Archivio | novembre 22, 2008

Vik torna… e la lotta continua

Marele – preziosissima fonte di informazioni – ci aggiorna:

Ciao a tutti,
la giornata di oggi è stata per Vik e per alcuni di noi piuttosto complicata.
Si trattava di decidere quale fosse la scelta migliore per Vittorio, accettare l’espulsione o resistere.

gr

Ecco il comunicato di Vittorio:

COMUNICATO STAMPA

In queste ore convulse è stato per me difficile prendere la decisione giusta, coerente con quello in cui credo e il più possibile razionale.
Quella razionalità di cui spesso sono sprovvisto essendo l’istinto e la passione la mia naturale bussola.
Ho deciso, contro la mia istintività combattente, razionalmente di non resistere alla deportazione. E di farmi imbarcare domattina su un aereo diretto a Roma.
Spero che nessuno dei miei più cari amici da Rafah agli USA mi considerino un codardo per questa scelta.
Ho valutato rischi e benefici.
Nella stessa misura di quando nuotando verso Gaza nel tentativo di resistere alla cattura circondato da otto navi da guerra israeliane, ho visto le mie mani colorate di blu e ho desistito nella fuga.
Forse sarò più utile alla causa fuori da queste mura sbarrate, forse qui dentro sarei addirittura più di danno che di beneficio per le nostre prossime valorose missioni.
Il tempo smentirà o confermerà i miei dubbi e le mie decisioni.

Ringrazio tutti coloro che mi hanno sostenuto e consigliato in questa frenetica giornata fatta di caffè lunghi georgiani, di tè eritrei e sigarette etiopi (gli insetti, invece, gentilmente offerti da Israele).

In particolare ringrazio:

– Huweida dagli USA col suo accento yankee
– Paul, per il consiglio sullo streaptease
– Adam e Sacha dalla West Bank per le ricariche telefoniche e del morale
– Daniela da Al Quds per le sigarette mai pervenute
– Bianca dalla Francia per il vino bianco
– Leila sempre empatica
– Tutti i blogger guerrilleri della rete
– Mahfus e tutti i gazawi (tranne un certo Jamal)
– Fida, Donna, G., OJ (eat, eat!), Eva (sleep, sleep!) e la companera Cohime.

Ragazzi, sono orgoglioso di aver conosciuto e combattuto con esseri umani
straordinari come voi, inshallah altre intifade marine nel nostro domani.

Darlene, il migliore vino sta nelle botti piccole.
Andrew, mi devi sempre quella rivincita sul tavolo verde.

E tutti coloro che colpevolmente ho dimenticato e che mi si sono dimostrati vicini in queste ore.

Il vostro mai domo Vik.

Restiamo umani

22 Novembre 2008

Vik… noi che abbiamo seguito la tua storia stando comodamente seduti ai nostri computer non credo abbiamo il diritto di – eventualmente – criticare la tua scelta. Possiamo, e dobbiamo, solo sostenere te e la tua lotta per la giustizia. Grazie di essere umano.

elena

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Attivista Italiano ferito da militari israeliani a Gaza


DELIRIO DI ONNIPOTENZA – Berlusconi: “Sondaggi strepitosi, mi danno al 72%”

https://i1.wp.com/controgogobub.go.ilcannocchiale.it/mediamanager/sys.user/28994/camicia_di_forza.jpg

“Di Pietro? E’ un uomo di violenza”

Il premier a Teramo per la campagna elettorale in Abruzzo parla anche della Rai: “Domenica in sei programmi mi si prendeva in giro oltraggiandomi. Chi afferma quelle cose non ha il senso del pudore”

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(AGI) Teramo, 22 novembre 2008 – “Io ho dei sondaggi strepitosi, imbarazzanti che mi danno al 72%”. Lo afferma Silvio Berlusconi arrivando a Teramo per la campagna elettorale in Abruzzo.

“Questi signori non hanno pudore”. Così il Cavaliere risponde a chi lo accusa di utilizzare la Rai come una dependance di Arcore. “Basta guardare la Rai, domenica – dice il premier – ero a casa, ho girato col telecomando e ho trovato sei programmi in cui mi si prendeva in giro oltraggiandomi. Chi afferma quelle cose non ha il senso del pudore”.  “Gli italiani – spiega parlando alle tv locali – hanno testa e sanno giudicare, anche se la sinistra non lo crede. Perciò io vado avanti e credo che quello che conta sono i fatti”.

L’alleanza tra Idv e Pd “è un’alleanza da vecchia politica, con Di Pietro che spadroneggia e gli altri partiti che si inginocchiano davanti alla sua irruenza”, ha detto Berlusconi, che poi ha aggiunto: “Di Pietro è un uomo di violenza, il contrario di ciò che dovrebbe essere un uomo politico di cui l’Italia ha bisogno”.

