Archivio | novembre 11, 2008

RIMINI – Danno fuoco a clochard mentre dorme

I poveri averi del senza tetto

Potrebbe chiamarsi Andrea Rizzo, tarantino di 46 anni, il senza tetto dato alle fiamme da uno o più sconosciuti la scorsa notte in via Flaminia. Dure le reazioni del mondo politico, da Montecitorio alla presidenza della Provincia

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Poliziotti sul luogo (foto Bove)Rimini, 11 novembre 2008 – Una torcia umana, è ciò che è apparso agli occhi della ragazza che ha lanciato l’allarme, mentre questa notte stava transitando in auto per via Flaminia a Rimini. L’uomo, completamente avvolto dalle fiamme, che gridava tra gli alberi del viale era un clochard, intorno alla mezzanotte e mezza qualcuno, ignoti o un ignoto, l’ha cosparso di liquido infiammabile mentre dormiva su una delle panchine che costeggiano il viale alberato. Ustioni di secondo e terzo grado, ma l’ultimo bollettino medico, spiega la questura di Rimini che indaga sull’accaduto, è rassicurante. L’uomo è grave ma non in pericolo di vita.

Le volanti della questura di Rimini, allertate dai soccorritori che hanno chiamato anche i vigili del fuoco, quando sono arrivate hanno trovato il barbone coperto di ustioni, in stato confusionale, ha detto di essere di Taranto, di avere 46 anni. Ha raccontato che dormiva, e di essersi svegliato per le fiamme. Gli agenti hanno trovato lì vicino una bottiglia vuota che odorava di gasolio o benzina, un carburante, comunque un liquido infiammabile. Ma lui dormiva e non ha visto nessuno lì vicino. Non sa chi e come abbia potuto fare questo.

Il 118 ha soccorso l’uomo, l’ha portato all’ospedale di Rimini, qui è stato medicato per ustioni di secondo e terzo grado, soprattuto nella parte bassa del corpo, sulle gambe, ma anche il viso è stato bruciato dalle fiamme. I medici, vista la gravità, hanno deciso il trasferimento al centro grandi ustionati dell’ospedale di Padova. L’ultimo bollettino dei medici è però rassicurante perchè – spiega la questura – pur restando gravi le sue condizioni, non è in pericolo di vita.

La polizia di Rimini indaga su chi abbia potuto dar fuoco al clochard inerme, per ora non si esclude alcuna pista, potrebbe. Anche chi sia il senza tetto non è ancora stato certificato, potrebbe essere Andrea Rizzo, un clochard conosciuto dai volontari, ma la polizia sta eseguendo degli accertamenti per avere dei riscontri oggettivi sulla sua identità. Resta comunque inspiegabile il motivo di tanta atrocità.

La notizia ha fatto velocemente il giro d’Italia, finendo anche sui banchi del parlamento, dove l’onorevole Anna Miotto del Pd chiedendo al Governo di riferire in auula sull’accaduto, ha affermato: “Il fatto è di una gravità inaudita – ha commentato Miotto – e con una strana coincidenza arriva dopo le affermazioni dei giorni scorsi in cui la Lega Nord si era fatta protagonista di una iniziativa politica contro i clochard. Sarà solo una coincidenza, ma dovrebbe far riflettere molti nella maggioranza e nel governo su come le parole e i toni del dibattito politico possano avere effetti disastrosi nella società”.

Immediata la replica del ‘Carroccio’ per mezzo di Matteo Brigandi che ha dichiartato: ‘Non si può associare ogni fatto negativo che succede nel Paese alla Lega”, associandosi alla richiesta di informativa ma reclamando ”rispetto”. Sull’attacco del centrosinistra è intervenuto anche il segretario regionale della Lega, l’onorevole Gianluca Pini che ha definito l’affermazione della Miotto ”una vergognosa strumentalizzazione del Pd”. Parlare senza ancora conoscere i contorni della faccenda è un esercizio di ipocrisia odioso”.

Per il presidente della provincia Ferdinando Fabbri ”la brutale vicenda del barbone a cui è stato dato fuoco è una vicenda anomala per Rimini, che lascia sbigottiti perchè è assolutamente al di fuori della storia e dei livelli di civiltà della nostra città”. ”Il fatto che questo avvenga – sostiene Fabbri – proprio nei giorni in cui celebriamo la figura di don Oreste Benzi che proprio dalla capacità di accogliere e includere gli ultimi ha fatto la sua ragione di vita lascia ancora più amarezza. Bisogna reagire perchè anche un fatto anomalo non venga accettato senza avvertirlo come una ferita profonda alla nostra comunità. Mi auguro si individuino al più presto i responsabili”.

“Il gravissimo e drammatico episodio accaduto questa notte deve obbligatoriamente far rialzare la guardia democratica da parte della città e della comunità intera”. E’ il monito del sindaco di Rimini, Alberto Ravaioli, su quanto avvenuto la scorsa notte in città.

