Archivio | dicembre 26, 2008

All’Inferno con Benigni

Gli intercettati e i corrotti. Gli ignavi e i bigotti.

Il grande comico toscano racconta i gironi danteschi dell’Italia di oggi. Parla della volgarità e della speranza. E spiega perché Silvio Berlusconi ci fa ridere

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di Wlodek Goldkorn

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Faccio una premessa, anzi un preambolo, bella la parola preambolo, c’ha un bel suono. Sono anni che non faccio un’intervista a ‘L’espresso’, e siccome sono emozionato, propongo di rovesciare le parti. Intervisto io ‘L’espresso’, e chissà cosa mi raconterebbe ‘L’espresso’…

Le raconterebbe l’Italia di oggi, signor Benigni, come fa ogni settimana. Torniamo quindi all’ordine stabilito. Il pretesto per questa intervista è ‘Tutto Dante’, una serie di dvd tratti dallo spettacolo con cui ha riempito le piazze d’Italia. E allora provi a immaginarsi: Dante risorge oggi.
“Dante non risorge perché anche nella tomba è vivissimo. Anzi, per alcuni è già troppo vivo anche da morto”.

E lei lo porta in giro per il mondo.
“Infatti torno dall’estero. Ho fatto uno spettacolo al Palazzo del ghiaccio di Lugano. Tutti con peliccia, sciarpa, berretto. E io con un vestitino estivo. Sembrava l’immagine del lago di Cocito dell’Inferno dantesco. Assomigliavo a uno di quei personaggi della ‘Commedia’ che hanno commesso peccati tremendi: superbia o tradimento, e che per la pena di contrapasso stanno immersi nel ghiaccio, con il viso rivolto in su. E come per la pena di contrapasso, mi sono ammalato. Mi ha impressionato, non solo a Lugano, anche in altre città, l’entusiasmo degli italiani all’estero. Partivo dicendo: ‘In Italia ho un vantaggio: appena dico il nome di Berlusconi, tutti ridono’. Ma già a metà del nome, ecco che a Lugano o in Germania partiva un fragoroso applauso e una risata”.

È una maschera della commedia dell’arte, Silvio Berlusconi?
“Di più. Non è una maschera, è la maschera. È spettacolare. Esonda, come si usa ora dire del Tevere. È piovuto troppo Berlusconi nel mondo, e ora sta esondando. Basta dire: ‘Berl’, e scoppia una incontenibile risata. Io, poveretto dico: ‘Perché Dio’, e niente. Dico invece ‘Berlusconi’, ed ecco che va giù la sala. Perché Berlusconi promette. È un nome che promette di divertirci. Con lui tutto finisce in una gran risata. Ho visto che all’estero ridono di più che in Italia. Le cose che arrivano indirettamente sono più belle. Berlusconi gioca di rinterzo”.

Parliamo della sua comicità. Lei non porta maschera. Si presenta con la sua nuda faccia. In ‘La vita è bella’, il film che le è valso l’Oscar, lei è Benigni, non un ebreo. E il lager non è Auschwitz…
“Per ogni comico lo stile è il suo corpo, e il modo con cui si muove, il suo sguardo. Per esempio, questa scemenza che ho appena detto, se mi si potesse vedere, sarebbe un po’ più bella”.

L’Italia piace al mondo?
“Così come il nostro imperialismo militare del Ventennio è stato il più goffo e ridicolo del mondo, il nostro imperialismo culturale è stato il più lucente di tutti i tempi, e ancora brilla. Nel mondo occidentale tutto ciò che è moderno è stato inventato dagli italiani. Dai bottoni all’architettura, dal bacio alla finanza, dai pantaloni alla musica. Gli ordini angelici e il purgatorio: tutta roba italiana”.

Lei ama sottolineare le sue radici…
“Contadine. I miei genitori erano parte della terra, la amavano e la lavoravano. Erano due zolle. E io ne vado orgoglioso”.

I ricchi considerano i poveri volgari.
“È questa una considerazione volgare. Cristo ha dato un nome ai poveri: il suo”.