LA REPLICA DI DI PIETRO

Berlusconi che mi accusa di spadroneggiare è come il bue che dice cornuto all’asino”. Lo dice Antonio Di Pietro, presidente dell’Italia dei valori, replicando al presidente del Consiglio, e aggiunge: “Se c’è qualcuno che si comporta da padrone è proprio lui che non solo ha umiliato il Parlamento, espropriandolo di tutti i suoi poteri, ma ha anche imbavagliato l’informazione; sia perchè è da tempo proprietario di quella privata, sia perchè vuole appropriarsi di quella pubblica, tanto è vero che si è comprato anche Villari. Ed ora, infine, da cattivo padrone, sta togliendo ai poveri per dare ai ricchi come sta dimostrando la manovra finanziaria varata”.

Il leader Idv conclude: “Berlusconi, questa volta, però, non riuscirà a raggirare il popolo abruzzese che sa bene che la politica malata, corrotta e di malaffare, in Abruzzo ha attecchito proprio con la coalizione di centrodestra di cui Berlusconi è a capo. È da questa violenza che devono tutelarsi gli abruzzesi, non certo da noi dell’Italia dei valori, che quella violenza stiamo combattendo”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/11/22/134565-sondaggi_strepitosi_danno.shtml

Donne in piazza contro la violenza “Difendiamo i nostri diritti” / Ogni tre giorni in Italia una donna muore a causa della violenza maschile

E' polemica per il manifesto della donna nuda in croce

A Roma il corteo organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche

Contestati il progetto Gelmini e il ddl Carfagna sulla prostituzione

Donne in piazza contro la violenza "Difendiamo i nostri diritti"

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ROMA – In piazza contro la violenza maschile. Alcune migliaia di persone si sono ritrovate, oggi, a Roma per il corteo organizzato dalla Rete nazionale di femministe e lesbiche. Stando ai dati della Casa internazionale delle donne di Roma e di Bologna, ogni tre giorni in Italia una donna muore per le violenze subite da un uomo. In particolare, nel 2007, sono state uccise 126 donne: 44 dai mariti, 11 dai fidanzati o dai conviventi, nove dagli ex mariti e dagli ex fidanzati, dieci dai figli e 14 da sconosciuti. Dati che si aggiungono a quelli di un’indagine Istat dello scorso anno, secondo la quale quasi sette milioni di donne sono state vittime di violenza. La maggior parte (oltre sei milioni) sono state aggredite dal partner.

La manifestazione, che precede la Giornata mondiale per l’eliminazione delle violenza sulle donne, il 25 novembre, è stata anche l’occasione per protestare contro il ddl sulla prostituzione a firma del ministro Carfagna (“criminalizza le prostitute ed impone regole di condotta per tutte; invece siamo tutte indecorosamente libere”) e contro il progetto di scuola del ministro Gelmini (“autoritario e razzista”).

Il corteo è partito intorno alle 15 da piazza della Repubblica e si è diretto verso piazza Navona, attraversando le vie del centro. “Indecorose e libere contro la violenza maschile”, era scritto sullo striscione di testa. E sugli altri: “Cenerentola, Biancaneve e Barbablù c’erano una volta… e adesso non li vogliamo più”, “Nella casa del ‘Mulino’ si nasconde l’assassino”, “Ma non lo puoi usare solo per pisciare?”. Il corteo era diviso in spezzoni: femministe, lesbiche e centri antiviolenza. Gli uomini, la cui presenza fu fortemente contestata da alcune manifestanti nel corso della mobilitazione nazionale che si svolse il 27 novembre dello scorso anno, sono in coda.

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22 novembre 2008

fonte:  http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/donna-crocifissa/giornata-violenza/giornata-violenza.html?rss

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Ogni tre giorni in Italia una donna muore a causa della violenza maschile

Roma | 22 novembre 2008

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Ogni tre giorni in Italia una donna muore a causa della violenza maschile. Nel 2007 i decessi  femminili per violenza sono stati 126, la maggior parte dei quali causati da mariti, fidanzati o ex, padri, figli e fratelli. Il primato di omicidi spetta ai mariti, 44 su 126.

Il dato emerge da una ricerca realizzata dalla Casa internazionale delle donne di Roma, in collaborazione con quella di Bologna, e presentata in occasione della manifestazione nazionale contro la violenza sulle donne in corso a Roma.

Il primato di omicidi spetta ai mariti, 44 su 126
Seguono vicini di casa e conoscenti, 15; fidanzati e conviventi, 11; ex mariti, 9, ed ex fidanzati, 9. Infine secondo l’indagine, nel 2007, sono state inoltre 14 le donne uccise da sconosciuti e 2 le prostitute vittime dei loro clienti.