“L’assalto verso una persona debole non è una ragazzata o opera di balordi – sottolinea Ravioli in una
nota – ma il frutto di azioni criminali permeate da una mentalità profondamente violenta, discriminatoria,
intollerante, sopraffattrice. E allora tutto ciò ci interroga, più di ogni altro fatto di cronaca. Interroga la politica e interroga la società, la scuola, la famiglia. Soprattutto – prosegue il sindaco – dimostra come, nel Paese, la vera emergenza sia quella educativa. In Italia i luoghi deputati alla educazione sono sempre più depotenziati e messi in disparte, acuendo una evidente ‘crisi d’identità” che spira forte su tutte le democrazie occidentali. Simili episodi di violenza tremenda e gratuita sono collocabili in un contesto di relativizzazione del valore della persona, del rispetto per gli altri, della pietas verso chi soffre.

Secondo il sindaco di Rimini, “la città che, per numero e eccellenze, ha uno dei più consistenti patrimoni di associazionismo di volontariato in Italia, oggi è un pò più debole di ieri. E fa ancora più rabbia che questi fatti accadano mentre la città è tappezzata di manifesti con l’immagine di don Oreste Benzi e con il messaggio che è il suo più grande insegnamento ‘Amare sempre'”.

“Chiedere alle Autorità inquirenti di individuare i colpevoli e quindi punirli esemplarmente è il minimo”, osserva Ravaioli. E “quel giorno, peraltro, il Comune di Rimini si costituirà parte civile. Ma resta il problema di fondo: quel vuoto che il corpo sociale, la famiglia e la scuola italiana devono tornare a riempire non di parole sterili – conclude il sindaco – ma di significati che diano un senso a ogni vita”.

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m.d.a.

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fonte: http://ilrestodelcarlino.ilsole24ore.com/rimini/2008/11/11/131839-clochard_pericolo_vita.shtml

Università, sindacati al ministero. Gli studenti preparano il corteo / Il 13 il Web lancia il netstrike

Cgil, Cisl e Uil all’incontro convocato dal titolare dell’Istruzione
Il decreto pubblicato in Gazzetta Ufficiale. Venerdì manifestazione a Roma

Università, sindacati al ministero gli studenti preparano il corteo

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ROMA – Il decreto legge sulla riforma della scuola è stato pubblicato oggi sulla Gazzetta Ufficiale, il mondo dell’università e della ricerca (e anche quello dei Conservatori e delle Accademie di Belle arti) si prepara a scendere in piazza a Roma venerdì 14 e intanto Maria Stella Gelmini incontra i sindacati. Un colloquio iniziato poco dopo le 16, all’indomani di una nota nella quale lo stesso ministro si diceva “disponibile al confronto con chi vuole riformare e non difendere a tutti i costi lo status quo”. Negli atenei gli studenti si organizzano per il corteo di venerdì. Intanto l’Aula del Senato ha votato a favore (due soli astenuti) dell’emendamento che riscrive l’articolo 3 del decreto sulla spesa sanitaria e degli enti locali, e che elimina ogni taglio delle scuole per il 2008, rinviando la questione a un accordo da ricercare in sede di Conferenza unificata entro il 15 giugno del 2009.

Le richieste dei sindacati. Fondi per i rinnovi contrattuali del personale tecnico-amministrativo e per il settore Afam e apertura di un tavolo di confronto sull’università. Antonio Marsiglia, segretario della Cisl-Università, aveva anticipato ieri i punti da sottoporre alla Gelmini nell’incontro di oggi. Temi che tuttavia, com’è noto, rientrano nelle competenze del ministro del Tesoro. Fra l’altro, aggiunge Marsiglia, “la situazione è stata aggravata dal decreto varato giovedì scorso in Consiglio dei ministri, che ha diviso in due le università, tracciando una linea fra quelle virtuose e quelle non”. Quest’anno sette università saranno escluse dai concorsi, ma per effetto del progressivo taglio dei fondi rischiano di essere almeno venti l’anno prossimo e quaranta nel 2010.

Assemblee, cortei, richieste a Trenitalia. Si è conclusa poco dopo le 15 davanti alla stazione Porta Garibaldi la manifestazione dei circa duecento studenti che stamattina si sono radunati in Stazione Centrale da dove sono partiti in corteo attraversando il centro di Milano fino a Porta Garibaldi, a ritmo di slogan contro la legge 133, accolti da un massiccio dispiegamento di forze dell’ordine. A Torino un corteo si è mosso nel pomeriggio da Palazzo Nuovo, sede delle facoltà umanistiche, verso la stazione Porta Nuova. La scelta delle stazioni, sia a Milano che a Torino, è dovuta al fatto che gli studenti chiedono a Trenitalia un biglietto ferroviario dal costo “equo” che permetta loro di raggiungere Roma per la manifestazione di venerdì. Stessa situazione a Bologna e anche a Napoli, dove Trenitalia ha reso disponibili tre treni con il 30% di sconto sul biglietto “ma ciò non soddisfa le nostre esigenze”, dicono i rappresentanti degli studenti (ne dovrebbero partire per Roma circa 4000) riuniti presso la Stazione centrale del capoluogo campano.

