Archivio | novembre 15, 2008

Sfigurata mentre andava a scuola, 17enne afghana sfida i talebani: «Voglio studiare»

Shamsia Husainai (foto Rafiq Maqbool - Ap) KABUL (15 novembre) – L’acido le ha deturpato il viso e danneggiato un occhio. Ma non è riuscito a toglierle la voglia di lottare per cambiare un Paese, l’Afghanistan, in cui alle donne non è consentito studiare liberamente. Non è servito a proteggerla nemmeno il burqa che era costretta a indossare, e che gli aggressori le hanno sollevato per buttarle sul volto l’acido.

La protagonista di questa storia drammatica ha 17 anni e si chiama Shamsia: è stata aggredita insieme a un’altra decina di sue compagne davanti al liceo di Kandahar, la violenta città del sud dell’Afghanistan da sempre roccaforte dei Taleban. Ma non ha abbassato la testa, Shamsia. Piuttosto ha sfidato i suoi aggressori: «Continuerò ad andare a scuola – ha detto – anche se mi dovessero uccidere».

Shamsia e le sue amiche sono state aggredite da alcuni uomini in motocicletta che, dopo essersi avvicinati al gruppo di studentesse con il burqa le hanno afferrate, hanno tolto loro il velo e spruzzato il volto con l’acido. Le ragazze sono ricoverate lontano da casa, nell’ospedale militare di Kabul, i cui medici devono ora decidere se inviare Shamsia in India per cure più adeguate.

Dal suo letto, col viso ricoperto da un unguento giallo, Shamsia con voce flebile lancia la sua sfida: «Ai miei nemici – dice – lancio questo messaggio: anche se ci riprovassero altre 100 volte, io continuerò i miei studi. Sto studiando per costruire il mio Paese».

L’attacco finora non è stato rivendicato, ma la gente e le autorità sanno che l’atto porta il marchio di fabbrica dell’integralismo islamico. Lo stesso presidente afghano, Hamid Karzai, l’ha attribuito ai «nemici dell’Afghanistan», espressione con cui ci si riferisce ai ribelli Taleban. Quando i fondamentalisti erano al potere in Afghanistan, dal 1996 al 2001, l’istruzione femminile fu messa al bando in nome della più rigida interpretazione dell’Islam. Oggi un loro portavoce, Yusuf Ahmadi, al telefono con l’Afp ha però negato la paternità del gesto: i Taleban, dice, «non commetterebbero mai un’azione così vigliacca contro dei bambini». Il gesto potrebbe essere quindi un’iniziativa spontanea locale. Ma l’aggressione di Kandahar confluisce in una campagna diffusa e capillare dei Taleban contro la scuola, non solo femminile.

Centinaia gli edifici scolastici distrutti negli ultimi anni (604 degli 11.000 del Paese), centinaia gli insegnanti uccisi. Secondo il ministero dell’istruzione, nel solo 2008 gli addetti alla scuola assassinati sono stati 120 e le scuole attaccate 115. «In alcune zone arretrate – dice un portavoce del ministero, Hamid Elmi – i gruppi armati se la prendono con le scuole perché si tratta dei soli edifici pubblici e sono quindi bersaglio facile. In altre zone, in particolare vicino alla frontiera col Pakistan – dice ancora – Gli insorti vogliono chiudere le scuole per obbligare i ragazzi a frequentare le madrasse», le scuole coraniche, fucine dell’integralismo tanto in Afghanistan quanto in Pakistan. L’attuale governo di Kabul non concorda con una simile interpretazione del Corano: «L’istruzione femminile in Afghanistan andrà avanti», dice un dirigente, mentre per il ministero per la condizione femminile, l’attacco alle ragazze di Kandahar è «profondamento contrario ai principi dell’umanità e della religione».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=34743&sez=HOME_NELMONDO


VERGOGNE D’ITALIA – Due morti sul lavoro, uno era in cantiere ma nessuno lo conosce

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Era su un’impalcatura, sporco di intonaco, quando è caduto e non si è più rialzato. Si chiamava Francesco Piedigrotta e aveva 43 anni. Ma nessuno, nel cantiere dove l’hanno trovato morto, dice di averlo mai conosciuto.

