Archivio | novembre 28, 2008

Lavoro, la promessa dell’eolico: “Oltre 65 mila posti nel 2020”

Uno studio congiunto di produttori e Uil svela le potenzialità occupazionali del settore

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di Valerio Gualerzi

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ROMA – Tanti posti di lavoro e dove servono di più. Se è vero, come ha denunciato recentemente il segretario della Cgil Guglielmo Epifani, che in Italia sull’occupazione si sta per abbattere una valanga, a tenerla almeno in parte indietro potrebbe pensarci il vento. Il potenziale occupazionale del settore eolico è infatti enorme: da qui al 2020 i lavoratori, tra diretti e dell’indotto, potrebbero arrivare a toccare quota 66 mila, quintuplicando i numeri attuali.

A ribadire la grande opportunità rappresentata dallo sviluppo delle rinnovabili è uno studio congiunto realizzato da Uil e Anev, l’associazione che raccoglie le aziende che operano nell’eolico. “Lo sviluppo delle fonti di energia pulita – spiega il segretario del sindacato Luigi Angeletti – non è solo finalizzato al rispetto dell’ambiente, ma può innescare processi produttivi rilevanti e conseguenti risultati occupazionali positivi”.

Al momento gli addetti all’eolico in Italia, tra diretti e indiretti, sono 13.630. Le potenzialità del vento sono però sfruttate solo in minima parte, mentre entro il 2020, tenendo anche conto dei numerosi vincoli ambientali e paesaggistici, si potrebbe arrivare ad installare impianti per una potenza totale di 16.200 MW in grado di fornire 27,2 TWh di elettricità, pari al 6,7% dei consumi. Obiettivo che una volta raggiunto significherebbe impiegare complessivamente oltre 66 mila addetti.

Ma il vento, si sa, soffia più forte sulle isole e lungo le coste. Per questo, secondo le proiezioni di Uil e Anev, a beneficiare maggiormente dello sviluppo eolico sarebbero la Puglia (11.714 posti di lavoro totali), la Campania (8.738), la Sicilia (7.537) e la Sardegna (6.334). Lo studio fornisce anche i dettagli dell’occupazione per l’intera filiera, precisando le cifre mobilitate dagli studi di fattibilità, dalla costruzione delle macchine, dalla costruzione degli impianti, dall’installazione e dalla manutenzione.


GUARDA LA TABELLA

“Lo sviluppo dell’eolico – aggiunge Angeletti – può creare più occupazione, ma anche più qualificata, per questo abbiamo sottoscritto con Anev un protocollo d’intesa per la realizzazione di corsi di formazione con criteri di periodicità”.

Anche se, sottolinea Luigi De Simone, amministratore delegato del gruppo specializzato nelle rinnovabili Icq Holding, le professionalità più elevate in Italia mancano: “Soffriamo un grave gap tecnologico nella progettazione delle turbine e una dipendenza dall’estero che difficilmente riusciremo a colmare”.

“Il presupposto per creare occupazione qualificata – precisa il presidente dell’Anev Oreste Vigorito – è completare il quadro normativo mettendo gli operatori in grado di realizzare nuovi impianti”. Unitamente allo scetticismo dell’attuale governo, il vero scoglio per far decollare le rinnovabili in Italia, e l’eolico in particolare, è infatti proprio questo. La situazione attuale è un’autentica giungla dove gli agguati sono sempre dietro l’angolo.

Il repertorio è vastissimo: la centrale di Scansano, in Toscana, è finita davanti al Consiglio di Stato dopo una battaglia tra associazioni ambientaliste pro e contro. A decidere sull’offshore progettato in Molise, dopo lo stop della Regione, sarà la Corte costituzionale. Nelle Marche due progetti nella zona di Camerino, inseriti nel Piano energetico regionale, sono stati bloccati dalla sovrintendenza dopo aver ottenuto la Valutazione di impatto ambientale regionale.

