Archivio | novembre 13, 2008

FATE L’ONDA! FATE L’ONDA!!!

Su segnalazione di Settoredemokratico, riporto l’appello e vi invito ad aderire (adesioni a: sololalottapaga@gmail.com).

Nel sito sololalottapaga banner ed aggiornamenti.

APPELLO

SOLO LA LOTTA PAGA

Assemblee di facoltà e di ateneo, presidii fuori e dentro l’università, sit-in davanti ai rettorati, cortei e manifestazioni, lezioni in piazza, notti bianche, fiaccolate e occupazioni. È con queste notizie che i quotidiani e i telegiornali sono costretti a fare i conti da ormai quasi tre settimane. Non c’è da stupirsene. Il movimento sorto per respingere le controriforme e le misure draconiane in materia di istruzione, università e ricerca del governo Berlusconi non accenna a fermarsi.
Una nuova energia sembra nutrirlo, una diversa vitalità sembra alimentare la determinazione e la tenacia delle tante e dei tanti che questo movimento stanno animando. L'”onda anomala” nasce da cause politiche e sociali generali: le iniziative controriformatrici della coppia Tremonti/Gelmini hanno fatto soltanto da detonatore. Alle spalle degli studenti in lotta ci sono famiglie alle prese con il carovita e con gli effetti devastanti della recessione sulla condizione occupazionale. L’attacco al sistema formativo pubblico da parte del Ministro Gelmini è soltanto un capitolo dell’aggressione al lavoro subordinato con cui l’attuale esecutivo si è proposto di “risolvere” la crisi economica.
Non per caso “noi la crisi non la paghiamo” è lo slogan più ricorrente nell’ambito della lotta che le studentesse e gli studenti stanno portando avanti per rimandare al mittente la legge 133, e con essa il taglio di 1,5 miliardi di euro all’Ffo nei prossimi cinque anni, il blocco del turnover per i prossimi tre anni, la possibilità di trasformare le università pubbliche in fondazioni; ma anche la possibilità che i soldi sottratti a un bene universale come l’istruzione possano tappare i buchi – con il decreto legge “salvabanche” – aperti dalla crisi che ha investito i mercati finanziari.
Che la natura di questo movimento non sia paragonabile a quella degli ultimi che abbiamo visto nascere e velocemente morire negli anni scorsi pare averlo capito anche il governo, se si evocano sinistri sgomberi delle realtà occupate e denunce penali nei confronti di chi impedirà alle maggioranze silenziose di continuare a istruirsi; se si ricorre a infiltrazioni squadriste dei cortei per intimidire studenti pacifici e armati soltanto della determinazione necessaria a non lasciar rifluire il movimento, come si è fatto a piazza Navona; se Berlusconi rimanda la presentazione della “vera riforma dell’Università”, che la Gelmini avrebbe dovuto illustrare nei prossimi giorni.
Il nervosismo dell’esecutivo è palpabile, la tensione non sempre mascherabile. Segni evidenti che siamo sulla strada giusta.

PER L’UNITÁ TRA STUDENTI E LAVORATORI

Agli scioperi nazionali del 17 e 30 ottobre hanno sfilato a Roma centinaia di migliaia di persone; il 7 novembre iniziano i cortei regionali del pubblico impiego, mentre il 12 dicembre sarà il turno dello sciopero nazionale indetto dalla Fiom. L’appuntamento del 14 novembre, in occasione dello sciopero convocato dai sindacati per il comparto università e ricerca, dovrà vedere di nuovo Roma riempirsi, e i nostri atenei svuotarsi. Difendere l’istruzione pubblica non è un impegno che riguarda solo gli studenti, ma è interesse di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, un’istruzione pubblica di qualità, inoltre, presuppone la fine del precariato nelle scuole e nelle università, e la stabilizzazione di tutti gli insegnanti, i ricercatori, i collaboratori, i tecnici e gli amministrativi.

CONTRO L’AUTONOMIA E LA TRASFORMAZIONE DEGLI ATENEI IN FONDAZIONI

È da 17 anni – dall’introduzione dell’Autonomia di Ruberti – che nell’università italiana è iniziato quel lento processo di aziendalizzazione, cui la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni prevista da Gelmini imprime una brusca accelerata. L’autonomia e l’aziendalizzazione in corso, la privatizzazione che caratterizza sia i provvedimenti che il governo ha già preso, sia quelli che intende portare avanti con la preannunciata riforma dell’università, inoltre, non solo non intaccano il fenomeno delle “baronie”, ma anzi lo alimentano, mentre gli studenti lo denunciano da anni.

