Gaza, la Dignity rompe ancora l’assedio: arrivano latte e medicine

Per la quinta volta non ha invertito la rotta, ha superato la forza del mare, lo sbarramento e i controlli della Marina militare israeliana: la Ss Dignity, l’imbarcazione che dall’estate scorsa porta periodicamente aiuti umanitari alla popolazione della Striscia di Gaza, è approdata ancora una volta nei territori con il suo carico di cibo, farmaci e speranze, rompendo di nuovo il blocco navale imposto da un anno e mezzo dallo Stato ebraico.

Nelle stive del battello, latte per il consumo infantile e una tonnellata di medicinali per adulti e bambini, inviati dal Qatar. A bordo, per il quinto viaggio organizzato del Free Gaza Movement, l’organizzazione pacifista americana impegnata contro l’embargo di Gaza, c’erano quindici attivisti, tra i quali quattro membri di una fondazione benefica dell’emirato qatariota, alcuni libanesi, due palestinesi che da tempo tentavano invano di rientrare nella Striscia, e due cittadini israeliani: una giornalista dell’emittente televisiva Canale 10, e la pacifista Neta Golan, fondatrice dell’International Solidarity Movement (un gruppo filo-palestinese), residente nella città cisgiordana di Ramallah.

Il primo ad annunciare la notizia dell’arrivo è stato il parlamentare palestinese Jamal Al-Khudari, capo del Comitato popolare per rompere l’assedio, che in un comunicato stampa ha parlato del quinto approdo della Dignity come del primo viaggio di una nave araba – cioè con aiuti umanitari inviati da un Paese arabo – «giunta a Gaza per contrastare l’assedio» israeliano. Un battello libico, con un carico di oltre tremila tonnellate di aiuti, era stato infatti bloccato due settimane fa dalla marina israeliana. Secondo il parlamentare, inoltre, nei prossimi giorni arriveranno altre imbarcazioni arabe con a bordo esponenti e funzionari di diversi territori arabo-islamici, e la stessa delegazione qatariota, arrivata sabato, studierà la possibilità di attrezzare il porto di Gaza per permettere l’accesso a grandi imbarcazioni.

Secondo quanto riportato da Haaretz.com, il foglio elettronico dell’omonimo quotidiano israeliano, la nave, battente bandiera britannica e dallo scafo lungo una ventina di metri, salpata venerdì sera dal porto cipriota di Larnaca, è stata intercettata in mare aperto da unità della Guardia Costiera israeliana. Identificata e perquisita, è stata autorizzata a proseguire fino a destinazione (l’approdo è avvenuto alle 6.30, ora italiana). Come ricorda Haaretz, le spedizioni umanitarie del Free Gaza movement, iniziate in agosto per protestare contro il blocco alla Stricia di Gaza, e proseguite ad ottobre e novembre, malgrado gli avvertimenti di senso contrario della Marina israeliana sono andati sempre in porto.

Da giugno del 2007, cioè da quando Israele ha imposto il blocco navale ai palestinesi, dopo il rapimento in territorio israeliano del soldato Gilad Shalit, ancora sotto sequestro a Gaza – e a seguito del ripetersi di lanci di razzi Qassam contro obiettivi israeliani – la situazione umanitaria nei territori della Striscia di Gaza si fa sempre più drammatica, ogni mese che passa. Il rigido assedio ha casusato il progressivo esaurimento di prodotti indispensabili, alimentari e sanitari. A riferirlo sono fonti mediche palestinesi: il materiale per l’igiene e i disinfettanti sono terminati in tutti i centri sanitari e mancano le medicine utilizzate normalmente dai malati cronici. Inoltre, il Comitato delle famiglie dei malati di Gaza ha denunciato il deterioramento della salute dei loro cari, che necessiterebbero di cure all’estero. Le persone con urgente bisogno di esami e farmaci sarebbero oltre 1000, un numero in crescita costante, altissimo se si pensa il totale della popolazione palestinese della Striscia, che conta circa un milione e mezzo di abitanti. Il numero dei malati deceduti, fa sapere il Comitato, ha superato le 270 persone, mentre quelli in pericolo di vita, pur essendo in possesso di passaporto e dei documenti necessari per uscire dalla Striscia, non riescono a partire a causa dell’assedio e della chiusura dei passaggi, compreso il valico di Rafah. Disperata è anche la situazione relativa ai beni alimentari di prima necessità, sempre più scarsi (soprattutto il latte per gli oltre 700 mila bambini presenti nella Striscia).

Intanto, dopo la rottura di circa sei mesi di tregua, con l’annuncio formale del cessate-il-fuoco da parte del braccio armato di Hamas, le Brigate Ezzedin al-Qassam – accompagnato da lanci sporadici di razzi verso Israele -, a Gaza sono riprese le incursioni militari dello Stato ebraico. Sabato un palestinese è rimasto ucciso e altri due feriti nel corso di un raid compiuto dall’aviazione israeliana presso Jabalya, nel nord della Striscia di Gaza, secondo quanto riferito da fonti mediche palestinesi. Nessuna conferma della vittima palestinese è venuta finora dall’Esercito israeliano. Il giovane ucciso nel raid aereo – ha precisato alla France Presse una fonte del ministero della sanità palestinese – si chiamava Ali Hijazy e aveva 22 anni.

Sempre secondo fonti palestinesi, i tre ragazzi colpiti dal fuoco israeliano non apparterrebbero ad Hamas, ma sarebbero membri delle Brigate dei martiri di al-Aqsa, il braccio armato di Fatah, il partito del presidente palestinese Abu Mazen. Secondo fonti israeliane, il veivolo dello Stato ebraico avrebbe lanciato tre missili mentre un gruppo di militanti si accingeva a sparare razzi verso il sud di Israele.

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20 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74453

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