“Noi pensiamo che i maggiori colpevoli di questa situazione insostenibile siano proprio le regioni”, denuncia Andrea Perduca, responsabile del settore eolico per Sorgenia. “La legge – aggiunge – prevede che gli iter autorizzativi vadano concessi entro un massimo di 180 giorni, ma noi in Campania, Marche e Molise attendiamo da oltre mille giorni e in Puglia da 600. Malgrado la crisi congiunturale, abbiamo pronti investimenti nel vento per 500 milioni di euro, ma ci troviamo nella paradossale impossibilità di spenderli”.
“E pensare – rincara De Simone – che le royalties per la produzione di energia vanno proprio alle comunità locali, quasi sempre piccoli centri montani colpiti da spopolamento e invecchiamento demografico, risanando bilanci in difficoltà. Spesso siamo costretti a fare i conti con dei ‘professionisti’ del dissenso”. “Oltre a questa situazione, anche la crisi del credito attualmente non ci aiuta – conclude De Simone – Ma io resto comunque ottimista: il mondo, e anche l’Italia, sono pronti per passare a un uso massiccio dell’energia pulita”.

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28 nov 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2007/03/sezioni/ambiente/eolico/occupazione-eolico/occupazione-eolico.html?rss

La mamma del gay diventa icona del web

La signora Wu:«affrontate la situazione generosamente»

Cina, la madre di un ragazzo omosessuale rilascia interviste e dà consigli ai genitori di omosessuali

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DAL CORRISPONDENTE DEL CORRIERE

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Zhheng Yuantao con la madre Wu (dal blog)
Zhheng Yuantao con la madre Wu (dal blog)

PECHINO – La chiamano «mamma». Si collegano al suo blog, che porta il nome della viola mammola e che in sei mesi è stato visitato 100 mila volte. Wu Yuojian ha 61 anni ed è la prima madre che abbia fatto outing sull’outing del figlio, la prima donna che si sia spesa apertamente a sostegno della dichiarazione pubblica di omosessualità fatta dal figlio.

IL GIORNO DELL’OUTINGLui, Zheng Yuantao, ha 28 anni ed era un liceale quando, una sera, andò dalla madre per confessare che a lui piacevano i ragazzi, non le compagne di scuola. Non fu un dramma familiare. La madre, e anche il padre, non lo hanno considerato un reietto. Lo hanno accettato, circostanza per nulla scontata in una società dove solo ora l’omosessualità trova alcuni spazi di espressione e dove sul vizio delle maniche bucate» è stato steso regolarmente un velo di silenzio (la definizione colloquiale deriva dal racconto a proposito di un imperatore della dinastia Han, duemila anni fa, che dopo aver giaciuto con il favorito, figlio di un ministro, per alzarsi senza svegliarlo strappò le maniche dell’abito). Ebbene, Zheng nel 2001 ha inaugurato un sito web per mettere a disposizione degli altri gay la serenità che l’accettazione in famiglia gli aveva dato.

LA SAGGEZZA DI MAMMA WUNel 2005, quando era già noto, una televisione del Guangdong ha voluto intervistare lui e la mamma. La signora Wu ha preso tempo, poi ha accettato. E’ stata la svolta. E’ diventata la prima donna a parlare dell’omosessualità del figlio e a dare coraggio a lui, a quelli come lui, alle loro famiglie. Sei mesi fa, poi, la decisione di aprire il blog, immediatamente diventato punto di riferimento per la comunità omosessuale. Lì mamma Wu dispensa parole di saggezza e di comprensione. «Se non è cattiva, se non nuoce a nessuno, l’omosessualità non è nulla».

CONSIGLI AI GENITORILa dura esperienza maturata in montagna durante gli anni della Rivoluzione culturale le ha fatto capire che «tutte le forme di vita scelgono da sé come stare al mondo» e che «le cose della natura sono le migliori di una vita che è breve, troppo breve». Tanto basta per rasserenare la comunità gay della Cina. La signora Wu aggiunge che «la tendenza sessuale delle persone si manifesta nell’infanzia e dopo rimane immodificabile». Non sarà una teoria scientifica, ma lei ne è certa. E comunque, «se un figlio è gay, perché i genitori non possono affrontare la situazione generosamente?».

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Marco Del Corona

28 nov 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_novembre_28/cina_madre_gay_icona_web_ebce9204-bd67-11dd-b7d7-00144f02aabc.shtml

Crisi, Epifani boccia il governo. Marcegaglia: “Non accetto veti”

Il segretario della Cgil conferma lo sciopero nazionale del 12 dicembre

Franceschini: “Quelli di palazzo Chigi sono provvedimenti tampone”

"Non accetto veti"

Guglielmo Epifani

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ROMA – “Dovremo leggere tutto il provvedimento del governo, ma al momento non c’è la svolta che chiedevamo”. Guglielmo Epifani, boccia così il piano del governo e conferma lo sciopero del 12 dicembre. E anche dal Pd arriva un giudizio negativo: “Quelli presi in 10 minuti da Berlusconi sono interventi tampone, da big bang comunicativo. I ministri forse non li conoscono neppure e ci vorranno dieci giorni per scriverli” dice il vicesegretario Dario Franceschini. “La parte relativa alle famiglie e’ una certificazione umiliante di poverta” insistono i senatori del Pd. Mentre al premier che chiede all’opposizione di “collaborare“, il ministro ombra dell’Economia, Pier Luigi Bersani replica: “A giochi fatti? Non ci siamo”.

