Archivio | novembre 17, 2008

Strage della Thyssen: decisione storica, tutti gli imputati a giudizio

Il gup di Torino, Francesco Gianfrotta ha disposto il rinvio a giudizio di tutti e sei gli imputati indagati nell’inchiesta per il rogo della Thyssen Krupp. Il giudice ha accolto tutte le tesi sostenute dall’accusa, rappresentata dai pm Raffaele Guariniello, Laura Longo e Francesca Traverso, accogliendo la richiesta di rinvio a giudizio per l’ad Harald Espenhan con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale, contestata per la prima volta in un caso di infortunio sul lavoro.

Gli altri indagati sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo con colpa cosciente e tutti per increndio dolodo. L’avvio del processo, per la prima volta in Corte d’Assise in questo settore, è stato fissato il 15 gennaio. Nell’incendio morirono sette operai.

A tutti è contestata anche
l’omissione dolosa di cautele antinfortunistiche. Il processo in Corte d’Assise è stato fissato il 15 gennaio prossimo. Gli altri indagati sono stati rinviati a giudizio per omicidio colposo con colpa cosciente e tutti per increndio dolodo.

«È una sentenza storica». Così il procuratore aggiunto torinese Raffaele Guariniello ha commentato la decisione del gup Francesco Gianfrotta di rinviare a giudizio con l’accusa di omicidio volontario con dolo eventuale l’amministratore delegato della Thyssenkrupp Harald Espenhan. «Non è mai successo – ha detto Guariniello – che si sia arrivati al rinvio a giudizio sia delle persone fisiche che delle persone giuridiche, riconoscendo in un caso anche l’omicidio volontario».

La decisione del giudice ha suscitato gli applausi dei parenti delle vittime alcuni dei quali sono usciti dall’aula gridando «sì sì» con le braccia alzate verso il cielo, altri «grazie Guariniello» e altri ancora «è solo l’inizio devono andare in galera».

E a definire la sentenza «sicuramente una decisione storica, molto importante» è anche la presidente della regione Mercedes Bresso commenta la decisione del tribunale di Torino sul rinvio a giudizio degli amministratori della Thyssen. «È un principio per certi versi innovativo – ha detto Bresso – perchè configura una responsabilità anche penale addirittura su base volontaria. Questo apre sicuramente la strada anche per il futuro a dei profili di responsabilità particolarmente pesanti nei casi gravi. Questa è sicuramente una sentenza storica, adesso la capiremo meglio, ma mi pare molto importante».
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17 Nov 2008
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Federalismo, Corte dei Conti: “Rischi di aumento delle tasse”

Federalismo, Corte dei Conti "Rischi di aumento delle tasse" Tullio Lazzaro, presidente della Corte dei conti

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ROMA – Con il federalismo fiscale disegnato dal ddl di delega attualmente all’esame del Parlamento si corre il rischio di determinare un aumento della pressione fiscale, in particolare per quanto riguarda l’Irpef. L’avvertimento arriva dalla corte dei Conti.

“Il sistema di finanziamento degli enti territoriali configurato dal ddl – spiega il presidente Tullio Lazzaro nel corso dell’audizione davanti alle commissioni Affari costituzionali, Bilancio e Finanze del Senato – comporterà lo spostamento di rilevanti quote di gettito Irpef dal centro alla periferia. Ciò può comportare rischi che vanno opportunamente valutati”, anche perché il federalismo fiscale “può portare ad un aumento della pressione tributaria, in particolare dell’Irpef, e a una forte dilatazione in ragione del ruolo centrale assegnato nel finanziamento del federalismo fiscale all’Irpef” per quel che riguarda la perequazione.

Un primo rischio, ha precisato Lazzaro, è che “il ‘reticolo’ dei principi e delle prescrizioni che animano il disegno di legge delega porti, non già, come si vorrebbe, ad una riduzione, ma ad un aumento della pressione tributaria ed in particolare dell’imposizione personale sui redditi, insieme ad una forte dilatazione del ricorso alla perequazione, in ragione del ruolo centrale assegnato nel finanziamento del federalismo fiscale all’Irpef, nonostante la sperequata distribuzione del suo gettito sul territorio nazionale”.

Un altro rischio è che “le ipoteche che interessano la base imponibile e la conseguente frantumazione del gettito, oltre all’effetto, scontato, di ridimensionare il gettito erariale, finiscano con l’intaccare le finalità redistributive tradizionalmente assegnate all’imposta personale sul reddito”. E ancora: “L’aumento del ruolo delle addizionali, la previsione di un’aliquota riservata o di una riserva di aliquota e la possibilità di intervenire sulla struttura dell’imposta modificando i parametri impositivi (aliquote e base imponibile) si potrebbero risolvere nella sterilizzazione del principale strumento di politica fiscale oggi a disposizione del governo centrale”.

Nel corso dell’audizione, Lazzaro ha parlato anche del ricorso ai contratti derivati da parte degli enti territoriali, definendolo “un problema enorme” anche perché “a pagare alla fine sono sempre i contribuenti”.

“Non abbiamo un’esatta quantificazione del fenomeno” e questo perché “i contratti dovevano essere comunicati al ministero dell’Economia” pena la loro efficacia. Ma questa comunicazione non sarebbe arrivata lasciando di fatto la legge ‘lettera morta’. Così, aggiunge Lazzaro, “neanche il ministero dell’Economia conosce esattamente la dimensione del problema”. Per questo il presidente della corte dei Conti ritiene che sarebbe stato meglio “assegnare alla magistratura contabile un controllo preventivo sulla sottoscrizione di questi strumenti finanziari”.

