Archivio | dicembre 15, 2008

Fiat: cominciata la cassa integrazione, a casa in 59mila fino al 12 gennaio

La crisi infatti riguarda tutti i produttori automobilistici europei

Secondo la Fiom però lo stop si è esteso anche alla componentistica: fermi in 200mila

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TORINO – Saranno chiuse per quasi un mese le fabbriche italiane della Fiat. Da Mirafiori a Termini Imerese infatti i lavoratori sono in cassa integrazione fino a lunedì 12 gennaio.

Il comunicato della Cassa Integrazione affisso all'esterno del cancello n° 1 della fabbrica di Mirafiori a Torino (Ansa)
Il comunicato della Cassa Integrazione affisso all’esterno del cancello n° 1 della fabbrica di Mirafiori a Torino (Ansa)

Il provvedimento interessa complessivamente 59.000 lavoratori secondo la Cgil, 48.000 per l’azienda. In particolare, sono in cassa integrazione (dati Cgil) 5.400 dipendenti di Mirafiori, 3.200 di Cassino, 1.480 di Termini Imerese, 5.600 di di Melfi, 5.300 di Pomigliano, 7.000 della Sevel, 5.100 dell’Iveco, 7.500 della Powertrain, 1.800 della Fma di Pratola Serra, 11.000 della Magneti Marelli e della Ergom, più altri sparsi in altri impianti.

COMPONENTISTICA – Lo specchio della crisi è Mirafiori e la Fiat Auto, ma il vero fulcro è la componentistica: sono circa 200.000 in Italia, oggi, i lavoratori in cassa integrazione. A fornire il dato è la Fiom di Torino, secondo la quale per ogni lavoratore degli stabilimenti Fiat ce ne sono quattro nelle aziende della componentistica auto. «Per la prima volta – afferma il segretario generale della Fiom torinese, Giorgio Airaudo – sono contemporaneamente in crisi auto, veicoli commerciali, camion e macchine movimento terra. E, sempre per la prima volta, non è in crisi solo un produttore ma tutti i produttori europei, che chiudono da un minimo di 2 settimane a un massimo di sei. Questa volta la crisi Fiat non viene compensata dal fatto che le aziende si sono diversificate e hanno clienti diversi».

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15 dicembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/economia/08_dicembre_15/fiat_cassa_integrazione_4534910a-cabe-11dd-91ae-00144f02aabc.shtml

ALTA VELOCITA’ – Primo giorno, s’inceppa il Freccia Rossa: “Fermi al freddo per quasi due ore”

https://i0.wp.com/www.railaway.ch/uploads/tx_templavoila/Churchill_2_07.jpgForse la mitica vecchia ‘Freccia Rossa’ di Churchill sarebbe arrivata prima..

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Guasto alla motrice sulla tratta Roma-Napoli. Adiconsum: “Passeggeri lasciati senza riscaldamento e senza elettricità anche nel servizio bar”

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Milano, 15 dicembre 2008 – Disagi sul treno alta velocità Freccia Rossa e scattano le prime richieste di risarcimenti. “Gli avvocati del Centro giuridico Adiconsum – si legge in una nota dell’associazione dei consumatori – in viaggio per Napoli questa mattina ci hanno segnalato che il treno ad alta velocità su cui viaggiavano è rimasto fermo per circa un’ora e mezza in aperta campagna all’altezza di Gricignano, lasciando i malcapitati passeggeri senza riscaldamento e senza elettricità anche nel servizio bar”.

”La causa – prosegue il comunicato Adiconsum – è un guasto alla locomotrice. Si precisa che il treno era partito già singhiozzando da Roma Termini. L’arrivo a Napoli, previsto per le ore 8.36, è invece avvenuto alle ore 10.40. Adiconsum chiede a Fs un adeguato risarcimento per i viaggiatori e che quanto accaduto oggi sia soltanto un imprevisto.

L’associazione Codici sottolinea i guasti nel primo giorno di servizio e racconta: “Molti viaggiatori, in particolare professionisti con appuntamenti improrogabili, hanno chiesto al capo treno di scendere e di percorrere a piedi il tratto sul selciato per arrivare fino alla stazione e prendere altri mezzi per raggiungere Napoli. La richiesta è stata respinta e sono seguiti momenti di tensione, con il capo treno che ha chiesto l’intervento del 113”.

Problemi anche per un altro treno Freccia Rossa, secondo quanto riferiscono altri passeggeri su un convoglio AV in servizio sulla stessa linea da Roma a Napoli, è fermo all’ingresso della stazione di Gricignano d’Aversa per lavori di ripristino della linea.

”E’ inaccettabile che treni inaugurati ieri arrivino già in ritardo a causa di guasti tecnici, tanto più che il costo del biglietto è decisamente alto: un viaggio Milano-Roma costa 98 euro in prima classe, 71 in seconda”, dichiara il Segretario Nazionale di Codici Ivano Giacomelli. E aggiunge: “I viaggiatori che hanno subìto un disagio si possono rivolgere al Codici per ricevere un aiuto concreto nel chiedere a Trenitalia il rimborso del biglietto e il risarcimento del danno”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/12/15/139111-primo_giorno_inceppa_freccia_rossa.shtml

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Pendolari in rivolta: “Treni più lenti. E’ colpa dell’effetto Frecciarossa”

Nuovo orario, tagli e sorprese. “Meno Intercity sulla linea storica Allungati i tempi di percorrenza”. Trenitalia tratta con le Regioni: “Ma tocca a loro tutelare le tratte locali”

