Archivio | novembre 24, 2008

“Un figlio di nome Benito o Rachele e avrete subito 1500 euro” / Mussolini: storia di un orrore

E perché non Albino? Del Duce alcuni nostalgici ignoranti di storia amano ricordare le poche cose buone prodotte dal ventennio fascista dimenticando, volutamente , gli errori, e gli orrori, che lo stesso ventennio ha prodotto a iosa. A partire dal suo capostipite, Benito, che per il suo arrivismo politico, ed i suoi sogni di gloria,  ha ‘sacrificato’ sull’altare della vita due vittime innocenti, la sua compagna Ida e suo figlio Benito Albino, condannadoli ad una morte lenta e barbara, chiusi come sono stati fino alla loro morte in istituti manicomiali per ordine dello stesso Mussolini. Questo è l’uomo che ci spacciano per grande eroe, il condottiero luminoso da seguire ad occhi chiusi e mente cieca. Bell’esempio, davvero.

mauro

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Il partito neofascista Msi offre la cifra agli abitanti di cinque piccoli paesi della Basilicata a rischio spopolamento

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di MARCO PASQUA

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"Un figlio di nome Benito o Rachele e avrete subito 1500 euro"Mussolini con la famiglia

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1500 euro per ogni bambino o bambina che porterà il nome di Benito o Rachele, in onore di Mussolini. L’operazione nostalgia è firmata dal Movimento sociale-Fiamma Tricolore della Basilicata. Un modo, dicono dal partito di estrema destra, per “affrontare il problema dello spopolamento della Regione”.

Le condizioni per la concessione di questo contributo una tantum, da parte dello stesso partito, sono state fissate dal segretario regionale del partito, Vincenzo Mancusi, e sono rigide: Benito per i maschietti, Rachele per le femminucce; il parto deve essere avvenuto nel 2009, nei cinque paesi dell’area sud della regione (Calvera, Carbone, Cersosimo, Fardella e S. Paolo Albanese); i soldi devono tassativamente essere usati per il nascituro (per comprare culla, vestiti o alimenti). La stessa cifra, garantiscono, sarà destinata anche ai bambini nati da genitori extracomunitari. I paesi sono stati scelti perché, a causa dello spopolamento e del bassissimo tasso di natalità, sono a rischio cancellazione.

Per Mancusi questo è anche un modo per “onorare le radici profonde del partito” di cui è segretario regionale: “Noi rappresentiamo la destra vera, e non dimentichiamo la storia”. Definisce i nomi “simpatici”, e ci tiene a prendere le distanze da quanti hanno rinnegato il loro passato, Gianni Alemanno incluso: “Prima ha detto che il fascismo non era da tutto condannare, poi ha fatto marcia indietro. Ovviamente non sono d’accordo, perché sono tra quanti, a Fiuggi, dopo la vergognosa svolta di Gianfranco Fini, se ne andarono da quella carognata”.

Mancusi non ha problemi a sottolineare che “il fascismo non è tutto da condannare” e che, anzi, ha fatto “anche” del bene all’Italia: “Penso al nostro patrimonio urbanistico, tutto merito di quel periodo storico”.

Il contributo, ammettono gli stessi dirigenti del Movimento Sociale-Fiamma Tricolore, “non risolve certamente il problema dello spopolamento della regione”, ma è “un piccolo segnale di un piccolo partito. La regione Basilicata potrebbe fare molto di più”. Un’altra idea che viene lanciata è quella di far destinare “dalle Royalties del petrolio, almeno 1500 euro l’anno, fino al raggiungimento della maggiore età, per ogni bambino nato in qualsiasi comune della Basilicata per i prossimi 20 anni”.

La notizia è stata subito rilanciata da un quotidiano britannico, che fa notare come il nome Benito, oggi, sia praticamente scomparso, “per via del suo collegamento con la figura di Mussolini”.

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24 nov 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/msi-benito-rachele/msi-benito-rachele/msi-benito-rachele.html?rss

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MUSSOLINI, IDA DALSER, IL LORO FIGLIO BENITO ALBINO: STORIA DELL’ ORRORE, PROTAGONISTA  IL DUCE

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di Massimo Rendina

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Mussolini avrebbe sposato una ragazza austriaca in chiesa prima del matrimonio civile con Rachele Guidi? La cosa potrebbe interessare i biografi del Duce lasciando pressoché intatto il giudizio della storia. Se però egli avesse indotto la moglie, o la sua compagna di vita di allora (siamo alla vigilia della Prima Guerra Mondiale), a vendere quanto, non poco, possedeva per dargli il danaro per contribuire a finanziare l’ uscita de “Il Popolo d’ Italia”, senza poi renderglielo, e, avuto un figlio da lei, non solo li avrebbe abbandonati in miseria, ma perseguitati sino a farli morire entrambi, allora tale giudizio cambierebbe radicalmente, inducendo sì a considerare le colpe verso il popolo italiano costretto a subire la dittatura e condotto ad una guerra disastrosa, ma anche la sua malvagità nella vita privata, smentendo, se ve ne fosse bisogno, i tentativi di far passare il Duce del Fascismo come un buon padre di famiglia, quale si è voluto far apparire, ad esempio, non molto tempo fa, in una trasmissione di “Porta a Porta” condotta da Bruno Vespa.

