Archivio | dicembre 23, 2008

Cenone con “pesce povero” da 15 euro: le ricette a basso impatto di Greenpeace

ROMA (23 dicembre) – Una cena per quattro persone basata su due “pesci poveri” (sugarello e sciabola). Costo totale 15 euro. E’ la proposta di Greenpeace per il cenone di capodanno. Dopo la “Guida ai consumi ittici” l’associazione presenta le ricette del cuoco Amelio Fantoni, nella sezione del sito “Buon appetito…critico!”.

«Rispettiamo chi decide di non mangiare pesce – afferma Greenpeace – ma è nostro dovere informare chi non fa questa scelta che è possibile consumare meglio». Oggi, aggiunge l’associazione ambientalista, il 70% del pescato viene sottopagato o rigettato in mare anche perché non c’è domanda.

Il sugarello, che è un “pesce azzurro”, e la sciabola, che è invece un pesce “di fondale”, si trovano ovunque lungo le coste italiane. Sono due specie normalmente classificate come “pesci poveri” forse perché non superano i sei euro al chilo.

«Le ricette di Amelio sono una valida alternativa ai prodotti della “lista rossa” di Greenpeace – spiega Alessandro Giannì, responsabile della campagna mare di Greenpeace -. Mangiando pesci come il tonno pinna gialla, il tonno rosso, il pesce spada, il merluzzo (importato come baccalà o stoccafisso) e i gamberoni tropicali tutti noi, spesso inconsapevolmente, contribuiamo a distruggere il Mare».

«Per tonni, pesce spada e merluzzo il problema principale – sostiene ancora Greenpeace – è lo stato disastroso delle risorse, peggiorato ulteriormente dalla pesca pirata. I gamberoni tropicali, invece, provengono da pratiche di acquacoltura che danneggiano la fascia costiera intertropicale, cui si associano gravi violazioni dei diritti umani».

«Il 70 per cento del pesce pescato non viene utilizzato perché non lo si conosce a fondo e c’è scarsa informazione su come cucinarlo – sostiene il cuoco Amelio Fantoni, di Viareggio -. Perché il pesce è un alimento straordinario, che va rispettato e conosciuto. Il menu che propongo è fatto e pensato per esaltare i sapori e rispettare le proprietà di ogni
prodotto usato».

Il menù per 4 persone (costo totale: 15 circa € circa)

1° portata – crostini di sugarello
2° portata – passato di verdure con filetti di sciabola
3° portata – filetti di sugarello crudi
4° portata – filetti di sciabola al forno
5° portata – spaghetti cotti nel brodo

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23 dicembre 2008

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=39572&sez=HOME_PIACERI

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Poco dopo aver proposto sul web la nostra Guida ai Consumi Ittici ci è capitato di incontrare Amelio. Amelio Fantoni è un cuoco di Viareggio. E’ uno che parla chiaro e ha un suo “cruccio”: la nostra abissale – è il caso di dirlo – ignoranza sul prodotto ittico.

Gli danno fastidio i luoghi comuni sul pesce e sul pescato e soprattutto la preclusione – frutto di ignoranza, dice lui – che troppi hanno verso molte specie di pesce, definite “pesci poveri” perchè  non hanno mercato e spesso rigettate in mare dai pescatori che non ci ricavano nulla. Le idee di Amelio non è detto che siano quelle di Greenpeace, ma ci sembra interessante farle conoscere.

Rispettiamo la scelta di chi decide di non mangiare pesce o in genere carne ma è nostro dovere informare chi non intende compiere tale scelta che è possibile “consumare meglio”.

Tutto quello che trovate nella sezione “Buon appetito…critico!” è quindi a cura del cuoco Amelio. Tutto, tranne le schede sulla biologia delle specie ittiche di cui lui ci suggerisce un uso “colto”.

Buon appetito…critico!

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foto cuoco

a cura del cuoco Amelio Fantoni


BUON APPETITO…CRITICO!

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CUCINARE COME?CHE PESCI PIGLIARE? Pesci e ricette di stagione

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Le risorse del mare sono in pericolo, ma tutti possiamo aiutare a tutelarle in molti modi. Lo si può fare osservando alcune regole anche in cucina, in primo luogo diversificando la nostra alimentazione e quindi i nostri acquisti e di conseguenza la domanda dell’alimento pesce.