CONTRO L’ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DELLLA LAUREA PER UN REALE DIRITTO ALLO STUDIO

È da almeno 15 anni che i contributi studenteschi, in barba a qualsivoglia principio di “diritto allo studio”, sono diventati vere e proprie tasse, trasformando l’università di massa in università per pochi. È da troppo tempo che in nome dell'”autonomia didattica” si è abbassato il livello dell’istruzione e si sono frammentati i percorsi formativi. Il risultato evidente a tutti è stato quello di aver costretto gli studenti a pagare profumatamente – quelli che almeno hanno potuto permetterselo – per un titolo di studio il cui valore è stato drasticamente ridimensionato: solo così si poteva riversare sul mercato un esercito di riserva da condannare a una precarietà indeterminata. Per questa ragione contrastiamo apertamente qualsiasi ipotesi di abolizione dl valore legale della laurea, e pretendiamo che venga rimessa in discussione la riforma degli ordinamenti che ha introdotto il “3+2”.

ORGANIZZARE DEMOCRATICAMENTE LE LOTTE STUDENTESCHE

L’allargamento ulteriore delle mobilitazioni passa attraverso la promozione, su base locale e nazionale, di coordinamenti democratici di lotta formati da delegati eletti nelle assemblee scolastiche e di facoltà. E’ necessario, a questo scopo, articolare e strutturare un percorso di confronto fra tutte le realtà coinvolte dalla mobilitazione, affinché si possano creare le condizioni per l’elaborazione di una piattaforma di rivendicazioni condivisa dall’intero movimento, una vera e propria piattaforma di lotta che riesca a spingere le organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori alla proclamazione di uno sciopero generale di tutte le categorie contro il governo.

Contro l’aziendalizzazione degli atenei e contro un modello d’istruzione accessibile a pochi, per un diritto allo studio universale e contro i meccanismi della selezione classista, per una riforma reale dell’Università, che vogliamo statale e laica, fondata non sui tagli ma sugli investimenti, e capace di assicurare un futuro stabile ai giovani ricercatori, scenderemo a Roma il 14 novembre: non ci servono altri strumenti se non la lotta – è solo con la forza della protesta e l’ampiezza delle manifestazioni e l’estensione degli scioperi che riusciremo a respingere le controriforme Gelmini, ed è proprio questo il messaggio che porteremo il giorno successivo all’assemblea nazionale del movimento.

Sentenza G8, assolti vertici polizia Gratteri e Luperi. Condannato Canterini / E intanto si ‘pensa’ al prossimo G8..

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GENOVA – Sono stati assolti i vertici della polizia Gratteri e Luperi per i fatti avvenuti il 21 luglio 2001 all’interno della scuola Diaz durante il G8 di Genova.

Il collegio presieduto da Gabrio Barone ha deciso di condannare esclusivamente i responsabili delle violenze all’interno della scuola. A scontare la pena, salvo ricorso in appello, sarà solo il comandante del settimo nucleo, Vincenzo Canterini, condannato a 4 anni di cui 3 condonati.

In totale erano ventotto i poliziotti imputati,
tra cui Giovanni Luperi, attuale capo del Dipartimento di analisi dell’Aisi (ex Sisde), nel 2001 vice direttore dell’Ucigos, e Francesco Gratteri, attuale capo dell’Anticrimine, all’epoca dei fatti direttore dello Sco.

Ad ascoltare la sentenza,
nell’aula, affollata di parti civili e pubblico, c’erano anche gli altri magistrati della procura di Genova: tra loro i pm del processo per i fatti di Bolzaneto, Petruzziello e Ranieri Miniati, oltre ad altri quattro che si sono occupati della Diaz. In aula c’era solo un imputato: il capo della squadra mobile di Parma, Alberto Fabbrocini per il quale i pm hanno chiesto l’assoluzione.

Tra il pubblico era presente anche Mark Covell, giornalista inglese di 40 anni presente nella scuola durante l’irruzione e il sindaco di Genova Marta Vincenzi: “Spero che con questa sera si chiuda una ferita che è rimasta aperta per sette anni – aveva detto prima della lettura della sentenza -. E’ importante che sia stata fatta una ricostruzione, quindi è un passo avanti rispetto al passato”. “Rimarrò qui fino alla lettura della sentenza – aveva aggiunto – E’ un riappropriarsi del rapporto tra i cittadini e le istituzioni”.

Ora restano da discutere alcuni processi-satellite. Il primo è quello a carico di Vincenzo Canterini, durante il G8 comandante del VII nucleo sperimentale antisommossa del I reparto mobile di Roma, imputato di lesioni personali aggravate e di violenza privata per aver spruzzato gas urticante contro alcune persone radunate in corso Buenos Aires.

Il secondo riguarda la carica avvenuta in piazza Manin: in questo processo sono imputati 4 poliziotti del reparto mobile di Bologna. Un terzo processo riguarda l’ex capo della polizia Gianni De Gennaro, accusato di aver istigato l’ex questore di Genova a rendere false testimonianze nel corso della deposizione al processo sull’irruzione della Polizia della scuola Diaz. Con lui sono indagati l’ex capo della Digos di Genova Spartaco Mortola e l’ex questore Francesco Colucci. In questo caso l’ udienza preliminare è fissata per il 25 novembre.