Fabrizio Laurenti e Gianfranco Novelli – due documentaristi televisivi che lavorano per una società di produzione cinematografica americana – hanno realizzato un servizio televisivo che certifica senza alcun dubbio la verità di quanto abbiamo ipotizzato. Hanno ripreso, filmando carte e testimoni, una vicenda che era stata oggetto di un reportage di Alfredo Pieroni pubblicato all’ inizio degli anni cinquanta dal periodico “La settimana INCOM illustrata”, accolta con un certo scetticismo per via della valanga di memoriali e fatti sensazionali che si pubblicavano nel secondo dopoguerra, relativi al caduto regime, non pochi frutto di illazioni e fantasie. Ogni perplessità è adesso caduta.

Il lungo documentario (dura poco meno di due ore) è stato trasmesso dalla terza rete TV RAI la sera del 14 gennaio di quest’anno (2005). Pieroni, vi compare per pochi minuti senza che gli venga riconosciuto il merito della prima ricostruzione di una storia che, accresciuta di particolari e con il pregio di inoppugnabili testimonianze audiovisive, desta sconcerto, stupore. sdegno; sentimenti che quando apparve l’articolo che la narrava si manifestarono in una ristretta di persone rimanendo senza l’ eco adeguato e con rare citazioni storiografiche per quasi mezzo secolo, nonostante che un libro di Marco Zeni, pubblicato nel 2000, l’ abbia ripercorsa, ma non in modo così ricco e suggestivo come nel filmato, e senza l’ approccio di massa che ottiene la televisione.

Se riassunta come se si trattasse di un soggetto di fantasia, sembra ricalcare la trama di un romanzo dell’ Ottocento. Un giornalista rivoluzionario, Benito Mussolini, abile polemista, direttore del quotidiano del partito socialista , diventa quasi improvvisamente interventista e acceso nazionalista mentre si profila lo scoppio della Guerra ’15-’18 (e perciò viene espulso dal partito che lo giudica un traditore); fonda un giornale per indurre il governo a denunciare l’ alleanza con la Germania l’ Austria Ungheria, e ad entrare nel conflitto accanto alla Francia, l’ Inghilterra e la Russia. Ha bisogno di molto danaro. Una ragazza benestante, Ida Dalser, moglie o amante che sia, pur essendo egli legato sentimentalmente ad altra donna, vende tutto ciò che possiede, restando priva di ogni bene, per fargli realizzare il progetto che lo affermerà politicamente (sovvenzionato però segretamente, come lei svelerà più tardi, anche dal governo francese attraverso un finanziere prestanome). Entrata in guerra l’ Italia, il giornalista politico agitatore vuol dare esempio di patriottismo, parte bersagliere per il fronte, ma ha poche occasioni per farsi onore restando ferito nelle retrovie esercitandosi con un mortaio. Ha avuto, come abbiamo scritto, un figlio dalla donna che lo ha così nobilmente aiutato, alla quale scrive dal fronte di guerra lettere appassionate, ma ritornato alla vita civile e impegnato a guidare il Fascismo e le spedizioni degli squadristi l’abbandona per l’ altra amante, Rachele . Ida non si rassegna, lo insegue dappertutto, diventa ossessiva . Gli scontri, sempre più tempestosi, si susseguono con aspetti grotteschi quando Mussolini, citato alla magistratura, si vendica denunciando la Valser di essere una spia al servizio dell’ Austria, e lei, di rimando, di essere lui una spia per conto della Francia dalla quale ha avuto il danaro per la tipografia del giornale. Mussolini, ormai forte di importanti complicità, riesce a far inviare al confino la donna, in una località vicina a Caserta.

Ida Dalser ritornata a Trento, sua città natale, vive poveramente, della carità dei suoi parenti. Mussolini le invia ogni tanto un misero assegno. Lei teme soprattutto per l’ avvenire del figlio. Non si capacita che lui, dal 31 ottobre 1922, Capo del Governo non voglia neppure vederlo. Mussolini si serve della polizia per evitare gli incontri. Provvede a versarle cifre irrisorie, attraverso il fratello Arnaldo diventato direttore de “il Popolo d’ Italia” e amministratore del partito fascista.E’ nel 1926 che il suo atteggiamento diventa particolarmente disumano. Con un pretesto -la donna ha voluto avvicinare un ministro in visita a Trento, per parlargli del suo disagio e sconforto-, la polizia, eseguendo ordini da Roma, l’arresta e la traduce nel manicomio di Pergine Valsugana . Comincia così la persecuzione violenta della Dalser, vittima di diagnosi mediche che falsificano il suo stato mentale, (certamente tale non farla segregare in una cella, spesso impedita nei movimenti dalla camicia di forza), anche se manifesta in forma anche plateale il rancore verso l’ uomo che l’ ha tradita e abbandonata. E’ sottomessa a trattamenti che ne distruggono il fisico e la mente.

