Archivio | dicembre 6, 2008

Scontri ad Atene, ed in altre città, fra polizia e anarchici: ucciso un ragazzo di 15 anni

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ATENE (6 dicembre) – Un ragazzo di 15 anni è stato ucciso questa sera da un poliziotto durante scontri fra anarchici e polizia nel quartiere di Exarchia. L’agente, che si trovava all’interno di una vettura della polizia, ha sparato dopo che alcuni ragazzi avevano lanciato bottiglie incendiarie contro il veicolo.

Il 15enne, la cui identità non è stata ancora rivelata, subito dopo essere stato raggiunto dal colpo è stato trasferito d’urgenza in un ospedale, ma i medici non hanno potuto far altro che certificarne la morte. Dopo l’annuncio della morte dell’adolescente, un gruppo di anarchici ha incendiato alcuni bidoni per le immondizie nel quartiere, dove scontri tra poliziotti e gruppi di giovani anarchici sono frequenti.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=37363&sez=HOME_NELMONDO

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Grecia, scontri in molte città un ragazzo ucciso dalla polizia ATENE – L’uccisione ieri di un giovane da parte della polizia ad Atene durante scontri provocati da gruppi anarchici, ha causato mobilitazioni e altri scontri, che continuano stamane, nella capitale e nella seconda città della Grecia, Salonicco, nonchè al Nord a Ioannina e Komotini. Ad Atene, secondo la tv sono state lanciate bombe incendiarie contro una banca e ci sono nuovi incidenti con la polizia.

Il ministro dell’interno Prokopis Pavlopoulos e il sottosegretario con la delega alla polizia hanno offerto le dimissioni, che sono però state respinte, riferiscono stamane i media.Studenti hanno occupato per protesta il Politecnico ed altri atenei di Atene I responsabili dell’incidente e il loro comandante sono stati sospesi mentre il governo ha promesso un’indagine approfondita. Pavlopoulos si è scusato per quanto avvenuto.

Il giovane, di 15 anni, è stato colpito al torace da un proiettile mentre, secondo fonti ufficiali, attaccava insieme ad un gruppo di compagni un’auto di pattuglia con bastoni e bombe incendiarie in mezzo a violenti scontri nel quartiere di Exarchia, ad Atene, roccaforte del movimento anarchico e dove gli incidenti sono quasi all’ordine del giorno.

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7 dicembre 23008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/esteri/grecia-scontri/grecia-scontri/grecia-scontri.html?rss

Gay-Vaticano, protesta a San Pietro. Luxuria: “Nella Chiesta accecante omofobia”

Sit-in contro la posizione assunta all’Onu dalla Santa Sede
Un centinaio di manifestanti delle organizzazioni omosessuali e per i diritti civili

"Nella Chiesta accecante omofobia" Vladimir Luxuria

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ROMA – Si sono ritrovati, come avevano annunciato nei giorni scorsi, di fronte a piazza San Pietro, con fiaccole e bandiere, per protestare contro la posizione assunta in sede Onu dal rappresentante della Santa Sede sulla questione degli omosessuali. Sono le organizzazioni dei gay e dei diritti civili che hanno voluto così, con un centinaio di manifestanti, riaffermare il loro ‘no’ a quella che definiscono una posizione anti-evangelica assunta dal Vaticano che si è detto, di fatto, secondo il presidente nazionale dell’arcigay, Aurelio Mancuso, favorevole “alla pena di morte, alla tortura, alle incarcerazioni a causa della propria condizione omosessuale”.

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Tra i manifestanti anche Vladimir Luxuria, con tanto di cappio al collo in memoria della coppia di ragazzi di 16 anni impiccata in Iran per aver pubblicamente manifestato la propria omosessualità. Circondata da telecamere e taccuini, Luxuria ha voluto ricordare proprio il caso iraniano dove, ha detto, “sono state impiccate circa cinquemila persone per reati di opinione o per i loro orientamenti. E’ scandaloso – ha aggiunto – che proprio il Vaticano, pronto a difendere la vita nel caso dell’embrione e dell’eutanasia, dall’altro non firmi un documento che salvaguarda la vita ad altri esseri umani. Chiediamo alla Santa sede che faccia venir meno la sua accecante omofobia”.