È successo a Modugno, in provincia di Bari, in un cantiere dove sono in corso i lavori di intonacatura della facciata di uno stabile. I testimoni raccontano che l’uomo si è accasciato su un tramezzo dell’impalcatura, all’altezza del terzo piano. Mentre si accasciava ha urtato la testa ed è morto.

I lavori sono appaltati alla ditta Edil-euro intonaci di Bari: i responsabili negano che Piedigrotta fosse un loro dipendente, gli operai non vedono, non sentono, non parlano. In attesa che a qualcuno torni la memoria, sulla vicenda indaga il tribunale di Bari.

Sempre venerdì un altro incidente mortale è successo all’ interno della Solvay di Rosignano, in provincia di Livorno. La benna di una ruspa utilizzata per spostare materiale ammassato sul piazzale della ditta ha travolto due operai: uno di loro, Francesco Bellagotti, 32 anni, è morto. Il suo collega ha riportato fratture ad una gamba e alle costole. La ruspa, secondo quanto ricostruito dagli inquirenti, non funzionava bene e gli operai erano scesi per vedere come ripristinarne il funzionamento.

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fonte:  http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=73096

Ciampi su Berlusconi: didascalico, ma profondamente vero / Dittatore? Giudicate voi

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“Gli italiani sono presi da una strana cupidigia di servitù. E più Berlusconi straccia il tessuto istituzionale, più loro chiedono di essere servi”

Carlo Azeglio Ciampi, ex Presidente della Repubblica

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fonte:  “Il ventennio del Cavaliere”, di Massimo Giannini, Repubblica di oggi, pag 35

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“Citizen Berlusconi” è la versione originale del documentario trasmesso il 21 agosto 2003 dalla Pbs, tv pubblica americana, e che NESSUNA televisione Italiana ha mai voluto trasmettere.

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I PARTE

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II PARTE

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III PARTE

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IV PARTE

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V PARTE

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fonte:  http://www.dittatori.it/berlusconi.htm

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Al telefono.

Berlusconi: Come dici Barak? Ah sì? Anche tu odii i comunisti e le loro strumentalizzazioni?

Bondi: Mi scusi Dio, ma quello è un telefono giocattolo.

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fonte: http://www.scaricabile.blogspot.com/

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Università, Gelmini: «No all’egualitarismo del 18 politico, l’opposizione collabori» / E l’Università si scrive l’autoriforma

Un momento del corteo di ieri a Roma (foto Toiati)

ROMA (15 novembre) – All’indomani dello sciopero contro la riforma dell’Università, che ha visto scendere in piazza a Roma migliaia di studenti da tutta Italia in tre distinti cortei, Cgil e Uil in un altro, il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini ribadisce la propria convinzione sulla necessità e l’opportunità delle misure adottate. Si dice «orgogliosa» del decreto e dichiara guerra all’ideologia dell’egualitarismo «del 18 o del 6 politico a tutti». «Dobbiamo avere il coraggio di cambiare, mettendo da parte la paura – dice ai giovani dei Circoli del buongoverno a Montecatini Terme (Pistoia) – Chi sta con i giovani non può che percorrere strade nuove».

Gelmini è stata accolta da cartelli che inneggiavano alla sua riforma «Gelmini caccia i baroni»; «Mariastella con i giovani», alcuni degli slogan esibiti all’arrivo del ministro. «Ci assumiamo tutte le nostre responsabilità per le iniziative – ha proseguito Gelmini – che abbiamo avviato e siamo aperti al confronto. Ma non chiedeteci di difendere lo status quo».

