Archivio | dicembre 2, 2008

MILANO – Incontro pubblico sul tema: I fascisti denunciano l’attore Ulderico Pesce

https://i0.wp.com/www.repubblica.it/2008/01/sezioni/spettacoli_e_cultura/ulderico-pesce-rifiuti/ulderico-pesce-rifiuti/este_30234848_49020.jpg

I fascisti denunciano l’attore Ulderico Pesce

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Il Consigliere regionale Bebo Storti

invita ad un incontro pubblico –

mercoledì 3 dicembre, ore 11:00 – con l’attore Ulderico Pesce, il quale racconterà il percorso teatrale e di controinformazione che lo ha portato ad essere denunciato dal movimento “Fascismo e Libertà” per diffamazione e calunnia.

Questo episodio si inserisce in un contesto più ampio di proliferazione di associazioni, movimenti o centri di aggregazione di matrice dichiaratamente fascista, e quindi anticostituzionale, che attaccano tutte quelle personalità del mondo della cultura che tentano di denunciarne l’attività.

Interverranno all’incontro con Ulderico Pesce

Moni Ovadia

attore

Renato Sarti

regista

Andrea Satta

musicista,Tetes de Bois

Hanno assicurato inoltre la partecipazione:

Marco Cipriano

, Vicepresidente del Consiglio Regionale

Luciano Muhlbauer

, Consigliere Regionale, Rifondazione Comunista

Arturo Squassina

, Consigliere Regionale, Sinistra Democratica

Gruppo Comunisti Italiani – Regione Lombardia

via Fabio Filzi 29, 20124 Milano

comunisti.italiani@consiglio.regione.lombardia.it

cell. 339.1180769 – tel +39 0267486375 – fax +39 0267486386

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Al Presidente della Repubblica Italiana

Al Presidente del Consiglio dei Ministri

Alla Procura della Repubblica di Cosenza

Gentile Presidente  della Repubblica,

sono indagato dalla procura della Repubblica di Cosenza e sto subendo un processo penale per i seguenti motivi:

  • In occasione del Referendum Popolare, a favore della ricerca sulle cellule staminali, mi ero recato a Matera per fare un intervento a favore della LIBERTA’ DELLA RICERCA.

Durante il mio discorso, sono giunte al di sotto del palco su cui mi trovavo, alcune persone con le teste rasate e le camicie nere. Questi individui hanno piazzato, in prossimità della nostra postazione, un tavolino sul quale veniva esposto un tricolore con al centro un fascio “littorio” o “mazziniano”, molto simili, con su scritto “FASCISMO E LIBERTA'”.

Successivamente hanno iniziato a distribuire materiale pubblicitario relativo al loro movimento.

  • Ho quindi ritenuto opportuno chiedere l’immediato allontanamento della postazione mobile di queste persone. Mi sono domandato, inoltre, chi avesse potuto autorizzare due manifestazioni così diverse nello stesso luogo. Dopo il mio sollecito e visto il mancato allontanamento di questi promotori, ho interrotto il mio intervento e mi sono allontanato dalla piazza.

A distanza di alcuni anni la Procura della Repubblica di Cosenza mi ha indagato perché avrei calunniato un MOVIMENTO dal nome “FASCISMO e LIBERTA'” , regolarmente riconosciuto dalle Istituzioni Italiane.

I Firmatari di questa petizione

CHIEDONO

l’archiviazione delle indagini e nello stesso tempo si chiede al Presidente della Repubblica, come abbia potuto riconoscere come legittimo un MOVIMENTO DAL NOME INQUIETANTE “FASCISMO e LIBERTA'”, che fa il verso al MOVIMENTO “GIUSTIZIA e LIBERTA'”, creato dai fratelli Carlo e Nello Rosselli, grandi antifascisti, che hanno pagato con la MORTE la loro ricerca e lotta per la libertà, la democrazia e la LIBERAZIONE dal FASCISMO e dal NAZISMO.

Per tenere alta la guardia contro gli ideali fascisti e razzisti, e per recuperare la memoria storica dell’Italia, si chiede la cancellazione della legittimità del movimento “FASCISMO E LIBERTA”.

