Archive | dicembre 2008

BUON ANNO!!

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da Elena Mauro e Yaris!

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Le donne, l’Africa e la scienza. I premi del Nobel. Colloquio con Rita Levi Montalcini

di Concita De Gregorio

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L’anno che sta per cominciare dista un secolo da quello in cui è nata. Con Rita Levi Montalcini le intervista non scientifiche sono “conversazioni, perché dovrebbe avere la gentilezza di non chiedermi di parlare di cose di cui non so. Tutt’al più ne possiamo conversare”.

I suoi “non so” hanno una densità formidabile e portano sempre lontanissimo. Esempi. La crisi dell’economia. «Non saprei dirle con esattezza le differenze tra questa e quella del ’29. Nel ’29 avevo vent’anni e mi ricordo bene il senso di spaesamento, di sorpresa. Si ebbe la sensazione che si fosse all’improvviso rotto un meccanismo. Tutto quello che fino a un attimo prima c’era ed era facilmente accessibile non funzionava più, era scomparso. Come se un sistema apparentemente solido fosse in realtà evanescente. Le leggi dell’economia, mi chiesi allora, sono davvero leggi come le altre della scienza? Se sono fondate sull’osservazione, questo solo basta a dire che si ripetono senza tener conto del mutare degli uomini? Non so, si dovrebbe chiedere Krugman». Le vengono sempre in mente, come consulenti da chiamare al telefono, altri Nobel. Anche nei frammenti di memoria. «Certo che l’aereo è una grande conquista del secolo ma non la principale, non direi proprio. Ci si è sempre spostati comunque, l’aereo non ha fatto che accorciare i tempi. Lo definirei tutt’al più uno strumento utile. Nel ’40 andai in America in nave e fu un viaggio bellissimo. Ero con Dulbecco. Ricordo con precisione le nostre lunghe conversazioni serali. Ne scaturì molto: certo per me, spero per entrambi. In aereo non sarebbe stato possibile, avremmo probabilmente scambiato qualche battuta e ci saremmo presto appisolati. Ma mi dica, cara signora: di che cosa vorrebbe conversare?».

Noi vorremmo, senatrice, che fosse lei a introdurci nell’anno del suo centenario. Che ci parlasse di quel che più l’ha sorpresa, amareggiata e rallegrata, di quello che più le resta nei pensieri del 2008 che abbiamo attraversato. Vorremmo parlare del passato e del futuro e intanto festeggiarla un poco, che compiere un secolo facendo progetti per il futuro non è cosa da tutti. Chi collabora con lei ci racconta che dorme pochissimo e lavora tutte le ore del giorno. Che trascorre il suo tempo nei laboratori e sui libri, che è impossibile sorprenderla in disordine: sempre indossa abiti e gioielli bellissimi.
«Non potendo cambiare me stessa cambio gli abiti. È un piccolo gesto quotidiano di rispetto verso chi incontro. Del sonno non sento il bisogno, alla mia età è frequente. Quanto all’anno che si è appena concluso spero di esserle utile ma per me il tempo ha una scansione più dilatata e più contratta insieme: un anno di cento è piccola cosa, capisce, rispetto a un anno di venti, o di quaranta. Tuttavia può anche essere un tempo lungo e prezioso, se penso per esempio che in questo anno le borse di studio per bambine e giovani donne africane della mia fondazione sono divenute 6700 e arriveremo a diecimila, spero, l’anno venturo».
Perché l’Africa, senatrice?

«Perché guardi che cosa abbiamo fatto in Africa, dagli anni del colonialismo in poi. Guardi come l’abbiamo violentata e usata. Distrutta. Una tragedia spaventosa. Abbiamo preso le loro ricchezze e speculato sulle debolezze che abbiamo contribuito a creare. Abbiamo molto da restituire, molto risarcimento da pagare. In istruzione, certo. L’unica salvezza possibile per le genti di ogni luogo è l’accesso alla cultura».

