Archivio | novembre 19, 2008

Un ossario di 1400 morti viventi in un carcere marocchino vicino ad Agadir

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In 48 mq vivono e dormono 86 detenuti seduti con le gambe piegate. 400 minori in 6 celle di meno di 35 metri. Mobilitazione di Attac contro la «tortura quoitidiana»

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Il quotidiano spagnolo Público riporta la testimonianza di 4 prigionieri che, in una lettera, descrivono le condizioni di vita disumane nel carcere marocchino di Inezgane

«Un ossario di morti viventi». Pochi ricordano questa descrizione che il prigioniero politico saharawi Ali Salem Tamek fece nel 2002 del famigerato penitenziario di Inezgane, che si trova a sud del Marocco vicino ad Agadir. Ora, una lettera firmata da altri quattro prigionieri di coscienza ha nuovamente portato alla luce l’inferno che vive chi sconta lì la propria pena.

Brahim Bara, Zarakia Rifi, Hassan Agharbi e Mohamed Ouahadani, arrestati dopo le manifestazioni del mese di giugno nella città di Sidi Ifni, hanno disegnato un ritratto di celle di 48 metri quadrati in cui vivono e dormono seduti 86 prigionieri, con le gambe costantemente piegate. Qui trascorrono 20 delle 24 ore del giorno. Alcune volte anche tutta la giornata, perché durante i fine settimana i detenuti non possono uscire nel cortile.

Le norme internazionali raccomandano che ogni persona imprigionata disponga di nove metri; a Inezgane i detenuti possono godere solo della metà. La situazione non è migliore per i 400 minori, tra i 5 e i 17 anni, che crescono «in sei celle da meno di 35 metri».

https://i0.wp.com/bellaciao.org/fr/IMG/jpg/en_prison.jpgUna cella d’isolamento di Inezgane

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La mancanza di spazio, di cibo e di igiene, ci sono solo 24 docce con acqua fredda per 1.400 prigionieri, si somma ad un quasi totale assenza di cure mediche. A Inezgane non vi è solo un medico che si occupi di chi sta nell’infermeria, dove vegetano in 24 metri «28 diabetici, asmatici, malati di tubercolosi, pazienti sottoposti a dialisi e altri affetti da AIDS».

«Una cella è riservata agli omosessuali. La porta è di ferro e ha una feritoia. Essa somiglia ad una gabbia e si trova vicino a altre tre prigioni sotterranee senza finestre, dove l’amministrazione detiene i prigionieri disobbedienti. Gli omosessuali sono continuamente sottoposti a insulti, scherzi e umiliazioni», continua la lettera.

In questo carcere in cui «il ricovero, le visite, l’accesso alle cucine sono affari di corruzione», si muovono gli spacciatori. I firmatari sostengono che la droga «è venduta liberamente e in quantità davanti agli occhi dei responsabili, grazie alla presenza di un barone della droga».

Queste condizioni hanno portato questi 4 prigionieri e 28 dei loro compagni a cominciare uno sciopero della fame il 13 giugno. La protesta è durata solo 24 ore, ma ora minacciano di prendere «misure più dure».

La lettera ha già avuto delle ripercussioni. La Ong Attac-Marocco, in cui militano tre dei firmatari, in un comunicato stampa ha chiamato alla mobilitazione perché cessi «la tortura quotidiana» a Inezgane.

Lucile Daumas, un membro di Attac, ha dichiarato in una conversazione telefonica con un Público che la situazione delle altre prigioni marocchine «non differisce molto da questa». Anche il ministro marocchino della Giustizia, Abdelouahed Radi, ha riconosciuto l’anno scorso che i centri penitenziari del suo paese non offrono una «vita dignitosa». Da allora, denuncia Daumas, «non è cambiato nulla».

Questa denuncia da sola conferma i fatti già conosciuti. Ad esempio, per quanto riguarda la corruzione. Anni fa è stato rivelato che il narcotrafficante Ouazzani Mohamed, El Nene, evaso dal carcere di Kenitra nel dicembre 2007, disponeva di un blocco di tre celle, televisore al plasma ed Internet. Questo per non menzionare poi quando invitava le guardie ad andare con lui a cena o in un bordello.