Ulderico Pesce

In fede

MONI OVADIA

LELLA COSTA

MARIO MARANZANA

GIANFRANCO DE BOSIO

UMBERTO CERIANI

EMILIO POZZI

IVANA MONTI

ANDREA SAPPA

..

fascisti_pesce

www.uldericopesce.com

fonte: via mail

CIVITAS ECCLESIAE – Disabili, no del Vaticano alla Convenzione Onu / Venerabilis, la chat dei sacerdoti gay

“Manca il divieto esplicito di aborto”

La Santa Sede, dopo aver contribuito alla stesura, non firma il testo Onu
Ieri c’era stato il “no” alla depenalizzazione dell’omosessualità

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Disabili, no Vaticano alla Convenzione "Manca il divieto esplicito di aborto"

Benedetto XVI

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ROMA – E’ di nuovo tensione tra Vaticano e Onu. Dopo in “no” della Santa Sede alla proposta di depenalizzare l’omosessualità, oggi tocca al disabili. Il Vaticano, infatti, come aveva annunciato, non ha firmato la convenzione Onu sui diritti delle persone con disabilità. Un “no” confermato oggi alla vigilia della giornata internazionale delle persone con disabilità, promossa dalle Nazioni Unite sul tema “dignità e giustizia per tutti noi”. Una contrarietà limitata alla sola questione dell’aborto. E’ questo il dissenso
relativo ad un testo che la Santa Sede, pur non potendo firmarlo, ha contribuito a realizzare.

La convenzione Onu sui diritti dei disabili, circa 650 milioni nel mondo, entrata in vigore l’8 maggio scorso, è il primo trattato sui diritti umani del terzo millennio ed è stato approvato dall’assemblea generale dell’Onu nel 2006. Il Vaticano ha partecipato attivamente ai lavori per la stesura del testo, durati cinque anni. Per poi non firmarlo perchè il documento non ha inserito un divieto esplicito nei confronti dell’aborto. Il Vaticano ritiene infatti “tragico che una imperfezione del feto possa essere una condizione per praticare l’aborto”, come riconosce una Convenzione il cui obiettivo è “proteggere le persone con disabilità da tutte le discriminazioni riguardo all’esercizio dei loro diritti”. L’articolo 10 della Convenzione, però, prevede espressamente il diritto alla vita per le persone disabili ed impegna gli Stati a mettere in atto le misure perché questo accada.

La Convenzione, con i suoi 50 articoli, elabora in dettaglio i diritti delle persone con disabilità. Si occupa, tra l’altro, di diritti civili e politici, accessibilità, partecipazione, diritto all’educazione, alla salute, al lavoro e alla protezione sociale. E soprattutto, la Convenzione riconosce che un cambiamento di atteggiamento nella società è indispensabile per consentire alle persone con disabilità di raggiungere la piena eguaglianza.

La convenzione, infatti, vieta qualsiasi forma di discriminazione nei confronti delle persone disabili, in ogni settore della vita sociale. E impegna le 192 nazioni che compongono l’assemblea generale ad adottare leggi che proibiscono discriminazioni basate su qualsiasi forma di disabilità, dalla cecità alla malattia mentale. La Convenzione, infine, dedica particolare attenzione alla tutela dei bambini disabili.

Radio Vaticana descrive oggi la Convenzione come un “passo importante sulla via delle pari opportunità per i 650 milioni di disabili del mondo, circa il 10 per cento della popolazione globale, molti dei quali si vedono ancora negare i diritti fondamentali, quali il pari riconoscimento davanti alla legge, la libertà di espressione e di opinione, l’esercizio del voto e altre forme di partecipazione alla vita politica e pubblica”.

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2 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/esteri/benedetto-xvi-27/vaticano-disabili/vaticano-disabili.html?rss

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Funziona dal 2006. Quasi mai attacchi alla Chiesa, solo
una confraternita per la ricerca di conforto, dialogo e anche di possibilità d’incontro

Venerabilis, la chat dei sacerdoti gay
“Grazie per averci dato una voce”

Assoluto anonimato, molte domande da parte di giovani seminaristi
“Credevo di essere solo, ma ora capisco che posso essere uomo tra gli uomini”

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di MARCO PASQUA

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Venerabilis, la chat dei sacerdoti gay "Grazie per averci dato una voce" Si definisce “confraternita dei preti romano-cattolici omosessuali” e vuole essere un punto di riferimento nel web per i sacerdoti omosessuali. Il suo sito internet, intitolato “Venerabilis”, ha una chat multilingue (in italiano, inglese, francese e spagnolo), anche se è nei commenti alle diverse notizie pubblicate, che ci si scambiano e-mail e impressioni. Molti suoi frequentatori si dichiarano preti. C’è chi vuole conoscere altri confratelli o seminaristi, chi ha bisogno di confrontarsi sul complesso tema dell’omosessualità e della fede. Spesso sono anche semplici cattolici, in cerca di un parere.

