FATE L’ONDA! FATE L’ONDA!!!

Su segnalazione di Settoredemokratico, riporto l’appello e vi invito ad aderire (adesioni a: sololalottapaga@gmail.com).

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APPELLO

SOLO LA LOTTA PAGA

Assemblee di facoltà e di ateneo, presidii fuori e dentro l’università, sit-in davanti ai rettorati, cortei e manifestazioni, lezioni in piazza, notti bianche, fiaccolate e occupazioni. È con queste notizie che i quotidiani e i telegiornali sono costretti a fare i conti da ormai quasi tre settimane. Non c’è da stupirsene. Il movimento sorto per respingere le controriforme e le misure draconiane in materia di istruzione, università e ricerca del governo Berlusconi non accenna a fermarsi.
Una nuova energia sembra nutrirlo, una diversa vitalità sembra alimentare la determinazione e la tenacia delle tante e dei tanti che questo movimento stanno animando. L'”onda anomala” nasce da cause politiche e sociali generali: le iniziative controriformatrici della coppia Tremonti/Gelmini hanno fatto soltanto da detonatore. Alle spalle degli studenti in lotta ci sono famiglie alle prese con il carovita e con gli effetti devastanti della recessione sulla condizione occupazionale. L’attacco al sistema formativo pubblico da parte del Ministro Gelmini è soltanto un capitolo dell’aggressione al lavoro subordinato con cui l’attuale esecutivo si è proposto di “risolvere” la crisi economica.
Non per caso “noi la crisi non la paghiamo” è lo slogan più ricorrente nell’ambito della lotta che le studentesse e gli studenti stanno portando avanti per rimandare al mittente la legge 133, e con essa il taglio di 1,5 miliardi di euro all’Ffo nei prossimi cinque anni, il blocco del turnover per i prossimi tre anni, la possibilità di trasformare le università pubbliche in fondazioni; ma anche la possibilità che i soldi sottratti a un bene universale come l’istruzione possano tappare i buchi – con il decreto legge “salvabanche” – aperti dalla crisi che ha investito i mercati finanziari.
Che la natura di questo movimento non sia paragonabile a quella degli ultimi che abbiamo visto nascere e velocemente morire negli anni scorsi pare averlo capito anche il governo, se si evocano sinistri sgomberi delle realtà occupate e denunce penali nei confronti di chi impedirà alle maggioranze silenziose di continuare a istruirsi; se si ricorre a infiltrazioni squadriste dei cortei per intimidire studenti pacifici e armati soltanto della determinazione necessaria a non lasciar rifluire il movimento, come si è fatto a piazza Navona; se Berlusconi rimanda la presentazione della “vera riforma dell’Università”, che la Gelmini avrebbe dovuto illustrare nei prossimi giorni.
Il nervosismo dell’esecutivo è palpabile, la tensione non sempre mascherabile. Segni evidenti che siamo sulla strada giusta.

PER L’UNITÁ TRA STUDENTI E LAVORATORI

Agli scioperi nazionali del 17 e 30 ottobre hanno sfilato a Roma centinaia di migliaia di persone; il 7 novembre iniziano i cortei regionali del pubblico impiego, mentre il 12 dicembre sarà il turno dello sciopero nazionale indetto dalla Fiom. L’appuntamento del 14 novembre, in occasione dello sciopero convocato dai sindacati per il comparto università e ricerca, dovrà vedere di nuovo Roma riempirsi, e i nostri atenei svuotarsi. Difendere l’istruzione pubblica non è un impegno che riguarda solo gli studenti, ma è interesse di tutte le lavoratrici e di tutti i lavoratori, un’istruzione pubblica di qualità, inoltre, presuppone la fine del precariato nelle scuole e nelle università, e la stabilizzazione di tutti gli insegnanti, i ricercatori, i collaboratori, i tecnici e gli amministrativi.

CONTRO L’AUTONOMIA E LA TRASFORMAZIONE DEGLI ATENEI IN FONDAZIONI

È da 17 anni – dall’introduzione dell’Autonomia di Ruberti – che nell’università italiana è iniziato quel lento processo di aziendalizzazione, cui la possibilità di trasformare gli atenei in fondazioni prevista da Gelmini imprime una brusca accelerata. L’autonomia e l’aziendalizzazione in corso, la privatizzazione che caratterizza sia i provvedimenti che il governo ha già preso, sia quelli che intende portare avanti con la preannunciata riforma dell’università, inoltre, non solo non intaccano il fenomeno delle “baronie”, ma anzi lo alimentano, mentre gli studenti lo denunciano da anni.

CONTRO L’ABOLIZIONE DEL VALORE LEGALE DELLLA LAUREA PER UN REALE DIRITTO ALLO STUDIO

È da almeno 15 anni che i contributi studenteschi, in barba a qualsivoglia principio di “diritto allo studio”, sono diventati vere e proprie tasse, trasformando l’università di massa in università per pochi. È da troppo tempo che in nome dell'”autonomia didattica” si è abbassato il livello dell’istruzione e si sono frammentati i percorsi formativi. Il risultato evidente a tutti è stato quello di aver costretto gli studenti a pagare profumatamente – quelli che almeno hanno potuto permetterselo – per un titolo di studio il cui valore è stato drasticamente ridimensionato: solo così si poteva riversare sul mercato un esercito di riserva da condannare a una precarietà indeterminata. Per questa ragione contrastiamo apertamente qualsiasi ipotesi di abolizione dl valore legale della laurea, e pretendiamo che venga rimessa in discussione la riforma degli ordinamenti che ha introdotto il “3+2”.

ORGANIZZARE DEMOCRATICAMENTE LE LOTTE STUDENTESCHE

L’allargamento ulteriore delle mobilitazioni passa attraverso la promozione, su base locale e nazionale, di coordinamenti democratici di lotta formati da delegati eletti nelle assemblee scolastiche e di facoltà. E’ necessario, a questo scopo, articolare e strutturare un percorso di confronto fra tutte le realtà coinvolte dalla mobilitazione, affinché si possano creare le condizioni per l’elaborazione di una piattaforma di rivendicazioni condivisa dall’intero movimento, una vera e propria piattaforma di lotta che riesca a spingere le organizzazioni delle lavoratrici e dei lavoratori alla proclamazione di uno sciopero generale di tutte le categorie contro il governo.

Contro l’aziendalizzazione degli atenei e contro un modello d’istruzione accessibile a pochi, per un diritto allo studio universale e contro i meccanismi della selezione classista, per una riforma reale dell’Università, che vogliamo statale e laica, fondata non sui tagli ma sugli investimenti, e capace di assicurare un futuro stabile ai giovani ricercatori, scenderemo a Roma il 14 novembre: non ci servono altri strumenti se non la lotta – è solo con la forza della protesta e l’ampiezza delle manifestazioni e l’estensione degli scioperi che riusciremo a respingere le controriforme Gelmini, ed è proprio questo il messaggio che porteremo il giorno successivo all’assemblea nazionale del movimento.

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