Archivio | dicembre 16, 2008

ASSURDO – A Padova lo Stato tartassa il centro per bimbi leucemici

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Il caso –  La «Città della Speranza» investirà 22 milioni per la Torre della ricerca. Un progetto di 15 mila metri quadrati dove lavoreranno 700 medici

Ospedale donato dai privati, pretesa l’Iva al 20 per cento

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Che differenza c’è tra una pelliccia di pantera, una Ferrari 612 Scaglietti e una clinica per curare i bambini colpiti dalla leucemia? Nessuna, per il fisco dello Stato italiano. Il quale, alla «Città della speranza» di Padova, che sta per regalargli il più importante centro europeo di ricerca del settore costruito tutto con finanziamenti dei privati, chiede anche di pagare il 20 per cento di Iva.

Una tassa che mai come in questo caso appare indecente. Per capire quanto sia assurda questa storia di ottusità burocratica e fiscale, occorre fare un passo indietro. E ripartire da undici anni fa, quando un po’ di persone di buona volontà trainate da Franco Masello, titolare di una impresa di Malo (Vicenza) prima al mondo nella produzione di vasi di terracotta, si incaponirono nel progetto meravigliosamente folle di dimostrare che loro sarebbero riusciti a compiere un miracolo. Costruire in un anno, senza soldi pubblici, il nuovo reparto di Oncoematologia Pediatrica di Padova. E rompere finalmente un andazzo che stava diventando un incubo. Basti dire che la ristrutturazione del Policlinico era in corso da nove anni, era stata completata solo a metà e si era già mangiata 35 miliardi di lire contro i 15 inizialmente previsti.

Scommessa vinta. Posa della prima pietra il 14 novembre 1997, consegna chiavi in mano (tutto incluso, anche le lampadine) il 14 novembre 1998.
Totale: 365 giorni. Per un ospedale. A dispetto della burocrazia, che pretendeva decine di autorizzazioni firmate da 11 enti diversi, dalla Regione ai Vigili del Fuoco, dai Beni Culturali al Comune, dai Beni Ambientali alla Usl, dall’Università al «Comitato Mura Antiche di Padova». A dispetto di un rallentamento dovuto alla scoperta di resti archeologici. A dispetto di certi intoppi incredibili come il timbro di collaudo sull’apposito modulo per l’ascensore, timbro atteso per otto mesi.

Quasi il tempo impiegato per edificare l’intera palazzina, metterci dentro i letti, acquistare e sistemare i macchinari, dipingere le pareti con disegni coloratissimi che facessero sentire i piccoli ricoverati in un ambiente un po’ meno asettico, anonimo, crudele. Dieci anni dopo, la «Città della Speranza » è il centro più importante d’Italia per la cura della leucemia infantile, gestisce la banca dati nazionale e un centro di ricerca internazionale, ha curato migliaia di bambini e a moltissimi ha restituito la vita. Un paio di numeri dicono tutto: venti anni fa la morte si portava via 65 piccoli su cento, adesso 25. Ma sono sempre troppi.

Troppi. E basta visitare le stanze del centro per sentirsi mancare il fiato come mancò all’ allora presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi e a sua moglie Franca il giorno in cui, di passaggio a Padova, furono letteralmente trascinati a vedere la clinica, all’interno del complesso del Policlinico, dopo una cerimonia ufficiale. Cerimonia durante la quale non una autorità presente, neppure una, si era ricordata di citare i volontari che avevano donato a loro spese quel gioiello a Padova e all’Italia.
E’ cresciuta molto, la fondazione. Ha ottenuto, dopo interminabili battaglie (che se non fossero state tragiche avrebbero avuto risvolti comici) lo status di «organizzazione non profit». E’ arrivata a 7.500 ricoveri l’anno in day hospital. Ha allestito un centro di ricerca sul quale ha già investito 14 milioni di euro.

Stipendia direttamente 35 ricercatori. Ha finanziato gli studi di Paolo De Coppi, il giovane scopritore delle staminali «amniotiche» (benedette anche dal Vaticano) che dopo aver lavorato in Olanda e negli Stati Uniti è diventato, a 35 anni, primario al Great Ormond Street Hospital di Londra. Tutti i volontari non ricevono un centesimo, si pagano la benzina, vanno a mangiare la pizza tirando fuori i soldi di tasca propria senza toccare un euro dei fondi raccolti.

Insomma, gente seria. Che proprio oggi parte con una nuova impresa: la costruzione, ancora a Padova, della «Torre di ricerca». Un grande edificio di dieci piani disegnato dall’ architetto Paolo Portoghesi, che ha regalato il progetto. Quasi 15mila metri quadri di laboratori di ricerca (9mila gestiti direttamente dalla «Città della Speranza», gli altri destinati alla Pediatria dell’università) nei quali potranno trovare spazio complessivamente 700 ricercatori. Un investimento iniziale di 15 milioni di euro garantiti dalla fondazione.
Parte raccolti tra gli amici, parte (quasi quattro milioni e mezzo) ricevuti in dono da Annamaria De Claricini, una signora milanese che ha chiesto che parte del centro sia dedicata alla memoria del marito, il ginecologo Corrado Scarpitti.