Mischiati tra fiaccole e bandiere dell’Arcigay anche tre finti sacerdoti. Tra gli striscioni esposti al lato sinistro della piazza Pio XII, i manifestanti hanno esposto striscioni dell’Associazione genitori omosessuali, del centro di cultura “Mario Mieli” e della Rete evangelica fede e omosessualità.

La manifestazione è andata avanti fino al tardo pomeriggio sotto gli “occhi” illuminati della seconda loggia del Palazzo apostolico, dove si trovano gli appartamenti e lo studio di Benedetto XVI e tra la curiosità dei tanti romani e turisti che affollavano piazza San Pietro.

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6 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/esteri/benedetto-xvi-27/protesta-gay/protesta-gay.html?rss

Speciale Thyssen, un anno dopo

“Un anno senza di voi”

Nelle lettere dei familiari il dolore ed il ricordo delle sette vittime del rogo

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6 dicembre 2008

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di MASSIMO NUMA
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All’1,15 del 6 dicembre 2007 scatta l’allarme per un incendio, alle linea 5 dell’acciaieria Thyssen-Krupp. Sette operai, ustionati, muoiono in ospedale, nell’arco di un mese. E’ passato un anno, ma il dolore dei familiari è sempre lo stesso. Furono attimi terribili. Tra i primi ad arrivare, anche due poliziotti del 113, l’ispettore capo Massimo Galasso e l’agente Pietro Di Costa. «Non potrò mai dimenticare – racconta oggi l’ispettore – quella terribile e atroce scena, i vigili del fuoco, la gente del 118, i colleghi dei feriti, noi che cercavamo di aiutare quei poveretti come si poteva, non sapevamo se le lacrime che ci scendevano sul volto erano per il fumo ancora acre o per la commozione».

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Le mogli, i figli, i genitori, i familiari, adesso, mentre l’anniversario si avvicina, non vogliono parlare di processi o di polemiche. Chiusi nel loro lutto, quasi spaventati dal clima delle feste imminenti. Nei loro ricordi, molto semplici, nati di getto, senza pensarci su, compaiono alcuni aspetti simili, stranamente condivisi da tutti. Le ultime immagini delle vittime della Thyssen raccontano di uomini «vestiti con le tute da lavoro», impressi nelle memorie di tutti mentre stavano per lasciare le loro case per raggiungere la fabbrica. Ci restano i loro sorrisi, nelle foto e nei ricordi. Quelli non li dimenticheremo mai.

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Thyssen, il giorno della memoria. Fassino: «Sconcertante assenza governo»

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A un anno dal tragico rogo che causo’ sette vittime

La rabbia dei famigliari: «Assassini». Migliaia di persone in corteo per la sicurezza sul lavoro

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TORINO – La giornata del ricordo delle sette vittime della Thyssen è cominciata con una messa nella cappella del cimitero monumentale di Torino, dove sono sepolti cinque dei sette operai morti a seguito del rogo sviluppatosi nella notte fra il 5 e il 6 dicembre 2007 sulla linea 5 dello stabilimento di corso Regina Margherita. Alla cerimonia religiosa, accanto ai famigliari delle vittime, erano presenti alcuni compagni di lavoro tra cui Antonio Boccuzzi, uno degli operai sopravvissuti alla tragedia. Tra le autorità il sindaco di Torino Sergio Chiamparino, il presidente del consiglio comunale Beppe Castronovo, i presidenti di Provincia e Regione Antonio Saitta e Mercedes Bresso, il prefetto Paolo Padoin, rappresentanti delle forze dell’ordine, una delegazione del 118, la segretaria generale dell’Ugl Renata Polverini, esponenti del Pd, il segretario regionale Franco Morgando, l’ex ministro del Lavoro Cesare Damiano, Piero Fassino, il presidente della Juventus Giovanni Cobolli Gigli. Non erano presenti esponenti del governo, di Confindustria e dell’Unione industriali di Torino. Accanto all’altare i gonfaloni della Regione, della Provincia, della Città di Torino, della Juventus e del Torino Calcio. La celebrazione, in una chiesa gremita, è stata officiata da don Corrado Bettiga, che ricordando le sette vittime ha sottolineato: «Il loro sacrificio non è andato perso».

