Latte crudo: divieto di consumo nelle mense e obbligo di bollitura

SOLO DUE PAROLE: IL LATTE CRUDO FA BENE, QUELLO INDUSTRIALE E’ ‘ACQUA FRESCA’ ARRICCHITA CON ELEMENTI CHIMICI. IL LATTE CRUDO E’ ELEMENTO ‘VIVO’ E COME TALE VA INGERITO. TUTTAVIA E’ BENE SOTTOPORLO ALLA BOLLITURA, RISCALDANDOLO, CIOE’, IN UN PENTOLINO FACENDO ATTENZIONE A SPEGNERE LA FIAMMA APPENA IL LATTE INIZIA A ‘MONTARE’, E QUESTO PER NON DISTRUGGERE GLI ELEMENTI ‘BENEFICI’ IN ESSO CONTENUTI. QUELLI EVENTUALMENTE PATOGENI, COME L’ESCHERICHIA COLI, GIA’ A 70 GRADI VENGONO DISTRUTTI.. QUINDI, MANGIATE LATTE CRUDO, E NON DATE RETTA ALLE ‘SIRENE’ DELLA PUBBLICITA’.

mauro (operatore sanitario e naturopata)

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ROMA (10 dicembre) – Latte crudo da consumarsi solo dopo la bollitura: l’indicazione sarà affissa sui 1.111 distributori di questo prodotto, come prevede un’ordinanza del ministero del Welfare firmata oggi dal sottosegretario Francesca Martini. L’obiettivo è quello di evitare casi di sindrome emolitico uremica come i dieci segnalati fra il 2007 e il 2008 in tutta Italia, causati dal batterio Escherichia coli, che può essere presente nel latte non pastorizzato o non bollito.

Divieto nelle mense. Questo tipo di prodotto, si legge nell’ordinanza, viene vietato nelle mense scolastiche per ragioni di sicurezza. Le macchine erogatrici dovranno riportare in rosso l’indicazione «prodotto da consumarsi solo dopo bollitura». La data di scadenza non potrà superare i tre giorni. Dovranno anche scomparire i bicchieri accanto ai distributori per evitare il consumo senza la bollitura.

Ogni anno consumati 6 milioni di litri. Sono circa sei milioni i litri di latte crudo consumato in Italia ogni anno, latte di filiera corta, cioè proveniente da zone vicine a quelle dove viene venduto. Il latte italiano «è di grande qualità», hanno confermato Silvio Borrello, (direttore della sanità animale del ministero) e Romano Marabelli (capo dipartimento della sanità animale dello stesso dicastero). I controlli veterinari sono costanti e attenti.

Il latte crudo, se non bollito e se proveniente da animali contaminati, può trasmettere l’Escherichia coli. Il batterio, soprattutto nei bambini, può essere devastante, come nel caso della sindrome emolitica uremica che può portare alla dialisi, nel 2007 i casi segnalati sono stati tre (Rimini, Padova, Mantova) e nel 2008 sono stati sette (Bolzano, Ancona, Bologna, Cremona, Mantova, Verona e Torino).

Da giugno 156 ispezioni Nas e 10 denunce. I carabinieri dei Nas a partire dall’11 giugno 2008 hanno condotto 156 ispezioni sui distributori automatici di latte crudo, rilevando cinque distributori non regolamentari dal punto di vista igienico sanitario e segnalando alle autorità giudiziarie e amministrative dieci persone. In tutto sono stati sequestrati otto distributori automatici, 4.757 litri di latte crudo, un’azienda agricola con 315 bovini e 111 suini, 91 capi bovini senza marchio auricolare ed un apparecchio per filtrare il latte.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=37742&sez=HOME_INITALIA

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PER SAPERNE DI PIU’

ESCHERICHIA COLI

microscopio

caratteristiche generali

Escherichia coli è un microrganismo gram negativo appartenente alla famiglia Enterobacteriaceae, simile ad un bastoncino, presente normalmente nell’intestino dell’uomo e degli animali dove partecipa alla digestione del cibo ed alla fabbricazione di numerose vitamine essenziali. Per molto tempo Escherichia coli è stato considerato un agente di malattia aspecifico dato che non si aveva nessuna certezza della sua pericolosità per l’uomo, tuttavia, nel 1945 fu dimostrata per la prima volta la capacità di alcuni sierotipi di causare una patologia gastrointestinale pediatrica, denominata “diarrea infantile”. Con il passare del tempo apparve chiaro che tale forma di malattia si poteva verificare anche in soggetti adulti.

Sebbene quindi Escherichia coli sia un normale abitante dell’intestino dell’uomo dove svolge funzioni benefiche, alcune  particolari tipologie di questo germe possono essere implicate in episodi di tossinfezione alimentare. Appartengono a tale gruppo le seguenti categorie:

· Escherichia coli enteropatogeni (EPEC)
· Escherichia coli enteroinvasivi (EIEC)
· Escherichia coli enterotossigeni (ETEC)
· Escherichia coli enteroemorragici (EHEC) (Escherichia coli O:157 H:7).