Arnaldo Mussolini sembra invece affezionarsi a Benito Albino, lo invia in un collegio prestigioso, quello tenuto dai padri Barnabiti a Moncalieri, educatori oltremodo severi , incaricati di controllare soprattutto la posta dell’ allievo e servilmente impegnati a dissuaderlo di dirsi figlio del Capo del Governo, pur portandone il cognome. Lo va a trovare più volte, gli dice che prepara per lui un futuro felice, ma non gli parla del padre come se obbedisse, con ciò, ad un ordine inderogabile.

Tutto peggiora, sino all’ annientamento dei due, con la morte di Arnaldo Mussolini. A Benito Albino viene mutato il cognome in Bernardi, per adozione da parte di un personaggio compiacente che trae vantaggio da questo servizio reso al Duce, è trasferito in un istituto di poco conto, dove la retta è minima.

Per farla breve, mentre Ida Dalser vive una dura prigionia manicomiale, senza poter vedere il figlio e sapere nulla di lui , questi giunto all’ età  dell’ arruolamento in marina,  viene trasferito su una nave da guerra  dislocata  in un porto cinese.  Di là sarà presto rimpatriato, fattogli credere che la madre sia morta. Anche lui verrà rinchiuso in manicomio (sistema  in ogni dittatura per neutralizzare ed eliminare avversari e personaggi scomodi). Ida Dalser muore nella casa per pazzi di San Clemente a Venezia nel ’37 per una emorragia celebrale, Benito Albino si spegne, in altro manicomio, secondo la diagnosi per deperimento fisico, nel 1942 -quando suo padre, trascinata l’ Italia in guerra accanto di Hitler, la conduce alla disfatta  meno di un anno dopo-,  nella realtà a causa di ripetute iniezioni di insulina (una trentina), vere torture, che lo mandano nove volte in coma, come si evince dalle cartelle cliniche reperite..

Mussolini sapeva? Gli possono  essere attribuite  tali atrocità?.Gli autori del documentario affermano categoricamente di sì. Non occorre essere storici accreditati per sapere che il sistema  di polizia  faceva capo al Duce, informato ora per ora , puntigliosamente,  anche di fatti  giudicati insignificanti.

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fonte: http://www.romacivica.net/ANPIROMA/fascismo/fascismo28.htm

VENEZUELA – Vince Chavez, ma perde la capitale

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Venezuela, 17 stati su 22 ai chavisti che perono però il sindaco della capitale Caracas

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24/11/2008

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Come tutti i sondaggi avevano ampiamente dimostrato i candidati di Alleanza Patriottica legati al Partito Socialista Unito del Venezuela, hanno vinto le elezioni amministrative tenutesi ieri.

Non è andato tutto come sperato, però. Su 22 stati ben 17 sono andati ai chavisti ma i più ricchi e popolosi come Zulia e Miranda restano nelle mani dell’opposizione, che per certi versi avanza nelle preferenze dei venezuelani.
Uniche note negative della tornata elettorale la perdita della poltrona del sindaco di Caracas e quella del distretto federale, l’area urbana intorno alla capitale. In altri due stati Tachira e Carabobo non sarebbero ancora terminate le operazioni di conteggio delle schede ma si annuncia fino a questo momento una sostanziale parità. L’affluenza alle urne, intorno al 65 percento, è considerata molto alta.

Chavez comunque si è detto soddisfatto per la vittoria del suo partito. “La fiamma della rivoluzione è oggi ancora più forte “ha detto il presidente venezuelano Hugo Chavez che ha aggiunto: “La strada per la costruzione del socialismo è stata approvata e andrà avanti. Adesso dobbiamo continuare con il nostro compito e approfondire il nostro progetto”. Ma, come dicevamo, non tutto è andato come Chavez sperava e la festa per la vittoria generale si è un po’ ridimensionata. Motivo? Principalmente la sconfitta a Caracas e la conseghuente vittoria, con oltre il 52 percento delle preferenze di Antonio Ledezma candidato dell’opposizione. Il nuovo sindaco ha già dato piena disponibilità a tutte le forze politiche affinché si superino le “barriere politiche e si collabori per risolvere i problemi della città, primo fra tutti la criminalità”.

La campagna elettorale durata due mesi e dai torni decisamente aspri, comunque, ha dato nuova linfa ai supporter del presidente ai quali ancora bruciava la pesante sconfitta referendaria del dicembre 2007 quando i venezuelani rifiutarono di accettare la riforma costituzionale proposta da Chavez. Le cose adesso potrebbero cambiare nuovamente e lo stesso presidente potrebbe riproporre la questione legata alla sua rieleggibilità. “La nostra è una grande vittoria – ha spiegato Chavez- e ha dimostrato che qui in Venezuela esiste un sistema democratico e si rispetta la volontà popolare. Io riconosco che l’opposizione abbia avuto un buon risultato in cinque stati. Spero che loro facciano altrettanto e riconoscano la nostra vittoria”

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Alessandro Grandi
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fonte: http://it.peacereporter.net/articolo/12886/Vince+Chavez,+ma+perde+la+capitale


The Economist group: «Il fisco italiano è il peggiore d’Europa»

