in sicurezza – ha detto a Radio Anch’io -. Faccio però appello a questi lavoratori affinché non ledano il diritto alla mobilità perché sarebbe interruzione di pubblico servizio». Inoltre, ha ricordato Riggio, «qualora la Cai ritirasse l’offerta e non ci fosse un’offerta alternativa equivalente non avremmo più ossigeno e spazio per tenere in piedi la compagnia».

IBL: POSIZIONE DI OLIGOPOLIO – Per l’Istituto Bruno Leoni, il salvataggio di Alitalia porterà a un aumento dei costi del trasporto aereo nazionale. Lo sostengono Andrea Giuricin dell’Ibl e Ugo Arrigo, docente all’università di Milano-Bicocca, nel documento «Una ‘fenice’ da tre miliardi di euro». Secondo i due ricercatori «la struttura dei ricavi di Cai pone seri indizi in favore di rendite di posizione monopolistica nel mercato domestico italiano. Cai riuscirà ad avere introiti unitari più elevati del 36% rispetto al mercato spagnolo, che ha caratteristiche relativamente simili a quello italiano, e di circa il 32% in più rispetto alla vecchia Alitalia». La mancata liberalizzazione del trasporto aereo intercontinentale permetterà a Cai di mantenere una posizione di oligopolio. È la ragione per cui il ‘Piano Fenice’ costerà ai viaggiatori 3 miliardi di euro. Per Mingardi, «la nuova Alitalia potrà operare senza doversi confrontare con una concorrenza vera nei voli nazionali. Così i contribuenti saranno costretti a pagare la bad company, mentre i viaggiatori saranno forzati a sostenere una compagnia con una struttura dei costi chiaramente inefficiente e gonfiata».

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04 novembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/economia/08_novembre_04/alitalia_assunzioni_cai_colaninno_d32a6c8e-aa4b-11dd-b049-00144f02aabc.shtml

NEOFASCISTI – Assalto squadrista alla Rai, minacce a «Chi l’ha visto»

Strascico per i fatti di piazza Navona

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Federica Sciarrelli Chi l'ha visto? - 250x222

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Assalti e minacce, secondo la migliore tradizione squadrista. E a farne le spese stavolta è la Rai, un suo programma, una redazione. Come ogni lunedì su Rai Tre va in onda ‘Chi l’ha visto’, condotto da Federica Sciarelli: tra gli argomenti della puntata gli scontri tra studenti di destra e di sinistra a piazza Navona.

Ai telespettatori vengono mostrate le immagini dei ragazzi ripresi dalle telecamere, quelli più violenti. Quelli che hanno cominciato a picchiare e lanciare in aria tavoli e sedie. I filmati ricostruiscono le fasi immediatamente precedenti l’aggressione di un gruppo di studenti dell’estrema destra ai danni di altri che manifestavano davanti al Senato contro il decreto Gelmini. La trasmissione continua, altri fatti, arrivano segnalazioni. Poi si chiude; la Sciarelli saluta. Arrivederci alla prossima settimana. Ma i fascisti preparano la loro “risposta”. E tentano un blitz a via Teulada, dove si trova la redazione del programma.

A tarda sera infatti una trentina di giovani appartenenti ad un movimento dell’estrema destra romana del centro sociale Casa Pound, alcuni con il viso coperto da passamontagna, scavalca i cancelli della sede Rai e cerca di fare irruzione. Ad accorgersi dell’intrusione è stata una guardia giurata che ha avvicinato alcuni di loro ma è stato allontanato al grido di «lasciaci in pace dobbiamo protestare». Quando la guardia giurata ha informato i giovani che a quell’ora non c’era più nessuno nelle redazioni il gruppo ha desistito e si è allontanato.

Ed ha scelto la strada delle telefonate minatorie: «Questa mattina sono arrivate alla redazione di ‘Chi l’ha visto?’ quattro telefonate di minaccia, in una di esse una voce ha esordito dicendo «siamo la segreteria di Forza Nuova» ha spiegato il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini in riferimento a quanto avvenuto questa notte nel Centro di produzione Rai di via Teulada. «Queste telefonate sono ora a disposizione della magistratura – prosegue Ruffini – Le voci anonime hanno accusato redattori della trasmissione con frasi del tipo ‘state attenti, sappiamo dove vivete e lavorate’». Il direttore di Raitre ha affermato che le minacce sono state indirizzate anche verso «i parenti di chi lavora alla trasmissione condotta da Federica Sciarelli» ed è stata poi presentata denuncia dalla Rai contro l’irruzione e «si è messa a disposizione delle autorità per collaborare all’identificazione dei responsabili dell’assalto notturno».