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17 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/economia/conti-pubblici-82/corte-conti/corte-conti.html?rss

Esplosione in fabbrica a Bologna: due morti carbonizzati e sei feriti

https://i2.wp.com/www.lastampa.it/multimedia/italia/13732_album/01.JPG

La deflagrazione in un’azienda che produce gomma a Sasso Marconi
Le vittime sono il direttore tecnico dello stabilimento e un operaio indiano

Esplosione in fabbrica a Bologna due morti carbonizzati e sei feriti I rilievi nello stabilimento

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BOLOGNA – Due morti e sei feriti. Questo il bilancio di un’esplosione che ha squassato, in tarda mattinata, l’azienda produttrice di gomma Marconigomme a Sasso Marconi, in provincia di Bologna. All’origine vi sarebbe l’eplosione di un miscelatore all’interno del quale si stava sperimentando una fusione della gomma che può superare anche i 100 gradi. Le vittime sono il direttore tecnico dello stabilimento, Fabio Costanzi, 56 anni, e un operaio indiano di 45, Iadav Ranjaz. Costanzi viveva a Grizzana, nel Bolognese, mentre l’altra vittima lavorava nella fabbrica da diversi anni e solo di recente era riuscito a fare arrivare la famiglia dall’India.

Pm sequestra stabilimento. Il pm Marco Mescolini ha messo sotto sequestro lo stabilimento. Sequestrati anche alcuni computer. L’inchiesta è stata aperta per omicidio colposo. Per ora non ci sarebbero indagati, anche se è probabile che le prime iscrizioni avvengano – come atto dovuto – nel momento in cui il magistrato affiderà a un esperto il compito di capire il perché dell’incidente.

L’esplosione. I due stavano lavorando a una mescola in gomma (il prodotto in cui è specializzato lo stabilimento) sperimentale. Erano a fine turno, intorno alle 13.30, quando è avvenuta l’esplosione della macchina. “Ha provocato un grande incendio – ha spiegato Dervishi Zamir, un dipendente dalla fabbrica – abbiamo provato a spegnerlo e a tirare fuori i nostri compagni, ma il fuoco non ce lo ha permesso e sono morti tra le nostre braccia”.

Il racconto. “Ero in ufficio – racconta Luciano Cardin, responsabile di produzione dell’azienda – è stata una cosa violentissima, senza preavviso, un’esplosione immensa. Ho visto i vetri saltare e il reparto è diventato tutto nero”, ha aggiunto, spiegando poi il meccanismo del miscelatore che era in funzione in quel momento: “Bisogna immaginarsi una specie di macchina che fa la pasta con due rotori che girano. Si mettono dentro i polimeri e altri additivi, si mescolano gli ingredienti fino a ottenere la mescola cruda che va ai clienti”.

Le cause. Quanto a ciò che potrebbe essere successo, “non saprei, non lo sapremo mai”, risponde Cardin, aggiungendo che in quel momento un assistente tecnico e una sua collaboratrice stavano facendo un “master”, una sorta di esperimento. “E’ la cosa più sicura che si possa fare”, ha detto, spiegando che in quel momento gli operai non avevano protezioni perché “per quello non c’è bisogno di protezioni”.

I feriti. Sei gli operai rimasti feriti in modo non grave. Sono stati colpiti da frammenti di vetro o hanno aspirato i fumi caldi che si sono sprigionati. Sono stati medicati in parte sul posto e in parte all’ ospedale Maggiore di Bologna e in quello di Vergato. Nella fabbrica, che produce mescole in gomma per tubi e guarnizioni, non erano mai successi incidenti gravi e, secondo i dipendenti, le norme di sicurezza rispetto ai rischi chimici sarebbero rispettate. Alla MarconiGomme, controllata dalla famiglia bolognese Righetti, lavorano una cinquantina di persone, per la metà straniere. Negli ultimi tempi c’erano delle difficoltà e presto sarebbe stata avviata la procedura per la cassa integrazione.

Il cordoglio. Decine i messaggi di cordoglio. Partecipazione al dolore dei familiari delle vittime, a nome del governo, da parte del ministro del Lavoro Maurizio Sacconi. Solidarietà alle famiglie e un augurio di pronta guarigione ai feriti dal sindaco di Bologna Sergio Cofferati. I segretari generali di Cgil, Cisl e Uil di Bologna, Melloni, Alberani e Martelli, hanno deciso di chiamare “a raccolta tutti i lavoratori dei settori chimico e affini della provincia, con la proclamazione di un’ora di sciopero, domani, a fine di ogni turno, con assemblea in tutti i luoghi di lavoro”. Nello stabilimento si sono recati il presidente della Regione Vasco Errani e il prefetto di Bologna Angelo Tranfaglia.

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17 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/incidenti-lavoro-1/fabbrica-bologna/fabbrica-bologna.html

Vite (e morti) a confronto

Prendo quattro “pezzi” a caso, tra il mare di storie possibili: di alcune si sono occupati, in un modo o nell’altro, tutti i mezzi di informazione; altre sono state bellamente trascurate. Non me ne vogliano gli esclusi – e sono tanti, altrettanto meritevoli di spazio.

Quello che hanno in comune, a mio avviso, è che in me fanno sorgere una domanda: ma se la vita è sacra, non dovrebbe esserlo sempre? Indipendentemente da convenienze e mistificazioni? Oppure esistono vite di serie A e vite di serie B? Per non parlare poi di dignità (che si può comunque applicare a tutti i casi) e di libera scelta, che richiederebbe un discorso molto più articolato…

elena

Storia 1: Marcos Garcia

Ha causato un po’ di scandalo in Toscana, e remotissima eco nel resto del paese, la morte di Marcos García Martiniano, un disabile di origine brasiliana di 28 anni ritrovato cadavere nelle campagne di Certaldo. Marcos viveva da anni con gli zii a Lastra a Signa.

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Sabato scorso, come tutti i giorni, era stato affidato ai volontari della Misericordia che lo avevano lasciato sulla porta del centro diurno di Scandicci dove passava le giornate. I volontari non hanno verificato che il centro quella mattina fosse chiuso e sono ripartiti lasciandosi alle spalle il ragazzo.

A quel punto è cominciata un’evitabile odissea che ha portato Marcos alla morte. Lasciato solo a se stesso, si è allontanato, si è perso, ha cominciato a girovagare, forse per giorni, fino a che non è sopraggiunta la morte. “Per il freddo e la paura” dicono, in attesa dell’autopsia.

