Archivio | novembre 10, 2008

ADDIO MAMA AFRICA – Miriam Makeba muore dopo lo show contro la camorra e il razzismo

ADDIO MAMA, PORTACI LASSU’ NEL TUO GRANDE CUORE

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Addio Miriam Makeba, per Saviano l’ultima canzone

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di Eduardo Di Blasi

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Si è sentita male dopo aver salutato il suo pubblico al concerto conclusivo degli Stati Generali della Scuola di Castel Volturno, Miriam Makeba. Nella serata che voleva rendere omaggio anche a quei ragazzi africani caduti sotto i colpi della camorra nell’ultimo anniversario di San Gennaro, sopra un palco a Baia Verde, a pochi metri da dove fu ucciso l’imprenditore Domenico Noviello che si era opposto al racket. Sopra un palco cui qualcuno ha avuto anche l’ardire di chiedere il “pizzo” per l’allestimento.
Miriam Makeba, Mama Africa, non si è risparmiata neanche in questa occasione. Aveva la febbre da qualche giorno, ma ha cantato a piedi scalzi. È crollata al suolo subito dopo la fine dell’esibizione ed è stata trasportata in ambulanza alla clinica di Pinetamare.

I simboli sanno scegliersi le proprie battaglie. E Miriam Makeba, la donna che con la musica della sua voce e con la forza delle proprie idee ha combattuto l’apartheid nel proprio Paese, quella che ieri pomeriggio avanzava su una sedia a rotelle nel viale d’ingresso del centro Fernandes a Castel Volturno, è uno di quei simboli.
È arrivata sulla Domiziana per una data “speciale”, fuori dal suo tour europeo, spinta dall’idea che razzismo e camorra si possano combattere restando tutti uniti. Lo ha detto anche qui, in una sala intitolata a Giovanni Paolo II, davanti a tante famiglie africane con tanti bambini italiani d’Africa: «Non bisogna camminare da soli, bisogna camminare insieme».
Quando è arrivata l’hanno circondata con gioia in questo presidio della Caritas figlio della diocesi di Capua. Alcuni avevano vecchi quadernoni per l’autografo. Altri cellulari e macchine fotografiche per immortalare l’evento. Come ricorda Jean Renè Bilongo, uno degli operatori del centro: «Prima di lei sono venuti a trovarci Enzo Avitabile, Livia Turco e Paolo Ferrero». Personalità importanti, ma certo non sono un pezzo della storia dell’Africa e del mondo come questa donna minuta a cui è appena scappata una lacrima coperta dagli occhiali da sole Dolce e Gabbana.

In questi giorni ha parlato anche di Roberto Saviano: “E’ un giovane scrittore coraggioso ma, come succede in ogni grande causa in ogni parte del mondo, chi parla rischia di essere zittito con la forza”. Ecco perché bisogna reagire: «La musica ha un grande ruolo in tutto ciò, un enorme valore. Così come la scuola, è giusto parlare ai bambini, raccontargli di valori universali affrontando le questioni del Paese in cui vivono».

Miriam Makeba la musica l’ha sempre usata. All’una del pomeriggio, quella voce ha fatto felice la comunità africana di Castel Volturno invadendo la stanza al piano terra del centro Fernandes con un “My wonderful mama” che ha reso lucidi gli occhi degli africani presenti e sorridenti le loro bocche. E’ stata una scena di grande intensità che è culminata in un applauso in piedi. Mentre ancora battevano le mani, Mamma Africa ha iniziato una canzone più veloce, accompagnata dal battito ritmato delle mani di tutti. Poi ha abbracciato bimbi, parlato con tutti, si è messa in posa per le fotografie. Anche Idris Sanneh, volto noto della tv italiana tra i presentatori del concerto serale, si è fermato per farle una foto con il cellulare. Renato Natale, presidente dell’associazione Jerry Maslo, le si è fatto vicino e le ha raccontato la storia di quel sudafricano come lei, ammazzato vent’anni fa a Villa Literno e dell’associazione che nel suo nome porta avanti la propria battaglia contro il razzismo. Lei lo ha guardato e gli ha detto: “Thank You”. E lui, di solito burbero: «Ma grazie a te».

