Archivio | novembre 29, 2008

Lampedusa, pescherecci nella burrasca per salvare 650 immigrati in difficoltà

I pescatori di Mazara del Vallo, bloccati in porto per il maltempo, erano gli unici in grado di affrontare il mare in tempesta
Con gli uomini della Guardia Costiera a bordo dei motopesca hanno raggiunto e recuperato due barconi carichi di migranti

I marinai della flotta mazarese soprannominati “gli angeli del mare”: accolti in banchina con applausi

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Lampedusa, pescherecci nella burrasca per salvare 650 immigrati in difficoltà LAMPEDUSA – Hanno affrontato il mare in burrasca, con raffiche di vento fino a trenta nodi e onde alte dieci metri, mettendo a repentaglio la propria vita per salvare quella di altre 650 persone. E’ uno straordinario esempio di coraggio e di solidarietà quello dimostrato dagli uomini della Capitaneria di Porto di Lampedusa e dagli equipaggi di quattro pescherecci di Mazara del Vallo. Solo grazie a loro due barconi carichi di migranti non sono colati a picco; solo grazie a loro è stata evitata quella che poteva diventare la più grande strage dell’immigrazione nel Mediterraneo.

Tutto comincia ieri pomeriggio,
quando i due barconi in navigazione nel Canale di Sicilia lanciano l’Sos con un satellitare: “Aiutateci, il mare è in tempesta e noi rischiamo di naufragare”, invocano disperati gli extracomunitari chiamando i loro parenti in Italia. Scattano immediatamente i soccorsi, coordinati dalla centrale operativa della Capitaneria di porto di Palermo.

Il primo barcone viene avvistato all’imbrunire da un elicottero della Guardia di Finanza, a 15 miglia da Lampedusa. A bordo 300 persone che agitano le braccia per richiamare l’attenzione dell’equipaggio. La seconda “carretta” è invece molto più lontana, in acque di competenza maltese. Ma la segnalazione “girata” alle autorità della Valletta non ha alcun seguito.

Intanto a Lampedusa si vivono ore febbrili. Le condizioni del mare non permettono infatti alle motovedette di lasciare gli ormeggi. Solo i grandi motopesca di Mazara del Vallo, anche loro in porto a causa del maltempo, sono in grado di affrontare la burrasca. Il responsabile della Capitaneria di porto, tenente di vascello Achille Selleri, comandante della settima squadriglia, chiama a rapporto nel suo ufficio i pescatori della flotta mazarese: “Signori, non ho mezzi adeguati per il salvataggio. Ho bisogno di voi e delle vostre barche. Li salviamo?”. I capitani dei motopesca non esitano un attimo: “Siamo pronti”.

Così cinque imbarcazioni – Ariete, Monastir, Ghibli, Twenty Two e Giulia P.G. – prendono nuovamente il largo. A bordo, al fianco dei pescatori, gli uomini della Guardia Costiera. Quando riescono a intercettare il barcone ormai è buio pesto. Ma le condizioni del mare non consentono di operare: la “carretta” viene scortata a ridosso dell’isola, nei pressi di cala Grecale, dove la risacca è meno forte e dove è possibile effettuare il trasbordo sull’imbarcazione più grande, il Twenty Two.

Solo all’alba i pescatori riescono a rientrare in porto con il loro “carico” umano: 303 persone, tra le quali 21 donne e alcuni minori. Sono stravolti. Ai connazionali che si trovano nel centro di prima accoglienza raccontano la loro odissea: “Siamo partiti due giorni fa dalla Libia, quattro di noi sono finiti in mare e non siamo riusciti a recuperarli”.

Ma non c’è tempo per il dolore. Dalla Guardia Costiera scatta un nuovo allarme: il secondo barcone è stato avvistato da un aereo militare Atlantic a nove miglia dalla costa, mentre arranca tra le onde. E i pescatori partono nuovamente in soccorso degli immigrati: sono oltre 350, stipati come sardine su un vecchio peschereccio. Anche loro vengono salvati con la stessa tecnica, questa volta dal Ghibli; anche loro trascorreranno la notte a ridosso di cala Grecale, in attesa di potere approdare finalmente in porto.

