Archivio | novembre 20, 2008

Il rapporto “Pendolaria” di Legambiente sul trasporto ferroviario locale

 

Pendolari a Torino

ROMA – I pendolari chiedono più treni e un servizio migliore, ma Stato e Regioni si ostinano a dirottare gli esigui fondi disponibili su strade, autostrade e grandi opere. E’ quanto emerge dall’ultimo rapporto Pendolaria di Legambiente presentato a Roma. Ogni giorno 14 milioni di persone che viaggiano per lavorare o studiare si ritrovano a fare i conti con convogli lenti, fatiscenti, e sporchi. Stracolmi oltre i limiti di sicurezza e penalizzati dai treni superveloci.

Collegamenti inesistenti, fermate che mancano o sono lontane da raggiungere e tempi di percorrenza eccessivi rispetto a quelli dell’auto sono i motivi principali che orientano la scelta verso il mezzo privato, ma cresce il numero di pendolari disposto a passare al treno (e in generale al trasporto pubblico locale) se le condizioni di utilizzo fossero più decenti. Alla presentazione di Pendolaria, giunta nel 2008 alla sua terza edizione, hanno partecipato comitati di pendolari provenienti un po’ da tutto il Paese, oltre agli assessori regionali di Piemonte, Campania, Emilia Romagna e Lazio e a rappresentanti delle istituzioni. Secondo il rapporto, sono circa due milioni i pendolari che quotidianamente si spostano in treno e rappresentano la fetta più grossa della domanda di trasporto ferroviario.

Domanda che però rimane insoddisfatta per la scarsità degli investimenti. Dal 2007 al 2008, i contributi statali a Trenitalia per il trasporto regionale sono scesi da 1.612 a 1.498 milioni di euro; anche il progetto dei mille nuovi treni, annunciato l’anno scorso, è rimasto lettera morta perché la Finanziaria non ha individuato i fondi. In nessuna regione l’ammontare degli stanziamenti per il servizio e per l’acquisto di nuovi mezzi raggiunge lo 0,4% del bilancio regionale. Nel 2008, la Toscana è stata quella che ha speso di più (0,38%), seguita dalla Lombardia (0,37%) e dalla Campania (0,25%). Il Lazio ha stanziato appena lo 0,02% mentre Calabria, Molise e Sardegna non hanno sborsato nemmeno un cent. Le situazioni più gravi si registrano in regioni come il Veneto, il Piemonte e lo stesso Lazio, che negli ultimi anni non hanno messo a disposizione alcuna risorsa aggiuntiva per rinforzare cifre bollate da Pendolaria come “ridicolmente basse”.

Secondo Legambiente, la responsabilità è in parte del governo nazionale e di quello locale, che spendono troppo poco per la mobilità su ferro; l’altra parte di colpa va a Trenitalia, che si affanna a varare programmi di alta velocità, cercando di rimediare a decenni di politiche di trasporto distorte, e lasciando indietro il traffico pendolare. E chiedendo, in conclusione, più soldi allo Stato, pena l’aumento delle tariffe o il taglio dei treni, magari di quelli per il Sud, come paventa il sindacato Orsa Calabria (dal 14 dicembre, l’unico Eurostar Alta Velocità da Roma si fermerà a Lamezia Terme escludendo Reggio, il capoluogo, più grosso, e impiegherà 5 ore e 7 minuti contro le 3 ore e 59 pubblicizzate).

L’amministratore delegato di Fs Mauro Moretti – che rifiuta il confronto e non ammette repliche – sostiene che solo l’erogazione di nuovi fondi e con l’equiparazione dei contributi statali alla media europea il trasporto regionale per ferrovia, potrà essere rigenerato, soprattutto in termini di treni mezzi. Oggi, il contributo per ogni passeggero trasportato è di 11,8 cent a chilometro: stando a Moretti ce ne vorrebbero 14,5. Per quanto riguarda la puntualità, va ricordato che le Fs hanno modificato le norme di circolazione in modo da garantire ai treni pendolari l’arrivo a destino in orario, specie nelle fasce cruciali 6-9 e 17-19, in cui anche gli Eurostar si bloccano per dare la precedenza. Ma tutto ciò non risolve quello che per Legambiente resta il problema cruciale, sottolineato anche dal ministro “ombra” del Pd Ermete Realacci. Cioè l’erogazione massiccia di finanziamenti ancora troppo sbilanciati a favore della strada. “I soldi sono pochi e vanno selezionati – ammette Realacci – ma la priorità assoluta va al trasporto dei pendolari su ferro, concertato in un rapporto di trasparenza tra e Ferrovie e il Paese”.