Probabilmente ha ragione Antonio Casale, direttore del Centro Fernandes, quando, nel presentarla, ha detto che in queste terre c’è bisogno di una “mamma” come lei. Di un sentimento “materno” che metta pace tra le persone. Qui la pace non c’è. E non è colpa dei soldati appostati sulla Domiziana mitra in mano.
Eppure all’interno del centro Fernandes, ieri pomeriggio, la “mama” il suo miracolo l’aveva fatto. A notte fonda in tanti aspettano che esca dalla clinica a Pineta Mare, con gli occhi ancora una volta lucidi. Per lo spavento, prima. Per il dolore, poi. Vorrebbero ancora camminare tutti assieme.

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Lunedì, 10 Novembre 2008
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“Ciao Mama, sei il nostro simbolo”. Gli immigrati del litorale domitio rendono omaggio alla cantante

Lacrime per la Makeba nel cuore nero della Campania

Il vescovo: “La nostra comunità la ricorderà sempre”

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di DARIO DEL PORTO

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NAPOLI – E’ morta nel cuore nero della Campania: e ora Castel Volturno piange la sua “Mama Africa”. La voce di Miriam Makeba ha cantato per l’ultima volta contro la camorra e il razzismo- Dopo una notte di dolore gli immigrati del Litorale Domitio la ricordano con un biglietto lasciato da un ragazzo accanto a un fascio di fiori. “Ciao Mama, sei il nostro simbolo”. Ma la tragedia che si è consumata al termine di un’esibizione spettacolare, che non si era fermata neppure davanti alle minacce degli emissari del “racket”, si sta trasformando con il passar delle ore anche in uno straordinario momento di aggregazione fra i mondi spesso troppo distanti degli extracomunitari e della popolazione locale.

Un’autorità religiosa come monsignor Bruno Schettino, vescovo di Capua, è stato questa mattina uno dei primi a rendere omaggio alla salma della cantante sudafricana: “Il suo nobile ricordo – ha detto – resterà vivo per sempre. Era venuta qui a parlare, col canto di giustizia, a rendere ragione a quanti vogliono l’integrazione e vogliono lottare la camorra. Abbiamo recitato qualche preghiera ed ho provato a dare conforto alle persone presenti” – ha aggiunto il vescovo – Makeba resterà un altro simbolo del riscatto di questa terra”. E anche il sindaco di Castelvolturno, Francesco Nuzzo, annuncia che la città “onorerà Miriam Makeba, che da ieri appartiene alla nostra comunità come tutte le persone impegnate nella lotta alla camorra”.

A Castel Volturno anche l’ambasciatore della Repubblica Sudafricana, Lenin M. Shope, varie autorità istituzionali del territorio, Qedani Dorothy Mahlang, ministro della provincia di Gauteng, Johannesburg, in Campania per una visita già programmata. Il governo sudafricano le ha espresso l’omaggio del suo popolo, ma anche la Campania sente oggi “Mama Africa” come parte della battaglia in corso contro le mafie e il razzismo. “Anche in suo nome vogliamo andare avanti”, dichiara il governatore Antonio Bassolino. L’assessore regionale Corrado Gabriele, che aveva fortemente voluto Makeba al concerto conclusivo degli “Stati generali della scuola per il Mezzogiorno” e aveva consegnato alla cantante una copia in inglese del libro “Gomorra” scritto da Roberto Saviano, dice che “Mama Africa” “da ieri è anche un simbolo per la lotta alla camorra”. E Vincenzo Schiavone, il manager della clinica Pineta Grande dove si è fatto l’impossibile per salvare l’artista, ricorda: “Makeba era venuta qui a cantare per la nostra terra, per tutti noi”.

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10 novembre 2008
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Miriam, voce e immagine dell’Africa

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Conosciuta in tutto il mondo come ‘Mama Africa’, Miriam Makeba nasce a Johannesburg il 4 marzo 1932 e si impone come cantante nel 1959, durante una tournèe negli Stati Uniti con il gruppo sudafricano ‘Manhattan Brothers’. A 27 anni lascia il Sudafrica per necessità di carriera, senza immaginare che sarebbe stata poi bandita per le sue posizioni contro l’apartheid. Nel 1960 cerca di rientrare, per il funerale della madre, ma le autorità le tolgono la nazionalità. A seguito di questo bando, Makeba vive 31 anni in esilio, negli Stati Uniti, in Europa e in Guinea.