«ASSENZA SCONCERTANTE» – Sgomento nelle parole di Piero Fassino per l’assenza del governo: «È certo sconcertante che nessun esponente del governo e della sua maggioranza abbia sentito la sensibilità di essere questa mattina accanto ai familiari delle vittime. Non dimenticare l’atroce tragedia dei lavoratori della Thyssen è non solo un dovere morale, ma un impegno politico: un paese civile, infatti, non può tollerare che ogni anno 1500 persone muoiano lavorando. Restituire dignità al lavoro è condizione essenziale perché ogni cittadino si senta rispettato e tutelato nella sua fatica».

IL CORTEO – Al termine della messa, un corteo di famigliari e istituzioni si è recato nell’ala del cimitero dove sono sepolti gli operai per scoprire una lapide che la città di Torino ha dedicato alle sette vittime. A scoprire la targa ricordo il fratello di Bruno Santino, Luigi, e la moglie di Angelo Laurino, Sabina. Dallo stabilimento Thyssen di corso Regina Margherita è poi partito un corteo di circa cinquemila persone organizzato dall’associazione «Legami d’acciaio» che ha sfilato dall’acciaieria ormai in disuso, con l’albero-totem che ricorda le vittime, fino al palazzo di giustizia, dove il 15 gennaio inizierà il processo contro i vertici della multinazionale tedesca. In testa i familiari di alcune delle vittime con lo striscione dell’associazione. Tra gli striscioni quello degli studenti del liceo scientifico «Darwin» di Rivoli con la fotografia di Vito Scafidi, il 17enne morto per il crollo di una controsoffittatura, e la scritta «Di scuola e di lavoro non si può morire, da Rivoli alla Thyssen per non dimenticare».

IL PADRE: «ASSASSINI»– «Tanta rabbia e una sola parola: assassini, assassini, assassini»: Antonino Santino, papà di Bruno, uno dei sette operai morti nel rogo, ha espresso così il suo dolore mentre camminava in testa al corteo. «Non è cambiato nulla, c’è sempre stata rabbia. Sulla sicurezza sento tante chiacchiere ma vedo pochi fatti. Speriamo almeno di avere giustizia nel processo che inizierà gennaio. Noi famigliari vogliamo una condanna esemplare per quegli assassini». «Mio fratello è morto per salvare quattro muri e quei macchinari che non funzionavano più» ha urlato al megafono Laura Rodino, sorella di Rosario, un’altra delle vittime. «Non riesco a dimenticare quello che è accaduto – ha aggiunto – mio fratello è morto per spegnere quel rogo e salvare gli altri operai della fabbrica. Chi è sopravvissuto deve ringraziarlo».

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6 dicembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_06/thyssen_rogo_acciaieria_torino_giornata_memoria_anniversario_corteo_c1dcbe0a-c382-11dd-b8a5-00144f02aabc.shtml

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Thyssen, un anno dopo il Paese ricorda

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Da Torino a Roma alla sponda del lago Maggiore, un fine settimana per ricordare il primo anniversario del rogo alla ThyssenKrupp nel quale morirono sette operai. Antonio Schiavone, 36 anni, Roberto Scola, 32 anni, Angelo Laurino, 43 anni, Bruno Santino, 26 anni, Rocco Marzo, 54 anni, Rosario Rodinò e Giuseppe Demasi, 26 anni. Sette uomini, sette lavoratori. Sette nomi diventati un simbolo.