È in grado di definire la volgarità?
“Volgarità è andare a toccare e stuzzicare le nostre parti più basse per ottenere un facile consenso, un immediato guadagno, un’indebita popolarità. A volte si cede. Basta un momento di debolezza. Chissà se anch’io non ci sono caduto qualche volta”.

La tv è volgare?
“A volte le cose sono così plateali che spero che si arrivi all’assuefazione”.

Naturalmente non fa i nomi…
“Farli sarebbe volgare davvero”.

E allora torniamo al sublime. Dante parla di corpi, di escrementi, di sangue. Oggi è possibile farlo con altrettanta eleganza?
“Dante sente odori, umori, inciampa nei corpi. Usa parole come merda o puttana, perché è convinto che tutto è degno di essere salvato. La poesia può essere fatta con qualsiasi parola. La poesia è corpo, ritmo, finzione, passione. Ogni parola nella ‘Commedia’ corrisponde a un’emozione. Ed è una lezione di libertà”.

Perché?
“Quando siamo in preda alle passioni, siamo liberi, perché nessuno ci può controllare. Dante muore nel primo cerchio perché altrimenti sarebbe rimasto lì, tra i lussoriosi, i due avvinghiati per l’eternità. L’inferno si ferma davanti alle passioni, omaggia l’amore terrestre”.

Cosa è successo allora alla lingua italiana? A sentire le intercettazioni ci sono poche passioni e molta volgarità. Nel suo spettacolo c’è un pezzo molto applaudito…
“‘Aho, Qui ce ne sono due che vonno fare la televisione, ma non sanno fare un cazzo. Che je fammo fa’? Ma so’ bone? Ammazza: una sorca, una fregna. Allora io mi scopo la sorca tu ti scopi la fregna. Je fammo fare un reality, Un due tre sorca, l’Isola della fregna’. Questo dialogo è un capolavoro, un vero girone infernale degli intercettati. Neanche Dante saprebbe scrivere un dialogo così”.

Berlusconi in quale girone lo metterebbe?
“Un girone ad personam. Fatto con una legge solo per lui. Confesso, tempo fa volevo fare uno spettacolo in cui Dante mi avrebbe guidato all’inferno. A pensarci bene, a Berlusconi potrei fargli fare il giro di tutti quanti: dei lussuriosi, dei barattieri, dei simoniaci, dei bugiardoni, dei bischeroni. Sta bene dappertutto. È un protagonista”.

Perché non ha fatto quello spettacolo?
“Perché sarebbe cabaret. Preferisco la ‘Commedia’”.

Nel girone degli ignavi chi metterebbe?
“Quel girone sarebbe pieno. L’ignavia è il più grave dei peccati. Gli ignavi sono rifiutati perfino dal demonio. Satana non li vuole perché i dannati, gli assassini direbbero ‘io sono meglio di loro’. Quando vediamo gli orrori alla tv, il vero orrore è la nostra indolenza”.

Molti politici italiani peccano di ignavia. Anche quelli di sinistra.
“Certo. Ignavi sono anche coloro che salgono sul carro del vincitore, quelli che aspettano di agire per vedere come vanno le cose. Essere ignavi vuole dire vivere senza Dio, perché una volta scelta la strada dell’ignavia, il Dio che è dentro ciascuno di noi non ci guarderà mai più negli occhi. La pena del contrapasso per gli ignavi non a caso è seguire nudi un vessillo stracciato ed essere pungolati dalla mosche. Perché nella vita, loro non sono stati pungolati da niente. Non hanno vissuto”.

Lei spesso dissacra il potere.
“Una volta era facile. Oggi s’è dissacrato da solo. Un comico serio deve proteggere i cittadini da chi li governa. È il suo lavoro”.

E quando prese Enrico Berlinguer in braccio?
“Volevo sentire il suo corpo. L’ho visto fragile. Volevo far vedere la sua leggerezza in una maniera fisica. Eravamo abituati che il segretario del Partito comunista fosse un padre. Io l’ho voluto ricondurre alla condizione di un bambino”.

Oggi i capi dei partiti come sono?
“È cambiato tutto. Si è persa una parte, ma si è guadagnato da un’altra. Le nuove generazioni sono meglio. I giovani sono più belli, più colti, più sensibili”.