Assalto che i protagonisti definiscono «una pacifica passeggiata» per denunciare un uso strumentale e criminale del servizio pubblico». Secondo i militanti di estrema destra nella puntata della trasmissione «sono state mostrate immagini di militanti del Blocco Studentesco, invitando i telespettatori a fornire informazioni e generalità di ragazzi che non sono né scomparsi né tanto meno sconosciuti», afferma, in una nota, Casa Pound Italia.

«Non c’è stato alcun invito alla delazione in trasmissione – replica e precisa la Sciarelli – Sono solo stati documentati con alcune immagini gli scontri di Piazza Navona. Abbiamo detto solo che erano brutte immagini. Non ho in alcun modo invitato il pubblico a fornire indicazioni sugli scontri e tantomeno sui ragazzi presenti».

Ma gli abitanti di Casa Pound insistono, a piacimento: «Nei fatti tramite una trasmissione del servizio pubblico si è voluto fornire a livello nazionale una vera e propria lista di proscrizione per invitare gli antifascisti più violenti a mettere in pratica la loro aspirazione più nota: ‘uccidere un fascista non è reato’». Intanto loro fanno «passeggiate» incappucciati e al telefono dicono cose tipo: attenti a voi sennò…

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Pubblicato il: 04.11.08
Modificato il: 04.11.08 alle ore 14.39

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fonte: http://www.unita.it/view.asp?idContent=80561

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Scontri_Piazza_Navona_fascista dialoga cordialmente polizia

INCULTURA – Gran Bretagna, battaglia delle amministrazioni locali: “Aboliamo le parole latine”

4/11/2008

In Gb i municipi hanno indicato alternative: ’ad hoc’ diventa genuino

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LONDRA
Bona fide, alias, alibi – tanto per citare alcuni termini latini – verranno presto aboliti dalla lingua inglese, almeno in alcune aree della Gran Bretagna. Alcune amministrazioni locali sono infatti convinte che il latino non goda più della comprensione che aveva un tempo e quindi tanto vale abolirlo dal linguaggio di tutti i giorni.

Il comune di Bournemouth, sulla costa sud del Regno Unito che conta 170mila abitanti, ha infatti adottato un «politica di linguaggio semplice» che include una lista di 19 parole latine da evitare e offre alternative. Così «ad hoc» diventa «improvvisato», «bona fide» «genuino». Dello stesso avviso la cittadina meridionale di Salisbury che ha invitato il personale del municipio ad evitare termini come «ad hoc» e «etcetera», così come alcune parole francesi.

La decisione non è piaciuta ai difensori del classicismo. Peter Jones, accademico e fondatore dell’ente benefico Amici dei Classici ha spiegato: «L’inglese è un animale ibrido che ha adottato da altre lingue un numero di parole e frasi che ora vengono usate comunemente. Negare la natura ibrida della lingua inglese è quasi come fare pulizia etnica dell’inglese». Latino e greco venivano un tempo considerate pietre miliari nell’istruzione, ma non vengono più insegnate nel Regno Unito, salvo rare eccezioni.

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200811articoli/37914girata.asp

Camorra, parla un poliziotto di Secondigliano: «Qui come a Los Angeles, la droga detta legge»

Il luogo dell'agguato a Secondigliano

dall’inviato de Il Messaggero Nino Cirillo

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NAPOLI (4 novembre) – La paletta è pronta, la radio accesa, si parte. La pistola nella fondina, perché non si sa mai: in ore come queste Secondigliano può riservare brutte sorprese anche a Fabio, a questo gigante di poliziotto che pure ha alle spalle «dieci anni di Scampia», che conosce anche l’ultimo vicolo, che i confini tra il territorio di un clan e e quello di un altro prima di passarli li fiuta.

«Li vedi questi ragazzi? Sono come animali nella foresta, senza un modello, senza un insegnamento. Crescono, invecchiano e muoiono senza averla conosciuta davvero, la vita». E indica quel gruppetto laggiù, quei quattro disperati seduti su una panchina proprio davanti alla serranda abbassata del circolo Zanzi, quello di sabato notte, quello della sparatoria contro i ragazzini. Fuggono all’arrivo della prima telecamera, imprecano, piccoli piranha impazziti in un acquario più grande di loro.