Infatti, il 70 per cento dei fondi stanziati dai governi precedenti sono finiti nel traffico gommato. Con la Finanziaria attuale invece, nel 2009 verranno sottratte risorse tanto ad Anas (355 milioni), quanto a Rfi (1.138 milioni), mentre l’elenco delle priorità del governo Berlusconi vede ai primi posti il Ponte sullo Stretto (6 miliardi la spesa prevista, proprio quanto costerebbe il progetto dei 1000 treni per i pendolari), le autostrade e l’Alta Velocità. Assenti gli investimenti per le aree urbane e per il servizio ferroviario pendolare. Legambiente chiede, da parte sua, maggiori risorse per la rotaia, l’acquisto dei famosi mille treni regionali (per i quali ha organizzato una raccolta di firme), più spese a favore delle metropolitane e dei tram nelle grandi città. Infine, l’istituzione una carta dei diritti dei pendolari che fissi gli obiettivi del servizio, i diritti dei cittadini utenti, le condizioni minime di informazione, i livelli di qualità e il rimborso per disfunzioni e disagi.

(19 novembre 2008)

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/pendolari-legambiente/pendolari-legambiente/pendolari-legambiente.html

 

 

 

 

FASCISMO? Impressionanti analogie

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Tra il fascismo e l’attuale situazione politico-sociale c’è in comune molto di più di quanto in genere si riconosce. Per esempio…

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di Antonio Cardella

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L’uomo sedeva sui gradini della chiesa con gli avambracci poggiati sulle ginocchia leggermente divaricate. Non era vecchio: diciamo che portava male i suoi anni. Aveva un’aria smarrita come di chi non avesse ancora realizzato dove si trovasse e perché. Mi avvicinai e, con un tono il più possibile pacato, gli chiesi se si sentisse bene, se potevo essergli d’aiuto in qualche modo. L’uomo scosse la testa e poi, dopo una pausa che mi parve essere lunga, alzò verso di me il capo e con la voce placida di chi è veramente disperato, ripeté più volte: “Me lo hanno portato via, me lo hanno portato via stanotte, saranno state le tre. Sei uomini hanno sfondato la porta, lo hanno prelevato dal letto con il sonno ancora stracciato sugli occhi e via, giù per le scale prima che potessi far qualcosa per fermarli”. Mi narrava una sequenza di fatti consueti nella Spagna del franchismo agonizzante. “Era un bravo ragazzo, si occupava poco di politica, anche se frequentava qualche comunità di ragazzi della sua età, forse per non sentirsi solo, per condividere con altri il peso di una gioventù oppressa. Adesso non so dove cercarlo. Ho bussato a molte porte ma nessuno sa niente”.

Non so perché questo ricordo affiori nella mia memoria di frequente in questi ultimi tempi, senza che avessi la minima voglia di evocarlo.
Sarà l’aria che tira e l’indifferenza della gente. Sarà il clima opaco di una politica sorda e cieca e di un popolo cloroformizzato, oppresso dalle difficoltà della vita, certamente, ma incapace di fiutare il pericolo che incombe su tutti.

Credo, per carità di patria, che si sia diffuso l’esercizio della rimozione in funzione liberatoria, una rimozione che sarebbe reversibile ove non fosse associata ad una diffusa propensione all’indifferenza rassegnata: una vera e propria narcosi, diffusa in tutti gli strati della società civile e che pare non affranchi nessuno, neppure gli anarchici.
È, per quel che ci riguarda, un fenomeno assolutamente inedito, che non ha precedenti nella storia del Movimento anarchico, per il quale qualunque tentativo da parte del potere di condizionare la volontà popolare e di ridurne i diritti di libertà e di giustizia era motivo di immediata mobilitazione e di decisa reazione.

Intendiamoci: non dico affatto che nel quotidiano impegno dei gruppi e delle individualità non siano vive istanze antifasciste. Dico soltanto che il pericolo non è avvertito nella dimensione complessiva di fenomeno nazionale, ma nel suo frammentarsi nelle singole realtà territoriali. Credo, in sostanza, che manchi la necessaria sensibilità per commisurarne la reale portata.

Molti obietteranno che questo fascismo dell’ultima ora è un fascismo cialtrone, che non tenta neppure di ricostruirsi un tessuto storico-ideologico di una certa credibilità e, quindi, ha un respiro corto. Al contrario, questa osservazione rivela una realtà se possibile più drammatica: rivela cioè che, nella convinzione dei Berlusconi, dei Cicchitto, dei La Russa, dei Calderoli, dei Gasparri, per citare le maschere più laide della politica in Italia, per il livello culturale e politico della società italiana nel suo complesso non occorrano legittimazioni di alcun genere per governare senza regole, senza il minimo rispetto della morale corrente in Europa e, soprattutto, in dispregio aperto e dichiarato verso una Costituzione, quella italiana e vigente, che avrà certamente i suoi limiti, ma che pur rappresenta un tentativo dignitoso di disegnare il tessuto connettivo di una società civile.