Lezioni-fiume e caffè gratis. Per la seconda volta nel giro di due settimane gli studenti dell’Università di Firenze stanno partecipando a una lezione non stop di 24 ore per protestare contro la riforma Gelmini. Le lezioni sono iniziate alle 8.30, presso il polo occupato di viale Morgagni. Circa duecento gli studenti che assistono ai corsi, che andranno avanti fino alle 8.30 di domani. Le lezioni sono tenute da docenti e ricercatori delle facoltà di Scienze, Farmacia, Medicina e Ingegneria. A disposizione caffè gratis.

La Sapienza, elezioni a rischio. “Una grave violazione della democrazia”. Così alcuni rappresentanti uscenti e candidati segnalano la situazione creata dalla decisione del rettore Frati “di far votare, alle elezioni previste per il 12 e 13 novembre – si legge in un comunicato – solo gli studenti che hanno pagato la prima rata universitaria. Su 130 mila iscritti, a oggi possono votare solo il 50 mila. Avevamo chiesto il rinvio delle elezioni e ne ribadiamo le ragioni e non escludiamo ricorsi per chiederne l’annullamento”.

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11 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/scuola_e_universita/servizi/scuola-2009-7/incontro-sindacati/incontro-sindacati.html?rss

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Netstrike | no133

Riforma dell’istruzione, il 13 si passa al netstrike

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Roma – Sarà il netstrike una delle formule scelte da chi si oppone all’azione del Governo in materia di istruzione pubblica. Lo ha annunciato con un comunicato il collettivo che si firma Informatica in movimento. Una nota che fa esplicito riferimento all’Onda, la mobilitazione contro queste riforme, un nome già apparso di recente nelle cronache della rete in particolare per la firma sull’attacco al sito del ministro Giulio Tremonti.

il logo dello strikeIl netstrike, una forma di corteo digitale che chiede a chi vi partecipa di recarsi ad una certa ora di un certo giorno su un certo sito allo scopo di segnalare il proprio orientamento politico, sarà in questo caso rivolto proprio a MIUR.it, il sito del ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca scientifica.

Nella nota, i promotori della manifestazione digitale spiegano che “il giorno 13 novembre 2008 alle ore 14:00 in tutta Italia milioni di persone tenteranno di accedere al sito http://www.miur.it impedendone temporaneamente il corretto funzionamento. Con questo atto di protesta pacifica estendiamo alla rete Internet le manifestazioni contro l’operato del governo nei confronti dell’università e della ricerca che hanno visto scendere in piazza studenti, docenti, ricercatori e dottorandi uniti”.

Sul sito dedicato all’evento si legge uno slogan, Loro fermano il nostro futuro… noi fermiamo i loro siti, che ricorda da vicino la firma lasciata sul defacement ai danni del sito di Tremonti nei giorni scorsi (“Se ci bloccano il futuro, noi blocchiamo i loro siti”). E si spiega il funzionamento tecnico del netstrike.

Tre le possibilità di partecipazione: low, medium e high. Nel primo caso, all’utente protestatario si chiede di navigare sul sito del MIUR all’ora stabilita, o di ricaricare la home page o, ancora di utilizzare la pagina specifica approntata dai promotori per il netstrike. Una pagina che si ricarica in automatico: lo scopo è evidentemente quello di affollare di richieste i server del sito, al fine di rendere manifesta la presenza degli utenti che contestano le misure del Governo.

Nella versione medium si chiede agli utenti di scaricare plugin ed eseguire procedure peraltro accessibili anche ad utenti non necessariamente esperti, in quella high è invece richiesta una qualche competenza informatica ma in ogni caso tutto è tarato per rendere più agevole la partecipazione al corteo, e attivare un numero di richieste al sito del MIUR il più alto possibile e, dunque, più visibile.

Il nestrike, una forma di mobilitazione che qualche anno fa ha conosciuto un certo sviluppo in Italia, nacque nel 1995 con una idea di Tommaso Tozzi. Celebre fu il netstrike scagliato contro l’allora ministro Giuliano Urbani: anche in quel caso veniva contestata una controversa riforma legislativa e anche in quel caso il corteo si è recato su un sito di Governo, quello del ministero dei Beni culturali, all’epoca presieduto, appunto, da Urbani. Rimane invece controversa la natura giuridica dello strumento: recarsi su di un sito pubblico con l’intenzione esplicita di occuparne le risorse viene ritenuta da alcuni un’azione illegale, ma è una questione che, vista l’assenza di precedenti rilevanti, rimane fino a questo momento tutto meno che chiara.

Prima di chiudere, per dovere di cronaca, Punto Informatico riporta le motivazioni del netstrike così come sono dichiarate dai promotori dell’evento nel loro comunicato:

“Vogliamo che i media portino in risalto e facciano chiarezza sui veri motivi della protesta del mondo accademico: i tagli al Fondo di Finanziamento Ordinario alle università e il blocco del turnover, introdotti dalla legge 133/2008 per recuperare le entrate mancanti dall’abolizione dell’ICI e dalle manovre per il salvataggio di Alitalia; la possibilità quasi forzata alla conversione degli atenei in fondazioni private; l’incostituzionalità di misure volte ad avvantaggiare la creazione di università d’eccellenza private ed atenei pubblici a basso costo e di qualità inferiore. Un governo che propone tagli drastici e riforme strutturali a colpi di decreti legge, senza neanche ascoltare la voce dei diretti interessati, mostra palesemente il proprio disinteresse verso i veri problemi del mondo accademico.