Il primo processo ad essere celebrato per i fatti di Genova è stato quello per le violenze di strada che si è concluso il 14 dicembre 2007 con la condanna a pene tra i 5 mesi e gli 11 anni per 24 no global. Il secondo è stato invece quello per le violenze e i soprusi avvenuti nella caserma di Bolzaneto. In questo caso, il 14 luglio 2008 il tribunale ha condannato 15 persone (tra poliziotti e civili) a pene variabili tra 5 mesi e 5 anni.

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13 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/cronaca/g8-genova-4/giudizio-diaz/giudizio-diaz.html?rss

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Dalle violenze genovesi al futuro sull’isola sarda

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I responsabili sono ancora tutti in carica, ma per non ripetere gli errori del 2001 la Ps punta sulla formazione di 200 funzionari. Peccato che tra gli insegnanti ci siano anche dirigenti finiti nei guai per gli scontri di Genova e del Global meeting di Napoli. Anche allora era stato tentato un addestramento speciale e persino distribuito un opuscolo agli agenti dove si spiegava che «i manifestanti non sono tuoi nemici». Com’è andata a finire si sa

Sara Menafra, INVIATA A GENOVA
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Di punire o cacciare i responsabili delle violenze all’ultimo g8 italiano non se ne parla. Ma visto che un nuovo meeting dei potenti si avvicina – questa volta ospitato dall’isola della Maddalena – la polizia italiana ha deciso di correre ai ripari. Da domani, e per dieci settimane, saranno convocati al Viminale venti funzionari di polizia alla volta per seguire un vero e proprio corso di «ordine pubblico», in cui analizzare gli errori del passato e provare a far meglio. Peccato, però, che alcune delle lezioni saranno tenute da dirigenti di polizia finiti nei guai per gli scontri del g8 di Genova e del Global meeting di Napoli. E che all’epoca di quei fatti alcuni di loro abbiano fatto davvero una pessima figura.
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L’idea è stata di Oscar Fioriolli, Direttore centrale per gli istituti di istruzione presso il Dipartimento di Ps ed ex questore di Genova subito dopo il g8 del 2001. Che ha puntato tutto sulla formazione dei funzionari di polizia, convocando lezioni settimanali per analizzare i video degli scontri fatti in passato e provando a spiegare che sta ai poliziotti più qualificati e non ai singoli agenti del reparto mobile far sì che si svolga tutto con calma e senza incidenti. Al momento di organizzare le lezioni, però, qualcosa non ha funzionato. E infatti ai corsi ci saranno almeno due dirigenti di polizia che di problemi in fatto di ordine pubblico ne hanno avuti più d’uno: alle lezioni dello psichiatra Vittorino Andreoli sui meccanismi della paura e dell’attuale responsabile dell’antiterrorismo dell’Ucigos, Ignazio Coccia, seguiranno quelle organizzate da Raffaele Aiello e Mario Mondelli.
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Entrambi, in fatto di piazza, no global e scontri hanno un passato a dir poco burrascoso. Aiello, che oggi è il Direttore dell’ufficio ordine pubblico del dipartimento di pubblica sicurezza è stato a capo del Quarto reparto mobile di Napoli dal 1998 al 2002. Il 17 marzo 2001, il giorno del Global forum napoletano, era in piazza Municipio, nel mezzo degli scontri che molti considerarono l’ouverture delle violenze genovesi. Aiello era tra i dirigenti che pianificarono gli schieramenti delle forze in piazza sia a Napoli sia quando, alcuni mesi dopo, fu spedito a Genova col suo reparto. La jeep magnum che passò davanti alla scuola Diaz poco prima della violenta perquisizione nel dormitorio – e che secondo la polizia fu danneggiata dai manifestanti che stazionavano lì di fronte – era della sua squadra e fu lui a vistare la relazione che parlava dei danni. Dopo il g8 e dopo il ritorno a Napoli, Aiello è andato al Viminale e oggi, oltre a dirigere l’ufficio ordine pubblico, è tra i membri dell’Osservatorio nazionale sulle manifestazioni sportive.
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Curriculum discutibile anche quello di Mario Mondelli, capo del Reparto mobile di Roma, il dirigente di polizia che dovrebbe occuparsi di chiarire tutti i problemi nel rapporto tra ordine pubblico e polizia. All’epoca del g8 genovese era vicequestore di Cuneo e fu «aggregato» sotto la lanterna, con lo specifico compito di gestire la piazza in cui sfilavano le ex tute bianche. Era il dirigente più alto in grado quando partirono le cariche di via Tolemaide, quelle del caos, di manifestanti e giornalisti pestati e della morte di Carlo Giuliani, nella poco distante piazza Alimonda. Al processo contro i no global condannati per devastazione e saccheggio, parlò di «oggetti lanciati dal corteo» e della furia della manifestazione, senza convincere i giudici della corte, che il 14 dicembre 2007, nel firmare la sentenza contro alcuni partecipanti al corteo, ha mandato la sua deposizione alla procura di Genova per falsa testimonianza.
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Prima del g8 genovese, delle sue cariche e degli abusi in piazza e non, la Polizia pensò (male) di addestrare militarmente il VII Nucleo sperimentale antisommossa e distribuire a tutti gli altri un opuscolo di una decina di frasi come: «Coloro che manifestano non sono tuoi nemici, stanno esprimendo le loro idee». Oppure: «Agisci con tolleranza anche di fronte allo scherno e agli insulti». E: «Il tuo lavoro deve consentire le manifestazioni pacifiche di chi non condivide gli obiettivi del Summit», tutti materiali che l’allora capo della polizia Gianni De Gennaro presentò in sua difesa davanti all’inchiesta parlamentare dell’estate 2001. Stavolta le intenzioni sembrano diverse. Ma luglio è sempre più vicino.
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Di Pietro: Berlusconi come Videla