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(traduzione v.v.)

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19.11.08

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fonte: http://62.149.230.228/rinascita/index.php?option=com_content&task=view&id=1671&Itemid=31

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Dignity

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INFORMATICA – Germania, anche la polizia teme i trojan di stato

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PI – News

mercoledì 19 novembre 2008

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Germania, anche la polizia teme i trojan di statoRoma – Persino le forze dell’ordine nicchiano ed esitano: i trojan di stato, gli strumenti di computer forensics che la Germania vorrebbe affidare alla polizia come strumento di indagine, rischiano di violare la Costituzione e il diritto alla privacy dei cittadini.

Sono almeno due anni che le autorità federali accarezzano l’idea di insinuare in una legge antiterrorismo una nuova arma a disposizione delle forze dell’ordine: si tratterebbe di strumenti di indagine capaci di infiltrarsi nei computer dei sospetti per monitorarne le attività e eseguire perquisizioni a distanza. L’ipotesi di impugnare il malware di stato era stata ventilata in primo luogo nel lander del Nord-Reno Westfalia. L’Alta Corte federale di Germania aveva però imposto uno stop al provvedimento che aveva raccolto consensi anche presso il ministro degli Interni Wolfgang Schauble: il cracking antiterrorismo si sarebbe configurato non come un’intercettazione ma come una perquisizione vera e propria, e quindi avrebbe dovuto essere condotta alla presenza dell’indagato, affinché non venissero violati i suoi diritti. Il ministero non aveva ceduto all’intimazione: la bozza di un provvedimento per introdurre un software per l’investigazione forense capace di schivare i moniti dell’Alta Corte era stata diffusa dalla stampa tedesca.

Fervevano le polemiche e le apprensioni da parte dei cittadini e la polizia federale si era espressa per rasserenare la società civile: aveva giustificato con l’esigenza di maggiore sicurezza l’introduzione di strumenti di indagine capaci di incunearsi nei computer di coloro che costituiscono una minaccia per lo stato; aveva temperato le preoccupazioni dei cittadini spiegando che le ispezioni online sarebbero state brandite con parsimonia. La Corte Costituzionale tedesca non era però rimasta indifferente: per procedere alla disseminazione dei trojan di stato e alle indagini sulla macchina di un inconsapevole cittadino, le forze dell’ordine avrebbero dovuto ottenere un mandato da parte di un magistrato, dimostrando l’effettiva concretezza della minaccia.

La Baviera ha continuato a battere la strada dell’intercettazione, ricorrendo ad ogni mezzo per contenere critiche e inopportune fughe di notizie. Le autorità federali non sono da meno: la scorsa settimana il Bundestag ha dato il via libera ad una legge che consegna alla Bundeskriminalamt, la polizia federale tedesca, ampi poteri di sorveglianza. Se la legge dovesse entrare in vigore, la BKA potrebbe infiltrarsi negli hard disk dei sospetti, maneggiare strumenti di intercettazione e di tracciamento, dragare i dati ottenuti da aziende e istituzioni alla ricerca di prove. Il tutto senza il mandato emesso da un magistrato: se l’urgenza della situazione dovesse richiederlo, le forze di polizia potrebbero procedere senza l’intervento del giudice, a patto che l’autorizzazione giunga nei tre giorni successivi l’avvio delle operazioni.

Ma le forze di polizia sembrano spaventate dall’idea armeggiare con il potere che si potrebbero ritrovare fra le mani: tre sindacati che rappresentano le forze dell’ordine chiedono emendamenti, chiedono di sottoporre la legge ad un vaglio di costituzionalità, definiscono la legge “una soluzione da due soldi” con cui la BKA non è ancora pronta a confrontarsi. La polizia federale chiede di non essere investita della responsabilità di decidere se calpestare il diritto alla privacy di un cittadino senza la mediazione di un magistrato.