Un modo ovvio (ma a stare ai fatti pare di no…) è quello di utilizzare al meglio tutte le specie del nostro mare – 500 tipi di pesce tutti commestibili con un alto grado nutrizionale – “costringendo” i pescatori a una pesca meno intensiva, più mirata e più remunerativa. Oggi il 70 per cento del pescato viene sottopagato, perchè non c’è domanda, o viene ributtato in mare perchè non merita il costo della cassetta: 0,54€ !

Penso che la ragione del non utilizzo di quel 70 per cento di pesce sia la mancanza di conoscenza e di conseguenza anche la scarsa informazione sulla maniera di cucinarlo. Perché il pesce è un alimento straordinario, che va rispettato e conosciuto.

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fonte: http://www.greenpeace.org/italy/campagne/oceani/guida-consumi-ittici/buon-appetito-critico

Crisi Sardegna, Soru si dimette: “Orgoglioso delle cose fatte”

Il governatore in contrasto con la maggioranza di centrosinistra
“Inutile proseguire, serve un Consiglio forte e non uno che galleggi”

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Crisi Sardegna, Soru si dimette "Orgoglioso delle cose fatte"Renato Soru

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CAGLIARI – In Sardegna si torna a votare. “Mi dimetto” dice il presidente dimissionario della Regione Renato Soru, poco prima di rientrare in Consiglio regionale dov’è in corso il dibattito-fiume sulle sue dimissioni. “E’ inutile proseguire, serve un Consiglio forte e non uno che galleggi” taglia corto il fondatore di Tiscali che aveva annunciato le dimissioni dopo che il Consiglio aveva bocciato a scrutinio palese (con 55 voti contrari e 21 a favore) un emendamento voluto dallo stesso Soru alla nuova legge Urbanistica. In realtà la crisi con la sua maggioranza era nell’aria da tempo, alimentata da forti tensioni nel Pd, spaccato a metà come il gruppo al Consiglio Regionale.

Dopo le dimissioni l’ex governatore aveva rifiutato ogni tipo di ricongiungimento “formale” con la sua maggioranza, mettendo sul piatto una serie di condizioni per tornare sui suoi passi: adozione dei vincoli paesaggistici nelle zone interne dell’isola, approvazione delle linee elaborate dalla Giunta per la manovra finanziaria 2009, completamento della riforma su istruzione e formazione professionale, riduzione a 80 del numero dei consiglieri, moralizzazione della politica con riduzione di sprechi e indennità aggiuntive dei consiglieri regionali.

Nel pomeriggio, poi, dall’opposizione di centrodestra, arriva un secco no all’appello bipartisan del governatore per evitare il voto. Si iscrivono a parlare in 60. Poi arrivano le parole di Soru che chiudono la questione: “E’ inutile perdere altro tempo. Ridiamo la parola ai sardi”. E consegnano l’isola al voto anticipato a febbraio.

“Le dimissioni le avevo presentate perchè ritenevo che stessimo contraddicendo quanto di importante e di buonissimo avevamo fatto nel governo del territorio. Ma oggi, al di là di richiami all’unità o di parole generiche – dice Soru in aula -, volevo sentire dell’importanza del Piano paesaggistico o della sua applicazione nelle zone interne. Così non è stato. Senza alcun dramma rivendico con orgoglio il grande lavoro fatto dal centrosinistra, mettendo al centro l’interesse della Sardegna senza tirare a campare o, a spese di tutti i sardi, cercare facile consenso”.

A cose fatto Soru non mostra pentimenti: “Stanotte dormirò bene perché so che ho cercato sempre di dare il meglio di me stesso anteponendo a tutto gli interessi dei sardi. – dice, lui che è il primo presidente in 60 anni di Autonomia della Sardegna che chiude la legislatura anticipatamente – So che domani, quando riconsegnerò le chiavi lascio una Regione senza scheletri nell’armadio, senza una tv in ogni stanza ma con più computer, una Regione più moderna con delle regole certe e con un bilancio risanato”.

Il domani significa una nuova campagna elettorale. E Soru ci sarà: “Da dopodomani sarò in giro per i paesi della Sardegna a raccontare cosa abbiamo in questi anni e a presentare un programma certamente diverso da quello della destra”.