Siamo tutti convinti che sia necessario un nuovo modo di vedere l’università, ma qualunque riforma non puo’ prescindere dalle ragioni dei suoi veri protagonisti: studenti, docenti, ricercatori, dottorandi, tecnici specializzati e tutte le figure professionali il cui futuro è messo a rischio da una politica ventennale di destrutturazione. Chiediamo di essere interpellati quando si tratta del nostro futuro; se questo non succede, faremo sentire la nostra voce, con intensità crescente. L’Onda non si fermerà”.

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fonte: http://punto-informatico.it/2470019/PI/News/riforma-dell-istruzione-13-si-passa-al-netstrike.aspx

La Camera manda avanti il DDL ANTI-BLOG

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Roma – Era ottobre 2007. Il consiglio dei ministri approvava il cosiddetto “DdL Levi-Prodi“, disegno di legge che prevedeva per tutti i blog l’obbligo di registrarsi al Registro degli Operatori di Comunicazione e la conseguente estensione sulle loro teste dei reati a mezzo stampa.

La notizia, scoperta del giurista Valentino Spataro e rilanciata da Punto Informatico, fece scoppiare un pandemonio. Si scusarono e dissociarono i ministri Di Pietro e Gentiloni, ne rise il Times, Beppe Grillo pubblicò un commento di fuoco sul suo blog. Il progetto subì una brusca frenata e dopo un po’ le acque si calmarono. Cadde il governo Prodi.

Un anno dopo: novembre 2008. Un altro giurista, Daniele Minotti, si accorge che il progetto di legge gira di nuovo nelle aule del nostro Parlamento, affidato in sede referente alla commissione Cultura della Camera (DdL C. 1269).

Minotti ne fa una breve analisi sul proprio blog, marcando le diversità fra il nuovo testo e quello precedente. Abbiamo tuttavia alcune differenze di interpretazione. Diamo insieme un’occhiata ai punti salienti del progetto di Legge per capire cosa possono aspettarsi i navigatori e i blogger italiani:

Art. 2.
(Definizione di prodotto editoriale).

1. Ai fini della presente legge, per prodotto editoriale si intende qualsiasi prodotto contraddistinto da finalità di informazione, di formazione, di divulgazione o di intrattenimento e destinato alla pubblicazione, quali che siano la forma nella quale esso è realizzato e il mezzo con il quale esso viene diffuso.

Qualsiasi blog rientra in questa definizione.

Art. 8.
(Attività editoriale sulla rete internet).

1. L’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione dei soggetti che svolgono attività editoriale sulla rete internet rileva anche ai fini dell’applicazione delle norme sulla responsabilità connessa ai reati a mezzo stampa.

3. Sono esclusi dall’obbligo dell’iscrizione nel Registro degli operatori di comunicazione i soggetti che accedono alla rete internet o che operano sulla stessa in forme o con prodotti, quali i siti personali o a uso collettivo, che non costituiscono il frutto di un’organizzazione imprenditoriale del lavoro.

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All’apparenza il comma 3 escluderebbe la maggioranza dei blog dall’obbligo di registrazione e dai correlati rischi legali. Ma non è così. Ecco alcuni esempi pratici.

Il blog di Beppe Grillo ha una redazione, ha banner pubblicitari, vende prodotti. In parole povere: sia secondo il Codice Civile, sia secondo la comune interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa. Se il progetto di legge fosse approvato, perciò, Beppe Grillo avrebbe con tutta probabilità l’obbligo di iscriversi al ROC. Non solo: sarebbe in questo modo soggetto alle varie pene previste per i reati a mezzo stampa.

Affari suoi, diranno forse alcuni. Eppure non è l’unico a doversi preoccupare. Nella stessa situazione si troverebbero decine, probabilmente centinaia di altri ignari blogger. Infatti: chiunque correda le proprie pubblicazioni con banner, promozioni, o anche annunci di Google AdSense, secondo la comune interpretazione dell’Agenzia delle Entrate, fa attività di impresa.

Il ragionamento è semplice. L’apposizione di banner è un’attività pubblicitaria continuativa che genera introiti; una prestazione continuativa è un’attività di impresa; chi fa impresa grazie alle proprie pubblicazioni deve registrarsi al ROC; chi è registrato al ROC può incorrere nei reati di stampa. Chi invece è in questa situazione e non si registra al ROC, può essere denunciato per stampa clandestina (ricordiamo un caso recente).

Per quanto in nostra conoscenza, manca ancora un pronunciamento strettamente ufficiale dell’Agenzia delle Entrate (interpello) se l’uso di qualche banner rientri nelle attività dell’impresa (ma l’orientamento è piuttosto chiaro: banner = attività lucrosa continuativa; attività lucrosa continuativa = impresa).

Per questa ragione, se il progetto di Legge venisse approvato come è ora proposto, saremmo nel migliore dei casi di fronte ad una legge passibile di più interpretazioni e quindi potenzialmente molto pericolosa. Facciamo un esempio di fantasia, ambientato a Paperopoli.

