Archivio | dicembre 19, 2008

FUTURO PROSSIMO VENTURO – Sarà abbattuta l’intimità della mente

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PI – News

venerdì 19 dicembre 2008

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Roma – Preconizzata da un intero universo sci-fi, la macchina in grado di leggere e riprodurre le immagini nel cervello umano potrebbe divenire realtà in un futuro non troppo lontano. Questo grazie anche al lavoro di alcuni ricercatori nipponici che sono riusciti a ricostruire le immagini degli oggetti visualizzati dall’occhio umano. Un passo avanti che, anche se non definitivo, potrebbe contribuire alla risoluzione di diverse patologie.

le immagini ricostruite dallo scannerPer l’esperimento, il team nipponico della Advanced Telecommunications Research Institute International (ATR) di Kyoto ha utilizzato un dispositivo di risonanza magnetica al fine di evidenziare e monitorare le attività ed i segnali emessi dalla corteccia visiva. Il team, guidato da Yukiyasu Kamitani, sì è valso della collaborazione di un gruppo di volontari cui sono state mostrate oltre quattrocento diverse immagini statiche con colori dominanti quali grigio, nero e bianco. Fatto ciò, alle “cavie” sono state mostrate alcune figure geometriche in bianco e nero, nonché alcune lettere dell’alfabeto. Quindi ha avuto inizio la scansione della corteccia visiva grazie ad un software sviluppato appositamente. I risultati sono sorprendenti: sebbene appaiano molto “pixelose” e sfocate, le immagini ricostruite rendono comunque l’idea dell’originale.

Lo studio del team, pubblicato sulla rivista scientifica specializzata Neuron, mira a creare un sistema affidabile in grado di assistere persone affette da diverse patologie, spesso non in grado di comunicare: “Quando vogliamo comunicare, abbiamo bisogno di muovere alcune parti del corpo, come ad esempio la bocca per parlare o gli arti per digitare” spiega Kamitani. “Ma se riuscissimo ad ottenere l’informazione direttamente dal cervello, sarebbe possibile comunicare direttamente immaginando ciò che vogliamo dire, senza dover muovere un muscolo. Una tecnologia simile potrebbe presto aprire le strade della comunicazione per persone che non possono parlare – continua – oppure potrebbe aiutare a visualizzare le allucinazioni, aiutando così i medici nelle operazioni di diagnosi”.

Una volta perfezionato il sistema, il passo successivo punterà dritto a visualizzare le immagini all’interno del pensiero umano, qualcosa di simile alle “nuvolette” dei fumetti. Non solo: la sfida è rivolta anche ai sogni, che potrebbero addirittura un giorno essere registrati e rivissuti da svegli, così come predetto da John-Dylan Haynes del Max Planck Institute for Human Cognitive and Brain Sciences di Lipsia. Haynes parla di un mondo in cui non solo i pensieri ma anche i sogni possano essere registrati, con implicazioni tutte da valutare: “Molti vorrebbero una tecnologia simile, ad esempio le persone affette da paralisi. Sarebbe una gran cosa poter leggere i loro pensieri” senza dimenticare però i tanti “altri possibili utilizzi di un tale dispositivo” dichiara Haynes. Tra quelli ipotizzati, di sicuro il più curioso è quello del “neural marketing”: nel passare vicino ad un cartellone pubblicitario, il dispositivo leggerebbe la mente del potenziale cliente, proponendo un acquisto a tema con quanto pensato dal passante.

Vincenzo Gentile

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fonte: http://punto-informatico.it/2510701/PI/News/sara-abbattuta-intimita-della-mente.aspx


Fini: “Cittadinanza agli studenti che sono nati in Italia”

Le idee guida del presidente della Camera in un’intervista a Metropoli

“Subito italiani i bambini stranieri che studiano nelle nostre scuole”

Una “road map” per vincere “la sfida dell’integrazione”

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di VLADIMIRO POLCHI

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"Cittadinanza agli studenti che sono nati in Italia"Bambini stranieri in una scuola milanese

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ROMA – Cittadinanza italiana per i “bambini stranieri che studiano nelle nostre scuole”. Diritto di voto amministrativo agli immigrati regolari. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, in un lungo intervento – che verrà pubblicato domenica prossima dal settimanale Metropoli – lancia la sua “sfida dell’integrazione” e traccia una nuova “road map” per le politiche migratorie.

“Immigrazione, ovviamente legale, può fare rima sia con integrazione sia, all’opposto, con emarginazione – scrive Fini – La prima parola designa un traguardo possibile. La seconda una piaga da curare. La prima prospettiva corrisponde a una grande sfida che le istituzioni e la società hanno il dovere, anzi l’obbligo, di vincere. La seconda è il risultato di una deriva o, peggio ancora, di una pseudocultura che può silenziosamente prevalere nell’inerzia, nella superficialità e, soprattutto, nella paura”.

Il presidente della Camera non ha dubbi: “La nostra società tra qualche decennio, forse tra meno di un decennio, forse già da ora – e non ce ne siamo ancora accorti – non sarà più la stessa. E non è difficile capire perché. Viviamo in un’epoca di imponenti migrazioni, non solo di persone, ma di idee e di capitali. Di capitali umani e culturali oltre che economici”. Per questo, dunque, “non possiamo rimanere fermi. Dobbiamo prevedere e guidare i processi sociali. E’ proprio questa la sfida dell’integrazione. L’alternativa? Non c’è. L’emarginazione non è un’alternativa: è una sconfitta. Una sconfitta per tutti, per gli italiani non meno che per gli immigrati: l’emarginazione porta con sé la discriminazione e, se diventa cronica e diffusa, è fattore di disgregazione sociale”.

“Questo discorso – aggiunge – è altra cosa rispetto alla necessità di fronteggiare l’emergenza contrastando la clandestinità e l’illegalità. Ma ritengo che una politica lungimirante debba guardare al di là dell’emergenza e cominciare a lavorare a un progetto di società più aperta, più evolutiva e più libera”.