Secondigliano due giorni dopo fa ancora più paura. Non c’è niente di più normale e di anormale insieme di questa fila dolente alle Poste, di questi caffè serviti in tazzine bollenti, di queste frotte di pensionati che non passeggiano nei giardinetti ma letteralmente li affollano, li intasano. Non c’è niente di più anormale perché dietro questa vita di tutti i giorni, grattando appena la scorza, si nasconde un mondo di inaudita violenza. Una violenza che potrebbe esplodere a ogni incrocio, a ogni diverbio, che è esplosa sabato notte sotto il tavolo del biliardo del circolo Zenzi.

Chi comanda quaggiù? Chi orchestra, chi guadagna, chi ricatta? Hai voglia a fare la solita mappa: gli Scissionisti, la Masseria Cardone, i Di Lauro. Hai voglia ad ascoltare la tiritera dei vecchi poliziotti: questa è camorra con la c minuscola. Alla fine non se ne viene a capo, se non intercettando le parole di Fabio: «Qui comanda la droga. E’ stata più forte del crollo delle Due Torri e della crisi della Borsa, la droga va sempre, non conosce crisi».

E allora via di corsa, verso il Rione dei Fiori, che si chiama così perché ogni strada ha un nome gentile, verso le Case Celesti, dal colore incredibilmente aggraziato dei palazzi, a scoprire il supermarket della droga in Italia. Si vende di tutto e a prezzi bassissimi, arrivano dal Nord a comprarla e sono quelli che più facilmente si fanno beccare. Cocaina in saldo, ormai, e tanta di quella roba sintetica da far sballare un intero Paese.

«Hai presente Los Angeles, quella dei film? Qui è come Los Angeles, si organizzano per bande, cercano un loro precario equilibrio e amministrano il commercio di droga». Questo è il cinema che racconta Fabio e non c’è motivo per non credergli. Soprattutto adesso che non c’è un solo big di camorra storica in libertà, che avanzano confusamente le Nuove Leve, pronte a intimidire e a sparare come se volessero dire che è cambiato il vento.

Un giorno probabilmente sapremo se la sparatoria al circolo Zanzi è stata solo un’azione «antieconomica» -come con una buone dose di sarcasmo la definisce il dirigente del commissariato Sergio Di Mauro- o se invece è stato il punto della svolta. Certo, ora siamo qui a chiederci come abbiano fatto in quattro, con tre pistole, a dare una sventagliata di quaranta colpi in pochi secondi. Pistole calibro 9? Troppo lente, troppo prevedibili, l’ipotesi sempre meno pazzesca che si fa strada è che avessero in pugno delle mitragliette, mitragliette Uzi. E che volessero uccidere, che comunque non badassero troppo a una punizione «chirurgica», altrimenti non si spiegano quelle armi follemente puntate sul pavimento della sala, proprio sotto il tavolo del biliardo. Sì, un rimbalzo in più e potevano uccidere.

Ma non c’è modo neppure di riflettere su questi ultimi sconvolgenti pensieri, perché il tempo di Fabio è scaduto. E sta per scadere anche quello del suo commissariato: dovranno andarsene presto da lì, da quella palazzina Primo Novecento piana di crepe, perché c’è bisogno assoluto di lavori di ristrutturazione. Si trasferiranno, Fabio e i suoi sessanta colleghi, in un commissariato vicino, forse all’Aeroporto. Abbandoneranno momentaneamente il campo, quindi, giusto per dare un piccolo segnale di incoraggiamento a vecchie e nuove leve di camorra. Potrà mai risorgere un’Italia così?

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=34025&sez=HOME_INITALIA

Istat, in Italia 7,5 milioni di poveri, al Sud percentuali 4 volte maggiori

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Peggiora in particolare la situazione in Sicilia e Basilicata, migliora in Toscana

In maggiore difficoltà le famiglie con figli e quelle che hanno come capofamiglia
una persona con bassi livelli di istruzione o un basso profilo professionale

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di Rosaria Amato

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ROMA – L’11,1 per cento delle famiglie residenti in Italia sono povere. Si tratta di 2.653.000 nuclei, pari a 7.542.000 persone, il 12,8% dell’intera popolazione. Lo afferma l’Istat che oggi ha presentato i dati sulla povertà relativa nel 2007. Si tratta di dati stabili rispetto all’anno scorso. E lo è anche la distribuzione della povertà: in maggiore difficoltà economica le famiglie com figli, soprattutto se il capofamiglia è una persona con bassi livelli di istruzione, bassi profili professionali (working poor) o disoccupata: l’incidenza di povertà tra le famiglie con due o più componenti in cerca di occupazione (35,8%) è di quasi quattro volte superiore a quella delle famiglie dove nessun componente è alla ricerca di lavoro (9,9%). La povertà è inoltre maggiormente diffusa nel Mezzogiorno: l’incidenza è quattro volte superiore a quella del resto del Paese.