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23 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/11/sezioni/politica/renato-soru-dimissioni/soru-dimissioni/soru-dimissioni.html?rss

I gay contro la canzone di Povia: “Siamo pronti a bloccare Sanremo”

QUANDO SCARSEGGIA IL TALENTO EMERGE LA ‘FURBIZIA’. PECCATO, CARO POVIA. MIO PADRE DICEVA SEMPRE: “ESSERE FURBI NON VUOL DIRE ESSERE INTELLIGENTI”. PAROLE SANTE

mauro

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Polemica sul testo di “Luca era gay”. Le associazioni sul piede di guerra: se parla di cure riparative reagiremo. Su Facebook il tam tam della protesta

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SANREMO
L’Arcigay pronto a bloccare il Festival di Sanremo:
è questa la minaccia del movimento nel caso la Rai non chiarisca la propria posizione riguardo il brano del cantante Povia, “Luca era gay”, che secondo l’associazione potrebbe contenere posizioni omofobe.

«Il titolo del brano, inedito per regolamento, sembra già non lasciare dubbi sul tema trattato e sulle posizioni dell’autore – si legge in un comunicato Arcigay -. Effettivamente ricordiamo molto bene come Povia non sia del tutto nuovo a nette prese di posizioni pubbliche su questioni del mondo LGBT. Ormai celebre è rimasta una sua intervista a Panorama in cui dichiarava: “Gay non si nasce. Lo si diventa in base a chi frequenti. Anche io ho avuto una fase gay: è durata sette mesi, poi l’ho superata. E ho anche convertito due miei amici che credevano di essere gay e invece adesso sono sposati”».

«Ora da più parti – spiegano dall’Arcigay – arriva la segnalazione di una curiosa coincidenza: che il Luca della canzone con cui Povia tornerà nella città dei fiori sia proprio quel Luca Tolve che dichiara di esser un ex gay, guarito grazie alle teorie riparative di Joseph Nicolosi, cattolico integralista americano, le cui tesi sono state ampiamente confutate dalla comunità scientifica mondiale». «Se Bonolis e il suo direttore musicale – continua la nota – intendono mandare in scena uno spottone clerical reazionario contro la dignità delle persone omosessuali, sappiano fin d’ora, che la nostra reazione sarà durissima, rumorosa ed organizzata. Siamo i primi a combattere per il diritto alla libera espressione, ma altra cosa è avvallare posizioni omofobe, che tra l’altro alimentano odio e pregiudizio nei confronti delle persone gay e lesbiche».

«Non siamo ingenui, sappiamo
che esiste una precisa volontà di portare avanti una campagna contro la nostra stessa esistenza  – conclude il comunicato Arcigay – e siamo determinati a contrastarla in tutti i modi. Attendiamo, quindi, subito delle spiegazioni dalla Rai e da Bonolis, così da poter sapere se le nostre intuizioni abbiano o no fondamento». La mobilitazione intanto sbarca sul Web. La stessa Arcigay ha lanciato oggi su Facebook il gruppo “Non lasciamo che Povia canti di ex-gay a Sanremo”, al quale stanno arrivando molte adesioni. «Formiamo un grande gruppo, e reagiamo compatti contro la Rai e chi di dovere, non si può nel 2008 arrivare su un palcoscenico nazionale a sostenere che gay e lesbiche sono malati, sbagliati o immaturi», si legge sulla homepage del gruppo appena nato. Nella homepage del gruppo viene anche reso noto l’indirizzo da utilizzare per protestare contro la Rai e le indicazioni per dare voce alla protesta, chiedendo «direttamente la sospensione del Festival» targato Bonolis.