Bene: da questa impresa temeraria, che finirà per costare circa 22 milioni di euro (sei volte più di quanto il governo ha distribuito quest’anno alle associazioni di volontariato con l’8 per mille!) e dovrebbe fare della «Torre » il più importante centro di ricerca europeo per le leucemie infantili, la sanità pubblica ha tutto da guadagnare. Il terreno è stato regalato alla «Città della Speranza» da «Zip», un consorzio che raggruppa il Comune di Padova, la Provincia e la Camera commercio. I soldi e l’impegno li mettono i privati.

Eppure, non pago di avere in dono una struttura del genere, lo Stato imporrà alla «Torre» di pagare 4 milioni e mezzo di Iva. Il 20 per cento. Il doppio dell’Iva agevolata imposta, ad esempio, sul materiale che i partiti comprano per la campagna elettorale. Come se invece che un complesso scientifico che sarà messo a disposizione di tutti gli italiani, la fondazione comprasse delle Maserati, ordinasse delle costosissime bottiglie di «Sassicaia » o costruisse residence di lusso. Con una aggravante: che non essendo la «Città della Speranza» un’azienda privata, l’Iva non può neppure scaricarla. Un capannone si scarica dalle tasse, un centro di ricerca d’eccellenza no.
Che senso c’è? Questo vorremmo sapere: che senso c’è?

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Gian Antonio Stella
16 dicembre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_16/stella_padova_leucemici_bambini_4d2e14d4-cb46-11dd-839f-00144f02aabc.shtml

Gaza, Israele chiude di nuovo i valichi: stop agli aiuti umanitari / Espulso diplomatico Onu

Funerali di Jihad Nawahda nel villaggio di Al-Yamoun (foto Mohammed Balls - Ap) GAZA (16 dicembre) – Da oggi i valichi di transito con Gaza sono di nuovo chiusi, dopo che nella prima mattinata dalla Striscia sono partiti quattro qassam verso il Neghev. Il blocco è stato deciso dal ministro israeliano della Difesa, Ehud Barak, revocando l’autorizzazione data in precedenza ad agenzie umanitarie internazionali per il passaggio in giornata di camion carichi di aiuti. I razzi palestinesi sono esplosi in zone disabitate, senza provocare vittime né danni. In reazione è intervenuta  l’aeronautica militare israeliana che ha cercato di colpire i lanciatori di razzi. Finora non si ha notizia di vittime. Ieri altri qassam erano stati esplosi in direzione della città israeliana di Ashqelon.

La Jihad islamica rivendica l’azione. Il lancio dei quattro qassam è la risposta della Jihad islamica alla morte di uno dei suoi esponenti, Jihad Nawahda, ucciso da soldati israealini alle prime ore di stamattina a Jenin, in Cisgiordania.

Barak è cauto. La tensione con la Striscia è nuovamente salita a tre giorni dalla scadenza della tregua informale siglata sei mesi da Hamas e Israele, il cui rinnovo appare difficile. «Non abbiamo paura di un’operazione a Gaza, né ci stiamo precipitando verso questa ipotesi. Alla calma risponderemo con la calma», ha detto Barak ai giornalisti, durante una visita nel nord d’Israele.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=38654&sez=HOME_NELMONDO

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Israele, espulso diplomatico Onu che denunciò crimini contro l’umanità

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ROMA (16 dicembre) – Aveva definito la politica di Israele verso Gaza un «crimine contro l’umanità». Da oggi Richard Falk non potrà più metter piede in Israele. Stamane, infatti, le autorità hanno deciso l’espulsione del diplomatico, «special rapporteur» del Consiglio dei diritti umani dell’Onu per i territori palestinesi. Secondo l’edizione online del quotidiano israeliano Haaretz, il professore di Princeton è stato fermato all’aeroporto internazionale di Tel Aviv e costretto a reimbarcarsi sul primo volo disponibile per Zurigo. Falk era diretto a Ramallah per incontri legati all’attività che svolge per conto delle Nazioni Unite.