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I dati in un rapporto del celebre Centro di ricerca

Il nostro paese si colloca al 40esimo posto nel Mondo per livello di competitività. Dietro a Lettonia e Thailandia

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ROMA – L’Italia si colloca al 40esimo posto nel Mondo per livello di competitività. Dietro a Paesi come Lettonia e Thailandia e prima di Lituania e Brasile. A livello europeo l’Italia è davanti solo a Grecia e Turchia. Sono dati che emergono da un rapporto presentato da Business international e che è stato elaborato su dati dell’Economist intelligence Unit, centro di ricerca di The Economist grup appartenente alla stessa società che edita il celbre settimanale economico the Economist. Le stime del centro di ricerca, elaborate prima che deflagrasse la crisi finanziaria internazionale, prevedono per i prossimi quattro anni un modesto miglioramento per l’Italia, che dovrebbe superare la sola Lettonia e posizionarsi al trentanovesimo posto. «L’Italia – si legge nel rapporto – appare sostanzialmente un Paese statico e anche il timido miglioramento previsto per il prossimo futuro non appare sufficiente a farlo risalire nella classifica mondiale e regionale».

FISCO PEGGIORE D’EUROPA La situazione è ancora peggiore per quel che rigurda il sistema fiscale: l’Italia è ultima in Europa, in base ai dati presi in considerazione su due quadrienni: 2004-2008 e il 2009-2013. «Negativo, soprattutto a livello regionale – si legge nel rapporto – il nostro risultato per quel che riguarda il regime fiscale: inchiodati in ultima posizione in Europa, scivoliamo dal 78esimo al 79esimo posto nel mondo». L’Economist intelligence unit, «pur con le dovute cautele nell’interpretare i dati relativi al sistema finanziario», non prevede «nessun cambiamento nel nostro posizionamento mondiale ma un peggioramento contenuto a livello regionale (dal 14esimo al 15esimo posto) nonostante un incremento dell’indice per il nostro Paese».

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24 novembre 2008

fonte:  http://www.corriere.it/economia/08_novembre_24/economist_classifica_competitivita_dcaf6704-ba28-11dd-98da-00144f02aabc.shtml

Ferrovieri, sciopero il 28 novembre per solidarietà a collega licenziato

La protesta contro la sanzione scattata a Ferragosto nei confronti di De Angelis “per aver rilasciato una ovvia e doverosa dichiarazione sugli incidenti agli Eurostar”

Nel 2006 aveva già subito un analogo provvedimento poi ritirato dalle Fs

Ferrovieri, sciopero il 28 novembre per solidarietà a collega licenziato

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ROMA – Sciopero dei ferrovieri venerdì prossimo, 28 novembre, dalle 9 alle 17. La protesta è stata indetta contro il licenziamento del collega, delegato alla sicurezza, Dante De Angelis, “per aver rilasciato una ovvia e doverosa dichiarazione sui gravi incidenti accaduti ai treni Eurostar nei mesi precedenti”. In una nota, l’Assemblea nazionale ferrovieri chiede quindi “il reintegro immediato del nostro compagno di lavoro ingiustamente licenziato”.

Il giorno di Ferragosto – scrivono i lavoratori in un comunicato – è stato licenziato il macchinista, delegato alla sicurezza, Dante De Angelis, “per aver rilasciato una ovvia e doverosa dichiarazione sui gravi incidenti accaduti ai treni Eurostar nei mesi precedenti”.

De Angelis, secondo i suoi colleghi di lavoro, è vittima di un vero e proprio accanimento: nel 2006, infatti, aveva già subito un analogo provvedimento, poi ritirato dalle Fs sempre per la sua attività sindacale durante la vertenza dei macchinisti contro il pedale dell’uomo morto“. Il licenziamento era arrivato dopo la denuncia sulla mancanza di sicurezza andata in onda sulla puntata di Report nel 2003.

Il ministro dei Trasporti, Altero Matteoli, dicono ancora i ferrovieri, “con due precettazioni del tutto pretestuose ci ha già costretto per ben due volte (il 26-9-08 e il 29-10-08) a rinviare lo sciopero contro questo provvedimento, nonostante fosse stato sempre proclamato nel pieno rispetto di tutte le regole”. Ma – aggiungono -, “sempre nel rispetto delle regole, abbiamo differito ancora lo sciopero al 28-11-08 per il reintegro immediato del nostro compagno di lavoro ingiustamente licenziato”.

I ferrovieri auspicano quindi
“per il prossimo futuro, un ministro meno accondiscendente alle deprecabili scelte del gruppo fs e di maggior garanzia istituzionale nel rispetto delle leggi e della costituzione, anche nei confronti dei lavoratori”.