Rockerduck: “Se non cancelli l’articolo sul tuo blog che parla male di me, ti trascino in tribunale per diffamazione a mezzo stampa.”
Paperino: “Ma il mio blog non è una testata!”
Rockerduck: “Però hai un banner pubblicitario, quindi potresti essere un’impresa, e quindi devi iscriverti al ROC. Anzi, se non togli l’articolo ti denuncio pure per stampa clandestina.”
Paperino: “Ok. Sob.”

Provate a sostituire “Rockerduck” con “picciotto” e “Paperino” con “cittadino” e il gioco è fatto.
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Luca Spinelli

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fonte: http://punto-informatico.it/2468674/PI/News/camera-manda-avanti-ddl-anti-blog.aspx

http://diariodelfundraiser.files.wordpress.com/2008/03/blog_or_not_to_blog.png

Mutui: illegali i contratti “alla francese”?

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di Nicola Borzi

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Il 29 ottobre il Tribunale di Bari (sezione distaccata di Rutigliano, giudice Pietro Mastronardi) ha pronunciato un sentenza sui mutui che Adusbef definisce «epocale» perché «applicabile alla massima parte dei contratti in Italia». Si tratta di mutui basati sull’ammortamento “alla francese”, nel quale le rate sono costanti, composte dalla somma di quota capitale (che cresce progressivamente) e quota interessi (che cala al pagamento delle rate) e calcolate con la formula dell’interesse composto (cioé del calcolo di interessi sugli interessi). Nel caso era coinvolta una famiglia di imprenditori pugliesi, difesa dal vicepresidente di Adusbef, avvocato Antonio Tanza del foro di Bari, che nell’aprile 2001 ha portato in giudizio Banco di Napoli (oggi gruppo Intesa Sanpaolo). Sotto la lente sono finiti due mutui aperti a gennaio 1988 (da 350 milioni di lire, decennale, rate semestrali, tasso fisso) e a maggio 1989 (da un miliardo, tasso variabile, decennale, rate semestrali).

Nei due contratti sotto esame, una consulenza tecnica ha dimostrato che la rata era calcolata con la formula dell’interesse composto che non era espressamente indicata dal contratto. La consulenza ha evidenziato un aumento del costo effettivo del contratto dovuta a un tasso effettivo superiore a quello nominale: più erano le rate, più costava il mutuo. I clienti, alla firma dei contratti, non si erano resi conto dell’alto tasso effettivo da pagare perché il tasso nominale annuo era davvero quello indicato per iscritto nel contratto, mentre quello effettivo poteva essere desunto solo dall’esame del piano di ammortamento. Invece di un tasso del 13% sul mutuo da 350 milioni di lire, i clienti pagavano un tasso effettivo annuale del 14,276 per cento.

Il magistrato ha accolto la richiesta dei clienti del Banco di Napoli. Il giudice ha affermato che il calcolo dell’interesse nel piano di ammortamento deve essere trasparente ed eseguito secondo le regole matematiche dell’interesse semplice e non di quello composto utilizzato appunto nell’ammortamento “alla francese”. Il Codice Civile richiede il calcolo dell’interesse giorno per giorno (articolo 820/821), non può essere applicato quello composto se non nei limiti dell’articolo 1.283 che prevede che il patto anatocistico (cioé di capitalizzazione composta) sia successivo alla maturazione dell’interesse e mai precedente, come invece accade nell’ammortamento “alla francese”. La banca, che utilizza nel contratto questo tipo di capitalizzazione, viola non solo l’articolo 1.283 del Codice Civile ma anche l’articolo 1.284 che, in caso di mancata determinazione e specificazione o di incertezza (tra tasso nominale contrattuale e tasso effettivo del piano di ammortamento allegato al contratto), impone l’applicazione del tasso legale semplice e non quello ultralegale, indeterminato o incerto.

I risparmiatori hanno ottenuto l’annullamento parziale dei contratti di mutuo per violazione della buona fede nella conclusione ed esecuzione dei contratti e per difformità tra tasso contrattuale (indicato agli atti) e quello effettivo di ammortamento. I piani di ammortamento sono stati ricalcolati al tasso legale di volta in volta in vigore, con l’eliminazione dell’anatocismo, determinando una quota interessi inferiore a quella pagata. Intesa Sanpaolo, contattata in merito alla sentenza, si riserva di rispondere.
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nicola.borzi@ilsole24ore.com

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8 novembre 2008

Venti anni per una vignetta: Condannato blogger birmano

Il blogger è stato arrestato il 29 gennaio scorso

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Noto con il soprannome di Nay Phone Latt

Aveva preso di mira il leader della giunta militare al potere nel paese

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Il manifesto per la liberazione di Nay Phone Latt (Web)
Il manifesto per la liberazione di Nay Phone Latt (Web)

YANGON – Aveva raccontato la dura repressione dei militari contro le marce pacifiche guidate dai monaci buddhisti a settembre 2007 e anche per questo è stato condannato ad oltre venti anni di reclusione. Si tratta di un popolare blogger birmano, noto con il soprannome di Nay Phone Latt, accusato, riferisce la Bbc, di aver messo in rete una vignetta che aveva per oggetto il leader della giunta militare al potere nel paese, il generale Than Shwe. Nay Phone Latt è stato condannato a venti anni e sei mesi da una Corte speciale a Yangon.