A Torino, sabato, Nino Santino, padre dell’operaio Bruno, è «in prima fila, a gridare la mia rabbia, perché non mi calmerò mai». Il corteo partito dallo stabilimento Thyssen ha raggiunto il Palagiustizia.  Alla manifestazione voluta dall’associazione «Legami di Acciaio» sono presenti circa 2000 persone da una prima stima.  In prima fila alcuni famigliari di quattro delle sette vittime: Rodinò, Demasi, Santino e Scola. Poco prima dell’inizio della manifestazione un gruppo di lavoratori e famigliari si è recata davanti all’ingresso dell’ex stabilimento presso «l’albero totem» al quale sono appesi le foto dei sette operai morti per commemorare i propri cari.  Nel corteo numerosi studenti e una immagine di Vito Scafidi, il diciassettenne morto nel crollo della controsoffittatura del liceo Darwin di Rivoli con sotto la scritta «di scuola e di lavoro non si può morire».  C’è stata anche un messa al cimitero monumentale, dove è stata posata una lapide in ricordo delle vittime. Hanno partecipato i familiari, il sindaco di Torino e i presidenti di Regione e Provincia, sindacalisti (tra cui il segretario dell’Ugl Renata Polverini), le rappresentanze della Juve e del Torino e alcuni politici del centrosinistra (Fassino e Damiano). Assente il governo, la Confindustria e l’Unione industriali di Torino. E il ministro del Lavoro Maurizio Sacconi manda un messaggio al presidente del Consiglio comunale della città di Torino: «il fermo impegno collegiale del Governo a conseguire diffusamente nell’intero Paese più alti livelli di effettiva sicurezza sui luoghi di lavoro». Parole a distanza.

«Il senso di questa manifestazione è commemorare i nostri sette compagni – ha detto Ciro Argentino dell’associazione ‘Legami di Acciaiò – si è trattato di un assassinio di massa senza precedenti. Ma non dobbiamo dimenticare anche tutte le altri morti sul lavoro comprese quelle che non fanno clamore e quelle che non vengono nemmeno censite, come ad esempio quelle degli immigrati».

L’inferno nello stabilimento torinese della multinazionale tedesca, la TyssenKrupp, era scoppiato intorno all’una e mezza della notte del 6 dicembre 2007 alla linea 5, quella adibita al trattamento termico dei prodotti di laminazione.  A ricostruire tecnicamente quello che è successo in quei pochi istanti prima della tragedia è il decreto con cui il gup Francesco Gianfrotta ha rinviato a giudizio i 6 imputati accogliendo tutte le tesi sostenute dai Pm Raffaele Guariniello, Francesca Traverso e Laura Longo.

Il fuoco, secondo quanto ha scritto
il giudice, era stato causato dallo «sfregamento del nastro contro la struttura metallica dei macchinari o contro grumi di carta ivi accumulatisi» e gli operai erano stati investiti «da una vampata di fuoco prodotta con improvvisa violenza dalla rottura di un tubo contenente olio idraulico ad elevata pressione». Quello stesso olio idraulico contenuto in una vasca che sei anni fa aveva preso fuoco causando un incendio che era durato per tre giorni ma che fortunatamente, allora, non aveva fatto vittime. Il 6 dicembre di cinque anni dopo, invece, la tragedia, una delle più gravi tragedie sul lavoro in Piemonte insieme a quella del mulino di Fossano nella cui esplosione persero la vita cinque lavoratori.

«È una data divenuta oramai simbolo per quanto riguarda il tema delle morti sul lavoro – afferma il viceministro del Lavoro nel governo ombra del Pd, Cesare Damiano – è il momento di chiamare a raccolte tutte le forze che vogliono garantire la sicurezza sui luoghi di lavoro: lavoratori, sindacato, imprese, forze politiche ed istituzioni. In un momento di crisi come l’attuale, in cui aumentano cassa integrazione, mobilità e licenziamenti, questi ultimi soprattutto a carico del lavoro precario, c’è il rischio che, sotto il ricatto occupazionale, l’applicazione delle norme sulla sicurezza sul lavoro si facciano più labili. Ci auguriamo quindi – continua Damiano – che il governo rinunci, come sta facendo , a rallentare l’applicazione della legge sulla sicurezza sul lavoro o addirittura a cancellarne in modo unilaterale alcuni punti, e scelga piuttosto la strada di una applicazione rapida e rigorosa: questo vale per la legge 81 e per il decreto sui lavori usuranti».

Intanto, venerdì la Fiom ha annunciato l’intenzione di costituirsi parte civile in tutti i processi per incidenti sul lavoro: lo spiegherà venerdì all’assemblea nazionale dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls) eletti nelle liste dei metalmeccanici della Cgil.