Anche i rappresentanti dei cittadini presso il Bundesrat si dicono cauti nei confronti della legge, che potrebbe di nuovo essere esaminata dalla Corte Costituzionale tedesca. A non avere dubbi è il ministro degli Interni Schauble: la legge avrebbe l’unico neo di arrivare con troppo ritardo. Il ministro placa coloro che descrivono la BKA riformata come una superpolizia dotata di poteri di cui sarebbe facile abusare: “Non hanno capito che, in linea di principio, la BKA non ha più autorità di quelle che hanno da 50 anni le forze di polizia”. “Sappiamo perfettamente cosa permette e cosa non permette la Costituzione – contrattacca Schauble – e troviamo che questo ritardo sia imbarazzante”.

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Gaia Bottà

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fonte: http://punto-informatico.it/2480087/PI/News/germania-anche-polizia-teme-trojan-stato.aspx


Lettera di Veltroni in risposta a Ernesto Galli della Loggia. Lo dice chiaro: riformisti e Non di sinistra

LA RISPOSTA A GALLI DELLA LOGGIA

Non siamo nostalgici

http://iobriciola.wordpress.com/category/uncategorized/ http://tonypomata.ilcannocchiale.it/?TAG=Walter%20Veltroni

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Caro direttore,

la coscienza storica è essenziale al dibattito pubblico e alla politica. A patto però che non sia utilizzata per leggere il presente, e il futuro con le categorie del passato. Mi è parso incorrere in questo vizio l’editoriale di una persona che stimo come Ernesto Galli della Loggia, pubblicato sul Corriere di ieri. Galli rimprovera al Pd e al suo segretario di aver abbandonato l’ambizione, la vocazione «maggioritaria» e di essere ritornato, dopo la sconfitta elettorale, alla nostalgia dell’unità delle sinistre: ricalcando in questo modo la cultura che fu del Pci e la linea del «niente nemici a sinistra», da sempre pietra tombale di ogni riformismo. Gli argomenti empirici che Galli riesce a produrre a sostegno della sua tesi «continuista» sono in realtà alquanto discutibili.

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Egli stesso se ne rende conto, quando scrive, in calce all’elenco dei capi d’accusa, che «di per sé, naturalmente, nessuna di queste scelte è una scelta esplicita per l’unità delle sinistre ». Solo una ideologia della insuperabilità dei limiti storici, culturali prima ancora che politici, della sinistra italiana, può trasformare questi incerti argomenti nel giudizio netto e definitivo pronunciato da Galli. In effetti, la storia di questo primo anno di vita del Pd è assai diversa e racconta del sorgere e del progressivo affermarsi e radicarsi, per la prima volta nella storia d’Italia, di un moderno riformismo di popolo, dalle dimensioni di massa, largamente prevalenti nel campo del centrosinistra. Ciò è avvenuto e continua a verificarsi, non in astratto, ma dentro e attraverso la lotta politica, con le sue inevitabili contraddizioni e tortuosità, certamente, ma anche con le sue innegabili rotture e inequivocabili discontinuità. Con la sua nascita e la sua affermazione elettorale, che lo ha portato di un balzo, pur nella sconfitta, alle dimensioni dei grandi partiti riformisti e democratici dell’Occidente, il Pd ha risolto la lunga «contesa a sinistra»: grazie alla convergenza di tutti i riformisti in una casa comune, il centrosinistra è stato liberato non solo dalla egemonia del comunismo, finita con il 1989, ma anche dal complesso unionista del «niente nemici a sinistra», che per troppo tempo aveva impedito al riformismo di dispiegare compiutamente la sua cultura di governo e il suo progetto di cambiamento della società italiana.