Il colore dello sfondo del sito si richiama a quello ufficiale del Vaticano. Non è però uno spazio contro la Chiesa cattolica e, anzi, si tiene a precisare che queste pagine web “non condividono la cultura gay, diffusa dai tanti gruppi omosessuali e dai mass media, per una società laica” ostile alla chiesa. I sacerdoti gay vengono definiti col termine di “omosensibili”, e a tutti viene rivolto l’invito di fare molta attenzione nel fornire il proprio indirizzo l’e-mail. Il timore è che qualcuno possa volerli smascherare, incluso il gestore del sito, rigorosamente anonimo (il suo nickname è “venerabilis”). I moderatori si definiscono tutti “sacerdoti”.

Tanti i messaggi di supporto, da quando il sito, che è registrato in Turchia, ha ufficialmente aperto i battenti, nel 2006. Rob scrive inglese e se la prende col Vaticano: “La cosa peggiore che possa fare, è costringere i gay a rinunciare ai voti. Chi prenderà il loro posto?”. “Se solo il Vaticano capisse di aver bisogno anche dei preti che si ritrovano nella nostra confraternita, aprirebbe le porte della chiesa a molte più persone”, aggiunge ancora Rob. Alcuni dichiarano di essere sacerdoti, e ringraziano il sito per la possibilità che offre loro: “Sono un prete di 48 anni e frequento da alcuni mesi il sito e la chat di Venerabilis. Vorrei dirti grazie di cuore per aver dato la possibilità di incontrarci in questa fraternità. Mi firmo anonimo perché ritengo che la privacy sia una conquista di civiltà quando vuole salvaguardare l’intimo e l’inviolabile delle persone. Il grazie è per aver dato voce a chi desidera incontrare con semplicità e serietà altri fratelli e pur essendo conscio che questo può prestarsi ad ambiguità penso che anche con questo sito si possa credere amare e sperare ma soprattutto imparare a condividere sentimenti e ideali che ci qualificano ogni giorno”.

Anche “Giovanni” ha parole di elogio per Venerabilis: “Grazie a questo sito ho scoperto un nuovo mondo. Credevo d’essere solo, ma ora capisco che posso essere uomo fra uomini. Unico neo: temo di restare confinato in una dimensione virtuale. Vorrei fare quattro chiacchiere de visu con qualcuno per capire di più di me e non chiudermi in me stesso”.

Dalla Germania arriva il messaggio di un altro sedicente prete: “Sono un prete tedesco e vorrei conoscere altri sacerdoti e anche coppie gay per conoscenza e scambio di idee”. Ildefonso, “futuro teologo moralista”, incoraggia tutti ad andare avanti: “Sento il dovere, come futuro teologo moralista, di esortarvi a non mollare. Anche io 10 anni fa volevo diventare prete. La vigilia dell’ammissione agli ordini fui invitato a seguire degli incontri con psicologi e psichiatri, alla fine mollai. Terapie riparative hanno offuscato ancor di più la mia identità sessuale, che, seppur omosessuale, era equilibrata. Un caro saluto a tutti, specialmente a quei sacerdoti gay che io conosco, miei carissimi amici e per me fratelli, che ogni giorno lottano per vivere nella serenità cristiana”.

E poi c’è anche chi cerca incontri: “Finalmente un sito dove spero poter incontrare dei preti maturi per poter scambiare oltre a belle parole anche momenti di intimità sani, spirituali e amorevoli. Ho 40 anni e adoro preti anziani dolci e saggi”, scrive un utente che si firma Pino e fornisce la sua e-mail. “Cerco un prelato discreto, affidabile, per confessarmi, conoscerci/conoscermi”, è il testo pubblicato da un altro utente anonimo.