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MILANO, 11 dicembre 2008 – ALTA VELOCITÀ anno zero o forse uno. L’anno della rivoluzione. Da domenica 65 minuti sul treno Frecciarossa da Milano a Bologna, 3 ore e 30 da Milano a Roma e fra un anno in 3 ore, Milano-Napoli in 4 ore e 50. «La nuova grande metropolitana che l’Italia ha a disposizione per collegare le grandi città del Paese», sintetizza l’amministratore delegato delle Ferrovie, Mauro Moretti. Vantaggi. Ma per tutti? La mappa delle riserve e delle critiche si disegna a macchia di leopardo chiazzando la penisola, si innesta su situazioni locali. In Lombardia un lungo elenco di criticità accompagnerà, il 14 dicembre, l’entrata in vigore del nuovo orario e il debutto dell’Alta velocità: allungamento dei tempi di percorrenza di più di un convoglio; disagi provocati dalla circostanza che alcuni treni partiranno da Milano Porta Garibaldi o ci arriveranno; il mancato sfruttamento , in assenza di nuovi convogli che nessuno si decide ad acquistare, della «tracce» lasciate libere dall’Alta velocità.

UNA RISERVA condivisa anche dai pendolari di Piacenza, che la rendono pubblica sul loro sito: anche se col 14 dicembre la tratta viene liberata da tutti gli Eurostar, i treni regionali o interregionali vedranno allungati i loro tempi di percorrenza. Da Reggio Emilia a Bologna, soprattutto negli orari mattutini dei treni pendolari, i tempi saliranno da 50 a 63 minuti. Alcuni treni vedranno modificati i loro tempi, ormai consolidati da una consuetudine ultradecennale che li aveva radicati nelle abitudini.

PARLIAMO di Intercity. Con l’orario 2008 saranno necessari 2 ore e 1-7 minuti da Milano a Bologna, 1 ora e 30 da Milano a Torino Porta Susa, 1 ora e 38 da Ancona a Pescara, contro i vecchi orari: rispettivamente, 1 ora e 57, 1 ora e 24, 1 ora e 19. Trasferiamoci sugli Interregionali. Occorrevano 1h34 sulla Milano-Torino e 1h50 sulla Milano-Genova, oggi si parla di 1h45 e 1h53/2h09.
Un’Italia ferroviaria che non viaggia veloce, che rallenta, segna e cede il passo di fronte a quella che procede di corsa. La replica di Trenitalia scatta puntuale. Non è vero che si avrà un allungamento generalizzato dei tempi di percorrenza dei convogli regionali e degli Intercity. Negli orari di punta, sulla tratta di 71 chilometri Milano-Piacenza, verranno recuperati dai 4 agli 11 minuti di percorrenza.

AI TRENI è stata affidata una «missione» specifica: quelli metropolitani e regionali fermeranno ogni 15-20 chilometri, alcuni Intercity e gli Eurostar City uniranno i capoluoghi di provincia e fermeranno ogni 50-70 chilometri, gli Eurostar e gli Eurostar AV collegheranno le città più importanti. Per questa ragione gli Eurostar non fermeranno dovunque, mentre sono state velocizzate le linee più frequentate.
A ogni linea e a ogni mercato il suo treno. Lungo la direttrice adriatica (velocità 200 km/h) sono stati dedicati gli Eurostar City recuperando gli Etr 500 (costruiti fra il1995 e il 2007) per destinarli aulle linee AV a 300 km/h.

DA ROMA, dai vertici delle Ferrovie, viene disegnato una scenario: il progressivo trasferimento dei treni destinati all’Alta velocità decongestionerà le linee convenzionali dove oggi si viaggia in un regime di promiscuità, dove un treno regionale fa da tappo al treno veloce o è costretto a bloccarsi per consentirne il passaggio. Più «tracce» verranno liberate lungo i binari. A questo punto saranno le Regioni a ricevere la palla e a decidere gli stanziamenti da destinare al trasporto pendolare.

ALTA VELOCITÀ e trasporto locale. Sarà la dialettica sui binari del terzo millennio. Il ministro delle Infrastrutture e Trasporti, Altero Matteoli, si inserisce per assicurare che la linea AV Milano-Bologna non avrà ripercussioni sul trasporto locale, dal momento che «è stata discussa con le Regioni Lombardia ed Emilia-Romagna, gli enti locali e i comitati pendolari delle due Regioni al fine di rendere quanto più possibile neutro l’impatto del nuovo sistema Alta velocità con i servizi pendolari».

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di Gabriele Moroni

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/cronaca/2008/12/11/138372-pendolari_rivolta_treni_lenti.shtml

Mosca, pene miti per skinhead assassini: dai 6 ai 20 anni per venti omicidi

Skinhead a Mosca (youtube.com) MOSCA (15 dicembre) – Per oltre un anno, tra il 2006 e il 2007, sono andati in giro per Mosca a caccia di “non slavi” muniti di coltelli e mazze da baseball. Le vittime predilette immigrati di origine caucasica: uzbeki, tagiki, e armeni. Oggi una Corte della regione ha condannato un gruppo di skinhead a pene che vanno dai sei ai 20 anni per una ventina di omicidi a sfondo razzista e dodici tentati omicidi. Il tutto filmato e diffuso sul web. Il processo, a porte chiuse, è stato celebrato davanti ad una giuria popolare.