Scriveva Malatesta il 3 dicembre 1922 (Umanità Nova n. 196): “Mussolini continua a troneggiare ed il parlamento striscia più che mai ai suoi piedi. I pieni poteri sono stati accordati colla premura di servi che gareggiano in bassezza. Mussolini aveva detto: datemeli o me li prendo e nessuno ha avuto la dignità di rispondere: Pigliateveli; ma non ci costringete a far la parte in commedia di padroni, quando noi siam servi e ci compiacciamo di esserlo… La dittatura trionfa: dittatura di avventurieri senza scrupoli e senza ideali, che è arrivata al potere e vi resta per la disorientazione delle masse proletarie e per la trepida avarizia della classe borghese in cerca di un salvatore.”

Silvio Berlusconi

Motivi abbietti

Le analogie con la situazione attuale sono impressionanti, con la sostanziale differenza che Mussolini aveva costruito il suo percorso vincente sulla scorta di una frustrazione persistente e diffusa di una guerra disastrosa e in una situazione di disagio sociale avvertito in ogni angolo del Paese. Così il richiamo operettistico ai fasti della Roma imperiale poté suggestionare le masse, insieme alla promessa di una rivincita contro le potenze che avevano imposto condizioni inique al tavolo delle trattative (il mito della vittoria mutilata).

Oggi, a favorire il trionfo di Berlusconi e del berlusconismo, sono motivi abietti: la scalata sociale a poco prezzo, l’arricchimento facile e truffaldino, l’imprenditoria di rapina che calpesta i diritti dei lavoratori, il sentimento religioso strumentalizzato per conculcare i diritti della donna e la mortificazione dell’istanza dei cittadini tutti di usufruire delle conquiste della scienza. Soprattutto di quella biologica.
Ma il disegno del potere è molto più sottile ed insidioso di quello che portò al governo Mussolini.

Benito Mussolini

L’ombra di Gelli

Abbiamo più volte avvertito la presenza occulta della P2 di Licio Gelli negli affari italiani e adesso il suo progetto di dittatura cilena si manifesta nei fatti e misfatti della politica di governo. Il disegno di Gelli e degli apparati che lo sostenevano prevedeva la corrosione prima e l’assoggettamento poi alla sfera politica delle principali istituzioni dello Stato. In prima istanza quelli dei così detti poteri separati, il legislativo, l’esecutivo ed il giudiziario. Per quel che riguarda il primo, è sotto gli occhi di tutti che il Parlamento è ormai chiamato a legiferare sotto le esigenze quotidiane della maggioranza bulgara che lo costituisce. Nessun progetto che abbia il respiro dei reali bisogni della popolazione ma solo leggi e leggine per vietare e reprimere o per togliere dai guai giudiziari la casta nel suo complesso e la sua manifesta incapacità di controllare nel rispetto delle regole i processi economici e sociali che si presentano. L’esecutivo è nelle mani di burattinai che lo indirizzano verso la riduzione dei diritti dei cittadini che sono costantemente depredati di risorse economiche e di spazi di socializzazione, sicché la resistenza ai soprusi e le rivendicazioni di ogni tipo sono nei fatti criminalizzati. Infine, il potere giudiziario.

Sull’assalto agli apparati giudiziari si è propensi a minimizzare: è per salvare Berlusconi dai suoi guai giudiziari – si sostiene – che si promulgano leggi ad personam, ed invece non è così. Le acrobazie giuridiche compiute dai legali del premier servono soprattutto a sondare la debolezza del sistema per poterlo meglio ricondurre al potere politico. La riforma ventilata del Consiglio Superiore della Magistratura (Csm) con la drastica riduzione dei giudici togati e la moltiplicazione dei membri di elezione parlamentare; il progetto di rendere elettivo il ruolo del Pubblico Ministero, l’abolizione della obbligatorietà dell’azione penale (con la conseguenza che a decidere quali reati perseguire sarebbe il governo e non più il magistrato), il lodo Consolo che, dopo quello Schifani a favore delle quattro più alte cariche dello Stato, adesso tende a mettere al riparo dalla legge ordinaria i ministri in carica, prevedendo per loro addirittura un tribunale speciale: tutto questo che abbiamo forzatamente sintetizzato, non è altro che il cuore della strategia gelliana e della sua P2, di cui Berlusconi, e non soltanto lui, era massone eccellente.
Occorrerebbe aggiungere le operazioni in corso per imbavagliare la stampa e gli altri mezzi d’informazione ed il progressivo sgretolamento del ruolo dei sindacati, con il costringerli negli spazi annichilenti del “così o niente.”