Nel frattempo in molti cercavano Marcos e in molti lo hanno avvistato, ma nessun samaritano si è fermato a domandargli se aveva bisogno di aiuto. Del resto, chi si ferma a chiedere come sta ad un immigrato sconosciuto? Lunedì ne ha parlato “Chi l’ha visto” e, come ha verificato chi scrive, ancora venerdì, poche ore prima del ritrovamento del corpo, sia l’ospedale di Careggi sia altre zone nelle immediate vicinanze di Firenze erano tappezzate dal suo viso sorridente e ingenuamente fiducioso.

Oggi i volontari della Misericordia sono indagati per “abbandono di disabile con procurata morte dello stesso”. Se si dovesse arrivare a un processo rischierebbero pene gravi, forse troppo gravi per un caso dove appaiono sommarsi negligenze, disattenzioni, fretta, casualità e mera sfortuna, piuttosto che vera irresponsabilità.

Vi convince la parte in corsivo dell’ultimo paragrafo?

Disattenzione, fatalità e sfortuna piuttosto che irresponsabilità. Ma così si concludono anche il 99% delle inchieste per le morti sul lavoro e per gli incidenti stradali. Ieri un avvocato casertano ubriaco fradicio e strafatto di droga ha assassinato un immigrato senegalese investendolo con la sua macchina.

La giustificazione che ha dato l’avvocato ci rivela tutto il nostro mondo: “avevamo vinto una causa importante e dovevamo festeggiare”.

Dite che pagherà? Dite che capirà che non è stato solo sfortunato? In questo paese esiste oramai una rivendicazione del diritto all’irresponsabilità, alla negligenza, al raffazzonare le cose perché di meglio non si può fare e nel quale ovviamente l’unica salvezza possibile è personale: la speranza che la cattiva sorte tocchi sempre a qualcun altro, che in genere è un disabile, un lavoratore non specializzato, un immigrato, un giovane, un precario.

E allora ecco che l’inaccuratezza, l’imprecisione, l’inadeguatezza (ad assicurarsi delle sorti di un disabile come a garantire la sicurezza di terzi sul lavoro e non, oppure a guidare un’automobile) stanno diventando uno dei problemi sui quali si sta avvitando la nostra società. Per fare bene le cose ci vuole attenzione, preparazione, tempo e soprattutto rispetto per la vita degli altri, quanto suoni stantio un discorso del genere. Ma il modello impone flessibilità, sapersi arrangiare, e soprattutto far presto. Perfino nel volontariato dove si suppone che nessuno ti obblighi. E impone controlli, investimenti, coscienza. Viviamo in una società che dibatte sul fatto che la vita della povera Eluana Englaro sia comunque degna di essere vissuta e che vigila sulla dignità della (presunta) vita di ogni singola cellula staminale. Ma a Marcos chi ci pensa?

Fonte: Gennaro Carotenuto


Storia 2: Hannah

Mentre in Italia si consuma l’inutile e angosciosa e indecente agonia di Eluana Englaro, da Londra ci arriva una di quelle piccole, grandi storie che racchiudono in sè i problemi e il senso di un’epoca.
Hannah Jones è una ragazzina di 13 anni, affetta dall’età di cinque da una forma rara e gravissima di leucemia. Otto anni della sua breve vita li ha passati facendo su e giù con l’ospedale di Hereford. Le cure intensive e intrusive cui ha dovuto sottoporsi per sopravvivere le hanno spaccato il cuore. I medici hanno allora deciso di sottoporla a un trapianto. Ma Hannah ha detto no. Anche se il trapianto fosse riuscito le avrebbe dato solo qualche mese di vita in più dei sei che i medici le hanno pronosticato nel caso non si fosse sottoposta all’operazione. Ma Hannah ha deciso che non voleva più vivere una vita che non era più tale e la cui qualità, se si può usare questo termine, sarebbe ancora peggiorata per le ulteriori e pesantissime cure cui avrebbe dovuto sottoporsi per evitare il rigetto. Voleva passare quel poco che le restava da vivere a casa sua, con i genitori e i tre fratellini, e morire di morte sartificiale. E ha detto no.

Il rifiuto della ragazzina, oltre che legittimo, era perfettamente legale perché la giurisprudenza inglese consente anche ai bambini di respingere le cure “se hanno un sufficiente grado di comprensione”. In ogni caso i genitori, che hanno la tutela legale, erano d’accordo. Ma a non essere d’accordo, non si capisce in base a quale principio, erano i medici dell’ospedale di Hereford che hanno fatto ricorso all’Alta Corte chiedendo ai giudici di sottrarre la ragazzina alla custodia dei genitori e di restituirla all’ospedale.

Ma la piccola Hannah, indomita, si è allora rivolta a un’assistente sociale per spiegarle le sue ragioni, che l’assistente ha condiviso. Ciò ha convinto la direzione dell’ospedale di Hereford a ritirare il suo ricorso e la piccola Hannah Jones ha vinto la sua battaglia per poter morire in santa pace.
È una vittoria dolorosa ma molto importante perché va contro un diffusissimo, pernicioso, e interessato, principio dell’era tecnologica, che è andato sempre più imponendosi in questi anni, secondo il quale la lunghezza della vita, non importa a che condizioni è il bene supremo e che consegna il malato, privato di ogni autonomia e di ogni diritto, alla società e, attraverso questa alla congregazione degli scienziati e dei tecnici, in questo caso dei medici delle équipes ospedaliere.

L’uomo è sempre stato un essere oppresso, ma mai come in quest’epoca “liberale” ha finito per essere espropriato, dalla tecnica e dalla cultura che la tecnica ha generato, davvero di tutto, anche della propria morte. E non si è padroni nemmeno della propria vita se non si è padroni della propria morte. La tecnica è riuscita in un’impresa che sembrava impossibile, quella di spersonalizzare anche ciò che l’uomo ha di più privato, individuale e indivisibile: la sua morte. Nella società preindustriale non era così. «L’uomo è stato, per millenni, il padrone assoluto della sua morte e delle circostanze della sua morte, oggi non lo è più» (Philippe Ariès, Storia della morte in Occidente). Un tempo si moriva a casa, circondati dai familiari e dagli amici, si presiedeva la propria morte e, dopo un’agonia breve, si rendeva l’anima a Dio. Oggi si muore soli, negli ospedali, in struttura disumanizzante, ridotti a numeri, a oggetto di esperimenti, irti d’aghi, intubati, monitorizzati, una povera cosa umiliata, privata della propria identità e dignità. In nome della lunghezza della vita e per non voler più accettare la morte l’uomo dell’era tecnologica è disposto a qualsiasi cosa. Ma, soprattutto, lo sono le équipes ospedaliere.