E perché le donne?
«Perché le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente. Hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale. Le donne sono la colonna vertebrale delle società. Pensi al nostro Occidente. Ho appena scritto un libro dedicato ai ragazzi, l’ho pubblicato con una casa editrice per giovani. Ne sono fiera. L’abbiamo intitolato “Le tue antenate”. Parla di donne pioniere. Quelle che hanno dovuto lottare contro pregiudizio e maschilismo per entrare nei laboratori, che hanno rischiato di vedersi strappare le loro fondamentali scoperte attribuite agli uomini, che si sono fatte carico della famiglia e della ricerca. Lei conosce Emily Noether, la fondatrice dell’algebra moderna?»
C’era un teorema…
«Lei, quella del teorema. Nel ’33 il nazismo la escluse dalle università in quanto ebrea, fu costretta a riparare negli Stati Uniti».

Anche lei da ragazza dovette restare chiusa in casa, nascondersi. Ne parlava nel suo incontro con Ingrid Betancourt: le vostre prigionìe.
«Ah sì ma c’è molta differenza. Ingrid Betancourt ha sofferto moltissimo e ha patito gravi stenti. Io sono sempre rimasta completamente indifferente al razzismo antiebraico, è vero che durante il fascismo dovetti restare a lungo nella mia stanza, che tuttavia era una stanza e non la giungla. È anche vero che molti fascisti venivano a trovarmi e che è stato lì, in quella stanza, che è nato il seme della mia ricerca. Ho sempre saputo che non esistono le razze, il cervello degli uomini è lo stesso. Esistono i razzisti. Bisogna vincerli con le armi della sapienza. Di Ingrid Betancourt ho apprezzato la dolcezza nella forza. La fragilità e la forza vanno spesso insieme, ha notato? Non si dà l’una senza l’altra».

Il cervello degli uomini, lei dice, è sempre lo stesso.
«Ma certo, si possono avere dubbi? Degli uomini e delle donne, è evidente. La differenza tra uomo e donna è epigenetica, ambientale. Il capitale cerebrale è lo stesso: in un caso è stato storicamente represso, nell’altro incoraggiato. Così pure tra popoli. È sempre un dato culturale. Per fortuna le donne stanno raggiungendo ciò che era stato loro precluso. Ha conosciuto Vandana Shiva? Una fisica teorica formidabile, indiana. Le ho dedicato l’ultimo capitolo delle pioniere. Le donne hanno incredibili potenzialità. Ha conosciuto Hillary Clinton?».
Solo in occasioni ufficiali.

«Che peccato. Una donna energica e molto competente. Certo questo non mi ha impedito di tifare per Obama alle primarie. Nella scelta fra un presidente donna e un nero di origine africana ma non c’era proprio dubbio, assolutamente nessun dubbio di cosa fosse da preferire per il progresso della civiltà. Certo dico a parità di competenze professionali. Obama è uno straordinario salto in avanti in un secolo in cui, lo ricordo bene, quando si sedeva in autobus accanto ad un nero si doveva alzarsi. A me è accaduto nel corso del mio primo viaggio negli Stati Uniti. Non riuscivo, sul momento, a comprendere il senso dell’invito».

Se lei avesse vent’anni a disposizione a quale nuovo studio si dedicherebbe?
«Se ne avessi due o cinquanta, è lo stesso. Al cervello, ovviamente. L’universo che è dentro ciascuno di noi. C’è forse un altro tema più interessante? Scoprire il funzionamento della mente. Se fossimo capaci di far rientrare in Italia i nostri giovani ricercatori, se questo paese sapesse investire sulle energie straordinarie dei suoi studiosi, quelli che abbiamo visto manifestare per strada contro i tagli alla ricerca, ecco. Questo sì che sarebbe un investimento. L’Italia ha sempre prodotto grandissimi risultati, ha menti eccelse. Cabibbo, lo conosce?, un uomo eccezionale. Che strano che non abbia avuto il Nobel, no? L’hanno dato a tre giapponesi, ho visto. Sapesse che meraviglia sono le ragazze, le giovani ricercatrici che lavorano nel mio centro».

