Archivio | dicembre 18, 2008

Nel rifugio-lager di Rosarno: “Viviamo tra i topi e la paura”

Viaggio nella baraccopoli tra i raccoglitori di agrumi, sfruttati per 12 ore al giorno per 20 euro. E si pagano pure il trasporto

rosarno.jpg

Per i lavoratori nessun contatto con le istituzioni. Unici interlocutori i medici di MSF

.

ROSARNO (Reggio Calabria)- I sopravvissuti alle odissee che hanno dovuto affrontare per arrivare fin qui, in fuga da paesi in guerra o stremati da ingiustizie e povertà, derubati e minacciati dalla teppa internazionale che governa il traffico dell’emigrazione africana, ora sono qui. Alloggiano alla “Rognetta”, dentro baracche di cartone e bambù, nell’ex deposito alimentare diroccato, senza neache il tetto, in pieno centro di Rosarno – paese commissariato per infiltrazioni mafiose – a poche decine di metri dalla scuola elementare, in mezzo al fango, ai topi e a una carcassa di montone, sgozzato qualche giorno fa da un macellaio magrebino.

Sono qui a centinaia, tutti giovani dell’Africa sud sahariana e magrebini solo perché, in questo periodo dell’anno, sono la mano d’opera più ambita nella zona, dove è tempo di raccolta di agrumi. Ogni mattina i pullmini dei caporali si presentano davanti alla “Rognetta”, o nell’ex cartiera abbandonata di S. Ferdinando (paese vicino, anche questo commissariato) dove vivono assiepati come maiali da macello più di settecento persone, in condizioni igieniche spaventose dentro baracche puzzolenti, due metri per tre, con quattro, cinque o sei letti.

Ognuno di loro, a parte le revolverate di qualche cittadino locale, ha finora imparato a conoscere il nostro Paese senza mai incontrare neanche un rappresentante delle pubbliche istituzioni. Gli unici presenti sul posto sono quelli di Medici Senza Frontiere (MSF), qui da settembre con un presidio sanitario d’emergenza, identico a quelli che sono abituati ad allestire in tutto il mondo nelle zone più difficili, impervie e pericolose, come lo Zimbawe, il Mianmar, il Nord Kivu, il Darfur. Distribuiscono sacchi a pelo e garantiscono l’assistenza sanitaria a gente che letteralmente non ha più nulla, se non le braccia per lavorare fino a 12 ore al giorno per 20 euro, in mezzo ai campi di arance, dove per arrivarci devono anche pagare il trasporto: due euro e mezzo all’andata e altrettanto per il ritorno.

“Le patologie più frequenti – dice Saverio Bellizzi, un giovane medico di MSF, ematologo, ma già con lunga esperienza sul campo in Vietnam – sono le difficoltà di respirazione, dovute al freddo, ma soprattutto al fumo prodotto dal fuoco che accendono nel capannone, tra le baracche di cartone, per cucinare e riscaldarsi”. Diffusi anche problemi di depressione: “Molti di loro – dice Cristina Falconi, responsabile del progetto MSF nella zona – vicono questo degrado come una sconfitta dalla quale non si riprenderanno più. quando telefonano a casa dicono che va tutto bene e sono proprio queste bugie che dicono anche a se stessi, a renderli ancor più tristi”.

“Se venite in Ghana, nel mio paese, siate certi che non vi tratteremmo così” dice con orgoglio Edward, 27 anni, di Accra, che si elegge a portavoce. “Se ci devono far vivere come animali in gabbia, tra i topi e la paura della gente che fuori di qui ci spara pure addosso, perché ci chiamano per raccogliere le arance? Si decidano: o serviamo, e allora vorremmo essere trattati un po’ meglio e lavorare dignitosamente, oppure ce ne torniamo nei nostri paesi. Qui non ha più senso stare”.

.

13 dicembre 2008

_________

Filmato di Medici senza Frontiere al link :

http://tv.repubblica.it/copertina/msf-in-calabria-per-gli-immigrati/27275?video

_________

author scritto da indyrenopublication date dom 14 dicembre 2008 – 02:15

http://www.prontoimprese.it/calabria/reggio-calabria/rosarno/agrumi.html

_________

fonte articolo: http://calabria.indymedia.org/article/3052

______________________________________________________________

Viaggio a Rosarno (RC) nell’inferno degli immigrati.


SCUOLA, COSA CAMBIA – L’ora di lezione da 50 a 60 minuti. Licei e Tecnici: da 714 scendono a venti

https://i0.wp.com/farm4.static.flickr.com/3277/2963569197_f9c5704cae.jpg

Approvati dal Consiglio dei ministri i decreti attuativi della riforma Gelmini

Intanto la Cgil non firma il rinnovo del contratto-ponte dei lavoratori della scuola

.

(Fotogramma)
(Fotogramma)

ROMA – Il Consiglio dei ministri ha approvato i regolamenti attuativi sulla scuola della riforma Gelmini. Le scuole elementari e medie, come già annunciato nei giorni scorsi dal ministro Gelmini, cambieranno dal 1° settembre 2009, le superiori dal 1° settembre 2010. «Per la prima volta in Italia dopo la riforma Gentile del 1923, si mette mano alla scuola con una riforma organica di tutti i cicli (elementari, medie, superiori)», sottolinea un comuncato del ministero dell’Istruzione. «I principi che ispirano la riforma sono più chiarezza e opportunità per le famiglie, più efficienza, semplificazione e snellimento dell’organizzazione e delle procedure, valorizzazione del ruolo dei docenti».