Di «atto che non si addice alla democrazia» ha parlato Jessica Montell, dirigente di Btselem, un gruppo israeliano impegnato nella difesa dei diritti umani dei palestinesi,

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=12779&sez=HOME_NELMONDO&npl=&desc_sez=

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Onu: blocco Gaza crimine contro umanità. Israele: solo propaganda

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Ehud Olmert foto (Lapresse) GAZA (10 dicembre) – La politica di Israele nei confronti della popolazione araba è un «crimine contro l’umanità». A lanciare l’accusa il responsabile Onu per i diritti umani, Richard Falk, che ieri al Consiglio della Nazioni Unite ha auspicato da parte di Gerusalemme passi importanti in vista dello sblocco dei valichi al confine con la Striscia di Gaza oltre alla liberazione dei detenuti palestinesi. Israele rispedisce al mittente le accuse. Oggi, intanto, consultazione tra il presidente israeliano dimissionario, Ehud Olmert, il ministro degli Esteri, Tzipi Livnie, e quello della Difesa, Ehud Barak. Al centro dell’incontro, la difficile situazione con il vicino palestinese e la possibilità che Gerusalemme lanci un’offensiva contro gli attacchi provenienti dalla Striscia: favorevoli il premier e Livni, più cauto Barak.

La condanna dell’Onu.
Dopo due giorni di discussione, il Consiglio Onu per i diritti umani, ha consegnato al rappresentante israeliano 99 raccomandazioni per migliorare il rispetto dei diritti umani verso i palestinesi. A Marzo Israele dovrà presentare una risposta sul modo in cui intende attuare le raccomandazioni.

Falk, ebreo americano, professore di diritto internazionale, ha suggerito che al Palazzo di Vetro si faccia un sforzo per assicurare protezione alla popolazione di Gaza: «Sarebbe obbligatorio per una corte internazionale investigare sulla situazione e determinare se i leader politici israeliani e i comandanti militari responsabili dell’assedio di Gaza non andrebbero accusati e processati per violazioni contro le leggi criminali internazionali».

Israele respinge le accuse. «Il Rapporto in questione – ha dichiarato Igal palmor, portavoce del ministero degli Esteri di Gerusalemme – rappresenta un ulteriore duro colpo inferto alla credibilità del Consiglio per i Diritti umani, in quanto esso ha preferito come al solito ricorrere al linguaggio della propaganda anti-israeliana più estrema piuttosto che attenersi ai fatti e alla verità». Insomma, ha concluso Palmor, «il fatto che questo Consiglio è oggetto di critiche severe da parte di quasi tutte le organizzazioni per i diritti umani e anche da parte dei vertci delle Nazioni Unite è molto eloquente».

L’ambasciatore israeliano a Ginevra ha chiarito che «Israele è impegnato a rafforzare le aree in cui stiamo avendo successo e a migliorare i punti che necessitano miglioramenti».

Incontro Olmert-Livni-Barak. Il premier dimissionario e il ministro degli Esteri, Tzipi Livni, ritengono ormai necessario un intervento militare dopo l’intensificarsi nelle ultime settimane degli attacchi provenienti dalla Striscia di Gaza. Più cauto il ministro della Difesa, Ehud Barak, convinto che vada fatto il possibile per non spezzare la fragile tregua concordata sei fa mesi con Hamas, grazie alla mediazione egiziana. D’altra parte, il responsabile della Difesa lavora ancora per ottenere la liberazione di Gilad Shalit, il giovane soldato israeliano rapito dal movimento nel giugno 2006. Ieri, intanto, Barak ha autorizzato la riapertura dei valichi commerciali fra Gaza e Israele.

A chiedere l’incontro di stamane è stata la leader di Kadima, convinta che «al fuoco bisogna rispondere con il fuoco» e che Hamas sia «responsabile per ogni attacco da Gaza». Ieri, durante un intervento all’università di Tel Aviv, Livni ha parlato di una combinazione di misure militari, diplomatiche oltre che economiche per indebolire Hamas. Ribadendo la necessità di un’offensiva militare, il ministro ha spiegato che «l’immagine ha il suo peso». Insomma, «quando c’è la percezione di un Israele debole, la nostra capacità deterrente si indebolisce».

Dello stesso avviso il premier uscente che, in visita ieri a Sderot, città costantemente sotto tiro palestinese, non ha usato mezzi termini: «Voglio dire, con la più grande cautela, non tollereremo per un istante una vita in cui bisogna correre nei rifugi per nascondersi dal nemico». In altre parole, ha concluso Olmert, «sappiamo quello che va fatto e sappiamo anche quando e come farlo».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=37770&sez=HOME_NELMONDO


Fini: “Leggi razziali, un’infamia e la Chiesa non si oppose”

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Nuova condanna del presidente della Camera a 70 anni dai provvedimenti
“Fare i conti con questa vergognosa pagina alla quale l’Italia e il Vaticano si adeguarono”

Levata di scudi nel mondo politico cattolico: “Sulla Chiesa Fini sbaglia”
Un richiamo apprezzato invece da Veltroni, Bondi e dalla comunità ebraica

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"Leggi razziali, un'infamia e la Chiesa non si oppose"
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ROMA – Il fascismo rivelò la sua anima razzista prima delle leggi razziali, ma la Chiesa non fece abbastanza per opporsi a “quell’infamia”. Il presidente della Camera Gianfranco Fini torna a condannare duramente le leggi razziali, ma questa volta – a Montecitorio, in apertura del convegno “1938-2008: settant’anni dalle leggi antiebraiche e razziste, per non dimenticare” – sottolinea anche la passività della società italiana e della Chiesa cattolica contro la legislazione antiebraica.