La manifestazione dello scorso anno

In 50mila sfilano a Roma
“Siamo piu’ di 50 mila”, hanno detto le organizzatrici che ieri avevano preannunciato di puntare a quota 150mila, come la partecipazione registrata alla manifestazione dell’anno scorso.
Arrivate a piazza Navona, alcune manifestanti hanno parlato ai microfoni prima di improvvisare un concerto. Durante il corteo, a cui si sono aggiunti man mano gruppi di manifestanti,
ha anche sfilato un furgone con una piovra gigante con dei tentacoli che riportavano scritte sulla rivendicazione dei diritti delle femministe. Tra gli striscioni, anche la scritta “La violenza sulle donne ha molte facce” e sotto i volti del Premier, del Papa e di alcuni ministri del Governo.
“Siamo comunque soddisfatte nel vedere donne che da tutta Italia sono arrivate in piazza a Roma attraverso il passaparola. Il nostro e’ un movimento che si inserisce nella protesta
trasversale di questo paese e appoggia le contestazioni alla riforma Gelmini, che danneggia soprattutto le donne”, ha commentato Monica, della rete nazionale dell’assemblea romana di
femministe e lesbiche.

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fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=88585

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Torino, crolla tetto di un liceo muore studente di 17 anni

La tragedia in una scuola di Rivoli. I vigili del fuoco ipotizzano un cedimento strutturale

«È una morte bianca»Una ventina i ragazzi rimasti feriti di cui quattro gravi portati al Cto e alle Molinette

La zia in lacrime: “Le scuole italiane fanno schifo anche al Nord”

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Torino, crolla tetto di un liceo muore studente di 17 anni Vito Scafidi, la giovane vittima

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di FEDERICA CRAVERO e MEO PONTE

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TORINO – Un giovanissimo studente del liceo scientifico Darwin a Rivoli, comune della prima cintura torinese, è morto questa mattina in seguito al crollo di un soffitto di un’aula. Altri venti ragazzi sono rimasti feriti, di cui quattro in gravi condizioni.

La vittima si chiamava Vito Scafidi, aveva 17 anni e abitava a Pianezza, località a pochi chilometri dalla scuola. Il giovane frequentava la quarta G e si trovava nella sua classe, al primo piano, durante l’intervallo, quando il soffitto è crollato. Già nella notte un albero ad alto fusto era caduto nel cortile del complesso scolastico. I soffitti delle aule vicine hanno retto ma ci sono vistose crepe.

Un cedimento strutturale
– non il vento o il maltempo – sarebbe la causa del crollo, forse il cedimento di un tubo di ghisa tra il soffitto e la controsoffittatura. E’ questa una delle ipotesi ora al vaglio dei tecnici che stanno effettuando i rilievi all’interno dell’aula in cui si è verificato l’incidente. C’è anche chi ha parlato di scricchiolii avvertiti prima del crollo. Tutti i giovani e i docenti sono stati evacuati mentre le ambulanze continuano a portare via i ragazzi feriti o contusi.

Sul posto insieme ai genitori
del ragazzo morto c’è anche una sua zia. Rivolta ai giornalisti e ai fotografi ha detto: “Fotografate cosa è successo, fate vedere che le scuole italiane fanno schifo anche al Nord. E che si può morire andando a lezione a scuola”.

I giovani feriti sono stati portati in quattro ospedali diversi: i più gravi sono quattro, tre dei quali sono stati trasportati all’ospedale Cto di Torino e un quarto all’ospedale Molinette. Altri 14 feriti meno gravi sono stati trasportati al san Luigi di Orbassano e all’ospedale di Rivoli.

Il crollo del soffitto è avvenuto
nella sede principale del liceo scientifico Darwin, in viale papa Giovanni XXIII (ha anche una succursale in via san Bartolomeo). La scuola è un edificio dei primi anni del Novecento, situato sulla collina di Rivoli. Nato come seminario, ha subito l’ultima ristrutturazione negli anni Settanta quando è stata realizzata una nuova ala dell’edificio.

L’incidente, che si è verificato nella parte vecchia dell’istituto, potrebbe essere avvenuto in relazione al fortissimo vento che tira da ieri sul torinese, ma secondo Gerardo Ferito, del comando provinciale dei vigili del fuoco di Torino, il crollo “potrebbe non essere stato provocato dal maltempo”. “Tutti i feriti sono stati estratti dalle macerie e sono in zona sicura”, ha detto il funzionario. “Dai primi elementi visibili – secondo i vigili del fuoco – sembra che la causa non sia da imputare alle forti raffiche i vento”. Il crollo ha interessato “un’unica aula dove è crollato il controsoffitto, fatto di laterizi”. La tragedia potrebbe quindi essere dovuta a un crollo strutturale le cui cause sono ancora da accertare.