Le condanne. La pena più alta (20 anni a regime severo) è stata inflitta al ventenne Roman Kusin, mentre i due capi della banda, Artur Rino e Pavel Skacevski, minorenni all’ epoca dei fatti, sono stati condannati a 10 anni. Degli altri quattro imputati, uno sconterà dodici anni di carcere, due nove anni a testa e uno sei. Gli imputati si erano conosciuti su internet e durante comizi di estrema destra.

L’escalation razzista. Cresce la violenza razziale nella Federazione Russa: secondo le organizzazioni non governative per la difesa dei diritti umani, nella sola capitale sono presenti tra i 5.000 e i 10.000 skinhead, e il loro numero supera i 50.000 in tutto il paese. Grande la delusione per la sentenza odierna: ancora una volta, sostengono, la giustizia russa ha usato la mano leggera verso crimini alimentati da un crescente estremismo nazionalista e razzista.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=38447&sez=HOME_NELMONDO


Usa, multa record alla Siemens: 800 milioni di dollari per corruzione

La multinazionale ha pagato per anni tangenti per aggiudicarsi appalti di grande levatura in almeno 10 Paesi, dalla Cina all’Argentina

La cifra costituisce un record: supera di 20 volte la precedente sanzione più alta
E per la società si profila una sanzione pecuniaria anche in Germania

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Usa, multa record alla Siemens 800 milioni di dollari per corruzioneL’amministratore delegato della Siemens Peter Loescher

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ROMA – Una multa record di 800 milioni di dollari (l’equivalente di poco meno di 600 milioni di euro) per la Siemens, accusata dalle autorità statunitensi di aver corrotto alti ufficiali governativi in almeno Paesi del mondo, per ottenere assegnazioni di appalti, che andavano dalle turbine ai treni ad alta velocità. A dare notizia della multa, suddivisa in 450 milioni di dollari da consegnare al dipartimento di Giustizia Usa e 350 milioni per la Sec (la Commissione di controllo della Borsa statunitense) è il Wall Street Journal, che spiega anche come la cifra sia stata fissata in seguito a un accordo tra la Siemens, che ha ammesso le proprie responsabilità, e il dipartimento di Giustizia.

I rappresentanti legali della multinazionale hanno infatti ammesso di aver speso in tangenti 1,3 miliardi di euro per aggiudicarsi contratti stranieri. Secondo gli inquirenti, sono circa 300 i dipendenti compromessi con queste attività illecite. Lo scandalo ha portato alle dimissioni di alcuni dirigenti di alto livello, tra i quali il direttore generale Klaus Kleinfel e il suo predecessore e presidente Heinrich von Piere.

La multa che la Siemens
pagherà negli Stati Uniti supera di almeno venti volte il precedente record, negli annali dell’U.S. Foreign Corrupt Practices Act. Lo scandalo sulle attività illecite della multinazionale è esploso nel 2006. Secondo le accuse, la società avrebbe sistematicamente pagato tangenti tra il marzo 2001 e il settembre 2007: la Sec ne ha contate almeno 4.283 per un ammontare di 1,4 miliardi di dollari.

Questi alcuni dei principali
progetti che la Siemens si è aggiudicata corrompendo i funzionari di vari governi: una fornitura di attrezzature mediche in Russia tra il 2000 e il 2007, un progetto riguardante la carta d’identità in Argentina tra il 1998 e il 2004, la realizzazione di una linea di trasmissione ad alta tensione in Cina, tra il 2002 e il 2203, le linee della metropolitana in Venezuela.

La Siemens ha già messo da parte un miliardo di euro per pagare i danni dello scandalo. Anche il governo tedesco l’ha già multata per 200 milioni di euro per aver pagato 12 milioni di tangenti a funzionari governativi di Nigeria, Russia e Libia. Secondo il quotidiano Handelsblatt, la società e il governo tedesco dovrebbero arrivare a un accordo entro Natale che coinvolgerebbe altre presunte “bustarelle”.
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15 dicembre 2008

Le scarpe su Bush diventano un gioco

Muntazer al-Zaidi rischia sette anni, si muove anche l’ex legale di Saddam. Gli iracheni: quel reporter è un eroe

Frattini: «Complimenti per i riflessi»

Il videogioco ispirato al lancio delle scarpe sul presidente Usa – Il link per raggiungere il videogioco

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Il primo piano di George Bush si muove all’impazzata per lo schermo e il puntatore del mouse diventa una scarpa. Ad ogni “centro”, il pallottoliere segna un punto per il lanciatore virtuale. L’attacco del giornalista iracheno durante la conferenza stampa del presidente americano, il giorno dopo, diventa un videogame. Il creatore è il fondatore del sito Blogsut, lo spazio web che raccoglie scherzi e tormentoni contro i repubblicani e che, durante la campagna elettorale, aveva affilato le unghie contro Sara Palin.

Intanto Muntazer al-Zaidi, il reporter che ha scagliato le scarpe contro Bush e rischia fino a sette anni di carcere, in patria è già diventato un eroe. A prendere le sue difese sarà un pezzo da novanta: il giordano Khalil al-Doulaimi, che già fu il capo del collegio legale dell’ex dittatore Saddam Hussein, peraltro poi messo a morte.