L’importante e che sono tutti vivi:
oltre 650 persone salvate in poche ore dagli “angeli del mare”, come sono stati soprannominati i marinai della flotta mazarese e gli uomini del Capitaneria di Porto di Lampedusa accolti con un applauso in banchina.

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28 nov 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/cronaca/clandestini/clandestini/clandestini.html?rss

IL MANOSCRITTO – Mussolini: «Gobetti? Un antifascista segaiolo incarognito»

All’asta una lettera autografa scritta tra il 1921 e il 1922, in piena battaglia politica

https://i2.wp.com/www.filosofico.net/pierogobetti.jpgPiero Gobetti

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TORINO – Una lettera firmata di Benito Mussolini (1883-1945), su carta intestata de «Il Popolo d’Italia», di cui il futuro duce del fascismo era direttore, sarà battuta ad un’asta di manoscritti dalla casa Bolaffi a Torino mercoledì 10 dicembre con una stima iniziale di 2.800 euro. Il documento, non datato, ma presumibilmente scritto tra la fine del 1921 e gli inizi del 1922, da Milano, e diretto all’amico giornalista Pietro Gorgolini, fondatore de «Il Maglio», organo della sezione torinese del Partito Nazionale Fascista, mostra un Mussolini che riconosceva già nel giovanissimo torinese Piero Gobetti (1901-1926), fondatore della rivista «La rivoluzione liberale», un temibile avversario antifascista. Citare qualche passaggio di questa lettera, è sufficiente a far rivivere il clima politico infuocato – poco prima della marcia su Roma – dell’ottobre 1922. Scrive Mussolini : «Una reclame al Signor Gobbetti (per dispregio) e al suo sciocchezzaio anti-fascista, non mi sento di farla sul Popolo d’Italia». Il futuro duce rimanda quindi l’articolo «vivace e appuntito» al Gorgolini, suggerendogli di pubblicarlo sul giornale locale torinese «Il Maglio», «dato e non concesso che sia il caso di prendere sul serio quella manica di segaioli incarogniti».

PESTAGGIO – Verso la fine del 1921 era stata lanciata una campagna antifascista, scatenata dai socialisti e dalla stampa vicina a Francesco Saverio Nitti, che provocò repliche molto violente da parte di Mussolini e dei suoi sostenitori. Piero Gobetti, appena ventenne, già partecipava a queste battaglie politiche con i suoi scritti che Mussolini, riconoscendo in lui un temibile avversario, preferiva fossero ignorati piuttosto che combattuti, nella speranza di farli cadere nell’oblio, come testimonia questa lettera inedita che va all’asta. Più volte minacciato e picchiato dai fascisti, il 5 settembre 1925 Piero Gobetti subì un ultimo pesante pestaggio da parte degli squadristi, che gli provocarono ferite molto gravi. In seguito a ciò, decise di espatriare in Francia, a Parigi, ma non si riprese mai totalmente. Gobetti morì il 15 febbraio 1926, nell’ospedale di Neuilly presso Parigi dov’era stato ricoverato tre giorni prima per polmonite. Un telegramma di Benito Mussolini che ordina al prefetto di Torino di «rendere la vita difficile a Piero Gobetti, insulso oppositore del governo e del fascismo» venne diffuso dopo la sua morte dai quotidiani antifascisti e suscitò una grande emozione nell’opinione pubblica internazionale.