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Cosi’ leader Idv su elezione Villari in Vigilanza Rai

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(ANSA) – ROMA, 13 NOV – ”Caro presidente del consiglio Videla, lei umilia ogni giorno il Parlamento con colpi di mano che violano la democrazia”.Cosi’ Di Pietro. L’ex pm ha parlato dell’elezione di un rappresentate ‘scelto’ dal centrodestra alla presidenza della Vigilanza Rai come ”ultimo atto di una deriva anti-democratica” per cui ”questa maggioranza ha avuto l’arroganza di scegliere” chi doveva guidare una commissione di controllo. ”Un comportamento tipico di una dittatura argentina”, ha concluso.

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fonte: http://www.ansa.it/site/notizie/awnplus/topnews/news/2008-11-13_113303851.html

fonte immagine di testa: http://ilcampo.splinder.com/archive/2004-12

In USA – Nonna partorisce tre nipotine

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Tre fiocchi rosa sulla porta, per una cicogna davvero speciale approdata in Ohio, negli Stati Uniti. Una donna di 56 anni, Jaci Dalenberg, ha partorito tre bambine, ma le piccole sono in realta’ le sue nipotine. La donna, infatti, e’ una mamma surrogata, ovvero ha prestato il suo utero alla figlia Kim, che non poteva avere bambini a causa di un’isterectomia subita qualche anno fa.

Il realta’ Kim, prima dell’intervento, aveva gia’ avuto due figli, ma dal precedente matrimonio. Ora voleva riprovare le gioie della maternita’ con il nuovo compagno, il marito Joe. Cosi’ i due avevano provato la strada dell’adozione, ma diversi tentativi erano andati falliti. Dopo l’ennesima delusione e’ arrivata l’idea della gravidanza surrogata. Ed e’ a questo punto che la signora Dalenberg si e’ offerta di aiutare la figlia. In accordo con i medici ha accettato che le venissero impiantati nell’utero gli embrioni della coppia concepiti in vitro. Dopo tre tentativi, la mamma-nonna e’ finalmente rimasta incinta il 5 aprile scorso. Ma le sorprese non erano certo finite. Alla decima settimana di gravidanza i medici si sono accorti che Jaci aveva in grembo ben tre bambini.

L’11 ottobre, due mesi prima della data prevista per il parto, i piccoli sono venuti alla luce con un cesareo, perche’ una delle tre bebe’ stava morendo di fame, sopraffatta nel grembo dalle altre due piccole. Le bimbe si chiamano Ellie, Gabriella e Carmina e stanno bene, dopo un periodo in cui sono state sottoposte a cure intensive. “E’ il gesto piu’ straordinario che una mamma possa fare per la propria figlia – ha spiegato Kim – Ovviamente, quando arrivera’ il momento, raccontero’ alle mie bambine il modo incredibile in cui sono venute al mondo, e quel che la loro nonna e’ stata in grado di fare per loro”.

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fonte: http://www.aduc.it/dyn/eutanasia/noti.php?id=240035

La Lega ci riprova: chiesto lo stop ai flussi migratori per due anni / Napolitano: «Gli immigrati danno forza»

La Lega ci riprova.