COSA CAMBIA – I provvedimenti sono quattro e prevedono la riorganizzazione della rete scolastica e dell’utilizo delle risorse umane, la riorganizzazione della scuola dell’infanzia e del primo ciclo di istruzione, quella dei licei e degli istituti tecnici. Quindi razionalizzazione degli indirizzi alle superiori, maestro prevalente alle elementari, inglese potenziato per tutti e cinque gli anni del secondo ciclo, anticipi alla materna

INFANZIA: si introduce la possibilità di anticipare l’iscrizione a 2 anni e mezzo.

PRIMARIA: ci sarà un unico maestro di riferimento alle elementari: viene abolito il modulo a più maestri e viene introdotto l’unico maestro di riferimento.

ORE: Le ore di lezione saranno di 60 minuti e non più di 50.

MEDIE: Alle medie ci sarà la possibilità di fare 5 ore di inglese: se le famiglie lo desiderano la materia passa da 3 a 5 ore.

SUPERIORI: la frammentazione dei percorsi aveva portato a più di 700 indirizzi. Ora passeranno da 204 a undici negli istituti tecnici con due settori di riferimento (economico e tecnologico), e da 510 a nove nei licei.Per quanto riguarda qeusti ultimi è prevista l’introduzione di due nuovi licei, scienze umane (ex magistrali) e musicale-coreutico (danza e musica). Artistico: sarà ampliato con tre nuovi indirizzi e cioè figurativo, design, new media. Alle superiori saranno previsti stage in azienda al quinto anno e sarà potenziato l’inglese che sarà reso obbligatorio per tutti gli anni. Al classico, negli indirizzi tradizionali, era presente solo al ginnasio. Nei tecnici al quinto anno delle superiori una materia sarà insegnata in inglese. In tutti i nuovi licei (musicale coreutico, artistico e scienze umane) ci saranno due lingue obbligatorie. Gli itituti tecnici saranno organizzati in 2+2+1 anni. Il primo biennio con un contenuto formativo di base: italiano, matematica, ecc. Il secondo biennio specialistico a seconda degli indirizzi. L’ultimo anno sarà di perfezionamento mirato all’indirizzo scelto. I laboratori saranno veri e propri centri di innovazione attraverso la costituzione di dipartimenti di ricerca. I tecnici si aprono al mondo del lavoro con esperti e professionisti che possono entrare nel comitato scientifico della scuola.

VALORIZZAZIONE DEI DOCENTI: dal 2011 i docenti migliori potranno ricevere un premio produttività che potrà arrivare fino a 7 mila euro all’anno.

STRANIERI: sono previsti corsi di italiano per stranieri. Alle medie le due ore della seconda lingua potranno essere utilizzate per corsi di italiano per stranieri.

MATEMATICA E SCIENZE: più matematica e scienze in tutte le scuole. Nei licei scientifico (dove resterà il latino) e classico saranno potenziate le materie scientifiche.

CGIL NON FIRMA CONTRATTO – Intanto la Flc-Cgil non ha firmato «il contratto beffa» relativo al biennio 2008-2009, come invece hanno fatto Cisl, Uil, Snals-Confsal e Gilda. Domenico Pantaleo, segretario generale scuola della Cgil, afferma che «le risorse messe a disposizione sono una miseria e offendono la dignità dei lavoratori della scuola. Abbiamo ripetutamente richesto più soldi per i lavoratori, ma non c’è stata nessuna disponibilità né apertura». Si tratta di un «contratto ponte» di un anno con un aumento di 70 euro medi a dipendente.

.

18 dicembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/cronache/08_dicembre_18/scuola_decreti_attuativi_89435804-ccf8-11dd-95df-00144f02aabc.shtml

https://i1.wp.com/farm4.static.flickr.com/3192/2989714346_62d4418172.jpg

MILLEPROROGHE – La ‘class action’ slitta ancora Il via ai ricorsi a luglio 2009

https://i1.wp.com/www.mentecritica.net/wp-content/uploads/dM-class-action-3-060208.jpg

Nel decreto Milleproroghe e’ infatti stata inserita una nuova proroga

Restano fuori i crac Cirio, Giacomelli e Parmalat. L’ira dei consumatori

.

ROMA – Ancora una sospensione per l’operativita’ della class action. Nel decreto Milleproroghe e’ infatti stata inserita una proroga al 30 giugno 2009 per l’entrata in vigore del ricorso collettivo risarcitorio. La class action, introdotta con la finanziaria per il 2008, sarebbe dovuta entrare in vigore a giugno di quest’anno, poi con il decreto estivo sulla manovra il nuovo strumento era stato sospeso fino al 31 dicembre 2008. Con il decreto di oggi e’ arrivato un ulteriore slittamento di sei mesi.