Da Amman, dove ha il suo studio, Doulaimi ha annunciato che sta mettendo insieme la squadra destinata ad assumere la difesa di Zaidi : «Tutti gli avvocati lavoreranno gratis». Il legale ha spiegato di aver deciso di aiutare l’assalitore di Bush «ieri sera», subito dopo quello che ha definito «l’incidente», a parere di Doulaimi «il minimo che un iracheno potesse fare a uno come Bush, il tiranno criminale che ha ucciso due milioni di persone in Iraq e in Afghanistan». È probabile che il difensore di Zaidi chiederà per prima cosa la libertà provvisoria per il proprio assistito: «Dovrebbero rilasciarlo immediatamente», ha osservato. Il lancio delle scarpe è però un’ingiuria particolarmente grave per la cultura araba e islamica; tanto più che il cronista ha tacciato il presidente Usa di «cane», offesa pesantissima poichè si tratta di un animale considerato impuro dai musulmani.

Il New York Times oggi riporta la reazione in tutto il paese al gesto del giornalista registrando il giudizio di molti iracheni. Tra gli abitanti del paese arabo c’è chi non esita di paragonarlo agli attentati dell’11 settembre in quanto a gravità dell’«insulto». A Najaf, una pattuglia Usa è stata oggetto del lancio di scarpe effettuato da una folla di seguaci di Muqatda al Sadr, il leader radicale sciita. Mentre a Tikrit, città natale dell’ex presidente iracheno Saddam Hussein, come in altre città, la gente è scesa in piazza per chiedere la liberazione del giornalista. Nella città santa sciita Najaf, decine di dimostranti sono scesi in piazza.

A Mosul, città a maggioranza sunnita e capoluogo della provincia Nineve, gli abitanti sono entusiasti dello «show» offerto dal giornalista. «Giuro su Dio – ha detto Mudhar Adeeb, un ingegniere – che questo uomo ha espresso liberamente l’opinione degli iracheni trasformando i loro desideri in realtà». Fawzi Ahmad, un operaio 45enne, ha commentato: «Ha fatto un ottimo lavoro ed un’eccellente sfida. Bush merita peggio di così». «Dopo l’11 settembre, questo è il secondo insulto recato agli Stati Uniti», ha affermato Jasin Abdullah riferendosi alla tragedia che nel 2001 costò la vita di quasi 3mila vittime.

Il ministro degli Esteri italiano Frattini, ha condannato il lancio e ha elogiato la prontezza del presidente: «Complimenti A Bush per la sua reazione rapida».

Scarpe contro Bush, migliaia in piazza in Iraq

Migliaia di persone sono scese in piazza per chiedere la liberazione del giornalista Muntazer al-Zaidi, che ieri durante una conferenza stampa aveva contestato il presidente George Bush lanciandogli contro due scarpe.

La folla si è riunita nel quartiere di Sadr City, roccaforte della corrente radicale sciita ostile agli americani e alla loro presenza nel paese – acclamando al-Zaidi come “eroe” e chiedendone la scarcerazione. La protesta si va ad aggiungere alla richiesta fatta dalla rete televisiva al-Baghdadia per il rilascio del proprio giornalista. Al-Baghdadia sostiene che al-Zaidi stava esercitando soltanto il diritto alla libertà d’espressione, mentre per gli alti funzionari iracheni si tratta di incidente vergognoso.

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15 dicembre 2008

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/200812articoli/39199girata.asp

Israele rilascia 227 detenuti palestinesi

https://i2.wp.com/www.italie.rai.it/Contents/news/29600/palestinesi_scarcerati_art060803.jpg

Con l’autorizzazione della Corte Suprema

Un gesto di conciliazione verso il presidente palestinese Abu Mazen in occasione della Festa islamica del Sacrificio

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GERUSALEMME – La Corte Suprema ha dato il via libera. Così Israele ha potuto annunciare di aver rilasciato 227 detenuti palestinesi rinchiusi nelle carceri del Paese. Lo hanno riferito funzionari del governo.

Abu Mazen (Epa)
Abu Mazen (Epa)

LA FESTIVITA’ – I prigionieri palestinesi liberati sono una piccola parte degli 11mila detenuti palestinesi nelle prigioni israeliane. Il rilascio rappresenta un gesto di conciliazione verso il presidente palestinese Abu Mazen in occasione della festività islamica dell’Eid-al-Adha, la Festa islamica del Sacrificio.

LA CORTE SUPREMA – La decisione è arrivata alcune ore dopo che il giudice della Suprema Corte Elyakim Rubinstein ne aveva ritardato il rilascio in seguito a una petizione presentata domenica contro la misura che, secondo i firmatari, metterebbe a rischio la sicurezza degli israeliani. Dopo che il procuratore di Stato ha risposto alla petizione, Rubinstein ha dato il via libera per il rilascio del prigionieri, specificando alla Radio dell’Esercito che nessuno di loro ha agito contro cittadini israeliani. Il rilascio è anche un gesto di riconciliazione nei confronti dell’Anp e allo stesso tempo di presa di distanza dal movimento radicale di Hamas.

LA LIBERAZIONE – Dei prigionieri scarcerati, 209 sono stati condotti al posto di blocco di Beitunia, presso Ramallah in Cisgiordania, e 18 sono stati portati al valico di Eretz con la Striscia di Gaza. Lo ha riferito un portavoce dei servizi carcerari israeliani. Centinaia di parenti, amici e sostenitori hanno aspettato gli ex prigionieri al posto di blocco di Beitunia, agitando bandiere gialle di Fatah e foto del defunto leader Yasser Arafat. Poi la folla è salita sulle auto e, suonando il claxon in segno di festa, ha seguito gli autobus che conducevano i loro cari al quartier generale della Muqata a Ramallah. Qui i detenuti liberati sono stati accolti da Abbas. La maggior parte dei detenuti liberati appartiene a Fatah, la fazione di Abbas che controlla la Cisgiordania, mentre non vi sono esponenti di Hamas, il movimento islamista che controlla la Striscia di Gaza.