Ora usa anche la scusa della crisi economica per proporre di nuovo lo stop dei flussi migratori. Il partito di Bossi presenta nuovi emendamenti al ddl sicurezza già all’esame dell’Aula del Senato. Le nuove proposte di modifica dovevano essere illustrate in una conferenza stampa, che poi è stata rimandata «per motivi tecnico-organizzativi», ma non mancheranno di suscitare nuove polemiche. Tra le misure su cui il Carroccio punta di più, il blocco del flusso di immigrati per i prossimi due anni in seguito alla crisi economica, l’obbligo di circolare con volto coperto, obbligo di domicilio per i clochard e l’estensione del permesso “a punti” anche a chi è già regolarmente in Italia. Non verrà ripresentato, invece, l’emendamento, ritirato in commissione su richiesta del governo, che prevedeva referendum in caso di costruzione di nuove moschee o campi nomadi.
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Questi i punti già anticipati:

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Blocco dei flussi di immigrati per due anni – Porte chiuse all’ingresso di stranieri in Italia per i prossimi due anni in seguito alla crisi che ha colpito l’economia mondiale. Il blocco impedirebbe l’ingresso regolare di extracomunitari nel territorio nazionale sulla linea di quanto prevede di fare la Spagna.

Permesso a punti anche per chi è già in Italia – Sarà esteso anche a chi ha già un regolare permesso di soggiorno l’“Accordo di integrazione” il cui funzionamento sarà disciplinato da un regolamento del Governo entro sei mesi dall’entrata in vigore della legge.

No al volto coperto in luoghi pubblici – Divieto di circolare per strada o farsi vedere in luoghi pubblici con il volto coperto. La proposta prevede, comunque, che sia consentito l’uso del velo o di un foulard anche per le foto dei documenti, «purché non nasconda completamente il volto».

Obbligo di dimora ai clochard – Anche il domicilio dei senza fissa dimora, se passerà l’emendamento, dovrà essere accertato come avviene per tutti i cittadini. Non si tratta della fattispecie della “dimora abituale” ma di non consentire più ai clochard di avere solo un domicilio “virtuale”.

“Risarcimento” a Lampedusa – Uno stanziamento di due milioni di euro per Lampedusa a titolo di “compensazione” e per il mantenimento del centro di primo soccorso e permanenza dell’isola, meta di continui sbarchi di immigrati.

I clandestini pagheranno la Sanità – I migranti irregolari dovranno pagare ogni prestazione sanitaria, comprese quelle di pronto soccorso, come i cittadini italiani pagano il ticket. Il medico sarà obbligato a denunciare i migranti irregolari.

Residenza decennale per case popolari – Gli stranieri regolarmente in Italia dovranno dimostrare di avere un’anzianità di residenza di almeno 10 anni per accedere ai bandi di assegnazione delle case popolari.

Carta bianca ai Comuni sulle multe – I Comuni decideranno in autonomia la destinazione dei proventi delle multe, con particolare riguardo ai temi della sicurezza e del controllo del territorio.

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fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=73026

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Napolitano stoppa la Lega: «Gli immigrati danno forza»

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Uno stop più chiaro alla Lega non poteva arrivare. Al Quirinale si festeggiano “i nuovi italiani” (gli immigrati che dopo 10 anni di residenza hanno ottenuto finalmente la nostra cittadinanza) e il presidente Napolitano manda un messaggio inequivocabile a chi vorrebbe bloccare l’immigrazione.

Giorgio Napolitano ha accolto con un simbolico «abbraccio festoso delle istituzioni» una rappresentanza dei nuovi cittadini italiani, dei 39 mila che hanno ottenuto la cittadinanza nel 2007. «Questo afflusso di nuove energie da ogni parte del mondo, radicatesi nel nostro paese è un fattore di freschezza e di forza per la nazione italiana», ha detto sottolineando che l’afflusso negli ultimi dieci anni è più che triplicato e pone un problema di «migliore inserimento» sociale e allo stesso tempo il problema di «trarne nuova linfa per rafforzare la popolazione italiana, arricchendola di apporti validi e di elementi preziosi di dinamismo».

Il capo dello Stato ha invitato a «procedere decisamente in questa direzione», come hanno fatto altri paesi quali Inghilterra, Francia, Germania. Gli immigrati ha sottolineato, sono «una componente non trascurabile del peso di ciascun paese nei confronti internazionali». Il problema, ha aggiunto, deve essere affrontato «con serietà, evitando innesti frettolosi che si rivelerebbero artificiali e fragili. Vogliamo – ha detto – accogliere nuovi cittadini consapevoli che siano riconosciuti e si affermano come tali. Il punto di partenza è una presa di coscienza collettiva del carattere non temporaneo che ha il fenomeno dell’immigrazione in Italia e dunque della necessità di trarne le naturali conseguenze sul piano dello sviluppo delle politiche d’integrazione e anche sul piano delle norme e delle prassi per il conferimento della cittadinanza». Occorre che la presa di coscienza, ha concluso Napolitano, sia non solo delle istituzioni, ma «dell’intera collettività nazionale» e quindi «debbono cadere vecchi pregiudizi e creare un clima di apertura e apprezzamento verso gli stranieri che si fanno
italiani».