Sul posto ci sono i carabinieri
della compagnia di Rivoli e il questore di Torino, Aldo Faraoni. Anche il procuratore aggiunto Raffaele Guariniello e il sostituto procuratore Cesare Parodi sono arrivati a Rivoli per fare un primo sopralluogo. “Abbiamo il dovere di dare spiegazioni a questo nuovo dramma, abbiamo il dovere di dare risposte a quanto è accaduto innanzitutto alla famiglia della vittima e a tutti gli altri genitori” ha detto Guariniello al termine del sopralluogo. Cesare Parodi ha quindi spiegato “la morte è avvenuta per un trauma violento,ma abbiamo comunque disposto l’autopsia. Ora l’importante è capire perché questa tragedia si è verificata”.

“La tragedia di oggi è una morte bianca”: è il primo commento a caldo del sindaco di Rivoli, Guido Tallone. “Bisogna mettere da parte le inutili polemiche fatte in queste ultime settimane sulla scuola – ha aggiunto – non si risparmia sulla sicurezza”. Sul posto, oltre al sindaco di Rivoli, è presente il presidente della Provincia di Torino, Antonio Saitta, e l’assessore provinciale all’Istruzione, Umberto D’Ottavio.

Sul luogo dell’incidente si è recata nel primo pomeriggio anche il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini. La sua visita era stata annunciata dal collega di governo Altero Matteoli a margine della riunione che si è svolta oggi in prefettura sulla Torino-Lione. Ad accogliere il ministro il presidente della Regione, Mercedes Bresso, il presidente della Provincia, Antonio Saitta, e l’assessore regionale dell’Istruzione, Giovanna Pentenero.

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22 novembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/maltempo/scuola-rivoli/scuola-rivoli.html

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Rivoli, polemica sulla sicurezza
“Qui si muore andando a lezione”

Rivoli, polemica sulla sicurezza "Qui si muore andando a lezione" Il liceo Darwin

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RIVOLI (Torino) – “Fate vedere in che condizioni sono le scuole e che si può morire a 17 anni andando a lezione”. La zia dello studente morto è la prima a lanciare l’accusa più bruciante quella che il Codacons riassume in una battuta: “E’ una tragedia annunciata”. “Allucinante”, il commento del ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli.

Il crollo del controsoffitto al liceo scientifico di Rivoli, pur nel momento di dolore e commozione, scatena la polemica. La zia di Vito che, con i genitori del ragazzo, ha raggiunto la scuola dopo la tragedia, dice ai fotografi e ai giornalisti: “Fotografate cosa è successo, fate vedere che le scuole italiane fanno schifo anche al Nord. E che si può morire a 17 anni, andando a lezione a scuola”.

“E’ una vergogna che in una scuola succedano queste cose” ha accusato la madre di Andrea, 17 anni, il più grave dei tre feriti ricoverati nell’ospedale Cto di Torino. Il ragazzo è in prognosi riservata, nel centro grandi traumi: ha riportato fratture alla colonna vertebrale con lesioni al midollo. “Siamo preoccupati – ha ribattuto il padre – speriamo non rimanga paralizzato. Se dovesse succedere non so come potrebbe reagire. E’ un dramma incredibile, sono distrutto” ha aggiunto.

“Una tragedia veramente incomprensibile,
non è possibile che un ragazzo perda la vita a scuola” ha detto il ministro dell’Istruzione, Mariastella Gelmini, al termine di un incontro con le istituzioni locali e le forze dell’ordine svoltosi a Rivoli. “Sono qui per esprimere la mia vicinanza personale e del governo – ha aggiunto – a tutte le persone che sono state coinvolte in questa tragedia. Ai ragazzi e alle loro famiglie e, in modo particolare, alla famiglia del ragazzo che qui ha perso la vita”. Il ministro ha poi aggiunto che “nel prossimo decreto, elaborato con la protezione civile, abbiamo previsto uno stanziamento straordinario per la manutenzione delle cento scuole più a rischio in Italia”. Ma, come suggeriscono numerose associazioni che da tempo lanciano l’allarme sicurezza negli edifici scolastici, non esiste un monitoraggio cui fare riferimento.

Il sindaco di Rivoli, Guido Tallone, parla della tragedia nella scuola definendola “una morte bianca”. “Non si risparmia sulla sicurezza nelle scuole – aggiunge – bisogna mettere da parte le tante inutili parole che sono state fatte ultimamente sulla scuola”.

“Si tratta di una tragedia annunciata
– afferma il presidente Codacons Carlo Rienzi – infatti il 75% degli istituti scolastici presenti sul nostro territorio non è sicuro poichè mancano diversi certificati previsti dalla legge. Da anni denunciamo lo stato di fatiscenza delle scuole italiane senza ottenere alcun intervento delle istituzioni a salvaguardia dell’incolumità degli studenti”.