Hanna Jones, opponendosi a questo scempio, ci ha dato una grande lezione. Ha riaffermato il diritto di ognuno a vivere liberamente la propria vita; la propria malattia e la propria morte. Ha riaffermato il primato dell’individuo sulla società, dell’uomo sulla tecnica. Grazie, piccola, coraggiosa, commovente Hannah.

Fonte: Massimo Fini


Storia 3: Niki

NEI 4 GIORNI DI CARCERAZIONE

Vengo a sapere che sei stato arrestato alle 14,30 , arrestato e perchè?? Nulla, non riesco a sapere nulla da San Marino. Mi attivo immediatamente, si attivano in me tutti i sensori, paura, panico, cosa stà succedendo? Chiamo l’unico amico “vero” che avevi ed hai a San Marino, per avere riferimenti circa l’Avvocato aziendale, lui sicuramente qualcosa in piu’ sapeva. Lo chiamo, neanche lui sapeva ancora niente, gli dico che salgo a San Marino , ma lui mi dice che il mio andare su’ era perfettamente inutile in quanto Niki non avrei potuto vederlo perchè era in isolamento per tre giorni e che lui mi avrebbe potuto solo ripetere ciò che mi aveva già detto telefonicamente, che ci saremmo comunque risentiti in serata per le novità, se lui riusciva a sapere qualcosa in piu’. Niki è stato arrestato a Cattolica, in quanto la mattina, viene chiamato dalla madre del suo titolare/socio.. che lo avvisa che la sera precedente era stato arrestato il figlio, e lo prega di recarsi presso lo studio dell’avvocato di famiglia (oltre che aziendale) per avere notizie. In perfetta buona fede e senza alcun timore, Niki si reca nello studio dell’Avv. Marcolini, resta a parlare con lui e quando esce dal portone, viene arrestato proprio lì.Vi sembra una persona che aveva paura di essere arrestato anche lui? E’ scappato quando la madre del titolare lo ha chiamato?

Comunque il titolare e un altro tecnico di San Marino, arrestato anche lui lo stesso giorno vengono introdotti nel carcere di Rimini, Niki portato a Firenze (io vengo a saperlo solo il giorno dopo e mi viene detto che il 20 è stato trasferito da Rimini a Firenze, ma NON E’ COSI’! Niki non è mai stato a Rimini, PERCHE’? Io ho saputo che non c’è mai stato solo quando mi hanno riconsegnato le carte dal carcere, l’ingresso al carcere avviene a Sollicciano il 19 giugno 2008. Iniziano movimenti di gente che sale a San Marino, telefonate x convincermi al cambio di avvocato, ma io avendo già parlato con altri avvocati , i quali tutti mi avevano consigliato almeno per il momento, di lasciare quello aziendale, che certamente qualcosa in piu’ sulle attivita’ svolte dalle società sapeva, e che in seguito poi si sarebbe provveduto, secondo l’evoluzione a stabilire il da farsi,resto irremovibile, urlo per telefono a tutti, l’Avvocato per il momento deve restare Marcolini. A mia insaputa e senza alcun rispetto della famiglia, il giorno 20 giugno alle ore 20,58 viene spedito a mio figlio un telegramma dalla sua stessa abitazione in questi termini :

” DEVI NOMINARE L’AVVOCATO……” notate l’ORDINE…… e Niki lo riceve il 21 giugno con 3 giorni infernali (immagino) e di isolamento alle spalle, Voi che avreste fatto???? Che ne sapeva lui di quello che stava succedendo fuori? Lui esegue…………. (Io leggo il telegramma e lo vedo solo molto tempo dopo, quando riprendo le carte dall’Avvocato)Intanto io salgo a Cattolica, è domenica 22 dopo aver parlato continuamente al telefono con Marcolini nei giorni precedenti, ma dovevamo aspettare l’interrogatorio del lunedì 23 a Firenze, per vedere effettivamente le cose come stavano, dico all’Avvocato del fatto che c’erano pressioni per il cambio di Avvocato e che mi era stato anche ventilato, che probabilmente era stato fatto un telegramma, ma lui mi rassicura dicendomi che non glielo avrebbero dato (data la condizione di isolamento). Così, rassicurata, parto per Firenze, rimanendo con l’Avvocato, che ci saremmo visti il lunedì mattina in Tribunale a Firenze.

Il lunedì mattina, arriva il blindato della polizia penitenziaria e ti riesco solo a intravedere fra sbarre e gabbie lì dentro, mi si stringe il cuore…il mio prezioso, adorato Niki…. Il blindato entra nel retro del tribunale, io lì, non mi fanno salire in aula, riservato solo agli avvocati…..e come posso vederti???? Piango ..di un pianto disperato e disperante. L’Avv. Marcolini con altri dello studio arriva in leggero ritardo, sale e mi chiama da fuori la porta dell’aula dove niki stava già parlando con i PM dell’indagine con un altro Avvocato……A Marcolini dicono che è stato ricusato…A me crolla il Mondo …dico..e adesso??? Chi è questo nuovo avvocato??

Una donna mi dice Marcolini, e comunque aggiunge, in questa fase si sarebbe dovuto avvalere della facoltà di non rispondere….Io piango, urlo, non sò che fare fuori a quel tribunale, mi metto lì fuori ad aspettare dovrà uscire questo nuovo avvocato per sapere qualcosa e mi faccio fare una rappresentazione della donna… intanto dopo 4 ore esce Niki, io vedo il blindato che si muove per riprenderlo e gli corro dietro, voglio vederlo, devo vederlo, noi ci siamo sempre capiti con lo sguardo, gli volevo lanciare il messaggio:” insieme usciremo da tutto questo, da questo incubo, ce la faremo!! Quanto ho sperato di svegliarmi da un momento all’altro…ed invece stava accadendo davvero a lui e a me…

Gli agenti iniziano ad urlare di allontanarmi, dovevo stare almeno a 20 metri di distanza….avrebbero arrestato anche me, se non mi fossi tenuta a tale distanza, e io piangevo come una disperata e cercavo il piu’ possibile di avvicinarmi, mi sembrava essere entrata in un vortice di follia e di folli.Comunque Amore ti vedo e mi vedi ma un agente ti gira con le mani la testa dal lato opposto…..CHE DOLORE….IL NOSTRO ULTIMO SGUARDO e di corsa ti hanno rinfilato dentro al blindato con le gabbie e i lucchetti….come se avessero arrestato Riina…..26 anni, una ipotesi di truffa informatica… quanti pianti dopo che sei andato via, l’hai visto l’ultimo bacio che ti ho mandato??? Perchè tanta violenza??? Perchè non si distingue??