In giro si sente nostalgia di Berlinguer.
“Quando pensiamo al passato, cancelliamo le parti brutte e teniamo in mente solo quelle belle. Ma è un errore. Bisogna guardare in avanti. Dobbiamo vedere il bello di fronte a noi. Altrimenti che vita sarebbe?”.

Walter Veltroni è meglio di Berlinguer?
“Berlinguer andava bene. Adesso c’è Veltroni e va bene Veltroni. Non si può mica rifare Berlinguer. E come se io volessi rifare Chaplin”.

Perché in Italia spesso i comici fanno i politici e i politici i comici?
“Qui entriamo nella distinzione tra comicità e satira. La satira è mirata. È ad personam. Io preferisco la comicità che parla a tutti e prende di mira tutti”.

Lei soffre per lo stato della libertà in Italia?
“Possiamo dire tutto. Io posso dire che Berlusconi fa schifo. Poi magari mi mettono in galera e chiudono ‘L’espresso’. Però l’abbiamo detto. Ma io non l’ho detto. È ‘L’espresso’ che lo ha scritto. Sono stato frainteso”.

Visto che siamo liberi. Cosa le viene in mente quando sente la parola Brunetta?
“Mi fa schiantare dal ridere. Quando lo vedo in tv, mi viene la voglia di entrarci dentro e mettermi accanto. È una maschera, per come esprime i concetti, non per l’aspetto fisico. È un testo teatrale”.

Mariastella Gelmini?
“È impegnata in una lotta impari. Le facce dei ragazzi sono sacre. Non si può non stare coi ragazzi. Diceva Mark Twain: ‘Non ho mai permesso alla scuola di interferire con la mia istruzione'”.

Giulio Tremonti?
“Un’immagine, nitida. Non uno da mandare all’inferno”.

Lei dice che Dante scrive perché Dio esista e non perché Dio esiste. Il poeta crea il mondo?
“Sì. E la ‘Commedia’ è il poema dell’incredibile, è audace e moderna. C’è dentro il bipolarismo, il trasformismo. Ah, che bella pena sarebbe quella dei trasformisti, Dante cambierebbe in continuazione quel che appare loro davanti. E quanto sarebbe pieno il girone dei corruttori. Ma niente nomi. Dante l’hanno mandato in esilio perché odiava i trasformisti e gli stolti. Poteva dare un bacio a un lebbroso, non avrebbe mai stretto la mano a un imbecille”.

Ci sarebbe il girone dei bigotti?
“Sì. Di coloro che prostituiscono il sacro”.

A chi stringerebe Dante la mano a Montecitorio?
“Il parlamento racchiude il 10 per cento del peggio, l’80 per cento di mediocrità. E il 10 per cento del meglio. A quel 10 per cento stringerebbe la mano”.

Ultima domanda. Lei va in giro con la ‘Commedia’ in tutta l’Europa, in America, nei Paesi arabi. Perché Dante è così universale?
“Perché si è occupato di quella cosa di cui non si occupa più nessuno: la vita, il mistero, il perché siamo qua. I fatti del mondo non sono la fine della questione. Oggi è tutto desacralizzato, ma appena entro nell’aldilà si sente una nostalgia, una rimembranza profonda, di un paradiso terrestre. Noi viviamo la notte di Giacobbe perenne. Lottiamo con Dio, e come Giacobbe ne usciamo feriti, toccati. Non si può sfuggire alla ‘Commedia’ come non si può sfuggire alla propria coscienza. È come chinarsi sull’abisso. E quando guardi l’abisso l’abisso guarda te”.

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23 dicembre 2008

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/AllInferno-con-Benigni/2054071&ref=hpsp

Natale, l’allarme dei consumatori: “Spese e saldi sono in netto calo”

Secondo le associazioni il calo è del 20% e del 30% per i ribassi

Gli unici settori a far registrare segno positivo sono hi-tech e lusso

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Natale, l'allarme dei consumatori "Spese e saldi sono in netto calo"

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ROMA – Un presente fosco e un futuro ancor più nero. Lasciano poco spazio all’ottimismo le associazioni dei consumatori. Secondo i dati del Codacons i consumi italiani, nel periodo natalizio, sono scesi del 20% rispetto all’anno scorso e per i prossimi saldi le attese sono per un calo degli acquisti del 30% rispetto all’anno scorso. Secondo Federconsumatori-Adusbef, inoltre, per i regali di Natale, gli italiani hanno speso quest’anno 2 miliardi in meno rispetto all’anno scorso.