Ma attenzione, per Fini, “c’è da combattere anche un’altra forma di emarginazione, anzi di autoemarginazione. E’ la tendenza all’isolamento sociale e culturale che agisce in una parte delle comunità di stranieri. E’ una pulsione insidiosa e può essere favorita dal “politically correct” più bigotto. Penso al caso di quegli insegnanti che non hanno fatto partecipare i loro alunni alle celebrazioni dello scorso 4 Novembre con l’incredibile motivazione che l’omaggio alla bandiera tricolore avrebbe offeso la sensibilità degli scolari immigrati o a quello, non meno sconcertante, di un professore che ha rimosso il crocifisso dalla parete dell’aula dell’istituto dove insegna”. Insomma, per il presidente della Camera, “il multiculturalismo inteso in senso dogmatico rischia di congelare lo straniero nella sua identità d’origine limitandone le possibilità di incontro e di dialogo”.
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In concreto, Fini ritiene che “una vera integrazione possa essere favorita da una nuova legge sulla cittadinanza, destinata a quegli immigrati che si sentano realmente coinvolti nella vita della nostra società. Penso in particolare a quei bambini che già studiano nelle nostre scuole. Occorre già da oggi preparare il loro futuro di nuovi italiani. Anche il voto alle amministrative potrebbe favorire l’integrazione, ma solo nella prospettiva della nuova cittadinanza e solo se è chiaro a tutti il principio che ai diritti corrispondono i doveri”. Voto amministrativo, dunque, e riforma della cittadinanza.

A questo proposito, il 16 dicembre scorso è cominciato in commissione Affari costituzionali della Camera l’esame degli otto testi di riforma della la legge 91 del 1992. Spaccato il fronte politico. Da una parte la maggioranza, che per l’accesso alla cittadinanza chiede ancora dieci anni di residenza e una verifica della conoscenza della cultura italiana; dall’altra il Pd, che invece propone di portare gli anni di residenza a cinque.

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19 dicembre

COME MI FACCIO IL DIPLOMA – I pirati delle private

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Promozioni garantite. Diplomi facili. Anche senza mettere piede in aula. Purché si paghi. Ecco le truffe delle scuole non statali. Spesso finanziate dallo Stato

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di Riccardo Bocca

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Mariastella Gelmini
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Tutto avviene a San Cipirello: un comune di 5 mila abitanti a mezz’ora da Palermo e un minuto da San Giuseppe Jato. Qui c’è l’Istituto tecnico per programmatori Beccadelli, scuola privata con aule minuscole e direzione nel seminterrato. Aldo Cimino, l’amministratore unico, chiude la porta e si siede alla scrivania. Così può parlare con riservatezza. La questione è delicata: davanti ha un professionista milanese che si è trasferito in Sicilia e ha un problema da risolvere. Il figlio vive in Lombardia con l’ex moglie e non vuole studiare. Ha frequentato il primo anno di liceo scientifico rimediando una bocciatura. Poi è arrivato in seconda ed è stato bocciato ancora. Adesso è in terza con voti disastrosi. “A questo punto”, dice il padre, “vorrei un percorso accelerato”. Insomma: recuperare anni, a tutti i costi. “Considerando che il ragazzo abita a più di mille chilometri da qui”. Un’impresa in apparenza disperata: ma solo in apparenza.

“Possiamo fare così”, spiega Cimino, “il ragazzo si ritira, si presenta il prossimo settembre da noi e gli facciamo prendere i primi quattro anni”. “Passa sicuramente?”, chiede sfacciato il padre. “Passa, passa…”, sorride Cimino, “non c’è problema”. Non serve neppure che il ragazzo si faccia vedere: può starsene tranquillo a Milano. “Gli diamo noi i programmi, tanto è scolarizzato”, dice. Quanto all’anno successivo, quello della maturità, la strada è in discesa: “Suo figlio prende la residenza a Palermo, lo iscriviamo da interno e ce ne usciamo!”. Anche in questo caso, assicura Cimino, si va sul sicuro. È sufficiente che il giovane frequenti la scuola “una volta la settimana”, al resto ci pensa l’istituto tecnico Beccadelli. Costo dell’operazione: “1.500 euro per l’idoneità al quinto anno e 2 mila per il diploma”. Senza un depliant, senza un foglio con le caratteristiche della scuola. “A noi ci conoscono per passaparola”, ammicca l’amministratore. Bisogna accontentarsi del suo biglietto da visita.

“Agghiacciante”, commenta Elio Formosa, coordinatore nazionale di Cisl scuola. “Siamo al mercato delle vacche, allo svilimento dell’istruzione”. E non è la prima volta, per le scuole non statali. Nel 2004 la procura di Verona ha indagato 23 gestori, presidi e insegnanti di istituti privati in 11 regioni, con l’accusa di associazione a delinquere mirata “al conseguimento di maturità con falsi in atto pubblico”. Due anni dopo, a Palermo, altri arresti per diplomi falsi in scuole private. E ancora, nel 2007, la procura di Modica (Ragusa) ha spedito 93 avvisi di garanzia per diplomi facili in istituti paritari. Fino alle ‘Iene’ di Italia 1 che, in piena bagarre per i tagli alla scuola statale, hanno mostrato come comprare un diploma in una privata di Caserta.

“Mele marce”, dice Luigi Sepiacci, presidente nazionale dell’Aninsei (Associazione nazionale istituti non statali di educazione e istruzione): “Noi per primi cacciamo i mascalzoni, ma c’è chi gode a denigrare le nostre strutture”. La verità, a suo avviso, è che “le scuole non statali offrono uno straordinario servizio”. Di più: “Hanno sviluppato metodologie che non tutti gli istituti pubblici hanno”. Per questo, aggiunge, è paradossale che la Finanziaria prevedesse un taglio ai fondi per le private di 133 milioni 393 mila euro (su un totale di 540 milioni 461 mila). E doverosa, per tutti i gestori degli istituti non statali, è stata la retromarcia del governo di venerdì 5 dicembre (vedi box a pag. 79).