Ricordo una frase celebre che diceva “Bisogna distinguere , per evolvere”….

Comunque parlo con l’Avvocato quando esce e chiaramente mi dice che lei doveva studiare il caso e che Niki aveva voluto parlare perchè doveva spiegare il suo lavoro e che per lui era importante spiegare ed uscire di lì. Chiedo di vederlo anche in loro presenza, anche per pochi minuti, ERA IMPORTANTE , l’Avvocato si attiva per questo ma tutto inutile , la prassi da rispettare sono le 48 ore successive all’interrogatorio……..piango tanto, mi faccio perfino accompagnare davanti al carcere, volevo vedere dove eri….. Che brutto, il mio prezioso Niki era lì…..tanto amato, tanto curato, il mio preziosissimo fiore… torno ad Avezzano..

Non sono state sufficienti le 48 ore ….dopo appena 20 ore era tutto FINITO, finiti i sogni Finita la tua e la mia vita………….

Il giorno 24 giugno 2008 alle ore 13,15 mi arriva una telefonata sul cellulare, e ripeto CELLULARE con tono freddo mi dice: lei è la mamma di Aprile Gatti Niki?

ed io : Si – e la voce metallica: è il carcere di Sollicciano, una brutta notizia, suo figlio si e’ SUICIDATO. – Mi scoppia tutto , il cuore il cervello, si può essere piu’ insensibili???? e se ero in macchina e andavo a sfragellarmi?? e se mettevo a rischio la vita di altre persone??? L’Ispettore Capo della Polizia di Avezzano mi ha dichiarato che non sono queste le procedure, il carcere doveva avvisare loro, e poi loro sarebbero venuti a casa anche con la psicologa, per darmi una tale notizia.

Ora io mi chiedo: PERCHE’ NON E’ STATA SEGUITA LA PROCEDURA?? PERCHE’?

Il dolore…… indicibile, sarebbe stato lo stesso identico, ma mi domando e vi domando perchè dovevo subire questo shock????

Dopo due giorni l’autopsia, finalmente il venerdì mi riprendo il mio adorato figlio, allevato con l’amore piu’ profondo (ero separata) un rapporto esclusivo io e lui, me lo ridanno che non lo posso neanche toccare……….mio Dio che DOLORE…

Il funerale …no, non poteva essere, mi ha lasciato qualcosa di scritto???? NO, NIENTE……………. Niki non mi avrebbe mai lasciata, e ancor meno mai in silenzio

Vogliono farmi credere al suicidio, ma nemmeno per un attimo ho creduto….Niki era consapevole della sua genialità, del suo riuscire a districarsi in ogni occasione, Niki non aveva mai avuto problemi con la giustizia, Niki non era mai entrato nemmeno in visita ad un carcere, Niki non doveva essere trattato in questo modo, caro garante dei detenuti Dr Franco Corleone, vede, apprezzo le sue parole, ma Lei doveva garantirmi “prima” e vede che le sue dichiarazione al giornale “La Repubblica” del 25/06/2008……”forse si è scoraggiato pensando a una lunga detenzione(e chi lo poteva dire? mia domanda)e poi…so che aveva cambiato avvocato, altro segnale di inquiestudine.”no, lui non avrebbe cambiato avvocato se non gli avessero fatto recapitare il telegramma con : “DEVI nominare”……. Che DOLORE e che BRUTTA STORIA…

IL FURTO

Il 19 Luglio 2008 , mando su a San Marino, mio marito e mio cognato, per parlare con il proprietario, per farci concedere del tempo (eravamo tutti distrutti) per liberare l’appartamento di Niki dal mobilio e dai suoi effetti personali, aprono la porta, regolarmente chiusa e….tutto completamente SPARITO….tutto, neanche una maglia mi hanno lasciato, per risentire il suo profumo…. spariti i COMPUTER il mobilio, tutti gli effetti personali, il portafoglio, le carte di credito, la corrispondenza arrivata anche dopo il 19 giugno, le chiavi di casa nostra che aveva Niki, insomma razziato e pulito, pronto da riaffittare…..dove sono finiti?????? Chi detiene tutto?

MA CHE COSA SAPEVA MIO FIGLIO E CHE COSA AVEVA NEI SUOI COMPUTER O FRA LE SUE CARTE TALI DA GIUSTIFICARE TUTTO QUESTO???

Sapeva cose che non doveva rivelare?????

Possedeva cose che potevano aggravare la situazione dei 17 che erano già in carcere o di chi addirittura ci poteva finire???

“CHI” ha dato questi ordini??

La mano che ha eseguito potrebbe essere anche forse la stessa, aiutata dai suoi amici e suoi familiari ( e possiamo immaginare perchè e per cosa l’abbia fatto), ma gli ordini chi li dava??

Certo è che, se fosse stato un suicidio “normale” , non ci sarebbe stato il cambio di avvocato, non ci sarebbe stato il furto, a che prò io non posso difendere mio figlio non avendo piu’ niente?? Io non posso ricostruire una sana e corretta storia di mio figlio a San Marino, le Società in cui lavorava e tutte le persone intorno a lui dal giorno del funerale sono scomparse, anche oggi, che stò combattendo questa battaglia, loro sono assenti, non sono interessati a scoprire la verità??? E perchè?? Si dichiaravano tutti “amici”….. e che amici!!!

Mio figlio era già deceduto, penalmente il suo processo era finito, quindi a chi interessava la pulizia dell’appartamento??