A risentire particolarmente della crisi, dicono i consumatori, sono stati gli acquisti relativi agli addobbi per la casa scesi mediamente del 25%, abbigliamento e calzature (-23%) e giocattoli (-10%) mentre “stabili si registrano i consumi alimentari”. Gli unici settori a far registrare segno positivo sono stati, invece, hi-tech e lusso, che hanno “retto molto bene” in queste festività durante le quali “la spesa pro-capite per Natale non ha superato i 200 euro”.

“Questi dati non promettono niente di buono per i prossimi saldi invernali”, afferma il presidente Codacons, Carlo Rienzi, prevedendo “una contrazione degli acquisti da parte dei cittadini che potrà arrivare fino al 30% rispetto ai saldi 2007”.

“E’ necessaria una manovra di politica economica, per dare fiato al mercato, famiglie ed imprese, al cui centro vi siano due precise questioni: la tutela del reddito dei lavoratori allontanati dal ciclo produttivo ed un processo generale di defiscalizzazione di almeno 1200 euro all’anno per le famiglie a reddito fisso, lavoratori e pensionati” sostengono Elio Lannutti e Rosario Trefiletti di Federconsumatori-Adusbef.

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26 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/economia/crisi-8/consumi-calo/consumi-calo.html?rss

Fisco, cresce la lotta all’evasione. Cgil: “Grossolana mistificazione”

Per l’Agenzia delle Entrate, le riscossioni da accertamento hanno raggiunto i 2,3 miliardi
in 11 mesi aumento del 46%.

Un anno fa (gennaio-novembre) 1,6 miliardi di incassi

"Grossolana mistificazione"
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ROMA – Non cala la tensione nella lotta all’evasione fiscale che mette a segno entrate record nei primi 11 mesi dell’anno, raggiungendo quota 2,3 miliardi di euro, un +46 per cento rispetto allo stesso periodo del 2007. Lo rende noto l’Agenzia delle entrate. Ma la Cgil parla di “ennesima grossolana mistificazione”. Scettico anche Pier Luigi Bersani, ministro dell’Economia del governo ombra del Pd: “L’accertamento non basta, perché sta calando la fedeltà fiscale. E poi aspettiamo ancora che Tremonti ci faccia conoscere i dati”.

L’Agenzia delle entrate. Tra il 1 gennaio e il 30 novembre di quest’anno le riscossioni da accertamento hanno infatti raggiunto i 2,3 miliardi (+46% rispetto allo stesso periodo del 2007), di cui 1,5 miliardi provenienti da strumenti deflativi (+54%) e oltre 800 milioni derivanti da ruoli (+33%). Un anno fa, nello stesso periodo, gli incassi da accertamento si erano fermati a 1,6 miliardi, di cui 980 milioni da adesione, acquiescenza e conciliazione e circa 600 milioni da ruoli.

Balzo degli introiti. I dati resi noti oggi dall’Agenzia delle Entrate confermano un balzo in avanti degli introiti effettivamente incassati dallo Stato attraverso l’applicazione degli istituti deflativi del contenzioso tributario: adesione, acquiescenza e conciliazione giudiziale. Segno positivo anche per gli incassi da ruoli portati a segno dagli agenti della riscossione che fanno capo a Equitalia, che sono aumentati di oltre un terzo rispetto all’anno scorso.

Nel dettaglio, nel periodo 1 luglio-30 novembre, le somme complessivamente riscosse hanno superato la soglia degli 1,2 miliardi (+44% rispetto agli stessi mesi del 2007), di cui quasi 800 milioni da adesione, acquiescenza e conciliazione (+58%) e oltre 400 milioni da ruoli (+23%). Nel 2007, nello stesso arco di tempo, le riscossioni totali da accertamento si fermavano a 840 milioni, di cui circa 500 milioni da strumenti deflativi e 330 da ruoli.