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24 novembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/economia/scioperi/stop-ferrovie/stop-ferrovie.html?rss

ROBA DA CHIODI – Spot elettorale offre lavoro in Abruzzo, bufera sul candidato Pdl

Un video sul sito di Chiodi, l’uomo che Berlusconi vuole come prossimo governatore

Promessa di colloqui di avviamento per chi si presenterà al gazebo del centrodestra

Accuse di voto di scambio. Storace (la Destra): “Roba da codice penale”
Il video intitolato “Tutti i giovani del presidenti” è stato poi rimosso

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di GIUSEPPE CAPORALE

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Spot elettorale offre lavoro Abruzzo, bufera sul candidato PdlGianni Chiodi

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L’AQUILA – Il Popolo della Libertà, prima ancora di vincere le elezioni, offre opportunità di lavoro in Abruzzo. Con uno spot elettorale che finisce sul sito del candidato e su YouTube. Per poi pentirsi dopo un paio d’ore e ritirare in gran fretta il tutto. “E’ stato solo un errore materiale”, dicono dallo staff del candidato del Pdl Gianni Chiodi. Un “errore” nel quale si diceva che tutti i giovani che si sarebbero presentati con un curriculum presso i comitati, o i gazebo, sarebbero stati chiamati, entro due mesi, per colloquio, “selezione” e “avviamento all’imprenditorialità”. Ma il colloquio per entrare in questo “generatore di sviluppo economico” avverrà solo a fine gennaio. Dunque dopo le elezioni regionali. Dopo che Gianni Chiodi, candidato presidente alla Regione, voluto da Silvio Berlusconi, sarà stato – eventualmente – eletto.

Proprio Chiodi ha pubblicizzato, in prima persona, questo tipo di messaggio elettorale, registrando lo spot “incriminato”. Messaggio che è stato inviato (e frettolosamente bloccato) al circuito delle tv locali. Ma che nel frattempo era stato messo su YouTube e sul sito dell candidato presidente. Dove è rimasto per alcune ore.

“Abbiamo sbagliato dvd – dicono dall’ufficio stampa -, quello spot era già stato giudicato non opportuno e a rischio di strumentalizzazioni”.

Ma l’iniziativa ha prodotto anche una lettera aperta ai giovani, dai contenuti analoghi: “Correte alle Bancarelle per Chiodi Presidente, rispondete ai ‘questionari di auto-selezione’, prenotate gli incontri di orientamento e formazione che partiranno dal gennaio 2009… Stringiamoci la mano e scambiamoci energia”.

Ma la campagna pubblicitaria in questione è durata pochissimo, perché è stata travolta dalle polemiche e con un’accusa precisa: tentativo di voto di scambio, dice Francesco Storace, il primo a saltare sulal sedia: “Lo spot del Pdl è una vergogna, un fatto gravissimo in una regione già travolta dagli scandali. Adesso presenteremo subito una denuncia alla Procura della Repubblica dell’Aquila, perché qui siamo di fronte ad un reato penale. Un bieco tentativo di strumentalizzare i giovani, di far leva sulle loro insicurezze. Il lavoro è un diritto non un favore in cambio del voto. Una roba così, non l’avrebbe fatta nemmeno Achille Lauro…”.

Rabbia e indignazione invece da parte di Rifondazione Comunista. “In Abruzzo sembra che non si possa proprio prescindere dal clientelismo, ora addirittura finisce in uno spot – commenta il segretario regionale Marco Gelmini – abbiamo chiesto a Chiodi di rimuovere quel video e lo ha fatto. Resta l’amarezza di come ancora si intenda la politica in questa regione”.

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24 nov 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/elezioni-abruzzo/chiodi-offre-lavoro/chiodi-offre-lavoro.html

E’ l’ora del decreto salva-blog. Con qualche legittimo dubbio

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Blog di Franca Ferri

Lun, 24/11/2008

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Ci sarà anche la crisi mondiale, l’Alitalia nel baratro, il clan dei casalesi, l’immondizia a Napoli e le scuole che crollano, ma a quanto pare in Italia è prioritario occuparsi della libertà di espressione su internet. Vediamo perché.

Tema: ddl editoria. Riassunto delle ultime puntate: la settimana scorsa, a furor di popolo, Levi (Pd) promette di cancellare dalla sua proposta di legge l’articolo ‘ammazzablog’.

Nuova puntata: con straordinario tempismo, mercoledì 19 novembre l’onorevole Cassinelli (PdL) presenta una proposta di legge in due articoli che battezza ‘salva blog’. (IL TESTO INTEGRALE)

Cosa dice Cassinelli: innanzi tutto, si accorge di un clamoroso buco normativo. Ovvero che la legge 63 del 2001 inquadra come ‘prodotto editoriale’, più o meno tutti i siti web che fanno informazione, di qualunque tipo (blog personali, ma anche siti istituzionali inclusi, ndr)). Siti che quindi dovrebbero sottostare agli obblighi della legge sulla stampa, che risale nientedimeno al 1948 ed è ovvio che Internet era al di là da venire, e che la legge 47/1948 è palesemente inadeguata a regolamentare l’informazione online. (Se così davvero fosse, negli ultimi sette anni mezzo web made in Italy sarebbe nell’illegalità, ma pazienza).

Per riempire questa clamorosa falla, Cassinelli lancia la sua ricetta, ovvero la sua proposta di legge. Che prevede:

1) scorporare i prodotti editoriali cartacei da quelli online

2) sottoporre alla legge sulla stampa solo i siti che “hanno per scopo la pubblicazione e la diffusione di notizie di attualità, cronaca, economia, costume o politica”, e se sussiste almeno una di queste condizioni: i gestori o autori sono riconducibili a una testata registrata, o sono giornalisti professionisti, o traggono profitto da queste pagine web, o il sito ha una periodicità simile a quelle previste per la carta stampata, ecc.