Lo studio del cervello ci aiuta anche a decifrare i comportamenti collettivi? Lei per esempio cosa può dire alla luce delle sue ricerche del fondamentalismo, del terrorismo, delle dittature?
«Il cervello spiega tutto. Bisogna partire da qui. Il nostro modo di comportarci è più emotivo che cognitivo. Esiste un centro arcaico del cervello, limbico: non ha avuto nessuno sviluppo dall’australopiteco ad oggi, è identico. È la sede dell’aggressività. Il cervello limbico ha salvato l’uomo quando è sceso dagli alberi, gli ha consentito di difendersi e combattere. Oggi può essere la causa della sua estinzione».

L’aggressività ha sede in un cervello limbico collettivo?
«Il cervello è individuale. Ma è certo che i totalitarismi, le dittature, i fondamentalismi hanno sempre fatto appello alle pulsioni arcaiche dell’uomo. Hanno puntato sulla prevalenza del sistema arcaico su quello cognitivo. L’evoluzione culturale alimenta la neocorteccia. E’ per questo che l’unico vero antidoto ai sistemi totalitari è la cultura. La conoscenza. I fondamentalismi si servono del cervello arcaico e lo strumentalizzamo. La neocorteccia, il cervello del linguaggio e della cognizione, deve prendere il comando sul cervello arcaico per controllare la fase emotiva e primitiva del comportamento».

Lei crede che nell’uomo in assenza di attività cerebrale possa esserci vita degna di questo nome?
«Certo che no. Quando il cervello non funziona la vita dell’uomo è finita. La povera Eluana Englaro ha diritto ad una fine con dignità, come chiede suo padre. La sua vita si è conclusa da molti anni».

Torniamo al sapere come antidoto delle dittature. Nell’Islam dei fondamentalisti alle donne è inibito lo studio. Le studentesse in molti Paesi sono minacciate e aggredite. Vede in questi comportamenti la conferma della sua teoria sulla “strumentalizzazione del cervello arcaico”?
«Le religioni sono materia delicatissima. Certo è che la disparità di trattamento fra uomo e donna è grande nelle culture in cui la religione inibisce alla donna l’accesso al sapere. Per me che sono di religione ebraica il sapere è stato un grande strumento di democrazia sostanziale. È dato a tutti allo stesso modo, cancella le differenze di sesso, di censo e di età. Come può verificare dai miei scritti ci sono donne straordinarie che hanno dato risultati eccezionali per il solo fatto di aver avuto accesso, nella loro epoca, alla conoscenza alle altre negata. Poi certo in altre epoche hanno avuto accesso allo studio solo le donne di classi sociali agiate. Avevano l’insegnamento a casa».

Lei legge romanzi? Conosce scrittori contemporanei?
«Il più grande scrittore del mio tempo è Primo Levi. Un monumento all’Homo sapiens. Dopo “Se questo è un uomo” è difficile trovare un testo di altrettanto spessore. Fu sua sorella Anna Maria, che ho conosciuto a casa di amici nel ‘47, a regalarmelo. Primo aveva la capacità che nei libri della mia infanzia erano attribuiti ai talismani delle fate. Lui non trasformava serpenti in agnelli, faceva di più: sapeva far rivivere la realtà vissuta e sofferta con milioni di altri nei lager nazisti senza suscitare nel lettore una totale sfiducia nel genere umano. Ci sono poi altri libri che amo e spesso rileggo. Uno è “Il medioevo prossimo venturo” di Roberto Vacca».

Se avesse potuto frequentare più assiduamente un uomo del suo tempo su chi avrebbe fatto cadere la scelta?
«Ma non c’è dubbio. Albert Einstein. Il segreto della creatività risiede nella curiosità, nella mente che rimane bambina, diceva. Un grande insegnamento. Restare bambini. Oltretutto (ride) anche Einstein appartiene alla cosiddetta razza inferiore…come me».