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23 dicembre 2008
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CONTRO POVIA – FACEBOOK
per raggiungere il gruppo di discussione cliccate qui

Infrazione grave? In Svizzera ti distruggono l’automobile

Al via una delle più dure campagne sulla sicurezza stradale. Fra le altre novità anche il casco obbligatorio per i ciclisti e il divieto di segnalare gli Autovelox

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di VINCENZO BORGOMEO

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Si chiama “Via Sicura” ma sotto questo banale slogan si nasconde una delle più dure campagne del mondo mai realizzate in tema di sicurezza stradale: una rivoluzione lanciata dalla Svizzera che prevede fra l’altro l’introduzione del casco obbligatorio per i ciclisti e la confisca e distruzione dei veicoli in caso di grave trasgressione.
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Il ministro federale elvetico dei Trasporti Moritz Leuenberger insomma gioca pesante: perché nei 26 cantoni che compongono la Svizzera stanno per essere introdotte 60 misure per prevenire gli incidenti stradali. Una marea di leggi, ma tutte durissime. A partire dalla più incredibile: la confisca e l’immediata distruzione del veicolo in caso di infrazione grave commessa dal conducente (al momento sembra che sia irrilevante se lo stesso sia anche il suo proprietario).
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Non solo: la Svizzera rimedia finalmente a una sua lacuna, quella di avere la patente eterna. Sarà introdotta infatti la revisione decennale per i permessi di guida, mentre come abbiamo detto arriva l’obbligo dei ciclisti di indossare il casco. Le associazioni di categoria sono già alle barricate: Pro Vélo plaude per esempio alla filosofia del progetto, ma sostiene che molti rinunceranno alla bici. Fra le altre novità poi anche quella che le vieta di segnalare delle postazioni fisse per il rilevamento della velocità. In Svizzera, lo ricordiamo, vige al momento tale obbligo, mentre è stato recentemente vietato alle radio Info-Traffico di segnalare le arterie interessate dai controlli della polizia stradale.
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Non solo: il governo svizzero pretende anche un’attenzione particolare alla condizione delle infrastrutture. I nuovi progetti dovranno tenere conto di ogni potenziale rischio, mentre ogni singolo pericolo sulla strada – ad esempio un guardrail pericoloso – e tutti i Punti Neri dovranno essere identificati ed eliminati. Sembra troppo bello per essere vero, ma entro il prossimo mese di marzo questo progetto prendere vita e si prevede che in 10 anni potrà salvare 180 vite, mentre si risparmieranno invalidità gravi a 1.800 persone.
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“Nel 2007 – ha spiegato il ministro elvetico dei Trasporti Moritz Leuenberger – abbiamo registrato sulle nostre strade ben 384 morti e 5.235 feriti gravi. Secondo l’Ufficio Svizzero per la Prevenzione degli Infortuni (l’UPI, ndr) il costo materiale ha superato i 6 miliardi e mezzo di franchi (oltre 4 miliardi di euro)”.
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Un provvedimento che farà discutere ma che subito ha scatenato la reazione dell’Aci: “Anche l’Automobile Club d’Italia – ci ha spiegato il presidente Enrico Gelpi – ha realizzato la scorsa primavera un Manifesto contenente ventisei proposte per una mobilità più sicura. Lo abbiamo presentato al Governo e al Parlamento, e ieri ne abbiamo ribadito i contenuti in audizione alla Commissione Trasporti della Camera dei Deputati. La prima richiesta è la predisposizione di un nuovo Codice della Strada, che con pochi e chiari articoli deve orientare i comportamenti dei conducenti nell’ottica di una consapevole cultura della sicurezza stradale”.
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“Nella logica della prevenzione – conclude Gelpi – servono sanzioni chiare e pene certe che sono indubbiamente deterrenti e che contribuiscono alla riduzione del fenomeno dell’incidentalità. In quest’ottica va inquadrata l’ipotesi svizzera della confisca del veicolo per le trasgressioni più gravi e pericolose, peraltro già prevista in Italia per la guida in stato di ebbrezza”.
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“A tale proposito – spiega Lorenzo Borselli dell’Asaps, associazione amici polizia stradale – va detto che non è così facile da nessuna parte limitare la libertà sulla strada, visto il sostanziale equivoco che rallenta la messa in sicurezza della circolazione in tutto il mondo occidentale. L’equivoco consiste, a parere dell’Asaps, nello scambiare la libertà di circolazione con la disciplina di come circolare, per arrivare a destinazione tutti interi”.
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Ma dove prenderanno i soldi gli svizzeri per realizzare a tempo record il loro progetto? Ecco un altro miracolo: questa rivoluzione in tema di sicurezza stradale si autofinanzierà in larga parte con l’aumento delle polizze assicurazioni RC e con la destinazione di una consistente parte delle multe elevate per il codice della strada. E da noi? “Per quanto riguarda la possibilità di utilizzare parte delle sanzioni per migliorare gli standard di sicurezza delle strade – spiega Gelpi – si tratta di una proposta avanzata da tempo dall’Aci: vogliamo, infatti, che sia resa obbligatoria per tutti i Comuni la pubblicazione annuale dei proventi delle multe e la loro destinazione ai fini della sicurezza, con pesanti sanzioni o riduzioni dei trasferimenti finanziari per le Amministrazioni locali inadempienti”. Solo che da noi non succede mai nulla, in Svizzera, invece…
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23 dicembre 2008
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LA RICERCA – Scoperto il “sesto senso”