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15 dicembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_dicembre_15/israele_liberati_detenuti_32d7f856-ca93-11dd-91ae-00144f02aabc.shtml

Sentenza Tar “sblocca” 144 e affini: E’ guerra con l’Agcom

Annullata la delibera con cui l’Autorità aveva bloccato i numeri a “sovrapprezzo”

Tar "sblocca" 144 e affini E' guerra con l'Agcom

Preannunciato ricorso al Consiglio di Stato. Critiche le associazioni dei consumatori

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ROMA – Guerra tra Tar del Lazio e Agcom sulle chiamate telefoniche a “sovrapprezzo”, quelle ai numeri che iniziano con 144, 699, 166, 482, 483, 484. Il Tribunale amministrativo regionale ha annullato la delibera dell’Authority che stabiliva il blocco automatico delle telefonate a quelle numerazioni. Una decisione motivata con il fatto che in materia di servizi telefonici a sovrapprezzo (144 e affini) “la potestà regolatoria” spetta “al ministero delle Comunicazioni e non all’Agcom”.

Accolti, quindi, i ricorsi presentati da Greentel, Marketcall Italia e Deram, tutte società fornitrici di servizi telefonici. In contestazione c’erano alcune delibere dell’Agcom che avrebbero portato al blocco di chiamata a numeri che spesso determinano aumenti astronomici della bolletta telefonica. Le numerazioni a “sovrapprezzo” avrebbero potuto essere attivate solo dopo aver digitato un “pin”, un codice comunicato dagli operatori ai loro clienti.

Questa nuova modalità era entrata in vigore lo scorso primo ottobre, a tutela degli utenti e dopo diversi casi di abuso da parte dei fornitori di questi servizi (non degli operatori di tlc) con bollette ‘milionarie’ che avevano scatenato proteste e polemiche. L’Autorità aveva cercato di introdurre il blocco già a partire dallo scorso 30 giugno, ma il Tar il 13 di giugno aveva bloccato la prima delibera. L’Agcom aveva reintrodotto la normativa che, come detto, è entrata in vigore dal primo ottobre.

Per il Tar, tra l’altro, “l’Autorità – si legge nella sentenza – non ha inteso dimostrare in giudizio l’ineluttabilità del provvedimento in concreto adottato, e neppure che vi sia stata preliminarmente un’adeguata consultazione pubblica”.

L’Agcom farà ricorso immediatamente al Consiglio di Stato contro la decisione del Tribunale amministrativo, chiedendo la sospensiva d’urgenza del provvedimento di “sblocco”, ma nel frattempo si creerà il problema per gli operatori se rimuovere o meno l’attuale sistema, anche se i tempi tecnici non saranno brevi.

La sentenza del Tar del Lazio è bocciata senza appello dai consumatori. “Questa decisione non farà che favorire le truffe telefoniche contro gli interessi dei consumatori. Non bastavano le centinaia di migliaia di utenti truffati in questi anni, con conseguenti procedimenti per truffa a carico dei gestori di questi servizi a pagamento”, commenta il Movimento Difesa del Cittadino (Mdc). Per il presidente dell’Adoc Carlo Pieri, “annullare la delibera è una decisione gravissima. Intorno a questa giostra delle numerazioni a sovrapprezzo si sono generate ingenti truffe e bollette gonfiate all’insaputa del consumatore, anche per migliaia di euro. Sono stati completamente vanificati gli sforzi delle Associazioni dei consumatori e dell’Agcom per tutelare l’utenza. Che adesso subirà danni incalcolabili, continueranno ad arrivare bollette con cifre astronomiche”.

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15 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/economia/telefonia/tar-numeri/tar-numeri.html?rss

SexWorkers: prostitute, suore, operatori sociali, tutti in piazza contro il ddl Carfagna

di Tullia Fabiani

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Il palco è una casa, dalle tende rosse. E in quella casa, allestita a piazza Farnese, con vista sull’ ambasciata di Francia e sulla chiesa di San Brigida, possono entrarci tutti. Almeno il 13 dicembre, almeno coloro che hanno qualcosa da dire contro il disegno di legge sulla prostituzione del ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna. Perché la casa è aperta, e ci tiene a essere tale.

A Roma è il sabato dopo la piena del Tevere, primo pomeriggio: dai ponti si fanno foto ricordo, per le strade un gran via vai prenatalizio. Marina, piumino dorato, gonna al ginocchio, cuori arancioni sulle scarpe tacco nove, arriva da Ponte Garibaldi: il passo è deciso verso il centro della piazza. Uno scambio di sguardi in lontananza poi le braccia aperte: «Carissime, che bello rivedervi, lo sapevo che v’avrei trovate tutte». Baci guancia a guancia. Il rossetto va mantenuto. Trucco da non guastare. Così come il lavoro, i diritti, la dignità. Valerie, Roberta, Monica stanno là per questo. A centinaia. Varia provenienza: strade di Roma, Napoli, Bologna. Marciapiedi e camper. Associazioni e comunità. Italiane e straniere. Giovani e anziane. Prostitute. E non. Con l’intento di ritrovarsi insieme a manifestare. Ad “adescare” diritti. Difficili da conquistare. Altro che gli uomini.