La confraternita ha uno spazio su Twitter (http://twitter. com/vnews), sul quale riporta gli aggiornamenti salienti del sito, e una web-radio (V Live Radio), che offre a tutti gli internauti la possibilità di intervenire, registrando un messaggio audio. C’è anche la chat “chiedi al sacerdote”, dov’è possibile “consultare con assoluta tranquillità e riservatezza, oltre a sacerdoti, religiosi e alcuni laici ma anche personale qualificato (psicologi o medici)”.

L’ultimo messaggio pubblicato, nell’homepage del sito, è un “Sos” da parte di un utente che vuole essere “aiutato a realizzare la vocazione al sacerdozio”. Il moderatore gli suggerisce, come prima cosa, di “riconoscere qual è la sua vera identità affettiva e sessuale, di accertarla e stabilizzarla”.

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2 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/esteri/benedetto-xvi-27/chat-preti-gay/chat-preti-gay.html?rss

CASO DE MAGISTRIS – Avvisi di garanzia ai magistrati di Catanzaro

Perquisiti gli uffici della Procura della Repubblica e della Procura generale calabrese

Sospetti di illecito nelle procedure che sottrassero le indagini all’ex pm

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De Magistris, avvisi di garanzia ai magistrati di Catanzaro

Luigi De Magistris, ex pm a Catanzaro, oggi al Tribunale di Napoli

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CATANZARO – Perquisizioni e avvisi di garanzia ai magistrati di Catanzaro. La procura di Salerno sospetta che i colleghi calabresi abbiamo commesso degli illeciti nel sottrarre all’indagine dell’ex pm De Magistris l’inchiesta Why not in cui erano coinvolti l’ex premier Romano Prodi e l’ex Guardasigilli Clemente Mastella.

E’ più di un anno che l’ex sostituto di Catanzaro Luigi De Magistris va ripetendo di essere stato vittima di un piano architettato per delegittimare il suo lavoro e screditare la sua immagine. Ma il Csm aveva accolto la richiesta di trasferimento presentata dall’allora ministro della giustizia Clementa Mastella, il magistrato era stato spostato al tribunale di Napoli, e il caso sembrava chiuso.

Stamane invece il procuratore capo di Salerno e due sostituti, insieme ad una squadra di agenti e carabinieri, sono entranti nel Palazzo di giustizia di Catanzaro per perquisire i colleghi della Procura e della Procura generale. I magistrati sospettano che fu un illecito sottrarre all’ex pm le inchieste “Poseidone”, sulla presunta cattiva gestione in Calabria dei processi di depurazione, e “Why not”, sul sospetto uso improprio di finanziamenti pubblici, inchiesta in cui erano rimasti coinvolti anche l’ex premier Romano Prodi e l’ex Guardasigilli Mastella.

C’era stato già un pronunciamento dei magistrati di Salerno sull’operato di Luigi De Magistris ed era stato del tutto positivo. Nel giugno scorso nella richiesta di archiviazione al termine dell’indagine sull’operato dell’ex pm scrissero che il colega aveva agito in maniera “assolutamente legittima e corretta” durante le sue indagini a Catanzaro. Accogliendo le denunce dell’ex pm, i colleghi della procura salernitana confermarono che De Magistris “fu vittima di pressioni e interferenze”. Trasformarono di fatto il giudice “scomodo”, in vittima di quel sistema di interessi che erano l’oggetto delle sue indagini.

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2 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/cronaca/de-magistris/de-magistris/de-magistris.html?rss

DOLORI D’ITALIA – Scajola: “Alitalia partirà dopo Natale”

REGALO ANTICIPATO DI NATALE. LA DOMANDA E’: A CHI?

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Il decollo dopo le feste per evitare congestioni. I piloti: «La Marcegaglia sta per lasciare». Ma lei smentisce

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Da ieri Cai si fa carico dei costi dell’attività degli asset che il 12 dicembre prossimo acquisirà da Alitalia. Pagamenti – per esempio per carburante, assicurazioni e stipendi – che saranno anticipati dal commissario straordinario, Augusto Fantozzi. Ma se anche la nuova data per la chiusura del contratto slitterà dal 13 dicembre sarà Cai a pagare direttamente i fornitori. Sono le ultime condizioni di un «accordo ricognitivo e integrativo» dell’offerta presentata da Cai il 19 dicembre scorso concluso fra le parti.