Oltre allo slittamento, il governo ha varato una class action che riduce i margini di operatività. La possibilità per i consumatori di ricorrere ad un’azione collettiva di risarcimento scatterà soltanto per gli illeciti avvenuti a partire dal primo luglio 2008. Viene eliminata, inoltre, l’esclusiva alle associazioni dei consumatori nel promuovere l’azione e si concede maggiore potere di filtro ai giudici sull’ammissibilità.

L’esecutivo depotenzia così la norma che era stata introdotta con l’ultima finanziaria di Prodi. Con la forte limitazione alla retroattività si vieta quindi di far ricorso collettivo sulle più note vicende che hanno colpito i risparmiatori, da Cirio a Giacomelli, da Parmalat ai bond argentini.

Furiosi i consumatori. “Vergogna! Siamo indignati – dicono i presidenti di Federconsumatori e Adusbef, Rosario Trefiletti ed Elio Lannutti – E’ evidente che gli obiettivi sono altri. Il Governo e la Confindustria vogliono rendere impossibile l’azione di risarcimento per i danni subiti dai cittadini nelle truffe Cirio, Parmalat e vogliono rimandare il più possibile l’attuazione della legge stessa”.

“Il rinvio è un’ ulteriore cattivissimo segnale della assenza di attenzione di questo Governo alle necessità e alle preoccupazioni dei cittadini e dei consumatori” commenta Paolo Fiorio del Movimento Consumatori.

Critica anche la posizione di Legambiente. Per l’associazione ambientalista l’obiettivo del rinvio è quello di “allontanare i cittadini dalla tutela dei propri diritti”.

.

18 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/economia/rinvio-class/rinvio-class/rinvio-class.html?rss

Grecia ancora in fiamme, ferito un altro sedicenne

È successo di nuovo: un ragazzino di 16 anni è stato ferito da colpi d’arma da fuoco sparati dalla polizia in una giornata particolarmente “calda” di manifestazioni e proteste ad Atene. Il fatto è successo mercoledì sera davanti alla sua scuola a Peristeri, periferia ovest di Atene.

In effetti in quel momento non c’era alcun corteo o presidio. Il giovane stava parlando con alcuni compagni di scuola quando è stato raggiunto da un proiettile che lo ha ferito ad un polso. Fortunatamente questa volta la ferita è leggera, il ragazzo non è in gravi condizioni anche se è stato ricoverato in ospedale e dovrà sottoporsi ad una operazione. Ma  questo episodio come era da aspettarsi ha portato nuova benzina nel fuoco delle proteste che stanno infiammando la Grecia da quasi due settimane senza soluzione di continuità dalla morte di Alexis Grigoropoulos, il ragazzino anarchico di 15 anni ucciso il 6 dicembre scorso durante un blitz dei corpi speciali della polizia greca in un quartiere roccaforte della sinistra antagonista di Atene.

La polizia sta nuovamente cercando di dimostrare la sua innocenza. Se per la morte di Alexis la versione ufficiale è che sia stato raggiunto da un proiettile vagante, in questo secondo caso si è detto che in quel momento nessuna pattuglia, nessun agente era segnalato nella stradina pedonale dove si trovava il liceale a pochi metri dalla sua scuola, cioè nel luogo del ferimento. È stato anche detto che l’arma che ha colpito lo studente. Figlio di un sindacalista, era un fucile ad aria compressa e non caricata con pallottole.

È cominciata così la tredicesima giornata
di manifestazioni ad Atene, dove erano già previste due manifestazioni dal centro città, una convocata dal coordinamento dei liceali davanti all’università; l’altra dagli universitari a piazza Omonia. Entrambi i cortei si sono diretti verso il Parlamento greco con l’adesione del sindacato degli insegnanti e della federazione dei lavoratori greci. Ed è proprio in piazza del parlamento che si sono verificatri gli scontri più violenti tra polizia e manifestanti, quando i giovani hanno iniziato a lanciare barattoli di vernice rossa verso i poliziotti in assetto antisommossa e dopo aver disegnato sagome bianche per terra e scritte sui muri.

Mercoledì i manifestanti hanno appeso un enorme striscione sull’Acropoli, sotto il Partenone, su cui campeggia la parola «Resistenza» scritta in cinque lingue: greco, italiano, inglese, francese e tedesco. Lo striscione è stato poi rimosso dalla polizia.

Sempre ad Atene nei giorni scorsi un centinaio di liceali si sono dati appuntamento fuori dal principale tribunale della capitale, tirando sassi, uova e yogurt contro gli agenti in tenuta anti-sommossa a guardia dell’edificio, per chiedere la liberazione dei compagni arrestati negli scontri che hanno imperversato dal 6 dicembre in poi.

Sempre nel dodicesimo giorno di proteste un gruppo di giovani ha occupato la sede del comune a Ioannina, capoluogo dell’Epiro, nel nord-ovest del Paese. Altri hanno fatto irruzione nella della principale radio e diffuso comunicati contro la disinformazione dei media. Anche la sede ella tv statale Net è stata occupata pacificamente da un gruppo di studenti che chiedevano la liberazione dei loro compagni arrestati e invitavano la popolazione ad unirsi alle proteste per la morte del giovane Alexis Grigoriopoulos.