La sera di sabato sarà inaugurato, in corso Valdocco, il murale appena terminato in ricordo degli operai della Thyssen.

Le manifestazioni proseguiranno domenica, con un’altra messa al santuario di Maria Ausiliatrice, a Torino, lunedì con un concerto straordinario del Teatro Regio. Mentre ad Arona, l’omaggio alle vittime sul lavoro avverrà sul lungolago dove saranno esposti cento camici bianchi e un lenzuolo lungo 140 metri con i nomi di tutte i caduti nell’ultimo anno in Italia.

Il processo ai vertici Thyssen comincerà il 15 gennaio, alla Corte d’Assise di Torino: l’ad della ThyssenKrupp è accusato di omicidio volontario, altri cinque dirigenti di omicidio colposo.

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6 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=73935

Amici di Solleviamoci: Franco Zaio

Con un commento arrivatoci da FrancoLe mie foto all’articolo di Pietro Citati abbiamo avuto l’opportunità di scoprire un altro amico, musicista eclettico e personaggio a tutto tondo, che vale la pena di conoscere più a fondo. Vogliamo scoprirlo insieme a voi con questo pezzo, che riportiamo, di ArimondiLe mie foto

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Sono contento di prendermi il tempo di parlare del CD di Franco Zaio, contenente sette suoi brani composti su poesie di Cesare Pavese. Il CD si chiama Last Blues ed è pubblicato da Devega, distribuzione Venus. Qui si può ascoltarne qualche assaggio.

Franco con questo progetto dimostra di essere ciò che è: persona di grande energia che anima la vita culturale di Genova. Con una modestia e un continuo interrogarsi che gli fanno onore e che traspare ogni giorno dal suo animato e visitato blog o dai suoi sms aforistici con cui puntella e a volte sostiene le mie giornate e quelle dei suoi amici più vicini.

Per un genovese fa uno strano effetto ascoltare i versi Cesare Pavese cantati da un piemontese che vive a Genova. Come mettere il naso in qualcosa di privato che noi, gente abituata alla luce marina e al vento teso, non possiamo capire fino in fondo. Simile specularmente alla perplessità di un Paolo Conte di fronte ai lini e alle vecchie lavande nell’ombra dei nostri armadi.

Ho sempre letto Pavese con questa difficoltà a capire lo spirito piemontese che lo pervade. Solo quella parte di sangue piemontese che mi corre nelle vene sembra mettermi in sintonia con la dignitosa accettazione di un destino umano senza speranza e con una auto-disciplina che solo chi ha a che fare con il Piemonte e Torino può capire.

Il rischio di mettere in musica le poesie di Pavese sono note: l’effetto Fiorello che canta San Martino di Carducci è dietro l’angolo: quell’effetto che incastra forzatamente la metrica poetica dentro alla rigidità della forma canzone con un risultato che nel miglior dei casi è ridicolo, quando non offensivo per la letteratura tutta.

Questo non succede mai (a parte rarissimi casi) nelle canzoni di Last Blues. Con una abilità che non so se accreditare del tutto a Franco o se insita nella forma stessa poetica di Pavese, i versi si incastrano nelle strofe e nei ritornelli con grande naturalezza.

Le desolazione del verso pavesiano quasi contrasta con la dolcezza di un pop nobile, venato da influenze beatlesiane da una parte, ma anche e soprattutto Alternative. Si ascoltano ritmiche e bassi post-punk (Joy Division, The Church), riff alla Steve Wynn chitarre e artigianato alla Elliott Smith, ma su tutto vince sempre lo slancio melodico, quasi radiofonico, dei ritornelli. Bisogna concentrarsi sulle parole per sentirsi colpire allo stomaco, laddove la musica tende naturalmente ad una maggiore leggerezza che rende il tutto fruibile ma mai banale. Comunque sempre teso al cuore.