E allora la casa: un palco sul quale raccontare, denunciare rischi e soprusi di una legge “ipocrita” che «vuole solo nascondere la realtà». Peggio, «criminalizzare la prostituzione e chi è vittima di tratta» dice Valerie, transessuale, prostituta da 15 anni, i capelli raccolti in una lunga treccia; occhiali da sole grandi, fascianti. Sorriso dolce, ma tono amaro mentre racconta come potrebbe cambiare la sua vita. Una legge pensata e proposta senza “alcun dialogo” con chi conosce la materia. Senza considerare  i numeri: «9 milioni gli uomini che comprano sesso, contro le 70 mila prostitute», tantomeno «il lavoro delle associazioni e degli operatori, soprattutto del mondo cattolico» osserva Andrea Morniroli della cooperativa Dedalus che sanno bene come «un altro modo di gestire la questione è portato avanti da anni da chi è impegnato in favore dei diritti delle persone che si prostituiscono o sono costrette a farlo».

Don Antonio Zappolini, ad esempio vicepresidente del Coordinamento nazionale delle comunità di accoglienza (CNCA) lo sottolinea: «Nessuno di noi è stato consultato da questo governo che, come in tanti altri campi, non ha nessuna idea della sussidiarietà né del coinvolgimento della società civile. Il governo – prosegue Zappolini – ha manifestato una supponenza ignorante e colpevole che produce sofferenza, calpesta i diritti e stabilisce una collusione tutta particolare con la delinquenza». Detto ciò, saluta e parte per Pontedera. I suoi parrocchiani lo aspettano per festeggiare Santa Lucia.

Nella casa-palco invece si continua a parlare e cantare: Pia Covre, segretario del Comitato per i diritti delle prostitute, racconta delle multe, delle ordinanze fatta dai comuni, e della «assoluta mancanza di politiche serie sull’argomento» . Un operatore dell’associazione On the Road fa notare le assurdità dei provvedimenti, come quello preso a  Pescara dove, «per colpire i trans è stato tirato fuori un decreto del 1931 che vietava il mascheramento». Molti passanti osservano curiosi. Alcune ragazze si avvicinano ai banchetti delle associazioni promotrici dell’iniziativa, tra gli altri, Arci, Asgi, Circolo Mario Mieli: chiedono informazioni e cercano le spillette con su scritto “Anch’io sono una puttana”. Finite, andate a ruba. Apprezzate anche dai vip ospiti – Vladimir Luxuria, Vittorio Agnoletto, Franco Grillini, e la deputata Pd Paola Concia. In mancanza delle spillette, c’è sempre l’ombrello rosso griffato Sex Workers disponibile. E suor Liliana, una suora oblata del SS. Redentore, lo apre per ripararsi dalla pioggia. Mentre pensa alle “sue ragazze”, muovendo un piede a tempo di musica

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14 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74211

https://i0.wp.com/www.socialistunity.com/wordpress/wp-content/uploads/2007/12/sex-workers.jpg

photo of the Red Umbrella demonstration from http://www.sexworkeurope.org/


SALUTE – Si accende la polemica sulla nuova pillola Ru486 / “Ma il parto è più rischioso”

http://attacfoggia.files.wordpress.com/2006/11/pillola_abortiva.jpg

Presto il via libera dal consiglio di amministrazione dell’Aifa

Meloni, ministro della Gioventù: «Le donne italiane vanno informate correttamente»

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«La prossima somministrazione della pillola Ru486 in Italia impone a tutti il dovere di informare correttamente le donne italiane che intenderanno farne uso». Il ministro della Gioventù, Giorgia Meloni, interviene nel dibattito sull’utilizzazione di questa pillola abortiva anche in Italia, ipotesi che è stata duramente criticata dal cardinale Javier Lozano Barragan, presidente del dicastero vaticano per la pastorale sanitaria.

Il ministro Meloni ha sottolineato che si tratta «di un farmaco potenzialmente pericoloso per la loro salute (delle donne, ndr), la cui vendita è stata autorizzata dall’agenzia farmaceutica in virtù di un accettabile rapporto costi-benefici purché il suo impiego sia coerente con la legge 194 e purché sia previsto esclusivamente in ambito ospedaliero. Ciò vuol dire che si è ritenuto questo farmaco non più pericoloso della tecnica normalmente usata per gli aborti, ma sempre di aborto si tratta».

Sulla stessa linea la deputata del Pdl, Isabella Bertolini, che parla di «kill pill» e ricorda che «chi ha a cuore davvero la salute delle donne italiane non può che essere contrario all’introduzione della Ru486».
Intanto Guido Rasi, direttore generale dell’Aifa, l’agenzia italiana del farmaco, ha annunciato che entro il 19 dicembre il consiglio di amministrazione dell’Agenzia esaminerà la questione Ru486. Dall’incontro potrebbe uscire il via libera al farmaco, la cui somministrazione è previsto che avvenga in ospedale. Il Governo, ha chiarito Eugenia Roccella, sottosegretario al Welfare, non può impedire l’introduzione della pillola, che – ricorda Roccella – è stata autorizzata dal comitato tecnico scientifico dell’Aifa durante il Governo Prodi.

«Siamo delusi dall’incomprensibile inerzia del governo nei confronti della Ru486. Dopo sette mesi non solo l’esecutivo non è stato in grado di impedire l’introduzione della pillola abortiva ma anche la sospensione delle linee guida sulla legge 40 e i nuovi regolamenti per una più corretta applicazione della 194 sono rimasti lettera morta» ha commentato il deputato Udc Luca Volontè.