https://i0.wp.com/www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp

Un uomo che ha perso la vista in seguito a un danno celebrale completa in scioltezza, senza nessun aiuto, un percorso a ostacoli messo a punto dagli scienziati

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Un uomo che ha perso la vista in seguito a un danno celebrale, ha stupito gli scienziati superando un percorso pieno di ostacoli solo grazie a quello che viene chiamato “sesto senso”. L’uomo, conosciuto soltanto come T.N.,  sembra possedere  un senso che gli permette di “vedere” le cose, ma non attraverso la vista. T.N  è capace di  reagire alle espressioni facciali delle altre persone; gli studi sul suo cervello hanno confermato che registra le emozioni come gioia, rabbia, tristezza sul viso di chi gli sta davanti. Oggi, però, è riuscito in una prova ancora più sorprendente: superare un percorso a ostacoli.

L’esperimento consisteva nel percorrere un lungo corridoio pieno di sedie e scatole senza l’aiuto di un bastone. L’uomo è riuscito a lasciare tutti senza parole. Ebbene, un video realizzato dai ricercatori dell’Harvard Medical School (Usa) mostra T.N. che completa in scioltezza il percorso a ostacoli messo a punto dagli scienziati, senza l’aiuto del suo cane o di un’altra persona.

E oltretutto T.N. «non si rendeva conto di fare qualcosa di eccezionale: pensava di aver camminato in linea retta lungo un corridoio», spiega Beatrice de Gelder della Tilburd University (Paesi Bassi) e dell’ateneo americano, che ha firmato la ricerca insieme ad un gruppo di colleghi internazionali. «Si tratta in assoluto della prima ricerca su questa abilità nell’uomo. Dallo studio emerge un messaggio importante, specie per le persone con danni cerebrali», aggiunge la responsabile della ricerca. «Puoi subire una totale perdita della visione corticale, ma ancora avere delle capacità» misteriose, «che ti permettono di muoverti dentro e fuori da un luogo senza farti male», spiega l’esperta.

«Lo studio – conclude – ci mostra l’importanza di questi elementi visuali, molto antichi dal punto di vista dell’evoluzione, che contribuiscono più di quanto pensiamo al nostro funzionamento nel mondo reale». Insomma, c’è molto che i pazienti possono fare se superano l’idea di non essere in grado di farlo.

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23 dicembre 2008

fonte: http://www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/scienza/grubrica.asp?ID_blog=38&ID_articolo=1083&ID_sezione=243&sezione=

Il Dottor Pillola: “La mia Ru486 vi spiego perché va difesa”

Parla Emile-Etienne Baulieu, il padre della pillola abortiva che dall’anno prossimo arriverà, tra le polemiche, anche in Italia

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di ANAIS GINORI

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"La mia Ru486<br/>vi spiego perché va difesa"</b>Emile-Etienne Baulieu

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PARIGI – Nel caos organizzato del suo ufficio, l’opera completa di Pasteur e le ultime riviste scientifiche si mischiano ai frivoli schizzi della pittrice Niki de Saint Phalle. Per entrare bisogna superare pile di libri a terra. Sulla scrivania, accanto ai figli e ai nipoti, c’è la fotografia di Gregory Pincus, padre della pillola contraccettiva. All’età di ottantadue anni appena compiuti, Emile-Etienne Baulieu dovrebbe già essere in pensione. Ma continua ad occupare attivamente una stanza all’Inserm di Parigi, l’istituto nazionale per la ricerca, dove dirige e smista consulenze, ricerche, conferenze. E’ l’inventore della pillola abortiva. Mister Ru486. Ovvero l’acronimo tra la casa farmaceutica (Roussel-Uclaf) e il numero della molecola di mifepristone. La pillola della discordia, “kill pill” per i nemici, che in Italia non è mai stata approvata. “Non mi faccia polemizzare” premette subito lui, dopo essersi inchinato per un desueto baciamano. In realtà, Baulieu è abituato a fare l’avvocato di se stesso.