3) escludere in ogni caso i siti che abbiano come scopo la diffusione di idee e opinioni personali, informazioni relative alle attività di società, associazioni, circoli, ecc, informazioni personali, autobiografiche e professionali, dell’autore, i siti aggregatori automatici di notizie (Googlenews, per capirci), i forum e i social network.

Dubbio: ma allora chi si deve registrare? a quanto capisco, i giornalisti sempre (anche se faccio un blog dove parlo solo del mio cane???), ma per quel che riguarda il resto del web-mondo il confine resta molto indefinito. Esempio: se un non giornalista ha un blog in cui esprime più o meno regolarmente opinioni e ricava denaro (dagli adsense, sempre pèer esempio), qual è il parametro dominante: la libertà d’espressione o l’aspetto economico?

Tanto per capirci: il blog di Grillo ricade sicuramente nella categoria da registrarsi (lo conferma la violenza con cui Grillo si è subito scagliato contro Cassinelli: un punto a favore del deputato. Eppoi sono entrambi di Genova, sarà un bel derby…). Ma qual è il confine per gli altri?

A quanto risulta dalla biografia nel suo sito, l’avvocato Cassinelli finora non si era occupato in particolare di internet (la sua attività si è concentratta su diritto societario, bancario, finanziario, fallimentare ed alla contrattualistica). Forse per questo, e non per cavalcare l’onda emotiva dello sdegno verso il ddl Levi, ha subito invitato al dibattito: “metto a disposizione del web il mio testo di legge – dice -. Proviamo a fare la prima proposta di legge ad emendabilità popolare. Prendiamoci una settimana di tempo per raccogliere tutti i suggerimenti che arriveranno on-line dal popolo dei blog”.

“Ho ricevuto in pochi giorni migliaia di messaggi di apprezzamento, critiche e suggerimenti per la mia iniziativa di legge – commenta Cassinelli – che ho realizzato mettendo a frutto la mia formazione di giurista e di uomo politico liberale. Non cerco popolarità a buon mercato. Cerco solo di interpretare correttamente il mio ruolo di parlamentare che intende rispondere ad una normativa inadeguata ai tempi e penalizzante che a mio avviso va modificata”.

Voglio concedere all’onorevole Cassinelli l’attenuante della buona volontà (perlomeno, ha chiesto a tutti di esprimersi, e sta ‘pagando’ con centinaia di mail da leggere, e sicuramente anche molte critiche). Ma non ci riesco, perché mi riecheggia in mente l’andreottiano “A pensar male si fa peccato ma spesso ci si azzecca”.

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fonte: http://club.quotidianonet.ilsole24ore.com/?q=node/5510

fonte immagine: http://blog.libero.it/Alture/

ITALIANI BRAVA GENTE – Cinesi ‘schiavi’ nel laboratorio, venivano rinchiusi in piccole celle

Il titolare della ditta è stato arrestato

Ha tentato anche di corrompere i carabinieri e gli agenti di polizia municipale dell’Unione Terre d’argine, offrendo loro 5.000 euro per soprassedere ai controlli

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Modena, 24 novembre 2008. Quindici lavoratori cinesi ‘prigionieri’, chiusi a chiave all’interno di piccole celle. E’ quanto si sono trovati di fronte i carabinieri di Soliera, nel Modenese, e gli agenti del comando di polizia municipale dell’Unione terre d’argine, che hanno effettuato un controllo in un laboratorio che lavora accessori di pelletteria, alla periferia di Soliera.

Nel laboratorio (che produce accessori per noti marchi di moda) sono stati individuati vari cinesi, tutti in regola con il permesso di soggiorno. Ma i quindici lavoratori – secondo quanto rilevato dai carabinieri – risultavano sottomessi e privati della liberta’ personale: nel sottotetto era stata allestita (ovviamente senza permessi) una struttura con piccole celle, all’interno delle quali i cinesi venivano chiusi a chiave.

Il titolare del laboratorio è stato arrestato per i reati di riduzione in schiavitù e tentata corruzione di pubblico ufficiale. Infatti, durante i controlli, ha tentato di corrompere carabinieri e agenti, offrendo loro 5.000 euro per soprassedere alle verifiche. L’intero immobile è stato posto sotto sequestro: unica eccezione per l’appartamento in uso al titolare.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/11/24/134777-cinesi_schiavi_laboratorio.shtml

A BREVE PERICOLOSO PENSARE – Parlare grazie a un elettrodo nel cervello

Per il momento il sistema messo a punto permette di riprodurre solo le vocali

Sperimentata una tecnologia per trasformare il pensiero in suoni

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Il sistema speriemntato dai ricercatori della Boston Univeristy permette per ora solo di «cogliere» le vocali. In un prossimo futuro si pera sia possibile trasformare in suoni intere frasi (Reuters)

Dai laboratori della Boston University una scoperta che ha permesso di ridare la parola a un uomo completamente paralizzato e privato anche della capacità di comunicare verbalmente a causa dei danni riportati nell’area cerebrale deputata a tale funzione.