Un andamento che supera il trend già positivo registrato nel primo semestre 2008, quando le riscossioni complessive raggiungevano la cifra di 1,1 miliardi di euro, ben 345 milioni in più rispetto ai 755 milioni registrati nello stesso periodo del 2007. Più precisamente, delle somme riscosse da accertamento nei primi sei mesi del 2008, più di 700 milioni provengono da istituti deflativi, a fronte dei quasi 500 milioni registrati nello stesso periodo dello scorso anno (+49%), e oltre 400 milioni da ruoli, con un aumento di circa il 45% rispetto ai quasi 300 milioni del 2007.

L’Agenzia delle entrate. Per il direttore del’Agenzia delle entrate, Attilio Befera, questi dati “dimostrano come nel secondo semestre dell’anno si è ulteriormente rafforzata la lotta all’evasione fiscale. L’attività di riscossione ne esce rafforzata sia per quanto riguarda l’attività dei ruoli, sia per la pax compliance. Senza dimenticare che questo risultato sarà ulteriormente rafforzato dalla riorganizzazione dell’Agenzia delle Entrate che sarà operativa con l’inizio del 2009” e che vedrà la soppressione degli uffici locali, sostituiti dagli uffici provinciali, “con conseguente razionalizzazione delle forze dell’accertamento”.

La Cgil: “Mistificazione”.
I dati dell’Agenzia delle entrate sulla lotta all’evasione fiscale rappresentano “l’ennesima grossolana mistificazione”, dichiara il leader della Fp-Cgil, Carlo Podda. “Chiunque – dice – sa che questi numeri sono riferiti all’attività di accertamento che l’agenzia ha effettuato nell’anno precedente”. Secondo Podda “la situazione futura non potrà che peggiorare, visto il forte definanziamento di tutti i principali strumenti di lotta all’evasione”.

Bersani: “Fedeltà fiscale in calo”.
“L’accertamento non basta, perché sta calando la fedeltà fiscale. E poi aspettiamo ancora che Tremonti ci faccia conoscere i dati”. E’ stato il commento di Pier Luigi Bersani, ministro dell’Economia del governo ombra del Partito Democratico. “I risultati nel recupero di risorse evase – ha aggiunto Bersani – sono coerenti con il piano messo a punto lo scorso anno dal passato governo”.

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26 dicembre 2008

DALLA CIA – Viagra ai capi afghani che collaborano

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Le pillole blu inducono gli anziani dei villaggi a collaborare con l’intelligence Usa

La ricompensa offerta dagli agenti della Cia al posto del denaro: è più discreta e soddisfa chi la riceve

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WASHINGTON – Non con i soldi ma con il Viagra. Così la Cia ricompenserebbe alcuni capi clan afghani in cambio della loro collaborazione. A rivelare l’inusuale sistema è il Washington Post. Gli agenti sarebbero ricorsi alle miracolose pillole blu solo in alcune situazioni, ma sembra che la risposta da parte degli anziani sia stata immediata.

L’idea è nata per caso. In un’occasione due 007 si sono incontrati con un capo di un villaggio che era piuttosto tiepido nei confronti degli stranieri. Non era contrario ma neppure a favore. Quando l’uomo, avanti con gli anni, ha iniziato a parlare della famiglia e delle «mogli più giovani», agli agenti è venuto in mente di offrire un pacchetto di Viagra. E la medicina si è trasformata in quello che viene definito «il proiettile d’argento». Ossia ha permesso di stabilire un rapporto di amicizia: il capo clan ha, infatti, accettato di collaborare passando informazioni.

Alcuni esperti dell’intelligence sostengono che i sistemi alternativi sono spesso necessari nelle zone afghane. Di solito si ricorre alla ricompensa in soldi, ma ciò comporta dei rischi. Se consegni ad un «anziano» di un villaggio 3 mila dollari è difficile tenerlo nascosto ed è possibile che anche i talebani lo sappiano. Di conseguenza gira subito la voce che il capo è un informatore e la gente si tiene alla larga. Inoltre l’uomo rischia di essere assassinato come spia degli americani.