“La Ru486 è un simbolo che il Vaticano non ama perché – sostiene – la scienza si è alleata con il femminismo”. Completo scuro, pochissimi capelli bianchi, sguardo diretto e un sorriso ammiccante, quest’uomo sembra non voler invecchiare. Ha presieduto l’Accademia delle Scienze fino al 2004, ed è ancora una centrale di potere e affari del mondo medico francese. In questi giorni chiede spesso alla segretaria una rassegna stampa dal nostro paese. “I problemi di coscienza sull’aborto – commenta – sono vecchi quanto l’umanità. Non sarò certo io a poterli risolvere definitivamente”. Baulieu fa spallucce. “Nella mia vita ho subìto anatemi, minacce, assalti.

Per parlare al College de France, vent’anni fa, dovettero darmi la scorta. Quando arrivai a Washington, negli anni Novanta, trovai cartelli che mi paragonavano a Mengele. Ma è acqua passata, ormai. L’Italia mi sembra incredibilmente in ritardo: vuole riaprire un dibattito che altrove non esiste più da decenni”. Prende da un cassetto una cartella di fogli. “Quando viaggio per conferenze cito spesso questa frase: “In fondo nessuno può essere sicuro di quando comincia la vita umana”. E’ di Joseph Ratzinger, quando era a capo della Congregazione per la Dottrina e la Fede. Come intellettuale lo rispetto molto, ma è ovvio che adesso siamo su fronti opposti”.

La scoperta della pillola avvenne quasi per caso nel 1982. “Cercavamo un sistema per inibire i ricettori del progesterone, l’ormone della gravidanza – racconta Baulieu – Assunto entro le prime settimane dal concepimento, il mifepristone impedisce all’ovulo fecondato di impiantarsi nell’utero, provocando un aborto spontaneo. Alcune delle pazienti sulle quali l’abbiamo sperimentata in Svizzera – ricorda – già dopo qualche giorno andavano a sciare senza problemi”. L’aborto chimico è comunque doloroso. Due giorni aver preso la pillola va assunta un’altra sostanza (la prostaglandina) che provoca le contrazioni per l’espulsione dell’embrione.

“Non dico certo che sia piacevole, né facile: nessuna pillola e nessun medico potranno alleviare il dramma di un aborto. Io – continua Baulieu – ho voluto soltanto offrire la possibilità di scegliere. La Ru486 permette di vivere questo brutto momento a casa propria, nell’intimità, aiutate da famigliari e amici. Ma conosco molte donne che mi hanno confessato di non voler pensare a niente e lasciare tutto al lavoro dei medici: in questo caso anche io consiglio l’anestesia e l’operazione”.

La Ru486 è autorizzata in quasi tutto il mondo. Viene usata ogni anno da tre milioni di donne, secondo alcune stime. E’ un farmaco approvato dall’Unione europea, vietato soltanto in Irlanda, Portogallo e Italia. L’ultimo rinvio della nostra Agenzia per il Farmaco non coglie di sorpresa Baulieu. “In fatto di retorica voi italiani siete molto forti. Posso solo replicare con i fatti” commenta con una smorfia ironica. In Francia, dove la Ru486 è commercializzata dal 1989, metà delle donne (il 46%) sceglie l’aborto chimico. Nel settore pubblico la percentuale è leggermente più alta (49%) ed è in continuo aumento. La pillola “anticongestionale”, come la chiama Baulieu, non ha spostato le statistiche dell’aborto che, negli ultimi trent’anni, rimangono stabili. E’ venduta in India e in Cina come farmaco generico.