Un fatto è certo: presa in blocco, l’espressione ‘non statale’ significa poco. Bisogna aggiungere che in Italia le scuole si dividono in due macro categorie: statali (41.603) e non statali (15.946). E che le non statali si dividono, a loro volta, in strutture gestite da enti pubblici (3.414) o da soggetti privati (12.532). In entrambi i casi, è essenziale un’ultima suddivisione: quella in scuole paritarie (laiche o religiose) e non paritarie. “Le prime”, ricorda Manuela Ghizzoni, capogruppo Pd alla commissione Cultura della Camera, “sono codificate dalla legge 62 del 2000, ed equivalgono sotto ogni profilo alle scuole statali”. Nel senso che rilasciano titoli di studio validi rispettando precisi obblighi: come l’offerta di corsi dal primo all’ultimo anno, l’assunzione di docenti abilitati e il rispetto dei contratti di lavoro. Diverso il discorso per le non paritarie, che possono avere corsi di studio incompleti, non applicare i contratti nazionali e assumere personale non abilitato. Un mondo scivoloso, ma seducente per chi voglia recuperare due, tre, anche quattro anni in un colpo. “Il problema”, dice Mimmo Pantaleo, segretario nazionale Flc (Federazione lavoratori della conoscenza) Cgil, “è che per legge queste strutture mandano gli allievi a fare le idoneità nelle paritarie. Così il cerchio si chiude, creando un sistema scolastico dove agli onesti professionisti si affiancano elementi spregiudicati”.

Quanto sia vero, lo si capisce dall’incredibile testimonianza di P. V., amministratore di un istituto non paritario romano specializzato in “preparazione degli esami universitari, scuola superiore con recupero anni scolastici, corsi di lingua, corsi per esame di Stato e preparazione ai concorsi pubblici”. Tutto, in pratica. “Quando presentiamo alle paritarie i candidati per l’abilitazione alla quinta superiore”, dice, “non vengono mai bocciati. Garantito”. Il meccanismo è semplice: “La nostra scuola è frequentata da gente che vuole diplomarsi alla svelta: ci sono ragazzi ultraripetenti e lavoratori con la terza media che per ragioni di carriera inseguono il diploma. Li portiamo al le paritarie per gli esami di idoneità, e nel 90 per cento dei casi li lasciamo impreparati. Completamente. Non gli facciamo fare niente. Gli diciamo: ‘Leggiti Ugo Foscolo, o qualcosa del genere, e vai a fare l’esame'”.

Eppure il rischio bocciatura è inesistente, spiega P. V. I ragazzi pagano 3 mila 500 euro, e lui ne versa una parte alle paritarie: “Dagli 800 ai mille euro. Soldi che “le scuole ci restituiscono se, dopo l’idoneità, gli studenti si iscrivono da interni”. Un catena di illegalità “schifosa”, la definisce P. V. Tanto che ultimamente ha avviato un’altra procedura, comunque anomala: “Ho individuato una specie di agenzia; un gestore di scuole private, nel napoletano, a cui passiamo gli studenti. Lui segue gli allievi agli esami e noi prendiamo la provvigione”.

Scandalizzarsi è lecito. Ma non bocciare, per questa storia, tutte le strutture private. Non sempre funziona così, nelle non statali italiane. Non sempre vince il malaffare. La risposta all’illegalità, ai traffici occulti, ai docenti improvvisati di certe strutture non statali, esiste e non è un’eccezione. Si trova, per esempio, al Collegio San Carlo a Milano, nella sede storica di corso Magenta, dove dal 1990 rettore è don Aldo Geranzani: un ex prete di periferia che non si perde in diplomazie. “Premetto”, dice, “che sbaglia chi chiede con il piattino in mano l’elemosina al governo”. E aggiungo: “Non facciamo la retorica delle scuole paritarie. Alcune sono fantastiche, altre per niente. Dipende: se lo fai per affari, l’obiettivo è il profitto; se lo fai per missione, pensi alla qualità”. Nel suo caso, spiega, “l’impegno è costruire solide identità sociali, figure mentalmente libere nel solco della tradizione cattolica”. Al San Carlo, aggiunge, tra i 1.400 studenti ci sono ragazzi di religione indù, ebraica e musulmana. A parte questo, tutti i ragazzi sono bilingui, svezzati all’inglese da insegnanti madrelingua. E tutti vengono supportati con tecnologie all’avanguardia. “Guardi”, dice don Aldo entrando in una classe. Un ragazzino sta scrivendo con il dito sulla smart board, una lavagna intelligente che si collega a Internet, scarica testi e foto, e invia il tutto alla mail di casa.

Bello. Bellissimo. Costoso (6 mila 500 euro di retta annua) ma affascinante. Più discutibile, invece, è per alcuni l’altra faccia della medaglia: l’impostazione troppo ideologica di certe paritarie cattoliche. Il punto è: in che misura un insegnante laico può esprimersi liberamente in una scuola religiosa? “Tra i requisiti dell’assunzione”, risponde padre Francesco Ciccimarra, presidente dell’Agidae (Associazione gestori istituti dipendenti dall’autorità ecclesiastica), “c’è l’accettazione dei valori cattolici. Ma esiste pure la libertà personale”. Ovvero? Cosa succede se un docente, in classe, dice che contro l’Aids bisogna usare il preservativo? “Si crea un conflitto tra la carta dei valori scolastici e l’opzione ideologica del singolo”, dice Ciccimarra. In altre parole: “Se l’insegnante non si adegua, deve andarsene. È una questione di armonia”.

Anche per questo, la sinistra radicale combatte il finanziamento pubblico agli istituti confessionali. “Poi c’è l’articolo 33 della Costituzione”, sottolinea Piero Castello dei Cobas, “dove c’è scritto che gli enti privati hanno diritto a istituire scuole, ma senza oneri per lo Stato. Perché, dunque, si taglia sull’istruzione pubblica e si difende quella non statale?”. Domanda che scatena polemiche. Come l’altra, proposta dallo scrittore e docente (in passato anche nelle private) Marco Lodoli: “Perché le congregazioni religiose, invece di pensare agli ultimi, educano a caro prezzo i primi?”. Valentina Aprea (Pdl), presidente della commissione Cultura alla Camera, non ha dubbi: “Le scuole paritarie sono spesso attaccate”, dice, “ma ottengono ottimi risultati”. Di più: “Sono un patrimonio fondamentale per tutti”. “La verità”, media da destra Marcello Veneziani, “è che nelle strutture private si trova il meglio e il peggio in circolazione. Per questo preferisco la fascia media della scuola statale. E auspico, in generale, controlli sulla qualità dell’istruzione”.