“In questo momento terribile, anche a nome di tutti i colleghi senatori, vorrei far giungere ai familiari del ragazzo rimasto ucciso i sentimenti della mia profonda tristezza e del cordoglio” sono le parole del presidente del Senato, Renato Schifani, in un messaggio fatto pervenire al prefetto di Torino dopo aver appreso “con sgomento” le notizie del crollo del tetto del liceo di Rivoli.

“Ho appreso con profondo dolore la notizia. Desidero esprimere ai familiari di Vito Scafidi il cordoglio mio personale e della Camera dei deputati, insieme a un augurio di pronta guarigione per i feriti” ha dichiarato il presidente della Camera, Gianfranco Fini.

La tragedia di Rivoli “non è una fatalità”.
E’ il parere di Mimmo Pantaleo, segretario generale della Flc-Cgil, che sottolinea “la pessima condizione degli edifici scolastici nel nostro paese. Una questione annosa che denunciamo da tanto tempo”. “La gran parte degli edifici non è conforme alle norme di sicurezza e sono fatiscenti, la legge 626 non è applicata. Molte scuole sono a rischio” spiega il sindacalista per il quale quanto accaduto “può succedere ogni giorno”. Ciò che serve, “urgentemente, è un rigoroso monitoraggio delle strutture e l’investimento di risorse. Ecco anche perché – aggiunge Pantaleo – non si può risparmiare sulla scuola”.

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22 novembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/10/sezioni/cronaca/maltempo/reazioni-scuola/reazioni-scuola.html

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Il rapporto di Legambiente: scuole vecchie e insicure, a rischio 2 su 3

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Vecchie, prive di manutenzione, costruite in zone ad alto rischio sismico, e con impianti elettrici non sempre a norma, per non parlare del certificato prevenzione incendi e dell’agibilità statica. Le scuole italiane sono insicure, e la tragedia di Torino, dove il crollo del tetto di una scuola ha causato la morte di uno studente di 18 anni, non fa altro che confermare un drammatico trend.

Circa 10.000 edifici scolastici italiani (il 24% del totale) necessitano di interventi di manutenzione urgenti. Il 42% degli edifici è privo del certificato di agibilità statica. I dati emergono dal rapporto ‘Ecosistema scuola 2008’ di Legambiente, che ha indagato sulla qualità dei 42.000 edifici scolastici presenti su tutto il territorio nazionale, in cui vivono ben 9 milioni di cittadini.

Uno studente che entra oggi nel mondo della scuola ha grosse probabilità di trovarsi in un edificio vecchio e fatiscente (il 52,8% è stato costruito prima del 1974, cioè prima che entrassero in vigore gli attuali criteri di edilizia antisismica), e privo di manutenzione.

Appena il 6,26% degli edifici sono stati costruiti in tempi recenti, dal 1990 al 2006, e resiste un 4,49% che risale addirittura all’800 se non prima. Meno della metà delle scuole, il 47,11%, ha goduto di qualche intervento di cura straordinaria negli ultimi 5 anni, e il 23,62% necessiterebbe di interventi urgenti. Senza contare le strutture sportive, che spesso sono un optional (il 36,57% delle nostre scuole ne è completamente sprovvista) e il rischio sismico: tre scuole su quattro sono costruite proprio in zone ad alto rischio, ma il 40% non ha il certificato di agibilità statica.

E il Piemonte, teatro della tragedia di oggi, spicca per l’età delle sue scuole: quasi metà (il 47,7%) è stato costruito prima del 1974, e il 41,4% (tra cui il liceo di Rivoli) è ospitata in edifici storici. «La tragedia di oggi – denuncia Vittorio Cogliati Dezza, presidente nazionale di Legambiente – mette in risalto la necessità e l’urgenza di adeguate politiche di gestione del patrimonio scolastico. Sono numerose ancora le scuole italiane che non raggiungono gli standard minimi di sicurezza, prive dei certificati di agibilità statica o di prevenzione degli incendi, ospitate in strutture inadatte, nate per altri usi e mai modificate, oppure come in questo caso, alloggiate in strutture vecchissime. Il fatto che nel decreto del Ministro Gelmini siano previsti fondi per l’edilizia scolastica va quindi valutato positivamente ma risulta quanto mai urgente completare l’unico strumento utile a fotografare la qualità edilizia degli istituti: l’anagrafe degli edifici scolastici avviata nel 1996 e mai conclusa».
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22 Nov 2008
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Criminalità – l’Italia cambia idea, dopo un anno non fa più paura

Rapporto Demos: trascorse le elezioni, ecco le nuove angosce
I più insicuri? Le donne del Sud teledipendenti. Meno timori legati all’immigrazione

Criminalità, l'Italia cambia idea dopo un anno non fa più paura

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di VLADIMIRO POLCHI

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ROMA – La grande paura? Archiviata: oggi l’Italia sembra risvegliarsi da un incubo e sentirsi più sicura. Il nemico numero uno? Non più il criminale comune, bensì la crisi economica. Cambiano, infatti, le paure: più della malavita oggi si teme la disoccupazione. Non solo. Rispetto a un anno fa, cala la diffidenza verso gli immigrati. Cresce però la sicurezza fai da te: il 7% degli italiani ha già acquistato un’arma. Insomma, “se prima eravamo terrorizzati ? spiega il sociologo Ilvo Diamanti ? oggi siamo solo impauriti”. Il merito? Della tv.