Ridirei ciò che ho detto. Di fronte alle vivaci prese di posizione non solo dal mondo cattolico contro le sue parole Fini è tornato sul tema ribadendo il concetto. “Ho espresso un convincimento, direi quasi banale, non pensavo che potesse determinare delle polemiche politiche. Io mi riferivo al 1938 e non al 1942. Leggere dichiarazioni polemiche fa parte del quotidiano di un politico, ma io riscriverei il concetto che ho detto perché mi sono documentato e ho fatto riferimento ad un documento del Vaticano del 2000 sulla Chiesa e gli errori del passato”.

“Vergogna”. Fini usa parole dure, come “infamia”, “odiosità” e “vergogna” per riferirsi ai provvedimenti varati da Mussolini: “La loro odiosa iniquità si rivelò in particolare contro gli ebrei che avevano aderito al fascismo. Ma l’ideologia fascista da sola non spiega l’infamia – sottolinea il presidente della Camera – c’è da chiedersi perché la società italiana si sia adeguata, nel suo insieme, alla legislazione antiebraica e perché, salvo talune luminose eccezioni, non siano state registrate manifestazioni di resistenza. Nemmeno, mi duole dirlo, da parte della Chiesa cattolica”. Oggi Fini e il presidente degli ebrei italiani Renzo Gattegna hanno scoperto una targa nella sala della Regina a Montecitorio per ricordare il settantesimo anniversario.

Il significato. Fare i conti con “l’infamia storica” delle leggi razziali per Fini significa “avere il coraggio di perlustrare gli angoli bui dell’anima italiana, sforzarsi di analizzare le cause che la resero possibile, in un Paese profondamente cattolico e tradizionalmente ricco di sentimenti di umanità e solidarietà”.

Le cause. Tra le cause delle leggi razziali, ricorda il presidente della Camera, “c’è l’anima razzista che il fascismo rivelò nel 1938, ma già presente nell’esasperazione nazionalistica che caratterizzava il regime e la politica coloniale”. E alla base della “mancata reazione della popolazione”, continua, ci furono altri elementi, come “la propensione al conformismo” o la “possibile condivisione della popolazione, negata ma presente, dei pregiudizi e delle teorie antiebraiche, una vocazione all’indifferenza più o meno diffusa”. Dunque, “denunciare l’inequivocabile reponsabilità politica e ideologica del fascismo non deve portare a riproporre lo stereotipo autoassolutorio e consolatorio degli ‘italiani brava gente'”.

Le reazioni del mondo politico cattolico. Dopo la netta presa di posizione di Fini, una levata di scudi bipartisan nel mondo politico cattolico. Il vicepresidente della Camera, Maurizio Lupi (Pdl), ha detto: “La Chiesa ha sempre con forza contrastato le leggi razziali, cercando di aiutare gli ebrei perseguitati anche a rischio della vita di numerosi sacerdoti, suore e laici. Questi sono i fatti, lo testimoniano le pagine dalla storia”. Gli ha fatto eco Enrico Farinone (Pd): “Sul fatto che leggi razziali fossero un’infamia siamo d’accordo. Sul fatto che nemmeno la Chiesa sia opposta no. Generalizzare non serve”. Secondo Renato Farina (Pdl): “Che la Chiesa non si sia opposta alle leggi razziali è una leggenda nera, e dispiace che il presidente Fini si adegui a questa versione della storia politically correct”.

Anche Veltroni d’accordo con Fini. D’accordo con le parole di Fini sulla chiesa poco esposta contro le leggi razziali si dichiara Walter Veltroni: “Sono una verità storica, una verità palmare” su cui sono incomprensibili le polemiche. A sostegno di Fini interviene anche il segretario del Pri, Francesco Nucara: “Parole coraggiose, veritiere. Del resto, c’è poco da discutere, visto che Giovanni Paolo II si scusò con il popolo ebraico per le leggi razziali e altro ancora. Vogliamo sperare di non essere noi gli unici a ricordarsi di Wojtyla”. Il ministro per i Beni culturali, Sandro Bondi è convinto che l’applicazione delle leggi razziali del 1938 “fu permessa da un generale ottundimento degli italiani che in buona parte, per quieto vivere, non si esposero troppo a favore degli ebrei”.