La nuova Alitalia «partirà dopo le vacanze di Natale». È quanto ha annunciato il ministro dello Sviluppo economico, Claudio Scajola, spiegando che lo slittamento è fatto per «evitare la congestione durante il periodo» delle feste. Il closing dell’operazione Alitalia-Cai è atteso entro il 12 dicembre, mentre per il decollo operativo la data prevista era indicata nella prima metà di gennaio.

Intanto la Marcegaglia tira dritto: «Non sto per lasciare. La mia posizione è nota fin dall’inizio e la mantengo». È quanto si limita a dichiarare il presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia -a margine del convegno su Mezzogiorno: innovazione e sviluppo in corso al Teatro Mediterraneo della Mostra d’Oltremare a Napoli, alla presenza del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano- a proposito della vicenda Alitalia-Cai.

Il fronte del no a Cai (Anpac, Up, Avia, Anpav, Sdl) ha, infine, ribadito che nell’operazione Alitalia «il caos regna sovrano» e «se nelle prossime ore qualcuno non farà chiarezza sarà veramente difficile» contenere «l’esasperazione dei lavoratori» e il sindacato sarà costretto a «indicare strade diverse da quelle percorse sino ad oggi».

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fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/200812articoli/38731girata.asp

Riscattare la laurea? “Roba” da ricchi

https://i0.wp.com/www.sottosopra.info/blog/media/sottosopra/20061120-Maalox_plus.jpg

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02 dicembre 2008| Francesco Margiocco

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In teoria più facile rispetto al passato, il riscatto delle lauree rimane in pratica un privilegio per pochi. La nuova normativa sul welfare (247/07) dovrebbe rendere più semplice, e più conveniente, il riconoscimento degli anni di studio all’università per fini pensionistici. Dovrebbe. «In realtà – spiega Giulio Dapelo, consulente del lavoro – continua ad essere complicato e costoso. Chi ha alle spalle una famiglia benestante può permetterselo. Ma la fascia media, per non parlare di quella povera, no».

Riscattare i cinque – o quattro, per chi si è laureato col vecchio ordinamento – anni di laurea, serve ad andare in pensione qualche anno prima, e con un importo più alto. Purtroppo, però, il riscatto costa. Per averlo occorre infatti versare all’Inps un contributo per ogni anno di studio esclusi quelli fuori corso, cioè per quattro o, nella maggior parte dei casi, cinque anni.

Fino al 2007 l’iter era particolarmente tortuoso. Il neolaureato doveva aspettare di trovare un lavoro prima di procedere all’avvio della pratica. Soprattutto: il contributo da pagare veniva suddiviso in cinque anni, con gli interessi. Oggi non è più così. Un neolaureato può chiedere il riscatto anche se non lavora ancora. E il contributo è suddiviso in 120 rate, senza interessi. Ecco spiegato il boom del fenomeno. Secondo i dati ufficiali, le richieste presentate in Liguria all’Inps erano 614 nel 2005; 683 nel 2007; mentre all’ottobre di quest’anno sono 1.500.

I dati forniti dall’Inps riguardano però le domande, non i riscatti veri e propri. «Che però – dice Dapelo – non sono aumentati. Anzi, secondo le nostre informazioni, il rapporto tra domande presentate e riscatti effettivi è addirittura diminuito. Su questo non esistono statistiche ufficiali. Ma le statistiche ufficiose della stessa Inps parlano chiaro: il riscatto della laurea continua ad essere élitario».