Dopo aver fomentato l’allarme criminalità tra la fine del 2007 e l’inizio del 2008, oggi i tg nazionali hanno ridotto spazio ed enfasi sull’emergenza sicurezza.
A fotografare le nostre angosce è il secondo rapporto Demos, curato da Diamanti per la Fondazione Unipolis, in collaborazione con l’Osservatorio di Pavia. Cosa emerge? Un Paese sostanzialmente cambiato.

Nel 2008 diminuisce il numero di italiani che ritiene cresciuta la criminalità: è l’81,6%, contro l’88% del 2007. Ci si sente dunque un po’ più sicuri, soprattutto, a casa propria. Meno del 40% degli intervistati percepisce infatti un aumento dei reati nella propria zona di residenza (un anno fa era più della metà e, a maggio scorso, oltre il 53%). Il timore più diffuso? Resta quello di subire un furto in casa (20,7% degli intervistati), seguito dalla paura di incappare in una truffa del bancomat o carta di credito (19%).

Crolla invece il timore di un’aggressione o rapina (13,4% nel novembre 2008, rispetto al 18,7% di un anno fa). Non solo. Sempre meno sono gli italiani che ritengono gli immigrati un pericolo (calati del 14% in un anno).

Ma chi ha più paura per la propria incolumità fisica? Le donne (43%), con un livello d’istruzione medio-basso (38%), residenti nel Mezzogiorno (41%) e teledipendenti (stanno davanti alla tv più di quattro ore al giorno). A essere più allarmati, poi, sono gli elettori del centrodestra, Udc e Italia dei Valori, meno quelli del Pd e della Sinistra Arcobaleno. Pur sentendosi più sicuri, otto italiani su dieci chiedono comunque più polizia per le strade. Resta poi la tentazione di difendersi da soli: il 7% ha già comprato un’arma, il 44% si è blindato in casa, il 35% ha stipulato un’assicurazione sulla vita.

La paura non solo diminuisce, ma cambia anche direzione. “La crisi economica – sostiene Diamanti – è stata in gran parte assorbita nel 2007, eppure ora la paura è pronta a ripartire su alcuni fronti”. La disoccupazione, innanzitutto: oggi allarma il 34.4% degli italiani (erano il 29,6% un anno fa). La crisi delle borse e delle banche è invece una vera “new entry”: preoccupa quasi il 39% del campione. In testa poi restano le “paure globali”: distruzione dell’ambiente (58,5%), futuro dei figli (46,5%), sicurezza dei cibi (43%).

L’indagine Demos esplora anche altre paure-tipo. E così, il rischio di incorrere in un infortunio sul lavoro preoccupa “frequentemente” il 10,4% della popolazione (oltre il 20% degli operai). Aumenta poi il numero di quanti credono che la sicurezza in fabbrica sia diminuita (il 47%). E ancora: la paura di essere vittima di un incidente sulla strada accomuna tre intervistati su dieci. I più spavaldi? Proprio i soggetti più a rischio: giovani tra i 15 e i 24 anni.

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22 novembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/criminalita-demos/criminalita-demos/criminalita-demos.html?rss

E’ morto il compagno Sandro Curzi

Curzi, una vita per la sinistra: dall’Unità clandestina a Telekabul

Resistente a 13 anni, comunista iscritto già a 14, chiamato a 19 anni da Enrico Berlinguer a ricostruire la Federazione giovanile comunista italiana (Fgci), Alessandro Curzi ha vissuto tutta la sua vita fedele, pur senza rigidità, alle idee di gioventù passando con Fausto Bertinotti a Rifondazione Comunista alla fine degli anni ’90.

Il suo impegno politico si è svolto all’interno dei mass media, dal primo articolo, quando era ancora adolescente, sull’Unità «clandestina» per raccontare l’assassinio di uno studente da parte di fascisti repubblichini, al ruolo di capo redattore nel mensile della Fgci “Gioventù nuova”, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione.

Curzi ottenne nel 1944, nonostante la minore età, la tessera del Pci. Tra il ’47 e il ’48 lavora al settimanale “Pattuglia” insieme a Giulio Pontecorvo e, nel ’49, a la “Repubblica d’ Italia” fino a diventare capo redattore di “Gioventù nuova”, diretta da Enrico Berlinguer.