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E ciò è avvenuto non con operazioni a tavolino, ma dando battaglia, al cospetto degli elettori, proprio sui due fronti di cui parla Galli: quello dell’avversario di centrodestra, l’asse Pdl-Lega, e quello del competitore a sinistra, radunato da Bertinotti sotto le insegne dell’Arcobaleno. All’indomani delle elezioni, il Pd ha affrontato a viso aperto, anche attraverso un tormentato dibattito interno, la tentazione del richiamo della foresta: tornare all’unionismo frontista, o impostare la propria opposizione nel segno dell’antiberlusconismo giustizialista. La tentazione è stata vinta: abbiamo detto no a piazza Navona e no al referendum sul lodo Alfano. Abbiamo scelto di sfidare la maggioranza e il governo su un altro terreno, quello delle grandi questioni economiche e sociali: dai salari al fisco, dal welfare alla scuola e all’ Università. Su questi temi abbiamo chiamato alla mobilitazione il nostro popolo e abbiamo dato vita, al Circo Massimo, alla più grande manifestazione riformista della storia d’Italia: una manifestazione convocata contro la politica economica e sociale del governo, palesemente inadeguata ad affrontare con determinazione i grandi problemi dell’Italia, e in nome di una piattaforma alternativa, al tempo stesso radicale, nei suoi principi e valori, e moderata nel gradualismo dei suoi obiettivi, come è proprio di ogni vero riformismo.

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Attorno a questa piattaforma, che punta a sgravi fiscali per salari, stipendi e pensioni, finanziati con tagli selettivi alla spesa pubblica, a un nuovo sistema di ammortizzatori sociali, fondato su un chiaro superamento dell’attuale dualismo tra garantiti e precari, a misure di sostegno al credito per le piccole imprese, al rilancio della scuola, dell’Università e della ricerca, attraverso riforme che premino il merito e la qualità, il Pd lavora alla costruzione di una larga coalizione sociale, ad una nuova alleanza tra lavoro e impresa, grande e piccola, tra lavoratori dipendenti e autonomi, tra lavoro e sapere: una coalizione orientata al futuro e alle giovani generazioni. E’ lungo questa via che il Pd sta costruendo, dandosi il tempo che è necessario sotto il cielo di ogni paese democratico, quella che Galli chiama «una linea politica d’opposizione capace di tenere insieme, e di rendere egualmente visibili, il profilo riformista del suo partito da un lato, e dall’altro la chiarezza del quotidiano contrasto rispetto al governo ».

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Un contrasto, quello col centrodestra, che non è solo programmatico, ma anche culturale e ideale. Il Pd scommette sulle risorse morali, prima ancora che materiali, della società aperta, di un mercato regolato, della democrazia liberale e quindi della divisione dei poteri e del potere. Dall’altra parte, si scommette invece sulla concentrazione del potere, sulla cultura della delega, sul primato della forza sulle regole. Non è un caso se, come ha notato a più riprese il Corriere, il Pd guarda da tempo alla esperienza dei democratici americani e alla straordinaria novità rappresentata da Barack Obama. Così come non è un caso se con il governo Berlusconi si è stabilita una inedita «special relationship» con la Russia di Putin. Davvero la storia non è un eterno ritorno dell’identico.

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Walter Veltroni 19 novembre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/politica/08_novembre_19/Non_siamo_nostalgici_636d572a-b5ff-11dd-b7e0-00144f02aabc.shtml

Canzoni naziste, cd clandestini. Paserman: “Siamo sconvolti”

Circolano su You Tube parodie di canzoni famose firmate da un gruppo chiamato 99 Fosse
Strofe agghiaccianti che trovano gradimento nei forum di estrema destra

"Siamo sconvolti"

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di MARCO PASQUA

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Il loro nome si richiama a quello dei 99 Posse, uno storico gruppo che si è sciolto nel 2005, legato ai centri sociali. Con loro, però, non hanno niente a che vedere: la musica dei 99 Fosse è di chiaro stampo antisemita, auspica la morte degli ebrei e deride la Shoah e i campi di sterminio. Le loro canzoni sono apparse recentemente su Youtube, ma possono anche contare su un sito dedicato nella community di Netlog, con tanto di fan riconoscibili dai nick e dalle foto di ispirazione fascista: da Forza Nuova Macerata a PrincipeNeroFN, passando per Sasha Sieg Heil.