Dall’anno scorso, il ministro della Salute francese ha deciso che può essere prescritta anche fuori dalle strutture ospedaliere, da medici autorizzati o presso consultori famigliari. La Ru486 è permessa fino al quarantanovesimo giorno dal ciclo mestruale: dopo è possibile unicamente l’aborto chirurgico. Il protocollo, i dati. Baulieu ha un atteggiamento impassibile. Si scalda soltanto quando, con un moto d’orgoglio, rivendica i risultati della sua invenzione. “Il successo clinico è del 95% – spiega – e i rischi di complicazioni vengono considerati minimi, comunque non superiori a quelli che comporta l’asportazione chirurgica dell’embrione”.

La storia della Ru486 non assomiglia a quella di nessun altro farmaco. Baulieu conserva ritagli di giornali, spezzoni di trasmissioni. “E’ stato così fin dall’inizio. Il vecchio cardinal Lustiger disse che si trattava di “un’arma chimica contro il feto”. E la campagna di demonizzazione ha quasi funzionato. Nel 1988 stavo parlando a un convegno in Brasile quando salirono sul palco per avvertirmi che la commercializzazione della pillola era stata bloccata in Francia. Il gruppo farmaceutico aveva deciso di rinunciare al nuovo prodotto per paura dei boicottaggi: una cosa incredibile, no? Il proprietario del brevetto, Wolfgang Hilger, era un fervente cattolico. Ma il governo socialista – continua Baulieu – costrinse la multinazionale tedesca a fare retromarcia: la pillola abortiva tornò dopo pochi giorni sul mercato. “Quella medicina è proprietà morale delle donne” disse il ministro Claude Evin. Ecco, mi piace pensare che la Ru486 è delle donne, sono loro a dover decidere. Io d’altra parte non ho più nessuna partecipazione economica con la società produttrice”.

La battaglia industriale si ripeté anche negli Stati Uniti, con lo stesso copione. Alla fine, Clinton decise di far registrare il brevetto a una Ong, il Population Council. “Il ritardo dell’Italia mi addolora – commenta lo scienziato – Il mifepristone è una sostanza che potrebbe anche avere altre indicazioni, come la cura di alcuni tumori, ma questo non viene mai ricordato”. Baulieu è nato Emile Blum da una famiglia ebrea dell’Alsazia. Durante l’occupazione nazista cambiò nome e divenne partigiano. “Sono stato iscritto a lungo al Partito comunista, poi ho capito che potevo essere utile in altro modo”. Negli anni Sessanta ha vissuto in America, lavorando con Pincus. L’altra sua scoperta, l’ormone Dhea che dovrebbe rallentare l’invecchiamento, ha acceso speranze ma con risultati deludenti. “Monsieur longue vie” ha scritto Le Monde nel ricordare la sua “vita vissuta” tra belle donne, artisti e mondanità. “Ho capito che quello che veramente mi rimproverano – aggiunge – è di aver privato i medici del loro potere di condizionamento sull’universo femminile”. E’ la tesi di un vecchio pamphlet americano, La pillola che può fermare le guerre sull’aborto e perché le americane non ce l’hanno di Lawrence Lader, scritto nel pieno del dibattito sulla registrazione della pillola negli Stati Uniti, già quindici anni fa.

Monsieur Ru486 non porta sulla coscienza il peso di milioni di “bambini mai nati”. “Anche gli spermatozoi sono vivi eppure ne vanno persi milioni senza nessun problema etico”. Quando un ovulo fecondato diventa un bambino? L’anziano medico risponde senza esitazioni. In automatico. “Ho due risposte. La prima è a partire dal momento in cui gli altri cominciano a riconoscerlo come tale. Nel caso della società a partire dalla sua nascita. Tuttavia, la seconda risposta mi sembra più precisa: tutto dipende dalla donna, dal momento in cui la donna comincia a sentire questo embrione come un nuovo essere. Quando una donna ha un ritardo, lo esprime giustamente così: “Ho un ritardo”. Alcune settimane dopo, comincia a dire: “Sono incinta”. Però ha bisogno di un tempo considerevole per dire: “Aspetto un bambino”. E’ soggettivo. E’ tutta una questione psicologica”.