“La chiesa non prese una posizione sul massacro degli ebrei”. “Un richiamo che apprezzo perché ricorda che il mancato pronunciamento ufficiale della Chiesa di allora contro la Shoah favorì il persecutore nazista” è il commento dell’ex presidente dell’Unione delle Comunità ebraiche italiane Amos Luzzatto alle parole del presidente della Camera Gianfranco Fini. “A tutt’oggi siamo nelle condizioni di dover dire che, a parte l’ipotetica enciclica di Pio XI, la chiesa cattolica non prese una posizione ufficiale sul massacro degli ebrei. E il silenzio – continua Luzzatto – rafforzò indubbiamente la possibilità del regime nazista di non doversi guardare le spalle. Quando deportarono gli ebrei romani è impossibile che in Vaticano non si sapesse”.

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16 dicembre 2008

Confindustria vede profondo nero: recessione, disoccupazione, evasione

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E Draghi chiede “subito nuove misure”

Il centro studi di via dell’Astronomia annuncia un biennio di recessione (non succedeva dal dopoguerra) e un calo occupazionale: nel 2009 si toccherà l’8,4% di disoccupazione. Per il fisco aumenta il rischio-evasione

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ROMA, 16 dicembre 2009 – L’ottimismo non abita a Confindustria: gli esperti infatti vedono nero che più nero non si può, e per i prossimi due anni predicono lacrime e sangue: 600mila posti di lavoro persi entro metà del 2009 e una recessione che durerà un biennio.

OCCUPAZIONE

Nel 2009, per la prima volta dal 1994, la variazione annua dei posti di lavoro sarà negativa, con un calo dell’1,4%, stima il Centro studi di Confindustria: meno tra 600mila posti di lavoro.
Nell’industria la caduta sara’ l’anno prossimo dell’1,8%. E’ questo ‘’il settore piu’ esposto alla sfavorevole dinamica della domanda globale’’, anche se una diminuzione ‘’e’ in corso perfino nei servizi, tradizionale serbatoio di posti di lavoro (-1,4% nel 2009)’’.

Inevitabilmente ci sarà “un incremento sostanzioso del tasso di disoccupazione – prosegue il Csc – nel 2009 tocchera’ l’8,4% per l’effetto congiunto della perdita di posti e della ricerca di un impiego da parte dei soggetti a piu’ basso reddito e nelle aree piu’ arretrate del paese’’.

RECESSIONE RECORD

E’ la prima volta dal dopoguerra: il 2008 e 2009 sarà un biennio di recessione. Secondo il Centro studi di Confindustria il Pil diminuira’ dello 0,5% quest’anno e dell’1,3% nel 2009. La ripresa comincera’ a farsi vedere solo alla fine dell’anno prossimo segnando poi nel 2010 un +0,7%.

FISCO, RISCHIO EVASIONE

Il deterioramento del quadro economico generale “produce effettivi negativi sia sulle entrate sia sulle spese delle amministrazioni pubbliche”, continua il rapporto, che sottolinea come “la riduzione dei controlli e soprattutto la percezione, da parte del contribuente, di un abbassamento della guardia nei confronti dell’evasione fiscale, può realizzare uno scenario ben peggiore di quello previsto anche in considerazione della fase ciclica negativa”.

Per Confindustria infatti “un ulteriore elemento critico può essere rappresentato dalla tax compliance”.
Secondo le stime di Viale dell’Astronomia, nel 2008 e nel 2009 le entrate in percentuale del Pil “rimangono invariate rispetto al 2007 (47,2%), scontando così il rallentamento del prodotto interno lordo. Nel 2010 – prosegue il Csc – scendono al 46,9% del Pil per effetto principalmente della crescita di quest’ultimo. Il gettito delle imposte indirette è atteso per il 2009 in calo a seguito della diminuzione dei consumi”.

IL GOVERNATORE DRAGHI

“È necessario un nuovo pacchetto di misure fiscali, monetarie e regolatorie in questo momento critico” della crisi finanziaria, dichiara  il Governatore della Banca d’Italia e presidente del Financial Stability Forum, Mario Draghi, parlando nel corso di una riunione dell’organismo ad Hong Kong. “La risposta coordinata dei governi -ha aggiunto il Governatore – delle banche centrali, delle autorità di supervisione e del settore privato hanno creato una base per la stabilita, seppure ancor fragile”. Draghi ha aggiunto però che “la crisi che ha colpito il sistema finanziario ha raggiunto uno stadio critico”.