Miglioramenti solo in Toscana. Nel confronto tra il 2006 e il 2007, emergono miglioramenti solo in una Regione, la Toscana: infatti l’incidenza della povertà è scesa dal 6,8 al 4%. In valori assoluti, il Veneto appare la regione con la più bassa incidenza di povertà (3,3%); seguono Toscana, Lombardia e Trentino Alto Adige, con valori inferiori al 6%. In ultima posizione si trovano la Basilicata (26,3%) e la Sicilia (27,6%).

Al Sud il 65% delle famiglie povere. Nel Mezzogiorno è povero il 22,5% delle famiglie. Facendo il confronto con l’intero Paese, al Sud risiede il 65% delle famiglie povere, mentre nel Centro-Nord meno di sette famiglie su cento lo sono. Nel Mezzogiorno inoltre, osserva l’Istat, “a una più ampia diffusione del fenomeno si associa una maggiore gravità: le famiglie povere presentano una spesa media mensile equivalente di circa 774 euro, rispetto ai 797 e 818 osservati per il Nord e il Centro”.

Va peggio alle famiglie con figli. Se nelle famiglie numerose in genere l’incidenza della povertà è maggiore, nel 2007 aumenta anche rispetto alle famiglie con un solo figlio (l’incidenza passa dal 10 all’11,5%). Nel Nord peggiora in particolare la situazione delle famiglie con cinque è più componenti, per le quali l’incidenza della povertà passa dall’8,1 al 12,2%. Se tra i componenti ci sono tre o più figli minori, il tasso raddoppia (dall’8,2 al 16,4%).

E meglio ai lavoratori autonomi. Segnali di miglioramento invece per le famiglie con a capo un lavoratore autonomo: il tasso di povertà scende al 6,3% dal precedente 7,5%. Per i lavoratori in proprio il tasso passa dal precedente 9,6 al 7,9%.

La linea della povertà. L’Istat stabilisce la ‘linea della povertà sulla base della spesa per consumi delle famiglie. Nel 2007 è risultata pari a 986,35 euro per una famiglia composta da due persone (591,81 per una persona, 1.607,75 euro per una famiglia di quattro persone).

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4 novembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/economia/ocse-poverta/istat-poveri/istat-poveri.html?rss

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Kahlil Gibran – Del comprare e del vendere

E un mercante disse: Parlaci del comprare e del Vendere.
Ed egli rispose e disse:
La terra vi offre i suoi frutti, e voi non patirete indigenza se solo saprete come riempirvene le mani.
E’ scambiandovi i doni della terra che troverete abbondanza e sarete soddisfatti.
Ma se lo scambio non sarà con amore ed equanime giustizia,
non condurrà che alcuni all’ingordigia ed altri alla fame.

Quando voi, lavoratori del mare e dei campi e delle vigne incontrate sulla piazza del mercato i tessitori,
i vasai e i venditori di spezie,
invocate allora che lo spirito supremo della terra intervenga tra voi a santificare bilance e calcolo,
di modo che pesi e valori si corrispondano.
E non lasciate che chi ha mani sterili partecipi alle vostre transazioni, perché costoro
venderebbero le loro chiacchiere per la vostra fatica.

Dovreste dire a tali uomini:
“Venite con noi nei campi, o recatevi con i nostri fratelli al mare a gettare la vostra rete:
Poiché la terra e il mare saranno generosi come con noi”.
E se colà verranno i danzatori e i cantanti e i suonatori di flauto, ebbene. Comprate pure i loro doni.
Poiché anch’essi sono raccoglitori di frutti e d’incenso, e ciò che essi vi recano,
benché fatto di sogni, è di ornamento e alimento alla vostra anima.

E prima di lasciare la piazza del mercato, badate a che nessuno vada via a mani vuote.
Poiché lo spirito supremo della terra non dormirà in pace nel vento finchè i bisogni dell’ultimo tra voi,
non siano soddisfatti.