Qual è stata a suo parere la più grande invenzione o scoperta del secolo? Un farmaco? Uno strumento di diagnosi?
«Ma no, è stata senza dubbio Internet. L’informatica. I nuovi Magellano dell’era digitale. La comunicazione globale. Ma come mai mi chiede questo, lei non usa Internet?»

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30 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74710

Londra ridiventa puritana e vieta il porno, anche casalingo

Nasce la polizia del sesso, potrà violare la privacy casalinga

Fino a tre anni di carcere per chi possiede immagini di “contenuto osceno”

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dall’inviato di Repubblica CINZIA SASSO

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Londra ridiventa puritana e vieta il porno estremo
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LONDRA – Si nasconde nell’articolo 63 del Criminal Justice Act del 2008, approvato all’unanimità dalla Camera dei Comuni e destinato a entrare in vigore il 26 gennaio, l’ultima rivoluzione inglese.

Quella che, quattro secoli dopo, resuscita il puritanesimo e trasforma il Paese nel quale la libertà individuale è un assioma in uno dove perfino le fantasie sessuali saranno sanzionate: quelle che la legge considera “estreme” saranno punite con il carcere fino a tre anni.

Il capitoletto che introduce il proibizionismo in camera da letto è di poche e generiche parole: la legge – dice – proibisce il possesso di immagini pornografiche che siano “gravemente offensive, disgustose o comunque di carattere osceno”. E per la prima volta accade anche che la responsabilità penale colpisca non già chi produce e si arricchisce sfruttando il mercato dell’osceno, ma semplicemente chi lo consuma guardando.

La legge è il risultato di una campagna condotta dalla signora Liz Longhurst, madre di Jane, un’insegnante di Brighton di 31 anni rapita nel 2003 e trovata undici giorni dopo, strangolata da due cravatte strette attorno al collo. Il suo assassino, Graham Coutts, un musicista, è stato condannato a 26 anni di carcere, e al processo si è difeso affermando che la morte della donna, con la quale ha sostenuto di avere avuto rapporti sessuali consenzienti, era stata la conseguenza accidentale di un incontro a base di sesso estremo e che lui era ossessionato dallo pratica dello strangolamento. Durante le indagini, a casa di Coutts la polizia aveva trovato centinaia di immagini di necrofilia e di soffocamento. Proprio il giorno prima dell’incontro fatale, e poi nei giorni successivi alla scomparsa della giovane donna, Coutts aveva scaricato sul suo computer scene di feticismo, necrofilia e pornografia violenta.

Negli anni, l’eco del terribile fatto di cronaca non si è spenta, e oltre 50 mila persone hanno firmato la petizione della madre di Jane che chiedeva di mettere fuori legge quello che era stato individuato come il movente della morte di sua figlia. La legge è stata approvata all’inizio di quest’anno e solo alla camera dei Lord ha incontrato qualche opposizione. Come quella del liberaldemocratico Miller, che ha messo in guardia dal pericolo di giustificare così l’ingresso della polizia nelle case e nelle camere dei cittadini, e di “trasformarli in criminali semplicemente perché guardano qualcosa”.

Ma ora, alla vigilia dell’entrata in vigore, sui giornali appaiono critiche severe. Come quella dell’Independent: “È una cattiva legge che trae un principio generale da un caso specifico, che lascia aperte molte possibilità di interpretazione e che limita la libertà di adulti consenzienti di praticare sesso non convenzionale, ma in modo se non desiderabile, comunque accettabile”. In Inghilterra la necrofilia e la pratica con gli animali sono già sanzionate dalla legge.

“Il rischio – dice Claire Lewis, attivista di un’associazione che difende le pratiche sessuali sado-maso – è che migliaia di persone comuni siano criminalizzate. Noi pensiamo che le immagini di attività violente non consensuali vadano vietate, ma questa è una legge oltraggiosa, secondo la quale chi guarda certe immagini si trasforma automaticamente in un violentatore”. “Backlash”, un altro gruppo, ha già ingaggiato uno dei migliori studi legali di difesa dei diritti umani per sostenere chi verrà arrestato in base al Criminal Justice Act. E tra chi combatte la nuova legge c’è il fotografo Ben Westwood, figlio della stilista Vivienne, che spesso ritrae persone bendate e legate: “Non credo sia un compito del governo intromettersi nella sessualità delle persone”.