Fu la prima donna nera a vincere il Grammy Award per l’album ‘An Evening with Belafonte/Makeba’, inciso insieme a Harry Belafonte nel 1965. Due anni dopo arriva la fama mondiale con ‘Pata Pata’, ispirata a una danza in una baraccopoli. Nel 1968 sposa il leader delle Pantere Nere, Stokely Carmichael. L’evento solleva controversie negli Stati Uniti e Makeba si vede annullare i contratti discografici. Carmichael e Makeba si trasferiscono in Guinea. Il matrimonio dura però pochi anni: nel 1973 Makeba si separa e riprende a cantare, soprattutto in Africa, Sudamerica ed Europa.

Dopo la morte della figlia Bongi, nel 1985, ‘Mama Africa’ si trasferisce in Europa, dove rimane fino al 1990, quando la liberazione di Nelson Mandela la convince a rientrare nel suo Paese. Ma passano sei anni prima che esca il suo nuovo disco, ‘Homeland’, in cui racconta sempre l’apartheid, ma anche la gioia di essere tornata nel suo paese. «Ho mantenuto la mia cultura, ho mantenuto la musica delle mie origini – ha scritto nella sua biografia – grazie a questo sono diventata questa voce e questa immagine dell’Africa e del suo popolo, senza esserne cosciente».

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Francia, gli “ecoguerriglieri” che spengono la Ville Lumière (e non solo)

LE AZIONI DEL “CLAN DU NEON”

Si avvicinano furtivamente alle insegne luminose dei locali e spengono l’interruttore esterno che li controlla

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PARIGI – Le loro prime azioni di “eco-guerriglia” le hanno portate a termine a Parigi trasformando la storica “Ville Lumière” in una città un po’ più buia, ma meno inquinata. Si fa chiamare “Clan du Néon” (La banda del neon), è un movimento di giovani ambientalisti francesi che combatte il riscaldamento climatico e lo spreco di energia elettrica spegnendo a notte inoltrata le insegne dei locali notturni delle principali citta’ transalpine. Per non farsi riconoscere a volte mascherano i loro volti con una grossa parrucca bionda e con sgrargianti occhiali da sole e di solito una tuta viola è la loro divisa da combattimento: come mostrano alcuni video presenti sul loro blog questi giovani ecologisti usano sempre la stessa tattica: si avvicinano velocemente alle insegne luminose dei locali e con veloci movimenti spengono l’interruttore esterno che li controlla. In un attimo ogni illuminazione scompare e il buio regna sovrano.

MOVIMENTO – Questo movimento ecologista è nato a Parigi, ma ormai gruppi affiliati sono presenti in Normandia, a Bordeaux, in Provenza, nel dipartimento della Dordogna e in tantissime altre città francesi. Il web è pieno di video in cui membri del gruppo pubblicizzano le “ronde notturne” del Clan e affermano che non vi è nulla di più bello che passare una nottata a spegnere le illuminazioni cittadine. Il Times di Londra ha seguito una di queste serata dedicate all’ecoterrorismo pacifico: i membri di “Clan du Neon” si sono ritrovati in Place de la République a Parigi e la prima vittima della loro azione e’ stata una filiale della nota agenzia di viaggi transalpina Nouvelles Frontières. Michael un intraprendente attivista si arrampica sull’impalcatura dove e’ presente l’interrutore esterno e in un batter d’occhio spegne l’insegna luminosa dell’agenzia. Insieme ai suoi amici-colleghi prima di tornarsene a casa portera’ a termine la stessa operazione in diversi locali, spegnendo tra l’altro le insegne di due famose banche francesi e i 26 neon del “Salon Régence”, ristorante alla moda che organizza ricevimenti nuziali