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fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=73029

Università, gli studenti non mollano: corteo funebre e lezioni in metro / l’Onda arriva in Europa: gli Erasmus contro la 133

Protesta degli studenti a Milano (foto LaPresse)

Occupata sede della Cgil scuola a Roma: interviene la polizia
Epifani conferma lo sciopero: giovani in piazza senza violenza

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ROMA (13 novembre) – Alla vigilia del venerdì di sciopero a Roma, continua la protesta degli studenti. Un corteo funebre per commemorare «la morte dell’istruzione pubblica» è stato organizzato a Torino dall’assemblea “No Gelmini”:  le nostre azioni sono mosse da una profonda preoccupazione per il nostro futuro e per quello delle prossime generazioni – hanno detto i promotori dell’iniziativa – Da più di un mese lottiamo contro queste leggi e contro la tendenza a considerare la cultura come un peso o un investimento di scarso valore perché “non produttivo” in termini meramente economici, cosa che porta alla morte dell’istruzione e della formazione culturale dell’individuo».

Lezioni in metropolitana, invece, a Milano: a gruppi di tre, numerosi ricercatori sono saliti sui vagoni dei treni delle tre linee della metropolitana per «regalare brevi lezioni in pillole alla cittadinanza», a cui hanno poi rilasciato un attestato dove si conferma che il passeggero «ha assistito con profitto alla lezione di un ricercatore precario». Sempre a Milano una delegazione di studenti ha incontrato il capo di gabinetto del prefetto, chiedendo sconti sui biglietti Trenitalia per raggiungere Roma.

A Brescia un gruppo di azione studentesca ha manifestato sotto la sede della Cgil: “Basta prof incompetenti, più potere agli studenti!”, lo slogan dei manifestanti.

Occupata sede della Cgil scuola a Roma: interviene la polizia. Un gruppo di ragazzi di Azione studentesca, organizzazione vicina ad An, ha occupato stamani la sede della Cgil scuola a Roma, in via Serra. L’iniziativa, ha detto As in un comunicato, è per denunciare questo sindacato «simbolo dello strapotere dei professori, vero cancro della scuola italiana». L’occupazione è terminata con l’arrivo della polizia. Un atto «preoccupante», ha detto Maurizio Lembo, segretario organizzativo del sindacato scuola della Cgil, perché «si tratta della seconda volta in pochi giorni a Roma, senza contare che un episodio analogo è avvenuto anche a Torino».

Notte Bianca della Ricerca e del precariato. All’Istituto superiore di sanità di Roma, organizzata da Cigl, Cisl e Uil, notte bianca della ricerca e del precariato dalla 19 alle 2. In programma una tavola rotonda sulla situazione della ricerca e del suo personale in Italia. Si parlerà, tra l’altro, delle risorse impegnate in Italia: 1,1% del pil con una crescita dal 2000 al 2006 dello 0,2%; tra i paesi Osce hanno fatto peggio di noi solo Messico e Polonia. Completano questo quadro i dati che riguardano il personale della ricerca: 3 ricercatori ogni 1000 occupati. A livello Osce precediamo solo Turchia, Cina, Messico. La media Osce è 7, quella della Comunità europea a 27 Paesi è oltre 5. Si parlerà anche dei buoni risultati della nostra ricerca nonostante la scarsità di mezzi e di uomini, e dei meriti dei precari la cui situazione lavorativa è poco tutelata ed a volte ai limiti della legalità.

Le proteste degli studenti
viaggiano anche su internet, con il “netstrike” di oggi al sito del ministero dell’Università e della ricerca.

Epifani: manifestare senza violenza. Dopo aver ribadito la partecipazione allo sciopero di venerdì da parte della Cgil e della Uil, Guglielmo Epifani ha invitato i giovani a manifestare senza violenza: «Mi auguro che i giovani possano manifestare senza dare nessun pretesto a qualsiasi ipotesi di violenza – ha detto il segretario generale della Cgil – È quasi sempre stato così e sarebbe segno di maturità continuare su questa strada». Sullo sciopero, Epifani ha poi aggiunto: «Sarà una grande manifestazione che vedrà ancora una volta la presenza di tanti giovani. Che dirà no a una politica dei tagli per rendere la nostra università più moderna e all’avanguardia». Flc Cgil ha fatto sapere di aver deciso di mantenere la partecipazione alla manifestazione perché «non esistono atti concreti sui diversi punti che stanno alla base della proclamazione dello sciopero».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=34576&sez=HOME_SCUOLA

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Gli Erasmus contro la 133

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di Alessia Grossi

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Era arrivata già alla ribalta delle cronache il 7 novembre con l’irruzione nel Consolato italiano a Londra. Ora, in occasione della manifestazione degli studenti universitari contro la 133 del 14 novembre a Roma, la «European Anomalous Wave», l’Onda anomala europea, si organizza e si unisce in un unica protesta per manifestare davanti ai consolati italiani delle maggiori città europee. È la rete Erasmus del “No alla 133” che da Parigi, Lione, Madrid, Valencia, Granada, Londra, Bruxelles, Monaco, Amburgo, Copenaghen e Leida, si riunisce in rete per manifestare il dissenso contro i tagli di Tremonti e la “riforma” della Gelmini.