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31 dicembre 2008

Nuovo attacco di Famiglia Cristiana: «Governo inadeguato»

https://i0.wp.com/www.ladestra.info/public/wordpress/wp-content/uploads/2008/08/copertina-di-famiglia-cristiana.jpg(Copertina taroccata)

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30 dicembre 2008| Federico Amodeo

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In un “esplosivo” numero di Capodanno anticipato oggi e che uscirà a 2009 iniziato, Famiglia Cristiana lancia l’ennesimo siluro al governo, lanciando un allarme-famiglie schiacciate dalla crisi economica a fronte di una politica che «si trastulla tra federalismo e presidenzialismo». Per il leghista Piergiorgio Stiffoni il settimanale mette in campo «lo stesso livore di Sisto V». Savino Pezzotta, che presiede la Costituente di centro e la Rosa bianca, ritiene invece che abbia ragione, come pure Massimo Donadi, dell’Idv, mentre il senatore Roberto Calderoli, ministro per la Semplificazione Normativa e Coordinatore delle Segreterie Nazionali della Lega Nord, spiega che, a suo giudizio, è proprio il federalismo il miglior strumento per contrastare la crisi.

Gli articoli di Famiglia cristiana erano probabilmente già scritti quando, altrove, la Cei, non sempre in sintonia con il settimanale dei paolini, invitava lo Stato, nella persona del ministro Brunetta, a fare la sua parte per aiutare le persone in difficoltà. Un messaggio, su questo, quasi univoco, anche se i toni di Famiglia cristiana non sono certo quelli della sobria conferenza episcopale. Se questa si ferma infatti alle modalità degli aiuti, il settimanale attacca direttamente il governo Berlusconi. «Nella storia della Repubblica – scrive Beppe del Colle nel suo consueto editoriale – non c’è mai stata una fase così nettamente dominata da una strategia politica determinata verso un preciso obiettivo: tutto il potere sostanziale nelle mani di una sola persona», al quale, a suo giudizio, non corrispondono scelte altrettanto decisive. Silvio Berlusconi viene definito «non un dittatore in senso classico, né tanto meno un tiranno».

Silvio Berlusconi ancora una volta nel mirino di Famiglia Cristiana
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Un politico che «non solo ha vinto democraticamente le elezioni del 13 aprile 2008, ma dispone di una maggioranza ampia e solida, come nessun altro premier dal 1948». «Di fronte a questo – conclude Del Colle – il nulla, o quasi». Niente a che fare, sostiene senza nascondere il suo rimpianto il settimanale cattolico, con altri politici, come De Gasperi o Colombo, che «seppero trasformare e modernizzare con trasparente decisionismo un Paese antiquato e povero», nonostante «governi sempre instabili, soggetti all’opposizione del più forte partito comunista dell’Occidente». «Se il quinquennio berlusconiano 2001-2006, con una maggioranza stabile, si ricorda quasi solo per la parziale depenalizzazione del falso in bilancio – conclude l’editoriale – anche qualche dubbio di sostanza sulle riforme ora promesse sarà pure lecito».

A farne le spese – aggiunge Famiglia Cristiana nell’editoriale di copertina – sono soprattutto le famiglie alle prese con una povertà sempre crescente, un lavoro precario o inesistente, per le quali – ammonisce il settimanale – nessuno ha mai fatto nulla, neanche il governo Prodi. «Si è parlato tanto di famiglie – scrive – ma per dire Dico o Pacs. Per illuderle prima con vuote promesse elettorali, per deluderle poi quando la montagna ha partorito striminziti topolini: bonus, social card, una tantum. Provvedimenti tampone, che non tamponano un bel niente». La politica tutta, dunque, nel 2009, «riparta dalle famiglie» – invoca Famiglia Cristiana – varando «interventi strutturali, di lungo periodo, fiscali ma non solo», «strumenti nuovi, non per rabberciare i bilanci familiari, ma per dare alle famiglie quel che è giusto».