Il motivo? Nonostante le agevolazioni della nuova normativa, i costi rimangono alti. Per i neoassunti con contratto del tipo co.co.pro, il reddito imponibile è pari al minimale previsto per la “gestione commercianti”: 13.800 euro annui. Su quel reddito si applica l’aliquota del 33 per cento, il che significa 4.554 euro di contributi l’anno. Se la laurea è, come nella maggior parte dei casi, di cinque anni, il pagamento ammonta complessivamente a 22.770 euro. Il pagamento, è vero, può essere fatto fino a centoventi rate mensili e senza interessi. Ed è deducibile fiscalmente, sia dal neolaureato sia dai suoi genitori. Ma sono pur sempre 189, 75 euro al mese per dieci anni. «Un neoassunto che guadagna a malapena mille euro al mese e che magari deve pagarsi anche l’affitto, non ce la fa. A meno che non possa contare su qualche tesoretto di famiglia. O a meno che non paghi papà. Così – spiega il consulente del lavoro – la laurea finiscono per riscattarla soltanto i ricchi, che quindi potranno contare su una pensione anticipata e più ricca. I ricchi diventano ancora più ricchi e i poveri, che ormai comprendono anche la fascia media, sempre più poveri. È la sconfitta del welfare state».

Una cosa è certa: per l’Inps il riscatto agevolato è un potenziale affare. «La semplificazione della normativa – dice Dapelo – è un espediente per guadagnare. Grazie alle agevolazioni introdotte dalla 247, oggi l’Inps potrebbe riuscire a rimpinguare, seppure non di moltissimo, le sue casse. Incamerando i contributi dei laureati». Salvo poi doverli tradurre, tra trenta-trentacinque anni, in pensioni più ricche. «Ma quello è un problema che dovranno risolvere i posteri. È la solita miopia della politica italiana: fare cassa subito e rinviare la soluzione dei problemi alle generazioni che verranno».

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/12/02/1101921258636-riscattare-laurea-roba-ricchi.shtml

«Non ridere, non piangere, non giocare»: I 30 mila piccoli italiani illegali in Svizzera

Anni Settanta – Come eravamo (e come siamo diventati..)

http://www.globalpress.it/images/big/200805302039Foto17(196).jpg

Quando Berna ostacolava i ricongiungimenti familiari dei nostri emigranti. E i mariti assumevano le mogli come domestiche per farle arrivare

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Le mogli e i bambini degli immigrati? «Sono braccia morte che pesano sulle nostre spalle. Che minacciano nello spettro d’una congiuntura lo stesso benessere dei cittadini. Dobbiamo liberarci del fardello». Chi l’ha detto: qualche xenofobo nostrano contro marocchini o albanesi? No: quel razzista svizzero di James Schwarzenbach. Contro gli italiani che portavano di nascosto decine di migliaia di figlioletti in Svizzera. E non nell’ 800 dei dagherrotipi: negli anni Settanta e Ottanta del ‘900.

La casa del fanciullo a Domodossola. Foto del 1974
La casa del fanciullo a Domodossola. Foto del 1974

Quando Berlusconi aveva già le tivù e Gianfranco Fini era già in pista per diventare il leader del Msi. Per questo è stupefacente la rivolta di un pezzo della destra contro la sentenza della Cassazione, firmata da Edoardo Fazzioli, che ha assolto l’immigrato macedone Ilco Ristoc, denunciato e processato perché non si era accontentato di portare in Italia con tutte le carte in regola (permesso di soggiorno, lavoro regolare, abitazione decorosa) solo la moglie e il bambino più piccolo ma anche la figlioletta Silvana, che aveva 12 anni. Cosa avrebbe dovuto fare: aspettare di avere un giorno o l’altro l’autorizzazione ulteriore e intanto lasciare la piccola in Macedonia? A dodici anni? Rischiando addirittura, al di là del trauma, il reato di abbandono di minore? Macché. Il leghista Paolo Grimoldi, indignato, si è chiesto «se la magistratura sia ancora un baluardo della legalità oppure il fortino dell’eversione».