MIO FIGLIO DEI 18 E’ STATO L’UNICO CHE NON SI E’ AVVALSO DELLA FACOLTA’ DI NON RISPONDERE, E’ L’UNICO AL QUALE HANNO CAMBIATO AVVOCATO, E’ L’UNICO CHE NON C’E’ PIU’….. ED E’ L’UNICO DI CUI NON SI HA PIU’ NIENTE.

AIUTATEMI A CAPIRE E A SCOPRIRE LA VERITA’

Ma passiamo alla restituzione dal carcere della documentazione….dopo l’apertura del fascicolo da parte del PM che si occupavadel suicidio in carcere per “ipotesi” di suicidio, passano i 90 giorni e definiscono il tutto come suicidio e archiviazione del caso. Ma andiamo a vedere….. anche qui….cosa accade…

La nostra opposizione all’archiviazione

Nel diario del carcere, due giorni prima del “suicidio” si legge che Niki chiedeva di essere messo” con italiani e comunque con persone tranquille”(da qui già possiamo vedere che ci teneva alla sua vita,diversamente, avendo il proposito suicida, avrebbe risposto, mettetemi con chi volete, tanto sò io cosa fare!) viene messo in cella con un Tunisino e un Marocchino dai trascorsi tutt’altro che tranquilli, (tossicodipendenti, violenti, ecc.. ) anzi con “sorveglianza assidua” ….entrambi!!! (diciamolo ..proprio il contrario di quello che aveva chiesto…)

C’è il verbale di un Agente che dichiara che Niki verso le ore 10 discorreva con lui circa il processo, dice che era tranquillo, …..autopsia ora del decesso ore 10.(dove hanno parlato?? non è specificato)

L’utilizzo di un solo laccio è di per sé idoneo a causare la morte per strangolamento di una persona. Ma certamente non idoneo a sorreggere il corpo di Niki, del peso di 92 chili. Inoltre non si comprende come possa essere stata consumata l’impiccagione quando nel bagno non vi era sufficiente altezza tra i jeans e il piano di calpestio del pavimento.

Franco Corleone (garante dei detenuti di Firenze) dichiara sul quotidiano La Repubblica del 25/06/2008, di aver parlato con il direttore del carcere e che questi gli ha riferito che Niki aveva avuto la sua ora d’aria (9.30/10.30) e al rientro era entrato in bagno ed aveva effettuato il tutto…. (autopsia ora del decesso ore 10) ……..

Le foto viste da me (che strazio..) del carcere, è in pigiama…….(aveva 2 paia di jeans e quindi ne avrebbe comunque avuto uno per legarlo alla finestra, e poi non penso che per fare quel gesto, si sarebbe rispogliato…) e quindi secondo me non è mai uscito da quella cella…ma c’era l’ora d’aria e come ho letto su molti articoli di informacarcere, in quell’ora puo’ succedere di tutto…. è l’unica ora in cui le celle sono aperte….

Ma dico io tutta questa alta sorveglianza dov’era??

E la sorveglianza a mio figlio che era la prima volta che entrava in un carcere??? la chiamata al 118 è delle ore 11.15 (autopsia ora del decesso ore 10) Certo era guardato a vista….!!!

Contrastano fra di loro le dichiarazioni a verbale, dei due detenuti che erano in cella con lui , il primo dichiara di essere uscito per andare in farmacia e al rientro chiede all’altro di Niki … questo risponde: e’ andato ai passeggi. Alla medesima domanda l’altro dichiara che gli ha risposto che Niki era in bagno a lavare i panni. Insomma Niki dov’era?? in una cella di 2 mt e il bagno senza chiave??? Viene trovato lì….. ma perchè non coincidono le deposizioni????

Insomma, Niki è mai uscito da quella cella? a che ora? cosa è accaduto dentro quella cella maledetta????

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In data 10 Ottobre 2008, si apprende dalla Cancelleria della Procura di Firenze, che risultava smarrito l’atto di opposizione alla richiesta di archiviazione presentato entro i termini in data 30 Settembre (sono cose che possono accadere) ma per fortuna non lo aveva smarrito il mio avvocato che in data 10/10/2008 (fuori termine) lo ha ripresentato con il timbro apposto 30/09/2008 (non oso immaginare se lo avesse smarrito anche il mio avvocato……….)

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Ho letto su un articolo pubblicato su informacarcere da un detenuto, diceva che sul muro di un bagno un uomo che si è suicidato, prima ha scritto questa frase: “un solo uomo può farti toccare il cielo e poi farti finire sotto terra” e dice che l’hanno lasciata lì…… ma quando si arriva lì dentro è già troppo tardi, bisognerebbe scriverla sui muri di tutte le città…..

Se guardiamo l’inchiesta e vediamo i personaggi coinvolti, certo ci è difficile credere che certi meccanismi siano comprensili o attuabili da un ragazzo di soli 26 anni…..

Stringiamoci perchè i nostri figli sono la cosa piu’ preziosa e non possiamo permettere certi giochi, da qualunque parte essi provengano!!!

Con Amore

Ornella Gemini

Perchè non coincide niente??

fonte: la mamma di Niki


Storia 4: Antonio Giuseppe Rocco Roberto Angelo Bruno Rosario

Una persona è morta e altre nove sono rimaste ferite in un incendio sviluppatosi stanotte in uno stabilimento della ThyssenKrupp a Torino. Sei operai sono gravi. La vittima si chiama Antonio Schiavone, ha 36 anni e lascia tre figli. Era nello stabilimento per il turno di notte. I pompieri hanno provveduto a spegnere l’incendio, sviluppatosi all’1.30 circa di questa notte.

I pompieri hanno domato le fiamme

Le fiamme e l’esplosione sono avvenuti nel reparto trattamento termico dello stabilimento, dove i laminati di acciaio vengono portati ad alta temperatura e poi raffreddati in bagni d’olio per temperarli. Secondo una prima ipotesi, per cause non ancora note potrebbe essere traboccato dell’olio bollente ed avere investito gli operai che lavoravano a quella linea.