Quindi, compagni, altro che fascismo mascherato! Stiamo assistendo allo stravolgimento dello Stato di diritto (sul quale, come è ovvio, noi anarchici abbiamo molto da ridire) e alla sua trasformazione in uno Stato-caserma nel quale il ruolo dei cittadini è quello di assentire e basta.
Certo, noi possiamo voltare il capo per non vedere tutto quello che succede ed occuparci d’altro, ma non potremo eludere il giudizio di coloro che verranno dopo di noi e quello impietoso della storia.
Come era prevedibile, non rividi più l’uomo seduto, con la sua disperazione, sulla gradinata della chiesa, anche se l’espressione smarrita del suo sguardo mi seguì per lungo tempo come un viatico infausto. Ne parlai dopo anni ad Alfonso Failla, una sera che sostavamo al bar che esponeva i suoi tavolini proprio accanto alla sede della Federazione Anarchica Italiana (Fai) di Carrara. “Noi siamo nomadi – mi disse, a conclusione evidente di un suo discorso inespresso – e, come a tutti i nomadi, i ricordi riaffiorano quando servono a ritrovare l’orientamento.”
Appunto.

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fonte: http://www.anarca-bolo.ch/a-rivista/index.htm

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Israele blocca 70 camion di aiuti destinati alla Striscia Gaza

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In pericolo le riserve dell’Onu; ma il valico rimane chiuso

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Gerusalemme, 20 nov. (Ap) – Israele ha bloccato 70 camion carichi di aiuti umanitari destinati alla Striscia di Gaza. Lo ha riferito un responsabile delle Nazioni Unite, John Ging, precisando che l’inattesa decisione dello Stato ebraico mette in serio pericolo le riserve dell’Onu a Gaza.

Senza aiuti supplementari, ha aggiunto, l’Onu sospenderà la distribuzione di cibo questo fine settimana. Circa 750mila abitanti di Gaza sono dipendenti dai rifornimenti di cibo dell’Onu.

Israele ha mantenuto i valichi di Gaza chiusi per la maggior parte delle ultime due settimane in risposta ai lanci di razzi dei militanti palestinesi. Il ministero della Difesa israeliano ha detto di non aver mai dato il permesso per entrare ai 70 camion. Il valico rimane chiuso oggi – ha aggiunto – perché, secondo le informazioni dei servizi segreti, è in preparazione un attacco dei militanti palestinesi.

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fonte: http://notizie.alice.it/notizie/esteri/2008/11_novembre/20/m_o_israele_blocca_70_camion_aiuti_destinati_a_striscia_gaza,16925828.html

Antonio Di Pietro: «Cerchiamo solo di contenere il tumore Berlusconi»

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di Roberto Arduini

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Quando Antonio Di Pietro si presenta nella sala riunioni sono molte le questioni aperte e attuali dalla Vigilanza Rai, al pizzino tra Latorre e Bocchino in tv, a tutta l’opposizione al governo di destra Berlusconi. E le domande giunte via mail hanno riempito la casella di posta. La direttrice Concita De Gregorio prende il faldone delle mail con complimenti e inviti al leader dell’Italia dei Valori ad andare avanti nell’opposizione intransigente a Berlusconi: «Questi li leggerai poi a casa, sono tutti complimenti».
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Primo tema, quasi d’obbligo, è la Vigilanza Rai. Com’è andata veramente?
«Ci tengo a precisare», esordisce Di Pietro, «che la candidatura di Leoluca Orlando alla presidenza della commissione di Vigilanza Rai era stata una scelta di tutta l’opposizione, non solo dell’IdV. Anche Pd e Udc erano d’accordo sul nome e sulla professionalità di Orlando. La nostra ferma posizione su di lui era perché l’opposizione di Berlusconi era ideologica. La destra non era contraria a Orlando, semplicemente era contraria a l’Italia dei Valori. Quindi, per noi, la candidatura di Orlando era di principio: quello era il nome scelto della minoranza, che per prassi sceglie il presidente».

E la soluzione finale?
«Abbiamo fatto bene a tenere fino alla fine. Dopo il caso Villari, io personalmente ho chiamato Veltroni e gli dato la delega sulla scelta del prossimo nome».

Ma Villari è del Pd?
«Eletto però con i voti della maggioranza. È il solito modo di Berlusconi. L’ho già detto e lo ripeto anche qui: Berlusconi è un “corruttore politico”. Non solo, stavolta ha anche mentito dicendo di non aver contattato Orlando. Prima di trovare Villari compiacente, ha cercato di corrompere anche Leoluca Orlando, facendolo avvicinare non da uno qualsiasi, ma da Schifani. Il messaggio era chiaro: elezione in cambio di protezione, come aveva già fatto con Petruccioli. Ora però dice che non è vero. È una cosa che fa da sempre, addirittura dal 1994. Ricordate il caso di Grillo e Cusumano, quando la loro astensione fu determinante per il voto di fiducia al primo governo Berlusconi. Subito dopo Luigi Grillo divenne membro del comitato di presidenza e sottosegretario alla Presidenza del Consiglio».