Appunto: i controlli. A detta di tutti, il punto è questo. Capire in che misura, nella galassia delle non statali, si riesca a vigilare sui legami illegittimi tra paritarie e non paritarie, sul gioco dei diplomi facili e le responsabilità dei gestori. Situazioni più volte denunciate da Augusto Pozzoli, titolare del sito ScuolaOggi.org. “Un fatto è certo”, dice Massimo Mari della Flc Cgil: “Il decreto 83 del 10 ottobre 2008, firmato dal ministro Mariastella Gelmini, spiega che “il mantenimento della parità dipende dalla ‘permanenza dei requisiti prescritti’. Ma non indica scadenze per le verifiche: le definisce ‘periodiche'”. D’altro canto, girando per scuole non statali, capitano situazioni curiose. Basta entrare, un pomeriggio di dicembre, nell’istituto tecnico Labor di Milano, ed esporre al gestore Domenico Nappo le ansie di un genitore con il figlio in crisi: bocciato in prima ragioneria e ora di nuovo a rischio. Da parte sua, Nappo garantisce che la sua scuola è serissima. Ha anche predisposto un sistema on line per consentire alle famiglie di sorvegliare l’andamento dei figli. Quanto alle sedi esterne di esame, indica tra le altre “l’istituto paritario Freud di via Gustavo Modena, sempre a Milano, dove il ragazzo potrebbe fare l’idoneità se passasse alla scuola informatica”. Quando il padre chiede se c’è un legame, tra Labor e Freud, la risposta è netta: “Non abbiamo niente in comune: sarebbe conflitto d’interessi!”. Salvo scoprire, poi, che il direttore amministrativo dell’istituto Freud si chiama Daniele Nappo. E non solo è figlio del signor Domenico, ma ha anche la stessa residenza.

Niente che stupisca l’ispettore Franco De Anna, dell’ufficio scolastico regionale Marche. “Il problema”, dice, “è il modo in cui la parità è stata concessa dopo la legge del 2000. I controlli approfonditi dovevano esserci allora. Ora è un lavoro improbo, gestito da volenterosi che spesso devono fermarsi alle verifiche di base: sugli edifici scolastici, sull’abilitazione dei docenti e sul piano di offerta formativa. Ideale, invece, sarebbe seguire le lezioni, vedere quanto le valutazioni sono veritiere e sondare gli intrecci societari”. Propositi frenati da una realtà sfuggente. Lo si verifica a Bergamo, dove operano la Centro studi superiori srl, proprietaria dell’istituto paritario Leonardo Da Vinci (vari corsi, tra i quali scientifico e linguistico) e il non paritario Centro scolastico Bergamo srl, che al Leonardo invia i suoi studenti per gli esami di fine anno. Le due strutture, mostrano le carte, hanno palesi punti di contatto. Gianfranco Bresciani, consigliere e socio in usufrutto della Centro studi superiori srl (bilancio 2007), amministra con Cristina Capelli (responsabile amministrativa del Centro scolastico Bergamo) una terza società: la B&C srl. Mentre lo stesso Bresciani e Giovanna Capitanio (amministratore della Centro scolastico Bergamo srl) si trovano nell’elenco soci della Consulenze e progetti srl: il primo con il 99 per cento in usufrutto, la seconda con l’1 per cento di proprietà (bilancio 2007).

Vero? Falso? Impossibile verificarlo. Alla sede centrale di Cepu-Grandi Scuole, chiamata più volte, dirottano sulla dottoressa Roberta Burini. Che non richiama e non è raggiungibile. Come pure Mario Dutto, il direttore generale per gli ordinamenti scolastici al ministero dell’Istruzione, non disponibile a un faccia a faccia sulle non statali: “Domande concordate e scritte”, insiste l’ufficio stampa. Peccato. Era l’occasione per approfondire una vicenda che lo riguarda, e che risale a quando era direttore generale all’ufficio scuola Lombardia. L’8 maggio 2008, infatti, il pm Fabio De Pasquale ha chiesto il suo rinvio a giudizio per avere concesso nel 2002 “riconoscimenti di parità scolastica” a una serie di scuole “nonostante l’istruttoria avesse evidenziato situazioni ostative”. L’udienza era fissata per il 26 giugno scorso, ma a chiudere il discorso è arrivata la prescrizione. Continua, invece, un’altra storia spiacevole: quella delle paritarie che non accettano disabili. “Un fatto censurabile per due ragioni”, dice Adriano Enea Belardini, responsabile Uil delle scuole non statali: “Le paritarie hanno gli stessi obblighi delle statali, quindi devono accogliere i disabili. Inoltre, nel documento 2007/2008 sui criteri per l’assegnazione dei contributi, è indicato che per ogni disabile le paritarie ricevono un contributo statale. Dunque non ci sono scuse”.

Questo sulla carta. Nei fatti, una verifica su paritarie a caso dà risultati amari. L’Istituto scuole pie napoletane, per esempio, risponde al padre che vorrebbe iscrivere il figlio disabile che “deve parlarne il consiglio di amministrazione, perché non è mai capitato”. Al San Leone Magno di Roma, il preside delle medie inferiori sospira: “Vorremmo ma non possiamo… Non ci concedono le sovvenzioni di Stato, le classi sono numerose e non abbiamo un insegnante specializzato: lo chiediamo sempre ma non ci sono i fondi”. Più secca l’elementare torinese Principessa Clotilde di Savoia: “Non abbiamo alunni disabili”. Infine c’è Bologna, dove il padre del disabile telefona alla media inferiore Cerreta, che sarebbe disponibile se non fosse femminile: “Si rivolga alle Figlie del sacro cuore di Gesù”, consigliano. Inutilmente. L’ultimo no è accompagnato da questa spiegazione: “Non abbiamo tutte le attrezzature”. Parole poco paritarie.

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GRAFICI:

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Tagli da telenovela

È surreale quanto sta succedendo attorno ai fondi 2009 per le scuole paritarie. Con irritazione dei vescovi, nell’ultima Finanziaria è spuntato un taglio da 133 milioni 393 mila euro su 540 milioni 461 mila. Una cifra sottratta alle scuole dell’infanzia, dove le statali da tempo stentano. Tant’è che il 29 ottobre Silvio Berlusconi ci ha ripensato: “Sono deciso a mantenere la finanziaria così com’è, ma …

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18 dicembre 2008

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/I-pirati-delle-private/2053536

(PSST.. NON DITELO A BRUNETTA!) – Vota l’impiegato da licenziare, l’iniziativa di un sito belga

La home page del sito

La home page del sito
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Licenziare qualcuno non è un’impresa facile. Forse per questo il titolare di un’agenzia pubblicitaria belga ha deciso di liberarsi dall’impaccio e di far prendere la decisione agli utenti della rete. L’originale inziativa, che definire cinica è dir poco, è venuta al direttore di So Nice una società che si occupa di marketing e comunicazione.