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/italia_e_mondo/2008/12/30/1101981143347-famiglia-cristiana-attacca-governo-inadeguato.shtml

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Israele: «Niente tregua per Gaza, l’offensiva contro Hamas va avanti»

(Epa)

(foto Epa)

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Il governo di Olmert respinge la proposta di uno stop di 48 ore: «Obiettivi non ancora raggiunti»

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GAZA – Niente tregua. L’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza prosegue. Nonostante le pressioni internazionali per uno stop di 48 ore a scopo umanitario, il gabinetto di sicurezza ha deciso di proseguire l’offensiva contro Hamas. «Al momento – ha spiegato il premier Ehud Olmert – non ci sono le condizioni per un cessate-il-fuoco». Una decisione preannunciata dalla radio militare israeliana secondo la quale a indurire la posizione di Israele – nonostante la proposta francese e l’appello lanciato dall’Unione europea – sono stati i ripetuti lanci di razzi palestinesi contro le città israeliane che hanno dimostrato che «gli obiettivi della operazione ‘Piombo fuso’ non sono stati ancora raggiunti».

ALTRE IPOTESI – «Se le condizioni matureranno, e noi crediamo che possa esserci una soluzione diplomatica che garantisca una maggiore sicurezza nel sud – ha spiegato Olmert – prenderemo in considerazione l’ipotesi di un cessate-il-fuoco». Israele, aveva spiegato in precedenza un portavoce del ministero degli Esteri, Yigal Palmor, sta esaminando le proposte ricevute a livello internazionale per un cessate-il-fuoco che abbia carattere «permanente», e non temporaneo. Esistono parecchie proposte avanzate da diverse parti nel mondo», ha osservato a sua volta Palmor. «Con tali parti c’è un dialogo finalizzato al raggiungimento di un accordo serio per un cessate-il-fuoco permanente a determinate condizioni», ha dichiarato ancora il portavoce ministeriale, sottolineando come tra esse rientri soprattutto un’interruzione «totale» degli attacchi con i razzi da Gaza.

(Ap)

(foto AP)

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RAID – Dunque, l’offensiva israeliana – arrivata al quinto giorno – non si ferma. Secondo ‘Haaretz’, che cita fonti militari, gli obiettivi dei nuovi raid sono uffici governativi di Gaza, ma anche i tunnel usati per il contrabbando al confine con l’Egitto. Stando a informazioni palestinesi, nel nord di Gaza durante un bombardamento è morto un uomo e altri due sono rimasti feriti; l’agenzia Ramattan precisa che si trattava dello staff di una squadra di soccorso e che il missile israeliano ha colpito la loro ambulanza. Il bilancio aggiornato delle vittime palestinesi fornito da fonti mediche locali alla tv araba ‘al-Jazeera’ è salito a 390 morti e 1800 feriti.

RAZZI – Prosegue anche il lancio di razzi dalla Striscia. Tre razzi di tipo Grad, sparati dai miliziani di Hamas, sono caduti nei pressi di Beersheva, nel sud di Israele, a circa 40 chilometri da Gaza. Colpita in pieno una scuola, che in quel momento era vuota. L’attacco è stato rivendicato in un comunicato dalle Brigate Ezzedin al Qassam, il braccio armato di Hamas. Diversi razzi sono esplosi anche ad Ashqelon.