Ma la “transumanza” di Villari ci sarà?
«È una questione interna al Pd. La “transumanza” c’è sempre stata, ma non è quello il problema: è che il diavolo tentatore è sempre lo stesso, è sempre lui, Berlusconi».

Rientrerete in commissione di Vigilanza? E se no, sarete presenti nel CdA Rai?
«No, non rientreremo. Per il CdA Rai non siamo stati contattati da nessuno, come sempre. Comunque, per noi l’idea è quella di ricorrere a professionalità interne alla Rai».

Villari si dimetterà?
«Non lo so: è una questione interna al Pd. In realtà, Veltroni ha subito tutta la vicenda: è una vittima. Io l’ho vissuto già con De Gregorio alla commissione Difesa nella precedente legislatura. Berlusconi è andato lì e ha fatto “’a moina” a Villari. Veltroni l’ha solo subita».

Molti lettori si chiedono come mai IdV e Pd non si sono uniti subito dopo le elezioni?
«Non ci siamo uniti perché sono cambiate le condizioni. Dopo le elezioni, noi e il Pd abbiamo preso strade diverse, come è normale che sia anche tra alleati. Quello che ha fatto Veltroni è apprezzabile e sarebbe stato encomiabile in un Paese civile. Del resto, lo abbiamo visto negli Usa, tra Obama e McCain si sono ringraziati a vicenda e hanno iniziato a collaborare da subito. Ma qui non siamo in un Paese civile, qui bisogna togliere il tumore. Ora il problema non è più neanche Berlusconi, sono i “berluschini”. Si sono infiltrati in tutti i livelli della società, come un virus. Il modello sta facendo scuola, si sta riproducendo dappertutto».

Mi sembra che le posizioni politiche siano ora più vicine.
«A quanto pare il “contadino” Di Pietro aveva ragione: ora non sono più solo io che parlo di regime in Italia».

Ieri l’associazione nazionale dei magistrati ha chiesto l’intervento dell’Onu per i continui attacchi di Berlusconi alla democrazia.
«È segno che il modello si sta affermando. È così in tutti i settori. Per la Giustizia, l’esempio eclatante è la vicenda delle indagini del magistrato Boccassini su Squillante. Gli attacchi contro di lei si sono fatti quotidiani e a distanza di anni, in internet, si possono leggere ancora molti messaggi contro di lei: segno che la comunicazione distorta ha vinto. Berlusconi attacca la Giustizia su tre fronti: delegittimando il ruolo dei magistrati, facendo leggi che abbreviano i termini del giudizio e riducendo tutti i fondi alla Giustizia. È questo il cammino verso il regfime e succede in ogni ambito».

Contro di te non ha forza, però.
«Certo, Berlusconi non può far molto, a parte calunniare e mentire, contro chi agisce secondo le regole. Non mi querela perché quando dico qualcosa contro di lui ho sempre le prove. Spero mi quereli per diffamazione. Ma non lo farà».

L’accusano di attaccare Berlusconi, ma di fare le stesse proposte, come nel caso della “messa in prova”. È vero?
«È esattamente il contrario! Sono loro che copiano e anche male. L’Italia dei Valori proponeva al Senato la sospensione del processo con messa alla prova per i reati fino a 3 anni. Il governo ha copiato l’idea, ma ci ha aggiunto un anno di reati, proprio per quei casi che fanno comodo a loro, dalla corruzione alla bancarotta fraudolenta: questo è il vero colpo di spugna. Del resto, fanno sempre così: la Cirielli è divenuta la ex Cirielli, e così via. Prendono un contenitore e lo usano per quel che gli fa più comodo: prendono la bottiglia d’acqua e ci mettono il veleno».

Molti lettori le chiedono consigli “professioniali” sulle frasi immorali di Brunetta contro gli statali e Cossiga contro gli studenti. Sono perseguibili penalmente?
«In un Paese civile sarebbero passibili di reato, come tutti quelli colpevoli di diffamazione. In Italia, l’anomalia li porta ad essere immuni e intoccabili».