Ad esaltarli e lodarli ci pensano anche quanti si riuniscono nella sezione italiana del forum neonazista “Storm Front”: sito registrato in America, che espone in homepage una croce celtica e la scritta, in inglese, “orgoglio bianco mondiale”. Il suo fondatore, Don Black, è un ex leader del Ku Klux Klan.

A caricare le canzoni antisemite dei 99 Fosse su Youtube è stato un utente italiano che si firma come “Karl Gebhardt”: era il nome del medico personale di Heinrich Himmler, ministro dell’Interno del Reich, noto per condurre esperimenti nel campo di concentramento femminile di Ravensbrück, utilizzando come cavie le prigioniere polacche e russe.

L’album dei 99 Fosse, mai pubblicato e circolato clandestinamente nei circuiti della destra estrema e degli skinhead a partire dalla fine degli anni Novanta, si intitola “Zyclon B”, proprio come il veleno usato dai nazisti per sterminare gli ebrei nelle camere a gas. Le canzoni hanno una forte connotazione antisemita, e utilizzano melodie di brani noti. Uno di questi è “Anna non c’è”, riscrittura di “Laura non c’è” di Nek. Parlando di Anna Frank, la canzone recita: “Anna non c’è, è andata via. L’hanno trovata a casa sua, nella soffitta di Amsterdam, ora è sul treno per Buchenwald”.

Altri titoli sono: Himmler (basato su “Gianna” di Rino Gaetano), Nati sotto la stella di David (da “Nata sotto il segno dei pesci” di Venditti), ma anche “Azzurro” e “Alba Chiara”. Tutte le canzoni sono liberamente consultabili, da sabato scorso, su Youtube. Già nei mesi passati, comunque, alcuni di questi brani erano stati rimossi, dopo le proteste degli internauti (ogni video può essere segnalato agli amministratori della piattaforma, se viola le regole della community).

Ma sul forum Storm Front non mancano i numerosi commenti di chi esalta i testi di questo gruppo, definito “fra i più divertenti dell’area alternativa italiana”. C’è chi sostiene la necessità di far parlare i revisionisti (“Se solo gli venisse aperta la bocca e non venissero repressi da istituzioni, università ecc.., a quest’ora l’olocausto sarebbe già diventato un mito per tutta l’umanità”); chi sostiene che il diario di Anna Frank fosse un falso (“Probabilmente è stato scritto per sensibilizzare la gente sui ‘bravi ebrei’); c’è poi qualcuno che avanza delle perplessità: “Carine queste canzoni. Anche se sembrano un po’ deridere certi avvenimenti: hanno sicuramente ragione a dire quel che dicono, ma così facendo rendono poco credibili coloro che cercano, in modo serio, di smontare alcuni luoghi comuni duri a morire, come l’Olocausto”.

Naturalmente le tesi revisionistiche sono quelle che vanno per la maggiore: “La storiella della camere a gas serve solo ad alimentare il mito antirazzista e le fantasie sadiche di qualche pervertito”, si legge sul forum. Per quanto riguarda l’identità dei 99 Fosse, un commentatore racconta che il cantante è stato visto “in un concerto skin, a Roma”. “Ovviamente – dice – può cantare solo in posti sicuri, fra gente intima”.

Duro il commento di Leone Paserman, presidente della Fondazione museo della Shoah, che si dice “sconvolto”: “Di fronte a questi testi sono senza parole. Stiamo scendendo al fondo. Siamo davanti ad una palese apologia del nazismo, all’irrisione dei milioni di vittime morte nei campi di concentramento. Non riesco a capire come la gente possa tollerare frasi del genere”. Paserman auspica anche un intervento della polizia postale: “Mi documenterò su questo gruppo, perché sono pronto a presentare una denuncia”.

Per il portavoce della comunità ebraica di Milano, Yasha Reibman, “ci sono delle leggi che andrebbero applicate, come quella di apologia del fascismo: siamo in un Paese dove questo non sempre avviene, e non solo per questa materia”. Per Reibman, internet, che “ha il potere di superare qualsiasi tipo di controllo”, può anche “trasformarsi in una cloaca”: un luogo “dove si può trovare il peggio dell’umanità”.