Cancellare l’egualitarismo del 18 politico. «Noi vogliamo cancellare dalla scuola e dall’università l’ideologia dell’egualitarismo, del 18 o del 6 politico a tutti. Lo vogliamo fare perché abbiamo fiducia nelle persone e vogliamo premiare il merito». Poco prima di affrontare questo tema, il ministro aveva detto: «Bisogna evitare il falso egualistarismo che ha reso la nostra classe insegnante tra le meno pagate d’Europa e la nostra società tra le meno eguali d’Europa. Non è vero che in Italia ci sono pari opportunità per tutti nei campi dell’istruzione, dell’università e della ricerca».

Abolizione del valore legale della laurea. Poi il ministro ha parlato dell’intenzione di abolire il valore legale della laurea: «Può essere stato un azzardo avere inserito l’abolizione del valore legale della laurea nelle linee guida della riforma dell’università – ha detto – Forse il sistema universitario non può essere maturo per mettere questo tema al primo punto. Certamente è un punto di arrivo. Se si vuole creare una vera concorrenza bisogna entrare nel merito della proposta».

Diritto allo studio non è l’università sotto casa. «Il diritto allo studio non si attua con l’università sotto casa oppure moltiplicando gli insegnamenti – ha poi aggiunto Gelmini – l’offerta formativa deve tener conto delle esigenze del mondo del lavoro. Per dare nuovi finanziamenti all’università tenteremo nuovi percorsi: spero in un grande coinvolgimento delle imprese, ma deve essere chiaro che questo non significa privatizzazione. Stiamo faticando a trovare risorse nel pubblico come nel privato. Ma non possiamo arrenderci a restare tra gli ultimi posti nel mondo come qualità». Gelmini ha quindi ricordato che la nostra prima università si colloca al 192° posto nella classifica mondiale: «Vogliamo che presto almeno una si classifichi fra le prime cento».

Un’agenzia per la ricerca. Il ministro ha poi detto di aver «recuperato un progetto di Letizia Moratti per dare vita a un’agenzia della ricerca». Un organismo nazionale che ha il compito di ripartire i fondi alla ricerca in base a parametri sul loro valore scientifico. Secondo il ministro, attualemente solo il 7% delle risorse viene assegnato con questo criterio. Per la fine della legislatura il governo pensa di arrivare al 30%.

L’opposizione dia il suo contributo. Infine, Gelmini ha rivolto un appello all’opposizione: «Voglio fare un appello alle opposizioni e al ministro del governo ombra Mariapia Garavaglia, di cui ho stima – ha detto – Abbiano il coraggio di fornire anche il loro contributo per migliorare la scuola».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=34725&sez=HOME_SCUOLA

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Università, compito per il weekend: scrivere l’autoriforma

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Dopo settimane di mobilitazione, è arrivato il momento di mettere tutto nero su bianco. L’Università La Sapienza di Roma, sabato e domenica, accoglie l’assemblea nazionale degli studenti: due giorni per discutere di “autoriforma”. Ovvero, per dare voce a chi negli atenei ci studia e ci lavora. E forse sa meglio della Gelmini cosa c’è che non va.

Obiettivo dell’assemblea è quello di elaborare, al posto dei provvedimenti volti a «razionalizzare e ridurre la spesa e il debito pubblico» del decreto 133, una serie di proposte per riformare davvero il sistema universitario italiano. Una «costituente», la chiamano gli studenti. Perché nessuno vuole difendere lo status quo – che è fatto di precariato, di logiche baronali, di una formazione sempre più spizzicata e superficiale – ma tutti vogliono poter dire la loro.

Il weekend di mobilitazione si apre sabato con un’assemblea plenaria, poi tocca ai gruppi di lavoro affrontare le singole questioni, i pilastri dell’autoriforma: si discuterà innanzitutto di didattica, altri si concentreranno su welfare e diritto allo studio, altri ancora elaboreranno proposte su formazione e lavoro.

Tutti i risultati dell’assemblea saranno disponibili sulle pagine web degli Atenei in rivolta o su Uniriot, il network delle «facoltà ribelli». All’assemblea partecipano i collettivi studenteschi delle principali università italiane, ma è previsto l’arrivo anche di alcune delegazioni straniere da Parigi, da Barcellona, da Londra.