A Valencia, già lunedì gli studenti italiani si sono riuniti in assemblea e hanno prodotto il testo che consegneranno al console italiano perché lo faccia avere al Ministro italiano. «Ci siamo anche noi», dice il testo del video che hanno postato anche su Youtube, che nessuno pensi che gli studenti Erasmus si sentano esclusi. Oltre al documento, per l’occasione gli Erasmus valenciani hanno stabilito un’Assemblea permanente. “Da Valencia contro la 133”, infatti, scrivono nel documento gli studenti, è un «contenitore e di idee e strumento di coordinamento della mobilitazione nata spontaneamente dall’incontro di numerosi erasmus italiani» tutti «uniti, indipendentemente dalle diverse provenienze geografiche e eterogeneità ideologica dal comune senso di disagio nei confronti di una legge che mina le basi, già traballanti dell’Università Italiana».

Insomma, l’Onda dilaga e si fa sentire anche fuori dai confini italiani, si raduna su Facebook, crea siti internet e blog per l’occasione e venerdì molte città europee l’avranno sotto gli occhi.

A Parigi, dove l’Onda «l’onda anomala raggiunge l’attuale sede del presidente di turno dell’UE» come si legge nel comunicato stampa degli Erasmus parigini, la voce studentesca inizialmente si è scoperta molteplice, come dire, prima ancora di coordinarsi, si erano già formati spontaneamente diversi gruppi di protesta.

Anche gli erasmus francesi, come il resto dell’Onda Anomala ha organizzato per venerdì un sit-in sotto al Consolato italiano per consegnare al console «Luca Maestripieri un documento che esprime rifiuto e indignazione verso le riforme della scuola e dell’università proposte dal governo italiano. In seguito, una rappresentanza di studenti si sposterà all’ambasciata italiana portando lo stesso all’ambasciatore Ludovico Ortona». Dopo il sit-in l’Onda sfilerà poi lungo la Senna, non senza sperare nella solidarietà dei Collettivi francesi che starebbero decidendo di manifestare in segno di solidarietà con gli studenti italiani. Questo, perché l’Onda, ha come obiettivo centrale quello di opporsi al fenomeno delle riforme dei Paesi della Comunità europea a discapito della cultura e della ricerca.
È per questo motivo che, anche dopo il 14, l’Onda promette di non sciogliersi ma di continuare a lavorare per un sistema universitario e scolastico migliore.

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fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=72991

Prima della sentenza – Diaz, il giorno della verità

Sagome di poliziotti a De Ferrari
Nove sagome nere di cartone, alte un paio di metri e raffiguranti poliziotti in tenuta antisommossa, con il manganello impugnato alla rovescia e la scritta in rosso “Diaz”, sono state installate sotto i portici dell’Accademia di Belle Arti di iazza De Ferrari, nel pieno centro di Genova. Gli artefici della “performance”, realizzata al termine dell’ultima udienza del processo per l’irruzione della polizia nella scuola Diaz durante il G8, sono alcuni cittadini stranieri che hanno raccontato di essere stati picchiati nella scuola e che si sono costituiti parte civile al processo.

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Prima della sentenza – Diaz, il giorno della verità

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di Graziano Cetara e Matteo indice

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Alla fine resteranno in tre. Soli con se stessi e la propria coscienza. Un uomo e due donne: Gabrio Barone, Anna Leila Dellopreite e Fulvia Maggio. A loro, il presidente e i due giudici a latere della prima sezione penale del tribunale di Genova, toccherà decidere. Conclusa l’ultima di duecento udienze, dopo quattro anni di processo, a sette anni e due mesi dai fatti, stamattina i tre magistrati, terminate le repliche rimaste in sospeso, si chiuderanno in una stanza per emettere la sentenza più attesa da tempo immemore per il capoluogo ligure, una delle più clamorose, comunque vada, della storia giudiziaria italiana degli ultimi anni: quella per il massacro alla scuola Diaz-Pascoli. Sul banco degli imputati 29 poliziotti, i «generali» e la «truppa», funzionari e agenti accusati a vario titolo di lesioni, falso, calunnia, arresti illegali.