Zaio suona (quasi) tutto: voce, chitarra acustica, chitarra elettrica, basso, batteria, l’amato tamburello, organo e pianoforte. La cosa rende se possibile ancora più emerito il suo sforzo. Da segnalare anche la partecipazione di Andrea Frascolla con la sua Fender Strato in Come uno che si lasci cadere (il brano più rock) . Fondamentali i cosiddetti finali “suca”: finali “buttati lì”, a conferma dell’amore per la sintesi e l’odio per la prosopopea.

Qualche arditezza armonica e formale in più non sarebbe stata sgradita, così come mi auguro che Franco trovi più occasioni per stendere la sua bella voce, forse qua là un po’ arrugginita da un forzato non costante esercizio. Ma i piccoli nei scompaiono di fronte al coraggio dimostrato nel cimentarsi con un progetto di questo tipo e all’ottimo risultato complessivo: canzoni di grande spessore da ascoltare e riascoltare.

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Arimondi

fonte: http://arimondi.blogspot.com/2008/10/franco-zaio-cesare-pavese-last-blues.html

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MILANO – Il treno francese diventa un grand hotel per una ventina di senzatetto

una ventina di senzatetto sul TGV fermo in stazione. Mangiano, dormono, usano i servizi. Ma poi puliscono, e fanno anche la guardia (foto Gerace)

MILANO: Rifugio per una ventina di senzatetto. «Ma all’alba puliamo»

La notte sul Tgv fermo in stazione: caldo e forno a microonde. «Vigiliamo, anche la polizia sa»

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MILANO — «Questo posto è una cannonata». E quella potrebbe essere una bomba. Si mangia (quel che resta), si dorme (quanto basta), soprattutto si sopravvive gratis sul Tgv che entra in stazione Centrale di sera, resta fermo la notte, riparte il mattino. E già «che siamo ospiti e siamo trattati bene », Antonio e Ludi danno una mano. Fan la guardia. Sale un ragazzo, africano. Ha una valigia, una bella valigia. «È tua?», gli domanda Antonio. «No», e la butta a terra, scappa via. «Sarà una bomba? Chiamo gli agenti». Gli agenti? Lei qui non può stare, la denunceranno… «No, vedrai». E infatti, controllo; niente ordigno; grazie e buonanotte. Dice Angelo Serafino, sbirro all’antica e capo lombardo della polizia ferroviaria, che «noi siamo al servizio della legge e della gente. La povera gente».

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La notte sul treno La notte sul treno La notte sul treno La notte sul treno

La notte sul treno La notte sul treno La notte sul treno

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E quanta povera gente si mischia su questo Tgv Milano-Parigi, atteso per tutto il giorno tra una mensa per i barboni e un McDonald’s dove «puoi far la pipì senza dover per forza prendere un caffé». Sono una quindicina, certe volte crescono a venti. Italiani, stranieri. Ancora deve scendere l’ultimo passeggero che Antonio e Ludi, sono le 23.15, salgono. Avanzano buttando occhiate sui sedili sia mai abbiano abbandonato patatine o giornali. Entrano in cucina. C’è un forno a microonde, per scaldare un panino comprato fuori, alla macchinetta. C’è un fornellino, basta tirar fuori una pentola, metter su la pasta. Con calma. Senza fretta. Gli altri dormono. Il riscaldamento è acceso. Siamo in prima classe. Ludi, 26 anni, s’è rannicchiata per addormentarsi. Antonio, di sei anni maggiore, racconta d’aver fatto po’ di lavori. «Un giorno sono rimasto senza occupazione. E sono precipitato. Ci vuole un niente. Finisci i soldi». E finisci per strada. «I treni? E dove dovremmo andare? Bisogna giusto evitare i grandi depositi, troppi stranieri, una paura… Rapinarci? Rapinarci di cosa, se non abbiamo niente?».