Domenica, infine, l’obiettivo è anche quello di rimettere insieme la protesta degli universitari con quella della scuola tutta. «L’onda anomala che attraversa le università di tutta Italia – spiegano da La Sapienza – è la stessa che vede mobilitarsi le maestre elementari contro la distruzione del tempo pieno e del modello pedagogico della scuola primaria, la stessa che parla alle centinaia di migliaia di insegnanti precari delle scuole superiori che perderanno ogni speranza di lavoro e stabilizzazione a causa dei tagli di Tremonti e Gelmini, la stessa che sta mobilitando i ricercatori precari dell’Università e degli enti di ricerca per rivendicare la stabilizzazione e il rilancio della ricerca pubblica. Per questo – spiegano – nella giornata di domenica 16 novembre vogliamo costruire una grande Assemblea nazionale di tutto il mondo della scuola e della formazione, con la partecipazione di studenti medi ed universitari, maestre, insegnanti, ricercatori, perché l’onda anomala continui a portare in piazza la rabbia dell’intero mondo della formazione».

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VIDEO (CLICCA L’IMMAGINE)

La grande manifestazione dell'università a Roma

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fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=73129

Donna nuda crocifissa al letto sul poster choc anti-violenza. «Stop» dall’assessore Cadeo

Il manifesto annuncia la giornata nazionale contro gli stupri

Bloccata l’affissione. L’associazione: abbiamo tutti i permessi. Oliviero Toscani: la censura è subumana

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Una (bella) donna distesa e semi-nuda su un letto (di dolore?). A braccia aperte. La scritta poi toglie ogni dubbio: «Chi paga per i peccati dell’uomo?». Evidente, così, il riferimento al crocifisso e al martirio cristiano. È bufera sulla campagna pubblicitaria di Telefono Donna, onlus fondata nel 1992 e insignita dal Comune una decina d’anni fa con tanto di benemerenza civica. La donna crocifissa avrebbe dovuto campeggiare su cinquecento spazi pubblicitari. Testimonial choc (la campagna è dell’agenzia internazionale Arnold WorldWide) in vista della giornata mondiale contro la violenza sulle donne, in calendario per il 25 novembre. Tutto fermo, congelato. Perché da Palazzo Marino le pressioni sono fortissime.

L’assessore al Decoro Urbano, Maurizio Cadeo (An), davanti al rendering dei primi manifestini è sobbalzato. No, quell’immagine non deve passare. Non almeno sugli stalli pubblicitari del Comune. Il messaggio spedito agli uffici che gestiscono la pubblicità del Comune è chiaro: opporsi in ogni modo. «Perché rispondere alla violenza con violenza?», domanda Cadeo. Una questione anche di decoro. La pensa così anche il capogruppo di An, Carlo Fidanza: «Il manifesto strumentalizza il simbolo della cristianità. In una città dove giustamente si sanziona chi viola il decoro pubblico, è giusto opporsi a questo tipo di campagne».

Il Comune prepara allora la controffensiva. Lo stesso Cadeo, insieme con Mariolina Moioli (titolare delle deleghe per le Politiche sociali), sta studiando un altro manifesto, altrettanto «efficace ma meno provocatorio». Un altro collega di giunta (e compagno di partito) si smarca. È l’assessore alla salute Giampaolo Landi di Chiavenna: «Non sono scandalizzato. Ho grande rispetto per le sensibilità degli altri miei colleghi, ma credo che a volte la violenza dei messaggi sia importante per creare coscienza e sensibilità». La polemica infuria. Oliviero Toscani, maestro dell’immagine da pugno nello stomaco, sbotta: «Non ho visto le foto, ma non importa: censurare è subumano. Punto. non esiste peggior violenza della censura».