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14 dicembre 2008

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2008/12/Pillola-polemica-Ru486.shtml?uuid=a9956bba-c9f1-11dd-bdaf-ab013e6d2ce1&DocRulesView=Libero

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https://i2.wp.com/www.chinadaily.com.cn/english/doc/2006-03/18/xin_020303180920155208828.jpg

Mifegyne (RU 486) – Metodo farmacologico per l’interruzione precoce di gravidanza

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Anche il metodo farmacologico non è 100% senza rischi. Ci possono essere rare complicazioni e sono conosciuti 13 casi mortali in Europa e in America Settentrionale – per più di 2 milioni di IVG realizzate con questo metodo. Solo pochi di questi decessi, possono in modo definitivo essere attribuiti direttamente alla Mifegyne, secondo le autorità sanitarie (due erano dovuti a emorragie fortissime non trattate).

Un caso fu causato in Francia nel 1991 dalla prostaglandina Nalador (che non viene più usata). Sette casi (sei negli Stati Uniti, uno nel Canada) accaddero in seguito a una infezione grave col batterio rarissimo clostridium sordellii. Ancora non è stato chiarificato se c’è un rapporto colla RU 486 o la prostaglandine Cytotec che va usata insieme alla RU 486. Per due altri decessi, la causa non si conosce.

Due altre morti dopo un aborto farmacologico non avevano niente da fare con la RU 486: una fu la conseguenza di una gravidanza extrauterina non trattata, un altra fu provocata da una overdose di metadone.
Tutte queste morti sono molto deplorevoli. Intanto sono rarissime, la mortalità dell’IVG colla Mifegyne corrisponde a quella dell’intervento chirurgico nel primo trimestre. Il parto invece con una mortalità intorno ai 5/100’000 è tra 7 e 10 volte più rischioso.

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Intervista col Dottor Christian Fiala

Come procedere

IMPORTANTE:

  • Se non è sicura se è rimasta incinta, faccia rapidamente un test di gravidanza. Se il test è positivo e ha l’intenzione di interrompere la gravidanza, si rivolga immediatamente ad un medico oppure ad un centro di pianificazione familiare.
  • Se ha deciso di interrompere la gravidanza e se non sono passati più di 49 giorni dal primo giorno dell’ultima mestruazione, può decidere a quale metodo ricorrere.
  • Non è necessario aspettare finchè si vede il battito cardiaco dell’embrione all’ecografia prima di prendere la Mifegyne. Bisogna soltanto vedere il sacco gestazionale.

I due metodi per effettuare l’interruzione della gravidanza:

Metodo chirurgico
(per aspirazione)

L’aspirazione può generalmente essere effettuata entro le 14 settimane a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. L’intervento viene eseguito in ospedale o presso uno studio medico, sia come ambulante (dopo poche ore si può tornare a casa) sia come degente (restando anche di notte). A volte, per facilitare l’intervento, il collo dell’utero viene rilassato con un farmaco (prostaglandina), da prendersi o il giorno precedente o il giorno stesso dell’intervento.L’intervento operatorio avviene sotto narcosi (anestesia generale) oppure sotto anestesia locale. Il collo dell’utero viene dilatato cautamente con dilatatori metallici fino ad un diametro da 6 a 12 mm. Viene in seguito inserita una fine canula per l’aspirazione che rimuove i tessuti embrionali dalla cavità uterina. L’operazione dura circa 20 minuti. Il rientro a domicilio avviene tra le 2 a 8 ore seguenti l’intervento oppure il giorno dopo (ciò dipende dal luogo dove è stato effettuato l’intervento).

Generalmente, una visita di controllo viene effettuata nelle due settimane seguenti l’intervento.

Metodo farmacologico
(Mifegyne con prostaglandina)

In Svizzera, questo metodo può essere prescritto entro la 7a settimana a partire dal primo giorno dell’ultima mestruazione. L’interruzione viene effettuata ambulatoriamente, sia in clinica sia in uno studio medico, con due farmaci: la Mifegyne (conosciuta anche con il nome di RU 486) e una prostaglandina. La Mifegyne blocca gli effetti dell’ormone progesterone interrompendo lo sviluppo della gravidanza. La prostaglandina induce contrazioni uterine e provoca l’espulsione dei tessuti embrionali.In presenza di personale medico, la donna assume tre compresse di Mifegyne. Poco dopo può rientrare a casa. Due giorni dopo, due compresse di prostaglandina sono anch’esse prese nello studio medico o in clinica. La donna rimane in osservazione per alcune ore. Per circa due terzi delle donne l’espulsione dei tessuti embrionali avviene in questo periodo, per alcune avviene più tardi a casa. A questo stadio molto precoce, l’embrione misura tra i 2 e gli 8 mm, a seconda della durata della gravidanza.

Circa due settimane dopo la presa della prostaglandina viene effettuata una visita di controllo.

Si noti che la procedura può essere leggermente differente da quella descritta a seconda del luogo dove è praticato l’intervento. Sempre più spesso la donna può scegliere se vuole prendere il secondo farmaco (Cytotec) ed aspettare l’espulsione a casa sua.