“L’antisemitismo – aggiunge l’esponente della comunità – è la patologia umana che impedisce alle persone di incontrare gli altri, tra cui gli ebrei. Certi pregiudizi esistono ancora, e non sono per nulla sorpreso: barzellette o temi del genere circolano ancora oggi in determinati ambienti”. La vicenda, spiega Reibman, sarà discussa dalla comunità ebraica milanese, che valuterà se procedere con una denuncia.

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19 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/nazisti-you-tube/nazisti-you-tube/nazisti-you-tube.html?rss

Aprilia, sgomberato il presidio dei No Turbogas

di Paola Zanca

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Sono arrivati lunedì notte, centinaia di agenti con il volto bendato. Gli elicotteri sorvolavano il cielo, ma nessun latitante doveva essere catturato. Semplicemente andavano mandati via quei facinorosi che da venti mesi presidiano l’area dove dovrà essere costruita la centrale Turbogas di Aprilia, in provincia di Latina.

Qualcuno, da venti mesi, ogni notte dorme lì, per opporsi all’inizio dei lavori di un’opera che considerano inutile e dannosa per la loro salute, per l’ambiente, per le produzioni agricole. Lunedì notte, i pericolosi occupanti contro cui si sono mobilitate intere colonne di forze dell’ordine, erano in tre. Per capire che genere di persone sono, basta guardare i video che hanno pubblicato sul loro sito. Gente normale, padri di famiglia, denunciati a piede libero per occupazione abusiva di suolo pubblico. I rinforzi sono arrivati presto, altre decine di cittadini che non vogliono vedere usurpato il loro territorio. Poi gli agenti hanno bloccato la statale Nettunense, le stazioni ferroviarie limitrofe e tutti gli altri mezzi con cui si sarebbe potuto accedere all’area. La polizia non se ne andrà per giorni, dicono, almeno finché i lavori non saranno avviati. Le betoniere, intanto, sono già arrivate e hanno cominciato a girare.

Peccato che dalla parte della Rete No Turbogas ci sia anche il Comune di Aprilia che al progetto della centrale ha negato la compatibilità territoriale. Insomma, iniziare i lavori adesso è contro la legge. Perché Sorgenia, la società che dovrebbe gestire la centrale ha ricevuto dal Ministero dello Sviluppo Economico un’autorizzazione incompleta, perché manca appunto l’ok del sindaco di Aprilia. Proprio per questo, il Comune ha presentato ricorso al Consiglio di Stato per ribadire la sua competenza sull’autorizzazione all’inizio dei lavori.

Prendono le distanze da quanto successo gli assessori della regione Lazio al Bilancio Luigi Nieri, alla Cultura Giulia Rodano, al Lavoro Alessandra Tibaldi e all’Ambiente Filiberto Zaratti: «Lo sgombero da parte della polizia – scrivono in una nota – è stato un intervento grave e sbagliato. Sbagliato perché non si può procedere in questo modo nei confronti un comitato di cittadini che intende, pacificamente e in modo non violento, rivendicare le proprie ragioni. Ragioni, peraltro, ampiamente condivise dall’intera comunità locale. Grave perché l’utilizzo della forza per risolvere controversie territoriali è sempre un grande errore. Abbiamo sempre sostenuto, e continueremo a farlo, la nostra contrarietà alla Turbogas di Aprilia – proseguono – Si tratta di progetto obsoleto, dannoso e inadeguato che non affronta sia le sfide globali, come l’effetto serra, sia la dimensione della sostenibilità a livello territoriale: in sostanza sul fronte ambientale è un ritorno al passato. Detto ciò, riteniamo che la partecipazione e il confronto democratico non debbono mai essere interrotti. È stato questo un punto cardine dell’Amministrazione regionale. A tal proposito – concludono – auspichiamo che da parte di tutte le forze politiche vi sia una presa di distanza dall’azione di questa mattina».