“Il netto rallentamento della crescita globale – ha concluso Draghi- si tradurrà in perdite sul credito che avranno un ulteriore impatto sul settore bancario”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/12/16/139303-confindustria_vede_profondo_nero.shtml

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Pillola RU 486, l’Aifa rinvia la valutazione. Aduc: “Forti pressioni politiche”

Ho idea che le forti pressioni non siano state solo politiche..

mauro

Slitta al nuovo anno, tra fine gennaio e inizio febbraio, l’esame e l’eventuale approvazione da parte dell’Aifa della pillola RU486, la contestata pillola abortiva. La Commissione tecnico-scientifica dell’Agenzia italiana del farmaco, apprende l’Agi, ha infatti dato parere favorevole all’immissione in commercio del farmaco, ma mancano ancora due passaggi fondamentali affinchè i medici possano prescrivere e utilizzare in ambito ospedaliero la pillola: l’esame da parte della Commissione prezzi e rimborsi, che si riunirà a gennaio, e il parere finale del cda dell’agenzia, che a questo punto potrebbe arrivare a fine gennaio o più presumibilmente nel febbraio 2009.

«L’Aifa rimanda per l’ennesima volta la decisione finale sulla pillola abortiva Ru486. A questo punto è chiaro che vi sono pressioni politiche sull’Aifa, un organo che dovrebbe essere meramente tecnico, per impedire la registrazione del farmaco» È quanto afferma in una nota l’associazione dei consumatori, Aduc. «La direttiva europea 2001/83/EC (art. 28) prevede che uno Stato membro approvi la richiesta di mutuo riconoscimento entro 120 giorni dalla presentazione (90 giorni per accordarsi con Governo francese e 30 per decidere sul prezzo e l’etichettatura).

Ormai è passato più di un anno – afferma l’Aduc – da quando la domanda di mutuo riconoscimento è stata posta all’Italia che, in violazione della legge europea, continua a non decidere. A questo punto, vista l’impossibilità per l’Aifa di assolvere alla propria funzione medico-scientifica, è urgente che intervenga l’Unione Europea con la procedura centralizzata di autorizzazione alla commercializzazione. A quel punto saranno le istituzioni europee, di certo meno influenzate dalla politica e dal clericalismo di quelle italiane, a decidere per tutti gli Stati membri, compresa l’Italia. È triste doversi arrendere – conclude l’Aduc- ma purtroppo non abbiamo più fiducia alcuna nelle istituzioni italiane, nessuna esclusa. La politica e le ingerenze delle gerarchieecclesiastiche stanno divorando anche quel briciolo di professionalità scientifica che rimaneva in agenzie come l’Aifa. Ci auguriamo che la ditta produttrice della pillola abortiva, Exelgyn, si faccia subito valere in sede europea, dove ha diritto ad ottenere risposte certe. Per conto nostro, abbiamo incaricato in nostri legali di preparare un ricorso alla Corte europea».

Eugenia Roccella sottosegretario del Welfare, ricorda che la Ru486 ha provocato la morte di diverse donne e promette battaglia sull’annunciata introduzione di questa pillola abortiva in Italia. «Vediamo se si può aprire una questione su queste morti a livello di Emea», l’ente europeo del farmaco, «perché l’Aifa», il corrispondente ente italiano, «ha dato parere positivo recependo quello europeo. Stiamo valutando come intervenire», afferma la sottosegretario in un’intervista ad ‘Avvenire’.

«Se la Ru486 passa definitivamente, serviranno linee guida, un percorso che va condiviso con le Regioni», precisa poi Roccella.
«Sottolineo se, perché manca ancora la seconda parte della procedura, quella amministrativa. Esiste, infatti, una serie di problemi da risolvere. Quello del secondo farmaco, quello del consenso informato, infine la modalità di somministrazione. Non è detto, dunque, che quest’ultimo passaggio avverrà in tempi brevi». Secondo Roccella «c’è un sostanziale problema di compatibilità con la legge 194».

Intanto la valutazione della pillola abortiva Ru486 «non è mai stata inserita nell’ordine del giorno del CdA» dell’Agenzia Italiana del Farmaco (Aifa): lo afferma in una nota la stessa agenzia spiegando anche che il Cda si riunirà nei prossimi giorni e che, «essendo la procedura di valutazione della RU 486 ancora in corso e prevedendo anche un’analisi da parte del Comitato prezzi e rimborso, non è a tutt’oggi ipotizzabile alcuna data per l’analisi del farmaco da parte del CdA e, quindi, per la conclusione dell’iter registrativo».

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16 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74304

Corruzione e voli gratis a Pescara, indagato anche il patron di Air One

L’inchiesta che ha portato all’arresto del sindaco coinvolge anche l’imprenditore
Carlo Toto e il figlio Alfonso avrebbero versato tangenti a politici e amministratori

Corruzione e voli gratis a Pescara indagato anche il patron di Air One Carlo Toto

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PESCARA – Sono 40 gli indagati dell’inchiesta della Procura della repubblica di Pescara, sulle presunte tangenti negli appalti pubblici, che ha portato ieri sera all’arresto del sindaco Luciano D’Alfonso, che è anche segretario regionale del Pd, dell’imprenditore Massimo De Cesaris e dell’ex dirigente al patrimonio del comune di Pescara, Guido Dezio. Tra gli indagati anche il patron di Air One, Carlo Toto, suo figlio Alfonso e due tecnici del Comune.