La crisi economica si fa sentire e tocca tagliare il personale: e così su un sito ad hoc dal titolo inequivocabile You Chose we Fire “tu scegli noi licenziamo” campeggiano i volti tristi degli otto collaboratori di So Nice. Cliccando su ognuna delle foto c’è un breve curriculum con i punti di forza di ogni impiegato e quelli deboli. Poi con un clic si vota a chi dare il benservito: tra 12 giorni chi avrà totalizzato più voti si vedrà recapitata una bella lettera di licenziamento. Interpellato da un’emittente te tv belga il titolare della agenzia ha assicurato che non si tratta di uno scherzo.

Ma il dubbio rimane: anche perché l’agenzia in questione è specializzata in Buzz. In gergo pubblicitario il buzz è il passaparola ossia la tecnica utilizzata nel marketing di creare un evento intorno al prodotto in modo che la gente ne parli. In questo caso il direttore dell’agenzia ha detto che l’iniziativa è stata messa in piedi per far passare un messaggio: e cioè che in tempi di crisi ognuno (e quindi anche il popolo di internet) deve prendersi le proprie responsabilità. Ma una cosa è certa: lui questa responsabilità non se l’è presa proprio.

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19 dicembre 2008

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=89700

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“Io sono Saviano”, in piazza contro le mafie per la manifestazione nazionale

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Decine di eventi si svolgeranno a Napoli, Milano, Roma, Palermo, Cagliari e Messina
per dire basta alla criminalità organizzata e sostenere l’autore di ‘Gomorra’

E’ il primo passo del movimento che è nato su internet

"Io sono Saviano", in piazza contro le mafie per la manifestazione nazionaleLo scrittore napoletano Roberto Saviano, 29 anni, autore del libro-denuncia ‘Gomorra’

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ROMA – Tanti anonimi “Saviano” manifesteranno nelle piazze di sei città per lottare contro ogni tipo di mafia e sostenere l’autore di Gomorra. L’iniziativa è stata organizzata da un gruppo di cittadini che si sono incontrati sul web e hanno deciso di far sentire la propria voce scegliendo lo slogan “Io sono Saviano”.

Un movimento spontaneo, senza collocazione politica, nato per esprimere il rifiuto della criminalità e dire basta a questo stato di cose. Napoli, Milano, Roma, Palermo, Cagliari e Messina rappresenteranno in questo sabato simbolicamente tutta l’Italia: letture, dibattiti, musica, video, danza saranno solo alcuni degli strumenti scelti per esprimere il proprio senso di giustizia.

“E’ un fenomeno straordinario e sorprendente – dicono gli organizzatori – in quanto fortemente voluto e partecipato da persone che non ricoprono ruoli particolari nella lotta alla criminalità, ma che hanno sentito la necessità di dare un forte messaggio: “Noi non ci rassegneremo a sopravvivere in una realtà sempre più spesso inquinata dal malaffare”.

La manifestazione si inserisce nelle tante espressioni di solidarietà nei confronti dello scrittore campano, che un pentito ha indicato come obiettivo dell’ala stragista dei Casalesi, capeggiata dal latitante Giuseppe Setola. “Vogliono uccidere Saviano entro Natale”, era stato rivelato, e la scelta del 20 dicembre per la protesta del movimento non è casuale. E’ solo un punto di inizio – fanno sapere gli organizzatori – di un cammino volto a sensibilizzare l’opinione pubblica su questi temi e invitarla a non abbassare la guardia.

Per coinvolgere un maggior numero di persone, inoltre, sarà possibile seguire in diretta su internet i principali eventi che si svolgeranno nelle varie città, tra le quali sono previsti diversi collegamenti.

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19 dicembre 2008

ARGENTINA – Scarcerato Astiz, ‘l’Angelo della Morte’ della passata dittatura militare

Per chi finiva nel mirino dell’Angelo Biondo non c’era scampo: bastava che lo abbracciasse, così da indicarlo agli agenti in borghese della polizia segreta, per segnarne la condanna.

Astiz partecipava alle torture ed era spesso a bordo dei ‘voli della morte’

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Buenos Aires, 19 dicembre 2008 – Ha scatenato una marea di proteste e di polemiche in Argentina la decisione della II sezione penale della Corte di Cassazione, che ha disposto la scarcerazione di due tra i più famigerati torturatori della passata dittatura: Alfredo Ignacio Astiz, detto anche ‘l’Angelo Biondo della Morte’ per il colore dei capelli, e Jorge Eduardo ‘el Tigre’ Acosta. Astiz tra l’altro è già stato condannato all’ergastolo in Italia per l’assassinio di tre connazionali di origini italiane, e in Francia per le sevizie sotto le quali morirono due suore francesi. I provvedimenti tuttavia non sono ancora esecutivi, e l’unica speranza è che il magistrato federale di vigilanza, Sergio Torres, li riesamini e li annulli, o al limite che ne rinvii l’applicazione, per concreto pericolo di fuga degli inquisiti; è anche possibile che sia presentato ricorso.

Leggi alla mano, peraltro, i giudici non potevano fare altro: per entrambi i beneficiari dell’ordine di rilascio era ormai scaduto il termine massimo, biennale, di custodia preventiva senza formalizzazione delle accuse. Una “vergogna”, una “perversione del sistema”, un “attentato contro gli argentini, contro l’ordinamento giudiziario, contro l’umanità intera”: così ha definito la decisione della Cassazione la presidente Christina Fernandez de Kirchner. “Non credo nella casualità, si tratta di messaggi molto facili da decifrare”, ha aggiunto Fernandez, alludendo ai troppi ‘nostalgicì che ancora allignano nel Paese sud-americano.