Interviene sulla vicenda anche il segretario del Prc Paolo Ferrero che ha definito lo sgombero «una vergogna ed un’inaccettabile attacco ai diritti dei cittadini». «Si ricomincia così – sostiene Ferrero – come accaduto contro il movimento No Dal Molin e No Tav, ad usare la forza e la repressione per violentare interi territori senza ascoltare minimamente la voce della popolazione. È assurdo – conclude – che si voglia imporre la necessità di costruire la turbogas di Aprilia nonostante questa venga esclusa anche nel piano energetico regionale del Lazio».

Infine, il sindaco di Aprilia ha convocato per martedì sera un Consiglio comunale straordinario per ribadire «l’esistenza di un percorso legale ancora aperto relativo alla compatibilità territoriale dell’opera». Giusto per ristabilire quel po’ di democrazia necessaria a non trasformare Aprilia in un’altra Vicenza.

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18 Nov 2008
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Berlusconi infuriato con Pd e Cgil. E su Di Pietro: “Lo denuncerò”

Il premier interviene telefonicamente in diretta a Ballarò, attaccando duramente due degli ospiti: Bersani ed Epifani. Ma il vero bersaglio è il leader Idv (assente)

Poco prima, passeggiando tra la folla, aveva detto “Il Tg3 mi insulta, allora non paghiamo più il canone”

"Lo denuncerò"

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ROMA – E’ un premier infuriato, quello che, intorno alle 22,30, telefona in diretta agli studi di Ballarò. Un intervento, il suo, fatto per replicare alle affermazioni di alcuni ospiti presenti, come Guglielmo Epifani e Pierluigi Bersani. Ma soprattutto per smentire le affermazioni di un assente: Antonio Di Pietro. “Non ho mai incontrato Villari – spiega il presidente del Consiglio, riferendosi al parlamentare del Pd eletto dal Pdl a capo della Vigilanza Rai – Non ho mai chiesto un appuntamento con l’onorevole Orlando. Mi era stato proposto da un deputato di Forza Italia, ma io ho rifiutato. Infine: è vero che nel 1994 ho chiesto di incontare Di Pietro perchè volevo fargli fare il ministro. Ma allora non sapevo che da magistrato aveva messo in prigione tante persone innocenti. Quando l’ho saputo ho subito cambiato idea”. Conclusione: “O Di Pietro va a denunciarmi alla magistratura, o sono io che denuncerò lui per calunnia”.

Ma è solo il primo passaggio. Perché poi il conduttore di Ballarò, Giovanni Floris, approfitta della sua presenza telefonica per farlo dialogare con gli ospiti. Epifani lo accusa di non aver invitato la Cgil, “il più grande sindacato italiano”, all’incontro della scorsa settimana con Cisl e Uil: Berlusconi reagisce con stizza, sostiene che le parole del leader sindacale non sono opportune, e che quel famoso incontro non fu organizzato da lui, che si limitò a parteciparvi. E poi: “Non credo di avere bisogno della sua autorizzazione per incontrare alcuni protagonisti del mondo della politica e del lavoro. Chiederò a lui consenso su tutto…”.

E i toni del premier salgono ulteriormente nel confronto con Bersani: “Veltroni, Franceschini, il vostro alleato Di Pietro mi insultano”, dunque a suo giudizio il dialogo è impossibile. “Allora buon lavoro, presidente”, taglia corto il ministro ombra del Pd. E al tentativo di Floris di fargli un ultima domanda, chiude bruscamente la comunicazione.

Poco prima, passeggiando per Roma, Berlusconi aveva rilasciato un’altra dichiarazione che, seppure pronunciata in tono scherzoso, fa discutere. Il presidente del Consiglio ha colto al volo l’occasione offerta da un cittadino, che gli ha chiesto di ‘oscurare’ il Tg del terzo canale Rai perché “‘nun se po’ guardà”, e ha risposto “allora non paghiamo più il canone. Il Tg3 mi insulta, mi oltraggia e mi prende in giro ogni sera….”.

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18 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/politica/rai-cda-4/berlusconi-canone/berlusconi-canone.html