Secondo l’accusa Toto e il figlio avrebbero fornito al sindaco di Pescara un’auto con autista per tre anni, dal settembre 2004 al gennaio 2007, per ottenere appalti. Dalle indagini, inoltre, sarebbero state trovate tracce di tangenti in denaro, concessione di voli gratis sulla compagnia area Air One, pranzi e cene per circa 11 mila euro. I Toto, sempre secondo le accuse, avrebbero anche versato finanziamenti a società ed enti ricollegabili in qualche modo a D’Alfonso.

A D’Alfonso, che si è dimesso da sindaco e da segretario regionale del Pd, sono contestati circa 30 capi d’imputazione dalla corruzione in rapporti con imprenditori per lavori pubblici e accordi programma. Il filone degli appalti cimiteriali è solo uno, e Toto è indagato nel filone che riguarda la riqualificazione dell’Area di Risulta dell’ex ferrovia di Pescara.

Il Gip De Ninis deve ancora stilare il calendario degli interrogatori ma si è appreso che sono probabili delle misure interdittive con la sospensione dai pubblici uffici. A determinare la prima parte dell’indagine sono stati alcuni appunti sequestrati all’ex braccio destro del sindaco Guido Dezio, anche lui ai domiciliari, dove sono stati accertati versamenti di denaro di imprenditori con riscontri bancari.

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16 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/cronaca/abruzzo-concussione/toto-indagato/toto-indagato.html

ATTENTATO ALLO STATO DI DIRITTO: Sacconi vieta a Eluana di morire

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Qualcuno pensa davvero che questo è un padre che vuole ‘assassinare’ sua figlia?

Non c’è pace per Eluana. Nonostante la sentenza della Cassazione, il governo si ostina nella sua crociata contro quella che considera eutanasia. Così, il ministro del Welfare Maurizio Sacconi ha inviato alle Regioni un atto indirizzo in cui sostiene che in qualsiasi struttura del Servizio sanitario pubblico, sia essa pubblica, convenzionata o privata abilitata, non è possibile interrompere idratazione e nutrizione ai pazienti che si trovano in stato vegetativo. Insomma, guai a chi interrompe l’alimentazione forzata della Englaro.

Sacconi si è ispirato alle indicazioni del Comitato nazionale per la Bioetica e, dice, all’articolo 25 della Convenzione sui diritti delle persone con disabilità dell’Onu e dell’articolo 32 della Costituzione italiana. Peccato che, al punto f), la Convenzione Onu dica che gli Stati devono «prevenire il rifiuto discriminatorio di assistenza medica o di cure e servizi sanitari o di cibo e fluidi sulla base della disabilità». L’articolo 32 della Costituzione, invece, dice tra la altre cose che «la legge non può in nessun caso violare i limiti imposti dal rispetto della persona umana». Ma quella nei confronti di Eluana non sarebbe una discriminazione. Sarebbe, semmai, il rispetto della volontà sua, della sua famiglia e di una sentenza della massima autorità giudiziaria nazionale.

Nel suo atto di indirizzo, Sacconi considera una sola deroga: quella nel caso in cui i trattamenti che non sono considerati «medicali ma di assistenza» vengano rifiutati dal fisico del malato. Dimenticando che il fisico di Eluana è in stato vegetativo da sedici anni e che gli stessi giudici hanno definito la sua alimentazione «forzata».

Sacconi ci tiene a dire che «si tratta di un atto di ricognizione generale per fare chiarezza: era nostro dovere compierlo per non essere farisaici – aggiunge – non considerando l’incertezza che si sarebbe determinata nelle strutture del Servizio sanitario nazionale». Ma precisa anche che le strutture che non si attengono a questo provvedimento compiono «un’illegalità». Insomma, vanno contro la legge. Ma una legge sui casi come quello di Eluana non c’è. E l’unico atto che la riguarda è una sentenza che dice esattamente il contrario.

Proprio martedì il Movimento per la vita è sceso in piazza con una fiaccolata dal titolo «Lasciateci vivere». Mentre, sempre martedì, era arrivate delle indiscrezioni secondo le quali la famiglia Englaro aveva trovato un accordo con una clinica di Udine per la sospensione delle cure. L’avvocato Franca Alessio chiedeva «riserbo e rispetto» perché «credo che non sia un interesse del pubblico sapere dove, come e quando Eluana andrà a morire». Certamente interessa a Sacconi.