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23 dicembre 2008

Crollano le vendite al dettaglio. È corsa agli hard discount

I timori su disoccupazione e deflazione sospingono al ribasso la fiducia dei consumatori. Ora l’Istat fa sapere che le vendite sono in calo a ottobre per il settore del commercio al dettaglio. La flessione annua è dello 0,7%, mentre rispetto a settembre il calo è dello 0,3% (indice destagionalizzato). L’Istat spiega come la diminuzione annua sia frutto di una variazione positiva dell’indice per gli alimentari (+0,7%) e di un calo più forte del comparto dei non alimentari (-1,6%). La flessione mensile si spiega con un -0,2% per i prodotti alimentari e con un -0,3% per i non alimentari. Nei primi dieci mesi dell’anno, il valore del totale delle vendite è diminuito, scrive l’Istat, dello 0,3%, rispetto al corrispondente periodo del 2007. Il dato, avverte l’Istituto di statistica, si riferisce «al valore corrente delle vendite» e incorpora quindi «la dinamica sia delle quantità sia dei prezzi». L’inflazione registrata a ottobre è stata del 3,5%. La variazione mensile di settembre è stata rivista da +0,3% a +0,2%.

Considerando la forma distributiva, aumentano a ottobre le vendite nella grande distribuzione (+0,7%), mentre sono in calo quelle per le imprese operanti su piccole superfici (-1,7%). La dinamica di ottobre è risultata più favorevole per la grande distribuzione sia per gli alimentari (+1,2% rispetto a -1,3%), sia per i prodotti non alimentari (-1,3% rispetto a -1,8%).

In aumento, spiega l’istituto di statistica, le vendite su base annua negli hard discount (+1,9%), lieve flessione per gli ipermercati (-0,1%). Positive le vendite anche per i supermercati (0,9%) e gli altri specializzati (+0,2%), mentre i grandi magazzini hanno subito una diminuzione dello 0,3%. Nei primi dieci mesi, gli hard discount hanno registrato un +2,1% e i grandi magazzini un +1,8%. A ottobre, considerando la dimensione delle imprese, le vendite sono risultate in calo nelle piccole imprese e nelle medie imprese, rispettivamente -1,5% e -1,8%; in aumento invece nelle grandi imprese (+0,2%). In dieci mesi, il valore delle vendite è sceso dell’1,8% nelle piccole imprese e dell’1,1% nelle medie imprese, mentre è cresciuto dello 0,8% per le grandi imprese. Tutti i prodotti non alimentari hanno registrato a ottobre un calo di vendite, a eccezione del gruppo informatica, telecomunicazioni, telefonia che ha segnato un aumento dell’1,7%. Diminuzioni forti per i gruppi abbigliamento e pellicceria e calzature, articoli in cuoio e da viaggio (-2,6% per entrambi) ed elettrodomestici, radio, tv e registratori (-2,4%). Su base territoriale, è il Centro la zona in cui si sono registrati i cali più alti delle vendite al dettaglio, con un -1,1%. Più contenuto il calo al nord-ovest (-0,2%). Il numero medio di giorni di apertura a ottobre è di 26,6: le imprese della grande distribuzione sono rimaste aperte per 27,3 giorni (dato stabile) e le imprese operanti su piccole superfici per 26,2 giorni (+0,1%).

«La gelata della crisi sui consumi accentua in modo drammatico le gravi difficoltà dei piccoli esercizi – conferma Confesercenti -, soprattutto nel settore alimentare e dell’abbigliamento». «Di questo passo – si legge nel comunicato – famiglie ed anziani che abitano nei centri urbani resteranno senza quella essenziale ed insostituibile rete di piccoli negozi di vicinato costretti a chiudere sotto i colpi della frenata dei consumi e dei balzelli soffocanti sul piano locale». Il 2008, sottolinea Confesercenti, «si chiude con un saldo negativo di 52 mila imprese del commercio e del turismo. Prima che si consumi una vera e propria strage di piccoli negozi chiediamo allora al governo di intervenire: si cominci con una rapida e drastica revisione degli studi di settore decisiva per evitare migliaia di chiusure o, peggio, il ricorso all’usura da parte di coloro che tentano di resistere. Ma servono anche politiche economiche più incisive e coraggiose. Senza un sostegno alla domanda interna ed alla crescita – conclude Confesercenti – il 2009 rischia di essere davvero un «anno horribilis».

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23 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74525