Positivo a metà il giudizio di Confindustria. Il decreto anticrisi del governo “va nella giusta direzione” ha infatti detto il presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. Che aggiunge: “Servono ulteriori fondi” a supporto delle imprese. Ma le parole più dure la leader degli industriali le riserva alla questione di un possibile intervento sulle tariffe – “Le tariffe le decide il mercato” – e alla Cgil: “Sui contratti non ci faremo porre veti da Epifani”.

Positivo, invece, il giudizio del segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni: “Il governo ha recepito la nostra indicazione sull’innalzamento della soglia per la detassazione dei premi e del salario di produttivita’ da 30 a 35.000 euro”. Mentre il livello di scontro con la Cgil resta alto: “Non abbai alla luna e ripensi sullo sciopero generale. Ma non lo farà”. Mentre un giudizio sostanzialmente positivo sulla manovra arriva dalla Uil: “Ci aspettavamo più coraggio sulle tredicesime – dice Angeletti – ma considero il bicchiere delle misure del governo mezzo pieno”.

Lo sciopero resta dunque confermato. Ma sulla questione dalle parti del Pd c’è poca convinzione. Al punto che lo stesso Epifani, a un convegno dei democratici sul welfare, lancia un appello: “Le rappresentanze politiche e sindacali devono dire le cose con più forza e chiarezza. Lo sciopero può essere uno strumento per chiedere al governo una svolta nel modo di affrontare la crisi”.

Chi invece si schiera, senza riserve, al fianco della Cgil è Rifondazione. “Considero molto negativo il fatto che il partito democratico non riesca nemmeno ad appoggiare la Cgil sullo sciopero generale” attacca il segretario Paolo Ferrero.

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28 nov 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/economia/crisi-2/reazioni/reazioni.html

Il termine “Morti bianche” edulcora, sminuisce una vergogna nazionale

Le notizie di Rainews24 su internet Articolo 21 Liberi di

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Roma | 28 novembre 2008

Basta morti sul lavoro

Basta morti sul lavoro
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Rainews24 ha deciso di abolire il termine “morti bianche” una decisione presa assieme ad Articolo 21.

La decisione è stata presa dopo che ad Articolo 21 sono arrivate molte lettere da mogli, madri ed altri parenti di vittime del lavoro che hanno chiesto esplicitamente di non usare il termine “morti bianche” perché scrivono i familiari senza tanti giri parole: “ci offende e offende la loro memoria”.

Il direttore di rainews24, Corradino Mineo, aderisce alla richiesta giunta ad Articolo 21 sottolineando che: “si tratta di un eufemismo che serve solo a sminuire, a edulcorare, a nascondere una vergogna che rappresenta una piaga del paese”.

Non c’è nulla di candido
Nel morire in fabbrica, in cantiere, in un campo non ha nulla di “bianco o candido” scrivono su Articolo 21 anzi al contrario c’è qualcosa di colposo o peggio criminoso, sono morti sporche violente. “Delitti commessi da una società che subordina la di dignità del lavoro e dell’uomo al profitto”.

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fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=88843

Non chiamiamole più “morti bianche”

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di Stefano Corradino

Non chiamiamole più

Le parole hanno un senso. Non sono semplicemente un mezzo con il quale gli individui si esprimono e comunicano tra loro. Diciamo spesso sono “solo parole” per indicare qualcosa che non lascia segno o che non incide sulla realtà. È vero esattamente il contrario: le parole incidono sulla realtà, la modificano. Il linguaggio è un fenomeno sociale: tra linguaggio e società esiste una relazione interna, dialettica, reciproca.