CHI È IL BLOGGER – Giovane ex esponente del partito di opposizione Lega Nazionale per la Democrazia che fa capo a Aung San Suu Kyi, il blogger è stato arrestato il 29 gennaio, tre mesi appena dopo le manifestazioni dei monaci buddisti nella ex capitale – ampiamente descritte dal 28enne esperto di informatica nei suoi blog – che si conclusero nel settembre scorso con una violenta repressione militare ed un bilancio di trenta morti, centinaia di dispersi e migliaia di persone imprigionate.

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11 novembre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_11/blogger_vignetta_condannato_4aa8cbd4-afce-11dd-981c-00144f02aabc.shtml

Alitalia, Maroni: basta scioperi selvaggi. Matteoli: useremo il codice penale

Voli cancellati anche oggi

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Nuova giornata di caos oggi per Alitalia, con disagi negli aeroporti di Fiumicino, Linate e Malpensa a causa dello sciopero spontaneo proclamato ieri dal Comitato di lotta per Alitalia, che terminera’ oggi alle 18. Sullle modalità dello sciopero ha aperto un’inchiesta la Procura della Repubblica di Roma, ipotizzando il reato di interruzione di pubblico servizio e inosservanza dei provvedimenti dell’autorità, in questo caso la precettazione del ministero dei Trasporti.

Sono 25 i voli cancellati fino alle 12 all’aeroporto di Fiumicino, di cui 16 in arrivo. Dei voli in
partenza cancellati risultano due diretti a Linate ed uno Toronto. Tra i voli in arrivo, risultano soppressi 5 collegamenti provenienti da Linate, 2 da Napoli e inoltre quelli da Pisa, Teheran, Atene, Reggio Calabria, Tel Aviv, Madrid, New York. Una ventina di voli accusano ritardi
oscillanti tra i venti minuti e picchi di due ore.

Maroni: non si ripeterà
“Quello che è avvenuto ieri, il picchetto davanti all’aereoporto, non potrà più avvenire, così come non dovrà più avvenire lo sciopero selvaggio perché e’ una violazione di legge”. Roberto Maroni annuncia che il governo non farà sconti:  l’identificazione da parte della polizia aeroportuale dei dipendenti Alitalia che ieri hanno paralizzato Fiumicino ne è la prima conferma.

Il ministro dell’Interno con il capo della polizia Antonio Manganelli ha già previsto una serie di iniziative che scatteranno in caso di altri “blocchi” o proteste improvvise negli aeroporti, anche per evitare, come stava per accadere ieri all’aeroporto di Fiumicino veri e propri “scontri” fra
passeggeri e personale di terra. In caso di scioperi non autorizzati partiranno immeditamente le precettazioni (le prefetture delle citta’ sede di aeroporti sono state già allertate) che, così,
consentiranno alle forze dell’ordine di intervenire con maggior successo.

Matteoli: pronti ad applicare il codice penale
Intanto il ministero dei Trasporti, Altero Matteoli si augura che la precettazione contro lo sciopero indetto ieri dagli irriducibili del Comitato di lotta, sia sufficiente a rimettere ordine nella situazione dei voli. Altrimenti sarà costretto a ricorrere a norme di carattere legale. “Spero di sì – ha detto il ministro a Panorama del giorno su Canale 5 – altrimenti vuol dire che si metteranno nella completa illegalità e allora ci sono norme anche di ordine penale”. “Il governo non consentirà – ha aggiunto – che una sigla sindacale autonoma possa paralizzare gli aeroporti e soprattutto non consentirà che una sigla possa mettere il veto a una società che vuole investire e che salva 12.600 posti di lavoro”.

Decine di voli cancellati
Dopo le decine di cancellazioni di ieri che hanno costretto molti passeggeri a passare la notte in aeroporto, anche oggi sono numerosi i voli a s a causa dello stop dei lavoratori. Lo stop si unisce ai disagi già causati nei giorni scorsi dallo sciopero bianco indetto dal ‘fonte del no’, con il rispetto alla lettera del regolamento di volo.

Sciopero ‘spontaneo’
Lo stop è stato indetto ieri alle 18.00 per 24 ore dal Comitato spontaneo di lotta che è riuscito a far passare la mozione di sciopero a maggioranza, in un’assemblea spaccata riunita dal così detto ‘fronte del no’ – composto dai sindacati Avia, Anpav, Sdl, Anpac e Up che non hanno dato il loro appoggio allo sciopero selvaggio precettato dal ministero dei Trasporti Altero Matteoli.

E i disagi per i passeggeri si moltiplicano: lunghe file davanti ai banchi e, in serata, i primi bivacchi dei passeggeri dei voli cancellati. Da Bruxelles, intanto, sembra essere confermato il sostanziale via libera all’operazione Cai, la cui realizzazione sarà però sorvegliata da un gruppo di esperti indipendenti, e la bocciatura del prestito ponte, considerato un aiuto di Stato contrario alle norme Ue e che quindi dovrà essere rimborsato dalla vecchia Alitalia.