(Afp)

(foto Afp)
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LE ACCUSE DI HAMAS – Intanto proprio il movimento islamico accusa l’Autorità palestinese di aver pianificato con Israele il suo ritorno nella Striscia di Gaza. Secondo quanto scrive il Jerusalem Post, che rilancia una notizia diffusa dal Palestine Information Center, un sito web affiliato ad Hamas, il gruppo integralista accusa in particolare il presidente dell’Anp, Abu Mazen, di aver costituito un comitato, composto da alti funzionari della sicurezza e dal ministro dell’Interno, pronto a riprendere il controllo della Striscia. Hamas sostiene che Abu Mazen avrebbe messo a punto il suo piano insieme con gli israeliani, gli egiziani e i sauditi. Il Palestine Information Center riferisce anche che il consigliere del presidente palestinese, Nemmer Hammad, ha telefonato la scorsa settimana ad Amos Gilad, alto funzionario del ministero della Difesa israeliano, per dirgli che l’Anp «crede nella legittimità del diritto di Israele di liquidare Hamas». Due fonti dell’Anp hanno inoltre riferito al Jerusalem Post che l’Anp sarebbe “pronta” a tornare a Gaza nel caso in cui il governo di Hamas venisse rovesciato dall’offensiva israeliana.

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31 dicembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_dicembre_31/gaza_israele_guerra_tregua_razzi_missili_a774aad0-d711-11dd-ad28-00144f02aabc.shtml

Vendola: Rifondazione? Casa di spettri

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L’intervista: «Il partito ha cominciato a morire qualche mese fa»

Il governatore e Fagioli: è un guru melmoso e volgare

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Nichi Vendola (Ansa)
Nichi Vendola (Ansa)

ROMA – «Se dobbiamo parlare di ciò che sta accadendo a Liberazione, va bene. Ma di quel signore, di quel presunto guru, di quel…».

Massimo Fagioli, lo psicoterapeuta che definì Sigmund Freud «un autentico cretino» e che di lei, presidente, ha invece detto…
«L’ho letta l’intervista che ha rilasciato al Corriere… ma che linguaggio usa questo signore? Quella frase, su di me, che ora nemmeno ricordo più… perché l’ho subito rimossa e…».

Fagioli dice che lei è libero di andare a letto anche con un termosifone, ma di non poter essere, al tempo stesso, gay, cattolico praticante e comunista.
«Siamo alla sublimazione della volgarità, o no?».
(Nichi Vendola è nato a Terlizzi, vicino a Bari, 50 anni fa ed è una persona colta, sensibile, un affabulatore straordinario, un omosessuale dichiarato, che porta l’orecchino con disinvoltura e dice che gli sarebbe piaciuto avere un figlio, o almeno fare il maestro d’asilo: il fatto è che dopo essersi laureato in Lettere con una tesi su Pier Paolo Pasolini, fece il cameriere, poi il venditore di libri per l’Einaudi, quindi entrò nel Pci e, quando Occhetto gli cambiò nome, pianse e seguì Fausto Bertinotti. Che l’ha fatto diventare deputato di Rifondazione, e poi Presidente della Regione Puglia. Da reggente del regno che fu di Federico II, Vendola avrebbe voluto succedere allo stesso «lider maximo » e a Franco Giordano: ma al congresso di Chianciano, a sorpresa, la sua compagnia fu sbaragliata dalle truppe di Paolo Ferrero).

Continuiamo da Ferrero?
«No, mi faccia prima dire un’altra cosa su questo Massimo Fagioli, che io, per altro, non conosco…».

No?
«Personalmente, mai incontrato. Mi sono sempre rifiutato».

Ma davvero?
«Perché tanto stupore?».

Perché non è un mistero che Fagioli, negli ultimi anni, abbia spesso ispirato Fausto Bertinotti: la sua più importante svolta politica, la sfida del percorso non violento, è stata un’elaborazione fagiolina. E siccome lei di Bertinotti è grande amico…
«Quello della sua amicizia con Fagioli è un argomento che non ho mai affrontato con Fausto».

Non le sembra un’amicizia sorprendente?
«Mah… è probabile che il vero pensiero di questo guru violento sia sempre stato nascosto da ragionamenti sofisticati, in cui non si vedeva il fondo, che è melmoso, pruriginoso…».