Insieme ad Astiz e ad Acosta, radiati rispettivamente con il grado di capitano di vascello e di capitano di corvetta, potranno tornare liberi altri otto ufficiali coinvolti nei misfatti che fra il ‘76 e l’83, gli anni della ‘guerra sucia’ ai sovversivi veri o presunti, furono perpetrati sistematicamente all’interno dell’Esma di Buenos Aires, la Scuola di Meccanica della Marina Militare, uno dei principali centri di tortura del regime dell’epoca; vi entrarono come minimo cinquemila persone, solo poche centinaia delle quali ne uscirono vive: gli altri semplicemente divennero ‘desaparecidos’. Astiz, oggi 57enne, era in particolare temutissimo perchè, grazie all’aspetto distinto, agli occhi azzurri, alle maniere cortesi, riusciva a penetrare ovunque come spia, estorcendo la fiducia delle vittime: la sua specialità erano le organizzazioni per i diritti umani, nei cui ranghi s’infiltrava per poi denunciarne uno dopo l’altro i membri al proprio superiore diretto, Acosta, di dieci anni più anziano; non sfuggirono alla trappola nemmeno le Madri di Plaza de Mayo.

Per chi finiva nel mirino dell’Angelo Biondo non c’era scampo: bastava che lo abbracciasse, così da indicarlo agli agenti in borghese della polizia segreta, per segnarne la condanna. Astiz partecipava poi in prima persona alle torture, ed era spesso a bordo dei ‘voli della morte’, lo specialissimo contributo inventato dalla dittatura argentina per la manualistica della repressione: i prigionieri erano lanciati da un aereo nelle acque gelide dell’Oceano Atlantico, ecco dove sono finiti tanti ‘scomparsi’. Finito il lavoro, l’Angelo-aguzzino ricominciava da capo: era così astuto da essersi addirittura costruito una seconda identità, quella di Gustavo Nino, cioè il ‘Bambino’, più volte dato egli stesso per disperso e inserito quindi nelle liste dei perseguitati svaniti nel nulla. Un trucco che gli permetteva di agire indisturbato. Acosta nel frattempo si recava in trasferta in Sudafrica, a insegnare le raffinatezze del boia ai segregazionisti dell’apartheid.

Coinvolto nel sequestro della giovane svedese Dagmar Hagelin, Astiz suscitò uno dei maggiori scandali internazionali dell’epoca; invano le autorità di Stoccolma, in competizione con quelle di Parigi, ne chiesero l’estradizione: l’Angelo Biondo non ha mai lasciato l’Argentina. In realtà almeno una volta lo fece, nell’82, durante la guerra per le Falkland-Malvinas: inviato con una squadra speciale a occupare la remota isola della Georgia del Sud, di fronte a truppe britanniche numericamente quasi equivalenti non tentò nemmeno di resistere, non sparò un colpo, si arrese subito. Condotto nella Gran Bretagna di Margaret Thatcher come prigioniero di guerra, non fu affidato agli altri governi occidentali che ne pretendevano la consegna, ma fu rispedito presto in patria: dove, malgrado la condotta disonorevole per un militare di carriera della quale aveva dato prova durante il conflitto, in certi ambienti è continuato a essere considerato una specie di sinistro eroe.

Lui stesso si è sempre giustificato sostenendo, secondo un comodo quanto trito canovaccio, di essere soltanto un soldato che aveva obbedito agli ordini; un ‘povero’ soldato, che stentava ad arrivare alla fine del mese: peccato che fosse di famiglia più che agiata. “Deve andare sotto processo”, ha tuonato la presidente Fernandez. “Stiamo parlando di fatti accaduti oltre trent’anni fa, e che debbono ancora essere giudicati e puniti con una condanna”, ha denunciato Graciela Rosenblum, parente di uno dei tanti dissidenti finiti nelle grinfie dell’Angelo della Morte. Amaro il commento di Taty Almeida, una delle battagliere dirigenti delle Madri di Plaza de Mayo-Linea Fondatrice: “Bel regalo di fine anno ci hanno fatto”, ha mormorato. (AGI)

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/12/19/140067-scarcerato_astiz_angelo_della_morte.shtml

Bertolaso: “Pochi fondi, mi dimetto”; Berlusconi promette: “Ci saranno”

Il capo della Protezione civile parla durante un’audizione alla Commissione Ambiente
della Camera. L’attacco di Minniti (Pd): “Una follia indebolire un settore così nevralgico”

Nella finanziaria 2009 previsti tagli del 74% in tre anni

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"Ci saranno"Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso

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ROMA – Il capo della Protezione civile Guido Bertolaso durante un’audizione alla Commissione Ambiente della Camera dice che si dimetterà il 5 gennaio a causa della mancanza di fondi da destinare alle emergenze, conseguenza dei tagli contenuti nella finanziaria, che prevedono un calo del 74% dei finanziamenti nei prossimi tre anni. E subito gli risponde il premier Berlusconi, che assicura che “i soldi saranno trovati e la minaccia di dimissioni rientrerà”.

Stamattina a dare la notizia delle dimissioni del numero uno della Protezione civile sono stati i parlamentari della Lega Nord Guido Dussin e Walter Togni, presenti all’audizione della Commissione Ambiente e Lavori pubblici della Camera quando Bertolaso ha detto che, senza un opportuno intervento, è “pronto a lasciare l’incarico” .

La dichiarazione ha destato immediata preoccupazione. “La notizia delle preannunciate dimissioni di Bertolaso sconcerta e preoccupa”, ha detto il ministro dell’Interno del governo ombra, Marco Minniti. Secondo Minniti è “una follia” che, dopo l’ondata di maltempo che ha messo in ginocchio l’Italia, “il governo si assuma la responsabilità del rischio di collasso di un settore nevralgico come quello della Protezione civile”.

In base alla finanziaria 2009, i fondi a disposizione della Protezione civile passeranno dagli attuali 196 milioni di euro ai 50 previsti per il 2011, con un taglio di oltre 145,5 milioni di euro, che corrisponde ad un calo del 74%. Il decreto legge 112 prevede, infatti, lo stanziamento di 118 milioni per il 2009, di 111 milioni per il 2010 e di soli 50 milioni, appunto, per il 2011. Un taglio netto destinato a ridimensionare l’intera attività della Protezione civile, se si pensa che nel 2007 sono stati spesi oltre 124 milioni di euro solo per la gestione dei Canadair usati contro gli incendi boschivi.