E la forzista Isabella Bertolini ha bollato il verdetto come «un’altra mazzata alla legalità» e censurato la «legittimazione di un comportamento palesemente illegale». Lo «stato di necessità» previsto dalla legge e richiamato dalla suprema Corte, a loro avviso, non è in linea con le scelte del Parlamento. L’uno e l’altra, come quelli che fanno loro da sponda, non conoscono niente della grande emigrazione italiana. Niente. Non sanno che larga parte dei nostri emigrati, almeno quattro milioni di persone, è stata clandestina. Lo ricordano molte copertine della Domenica del Corriere, il capolavoro di Pietro Germi «Il cammino della speranza», decine di studi ricchi di dettagli (tra cui quello di Simonetta Tombaccini dell’Università di Nizza o quello di Sandro Rinauro sulla rivista «Altreitalie» della Fondazione Agnelli) o lo strepitoso reportage in cui Egisto Corradi raccontò sul Corriere d’Informazione del 1947 come aveva attraversato il Piccolo San Bernardo sui sentieri dei «passeur» e degli illegali. Non conoscono storie come quella di Paolo Iannillo, che fu costretto ad assumere sua moglie come domestica per portarla a vivere con lui a Zurigo. Ma ignorano in particolare, come dicevamo, che la Svizzera ospitò per decenni decine di migliaia di bambini italiani clandestini. Portati a Berna o Basilea dai loro genitori siciliani e veneti, calabresi e lombardi, a dispetto delle leggi elvetiche contro i ricongiungimenti familiari.

Leggi durissime che Schwarzenbach, il leader razzista che scatenò tre referendum contro i nostri emigrati, voleva ancora più infami: «Dobbiamo respingere dalla nostra comunità quegli immigrati che abbiamo chiamato per i lavori più umili e che nel giro di pochi anni, o di una generazione, dopo il primo smarrimento, si guardano attorno e migliorano la loro posizione sociale. Scalano i posti più comodi, studiano, s’ingegnano: mettono addirittura in crisi la tranquillità dell’operaio svizzero medio, che resta inchiodato al suo sgabello con davanti, magari in poltrona, l’ex guitto italiano». Marina Frigerio e Simone Burgherr, due studiosi elvetici, hanno scritto un libro in tedesco intitolato «Versteckte Kinder» (Bambini nascosti) per raccontare la storia di quei nostri figlioletti. Costretti a vivere come Anna Frank. Sepolti vivi, per anni, nei loro bugigattoli alle periferie delle città industriali. Coi genitori che, terrorizzati dalle denunce dei vicini, raccomandavano loro: non fare rumore, non ridere, non giocare, non piangere. Lucia, raccontano Burgherr e la Frigerio, fu chiusa a chiave nella stanza di un appartamento affittato in comune con altre famiglie, per una vita intera: «Uscì fuori per la prima volta quando aveva tredici anni». Un’altra, dopo essere caduta, restò per ore ad aspettare la mamma con due costole rotte. Senza un lamento. Trentamila erano, a metà degli anni Settanta, i bambini italiani clandestini in Svizzera: trentamila. Al punto che l’ambasciata e i consolati organizzavano attraverso le parrocchie e certe organizzazioni umanitarie addirittura delle scuole clandestine. E i nostri orfanotrofi di frontiera erano pieni di piccoli che, denunciati dalla delazione di qualche zelante vicino di casa, erano stati portati dai genitori appena al di qua dei nostri confini e affidati al buon cuore degli assistenti: «Tenete mio figlio, vi prego, non faccio in tempo a riportarlo a casa in Italia, è troppo lontana, perderei il lavoro: vi prego, tenetelo». Una foto del settimanale Tempo illustrato n. 7 del 1971 mostra dietro una grata alcuni figli di emigranti alla Casa del fanciullo di Domodossola: di 120 ospiti una novantina erano «orfani di frontiera». Bimbi clandestini espulsi. Figli nostri. Che oggi hanno l’età di Grimoldi e della Bertolini.

Dicono: la legge è legge. Giusto. Ma qui il principio dei due pesi e delle due misure nella Costituzione non c’è. E la realtà dice che almeno un milione di italiani vivono oggi in condizioni di sovraffollamento nelle sole case popolari senza essere, come è ovvio, colpiti da alcuna sanzione: non si ammanettano i poveri perché sono poveri. A un immigrato regolare e a posto con tutti i documenti che sogna di farsi raggiungere dalla moglie e dai figli esattamente come sognavano i nostri emigrati, la nuova legge chiede invece non solo di dimostrare un reddito di 5.142 euro più altri 2.571 per la moglie e ciascuno dei figli ma di avere a disposizione una casa di un certo tipo. E qui la faccenda varia da regione a regione. In Liguria ad esempio, denuncia l’avvocato Alessandra Ballerini, in prima linea sui diritti degli immigrati, occorre avere una stanza per ogni membro della famiglia con più di 14 anni più un vano supplementare libero (esempio: il salotto) più la cucina e più i servizi igienici. Il che significa che una famiglia composta da padre, madre e quattro figli adolescenti dovrebbe avere una casa con almeno sei stanze. Quanti italiani hanno la possibilità di vivere così? Quando vinse la Coppa dei Campioni, coi soldi dell’ingaggio e del premio per la coppa, Gianni Rivera comprò un appartamento a San Siro. Il papà e la mamma dormivano nella camera matrimoniale, il fratello nella cameretta e lui in un divano letto in salotto. Se invece che di Alessandria fosse stato di Belgrado, sarebbe stato fuorilegge. Ed era Gianni Rivera. Il campione più amato da un’Italia certo più povera. Ma anche più serena di adesso.