Il Viagra, invece, si trasforma in un’arma segreta di persuasione. Perché, sottolineano gli agenti, non solo rende felice il leader ma lo aiuta a soddisfare il suo machismo, visto che spesso ha due o tre mogli. L’unica preoccupazione per gli agenti è quella di evitare di offendere l’uomo. Non tutti, sui monti dell’Afghanistan, sono disposti ad accettare le misteriose pillole blu.

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Guido Olimpio
26 dicembre 2008

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fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_dicembre_26/viagra_ai_capi_afghani_che_collaborano_ed767292-d334-11dd-90d3-00144f02aabc.shtml

https://i1.wp.com/www.justtotheleft.com/images/2005.05.31.viagra.jpgAgente Cia in allenamento..

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India-Pakistan: soffiano venti di guerra

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New Delhi ai propri cittadini: «Non varcate la frontiera»

Islamabad sospende le licenze dei militari e sposta truppe dal confine afghano a quello indiano

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Guardie indiane alla frontiera pakistana nel Rajastan (Ap)
Guardie indiane alla frontiera pakistana nel Rajastan (Ap)

NEW DELHI – Non promette nulla di buono la fine d’anno tra India e Pakistan. Tornano a soffiare impetuosi venti di guerra a un mese di distanza dal massacro di Mumbai, che gli indiani attribuiscono ai pakistani, almeno per non aver fatto nulla per impedire che terroristi islamici del Kashmir raggiungessero seminassero morte nell’ex Bombay. Il ministro degli Esteri cinese Yang Jeichi ha telefonato ai colleghi indiano e pakistano per proporre un incontro a tre sulla crisi. Il capo della diplomazia di New Delhi, Pranab Mukherjee, ha chiesto però che prima Islamabad «faccia di più e distrugga i campi dei terroristi».

NON VARCATE LA FRONTIERA – Il governo dell’India ha invitato i propri cittadini a non recarsi in Pakistan. L’avvertimento è stato lanciato dal ministero degli Esteri di New Delhi mentre era in corso una riunione tra il premier Manmohan Singh e i vertici delle forze armate. «I cittadini sono avvisati che potrebbe essere non sicuro recarsi in Pakistan», ha detto un portavoce del ministero degli Esteri, rispondendo a una domanda sulla notizia dell’arresto di cittadini indiani dopo l’esplosione di un minibus giovedì in una strada centrale di Lahore che ha provocato la morte di una donna che passava e il ferimento di quattro cristiani che si stavano recando a Messa. L’obiettivo era un alto funzionario di polizia che prese parte a un’operazione che uccise un leader di Al Qaeda nel 2002 legato a un gruppo estremista islamico.

SPOSTAMENTI DI SOLDATI – Islamabad ha avvertito l’India di non lanciare attacchi e ha promesso di rispondere a ogni provocazione. Il Pakistan ha trasferito truppe dal confine con l’Afghanistan a quello con l’India e ha sospeso tutte le licenze ai militari con compiti «operativi». Negli ultimi giorni l’esercito e l’aeronautica di Islamabad hanno ridotto le operazioni contro i talebani e i miliziani di Al Qaeda nella valle di Swat e nell’area tribale di Bajaur. Fonti militari pakistane sostengono che è stato notato uno spostamento di truppe indiane verso la frontiera. Lo stato maggiore pakistano ha messo in stato di massima allerta soprattutto l’aviazione, dopo che il 13 dicembre jet indiani violarono lo spazio aereo pachistano presso Lahore. La notizia della violazione è stata poi smentita dall’India. «Vogliamo la pace, ma non dovremmo essere compiacenti con l’India», ha dichiarato il ministro degli Esteri pachistano Shah Mahmood Qureshi. «Dovremmo sperare per il meglio, ma prepararci per il peggio».

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26 dicembre

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_dicembre_26/india_pakistan_tensioni_a1efb77e-d353-11dd-90d3-00144f02aabc.shtml

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APPROFONDIMENTI

L’immagine di testa appartiene a un sito interamente dedicato alla Storia della Crisi tra India e Pakistan. In inglese: http://www.historyteacher.net/indiapakistan_crisis.htm

Saldi record a Londra, ma rimane lo spettro della bancarotta

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Saldi a Londra

Sconti anticrisi con riduzioni fino al 90% nelle più importanti catene britanniche, una misura che attira clienti ma che difficilmente salverà le società dalla bancarotta.