LA SCOPERTA Grazie a un elettrodo impiantato nel cervello del paziente, e aiutati da uno speciale sintetizzatore vocale, i ricercatori statunitensi guidati dal professor Frank Guenther sono riusciti infatti a decifrare il pensiero dell’uomo. In pratica, il pensiero è catturato dall’elettrodo, il quale provvede a inviare i segnali al sintetizzatore che riproduce il suono corrispondente. Al momento il sistema è in grado di tradurre solamente le vocali contenute nelle parole che attraversano la mente dell’individuo, ma la speranza degli scienziati è di riuscire a sviluppare ulteriormente la tecnologia e far sì che un domani possa essere utilizzata per consentire l’elaborazione di intere frasi da parte di chiunque non è in grado di comunicare verbalmente.

TECNOLOGIAA differenza di altre tecnologie utilizzate in precedenza per leggere l’attività cerebrale dell’uomo, l’elettrodo in questione (disegnato da Philip Kennedy, neuroscienziato presso l’azienda statunitense Neural Signals) non è collegato semplicemente alla scatola cranica, ma si trova al suo interno, impiantato direttamente nell’area del cervello proposta all’elaborazione del linguaggio. Inoltre, essendo impregnato di fattori neurotropici, incoraggerà lo sviluppo neuronale sia al suo interno che tutt’intorno. Il software che consente di tradurre in suoni l’attività cerebrale è stato invece sviluppato da Guenther nel corso di 15 anni di studi. E’ lo stesso scienziato a spiegare che le vocali vengono prodotte con un buon livello di accuratezza, e che anche la velocità di riproduzione è verosimile: «L’obiettivo da raggiungere nell’arco dei prossimi 5 anni – ha dichiarato il professore – è di consentire a questo paziente di utilizzare la nostra interfaccia per produrre parole complete».

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Alessandra Carboni
24 novembre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/salute/08_novembre_24/parlare_elettrodo_c6ff710a-ba1f-11dd-98da-00144f02aabc.shtml


Pedofilia, in manette imprenditore abusi sul figlio di un dipendente

Caltanissetta, 83enne agli arresti per le violenze su un ragazzino di 12 anni

Il padre tollerava per non perdere il lavoro. Tolta la potestà anche sui due fratellini

Pedofilia, in manette imprenditore abusi sul figlio di un dipendente

In provincia di Bari un 31enne ‘amico di famiglia’ approfittava di un bimbo di 11 anni

La madre del piccolo si è accorta di quello che stava accadendo e ha avvertito i carabinieri

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ROMA – Un anziano imprenditore agricolo e un disoccupato sono finiti in manette perché ritenuti colpevole di violenze ai danni di bambini. Il primo, un anziano di 83 anni, di Caltanissetta, avrebbe abusato del figlio dodicenne di un dipendente. Il secondo, un 31enne della provincia Bari, avrebbe approfittato della sua posizione di ‘amico di famiglia’ per violentare un bimbo di 11 anni.

Caltanissetta.
L.M., 83 anni, di Caltanissetta, imprenditore agricolo, è stato raggiunto da un’ordinanza di custodia cautelare per violenza sessuale aggravata e continuata nei confronti di un ragazzino di 12 anni. L’uomo ha ottenuto gli arresti domiciliari in considerazione della sua età.

Le indagini, condotte dai carabinieri, sono scaturite da una serie di indiscrezioni che i militari hanno raccolto da amici e parenti della famiglia della giovane vittima. Accertamenti di tipo medico, perizie psicologiche ed intercettazioni hanno poi permesso agli investigatori di acquisire gravi indizi di colpevolezza a carico dell’anziano imprenditore.

Per il padre del minore abusato, per il quale il pm aveva chiesto la misura cautelare del divieto di dimora nella zona rurale di Caltanissetta, il gip, pur riconoscendo la sussistenza “di gravi indizi di colpevolezza per il delitto di favoreggiamento personale”, ha ritenuto che l’uomo abbia agito in presenza della “causa di giustificazione dello stato di necessità”, in quanto dall’anziano datore di lavoro gli proveniva “l’unico reddito capace di consentire il sostentamento del nucleo familiare… già in condizioni di forte disagio economico e sociale”.

Le indagini hanno permesso, infatti, di accertare che il padre del ragazzino, dipendente dell’imprenditore agricolo, avrebbe tollerato per due anni le violenze nei confronti del figlio per non perdere l’unica fonte di reddito per la sua famiglia e la possibilità di vivere nella fatiscente abitazione di campagna che l’anziano gli aveva messo a disposizione. Su disposizione della procura per i Minori di Caltanissetta, al padre e alla madre del ragazzino è stata tolta la potestà genitoriale del minore abusato e degli altri suoi due fratellini.

