Gaza, Israele blocca nave con parlamentare Knesset

Dal porto di Jaffa sul lungomare di Tel Aviv il deputato arabo israeliano Ahmed Tibi informa che un battello con tre tonnellate di aiuti umanitari non può partire per Gaza: la polizia israeliana lo ha vietato. Poco dopo un’altra telefonata informa che una nave del Qatar, pronta a Cipro per raggiungere Gaza, è pure ferma ai moli: a quanto pare c’è stato un intervento diplomatico del premier israeliano Ehud Olmert sulle autorità cipriote.

Da parte del governo israeliano si replica che il blocco sarà mantenuto finchè non cesserà lo stillicidio di razzi palestinesi sul Neghev. «Al fuoco dei palestinesi occorre rispondere col fuoco» ha avvertito la dirigente di Kadima, Tzipi Livni. Qualcuno la chiama“Intifada delle navi” ma in verità l’iniziativa pilota è quella del movimento Free Gaza e non ne sono protagonisti i palestinesi ma intellettuali, premi Nobel e ora altri stati arabi che intendono forzare il blocco illegale delle navi umanitarie per Gaza. Israele ha inasprito il blocco ma il movimento non demorde.

Una nave, proveniente dalla Libia, è stata fermata la settimana scorsa. Due altre sono state bloccate oggi. Lui ha contatti costanti con organizzazioni umanitarie e con dirigenti di governo di vari Paesi. Ma altre navi del Free Gaza Mouvement sono pronte per partire da Cipro. Ora qualcosa si sta muovendo anche in Israele. Domenica un dettagliato rapporto dell’Associazione israeliana per i diritti civili (Acri), presieduta dal romanziere Sami Michael denuncia condizioni di «non-vita» della popolazione palestinese nei territori occupati («senza sicurezza personale, senza libertà di spostamenti, senza il diritto al lavoro, senza libertà di espressione e senza assistenza medica adeguata») e alla «discriminazione sistematica» della popolazione araba in Israele. Per gli ebrei sefarditi israeliani, si legge nel rapporto, non esiste più una discriminazione ufficiale: eppure quella passata si riflette ancora nelle loro condizioni economiche, nella loro percentuale (limitata) nel mondo accademico e in quella (molto più sensibile) nei penitenziari. Dal testo di Acri emerge una società suddivisa fra quanti detengono la forza (politica, militare o economica) e quanti, essendone privi, vanno a picco. Ad esempio le donne, ad esempio i nuovi immigrati (dalla Russia o dalla Etiopia), od i portatori di handicap, o gli oltre 12 mila profughi africani che hanno bussato alle porte dello stato ebraico per invocare asilo politico. Queste, ed altre categorie, hanno presto scoperto che anche se a livello astratto dovrebbero essere sostenute, l’establishment di fatto li respinge.

La qualità di vita nell’Israele del 2008 – prosegue il rapporto – sta scadendo anche per i ceti medi: non solo per il loro tenore di vita (minacciato dalla crisi economica mondiale) ma anche per attacchi costanti alla libertà di espressione. Il rapporto menziona lo strapotere nei mass media di gruppi economici influenti e denuncia tentativi di limitare la libertà di espressione via Internet. Desta infine allarme la bozza di legge presentata nell’ ottobre 2008 per la costituzione di una “Banca di informazione biometrica” in cui il ministero degli interni israeliano conservi le impronte digitali e le caratteristiche del volto di ogni cittadino israeliano. Una iniziativa che secondo il rapporto è particolarmente pericolosa e che non ha eguale in altri Paesi occidentali.

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7 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=73981

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