STATUTO UFFICIALE – L’organizzazione si è dotata anche di uno statuto ufficiale nel quale c’è scritto che «i neon usati dai locali notturni sprecano una quantità estrema di energia». Questo documento ufficiale non è il solito testo redatto con linguaggio burocratico. Anzi. In un singolare passaggio afferma che le azioni dei giovani attivisti sono più che giustificate perché «queste illuminazioni generano un doppio danno sia perché producono elettricità che inquina l’ambiente sia perché la loro luce accecante impedisce alle persone di vedere le stelle». Tuttavia i membri del Clan sanno che non sempre le illuminazioni notturne sono una male. «In alcuni casi, noi sappiamo bene quanto siano necessarie le illuminazioni – recita lo statuto -. Noi lottiamo prima di tutto contro il loro utilizzo abusivo, al servizio della pubblicità. Le nostre azioni non sono mai portate avanti contro locali, caffe’ o farmacie ancora aperte…Ma tutte le luci che sprecano energia sono una danno anche per quelle utili. Troppa luce abbaglia!».

CIFRE – A chi storce il naso davanti alle loro azioni dimostrative e li accusa di infantilismo i giovani attivisti mostrano cifre che parlano da sole: ogni notte in Europa le migliaia di insegne luminose dei negozi consumano inutilmente circa 10 Gigawattore (GWH) di elettricità. In Francia dove l’80 per cento dell’energia e’ prodotta grazie alle centrali nucleare, questo sprego di energia produce anche inquinamento radiottivo. «Se tutte le luci accese nella notte fossero spente, l’impatto sul riscaldamento climatico sarebbe davvero significatico» afferma al Times di Londra Nicolas, ventottenne membro dell’organizzazione. «Ci dovrebbe essere una legge che imponesse a tutti lo spegnimento delle illuminazioni notturne, ma purtroppo non e’ stata ancora fatta. Percio’ ce ne dobbiamo occupare noi a modo nostro».

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Francesco Tortora
09 novembre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_09/club_neon_francia_713c2408-ae6b-11dd-a27b-00144f02aabc.shtml


CASTEL VOLTURNO – Concerto a favore di Saviano. Ma la camorra chiede il pizzo

Lo scrittore Roberto Saviano (Ansa)Napoli, 10 novembre 2008 – In duemila ieri sera hanno assistito al concerto ‘’Contro ogni razzismo e anticamorra’’, dedicato a Roberto Saviano, che si è svolto a Baia Verde, nel comune di Castel Volturno, a conclusione della tre giorni degli ‘’Stati generali della scuola nel Mezzogiorno”, promossa dall’assessorato alla Istruzione della Regione Campania.

L’evento, però, è finito nel mirino della camorra. “Alcuni sconosciuti hanno chiesto il pizzo agli operai che stavano montando il palco per il concerto dedicato a Saviano”, ha infatti reso noto l’assessore alla Formazione della Regione Campania, Corrado Gabriele, promotore dell’intera manifestazione.

“Appena mi hanno riferito l’accaduto – ha detto ancora l’assessore – ho chiamato il comandante provinciale dei carabinieri di Napoli ed è stato informato anche il coordinatore della direzione distrettuale antimafia di Napoli, Franco Roberti’’.

“Gli operai hanno detto agli sconosciuti di non essere in grado di dare loro risposte e di tornare l’indomani”, ha raccontato ancora Gabriele. ’’Formalizzeremo una denuncia contro ignoti – ha concluso – ma quanto è avvenuto è di una gravità inaudita”.

Il concerto, durante il quale si è esibita Miriam Makeba con il suo gruppo afroamericano di sette musicisti, si è svolto regolamente e proprio nel luogo dove fu ammazzato l’imprenditore Domenico Noviello. Sul palco si sono susseguite le performance di Daniele Sepe e la Brigada internazionale con elementi provenienti da diverse etnie, l’attrice e cantante Sonia Aimy (nigeriana che vive a Torino), Eugenio Bennato, il jazzista Max Puglia e i 24 Grana. Non sono mancati momenti di riflessione con brani del libro ‘Gomorra’: in particolare quelli dedicati a don Peppino Diana hanno suscitato un grande applauso.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/11/10/131390-concerto_favore_saviano.shtml