Inviato nel ’51 nel Polesine per raccontare le conseguenze dell’alluvione, vi rimane come segretario della Fgci. Nel ’56 fonda “Nuova generazione” e nel ’59 passa all’Unità, organo del Pci per il quale l’anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la fasi dell’indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah.

Nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Negli anni ’60 collabora fra l’altro alla crescita della radio “Oggi in Italia” che trasmetteva da Praga ed era seguita in molte parti d’Europa da emigranti italiani.

La stagione più calda, quella del ’68 e poi dell’autunno del ’69, della strage di Piazza Fontana e dei fatti che seguirono nei primi anni ’70, Curzi la seguì da vice direttore di “Paese Sera”.

Dalla metà degli anni ’70 arriva l’impegno con la televisione: entra infatti in Rai nel 1975 con un bando di concorso indetto per l’assunzione di giornalisti di “chiara fama” disposti a lavorare come redattori ordinari e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli.

Nel ’76, con Biagio Agnes e Alberto La Volpe, dà vita alla terza rete televisiva della Rai mentre nel 1978 è condirettore del Tg3 diretto da Biagio Agnes. In questa veste “scopre” Michele Santoro e collabora alla realizzazione del programma “Samarcanda”.

Diventa direttore del Tg3
nel 1987 dando a quel telegiornale una impronta inconfondibile, veloce e aggressiva che dà voce alle istanze della sinistra italiana interpretando gli umori di una crescente insofferenza verso la cosiddetta prima Repubblica.

Soprannominato per questo,
dagli avversari politici, “Telekabul” (dalla capitale dell’Afghanistan occupata dall’Urss negli anni ’70), il Tg3 cresce in spettatori (da poco più di 300 mila ai 3 milioni del ’91) e autorevolezza. Nel ’92 pubblica con Corradino Mineo il libro “Giù le mani dalla Tv” (Sperling e Kupfer) e nel ’93, in contrasto con il nuovo consiglio d’amministrazione della cosiddetta Rai dei professori (direttore generale Gianni Locatelli e presidente Claudio Demattè), si dimette.

Passa prima a dirigere il Tg
dell’allora Tele Montecarlo e poi, dal 1998 al 2005, dirige Liberazione. Dal 2005, eletto con i voti di Rifondazione, dei Verdi e della sinistra del Pds, era consigliere d’amministrazione della Rai di cui per tre mesi è stato anche presidente in qualità di consigliere anziano, prima di lasciare il posto a Claudio Petruccioli.

Comunista e antifascista convinto,
politico abile, Curzi si è spesso distinto per posizioni non banali e non sempre in linea con i diktat di partito: basti pensare alle aperture, allora non scontate, del suo Tg3 alle posizioni di Papa Giovanni Paolo II o, più di recente in Rai, all’astensione sulla proposta di licenziamento del direttore di Rai fiction, Agostino Saccà.

Tra le sue esperienze va ricordata nel ’94 la pubblicazione del libro “Il compagno scomodo” (Mondadori) e nel ’95 una curiosa partecipazione al Festival di Sanremo dove canta nel gruppo “La riserva indiana” col nome, palesemente autoironico per chi era stato soprannominato Kojak, di grande capo Vento nei Capelli, eseguendo la canzone “Troppo sole”.

Era sposato dal 1954
con Bruna Bellonzi, anch’essa giornalista. Era padre di Candida Curzi, giornalista dell’ANSA.

22 Nov 2008

fonte: l’Unità

Ciao Sandro, che la strada ti sia lieve… e grazie.

Roma, pestaggi razzisti: arrestati 5 ragazzi

La banda era costituita da 10 persone, tra le quali due minorenni

Rapinavano gli immigrati, molti anche gli episodi di intolleranza e le aggressioni

Le vittime non sporgevano denuncia, preoccupate per le ripercussioni
sulla loro precaria condizione di soggiorno sul territorio italiano

Roma, pestaggi razzisti arrestati 5 ragazzi

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ROMA – Cinque ragazzi, tra i quali due minorenni, sono stati arrestati questa mattina all’alba dai carabinieri, che li hanno accusati di aver compiuto nel tempo diverse aggressioni a sfondo razziale nella zona periferica del Trullo, a Roma. Secondo quanto accertato dai carabinieri, la banda era composta da 10 giovani, dai 16 ai 21 anni, e oltre ai 5 arrestati ci sono 4 denunciati ed un altro giovane sottoposto all’obbligo di firma. Quallcuno di loro aveva già precedenti penali.

La banda sarebbe responsabile
di numerosi episodi di pestaggi, aggressioni ed intimidazioni, tutti sfociati poi in rapine, a danno di numerosi cittadini stranieri della zona del Trullo. Secondo l’accusa, la banda riusciva a evitare le denunce delle vittime, facendo leva sulla loro precaria condizione di soggiorno in Italia.