Folle nei negozi di Londra e del resto della Gran Bretagna per l’inizio dei grandi saldi post-natalizi: con sconti con punte del 90% del prezzo originale. Alcuni grandi magazzini segnalano un volume di vendita quasi doppio rispetto al Santo Stefano di un anno fa (chiamato ‘Boxing Day’ su questa sponda della Manica).

Su Oxford Street, la strada piu’ commerciale di Londra, circa duemila persone si sono accampate prima dell’alba e hanno fatto la coda per avere il privilegio di entrare per prime nei grandi
magazzini Selfridges che hanno dato avvio ai grandi saldi invernali alle sette di stamattina.

Presi di assalto anche i vicini grandi magazzini Debenhams, dove il prezzo di molta merce in saldo e’ stato ridotto fino al 70%.

Gia’ prima di Natale, nel tentativo di ridar fiato al commercio al dettaglio duramente colpito dalla recessione, negozi e grandi magazzini hanno offerto senza grande successo sconti del 40-50% e per i saldi invernali hanno ulteriormente ridotto i prezzi quasi annullando cosi’ i margini di profitto.

I grandi saldi sono in effetti incominciati gia’ il giorno di Natale su Internet e si calcola che circa centomila siano stati ieri i britannici che hanno utilizzato una parte della festivita’ per lo shopping online, a caccia di affari.

Malgrado oggi i centri commerciali del Regno Unito rigurgitino di gente il futuro non appare pero’ roseo: secondo gli esperti dieci-quindici grandi catene di vendita al dettaglio rischiano la bancarotta entro fine gennaio.

Prima di Natale e’ fallita la catena di grandi magazzini Woolworths, che il 5 gennaio chiudera’ definitivamente i suoi ottocento punti di vendita con perdita di circa 27.000 posti di lavoro. La vigilia di Natale la catena di negozi musicali Zavvi e’ finita in amministrazione controllata.

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26 dicembre 2008

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=89965

Auguri antisemiti di Ahmadinejad: Brown protesta con Channel Four

Il ministero degli Esteri britannico ha criticato le dichiarazioni del messaggio del presidente iraniano trasmesso dall’emittente.

Ambasciatore Israele a Londra: “Scandaloso”

Auguri antisemiti di Ahmadinejad Brown protesta con Channel Four Il messaggio del presidente iraniano trasmesso da Channel Four

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LONDRA – Protesta del ministero degli Esteri britannico per un messaggio di auguri natalizi del presidente iraniano Mahmud Ahmadinejad trasmesso da Channel Four. Il governo di Londra ha criticato la diffusione sull’emittente britannica del discorso del presidente iraniano: “Ahmadinejad ha pronunciato una serie di dichiarazioni antisemite spaventose – ha dichiarato un portavoce del ministero degli Esteri britannico – i media britannici sono liberi e hanno tutto il diritto di fare le proprie scelte editoriali, ma questa scelta suscita indignazione non solo da noi ma anche nei Paesi a noi vicini”.

Ahmadinejad è stato scelto da Channel Four per pronunciare quest’anno il messaggio natalizio “alternativo” che la rete diffonde qualche ora dopo la messa in onda, su Bbc e Itv, del tradizionale discorso di auguri della regina Elisabetta II ai britannici.

Nel suo messaggio Ahmadinejad ha sostenuto che se Gesù fosse vivo oggi si sarebbe opposto alle “potenze aggressive, violente ed espansioniste”. L’ambasciatore israeliano a Londra, Ron Prosor, ha definito la scelta dell’emittente “scandalosa”. Un portavoce di Channel Four ha spiegato che intende offrire ai suoi telespettatori una “visione alternativa del mondo”.

E’ infatti dal 1993 che il canale manda in onda messaggi di personaggi pubblici in alternativa al tradizionale messaggio di Elisabetta II. Tra gli altri celebri ospiti il reverendo Jesse Jackson.

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26 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/07/sezioni/esteri/iran-centrali/channel-four/channel-four.html?rss