Alla redazione di Articolo21 sono giunte non poche lettere. Delegati alla sicurezza, giornalisti, ma soprattutto mogli e madri che hanno visto morire i loro cari a causa degli incidenti sul lavoro. E che hanno subìto l’oltraggio della perdita che. Loro ci hanno invitato a rivolgere un appello al mondo dei media: non usate più l’espressione “morti bianche”. “Ci offende e offende la loro memoria”, spiegano. Hanno ragione. Non c’è alcunché di “bianco”, di candido, in quelle morti. Quelli sul lavoro sono morti in modo violento e tragico. E non sono tragiche fatalità come qualcuno le dipinge… Non c’è alcunché di fatale in quelle morti. Semmai c’è qualcosa di colposo di criminoso. Sono delitti efferati commessi da una società che subordina la dignità del lavoro e dell’uomo al profitto a tutti i costi.

E allora, aboliamo il termine “morti bianche” dal nostro vocabolario quotidiano. Perché, come ha scritto Samantha Di Persio sono morti sporche, sporchissime. Giuseppe Giulietti, lo ha ribadito in questi giorni, e lo ha fatto Santo Della Volpe proprio sul nostro sito, anche facendo riferimento alla giusta campagna promossa dall’agenzia Dire e da Redattore Sociale che hanno lanciato l’appello affinchè sia abolito dal nostro linguaggio quotidiano il termine “clandestino” perché egualmente offensivo. Siamo sicuri che saranno molti i giornalisti, gli editori, i conduttori di trasmissioni televisive che recepiranno questo appello. Scegliere le parole più appropriate non sarà una rivoluzione, ma è quantomeno un segno di civiltà e di rispetto.

corradino@articolo21.info

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fonte: http://www.articolo21.info/7739/notizia/non-chiamiamole-piu-morti.html

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Famiglia Cristiana: sulla Diaz e Bolzaneto inchiesta parlamentare

Il G8 di Genova del 2001

Il G8 di Genova del 2001
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Famiglia Cristiana chiede al Parlamento di fare luce “sui gravi fatti accaduti alla scuola Diaz e alla
caserma di Bolzaneto”. La proposta di un’indagine parlamentare è contenuta in un commento a firma dell’ex magistrato genovese Adriano Sansa, da tempo collaboratore del settimanale, che
ricorda come la sentenza di primo grado abbia condannato vicequestori, un commissario capo e comandanti di nucleo: non uno o due facinorosi o fragili ragazzi che hanno perduto la
testa, ma interi gruppi che avrebbero insieme torturato e poi mentito e imbrogliato”.

“Se tutto questo e’ oggettivamente stabilito, perchè – si chiede l’articolo – non si sono attuati i mezzi che la legge stessa prevede, e la responsabilità politica e morale impongono?”.

“Se tanti operatori e funzionari hanno commesso crimini, qualcuno, pur al di fuori del processo deve rispondere, dopo i controlli e a seguito della vigilanza che ciascun corpo pubblico esercita per non autodistruggersi”, ricorda Sansa rilevando che invece “gli ostacoli frapposti all’accertamento della verità dalla polizia stessa, le calunnie e le falsificazioni sono stati così sciaguratamente efficaci da nascondere altri colpevoli”.

Così “quelli che dirigevano a più alti livelli” e si sono dimostrati “incapaci, distratti, indegni” alla fine non solo non hanno pagato ma “tutti sono stati promossi, alcuni a ruoli di elevatissima
responsabilita”. E mentre astenendosi da qualunque sanzione anche amministrativa “il Governo pensa di apparire amico della polizia, resta “il Parlamento, ultima istanza solenne di una
democrazia che soffre, tace”. Infatti, “l’inchiesta parlamentare è l’ultima possibilità per fermare finalmente il tradimento di Genova”.

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Roma | 28 novembre 2008

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=88841

Decreto anti crisi, il governo tassa il porno / Berlusconi ed i pornoprecedenti

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A lui interessano i record. Non importa di che. Per questo, Silvio Berlusconi, subito dopo l’approvazione del decreto legge anti-crisi, come lo chiamano, ci tiene subito a dire che quello italiano è stato «il primo governo al mondo a indicare la strada del sostegno al sistema delle banche». E che il decreto lo ha approvato in «soli dieci minuti». Secondo il premier, le idee gliele hanno addirittura copiate: «Le stesse misure – dice – sono state poi assunte dalle altre nazioni Ue qualche giorno dopo. Tutti hanno adottato il nostro stesso sistema di decisione – sostiene – la stessa politica è stata adottata anche dall’amministrazione Usa che non aveva immaginato la portata della crisi».