I dieci ne approfittavano
per continuare i loro atti di prevaricazione e sopraffazione e di intolleranza razziale. Tutti sono stati accusati di rapina aggravata, lesioni, minacce con l’aggravante della discriminazione e dell’odio razziale.

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22 nov 2008

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fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/pestaggi-razzisti/pestaggi-razzisti/pestaggi-razzisti.html?rss

Ai lavoratori

A tutti quei lavoratori che hanno avuto la fortuna di diventare adulti in un mondo in cui la parola “diritti” aveva ancora un significato forte; a tutti coloro che, a differenza dei loro nonni e dei loro figli, possono ancora contare su un impiego sicuro, su un salario decoroso, su una solida rete di garanzie. A tutti voi, rivolgiamo un appello: teneteveli stretti, i vostri diritti! Non arretrate, non vergognatevi mai ad esigerli, non cedete a subdole richieste fuorvianti, non entrate in un meccanismo di rinunce del quale potreste non trovare più l’uscita.

Non rinunciate a quelle conquiste che sono costate lacrime e sangue ai nostri predecessori, non offendete così le loro sacrosante battaglie, i sacrifici che hanno compiuto per  consegnare ai posteri un mondo più civile. Non svendetevi per un piatto di lenticchie, per quanto appetibile possa sembrarvi oggi; domani potreste accorgervi di aver fatto un pessimo affare.

La gratitudine che oggi il padrone vi dimostra si tramuterà presto in abitudine a contare su di voi come elemento ricattabile. La sbandierata urgenza per cui abbassare la testa oggi può sembrare una sporadica necessità, il più delle volte non esiste: esiste, invece, un’azienda che mira a contenere i costi trasformandovi in burattini da spremere fino all’osso.

Non lasciate che il padrone abdichi ai propri doveri fondamentali – organizzare il lavoro, gestire il personale, garantire la sicurezza – offrendovi in cambio l’ingannevole gratificazione che può nascere dal sentirsi indispensabili. Cosa ve ne farete di questo orgoglioso appagamento quando avrete perso l’abitudine a sentirvi liberi – come di fatto siete – di curarvi a casa quando siete malati, di pretendere condizioni di lavoro dignitose, di poter conciliare serenamente tempi di vita e tempi di lavoro? Quando vorrete tornare sui vostri passi e scoprirete quanto sia impervio farvi nuovamente riconoscere come portatore di diritti e di legittime esigenze?

Non sentitevi tutt’uno con l’azienda, perché l’azienda non si sente tutt’uno con voi; il suo bene non sempre coincide con il vostro.

Non siete dei privilegiati, non sentitevi dei privilegiati; se il mercato del lavoro oggi offre precarietà, disagio e salari infimi, l’ultima cosa che dobbiamo fare è entrare nell’ordine di idee che questa sia la normalità. La normalità, in un paese civile, siete voi; ed è principalmente da voi, che ancora non rischiate di ritrovarvi col culo per terra, che deve nascere e rafforzarsi la resistenza a ogni tentativo di trasformarci tutti, da cittadini pensanti titolari di doveri e diritti, in lavoratori-consumatori stanchi e sfruttati. Resistete, e siate di esempio con la vostra realtà concreta, perché nessuno possa mai dire che un mondo del lavoro più civile di quello che attualmente ci propongono sia un sogno irrealizzabile.

Segreteria provinciale PdCI Pavia

Unesco, Yai: “Governi investano in ricerca e non in acquisto armi”

Lunghi applausi per il diplomatico africano

Appello pubblico del presidente del consiglio esecutivo, che questa sera ha partecipato alla cerimonia di chiusura della ‘Giornata mondiale della filosofia’: “Bisogna investire per la costruzione della pace degli uomini, è un’impresa importante che presuppone temperanza e umiltà”

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Palermo, 21 nov.

“Da questa sede vorrei lanciare un appello ai governatori, vorrei convincerli ad investire nella ricerca scientifica per debellare le malattie come l’aids o la malaria e non nell’acquisto di armi. Bisogna investire per la costruzione della pace degli uomini”. È l’accorato appello lanciato da Palermo dall’ambasciatore Olabiyi Babalola Joseph Yai, presidente del Consiglio esecutivo dell’Unesco, che questa sera ha partecipato alla cerimonia di chiusura del ‘Giornata mondiale della filosofia’ che si è tenuta nel capoluogo siciliano.

Vestito con il tradizionale abito del continente nero, Yai ha ricordato la nascita della ‘Giornata mondiale della filosofia’ citando alcuni poeti tra cui Tagore e Neruda. Yai ha puntato soprattutto sull’importanza della pace. “Costruire la pace – ha spiegato all’uditorio che lo ha lungamento applaudito – è un’impresa importante che presuppone temperanza e umiltà”.

fonte: http://www.adnkronos.com/IGN/Cultura/?id=3.0.2732205225