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28 novembre 2008 – ultima modifica: 29 novembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cultura/08_novembre_28/mussolini_gobetti_lettera_d285356c-bd5f-11dd-b7d7-00144f02aabc.shtml


DIRETTA – Ultima battaglia al Taj Mahal Uccisi 11 terroristi, l’albergo è libero Le vittime verso quota duecento

L'ultima battaglia al Taj MahalL’ultima battaglia al Taj Mahal

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29.11.08

La sparatoria è ripresa nella notte. Le truppe speciali hanno combattutto quasi tutta la notte per stanare gli ultimi assalitori. Ora la città sembra tranquilla. Il conteggio dei morti continua

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Finita la battaglia di Mumbai, divampano le polemiche in India sull’inadeguatezza delle misure di sicurezza e degli apparati antiterrorismo. Il “Times of India” ha rivelato che già nel marzo 2007 la polizia dello Jammu e Kashmir aveva allertato New Delhi sui rischi di infiltrazioni di terroristi dal mare. Era avvenuto dopo che due militanti del gruppo fondamentalista pakistano Laskhar-e-Taiba avevano raccontato di essere riusciti ad raggiungere Mumbai da Karachi in barca insieme ad altri 14 compagni.

Otto degli estremisti islamici che hanno messo in atto mercoledì gli attacchi coordinati sulla città indiana di Mumbai si erano infiltrati in città già un mese prima. Lo ha indicato oggi all’agenzia di stampa Afp una fonte dei servizi indiani di sicurezza.

Il primo ministro indiano Manmohan Singh ha incontrato oggi i responsabili dell’esercito e dei servizi segreti, dopo gli attacchi coordinati messi in atto a Mumbai da terroristi islamici che hanno causato 195 morti. Ne hanno dato notizia fonti governative.

Il commando terroristico, afferma la polizia, era composto da 15 elementi, belve che ”sparavano su chiunque trovassero davanti”. Anche i Black Cats, corpo scelto della sicurezza indiana, hanno subito una perdita umana delle ultime fasi della battaglia.

Sono 11 i terroristi uccisi dalle forze di sicurezza indiane a Mumbai e uno catturato. Lo riferisce l’emittente tv indiana Ndtv, mentre precedentemente erano stati segnalati nove attentatori uccisi e uno catturato. La stessa Ndtv riporta inoltre che nell’hotel Taj Mahal erano presenti quattro terroristi e che sono stati tutti uccisi.

“Ci sono decine di corpi su un solo piano” dell’hotel Taj Mahal di Mumbai liberato solo questa mattina dalle forze speciale dopo 60 ore. E’ la testimonianza di un vigile del fuoco impegnato nelle operazioni in corso di ‘ripulitura’ dell’albergo dove ha avuto luogo una lunga battaglia tra forze speciali ed estremisti.

Erano dieci i terroristi entrati a Mumbai, nve sono stati uccisi, uno è stato catturato. Lo riferisce il capo della polizia indiana. Ma è possibile che anche il numero complessivo del gruppo di fuoco, allargato alle persone che hanno fornito la logistica sia stato più ampio.

I terroristi che hanno preso d’assalto la città di Mumbai avevano un piano per far saltare in aria il Taj Mahal Hotel. Lo ha confessato uno tra i terroristi catturati, secondo quanto riferisce il Times of India online. Apparentemente gli attentatori disponevano di esplosivo sufficiente a far effettivamente saltare in aria l’albergo. Fonti hanno riferito a tv indiane che i terroristi avevano intenzione di “ridurre ad un cumulo di macerie” il Taj hotel e di replicare il disastro del Marriott ad Islamabad dello scorso settembre.

Il responsabile dell’ufficio per la gestione delle catastrofi di Mumbai, Shantaram Jadhav, riferisce che almeno 195 persone sono morte e 295 ferite. “Il bilancio è destinato a salire in quanto ci sono ancora corpi a bordo dei nostri mezzi che non sono ancora stati portati in ospedale” e quindi conteggiati, ha precisato Jadhav.

Sono 195 le vittime dell’attacco. Lo ha riferito il capo delle unità per le emergenze. I feriti sarebbero 295

Con la battaglia del Taj Mahal, dove sono stati uccisi gli ultimi tre terroristi, dovrebbe essere terminata la fase militare dell’assalto terrorista a Mumbai. Le vittime sarebbero oltre 160, ma già, purtroppo, si parla di un conteggio finale che dovrebbe arrivare a quota 200.