Prosegua.
«Finge di ispirare un percorso di non violenza e poi taglia a fette gli altri. La verità, temo, è che su un lettino, a farsi psicanalizzare, dovrebbe finirci lui… È un uomo pieno di ossessioni, di pregiudizi… è un omofobico, un anticattolico, un anziano che detesta i giovani, i loro sogni e chi questi sogni li racconta».

Dice che Piero Sansonetti, il direttore di Liberazione, è un bimbo fermo al ’68.
«Ecco, appunto. Perché insultare? I temi di fondo, nel dibattito sul futuro di Liberazione, dovrebbero essere altri, o no?».

Li elenchi.
«La libertà d’informazione, e l’autonomia di una redazione. Punto. Fine. Nient’altro».

Lei è molto amico di Sansonetti, che però è accusato da Ferrero di…
«Senta: io non sono lo sponsor di Sansonetti. Nell’ultimo anno, con Sansonetti avrò parlato al telefono non più di cinque volte…».

Non ci credo.
«Giuro».

Mah.
«No, davvero: qui dev’esser chiaro che Sansonetti non è il direttore del giornale della mia corrente. Sansonetti è il direttore di un quotidiano che in questi anni è sempre stato al centro del dibattito politico, e che ha scatenato polemiche, suscitato riflessioni, provocato, raccontato, denunciato. Di questo dobbiamo parlare: Liberazione è stato un laboratorio che ha funzionato oppure no?».

Ferrero pensa di no.
«Beh, certo: immagino che Ferrero voglia un giornale in linea, di linea».

Più semplicemente, Ferrero vuole un giornale di partito. Che metta in prima pagina il pensiero del segretario.
«Cioè, per capirci: Ferrero vuole un giornale fatto come si sarebbe fatto nell’altro millennio…».

Intanto il Cda è stato costretto alle dimissioni. I giorni di Sansonetti sembrano contati.
«Si assumeranno la responsabilità di tutto».

Ritanna Armeni, che di Liberazione era anche consigliere di amministrazione, ha scritto sul Riformista un commento dal titolo: «Rifondazione è morta».
«Quella di Rifondazione è un’agonia lenta e dolorosa… cominciata, direi, alla vigilia del congresso».

Che lei, Vendola, ha perso. Questa vicenda di Liberazione può accelerare un processo di scissione?
«Sa, un partito che considera esagerato riflettere sui diritti dei trans e preferirebbe interrogarsi sulle ragioni del crollo del Muro di Berlino, come dire? non è già più un partito, ma una casa piena di spettri».

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Fabrizio Roncone
31 dicembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/politica/08_dicembre_31/vendola_rifondazione_casa_spettri_ab91a83c-d727-11dd-ad28-00144f02aabc.shtml

Guerra del gas tra Russia e Ucraina: Senza accordo, domani rubinetti chiusi (anche per noi)

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MOSCA – Il colosso energetico russo Gazprom ha annunciato che domani chiuderà i rubinetti del gas destinato all’Ucraina, se non verrà concluso un accordo sul rinnovo dei vecchi contratti e Kiev non salderà totalmente il debito verso la Russia, che in totale ammonta a 2,4 miliardi di dollari. La settimana scorsa il gigante energetico controllato dal Cremlino aveva già minacciato di interrompere i flussi di metano.

“In assenza di un contratto, non potremo più proseguire le forniture di gas all’Ucraina”, ha ribadito oggi Alexandre Medvedev, il numero due di Gazprom. A questo punto, serve un accordo “dell’ultimo minuto”, visto che il termine per la sigla di un nuovo contratto è fissato per le ore 10 di domani mattina, ovvero le 12 italiane.

Dal canto suo Kiev ha minacciato di sequestrare il metano in transito nei suoi tubi verso l’Europa, se Mosca metterà mano ai rubinetti. Attraverso il territorio ucraino passa infatti l’80% del gas russo destinato agli europei.

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31 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/esteri/russia-gas/gazprom-31-dic/gazprom-31-dic.html?rss