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epidemiologia

Escherichia coli è un microrganismo largamente presente in natura e come detto in precedenza vive abitualmente nell’intestino dell’uomo e degli animali. Per questa ragione è stato a lungo ritenuto un utile indicatore di contaminazione fecale. La trasmissione dei ceppi patogeni per via alimentare avviene tramite l’ingestione di acqua, latte e cibo contenenti il batterio. Risultano particolarmente a rischio i prodotti che hanno subito una contaminazione fecale. I principali veicoli alimentari implicati nelle epidemie sono rappresentati da :

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· Preparati a base di carne mal cotti (hamburger, polpette);

· Latte e succhi di frutta non pastorizzati;

· Acqua non trattata;

· Maionese;

· Formaggi;

· Salumi ed insaccati;

· Vegetali.

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sintomi

Le tossinfezioni alimentari causate da Escherichia coli possono essere differenziate nelle seguenti forme:

· Tossinfezione da ceppi enteroinvasivi (EIEC): riscontrata per la prima volta nel 1945, è dovuta alla penetrazione dei germi nella mucosa del colon e si manifesta dopo un periodo di incubazione di 8-24 ore con brividi, febbre, mal di testa, diarrea profusa e disidratazione. Nelle feci sono presenti globuli bianchi in grande quantità.

· Tossinfezione da ceppi enteropatogeni (EPEC): compare prevalentemente nei bambini ospedalizzati e più raramente nei soggetti adulti. In quest’ultimo caso il veicolo di infezione è rappresentato soprattutto dall’acqua. I sintomi compaiono 16-72 ore dopo l’ingestione del pasto con vomito, febbre, dolori addominali e diarrea mucosa che può durare da 6 ore a 3 giorni. Nelle feci solitamente, non è presente sangue.

· Tossinfezione da ceppi enterotossigeni (ETEC): i ceppi ETEC sono i microrganismi più frequentemente chiamati in causa nella cosiddetta “diarrea del viaggiatore”, una malattia multifattoriale che compare spesso per assunzione di acqua contaminata. I sintomi provocati da tali batteri compaiono dopo 8-48 ore dall’ingestione dell’alimento e sono attribuibili alla produzione di tossine che determinano nausea, malessere, diarrea acquosa e crampi addominali.

· Tossinfezione da ceppi enteroemorragici (EHEC-VTEC): il tipo più comune è causata da un particolare Escherichia coli denominato O157:H7 il quale  determina diarree sanguinolente gravi e nel 3-5% dei casi,  una complicazione definita sindrome emolitica uremica (HUS),più frequente nei bambini di età inferiore ai 5 anni e negli anziani, che può manifestarsi anche settimane dopo. La malattia è determinata dalla produzione di tossine fra le quali la più importante sembra essere la verocitotossina.

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diagnosi

La diagnosi di sospetto nelle malattie gastrointestinale da Escherichia coli, si basa sull’osservazione dei segni clinici e sul riscontro dell’assunzione di cibo potenzialmente a rischio da parte del paziente. La diagnosi di certezza invece, data la somiglianza dei sintomi con numerose altre patologie, viene effettuata previa identificazione con esame colturale, di quantità elevate del germe nelle feci del paziente o delle sue tossine. La differenziazione dei vari gruppi patogeni si effettua mediante sierotipizzazione o prove fenotipiche (test di citotossicità su cellule VERO), prove immunologiche, (ELISA, agglutinazione di particelle di lattice sensibilizzate) e tecniche molecolari per individuare i geni responsabili della produzione di tossine o di altri caratteri di virulenza . Tecniche di tipizzazione più specifiche sono la fagotipizzazione o l’elettroforesi in campo pulsato.

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prevenzione, controllo e terapia

Le misure di controllo delle tossinfezioni sostenute da Escherichia coli devono essere incentrate:

· Ad evitare le contaminazioni fecali del cibo o delle bevande durante tutte le fasi di preparazione. Particolarmente importante risulta essere nel caso delle carcasse, la macellazione che rappresenta un punto estremamente critico di inquinamento; lo stesso dicasi per la contaminazione del latte durante la mungitura.

· Ad applicare buone pratiche di lavorazione ovvero rispettare le norme igieniche basilari (per es. lavarsi le mani dopo essere stati in bagno) ed impedire contaminazioni crociate fra gli alimenti (per es. evitare il contatto fra cibo cotto e prodotti crudi, utilizzare utensili differenti o preventivamente sanizzati nelle varie fasi di lavorazione del prodotto)

· Utilizzare alte temperature (non inferiori ai 70°C a cuore) per la cottura degli alimenti a rischio (per es. pasteurizzazione del latte) e conservare le pietanze in condizione di refrigerazione (4°C). Anche l’abbassamento del pH mediante acidificazione dove possibile, può essere di aiuto nel controllo della moltiplicazione del batterio.