Bari. Un uomo di 31 anni è stato arrestato dai carabinieri con l’accusa di atti sessuali su un minorenne. Le violenze sarebbero state compiute in una cittadina in provincia di Bari. Il presunto pedofilo, disoccupato e celibe, avrebbe abusato di un ragazzino di 11 anni chiedendogli favori sessuali in cambio di un euro o di merendine.

L’uomo era amico di famiglia, in particolare dei fratelli maggiori del ragazzino e frequentava la casa con una certa assiduità, questo ha reso sempre più frequenti le violenze fisiche e morali. L’arrestato minacciava di picchiare la sua piccola vittima se avesse riferito degli abusi sessuali in famiglia.

A scoprire tutto è stata la mamma
dell’adolescente l’ultima volta che l’uomo ha frequentato la sua abitazione, sabato scorso, sorprendendolo mentre esercitava la sua ennesima violenza sul ragazzino. La donna ha reagito avvertendo i carabinieri che hanno rintracciato e arrestato l’uomo.

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24 nov 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/pedofili-arrestati/pedofili-arrestati/pedofili-arrestati.html?rss

INDIA – Ucciso “intoccabile”15enne per una lettera d’amore

L’omicidio è avvenuto a Patna, uno dei villaggi del Bihar, nell’est del Paese

Aveva scritto a una ragazza di casta superiore: è stato gettato sotto un treno davanti alla madre

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Manish è stato preso mentre andava a scuola. È stato picchiato, bastonato, portato per le strade del villaggio con la testa rasata, e poi gettato sotto un treno, sotto gli occhi della madre. E tutto questo perché Manish Kumar, 15 anni, aveva osato scrivere una lettera d’amore a una ragazzina di una casta diversa dalla sua. Rompendo una regola che, seppure ufficialmente abolita, continua a esistere – e a uccidere – in India.

GUERRA TRA «INTOCCABILI» L’omicidio è avvenuto giovedì a Patna, uno dei villaggi del poverissimo stato del Bihar, nell’est del Paese. La polizia – spiega alla Reuters il sovrintendente del distretto di Kaimur, Rajesh Kumar – ha arrestato sei uomini e sospeso un agente, incapace di impedire il massacro. Incapace di impedire che la madre del ragazzo, Lalit Devi, osservasse «inerme le ruote del treno che lo uccidevano, mentre chiedevo pietà», come la donna ha detto in caserma. Il ragazzino apparteneva ai Ravidas, una delle molte suddivisioni della casta dei Dalit, gli «intoccabili». Storicamente i Ravidas lavorano come conciatori – un’occupazione che in India, dove la mucca è animale sacro, viene considerata impura. Per questo, pur essendo come i Ravidas «intoccabili», i Dhobi – il gruppo cui appartiene la ragazza di cui Marish si era innamorato, gruppo storicamente dedito alla tintoria – sono una sottocasta superiore. Per questo una semplice lettera d’amore, spedita ad agosto ma scoperta pochi giorni fa dai genitori, è un affronto intollerabile. Da lavare col sangue.

LE CASTE – «La crudeltà di questo assalto ha destato un grande interesse, ma incidenti simili sono tutt’altro che rari», ha detto il sociologo Prakash Louis. Il sistema delle caste, infatti, continua a sopravvivere nella «più grande democrazia del mondo». E, pur senza valore giuridico, continua a dividere gli indù in quattro caste – i Bramini, o sacerdoti, i Kshatriya o guerrieri, i Vaishya, mercanti o contadini, e i Sudra, artigiani. Al di fuori del sistema restano gli «intoccabili», I Dalit. E nonostante le molte leggi approvate, dall’indipendenza dell’India, per cancellare le discriminazioni, poco è cambiato nella società. I pasti, le occupazioni, i luoghi di preghiera sono rigidamente separati. Sui siti di appuntamenti (come Shaadi.com) si può specificare a quale casta si appartiene. E anche nei cimiteri cattolici – una religione per cui le caste non esistono – le tombe sono raggruppate per casta.

LE ECCEZIONI – Gli episodi positivi – come quello di Rajeev Singh, 45 anni, della casta dei Vaishya, sposato da 18 anni con Anita Pharti, 42enne Dalit – sono un’eccezione. «Noi siamo stati fortunati» spiega Rajeev al Washington Post. Nonostante il matrimonio tra membri di caste diverse sia legale da 50 anni, e di recente sia incentivato dal governo con buoni da mille dollari, il numero di omicidi «d’onore» è cresciuto, rivela la All India Democratic Women’s Association. Sette i casi, solo nell’ultimo mese. «Questo indica che la nuova generazione sta lottando per la libertà di sposarsi fuori dalle caste» spiega Shashi Kiran, giudice nella Corte Suprema Indiana. Casi come quello di Shubash Chander, 57 anni, immigrato indiano a Chicago, che a gennaio ha ucciso figlia, genero e nipote «perché quel matrimonio era al di fuori dalle caste», testimoniano, dice Kiran, «che siamo una società che lotta ancora con il cambiamento». Una lotta che giovedì ha ucciso anche il piccolo Manish, con la sua lettera d’amore.

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Davide Casati
23 novembre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_23/intoccabili_india_ucciso_15enne_1836a6ec-b96c-11dd-aa17-00144f02aabc.shtml