Anche parlamentari Dussin e Togni
hanno definito le affermazioni di Bertolaso “gravi” e hanno annunciato che presenteranno un’interrogazione urgente al ministro dell’Economia “per capire se realmente manca la copertura finanziaria alla Protezione civile, un settore strategico per il Paese”. “Bertolaso – hanno osservato Dussin e Togni – avrebbe inoltre posto l’accento sulle risorse non impegnabili a causa della rigidità del patto di stabilità che impedirebbe, di fatto, alle autonomie locali di intervenire con fondi propri, come da sempre chiede la Lega Nord”.

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19 dicembre 2008

Onu, nuovo attacco del Vaticano alla mozione francese: “Abbatte la differenza uomo-donna”

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L’Osservatore Romano duro sulla proposta contro il reato di omossesualità

“Vogliono aprire la strada al matrimonio gay e alla possibilità di adozione”

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CITTA’ DEL VATICANO – Il Vaticano torna a lanciare strali contro la mozione che la Francia ha presentato alle Nazioni Unite contro il perseguimento penale dell’omosessualità in vigore in diversi Paesi del mondo. In realtà, afferma l’Osservatore Romano in una nota intitolata “Difesa dei diritti e ideologia”, l’obiettivo non è quello di tutelare diritti fondamentali ma affermare l’identità di genere che supera la differenza biologica uomo-donna e stabilisce che gli orientamenti sessuali sono frutto della cultura. Da qui la strada è aperta, per il quotidiano della Santa Sede, al matrimonio fra persone dello stesso sesso e all’adozione dei bambini da parte delle coppie gay così come alla procreazione assistita, tutto in base a un concetto astratto di individuo.

“Il documento francese proposto alle Nazioni Unite non è un documento finalizzato, in primis, alla depenalizzazione dell’omosessualità nei Paesi in cui è ancora perseguita, come i media, semplificando, hanno raccontato”, scrive il quotidiano della Santa Sede. In tal caso, infatti, non vi sarebbe stata alcuna opposizione da parte dell’Osservatore permanente del Vaticano presso l’Onu, monsignor Celestino Migliore.

“La Chiesa Cattolica, del resto – afferma la nota non firmata dell’Osservatore – basandosi su una sana laicità dello Stato, ritiene che gli atti sessuali liberi tra persone adulte non debbano essere trattati come delitti da punire”. “Ma questo documento – prosegue l’Osservatore romano – in realtà, parla d’altro, e cioè promuove una ideologia, quella dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale. Le categorie di orientamento sessuale e di identità di genere, che nel diritto internazionale non trovano alcuna chiara definizione, vengono introdotte come nuove categorie di discriminazione e si cerca di applicarle all’esercizio dei diritti umani”.

E invece, secondo il giornale vaticano, “si tratta di concetti controversi su base internazionale, e non solo dalla Chiesa, in quanto implicano l’idea che l’identità sessuale sia definita solo dalla cultura, e quindi suscettibile di essere trasformata a piacere, secondo il desiderio individuale o le influenze storiche e sociali”.

“In tal modo, introducendo tali categorie, si dà impulso al falso convincimento che l’identità sessuale sia il prodotto di scelte individuali, insindacabili e, soprattutto, meritevoli in ogni circostanza di riconoscimento pubblico”. “Non si tratta purtroppo di teorie marginali – afferma ancora l’Osservatore romano – se si pensa che le proposte di riconoscimento di diritti di famiglia alle coppie omosessuali – incluse quelle relative all’adozione e alla procreazione assistita – si basano sull’idea che la polarità eterosessuale non sia un elemento fondante della società, ma un arbitrio da cancellare”.

“Quindi – prosegue la nota – il tentativo di introdurre le citate categorie di discriminazione si salda con quello di ottenere l’equiparazione delle unioni dello stesso sesso al matrimonio e, per le coppie omosessuali, la possibilità di adottare o procreare bambini. Bambini che rischierebbero, tra l’altro, di non conoscere mai uno dei due genitori e di non poter vivere con lui o lei”. Si sottoliena infine che coloro che si opporranno in futuro a questa visione dei rapporti uomo-donna, come le religioni, potrebbero vedere limitato il diritto di “trasmettere il loro insegnamento”.

Il Vaticano aveva già diffuso una nota dell’osservatore permanente della Santa Sede all’Onu nella quale si precisava ulteriormente la posizione della Chiesa sulla mozione francese: “La Santa Sede – si legge nel testo di monsignor Celestino Migliore – apprezza gli sforzi fatti nella Declaration on human rights, sexual “orientation and gender identity- presentata all’Assemblea Generale delle Nazioni Unite il 18 Dicembre 2008 – per condannare ogni forma di violenza nei confronti di persone omosessuali, come pure per spingere gli Stati a prendere tutte le misure necessarie per metter fine a tutte le pene criminali contro di esse”.

“Allo stesso tempo -proseguiva- la Santa Sede osserva che la formulazione di questa Dichiarazione va ben aldilà dell’intento sopra indicato e da essa condiviso”. In particolare, affermava mons.
Migliore, “le categorie orientamento sessuale e identità di genere, usate nel testo, non trovano riconoscimento o chiara e condivisa definizione nella legislazione internazionale. Se esse dovessero essere prese in considerazione nella proclamazione e nella traduzione in pratica di diritti fondamentali, sarebbero causa di una seria incertezza giuridica, come pure verrebbero a minare la capacità degli Stati alla partecipazione a e alla messa in atto di nuove o già esistenti convenzioni e standard sui diritti umani”. Quindi la nota spiegava: “Nonostante che la Dichiarazione giustamente condanni tutte le forme di violenza contro le persone omosessuali e affermi il dovere di proteggerle da esse, il documento, considerato nella sua interezza, va aldilà di questo obiettivo e dà invece origine a incertezza delle leggi e mette in questione le norme esistenti sui diritti umani”.