Nella notte tra martedì e mercoledì a Salonicco, seconda città della Grecia,la polizia ha riferito che una banca e un ufficio informazioni sono stati incendiati prima dell’alba, senza tuttavia provocare vittime..In tutta la Grecia sono state occupate circa 600 (100 secondo le autorità) tra scuole e università. Oltre agli studenti e agli anarchici, in piazza sono sfilati nei giorni scorsi i comunisti ad Atene.

E una cinquantina di persone hanno occupato gli uffici della Conferenza Generale dei Lavoratori di Grecia per chiedere che il sindacato convochi uno sciopero generale di 24 ore contro la violenza della polizia e la situazione economica che sta abbattendosi in modo molto forte sulla Grecia. Secondo l’associazione dei commercianti sono andati persi 1,5 miliardi di euro in guadagni nelle città infiammate dalla protesta giovanile. I giornali greci contano in più di 300 le persone arrestate o in stato di fermo per gli scontri con la polizia e i danneggiamenti di negozi, auto e bancomat.

.

18 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74377

Uno scienziato accende il “computer” inventato dai greci 2mila anni fa

n ricercatore Britannico ha ricostruito fedelmente il meccanismo di Antikythera

L’apparecchio effettua complicati calcoli astronomici e mostra le posizioni dei vari corpi celesti

I resti ritrovati Antikythera (Ap)Resti ritrovati di Antikythera (Ap)

.

MILANO – Un misterioso congegno meccanico simile ad un orologio. Venne scoperto nel 1901 da alcuni pescatori nelle acque vicino a Antikythera, un’isolotto sperduto nel Mar Ionio della Grecia. Sembrava soltanto un blocco di ruggine agli occhi degli archeologi, che non diedero tanta importanza allo strano reperto ripescato da un veliero affondato. Quando però lo strano oggetto si ruppe nelle stanze degli archivi del Museo di Atene dov’era custodito vennero alla luce delle ruote dentate – gli scienziati si accorsero subito di essere di fronte a qualcosa di molto particolare. Era stato trovato il più vecchio “elaboratore” del mondo. Secondo gli scienziati del tempo il meccanismo di Antikythera era stato costruito per effettuare complicati calcoli astronomici: dal moto del Sole e della Luna nello Zodiaco a quello dei pianeti, ma anche per determinare le eclissi.

____________________________________________________________

Il computer “classico”Il computer Il computer

Il computer Il computer Il computer Il computer

____________________________________________________________

COPIA ESATTA – Si calcola che il meccanismo sia stato costruito 150 anni prima della nascita di Cristo. E’ composto da una trentina di ingranaggi in bronzo con una sottile dentatura. Gli archeologi parlarono di un capolavoro dell’ingegneria, uno straordinario reperto di tecnologia antica. Poi per un secolo più nulla. Ora, Michael Wright, ex curatore della sezione di Ingegneria Meccanica del Museo delle Scienze di Londra, ha ricostruito l’antico apparecchio. Una copia esatta: con le stesse dimensioni, gli stessi materiali riciclati. Insomma, quasi come l’originale. E la cosa incredibile è che questa copia – teoricamente – funziona nello stesso modo dell’originale. In un video pubblicato su YouTube nei giorni scorsi, ripreso dai maggiori blog e riviste tecnologiche, il ricercatore spiega il funzionamento del computer Antikythera.

PREVISIONI I comandi, dice Wright, sono relativamente semplici: girando una manopola, posta sul lato dell’oggetto, è possibile scorrere i quadranti sovrapposti e, dalla combinazione di questi, prevedere i vari eventi astronomici. Basandosi sui modelli dell’antica Grecia si possono anche raffigurare le posizioni dei vari corpi celesti. Sulla parte davanti di questo blocco di bronzo era possibile notare delle iscrizioni del calendario greco ed egizio mentre le lancette mostravano le posizioni della Luna e degli allora cinque pianeti conosciuti. Sul retro, invece, due indicatori: uno mostrava un calendario di 19 anni e le Olimpiadi e il secondo quando ci sarebbero state eclissi di Luna e solari.

ZONE D’OMBRA Da decenni il meccanismo di Antikythera non ha mancato di suscitare impressione ed interrogativi presso molti studiosi. La sua reale funzione è rimasta sconosciuta per lungo tempo, il suo utilizzo e fino ad oggi stato chiarito solo in parte. Infatti, ci sono ancora molte zone d’ombra sul funzionamento di questo strumento. Nel frattempo si sa che le poche incisioni decifrate sono una sorta di guida pratica.

.