Le testimonianze degli operai: “Erano torce di fuoco”
“C’è stato un piccolo incendio, olio che bruciava. Pensavamo di riuscire a spegnerlo e abbiamo preso gli estintori, ma le fiamme si sono velocemente allargate e alzate, poi ci sono state delle esplosioni. Se chiudo gli occhi vedo ancora le facce dei miei colleghi. Erano torce di fuoco. Ho cercato di aiutarli, strappavo loro i capelli bruciati, pezzi di vestiti”. E’ questa la testimonianza di Antonio Michele Boccuzzi, operaio di 34 anni, che nell’incendio all’acciaieria ha subito ustioni di secondo grado al viso e alla mano destra.

“Mi hanno chiamato e sono corso subito – racconta Giovanni Pignalosa, operaio della Thyssenkrupp e delegato della Fiom, che ha trascorso la notte in ospedale per l’intossicazione provocata dai fumi – ho visto l’inferno, una scena tremenda. Antonio era avvolto nelle fiamme e gridava ‘Aiutatemi, muoio’. Ma era impossibile avvicinarsi, tirarlo fuori”. “Se chiudo gli occhi – aggiunge Pignalosa – vedo quegli operai in mezzo al fuoco, tre in piedi e due a terra. Erano quasi completamente carbonizzati, irriconoscibili. Nelle orecchie ho ancora le loro urla”.

Azienda già condannata
Omicidio, lesioni personali e incendio colposo sono le ipotesi di accusa formulate nel fascicolo subito aperto dalla magistratura che già aveva condannato 5 dirigenti dell’azienda per un altro incendio della fabbrica, nel 2002. Anche in questo caso sono inevitabili iscrizioni nel registro degli indagati. Ma per sapere cosa sia successo davvero ci vorranno settimane.

Lunedì due ore di sciopero per i metalmeccanici
I lavoratori metalmeccanici di tutt’Italia si fermeranno per due ore venerdì 14 dicembre per chiedere maggiore prevenzione e sicurezza sul lavoro. Le due ore di sciopero – spiega il segretario nazionale della Uilm Mario Ghini – sono in aggiunta alle otto ore di sciopero proclamate per la città di Torino per lunedì 10 dicembre per la morte dell’operaio della Thissenkrupp e alle otto ore, proclamate per la stessa giornata per la città di Terni, sede del gruppo.

Napolitano: gli incidenti sul lavoro una piaga inaccettabile
Giorgio Napolitano ha definito quella degli incidenti mortali sul lavoro “una inaccettabile piaga”. Il Capo dello Stato lo ha scritto in un telegramma inviato al sindaco di Torino Sergio Chiamparino, a proposito dell’incidente di questa notte nell’acciaieria Thyssen Krupp, in cui è morto un operaio e altri 9 sono rimasti feriti.

“Le istituzioni debbono fare di più, sia quelle che devono deliberare alcune norme, sia quelle preposte alle norme vigenti, perché non basta fare le leggi”. Così il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, prima di lasciare il cantiere della nuova sede della Regione Lombardia, salutato dagli
applausi dei lavoratori e’ intervenuto ancora sull’incidente mortale di questa notte a Torino.

Nello stesso complesso industriale della ThyssenKrupp si era verificato un grosso incendio circa quattro anni fa. Aveva preso fuoco una vasca d’olio e le fiamme erano state domate solo dopo alcuni giorni. In quell’occasione, però, non vi erano stati feriti.

Fonte: Legami d’Acciaio

Se la Gelmini è di sinistra / Mariastella Gelmini è fantastica (ed ha centinaia di complici..)

Per il ministro dell’Istruzione il suo esecutivo crede nel cambiamento. Ma, intanto, nelle scuole regna molta confusione sulla sua riforma

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di FLAVIA AMABILE

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Il governo Berlusconi? E’ un governo di sinistra, assicura il ministro dell’Istruzione Mariastella Gelmini, perché «è un governo che crede nel cambiamento» e, quindi, «è, per certi versi, un governo di sinistra. Può sembrare una contraddizione, ma noi mettiamo al centro non solo il ceto medio, ma anche quelle famiglie che faticano ad arrivare alla fine del mese, quelle famiglie che fanno molti sacrifici per far studiare i propri figli».

E i cambiamenti messi in campo dal ministro non sono pochi. Prendiamo le spese. L’Italia spende di meno per la scuola rispetto ad altri Paesi? Non è vero, precisa lei: «In alcuni casi spendiamo anche di più, ma spendiamo male. Dobbiamo abituarci a spendere meglio, come fanno tutte le famiglie italiane. Credo che sia dovere di un buon amministratore e di un buon governo la massima trasparenza nell’utilizzo delle risorse pubbliche. Bisogna in particolare rendersi conto, aggiunge la Gelmini, che «alcuni sprechi, alcuni privilegi non sono più difendibili. Per troppi anni il Paese ha sofferto di una mancanza di coraggio nel portare avanti il cambiamento, nell’approvare riforme importanti in settori come la scuola e le università. C’è la necessità di razionalizzare la spesa, rivederne i meccanismi. È innegabile che in questi ultimi anni la spesa dell’istruzione era fuori controllo». In quest’opera di risanamento, ha detto il ministro, sarà importante il «dialogo con l’opposizione», perchè la scuola non è «né di destra né di sinistra».

Proprio perché i cambiamenti non sono pochi nelle scuole in questi giorni si respira molta confusione. Le nuove norme sono state approvate sotto forma di un decreto che è già legge ma per diventare davvero operative hanno bisogno di un regolamento, si tratta dei decreti attuativi che per avere valore devono essere approvati entro il 31 gennaio, il che spiega la fretta che il ministero aveva di approvare la riforma senza passare in Parlamento.

Attraverso questi regolamenti si definirà dove saranno tagliati i posti di ausiliari, tecnici e amministrativi (oltre 44 mila) e le cattedre (circa 88 mila) nei prossimi tre anni. Ridurranno il tempo prolungato alle medie, riscriveranno le superiori e gli istituti tecnici e professionali. Perché, ad esempio, delle 900 sperimentazioni oggi presenti si salverebbero solo quelle dei licei europei e internazionali o con partneriati internazionali.