Altri lettori ci chiedono, se passato Berlusconi, rimarrà il suo partito, che è l’insegna dell’antiberlusconismo. È così?
«L’antiberlusconismo è un falso problema. Noi lo siamo perché è lui l’anomalia. Ci accusano di occuparci solo di Giustizia, ma è lui che si occupa troppo di Giustizia, è lui che ha fatto il lodo Alfano, il lodo Consolo, la Salvapremier. Noi cerchiamo soltanto, come diceva tanto tempo fa, quando lavoravo a Milano, il mio vecchio maresciallo, Nicotra: “Bisogna infrenare il fenomeno!”. Cerchiamo solo di contenere il male».

Le alleanze future? Casini? Ferrero?
«Su Casini non posso dir nulla. Non so che posizioni abbia sulle cose: nelle votazioni si astiene sempre. Per quanto riguarda Ferrero, la questione è delicata. L’IdV non ha mai voluto assumere posizioni ideologiche. Siamo dei moderati nel nostro programma, ma ci riconosciamo negli ideali del centrosinistra. Con Ferrero, quando era in Aula, abbiamo avuto posizioni diverse. Ma è una persona preparata e seria, anzi serissima. Con lui ho sempre lavorato bene».

Quindi, dialogherete con la Sinistra extraparlamentare?
«Veramente lo stiamo già facendo: le firme contro il lodo Alfano le stiamo raccogliendo insieme. In Abruzzo, stiamo lavorando con loro e andremo insieme alle elezioni. Voglio dire, con chi dovremmo dialogare, con Berlusconi? Sono loro i nostri naturali interlocutori. Con loro cerchiamo un dialogo, ad esempio sulla Giustizia sociale: il governo, con Tremonti, ha annunciato il condono edilizio. Ma i condonati neanche pagheranno: sono più di 6 milioni di euro. È la stessa cifra che lo Stato vuole tagliare alla scuola. Quindi, tolgono ai poveri, i più bisognosi di istruzione, per dare ai ricchi, i condonati che i soldi ce li hanno già».

L’Idv e la scuola pubblica?
«Noi siamo dell’idea che in un momento in cui non ci sono i fondi per la scuola pubblica, non si possono dare aiuti alla scuola privata, senza parlare dei tagli. Ma in alcuni settori dell’istruzione, siamo favorevoli al un cambiamento:; è il caso dell’università, che andrebbe riformata per tutte quelle questioni arcinote che vanno dalle baronie agli sprechi».

Ultima domanda: le prossime elezioni in Abruzzo, che avevamo appena accennato.
«In Abruzzo, l’impegno è notevole. Purtroppo, il governo regionale è caduto per delle questioni serie: corruzione. C’era chi voleva arrendersi al voto, andare in ordine sparso. Noi siamo partiti da sondaggi che davano il centrosinistra a meno 22%. Io faccio 4 o 5 comizi al giorno e ho costruito personalmente una coalizione che riunisce tutto l’intero centrosinistra. Ora ci presentiamo tutti insieme da Rifondazione a noi, e soprattutto con un curriculum personale che non ha alcun carico pendente».
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20 Nov 2008
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Sicurezza sul lavoro, per il 50% peggiorate le condizioni nelle fabbriche

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Indagine di Demos & Pi e Osservatorio di Pavia. Il 21 per cento degli operai teme di rimanere vittima di un incidente

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di FABIO BORDIGNON e NATASCIA PORCELLATO

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IL 6 DICEMBRE 2007, nell’inferno di una fabbrica che scoppia e si infiamma, l’Italia si scopre, sgomenta, ad osservare un operaio morire di lavoro, raggiunto, nei giorni successivi, da altri sei colleghi. E’ il giorno dell’incidente alla ThyssenKrupp di Torino, che lunedì ha visto il rinvio a giudizio per omicidio della sua dirigenza. Nel giorno stesso in cui, a Bologna, la storia si è ripetuta: un’altra esplosione, altre fiamme, altre vittime.

La triste cronaca delle morti bianche, nei mesi scorsi, è tornata periodicamente al centro dell’attenzione,generando un sentimento di inquietudine nell’opinione pubblica, la sensazione che le cose stiano peggiorando. Si tratta di un elemento che emerge in modo molto chiaro dai dati della seconda indagine su “La sicurezza in Italia. Significati, immagine e realtà” curata da Demos & Pi e Osservatorio di Pavia per la Fondazione Unipolis, di cui anticipiamo il focus relativo alla sicurezza sul lavoro.

A percepire un incremento delle condizioni di sicurezza nelle fabbriche e nei cantieri, negli ultimi anni, è circa un rispondente su tre: 35%, due punti percentuali in meno rispetto alla rilevazione di ottobre 2007. Quanti invece ritengono ci sia stato un deterioramento delle condizioni di sicurezza sono quasi la metà: il 47%, con un incremento speculare rispetto a dodici mesi prima. Un assestamento delle percezioni, dunque, che rinforza le tendenze, di segno negativo, già rilevate nel recente passato.