Stefania Bartoccetti, presidente dell’associazione cade dalle nuvole. «I manifesti sono già stati stampati dopo il primo via libera degli uffici comunali. Ora staremo a vedere. Domani (oggi ndr), con l’agenzia che ha curato la campagna, decideremo il da farsi». «A noi non risulta che tutti i permessi siano stati accordati – replica Cadeo -. E comunque, in casi come questi, bisogna distinguere l’iter burocratico dalle responsabilità politico-amministrative». Campagna blasfema? Si difende la Bartoccetti: «Io sono cattolica praticante. La crocifissione vuole solo essere l’immagine della sofferenza estrema». Da Salemi si fa vivo anche l’ex assessore Sgarbi: «Quella di Milano è un’amministrazione che dovrebbe dimettersi, invece di continuare a menarla con queste stupidaggini». E i poster? «Sono pronto a ospitarli a Salemi ».

Andrea Senesi

14 novembre 2008

fonte: corriere.it/vivimilano

Che razza di sepolcri imbiancati… ma cosa ci dovevano mettere su questo manifesti, i fidanzatini di Peynet? E poi, come dice giustamente Ladytux nel suo post, ben altre immagini sono passate senza scatenare questo polverone… ma già, allora non c’era la libertà di parola di cui godiamo adesso (il che, per chi si ricorda i tempi, è tutto dire).

Lavoratori peruviani aggrediti a Villa Borghese: «Immigrati andatevene»

Villa Borghese ROMA (15 novembre) – Aggrediti a Villa Borghese a Roma mentre svuotavano i cestini della spazzatura. Le vittime, padre e figlio di 54 e 28 anni, cittadini peruviani, sono stati colpiti con calci e pugni da un uomo che gli urlava contro: «Immigrati andatevene». A denunciare il fatto Fabio Benedetti, presidente della Cooperativa sociale Parco di Veio, che gestisce la manutenzione di Villa Borghese e per la quale i due immigrati lavorano. Padre e figlio sono stati medicati in un vicino ospedale, ne avranno per 30 giorni. Gli aggressori, secondo il racconto delle vittime, erano tre: chi li ha picchiati, armato con un pugno di ferro, era vestito con anfibi e giubbotto neri. Al pestaggio ha assistito il proprietario del bar della Casina dell’orologio che ha allertato la polizia.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=34735&sez=HOME_ROMA


Don Luigi Merola: “Mi ha scritto il killer che doveva uccidermi”

Don Luigi Merola (Ansa)

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Caserta, 15 novembre 2008  – Il prete anticamorra don Luigi Merola ha reso noto di aver ricevuto una lettera dal killer designato dalla camorra ad ucciderlo. Il religioso lo ha comunicato nel corso degli Stati generali della legalita’ promossi dal Pd a Caserta.

Merola ha detto di averla ricevuta pochi giorni fa nella sede della sua fondazione ‘’’A voce d’e creature’’, debitamente firmata, ma non ha voluto rivelare il nome di chi gli ha scritto.

’’Ti conoscevo – si legge in un passaggio della missiva scritta a penna e lunga sette pagine – conosco la tua testardaggine e il tuo coraggio, sei una persona che dava e da’ fastidio al male e purtroppo era capitato a me di eliminarti e spegnerti ma fortunatamente cio’ non e’ successo perche’ quel giorno quando sono entrato in chiesa tu stavi spiegando il passaggio del Vangelo sul figliol prodigo e non me la sono sentita di portare a termine il mio compito anche se sapevo le conseguenze alle quali sarei andato incontro’’.

Don Merola ha ribadito il proprio impegno contro la camorra e ha annunciato che tornera’ a Napoli per ricoprire fin dalla settimana prossima il ruolo di presidente della fondazione ‘’ ‘a voce de creature’’ nella quale ad oggi figurava come assistente spirituale: ‘’Dobbiamo rompere le scatole ogni giorno – ha detto – e lo faro’ tornando a tempo pieno a Napoli usando la parola.  Ai politici dico – ha concluso – lavorate per la gente senza compromessi sugli appalti, solo cosi’ la gente vi dara’ la propria fiducia’’.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/11/15/132872-luigi_merola_scritto.shtml