Ma al di là dei record, raggiunti o sognati, quel che conta è la sostanza. Ed è qui che, come al solito, non ci facciamo mancare niente: 80 miliardi di euro per combattere la crisi e per ridare «fiducia». Promettono che non sforeremo i parametri di Maastricht: il documento della commissione Ue, ha spiegato il ministro Tremonti, «ci dà dei margini che sfrutteremo ma non vogliamo andare oltre. Ci muoveremo su livelli di flessibilità consentita – ha detto – e non su livelli arbitrari perché altrimenti i mercati ce la faranno pagare».

Con il decreto arriva dunque il cosiddetto salva-banche, o meglio la «sottoscrizione pubblica di obbligazioni bancarie speciali per garantire il finanziamento dell’economia». Il governo annuncia pure che con questa manovra economica, verranno anche rimpinguate le risorse per le forze dell’ordine. Come? Attraverso la detassazione dei premi di produttività per i redditi fino a 35mila euro. Resta da capire quante persone coinvolge, e soprattutto quali benefici può portare ad una categoria che da tempo denuncia di essere stata lasciata a secco. Niente detassazione, invece, degli straordinari, né per le forze dell’ordine, né per nessun altro lavoratore.

Per i mutui sulla prima casa già in corso le rate variabili per il 2009 non possono superare il 4% e lo Stato si farà carico dell’eventuale eccedenza. Per i nuovi mutui il tasso di base su cui si calcola lo spread sarà costituito dal tasso stabilito dalla Banca Centrale Europea. Inoltre, per le famiglie arriva un bonus straordinario che potranno richiedere fino al 31 gennaio e che ammonterà fino a 1.000 euro. Il bonus è destinato alle famiglie a basso reddito, ovvero che hanno un reddito annuo di 22 mila euro o di 35 mila in caso di famiglie con componenti portatori di handicap. Il Pd la chiama «carità legalizzata».

Si prova a fare cassa con il porno:
verrà infatti applicata un’imposta sulla pornografia in tv e sulla carta stampata. La norma (che risale già a qualche Finanziaria fa ma non era mai uscito il regolamento attuativo) prevedeva anche un’addizionale sul materiale «di incitamento alla violenza». Ma il governo l’ha modificata, applicandola solo su quello pornografico.

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28 Nov 2008
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QUESTA CI ERA SFUGGITA.. SAGACE BERLUSCONI, COSA NON INVENTA PUR DI FAR PARLARE DI SE’!

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vernerdì 21 marzo 2008

Il Pornazzo delle Libertà

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Berlusconi ha candidato nel suo PDL tale Andrea Verde, che alla faccia di Veltroni, Rutelli e tutti gli altri sinistri che non hanno mai lavorato è un famoso regista e produttore di film… porno…

Tra i suoi film spiccano capolavori della storia cinematografica come Papà ti scopo tua moglie, LaStylXste e Sotto il vestito la sorca.
Uno dei punti del suo programma è “potenziare il palinsesto RAI International riqualificandone i contenuti”(manderà i suoi film dopo la messa del Papa?), inoltre parla molto di valori cristiani (e lui che ha prodotto “In fondo al culo della Suora” ne è un profondo conoscitore), di scambi studenteschi (di coppie?), di criminalità organizzata (suo anche “mafia porno”) di anziani indigenti che non godono (?) di pensione… Qualche settimana fa ha inoltre espresso preoccupazione per la “penetrazione prorompente delle compagnie low cost”, e se questa penetrazione preoccupa lui…

DOMANDA: se Berlusconi vincerà quale incarico gli affiderà? il Ministero della CULtura? o dei rapporti (sigh!) col Parlamento? o l’Agenzia della Entrate (in culo?). Niente di tutto questo, probabilmente andrà al Ministero delle Pari Opportunità, d’altronde uno che ha prodotto Sotto il vestito la sorca in cui le protagoniste sono: “Bellissime, elegantissime, puttanissime. Sono ammirate e inculate. Sono desiderose, vivono una vita di successo, ma pochi sanno quale prezzo devono pagare per avere tutto questo.. quando la moneta è il loro corpo”.
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PS: Nella foto il futuro onorevole Verde con una sua collaboratrice…

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fonte: http://bengodisity.blogspot.com/2008/03/il-pornazzo-delle-libert.html

Blitz dell’Onda alla Sapienza di Roma, “Buffone” al rettore. E lui: “Fascisti”

Le cinque manifestazioni annunciate a Roma si sono ridimensionate: gli universitari hanno preferito bloccare l’inaugurazione dell’ateneo della Capitale. A Torino irruzione in un convegno col sindaco

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L'onda degli studenti contro la Gelmini (Ap / Lapresse) Roma, 28 novembre 2008 – Avevano annunciato cinque manifestazioni a Roma per protestare contro le riforme di scuola e università e a favore di scuole più sicure. Invece, complici pioggia e vento, hanno deciso di cambiare programma.