I tre giudici dovranno scrivere l’ultimo capitolo della storia processuale innescata dal G8 del 2001, il summit dei grandi organizzato a Genova e costato devastazioni, scontri di piazza e, soprattutto, una giovane vita, quella di Carlo Giuliani. Spetterà a loro assolvere o condannare la polizia. Perché è la polizia sotto accusa, da quella notte del 21 luglio, quando un commando di agenti del settimo nucleo del reparto mobile di Roma, seguiti a ruota da colleghi di altre sezioni, fece irruzione nel quartiere generale dei no global, la sede del Genoa Social Forum installata nel complesso scolastico “Armando Diaz” e “Giovanni Pascoli” di via Battisti, tra le residenze del levante genovese. Gli agenti entrarono abbattendo il cancello con un blindato. Da quel preciso istante il tempo si è come fermato. Il concetto di prova e di colpevolezza, la fiducia nelle forze dell’ordine e nello Stato, la stessa differenza tra buoni e cattivi, da allora tutto è tornato in gioco. Agli occhi di chi assisteva aggrappato alle grate della scuola, di fronte ai celerini in assetto anti sommossa; a quelli di chi era all’interno, diviso tra le due opposte fazioni; e agli occhi di chi, a distanza, ha seguito il processo in tutti questi anni.

In quella scuola 93 ragazzi furono sorpresi nel sonno dopo tre giorni di manifestazioni e scontri di piazza. Furono massacrati nei sacchi a pelo, trascinati sul pavimento, presi a manganellate, a calci, nella palestra, lungo le scale, attorno all’edificio. Gli agenti colpivano e insultavano, spaccavano ossa, seminando disprezzo e sangue.

Per l’accusa fu una vendetta, un modo per rimettere a posto le cose dopo «il fallimento dell’ordine pubblico andato in mondovisione» nei due giorni precedenti. Una ritorsione voluta e ordinata dai vertici della polizia, finiti tra gli imputati: Francesco Gratteri, allora dirigente del Servizio centrale operativo oggi a capo dell’Anticrimine; Giovanni Luperi, ex vicedirettore dell’ Ucigos attualmente ai vertici dell’ Aisi ( l’ ex Sisde) e Gilberto Caldarozzi, ex vicedirettore dello Sco, oggi capo del Servizio centrale operativo.

Per la difesa fu un’operazione di polizia organizzata per arrestare i famigerati black bloc, che avevano messo la città a ferro e fuoco e si annidavano fra i no global; per reagire all’aggressione a mano armata subita da un poliziotto e prevenire possibili nuovi scontri.

La polizia è finita sotto inchiesta perché nell’istituto furono pestate persone inermi. Ma non solo. I 93 manifestati arrestati con l’accusa di associazione per delinquere, furono subito liberati con tante scuse. Contro di loro non c’erano prove e i verbali con i quali furono trasferiti nella caserma di Bolzaneto risultarono veline senza alcun peso. Le bottiglie molotov messe dalla questura sul tavolo d’una conferenza stampa senza possibilità di porre domande, come un trofeo a giustificazione e bilancio del blitz, erano arrivate da una aiuola di corso Italia, portate nella scuola dall’esterno. I picconi e le altre armi improprie erano gli attrezzi del cantiere edile aperto nell’edificio. La coltellata che avrebbe subito l’agente Massimo Nucera forse non fu mai vibrata, comunque è risultata nel corso del processo una circostanza controversa, così come quella del lancio di oggetti contro una pattuglia, il motivo scatenante l’irruzione.

Durante le indagini della procura prima e al processo poi, è stato analizzato ogni fotogramma delle centinaia di ore di registrazioni filmate prodotte nei giorni successivi. Eppure non è stato possibile identificare tutti gli agenti presenti nella scuola. La polizia non ha collaborato, anzi. Dallo stesso svolgimento del processo Diaz sono nate altre tre inchieste, tuttora in corso: una contro l’ex questore di Genova Francesco Colucci, accusato di falsa testimonianza, con il coinvolgimento per induzione allo “spergiuro” dell’ex numero uno della polizia italiana Gianni De Gennaro; la seconda per la sparizione di una delle prove chiave, le due bottiglie molotov “smarrite” dalla questura genovese; e una terza, in extremis, riguardante l’identificazione d’un poliziotto definito “coda di cavallo” per l’acconciatura dei suoi capelli durante i pestaggi , riconosciuto dal pm nel corso delle udienze tra il pubblico.

«Hanno fatto bene ad andare alla Diaz e alla Pascoli, a perquisirle, a cercare i black bloc, le loro armi. Se solo avessero rispettato la legge». Hanno chiuso la loro requisitoria con queste parole i due pm Enrico Zucca e Francesco Albini Cardona, chiedendo 109 anni di pene complessive. Ora toccherà ai tre giudici, un uomo e due donne soli, dire chi l’ha infranta. E nel caso punirlo come merita.

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/11/12/1101879105904-domani-sentenza-diaz.shtml

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VIDEO

Esclusiva l’Unità: L’inferno della Diaz

l'inferno della Diaz

Fonte Casa di produzione Mamo

Il video inedito, e concesso in esclusiva all’Unità, è prodotto dalla casa di produzione “Mamo” e propone immagini mai pubblicate, realizzate all’interno della scuola Diaz nella notte tra il 21 e il 22 luglio 2001