Alcuni dei presunti terroristi islamici che hanno scatenato mercoledì sera l’inferno a Mumbai erano già stati in ricognizione nella città, affittando un appartamento e spacciandosi per studenti malaysiani. Lo riferisce il Times of India nella sua edizione on line, riferendo le confessioni di uno degli estremisti arrestati, identificato col nome di Ajmal Amir Kasab, un pachistano di 21 anni.
Il giovane, secondo il giornale, ha detto che vi era giunto insieme a otto compagni, tutti pachistani, e che avevano preso alloggio nel mercato di Colaba, a poca distanza dalla Nariman House, dove si trova il Centro ebraico in cui sono stati uccisi sei ostaggi israeliani, incluso il rabbino – con doppia cittadinanza israeliana e americana – e la moglie.

Tutti gli estremisti islamici che erano ancora asserragliati all’hotel Taj Mahal sono stati uccisi, ha affermato il capo della polizia di Mumbai, Hassan Gafoor, a circa 60 ore dall’inizio degli attentati che hanno colpito la capitale finanziaria indiana. “Tutte le operazioni sono terminate. Tutti i terroristi sono stati uccisi”, ha confermato Gafoor, che in precedenza aveva annunciato l’abbattimento di “altri due terroristi” all’interno dello storico albergo.

I commando indiani hanno liberato dai terroristi anche l’hotel Taj Mahal, dove ancora erano rifugiati un numero imprecisato di terroristi. Dal piazzale antistante al Taj si vedono fiamme e fumo uscire dall’edificio.

Commando indiani hanno ucciso altri due terroristi asseragliati nell’hotel Taj Mahal a Mumbai, nel corso di un’operazione volta a riprendere il controllo totale dell’albergo.

Un denso fumo nero sale dal primo piano del lussuoso hotel, ultimo nascondiglio degli uomini armati che hanno attaccato la capitale economica dell’India mercoledì sera, provocando più di 150 morti. L’incendio avrebbe colpito il piano terra del Taj Mahal.

Nuovi colpi di arma da fuoco intensi e continuati sono stati uditi alle prime ore di oggi all’interno dell’hotel Taj Mahal, dove commando indiani stanno cercando di neutralizzare i terroristi ancora all’interno dell’edificio. Nell’albergo è scoppiato un violento incendio, secondo un giornalista di France Presse sul posto.

Riprendono le sparatorie al Tai Mahal. Un pennacchio di fumo grigio si alza sull’albergo.

E’ salito a 160 il bilancio delle vittime degli attentati di Mumbai, secondo quanto ha riferito la Cnn. L’emittente, citando il Dipartimento di Stato Usa, ha inoltre annunciato che cinque cittadini statunitensi sono morti negli attacchi terroristici e che diversi altri sono ancora dati per dispersi.

Il presidente eletto degli Stati Uniti, Barack Obama, in una dichiarazione diffusa in serata ha espresso il suo cordoglio e quello della moglie Michelle per le vittime degli attacchi terroristici di Mumbai, e ha ribadito che “questi terroristi che colpiscono civili innocenti non sconfiggeranno la grande democrazia dell’India, nè mineranno l’aspirazione della comunità internazionale a sconfiggerli”.
“Michelle ed io – ha dichiarato Obama – esprimiamo il nostro più profondo cordoglio ai famigliari dei cittadini americani che hanno perso la vita nei vergognosi attentati di Mumbai. I nostri pensieri e le nostre preghiere sono con loro, e tutti noi siamo rimasti colpiti da questa terribile tragedia”.

Un aereo noleggiato dal governo francese con a bordo 19 degli italiani scampati agli attentati di Mumbai è partito ieri sera dalla città indiana diretto a Parigi, dove dovrebbe giungere nel pomeriggio di oggi. Secondo il ministero degli esteri francese, a bordo dell’Airbus A-310 dotato di attrezzature mediche, vi sono in tutto 77 dei superstiti della presa di ostaggi attuata da un gruppo di estremisti: oltre ai 19 italiani, l’aereo trasporta 29 francesi, 17 spagnoli, 5 tedeschi, un polacco, un cittadino kazakho, un greco, un olandese, uno svizzero, un algerino e un congolese.
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fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/dirette/sezioni/esteri/india/29-novembre/index.html