Elmar Burchia
18 dicembre 2008

.

fonte: http://www.corriere.it/scienze_e_tecnologie/08_dicembre_18/Antikythera_grecia_elmar_burchia_cb3dca1c-ccf0-11dd-95df-00144f02aabc.shtml

Boom disoccupazione: nel terzo trimestre 2008 arriva al 6,1%

SENTITA ALLA RADIO – Radio privata, in testa alle graduatorie di ascolto, di proprietà del ‘circuito’ Mediaset, fascia di punta. L’allegro conduttore del giornale radio usa gli ‘esclamativi’ per raccontarci gli ultimi dati istat sulla collocazione lavorativa della popolazione attiva quando cita sì la crescita della disoccupazione dello 0,5% (che sarà mai..) quasi sorvolando sulla cifra totale corretta che è del 6,1% (che è poi costretto a dire), riprendendosi un attimo dopo con voce giubilante che, sì, c’è stato un aumento della disoccupazione ma anche l’occupazione si è incrementata! Perbacco! E noi, poveri citrulli, che pensavamo che la matematica non fosse un’opinione..

mauro

______________________________________________________

Aumenta per il terzo trimestre consecutivo la disoccupazione italiana. Il tasso cresce di mezzo punto percentuale rispetto allo stesso periodo del 2007, posizionandosi al 6,1% (dati non destagionalizzati).

Lo rende noto l’Istat che ha diffuso oggi i dati sulle forze di lavoro. In confronto al secondo trimestre 2008, al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione è diminuito di un decimo di punto. Considerando il dato destagionalizzato il tasso di disoccupazione annuo si attesta al 6,7%.

Emerge un quadro di deterioramento del mercato del lavoro, spiega l’Istat, si riduce il ritmo di crescita dell’occupazione a cui si associa un ulteriore allargamento della disoccupazione.

Il numero delle persone in cerca di occupazione è di 1.527.000 unità (+127mila unità, pari al +9% rispetto al terzo trimestre 2007). Nel terzo trimestre 2008, scrive l’Istat, è proseguita la crescita del numero delle persone che cercano un lavoro, sia per la componente maschile (+10,5%, pari a 69mila unità) sia per quella femminile (+7,8%, pari a 58mila unità). La crescita della disoccupazione ha continuato a interessare soprattutto gli uomini ex-occupati nelle regioni settentrionali e centrali (+32mila unità) e le donne ex-inattive nel Mezzogiorno (+29mila unità).

Nel terzo trimestre, il tasso di disoccupazione è aumentato rispetto a un anno prima di 0,5 punti percentuali per gli uomini e di 0,4 punti percentuali per le donne, portandosi rispettivamente al 4,9 e al 7,9%. Ad eccezione del Nord-est, l’aumento interessa tutte le ripartizioni territoriali. Nel Centro la crescita ha interessato in misura più accentuata le donne, mentre nel Mezzogiorno l’innalzamento dell’indicatore ha riguardato prevalentemente la componente maschile.

Il tasso di disoccupazione del Mezzogiorno (11,1%) è rimasto molto più elevato in confronto a quello del Nord (3,4%) e del Centro (5,7%). Anche il tasso di disoccupazione degli stranieri è cresciuto nuovamente, passando dal 6,5% del terzo trimestre 2007 al 6,9%. Un incremento che ha interessato esclusivamente la componente maschile.

Il numero di inattivi tra i 15 e i 64 anni ha registrato un leggero incremento (+0,1%, pari a 17mila unità). Il risultato, spiega l’Istituto, sintetizza l’aumento registrato nel Mezzogiorno (+0,9%, pari a 58mila unità) e la diminuzione nel Nord (-0,4%, pari a -24mila unità) e nel Centro (-0,6%, pari a -17mila unità). La crescita del numero degli inattivi nelle regioni meridionali ha riguardato esclusivamente gli uomini, nella gran parte dei casi ex-occupati che pure se interessati a lavorare non hanno cercato attivamente un’occupazione.

Il tasso di inattività nel terzo trimestre si è attestato al 37,2%, due decimi di punto in meno rispetto a un anno prima. Il tasso si è ridotto in tutte le ripartizioni ad eccezione del Mezzogiorno, dove si è registrato un incremento (+0,3%) dovuto esclusivamente alla componente maschile.

.

18 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74361

Il Vaticano attacca la Spagna: “Indottrinamento laico e statolatria”

https://i2.wp.com/www.fotothing.com/photos/09d/09dc38de379b1b5a4671c26eb2c4e94c.jpg

_______________________________

Mons. Amato critica il governo Zapatero e le sue “leggi etiche” in un’intervista alla rivista Consulente Re. “Per fortuna la Chiesa spagnola è reattiva”

.

CITTA’ DEL VATICANO – In Spagna sta avanzando l’indottrinamento laico, la “statolatria”, cioè l’ingerenza dello Stato nella vita personale di ognuno. A sostenerlo è monsignor Angelo Amato, l’attuale prefetto della Congregazione per le Cause dei Santi, già ex segretario della Dottrina della Fede, ed amico personale di Papa Ratzinger.

In un’intervista alla rivista “Il Consulente Re” il presule esprime questo giudizio sulla Spagna partendo dalle cosidette “leggi etiche” del governo Zapatero, tra cui l’introduzione nelle scuole dell'”Educazione alla cittadinanza”, l’educazione civica resa obbligatoria per tutti gli studenti.

“Ovviamente qui a Roma noi sappiamo bene di questo grave problema”, ha osservato monsignor Amato, che quasi certamente diverrà cardinale nel prossimo concistoro. “Fortunatamente – ha aggiunto – possiamo contare su una Chiesa spagnola che ha approfondito seriamente il problema e ha dato una risposta pubblica e chiara”. Monsignor Amato definisce la Chiesa spagnola “molto reattiva” perché sta rispondendo “con fermezza a un’intrusione statale assolutamente illegittima sul tema dell’educazione dei propri giovani”.