“Iniziative senza regole, spontanee che creano un clima avvelenato”
Cosi’ il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, commenta lo sciopero indetto all’ultimo momento ieri sera e per 24 ore da alcunidipendenti Alitalia. “A nessuno venga in testa che iniziative sbagliate – ha continuato Bonanni – in realta’ isolatissime e non rappresentative del mondo sindacale possano costituire occasione per il regolamento del diritto di sciopero”.

Lo sciopero selvaggio “è un’iniziativa che alla fine va a danno dei lavoratori che ne fanno un utilizzo giusto, quando necessario”. Cosi’ il segretario generale dell’Ugl, Renata Polverini, in merito allo sciopero improvviso indetto ieri da alcuni dipendenti Alitalia. “E’ stato uno sciopero indetto – ha aggiunto – senza l’avallo del fronte sindacale, neppure del ‘fronte del no’. Speriamo nel buon senso e che non ci siano altre iniziative. Già la precettazione è stato un fatto importante”.

Le ragioni del ‘no’
“Se passa Cai è tutto finito – aveva detto in assemblea il segretario nazionale, responsabile degli assistenti di volo, del Sindacato dei Lavoratori Paolo Maras – La nostra risposta finirà quando avremo deciso se ci sono le condizioni per farla finire”. Di fronte ai lavoratori (400 secondo la polizia, 5-600 secondo gli organizzatori), aveva sottolineato che “e’ inaccettabile che migliaia di lavoratori debbano ingoiare e stare zitti per quell’inferno che ci è stato preparato”

Alla Magliana, infine, Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl trasporti avevano affrontato nel pomeriggio con rappresentanti dell’azienda il tema della mobilità e della Cigs. Il fronte del no non ha partecipato. Oggi le quattro sigle confederali incontreranno Cai per la verifica dei contratti e dei criteri di assunzione.

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fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=88154

Il mistero dell’atomica scomparsa in un incidente aereo in Groenlandia

Un documentario della Bbc rivela un giallo che risale al periodo della Guerra fredda
Una bomba nucleare mai ritrovata dopo lo schianto di un B-52 americano nel 1968

Il mistero dell'atomica scomparsa in un incidente aereo in Groenlandia Un B-52G

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La vicenda ricostruita grazie alla testimonianza dei due piloti alla guida del bombardiere

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LONDRA – Un incidente aereo sui ghiacci della Groenlandia, quattro bombe nucleari Usa perse, tre recuperate e una caccia serrata per trovare l’ultima. Sembra la trama di un giallo da guerra fredda ma è un fatto realmente accaduto nel 1968. Con un inquietante interrogativo: che fine ha fatto la bomba mancante?

La rivelazione arriva dalla Bbc sulla base di documenti desecretati grazie al Freedom of Information Act, la legge statunitense sulla libertà di informazione. La rete britannica è riuscita a raccogliere la testimonianza dei due piloti che erano alla guida del bombardiere B-52 che si schiantò a pochi chilometri dalla base aerea di Thule sulla costa nord-occidentale della Groenlandia (territorio danese).

Costruita all’inizio degli anni ’50, la postazione era la base più settentrionale delle forze armate americane, centro nevralgico del sistema di radar che durante la guerra fredda scandagliava i cieli a caccia dei missili eventualmente lanciati dall’Unione Sovietica. La base era continuamente sorvolata dai B-52 con testate nucleari, pronti a puntare verso Mosca. Ma il 21 gennaio del 1968 qualcosa andò storto e un aereo precipitò.

L’operazione per recuperare i quattro ordigni nucleari a bordo del bombardiere fu spettacolare: per mesi il personale militare, insieme a operai locali e danesi, perlustrarono i ghiacci, recuperano migliaia di minuscoli frammenti e tonnellate di ghiaccio, parte del quale contenente detriti radioattivi. Il Pentagono sostenne che tutte e quattro le bombe erano andate distrutte: il che probabilmente è vero da un punto di vista tecnico, sostiene la Bbc, anche perché gli ordigni non erano stati ancora completati. Ma i nuovi documenti rilevano che, nelle settimane successive all’incidente, i tecnici cercarono di rimettere insieme i pezzi raccolti e, alla fine, tornarono all’appello solo tre bombe.

Alla fine la ‘caccia’ fu abbandonata, anche perché i tecnici si resero conto che era praticamente impossibile perlustrare l’intera aerea per recuperare l’infinita quantità dei rottami. E gli esperti conclusero che il materiale radioattivo si era dissolto nella grande massa d’acqua e di fatto era diventato innocuo.

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11 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/esteri/bomba-usa-persa/bomba-usa-persa/bomba-usa-persa.html?rss


MORTI BIANCHE – La strage continua, 5 morti e due feriti

Non si fermano le vittime del lavoro. In val di Non, un uomo ha perso la vita colpito alla testa da un cavo. Padova, albanese muore travolto dalle merci di un camion. Cuneo, stritolato a morte da un macchinario. A Bergamo operaio cade da sette metri, è grave

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Trento, 10 novembre 2008 – Tragedia a Tassullo, in val di Non. Un agricoltore di Tuenno, Omar Valentini, di 29 anni, e’ morto nel pomeriggio colpito alla testa da un cavo mentre stava eseguendo dei lavori in un campo di sua proprieta’.