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19 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/esteri/benedetto-xvi-28/onu-francia/onu-francia.html?rss

Berlusconi alla Confindustria: «Non diffondere stime negative su crisi»

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ROMA (18 dicembre) – Il premier Silvio Berlusconi sparge ottimismo a piene mani. Agli ambasciatori d’Italia riuniti in conferenza alla Farnesina ripete il leit motiv di questi tempi di crisi: guai a dare corpo alle «self full feeling prophecy», le profezie negative che si autoavverano. Guai quindi a dire che le cose vanno male innescando un circolo vizioso. Berlusconi ce l’ha soprattutto con il Centro studi di Confindustria che vede nero per l’economia proprio ieri ha previsto due anni di recessione e 600mila posti di lavoro in meno: «Io non renderei note queste cose», afferma il giudizio del premier.

«Il sistema bancario – ripete poi come un mantra il presidente del Consiglio, ammettendo però l’aprirsi di qualche crepa – è solido ed ha avuto le garanzie dello Stato. Il sistema delle imprese non dovrebbe soffrire di carenze di liquidità». «Proprio in questi giorni – spiega il Cavaliere – ci giungono notizie negative dalle Prefetture sulla sofferenza delle imprese» che non possono attingere dagli istituti di credito. Il governo ha infatti invitato le aziende a rivolgersi proprio ai prefetti per denunciare eventuali tagli di liquidità da parte delle banche.

Ricapitolando davanti agli ambasciatori le tante cose fatte dall’esecutivo in politica interna ed  internazionale, il premier cita il provvedimento appena adottato a Palazzo Chigi dal Cipe. «Abbiamo varato un primo stanziamento di 16,6 miliardi per le grandi infrastrutture», afferma. E poi rivela di aver raccolto il consenso di Consob ed Fmi su una sua «suggestione»: la proposta di limitare verso l’alto e verso il basso l’andamento delle contrattazioni borsistiche, per ancorare di più il valore della azioni a quello della reale produttività delle imprese.

La conferenza alla Farnesina è infine scena di un siparietto con il sottosegretario Gianni Letta, di solito silente nelle pubbliche occasioni. «Il taglio dei tassi Usa da parte della Fed ha generato un paradosso -osserva il premier -. Con i tassi a zero il capitale non rende niente. Siamo al comunismo!». E Gianni Letta: «Il capitale devi investirlo perché renda…». Il premier ribatte: «Si. Ma non prestandolo, non depositandolo nelle banche. Il capitale soffre di inflazione».

Berlusconi infine rivendica la scelta della social card per sostenere le famiglie più povere. «Ne abbiamo date più di un milione e 300 mila – afferma – ed è stato un grande successo. Sono anonime e quindi non toccano la dignità di nessuno. Infatti le poste sono state invase da un gran numero di persone che ne hanno fatto richiesta».

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fonte:  http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=38956&sez=HOME_ECONOMIA


Crac Parmalat, Tanzi condannato a dieci anni

http://www.unita.it/_arke2/modules/phpthumb/phpThumb.php?f=jpeg&q=100&usr=0.5&usa=50&ust=0&src=/img/upload/image/FOTO_INTERNE_ARTICOLI/tanzi.jpg&w=350&h=

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Tutti assolti tranne Tanzi. Il processo per il crac Parmalat si chiude nella Prima sezione penale del Tribunale di Milano con una sola condanna eccellente, quella dell’ex patron del colosso alimentare. Dieci anni la condanna. Assolti invece gli uomini di Bank of America Luca Sala, Antonio Luzi e Louis Moncada e i consiglieri di amministrazione indipendenti Paolo Sciumè, Luciano Spilingardi, Enrico Barachini e Giovanni Bonici, ex responsabile di Parmalat Venezuela.

Tanzi è stato ritenuto colpevole per i reati di aggiotaggio, ostacolo all’attività degli organi di vigilanza e falso dei revisori. Per lui l’accusa aveva chiesto 13 anni Tanzi dovrà inoltre risarcire Bank of America con 80mila euro. La banca, invece, non è stata riconosciuta come responsabile civile e non dovrà versare un euro ai risparmiatori. «La decisione del Tribunale – hanno subito commentato dall’istituto di credito – stabilisce in modo inconfutabile che gli ex dipendenti della banca non hanno commesso il reato di aggiotaggio. Dopo oltre quattro anni di processo è emerso chiaramente che la frode Parmalat è stata perpetrata solo dai dipendenti della stessa società con l’assistenza di alcuni suoi revisori contabili: come le prove prodotte in giudizio hanno dimostrato – concludono – nessuno dei dipendenti di Bank of America sapeva, o era in condizione di sapere, della reale situazione finanziaria della Parmalat, che non fu rilevata neppure nel corso di indagini approfondite della Consob e di altre autorità pubbliche».

Poca soddisfazione insomma per i cittadini che hanno perso tutti i loro risparmi nel crac. Tra l’altro, non potranno nemmeno sperare in un’azione risarcitoria collettiva, visto che il governo Berlusconi, oltre ad averla rinviata, ha tolto la retroattività alla class action.

Amareggiato, dal canto suo, anche il legale di Tanzi: «Prendo atto – dice – che l’unico responsabile è evidentemente Calisto Tanzi». In realtà, altre otto persone hanno patteggiato la pena e la società di revisione Italaudit (ex Grant Thornton) è stata condannata a una sanzione di 240 mila euro e si è vista confiscare beni per oltre 455 mila euro. Il collegio presieduto da Luisa Ponti ha condannato la nipote di Tanzi, Paola Visconti a tre mesi, Adolfo Mamoli e Giuseppe Rovelli, entrambi revisori del Deloitte & Touche a cinque mesi e dieci giorni, Mario Brughera ex presidente del collegio dei sindaci di Collecchio a quattro mesi, Piero Mistrangelo, ex consigliere di Parmalat a due mesi, Oreste Ferretti e Massimo Nuti, ex sindaci, rispettivamente a tre mesi e due mesi e dieci giorni, e Andrea Petrucci, ex direttore generale di Parfin a quattro mesi. Per Lorenzo Penca e Maurizio Bianchi, invece, il tribunale ha ritenuto la pena proposta incongrua e ha rigettato il patteggiamento separando le loro posizioni. Condannate con patteggiamento, infine,Deloitte & Touche Dianthus a sanzioni rispettivamente per 150 mila e 300 mila euro. Entrambe avevano già risarcito 34 mila delle 40 mila parti civili per 33 milioni di euro.

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18 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74392