Il problema, secondo l’esponente della Santa Sede, è “che in tutta Europa si sta introducendo la categoria della cosiddetta biopolitica: lo Stato cioè entra sempre più nella vita personale di ognuno”. Questo significa, ad esempio, che lo Stato “obbliga le famiglie a scegliere determinate scuole con determinate materie, non d’istruzione ma d’indottrinamento”.

.

18 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/esteri/benedetto-xvi-28/contro-spagna/contro-spagna.html?rss

http://blufiles.storage.msn.com/y1pUTwviGMSP05WWLljB-w4FBqwmNfUxZFlDbiCTVwkdJNnuktdyDwPMaw4bpsK-pQI

Giovannetti:Ma cos’è questa crisi

https://i0.wp.com/www.lamanicatagliata.com/public/upload/CasaBiancaSponsorCocaCola.jpg

di Giovanni Giovannetti

.

L’economia mondiale è imbrigliata in una recessione che si va sempre più acutizzando. A occidente falliscono le banche d’investimento, perdono di valore beni come l’oro, le case e i titoli di credito, aumentano i prezzi dei generi primari e cala il potere d’acquisto dei salari.

Dal 1993 a oggi il Governo degli Stati Uniti ha sostenuto l’ascesa del suo Pil con le spese militari e con l’indebitamento a basso costo di milioni di famiglie. Sono gli anni della pervasiva euforia new economy – la truffa del secolo – anni in cui si assiste alla migrazione dei profitti dall’industria verso il sistema finanziario, ma anche al drenaggio del denaro dei piccoli risparmiatori, indotti a indebitarsi dall’offerta vantaggiosa di finanziamenti – anche superiori al 100 per cento – da parte del sistema creditizio. È la deriva dei mutui Subprime sulle case, la bolla immobiliare che ha innescato la crisi.

Ora è tutto fuori controllo: nel 2008 i mercati finanziari hanno subìto perdite per 20.000 miliardi di euro. Per evitare che il sistema imploda, i Governi dovranno erogare 3.900 miliardi di euro quando, ad esempio, ne basterebbero 30 l’anno per soccorrere 963 milioni di persone che, sul pianeta, vivono con 1 dollaro al giorno!

Quantomeno, i Governi avrebbero dovuto dettare agli imprenditori regole più sobrie: favorire il reinvestimento nel sistema industriale; favorire una più equa redistribuzione degli utili ai lavoratori per sostenere i consumi; contenere la pressione fiscale; abbassare la tassazione sui redditi da lavoro. È invece emersa una totale subalternità al sistema finanziario. Un comportamento che ha ingrassato i banchieri e la casta dei manager superpagati – remunerati in denaro e in compartecipazioni azionarie – e cioè favorito chi sta spalmando la crisi finanziaria sull’economia e sulla società.

L’Italia e in recessione da maggio, ha un debito pubblico pari al 106 per cento del Pil, e  la pressione fiscale è tra le più alte d’Europa: il 43 per cento del Pil, inferiore solo alla Gran Bretagna (43,3 per cento): in Francia e Germania è del 35,6 per cento; negli Stati Uniti è del 25,5 per cento. Il Governo ha abolito l’Ici invece di detassare le tredicesime, e rilanciare in qualche modo i consumi.

Come già in passato, i debiti della finanziarizzazione saranno così pagati dai contribuenti: in forma diretta – con il pubblico denaro – e in forma indiretta, con i costi della recessione.

INDIGENZE

In Italia la soglia di indigenza per una famiglia di tre persone è stimata a 1.290 euro mensili, e per quattro persone a 1.580 euro. Sono da considerare povere il 14 per cento delle famiglie con tre componenti e il 22,5 per cento con 4 (dati 2006). Il 12,8 per cento della popolazione italiana – 7.542.000 persone – dispone di un reddito di 500-600 euro al mese, ossia quasi la metà di quello medio nazionale, che è di 986,5 euro (Fonte: Istat). Ma – riferisce un documento della Caritas – «accanto ai poveri ci sono i “quasi poveri”, ossia persone al di sopra della soglia di povertà per una somma esigua, che va dai 10 ai 50 euro al mese». Come dire che una famiglia su due sono a rischio di insolvenza.

Nell’Europa a 15, «l’Italia presenta una delle più alte percentuali di popolazione a rischio povertà», in particolare tra le persone non autosufficienti e le famiglie con figli (Caritas italiana e Fondazione Zancan, Rapporto 2008 sulla povertà e l’esclusione sociale in Italia). Le famiglie impoverite sono la vera emergenza nazionale che la politica ignora.

In Europa e negli Stati Uniti, la perdita della casa per l’impossibilità di pagare il mutuo sta spingendo milioni di famiglie nell’indigenza. In Italia va anche peggio: aumentano gli sfratti e i pignoramenti; molti anziani con la pensione sociale «non si possono più permettere di mangiare due volte al giorno e altri in estremo tentativo di risparmio la sera diluiscono la scodella del latte con un po’ d’acqua» (Fabrizio Merli, “La Provincia Pavese, 3 maggio 2008).