Effetti secondari

Metodo chirurgico Metodo farmacologico
Dolori
L’intervento viene effettuato in anestesia locale o sotto narcosi. A volte ci possono essere dei dolori dopo l’intervento oppure brevemente durante l’intervento stesso in caso di anestesia locale. Se del caso, le verranno somministrati degli antidolorifici. Solitamente vi sono dei crampi addominali leggermente più dolorosi di quelli mestruali, che cessano rapidamente. A volte questi dolori possono essere più forti o perdurare. Se del caso, le verranno somministrati degli antidolorifici.
Perdite di sangue
Solitamente le perdite di sangue dopo l’intervento sono meno abbondanti di una mestruazione normale e durano 4 a 5 giorni. Solitamente dopo l’espulsione vi sono perdite di sangue un po’ più abbondanti di una mestruazione normale. Durano circa 9 giorni, in alcuni casi anche più a lungo.
Nausea/Diarrea
La narcosi può provocare nausea. La prostaglandina può provocare nausea ed una leggera diarrea.

Rischi e complicazioni

I rischi sono piccoli per entrambi i metodi. Le complicazioni gravi occorrono in meno dell’uno per cento dei casi. Raramente si manifestano ulteriori problemi di salute. L’intervento non aumenta il rischio di non più poter avere bambini ulterioramente. I problemi psichici non sono più frequenti con il metodo farmacologico che non quello chirurgico.

Complicazioni possibili:

Metodo chirurgico

  • Traumi o ferite al collo dell’utero e/o alla parete uterina.
  • Infezioni.
  • Forti perdite di sangue.
  • Eliminazione incompleta dei tessuti embrionali con conseguente necessità di una seconda aspirazione.
  • Coaguli vascolari (trombosi).
Metodo farmacologico

  • Forti perdite di sangue o espulsione incompleta, con conseguente necessità di una aspirazione per eliminare i resti dei tessuti embrionali rimasti nella cavità uterina.
  • Insuccesso del metodo e continuazione della gravidanza. In questo caso è necessaria un’ulteriore aspirazione (intervento chirurgico).

Confronto dei due metodi

Entrambi i metodi sono efficaci e sicuri. In rari casi il medico deve sconsigliare l’uno o l’altro per ragioni legate alla salute della donna coinvolta.

Esistono però delle differenze riguardanti il periodo entro il quale la donna si deve decidere e anche riguardanti la percezione dei due metodi. È importante tenere conto di queste differenze.

L’interruzione farmacologica si offre per le donne che sono giunte rapidamente alla chiara decisione di interrompere la gravidanza. Le donne che si decidono più tardi o hanno bisogno di un tempo di riflessione più esteso, devono ricorrere all’intervento chirurgico.

Le differenze più importanti nella percezione dell’intervento:

Metodo chirurgico

  • Operazione, eventualmente sotto narcosi.
  • Il momento dell’intervento è pianificato e ben determinato. L’operazione dura poco tempo.
  • Di regola l’intervento non viene effettuato prima della 7a settimana.
  • Si ha più tempo a disposizione per prendere una decisione.
  • Se effettuato sotto narcosi, l’intervento non è vissuto coscientemente.
  • Di solito le perdite di sangue dopo l’operazione sono poco abbondanti e di breve durata.
  • Dolori prolungati sono rari.
Metodo farmacologico

  • In oltre 95% dei casi un ulteriore intervento chirurgico non è necessario. Non c’è bisogno di narcosi.
  • Il procedimento è di tre giorni.
  • L’interruzione può essere praticata molto precocemente, il che è sovente percepito come un sollievo psichico.
  • L’espulsione è vissuta coscientemente.
  • Molte donne ritengono che il metodo farmacologico è più naturale.
  • Maggiore responsabilità personale.
  • Perdite di sangue più prolungate.
  • Dolori addominali che durano più o meno a lungo.

Novembre 1999
Redatto in collaborazione con la dott.ssa Judit Pók, ginecologo a Zurigo da Lucia Ritter e Kurt Pfister. COSAN Sarl, Volketswil/ Zurigo

Per più informazioni in francese cliccare qui

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fonte: http://svss-uspda.ch/it/mifegyne.htm

Aprilia, i No Turbogas bloccano la strada Pontina

La Digos ‘identifica’ 200 manifestanti

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I manifestanti sulla Pontina (foto Giorgio Nardinocchi) ROMA (14 dicembre) – Circa 1.500 manifestanti, comprese molte famiglie, hanno invaso la strada statale 148 Pontina all’altezza dello svincolo di Aprilia bloccandola in entrambi i sensi di marcia per protestare contro la costruzione della centrale a ciclo combinato per la produzione di energia elettrica di Aprilia (Latina). Alla protesta hanno parteciapato cittadini di Aprilia e dei comuni limitrofi, Anzio, Nettuno, Lanuvio, Lavinio e Campodicarne (sito dove dovrebbe sorgere la centrale).

Oltre alle bandiere della Rete “No Turbogas” anche quella dei Verdi, dei Cobas, di Rifondazione comunista, Sinistra Arcobaleno. In un volantino, distribuito dai manifestanti: «La centrale è stata autorizzata con decreto 55/01/2006 del ministero dello Sviluppo economico in data 2 ottobre 2006 secondo i dati forniti dalla Sorgenia nello S.I.A. (Studio di impatto ambientale). In 8.103 ore di funzionamento brucerà ogni anno oltre un miliardo di metri cubi di gas naturale ed immetterà in atmosfera oltre 37 miliardi di metri cubi l’anno di fumi contenenti sostanze inquinanti».

In serata la Digos ha iniziato l’identificazione di circa duecento partecipanti al corteo, per procedere poi alla denuncia per interruzione di pubblico servizio. La questura procede anche nei confronti di altre 150 persone che hanno invaso il sito di Campo di Carne: per loro scatteranno le denunce per invasione di terreno, violazione di domicilio, violenza privata, danneggiamento ed istigazione a delinquere.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=38310&sez=HOME_ROMA