Ma qual è il livello di timore manifestato dai cittadini italiani verso questo tipo di rischio? Se guardiamo alla popolazione nel suo complesso – incluse, quindi, anche le categorie inattive, o i lavoratori impiegati in mansioni a basso rischio – solo il 10% delle persone interpellate afferma di sentirsi frequentemente preoccupato di essere vittima di un incidente sul lavoro. Il dato, tuttavia, si presenta diversificato in relazione all’attività svolta, e arriva a raddoppiare tra gli operai: il 21%, in questa categoria, teme di essere coinvolto in un incidente sul luogo di lavoro. Ma il dato supera il valore medio anche tra gli stessi imprenditori (12%).

Il sondaggio ha poi indagato sulle responsabilità degli incidenti. La maggioranza relativa del campione punta il dito contro gli imprenditori: il 41% li ritiene responsabili per la mancata applicazione delle normative vigenti in materia di sicurezza. Se escludiamo una piccola componente che non si esprime (8%), o che non è in grado di individuare delle colpe ben precise, la rimanente frazione del campione si divide sostanzialmente a metà. Quasi una persona su quattro (24%) attribuisce le colpe innanzitutto all’assenza di controlli da parte delle autorità pubbliche preposte. Un rispondente su cinque (21%), invece, ritiene che le responsabilità maggiori debbano essere attribuite agli stessi operai, che non seguirebbero con sufficiente attenzione le norme di sicurezza.

L’indagine “La sicurezza in Italia: significati, immagine e realtà” sarà presentata domani, venerdì 21 novembre 2008, a Roma, nel corso di un incontro coordinato da Gad Lerner, al quale prenderanno parte, oltre a Ilvo Diamanti, Università di Urbino, Fabio Bordignon, di Demos, Antonio Nizzoli, Osservatorio di Pavia, Chiara Saraceno, Università di Torino, Mons. Vittorio Nozza, direttore Caritas Italiana, Massimo Livi Bacci, Università di Firenze, Pierluigi Stefanini, presidente di Fondazione Unipolis e di Unipol Gruppo Finanziario.

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20 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/indagine-sicurezza-lavoro/indagine-sicurezza-lavoro/indagine-sicurezza-lavoro.html?rss

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COSI’ NO!

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SICUREZZA E’ ANCHE COMPORTAMENTO RESPONSABILE

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VIOLENZA CONTRO LE DONNE – Dieci spose ‘insanguinate’ sulle scale del Campidoglio

Flash Mob contro la violenza maschile sulle donne (Roberto Monaldo / LaPresse)

E’ il flash mob organizzato in occasione della giornata mondiale. Le cifre sono agghiaccianti: Oltre 14 milioni di donne italiane oggetto di violenza. E nove su dieci non denunciano

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Roma, 20 novembre 2008 – Dieci spose ‘insanguinate’ e ‘maltrattate’ in famiglia hanno dato vita a un flash mob, disponendosi sulle scale del Campidoglio di Roma per denunciare ancora una volta la violenza sulle donne.

In occasione della Giornata mondiale, le donne scenderanno di nuovo in piazza sabato per dire che questa violenza ha un nome e un sesso: è violenza ‘maschilè e non conosce differenze di classe sociale ed etnia, si legge in una nota delle organizzatrici. «In Italia continua a morire una donna ogni tre giorni per mano di un familiare o di un amico. La violenza maschile è nel mondo la prima causa di invalidità e morte per le donne», prosegue la nota, «la punta di un iceberg, fatto di infinite forme di violenze fisiche, psicologiche, e sessuali che la maggior parte delle donne conosce drammaticamente nel proprio ambito familiare. Viene considerata un fatto privato da risolvere o nascondere nelle case. La violenza sulle donne non è un problema di ordine pubblico, ma il frutto di una società ancora oggi profondamente sessista».

I dati Istat, riferiti al 2007, sono agghiaccianti. Oltre 14 milioni di donne italiane sono state oggetto di violenza fisica, sessuale o psicologica nella loro vita. Sono stimate in 6 milioni 743mila le donne di età compresa tra i 16 e i 70 anni vittime di violenza fisica o sessuale nel corso della vita (il 31,9 per cento della classe di età considerata). Sono 5 milioni le donne che hanno subito violenze sessuali (23,7), 3 milioni 961mila violenze fisiche (18,8); circa 1 milione di donne ha subito stupri o tentati stupri (4,8); il 14,3 per cento con un rapporto di coppia attuale o precedente ha subito almeno una violenza fisica o sessuale dal partner e se si considerano solo le donne con un ex partner la percentuale arriva al 17,3 per cento. Il 24,7 ha subito violenze da un altro uomo. Negli ultimi 12 mesi il numero delle donne vittime di violenza arriva a 1 milione e 150mila (5,4). Nella quasi totalità dei casi le violenze non sono denunciate.