L’AUMENTO DEI PREZZI

In Italia ci sono circa 4.500.000 precari. Il numero dei lavoratori nel sommerso è di poco inferiore. Solo un disoccupato su 5 riceve un sussidio statale (in Europa sono 4 su 5) e gli ammortizzatori sociali sono usati come strumenti di politica industriale. La flessibilità italiana è lontanissima dalla flexsecutiry del modello scandinavo: «Il famoso modello danese, il più studiato e forse il più efficace (anche se poi alla prova dei fatti lascia fuori i più fragili) si basa infatti su una serie di variabili necessarie, oltre la semplice formula: investimenti ingenti di risorse pubbliche, ammortizzatori sociali molto estesi, di tipo universalistico, un sistema efficiente di formazione permanente, un uso del lavoro flessibile non “al risparmio” ma mirato a obiettivi di sviluppo» (Sergio Segio, nel Rapporto sui diritti globali 2008) . Dal luglio 2007 al luglio 2008 il prezzo della pasta è aumentato del 24,7 per cento; il pane + 12,9; il latte + 11; l’acqua e l’elettricità  + 8,6. Nel complesso, il carovita ha fatto un balzo del 4,1 per cento, e per i generi di prima necessità del 6,3 per cento. Eppure l’aumento alla fonte dei prezzi di cibo non ha superato il 2,8 per cento. Nel passaggio dal produttore al consumatore molti generi alimentari subiscono vistosi aumenti ben superiori alle medie europee: latte +241 per cento, pane +1325, pasta +369, burro +325, carote + 380, zucchine +300, carne di maiale +412, pollame +263, vitellone +394, coniglio +430, eccetera… (fonte: Coldiretti). Secondo Federconsumatori, nel 2008 le famiglie italiane hanno dovuto sborsare 2.182 euro in più rispetto al 2007. Dal 1978 al 2008 la spesa sanitaria è cresciuta del 138,3 per cento, il doppio rispetto all’incremento del Pil. La pressione fiscale è salita dal 43 al 43,2 per cento, pari a 255 euro in più all’anno per famiglia, senza contare i tributi locali. In Italia circa 10.000.000 persone vivono con meno di 800 euro mensili e 800.000 precari guadagnano mediamente 700 euro al mese. A conti fatti, l’inflazione reale è tra il 6 e il 7 per cento: negli ultimi sei anni il potere d’acquisto per nucleo famigliare è sceso di 7.700 euro (dati Istat).

Le retribuzioni italiane sono oggi inferiori di 8 punti rispetto alla media europea, ma il calo complessivo è del 13 per cento (nel 2000 erano di oltre 4 punti sopra) negli ultimi vent’anni 120 miliardi di euro – l’8 per cento del Pil – sono passati dai salari ai profitti, 5200 euro in media all’anno a lavoratore.

In Europa e negli Stati Uniti, il freno del credito alle imprese è stato spesso usato come arma contro le rivendicazioni salariali operaie, e dunque come forma di controllo della conflittualità sociale. La Banca centrale europea e la Federal Reserve sono solite aumentare il tasso di interesse là dove l’aumento dei salari supera quello dell’inflazione.

CHE FARE?

Piu della crisi economica, più delle bolle finanziarie, la deriva ambientale potrebbe mettere in discussione il futuro stesso della specie umana. Per tornare a riprendersi la propria funzione, la politica dovrebbe attuare uno scarto propositivo, emanciparsi dai poteri forti economico e finanziario (e mafioso); provare a «pensare globalmente e agire localmente» guardando verso un orizzonte che impone invenzione, prefigurazione, fantasia e una più equa gestione e distribuzione delle risorse disponibili. La calotta glaciale artica, che aiuta il pianeta a raffreddarsi, si sta sciogliendo a un ritmo quasi tre volte più veloce del previsto: «Non è una questione politica è una questione morale, che riguarda la sopravvivenza della civiltà umana. Non è una questione di destra o di sinistra, è una questione di giusto o sbagliato. Per metterla in termini semplici, è sbagliato compromettere l’abitabilità del pianeta e rovinare il futuro di tutte le generazioni che verranno dopo di noi» (Al Gore, “La Repubblica”, 2 luglio 2007). I cambiamenti climatici sono di gran lunga più inquitanti  e devastanti della crisi finanziaria.

La biodiversità è in declino. Dal 1960 al 2000 la popolazione umana è raddoppiata. Nello stesso tempo, un terzo delle specie selvatiche o si sono estinte o sono state decimate dalla proliferazione degli umani. Particolarmente colpite le specie acquatiche, che patiscono il progressivo inquinamento dei fiumi e dei mari. Una catastrofe in tempi così rapidi non ha precedenti nella storia del pianeta.