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16 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74307

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Eluana Englaro – La lotta di un padre

Arrestato il sindaco di Pescara (Pd) per concussione: trovate prove di tangenti

Il sindaco di Pescara, Luciano D'Alfonso (foto Fotomax) PESCARA (15 dicembre) – Il sindaco di Pescara e segretario regionale del Pd, Luciano D’Alfonso, è stato arrestato stasera per concussione e si trova agli arresti domiciliari. Il provvedimento del Gip, De Ninis, era stato richiesto dal Pm Gennaro Varone. Insieme a D’Alfonso sono state arrestate altre due persone: l’imprenditore dei servizi cimiteriali di Pescara, De Cesaris, l’ex braccio destro del sindaco, Guido Dezio, già arrestato in passato per inchieste in cui D’Alfonso era indagato. L’inchiesta riguarda la gestione dei servizi cimiteriali. D’Alfonso – secondo fonti della Procura – si era già dimesso nei giorni scorsi, ma voleva annunciare ufficialmente la sua decisione solo martedì mattina. Voci sull’arresto di D’Alfonso si erano rincorse per tutta la giornata, ma erano state smentite, e lo stesso sindaco aveva emesso una nota in cui affermava che era al lavoro in Comune, poi era apparso anche in televisione. In serata aveva presieduto una giunta.

Le accuse. A Luciano D’Alfonso, Guido Dezio e Massimo De Cesaris la Procura contesta i reati di associazione per delinquere finalizzata alla corruzione e alla concussione, truffa, falso e peculato. I provvedimenti di arresti domiciliari sono stati notificati intorno alle 23 dalla Squadra mobile di Pescara.

L’indagine e le prove delle tangenti. La Procura di Pescara avrebbe accertato movimenti di denaro tra l’imprenditore De Cesaris e l’ex collaboratore di D’Alfonso, Guido Dezio. Da fonti della Procura emerge che durante una perquisizione in casa di Dezio sarebbero stati trovati elenchi di passaggio di denaro da parte della ditta di De Cesaris: in seguito sarebbero stati poi riscontrati effettivamente movimenti di denaro, con tanto di prove. Nel colloquio della scorsa settimana con il pm Varone, il sindaco D’Alfonso si sarebbe difeso dicendo di non sapere nulla di questi movimenti, e avrebbe anche confermato al giudice le sue dimissioni – da sindaco e da segretario regionale del Pd – ma questo non è bastato ad impedire che il Gip De Ninis emettesse il provvedimento restrittivo.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=38562&sez=HOME_INITALIA


Immigrati in schiavitù, lavoro forzato nei cantieri a 1 euro e settanta all’ora

UNA NOTIZIA CHE SI COMMENTA DA SOLA

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Mattina, pomeriggio, sera. Turni a ciclo continuo. Durata media 18 ore. Paga standard: 1,70 euro all’ora. Tutto tollerabile, forzatamente tollerato da decine di stranieri, senza permesso di soggiorno, costretti a lavorare così nei cantieri di mezza Italia. Con la promessa di messa a regola, e di un’altra vita. Ma chissà quando.
Intanto trattati come schiavi e stipati in case isolate senza riscaldamento e impiegati in cantieri edili di Emilia-Romagna, Liguria, Lombardia, Piemonte e Toscana. Questo fino al giorno in cui i carabinieri di Reggio Emilia e San Polo d’Enza hanno arrestato tre imprenditori e un capo cantiere.

Le indagini sono durate un anno. Gli arrestati, per l’accusa, promettevano un posto di lavoro e il rilascio di documenti per il soggiorno in Italia e occupavano la manodopera irregolare in ditte edili di varie regioni, dove gli operai venivano costretti a turni di lavoro anche di 18 ore al giorno con paga standard di 1,70 euro all’ora, fino a sette euro per i meritevoli.

Frequenti le minacce di ritorsioni nei confronti loro e dei familiari. In alcuni casi i clandestini sono stati costretti a lavorare anche dopo aver subito gravi infortuni.  L’organizzazione aveva trovato pure il sistema per eludere eventuali controlli: gli operai erano stati dotati di badge e documenti falsi con la loro foto, ma con generalità di persone regolarmente assunte da varie ditte.

A finire in manette – dopo l’indagine coordinata dal sostituto procuratore di Reggio Emilia Valentina Salvi – sono stati: Giovanni Freno, 41 anni di Corigliano Calabro (Cosenza), Marco Pozza, 53, di Reggio Emilia, Federico Pozza, 26 , di Reggio Emilia, Victor Boldisor, il capo cantiere moldavo di 42.  Tutti risiedono a Reggio Emilia e devono rispondere di associazione per delinquere finalizzata all’introduzione e alla permanenza di cittadini clandestini sul territorio nazionale, nonché di falsificazione di permessi di soggiorno, estorsione e impiego di manodopera clandestina.

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15 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74261