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Gian Antonio Stella
02 dicembre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_02/bambini_italiani_clandestini_svizzera_2506429a-c03f-11dd-a787-00144f02aabc.shtml

IMPIETOSO. MA VERO

https://i1.wp.com/www.forumtime.it/Forum/VIGNETTE/Vauro_immigrati.jpg

La Cisl: “Nei prossimi due anni a rischio 900.000 posti di lavoro”

https://i1.wp.com/www.oew.org/uploads/bilder/arbeitslos_kathe_kollwitz.jpgArbeitslos, Kathe Kollwitz

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Secondo il ‘Rapporto industria’ presentato dal sindacato nei primi 10 mesi dell’anno
già perse quasi 180.000 unità, in seguito a processi di crisi e ristrutturazioni aziendali

Per la confederazione la ricetta passa attraverso la creazione di Eurobond
e lo sforamento del rapporto deficit/Pil per finanziare interventi pubblici

"Nei prossimi due anni a rischio 900.000 posti di lavoro"Il segretario generale della Cisl Raffaele Bonanni

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ROMA – La recessione inizia a colpire duramente l’idustria italiana: nei primi dieci mesi dell’anno, infatti, secondo le analisi della Cisl, sono quasi 180 mila, per l’esattezza 179.552, i lavoratori coinvolti in processi di crisi e ristrutturazioni aziendali che, tradotto, equivale a cassa integrazione ordinaria, straordinaria e mobilità. Ma potrebbe andare molto peggio in seguito: nei prossimi due anni sono a rischio, nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni, circa 900.000 posti di lavoro. La stima è contenuta nel ‘Rapporto industria’ della Cisl, curato da Gianni Baratta e Silvano Scajola.

Le aziende interessate alle riduzioni degli ultimi due mesi, osserva il sindacato di Bonanni, presentando il rapporto, hanno nomi importanti come Fiat, Alitalia, Lucchini, Electrolux, Granarolo, Unilever. Nel complesso, la Cisl stima che oltre il 5% dell’occupazione industriale sia oggi coinvolta in situazioni di crisi ed il dato tende a crescere.

La confederazione usa una metafora forte: “Una parte del sistema industriale – si legge nel rapporto – rischia di navigare al limite della linea di galleggiamento, al di sotto della quale si rischia di annegare. Resiste meglio chi ha polmoni finanziari più capaci”.

Secondo la Cisl, la ricetta anticrisi passa necessariamente attraverso l’emissione di Eurobond e “maggiore pragmatismo e flessibilità nel valutare sforamenti e tempi di rientro nei parametri di maastricht”. In definitiva, uno sforamento del rapporto deficit-Pil “se si tratta di spese anticicliche con interventi mirati come investimenti pubblici, sostegno al reddito e all’occupazione”.

In caso contrario, segnala la confederazione, “per noi i prezzi della crisi saranno fra i più alti in Europa”. A Bruxelles, il sindacato chiede anche la creazione di nuovi strumenti monetari europei, come gli Eurobond, per finanziare con nuovo capitale netto la realizzazioni di grandi opere e infrastrutture tecnologiche.

E infine al governo italiano la Cisl segnala di aver già chiesto e in parte ottenuto misure per il sostegno ai redditi medio-bassi e per l’adeguamento degli ammortizzatori sociali, mentre in tema di politica industriale tra “le cose da fare subito” segnala: il sostegno al finanziamento delle piccole e medie imprese; l’avvio di una nuova politica per l’energia e di una nuova politica industriale.

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2 dicembre 2008
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