UMANI SENZA UMANITA’

Più che una scelta, il governo della decrescita sarebbe l’unica via di fuga dalla strada a fondo chiuso dello sviluppo per lo sviluppo. Il pianeta è abitato da 6 miliardi e 200 milioni di persone. La popolazione mondiale cresce ogni anno dell’1,3 per cento. Metà della crescita attuale è da ascrivere a soli sei Paesi: India (16 milioni l’anno), Cina (9), Pakistan (4), Nigeria (4), Bangladesh (3), Indonesia (2). In 16 Paesi si registrano tassi di fertilità – estremamente elevati – di 7 o più nascite per coppia: Paesi come Afghanistan, Angola, Burkina Faso, Burundi, Liberia, Mali, Niger, Somalia, Uganda, Yemen. Al contrario, in 44 Paesi industrializzati il tasso di fertilità è inferiore a 2,1.

Le epidemie come l’AIDS stanno alterando molte demografie, soprattutto in Africa. Ad esempio, in Botswana il 36 per cento della popolazione adulta è sieropositiva, e l’aspettativa di vita da 70 anni è scesa a 36. Nel terzo mondo, un terzo della popolazione ha un’età inferiore a 14 anni, mentre 606 milioni di persone hanno più di 60 anni. Entro il 2050 saranno 2 miliardi. La crescita futura della popolazione influenzerà la sostenibilità socio-ambientale più di qualsiasi altro fattore. (fonte: Earth Policy Inst.)

Nel 2006, 100 milioni di tonnellate di cereali sono stati sottratti al consumo alimentare umano e trasformati in biocarburante per l’autotrazione. L’Occidente pensa a riempire i serbatoi, mentre 100 milioni di persone non riescono a nutrirsi, mentre 11 milioni di bambini sotto i 5 anni muoiono ogni anno per malattie curabili, mentre l’1 per cento della popolazione mondiale (42 milioni) è sieropositivo, mentre Il 70 per cento dei poveri sono donne: discriminate sfruttate e sottopagate sul lavoro, alla faccia di ogni parità (nota – fonte: Onu)

Occorre una svolta culturale che possa incidere sui comportamenti delle persone e sulle pratiche sociali, sulla percezione della comunità e dell’altro, entro valori condivisi di democrazia e di uguaglianza, di fratellanza e solidarietà internazionalista di specie, non solo umana, di fronte alla catastrofe annunciata.

E DA DOMANI, IN ITALIA, CHE SI FA?

Prendiamo esempio dalla Germania, che dal 2000 investe risorse sulla “crescita pulita” e che oggi vanta 286.000 nuovi posti di lavoro, 7 nuovi centri di ricerca, molte ditte costruttrici, una miriade di imprese di installazione e manutenzione, minori emissioni di Co2 e una crescita delle esportazioni di oltre 14 miliardi di euro.

Fermiamo le mafie, che inquinano le economie legali con una liquidità infinita: un fatturato di 175 miliardi di euro – l’11,1 per cento del Pil – (fonte: Eurispes) frutto di attività criminali che viene reinvestito nell’edilizia e nelle attività commerciali, o in operazioni finanziarie attraverso banche compiacenti.

Fermiamo i fantapoliticanti che reggono la cazzuola al trasversale partito del mattone, gli speculatori e affaristi che – in soli 15 anni – hanno edificato 28 milioni di nuove case, cementificando 3 milioni e 663 mila ettari di aree verdi: il 17 per cento del territorio nazionale, una superficie pari a Lazio e Abruzzo insieme. In testa troviamo Liguria Calabria e Campania, regioni governate dal centrosinistra, regioni colpite da speculazioni impressionanti, nelle quali l’ambiente non è una risorsa ma un intralcio alla crescita del loro Pil di riferimento: quello in quota alle mafie ingorde, che riciclano il denaro nella compravendita di immobili.

Impariamo dalla Francia: il Governo Sarkozy ha investito 4 miliardi di euro nella riduzione dei consumi energetici delle case popolari, come alternativa alle costruzioni speculative.

Ma è la cicca sulla toppa. L’orto di casa nostra non è e non sarà impermeabile alle svolte in corso, a partire dai disperati, che sono già tra noi: nei primi 6 mesi del 2008, in Italia sono sbarcate 15.378 persone (13.108 nella sola Lampedusa); nello stesso periodo del 2007 ne erano arrivate 8.266, poco più della metà.

A quando una riflessione ampia sulle strategie per le città dei cittadini e della partecipazione attiva, per città governate da persone consapevoli delle limitate risorse materiali e ambientali a disposizione, con persone orientate al bene comune? A quando misure più concrete per combattere il consumo del territorio e le trame politico-mafiose che hanno frammentato la conflittualità e la soggettività della classe lavoratrice, quasi azzerato l’occupazione industriale anziché innovarla, e tolto prospettive a migliaia di famiglie? Quando, superati gli individualismi e le divisioni, si torneranno a costruire rapporti sociali e progetti di vita individuali entro più equilibrati e magari inediti rapporti di forza tra capitale e lavoro? Quando, liquidato il solidarismo, ridaremo spazio e voce alla giustizia, all’equità sociale e ai diritti delle persone, entro un’etica condivisa? Quando torneremo a parlare delle sicurezze vere: la sicurezza del lavoro, la sicurezza sul posto di lavoro, casa, cibo, salute, istruzione, diritti fondamentali? Se non ora, quando?

.

www.sconfinamenti.splinder.com

.

fonte: http://prodigit.splinder.com/post/19317040/Ma+cos%27%C3%A8+questa+crisi