Antonio & Ludi. Vicini di sedile. Innamorati. Sieropositivi. «Mi chiedi se mi do da fare per cercar lavoro… Tanto, chi mi assume? Sono malato. Non mi vogliono. Temono il contagio, pensa te, ancora nel 2008… E se sto via, chi si occupa di Ludi?». Di Ludi, questo giornale già s’era occupato. Nel ’94. Si parlò di lei bimba nata malata, con la mamma sieropositiva che morì presto, poi morì anche il papà, rimase l’anziana nonna al suo fianco… Un cronista scrisse, Milano lesse e si commosse, si diede da fare. Quasi quindici anni dopo, cos’è cambiato, Ludi? C’è un rumore di aspirapolvere, gli addetti alle pulizie bestemmiando contro la cooperativa che li tiene a 978 euro mensili passano sui vagoni, c’è un albanese, tra qualche ora, all’ora in cui si scenderà, raccoglierà le briciole sul sedile, «se trovano sporco danno la colpa a quelli delle pulizie, non è giusto, loro ci lasciano in pace». A mezzanotte un macchinista spinge il Tgv mezzo chilometro più avanti, lo parcheggia su un binario morto. «I passeggeri della notte? Lo sappiamo. E lo sa la polizia, che fa un mucchio di controlli. Capitano sbandati, delinquenti, e li cacciano presto. È una città sempre più cattiva e bastarda, Milano. Ma chi dorme qui…». Qui l’alta velocità è questa: «Due mesi fa, giuro, un barbone ha rincorso un passeggero francese che aveva dimenticato l’ombrello».

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Andrea Galli
06 dicembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_06/treno_francese_tgv_rifugio_clochard_milano_58ac5314-c36e-11dd-b8a5-00144f02aabc.shtml

Berlusconi a cena con i soci della Cai: «Siete dei patrioti ma ci guadagnerete» / Un imprenditore: “Guadagniamo senza metterci una lira”

Sit-in di protesta di piloti e assistenti di volo Alitalia

Il premier ha annunciato che potrebbero arrivare maggiori investimenti prevedendo un positivo impatto sull’occupazione

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La protesta dei piloti fuori da Palazzo Madama (Emblema)
La protesta dei piloti fuori da Palazzo Madama (Emblema)

ROMA – «Siete dei patrioti». Così Silvio Berlusconi si è rivolto alla folta delegazione Cai ospite a Villa Madama. Il premier ha nuovamente sottolineato l’importanza «di avere una compagnia di bandiera perché un settore vitale per il nostro paese è il turismo». Berlusconi ha poi ricordato di aver «posto il problema del salvataggio dell’Alitalia ai miei colleghi imprenditori convinto di chiamarli ad un gesto coraggioso e di amore verso l’Italia, ma anche consentendogli l’ingresso in un settore in crescita. Sono convinto che alla fine si tratterà di un buon investimento».

OCCUPAZIONE – Il premier ha annunciato che in futuro potrebbero arrivare maggiori investimenti per la nuova Alitalia prevedendo un positivo impatto sull’occupazione. Questo ulteriore investimento «potrà aumentare così il numero dei dipendenti assunti. E sono sicuro che in futuro salirà. Così come l’indotto». Al ricevimento, oltre a Berlusconi, erano presenti i ministri dei Trasporti Altero Matteoli e dello Sviluppo economico Claudio Scajola, i sottosegretari alla presidenza del Consiglia Gianni Letta e Paolo Bonaiuti, il segretario generale di palazzo Chigi Mauro Masi, i deputati Valentino Valentini e Sestino Giacomoni e il direttore generale del Tesoro Vittorio Grilli. Per Cai, il presidente Roberto Colaninno, l’ad Rocco Sabelli, e diversi soci della cordata: Marco Tronchetti Provera, Angelucci, Corrado Passera e Enrico Salza per Intesa SanPaolo, Carlo Toto per AirOne e Salvatore Ligresti. In contemporanea circa duecento tra piloti e assistenti di volo Alitalia aderenti al ‘fronte del no’ hanno dato vita a un sit-in davanti all’ingresso di Villa Madama. I manifestanti, riunitisi in forma spontanea, hanno acceso lumini e indirizzato ironici applausi all’ingresso delle automobili dei partecipanti alla cena.

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05 dicembre 2008 – ultima modifica: 06 dicembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/economia/08_dicembre_05/berlusconi_alitalia_soci_cai_patrioti_02b19f4a-c310-11dd-8440-00144f02aabc.shtml

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E l’azionista Cai mi dice: pilota, lei è finito

Pubblicata da L’Espresso del 20 novembre 2008