Il sommerso è elevatissimo e raggiunge circa il 96 per cento delle violenze da un non partner e il 93 per cento da un partner. Anche nel caso degli stupri la quasi totalità non è denunciata (91,6).

Tra tutte le forme di violenze sessuali, le più diffuse sono le molestie fisiche, ovvero l’essere stata toccata sessualmente contro la propria volontà (79,5), l’aver avuto rapporti sessuali non desiderati vissuti come violenza (19,0), il tentato stupro (14,0), lo stupro (9,6) e i rapporti sessuali degradanti ed umilianti (6,1). (Fonte: AGI)

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/11/20/134059-dieci_spose_insanguinate.shtml

A Pavia i primi ceppi australiani: E’ arrivata l’influenza 2008-2009

Isolato per la prima volta il virus nella variante che ci colpirà quest’inverno
Sarà la più forte degli ultimi anni: 5-7 milioni di casi. Il ministero: “Vaccinatevi”

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ROMA – L’influenza è sbarcata ufficialmente in Italia. Tre ceppi tutti appartenenti al sottotipo A/H3N2, quelli della cosiddetta “Australiana”, sono stati isolati per la prima volta sul territorio nazionale dal Laboratorio dell’Università di Parma. A comunicarlo, il Centro Nazionale per l’Influenza attivo presso l’Istituto Superiore di Sanità (Dipartimento Malattie Infettive, Parassitarie ed Immunomediate-MIPI). I campioni esaminati dal laboratorio parmense sono stati prelevati da 3 individui: un bambino di 5 anni, una donna di 35 anni e suo figlio di 2 anni, tutti non vaccinati. Dalle prime indagini di laboratorio i 3 ceppi isolati appartengono alla nuova variante antigenica A/Brisbane/10/07 contenuta nel vaccino antinfluenzale per la stagione 2008-2009.

Il primo arrivo a fine novembre rafforza le ipotesi sulla curva di diffusione della malattia e sui suoi “numeri”. per il prossimo inverno. L’influenza 2008, che si stima sarà la più aggressiva degli ultimi anni, capace di mettere a letto 5-7 milioni di italiani, contro una media di 3-4 milioni delle ultime stagioni: si è passati da un minimo di 1,4 milioni del 2006-7 a un massimo di 5,5 nel 2004-2005. L’influenza si comincerà a manifestare palesemente a Natale, per poi rimanere tra noi verosimilmente fino a marzo (i picchi di diffusione, di solito si hanno a inizio febbraio).

Con costi sociali significativi, se si pensa che, come risulta da uno studio promosso da Federanziani, nel 2006 oltre 4.800.000 lavoratori si sono assentati per uno o piu’ giorni a causa dell’influenza, per un totale di circa 32.275.000 giornate di assenza che sono costate complessivamente, al Servizio sanitario nazionale, famiglie, Inps e datori di lavoro, oltre 2.860.000.000 di euro, secondo quanto si riferisce, proprio in questi giorni, al congresso della Società italiana di Medicina Generale, a Firenze.

I medici esortano gli italiani a ”vaccinarsi e a non sottovalutare il problema. Ma attenzione – spiegano i medici della SIMG – anche a non banalizzare i sintomi, visto che ogni anno si registrano circa 8000 decessi attribuibili alle complicanze della malattia. Oggi vi sono test rapidi che in 15 minuti possono diagnosticarla”.

Il vaccino, l’arma principale per la prevenzione e raccomandato a tutte le categorie a rischio (adulti con piu’ di 65 anni, bambini di eta’ superiore ai 6 mesi ragazzi e adulti affetti da patologie croniche), quest’anno contiene tre ceppi inediti, mai utilizzati nelle stagioni precedenti. Ma anche gli antivirali risultano essere un’importante arma a disposizione del medico per ridurre i sintomi dell’influenza e i giorni di malattia.

E anche dall sottosegretario alla salute, Ferruccio Fazio arriva un monito sull’importanza della vaccinazione antinfluenzale, “un mezzo efficace e sicuro per prevenire la malattia e le sue complicanze. Ricordo a coloro che ancora non si sono vaccinati che il periodo ottimale per effettuare la vaccinazione va fino alla fine di dicembre e che, dunque, sono ancora in tempo a ricorrere a questo tipo di profilassi”. Per tutte le informazioni utili, è disponibile on line la circolare del Ministero del Lavoro, della Salute e delle Politiche Sociali: “Prevenzione e controllo dell’influenza: raccomandazioni per la stagione 2008-2009” su www.ministerosalute.it.

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20 novembre 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/influenza-primo-caso/influenza-primo-caso/influenza-primo-caso.html?rss