Una volta contratta la malattia il trattamento consiste in una buona terapia di supporto (per es. idratazione). Sebbene l’E. coli sia sensibile agli antimicrobici più comunemente utilizzati, questi farmaci vengono impiegati solo in alcuni casi poiché spesso le tossinfezioni tendono all’autorisoluzione. Nella settimana successiva all’infezione con ceppi EHEC, i pazienti ad alto rischio di sviluppare complicazioni (p. es., bambini < 5 anni di età, anziani) devono essere tenuti sotto controllo per rilevare i segni precoci. Nel caso in cui questi ultimi compaiano è richiesto un trattamento intensivo (dialisi ed altre terapie specifiche presso centri specialistici).

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frequenza

I dati disponibili in bibliografia in merito alla casistica, riguardano prevalentemente gli Escherichia coli enteroemorragici del tipo O157:H. Il numero di segnalazioni di malattie causate da tale batterio è in rapido aumento in ogni parte del mondo. Nel 1993, una epidemia negli USA ha colpito 732 soggetti che si erano alimentati con hamburgers insufficientemente cotti mentre nel 1994, nel Regno Unito sono stati riportati 656 casi di infezioni alimentari dovute ad Escherichia coli, con interessamento maggiore dei bambini al di sotto dei 4 anni di età. Nel 2003 gli Stati Uniti riferiscono di 73000 casi di tossinfezzione annuali  fra i quali 61 decessi. In Italia il primo caso di malattia è stato segnalato nel 1988 e l’incidenza dei ceppi VTEC sembra essere inferiore a quella riportata in altre Nazioni della UE. Nel 2004 nel nostro paese si sono avuti 7 casi notificati di malattia da Escherichia coli O157.

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Centro studi per l’Analisi e la valutazione del Rischio Alimentare
Via Tenuta del Cavaliere, 1 00012 Guidonia(Roma)
Tel. 06 60503184 Fax 06 60503180

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fonte: http://62.123.162.33/csra/index.php?option=com_content&task=view&id=96&Itemid=229


3 risposte a “Latte crudo: divieto di consumo nelle mense e obbligo di bollitura”

  1. skakkina dice :

    Magari fra le aziende mandanti di tanto zelo c’è pure quella che un tempo produsse e sponsorizzò impunemente per mesi e mesi un fantomatico e improbabile “latte fresco a lunga conservazione”, bell’ossimoro. Con l’acqua zozza che ci fanno bere! Ho letto anche che, contrariamente a quanto si pensa, il latte crudo non è “pesante”, tutt’altro. Con la pastorizzazione viene eliminato un enzima fondamentale per la digestione del latte. Quindi anziché affannarsi a comprare latte sempre più annacquato nel tentativo di digerirlo, basterebbe bere latte crudo e tutto andrebbe bene. Senza contare che paghi il latte e non la pubblicità, che non viene trasportato per tutt’Italia, che non produce monnezza perché alla spina.
    Tra l’altro parlare di questa cosa mi ha fatto comodo, perché a ripensarci mi è venuto di rocntrollare dove sono i distributori, e ho appena visto che ora ce n’è uno molto più vicino di quello che avevo visto l’ultima volta che ho controllato.

  2. skakkina dice :

    E poi… 8 distributori sequestrati, e si monta il caso mediatico e la campagna di disinformazione!

  3. consumatore dice :

    LATTE CRUDO pubblichiamo un intervento del nostro forum di cui condividiamo il contenuto:

    stupisce il clamore che ha suscitato il Ministero della Salute, quando ha invitato a bollire il latte della cosiddetta “filiera corta”, prima di consumarlo.
    Ancora una volta prevale lo scetticismo a 360°, senza fiducia nell’argomentazione scientifica. In primo luogo, si tratta di una prescrizione di buon senso, che non richiede certamente il Coli 0157 per essere ragionevole. Si sa poi che qualsiasi analisi di rischio su questo patogeno ne riconosce una prevedibilità pari a zero. Questo significa che non esiste test di sorta che può dare la certezza dell’innocuità dell’alimento in questione (latte crudo), quindi, visto che si parla di una patologia che può determinare un severo danno renale, l’unica vera prevenzione è il trattamento termico. Inutile invocare controlli: non ci danno la sicurezza di raggiungere l’obiettivo. Non mi sembra che questo rappresenti un sabotaggio ai distributori di latte (difesi anche da pseudo-autorevoli blog), ma l’approccio corretto, basato sull’evidenza scientifica, per mantenerli. Se invece si crea incertezza dell’informazione, difendendo l’indifendibile, si potrebbe arrivare a nuovi casi di infezione nei soggetti più deboli. In questo caso, sicuramente, l’unica soluzione sarebbe sospendere la distribuzione. Nel qual caso la responsabilità non andrebbe attribuita a chi ha chiesto la bollitura, ma unicamente a coloro che non hanno trasmesso con cristallina chiarezza l’informazione utile a scongiurare il pericolo.Luciana

    SIVeLP

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