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……Non chiedermi cosa è la povertà perché l’hai incontrata nella mia casa.

Guarda il tetto e conta il numero dei buchi.

Guarda i miei utensili e gli abiti che indosso.

Guarda dappertutto e scrivi cosa vedi.

Quello che vedi è la povertà.

Kenya, 1997

Magistrati e tornelli (ovvero: Einstein e Brunetta, storia di un binomio impossibile..)

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Signor ministro Brunetta, apprendo dalla stampa che Lei ha intenzione di applicare i tornelli ai magistrati, colpevoli, secondo la sua originale visione del mondo giudiziario, di recarsi poco in ufficio. Mi consenta alcune considerazioni: nella mia lunga vita da magistrato non ho per la grande maggioranza del tempo fruito di un ufficio (ma neanche di una scrivania o di un’umile sedia) – neanche in Cassazione, dove per gli ultimi dieci anni ho prestato servizio sia come consigliere, che come presidente di sezione: se dovevo ricevere qualcuno, gli incontri avvenivano forzatamente nei corridoi, che per fortuna erano ampi e luminosi. Poiché la situazione, per quanto ne so, non è cambiata, sarebbe opportuno che Lei spiegasse come debbono fare i magistrati a frequentare un ufficio che non esiste.

Ma c’è ben altro. Veda, signor Ministro, il lavoro dei magistrati è un po’ speciale, e lasci che glielo illustri: consiste nel recarsi in udienza, (dove a volte si sosta per intere giornate senza guardare né l’orologio, né tanto meno un eventuale tornello), previo esame dei processi che dovranno essere affrontati, poi nel risolvere le questioni sottoposte al loro esame e redigere le sentenze che contengono le motivazioni adottate per la decisione assunta.

Tutto un lavoro che non richiede affatto la presenza in un ufficio con un orario prestabilito: il lavoro concettuale dello studio dei processi e delle relative problematiche, presuppone lunghe ore di ricerca in biblioteca e in giurisprudenza, una elaborazione mentale sulle soluzioni da adottare e può essere svolta anche andando a passeggio o portando il cane a spasso: e le sentenze io, come tutti i miei colleghi, le ho sempre scritte a casa mia, nelle ore magari più strampalate, lavorando di notte o di giorno, e sempre per una quantità di tempo ben superiore a quella a cui avrei dovuto sottostare in un ipotetico ufficio sorvegliato da un tornello.

Mi rendo conto che la “gente” non conosce bene come lavorano i magistrati, ma un ministro queste cose dovrebbe saperle, e quindi evitare di parlare di tornelli per un tipo di attività intellettuale che non può, per sua natura, sottostare a rigidi orari e la cui quantità non può essere misurata con l’orologio in mano, ma secondo i risultati che ne conseguono: perseguiamo pure quei magistrati che lavorano poco, ma per carità lasciamo stare i tornelli: i criteri di valutazione debbono essere ben altri che quello dello scorrere delle ore.

Il fatto che Lei abbia scodellato la storiella dei tornelli per i giudici si può spiegare in due modi: o Lei queste cose non le sa, ed è grave che un ministro della Repubblica si muova così maldestramente senza prima almeno informarsi della situazione nella quale va ad impelagarsi; o, peggio, le sa, ed allora il suo gesto rientra perfettamente nella sciagurata politica adottata dal governo in carica, in cui figurano personaggi di varia estrazione accomunati da una sostanziale inettitudine a svolgere il delicato compito loro affidato, e il cui principale intento è quello di attizzare il malumore contro le istituzioni – la magistratura in prima linea – con la speranza che di quel malumore si alimenti il consenso popolare.

Può darsi che siffatta politica porti i suoi frutti e giovi a chi la propugna: però Lei, il suo capo e i suoi colleghi, siate sicuri che resterà pur sempre una minoranza di cittadini, non di sudditi, che quel consenso non lo daranno mai a chi sta travolgendo la vita politica ed etica di questo nostro sfortunato paese.

Gabriele Battimelli

P.S.
Se fosse stato adottato nei suoi confronti il sistema di misurazione dell’attività intellettuale da lei propugnato, Einstein, dopo essere stato cacciato dai nazisti perché ebreo, sarebbe stato licenziato dagli americani perché poco osservante dell’orario d’ufficio, con o senza tornello.

3 novembre 2008

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=34012&sez=HOME_MAIL

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