Qualche centinaio di ragazzi è sfilato in corteo per le strade della capitale mentre gli universitari sono riusciti a bloccare l’inaugurazione dell’anno accademico dell’università “La Sapienza” entrando nell’aula magna del Rettorato.

E così, l’Onda degli studenti, con un autentico blitz, è riuscita ad entrare nell’Aula Magna. Il rettore, Luigi Frati, quando si è reso conto di cosa stava accadendo, si è alzato in piedi e con il consiglio accademico ha lasciato l’Aula Magna. Gli studenti, al grido di “vergogna, vergogna”, “noi la crisi non la paghiamo”, “la gente come noi non molla mai”, “siamo l’onda che vi travolge”, si sono praticamente impadroniti dell’aula.

A Torino l’Onda ha fatto irruzione nella sala dove era in corso un convegno con il sindaco Sergio Chiamparino. Entrati nella sala, gli studenti hanno spiegato i motivi della loro protesta: “Abbiamo voluto portare fino a qui sfidando anche le forze dell’ordine che volevano fermare quest’Onda anomala. Ci si illude di privatizzare solo i profitti – hanno aggiunto – ma di socializzare i costi di questa crisi si sbagliano di grosso. Non vogliamo spendere il nostro futuro per i nostri denari”.

Quindi prima di uscire un ricordo di Vito Scafidi, lo studente 17enne morto sabato scorso al liceo «Darwin» di Rivoli e delle vittime della Thyssen, di cui ricorre la prossima settimana il primo anniversario. «Di scuola e di lavoro – hanno detto ancora – non si può morire, noi ricordiamo la Thyssen per non dimenticare. Da Rivoli alla Thyssen per non dimenticare».

LO SCONTRO COL RETTORE

Loro lo hanno chiamato buffone, lui ha replicato apostrofandoli come fascisti. Luigi Frati, rettore dell’università La Sapienza di Roma, spiega in una conferenza stampa la sua idea sull’interruzione dell’anno accademico avvenuta oggi da parte di alcune centinaia di studenti che sono riusciti ad entrare nell’aula magna dell’università.
“Fascisti – dice Frati – sono quelli che non fanno parlare la gente. Io lo so bene perchè sono figlio di partigiano. Io sono quello di sinistra, non il pariolino che si veste da rivoluzionario”.

Frati insiste sul fatto che l’inaugurazione dell’anno accademico non è stata interrotta perchè lui aveva già fatto la sua prolusione e dunque l’anno accademico è iniziato regolarmente. Poi spiega che quelli che protestano sono il 2% dell’università e che però hanno le loro ragioni. “Nel mio programma – spiega – al centro c’è l’università pubblica, per questo io sono impegnato a far diventare questo ateneo un ateneo normale, dove ci sia meritocrazia e non partitocrazia”.

Certo, ammette, i fondi sono un problema ma molte cose che sono state scritte non sono vere, per esempio, è una «cazzata» che la Sapienza ha chiuso il bilancio con 40 milioni di deficit, perchè il bilancio si è chiuso in pareggio.
“Ho il dovere morale – aggiunge Frati – di dare una scossa a questa università e di mettermi anche contro il governo. Il ministro Gelmini ha capito l’importanza di questo ateneo, ma Tremonti ancora non ci ha messo i soldi”.

Poi ammette che nel Paese c’è un disagio avvertito soprattutto dai giovani «e noi dobbiamo dire a Tremonti di tagliare da un’altra parte e di non rompere le palle qui all’università». Il rettore, nonostante la sua esperienza internazionale, ha mantenuto intatto l’accento perugino di cui oltremodo si vanta. A chi gli chiede se le elezioni che si sono appena svolte siano rappresentative della realtà universitaria, lui risponde che «le elezioni le hanno vinte i calabresi, gli unici che sono andati compatti a votare e che si sono presentati in maniera trasversale in tutte le liste. Mi toccherà imparare la lingua, alla fine».

Fonte: Agi

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/11/28/135753-blitz_dell_onda_alla_sapienza_roma.shtml