Secondo una prima ricostruzione dei carabinieri, il giovane stava montando dei cavi di ferro a sostegno delle piante con una speciale macchina quando, per cause da accertare, un cavo teso si e’ spezzato. L’agricoltore e’ stato cosi’ colpito violentemente alla testa. Sul posto sono intervenuti i soccorritori del ‘118’ con il rianimatore. L’agricoltore, dopo le prime cure, e’ stato caricato sull’elicottero ma e’ deceduto una volta arrivato all’ospedale S.Chiara di Trento.

Un trauma al viso ha invece riportato un operaio rimasto coinvolto in un altro infortunio sul lavoro avvenuto sempre in val di Non. L’uomo e’ rimasto colpito sul viso da un ramo mentre stava compiendo dei lavori nel cortile del convento dei frati di Cles. E’ stato ricoverato nel reparto maxillo-facciale dell’ospedale S.Chiara di Trento.
PADOVA

Un albanese di 34 anni, Genci Binozzi, residente a Piombino (Livorno), e’ morto travolto dalle merci di un camion che stava scaricando. L’incidente sul lavoro e’ accaduto stamani a Bastia di Rovolon (Padova) nella sede del Mobilificio Astor. L’uomo e’ morto all’istante, schiacciato dal peso della merce. Sul posto i carabinieri e lo Spisal.

L’uomo, dipendente della ditta stava scaricando un pesante macchinario per la verniciatura del legno quando parte della macchina lo ha travolto, uccidendolo. Inutili i soccorsi dei dipendenti del mobilificio e dei sanitari del Suem 118. Per liberare il corpo dell’uomo sono intervenuti i vigili del fuoco. Cause e responsabilita’ dell’infortunio mortale sono in corso di accertamento da parte dei carabinieri della compagnia di Abano Terme e dei tecnici dello Spisal.

CUNEO

Un uomo ha perso la vita oggi mentre era al lavoro in un’azienda agricola, mentre sistemava con una trivella alcuni pali da fissare nel terreno. È successo nel primo pomeriggio in località San Michele nei pressi di Bra, in provincia di Cuneo: la vittima è un uomo di 54 anni, residente a Bra, i soccorritori (Vigili del Fuoco, Carabinieri e personale del 118) lo hanno trovato intrappolato nel macchinario che stava utilizzando. Non sono ancora chiarite del tutto dinamica e cause dell’accaduto.

MESSINA

Il titolare di una ditta individuale che stava eseguendo lavori di ristrutturazione di un appartamento privato è morto precipitando dal quinto piano del complesso residenziale di viale Regina Margherita 61, a Messina. La vittima è Rosario Leonardi, 60 anni, che avrebbe perso l’equilibrio – secondo la prima ricostruzione della polizia – mentre si trovava su una scaletta nel bagno dell’abitazione. La finestra era proprio dietro di lui ed a quanto pare non c’era alcuna protezione – facendolo finire nel vuoto.

PESCARA

Un uomo di 79 anni e’ morto all’ospedale di Penne (Pescara) dove era stato trasportato nella tarda mattinata in gravissime condizioni, dopo essere stato travolto dal trattore con cui stava lavorando in un terreno di proprieta’ a Catignano (Pescara). Luciano Monaco, questo il nome dell’anziano, stava raccogliendo olive quando, per ritirare le reti, e’ sceso dal trattore lasciandolo acceso. Il mezzo si e’ mosso e lo ha schiacciato. Arrivato cosciente in ospedale e sottoposto a un delicato intervento chirurgico, l’uomo e’ morto nel pomeriggio. Sul luogo dell’incidente sono intervenuti i Carabinieri e sanitari del 118.

BERGAMO

Un operaio è caduto da sette metri e ora è grave. L’incidente è avvenuto intorno alle 14, in uno stabilimento-falegnameria a Comonte di Seriate. L’uomo, un bergamasco di 33 anni, si trovava sul terzo livello di scaffali di una parete, a un’altezza di circa sette metri, quando, per cause ancora da accertare è precipitato nel vuoto. Nella caduta ha riportato fratture su tutto il lato destro del corpo, alla spalla, al braccio e alla gamba, e non si esclude un grave trauma cranico. (AGI)

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/11/10/131592-strage_continua_morti_feriti.shtml

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invece da temporeale.libero apprendiamo che

Operaio muore morso da rottweiler

A San Giovanni Teatino (Chieti)

(ANSA) – CHIETI, 10 NOV – Un operaio di 61 anni è stato azzannato e ucciso da un rottweiler a San Giovanni Teatino (Chieti). L’uomo è stato aggredito dal cane mentre stava eseguendo lavori di giardinaggio presso un’abitazione. Sul fatto sono in corso accertamenti da parte dei Carabinieri della Compagnia di Chieti e la Procura ha aperto un’inchiesta.