Non sono modifiche da poco e nelle scuole c’è grande disorientamento. «Partiamo già in questo periodo con gli open-day per dare ai genitori le informazioni necessarie per orientarsi nelle scelte – racconta Pietro Bovaro, presidente dell’Istituto tecnico Grassi di Torino – Abbiamo avuto molti genitori disorientati e i docenti non sanno che cosa dire perché non sappiamo che cosa potremo salvare delle nostre sperimentazioni nè dell’autonomia che è garantita agli istituti di operare. Abbiamo spiegato con chiarezza qual è la situazione ma c’è anche un altro problema. In questo periodo noi pensiamo alla distribuzione delle cattedre per il prossimo anno e ora invece non possiamo farlo».

Entro la metà di dicembre si dovrebbe tenere un consiglio dei ministri nel quale verranno portati i decreti attuativi da proporre in Parlamento. Al ministero stanno lavorando alla definizione del testo ma non è un’operazione semplice. Si tratta di ridurre gli orari settimanali degli istituti tecnici e professionali e di aumentare quelli delle scuole superiori. Di tagliare la quasi totalità delle 900 sperimentazioni oggi esistenti, fatta eccezione per i licei europei e internazionali o comunque le sperimentazioni linguistiche istituite con partenariati internazionali.

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fonte: http://www.lastampa.it/_web/CMSTP/tmplrubriche/giornalisti/grubrica.asp?ID_blog=124&ID_articolo=454&ID_sezione=274&sezione=

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gelmini

Mariastella Gelmini è fantastica (ed ha centinaia di complici nelle redazioni dei giornali e TG)

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di Gennaro Carotenuto (già scriveva così ad agosto..)

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Sui tagli all’educazione pubblica potrebbe essere scritto un manuale di disinformazione. Vengono tagliati 87.000 docenti, le classi verranno accorpate ed esploderanno a livelli da scuole del terzo mondo?

Vuol dire che il titolone lo facciamo sul ritorno del grembiule alle elementari. Con tanto di sondaggino online così la gggente crede di dire la sua: “siete d’accordo che i bambini a scuola tornino ad essere tutti uguali?”.

Vengono levati otto miliardi all’educazione tanto che calcoli avveduti sostengono che l’intero sistema si bloccherà? Non c’è problema, commissioniamo un bell’articolo di fondo sull’importanza del ritorno del sette in condotta: “finalmente il governo fa tornare la serietà a scuola”. Come non averci pensato prima? Poi mettiamo un altro bel sondaggino online: siete favorevoli o contrari a mettere gli alunni scostumati dietro la lavagna in ginocchio sui ceci?

Si elimina di punto in bianco la SSIS impedendo a una generazione intera di avere accesso al lavoro per il quale sono stati fatti preparare e hanno pagato ingenti tasse universitarie. Risolviamo intervistando la Ministro (nella foto tra i palloncini): “signora mia, è evidente che lo facciamo per loro… meglio precari nei call center privati che nella scuola pubblica, no?”

Si riabbassa l’obbligo scolastico, da 16 a 14 anni, unico paese dell’Europa Occidentale? Che importa, facciamo un bel reportage sui prof fannulloni e strapagati. Che schifo sta scuola e meno male che Silvio (Brunetta) c’è!

E’ sotto gli occhi di tutti la campagna disinformativa contro la scuola pubblica. Da una parte si cerca davvero di smantellarla, dall’altra si inducono subdolamente i cittadini a non fidarsi della più gloriosa istituzione dell’Italia unita (altro che Carabinieri!). Nonostante ben poco indichi che le scuole private possano offrire di più delle pubbliche, la fuga (fomentata ad arte) è già cominciata, soprattutto nelle grandi città. Classi medie appena appena abbienti si svenano e spostano i figli. Una volta fuggite le classi medie chi difenderà più la scuola pubblica?

Suore di tutti gli ordini possibili e signorine Rottermeier prendono in consegna i pargoli al modico prezzo di 6-10.000 Euro l’anno. Dove ho già visto tutto questo? Ah, sì, in un paese chiamato Argentina… datemi della Cassandra se volete.

Alla campagna per far credere che la scuola pubblica se non fa già schifo lo farà, oltre al governo, che piccona materialmente, si prestano tutti i media, e gli abitanti di questo paese, come i lemmings, corrono verso il suicidio. Del resto vuoi mettere quanto è più sexy un titolo: “a scuola ritorna il grembiule” oppure “finalmente sette in condotta ai bulli” che un titolo e un’analisi seria, possibilmente che dica la cosa più sensata: senza scuola pubblica non esiste più il paese e non esiste più la democrazia. Se qualcuno prova a non essere d’accordo, semplice: reintervistiamo la Ministra, che è pure di bella presenza. Si costerna. s’indigna, s’ingegna: “non è vero che bocceremo col 7 in condotta! Sono menzogne comuniste! Per essere bocciati ci vorrà il 5 in condotta”. Di cosa parlavamo?

Una volta si diceva “contadino, scarpe grosse e cervello fino”, erano ignoranti ma non si facevano fregare. Adesso gli italiani sono analfabeti di ritorno e si fanno fregare ogni giorno di più. E i giornalisti, spesso tanto analfabeti di ritorno come i loro concittadini, un po’ ci fanno e un po’ ci sono. Un po’ sono in malafede un po’ proprio non hanno gli strumenti per capire la gravità della situazione.

Ne avevamo avuto già sentore negli anni passati: levare soldi alla scuola pubblica per darli alle private (che in Italia al contrario che all’estero sono: 1) quasi solo dei preti; 2) popolate da figli di papà che non hanno voglia di studiare e che pagano salato per un pezzo di carta che non meritano) vuol dire essere a favore della libera scelta. Invece al contrario (non c’entra, ma c’entra) essere contro la libera scelta in maniera di interruzione di gravidanza lo chiamiamo essere “pro-vita” (come i torturatori di Eluana Englaro). E purtroppo, per convincerci su tante cazzate hanno centinaia di Goebbles al lavoro nelle redazioni.

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fonte: http://www.gennarocarotenuto.it/2842-mariastella-gelmini-fantastica-e-ha-centinaia-di-complici-nelle-redazioni-dei-giornali-e-tg/