Archivio | dicembre 28, 2008

28 dicembre 1943: per non dimenticare

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Il 28 dicembre del 1943 i sette fratelli Cervi insieme a Quarto Camurri, un disertore arrestato insieme a loro nella casa dei Campirossi di Gattatico – dove oggi sorge il Museo Cervi -, vennero fucilati presso il Poligono di Tiro di Reggio Emilia per la loro attività antifascista.


I Cervi furono fra i primi partigiani del reggiano che, con determinazione, cercarono di creare una rete organizzata e funzionale fra i vari gruppi di ribelli – come venivano definiti gli oppositori attivi al regime fascista. Per questa loro attività e per aver trasformato la loro casa in una casa di latitanza, furono tratti in arresto la notte del 25 novembre 1943 e fucilati un mese dopo.
Questo gesto invece che intimidire la popolazione reggiana la fece reagire.

I sette fratelli Cervi divennero così un simbolo della lotta di Liberazione.


Approfondimenti:

http://www.fratellicervi.it/

http://www.anpi.it/uomini/cervi_fratelli.htm

Gaza, Israele prepara l’offensiva di terra. Per Hamas i morti sono più di 400

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Il giorno dopo l’offensiva israeliana nella Striscia di Gaza, i raid non si fermano. Non sono bastati i 271 morti che le fonti mediche palestinesi hanno contato e che secondo Hamas sarebbero addirittura 400. Nella Striscia è panico assoluto: un corrispondente della tv araba Al Jazeera, Walid Armoun, racconta che «molti abitanti ci hanno riferito di ricevere telefonate nelle loro case: all’altro capo del filo una voce che si presenta come “Esercito d’Israele” li avverte che devono lasciare le case perchè saranno obbiettivo dei missili». «I Jet F16 israeliani e gli elicotteri – racconta ancora Armoun – stazionano nel cielo praticamente in modo perpetuo e fanno partire i loro missili colpendo i luoghi da dove partono i razzi dei miliziani di Hamas, immediatamente dopo il loro lancio».

L’ultima incursione aerea dell’aviazione israeliana ha colpito Al Saraia, il complesso di edifici che ospita il quartier generale della sicurezza di Hamas e degli uffici del governo. Secondo la tv araba Al Jazeera un missile avrebbe «raso al suolo anche il carcere principale» di Hamas, che si trova nello stesso complesso, e non esclude che «sotto le macerie del carcere» ci siano numerosi detenuti che sarebbero «con ogni probabilità» morti. Un altro raid ha preso di mira la sede della Provincia di Rafah, nel sud della Striscia. Poco prima, a finire in fiamme era stato un camion cisterna nei pressi del valico di Rafah, così come tutte le case circostanti.

Le autorità israeliane confermano che l’offensiva andrà avanti, e il ministro della Difesa Ehud Barak ha spiegato di non aver avuto alternativa: «Hamas ha violato ripetutamente la tregua – dice – li abbiamo avvertiti più volte attraverso vari canali e alla fine non ci hanno lasciato scelta. Sono sette anni che ci bombardano con i loro razzi e i loro mortai – prosegue in un’intervista alla Bbc – ne hanno lanciati migliaia contro il nostro territorio, tre anni fa ce ne siamo andati da Gaza e hanno continuato, non potevamo più accettare una situazione del genere, nessun altro paese lo avrebbe fatto».

Insomma, per Barak, «è giunta l’ora di combattere: non voglio illudere nessuno: l’operazione non sarà facile e nemmeno breve». Ma l’operazione Piombo Fuso, oltre che dal cielo potrebbe colpire anche da terra. «Siamo pronti a tutte le eventualità e se necessario impiegheremo le truppe per difendere i nostri cittadini», ha detto il ministro Barak, che sta già facendo schierare centinaia di soldati con mezzi sulla frontiera sud di Israele. E il segnale che la tregua non è per nulla vicina arriva dall’annuncio che il governo israeliano ha deciso di mobilitare 6.500 riservisti dell’esercito.

Rischia di accendersi una nuova Intifada. Il leader politico di Hamas Khaled Meshaal, esiliato a Damasco, ha chiamato al martirio i palestinesi, promettendo che «la resistenza continuerà con nuove operazioni suicide». Sabato i palestinesi hanno risposto all’attacco israeliano lanciando razzi Qassam oltre il confine. Un missile ha centrato un appartamento uccidendo un israeliano di 55 anni e ferendone altri quattro.

Nella risoluzione del conflitto è cruciale il ruolo dell’Egitto, che sabato sera ha finalmente riaperto il valico di Rafah per consentire il passaggio dei medicinali e dei soccorsi. Ora però, sono proprio le autorità egiziane a denunciare la mancata collaborazione di Hamas: «Noi – dicono – abbiamo aperto il valico di Rafah e aspettiamo che i feriti di Gaza lo attraversino, ma questo non è permesso loro». Di contro, circa duemila egiziani hanno manifestato per protestare contro l’attacco israeliano, accusando di «complicità» il presidente Mubarak, che giovedì aveva ricevuto il ministro degli Esteri israeliano Tzipi Livni. In realtà, Mubarak sabato ha condannato «le aggressioni militari israeliane» e ha attribuito «ad Israele la responsabilità, in quanto forza di occupazione, dei morti e dei feriti.

Proprio a Il Cairo, si incontreranno nei prossimi giorni i ministri degli Esteri della Lega Araba. I ministri, secondo il capo della diplomazia egiziana Ahmed Abul Gheit, «devono decidere i mezzi per raggiungere un cessate-il-fuoco fre le due parti come precondizione ad un accordo di tregua che porti all’apertura dei punti di passaggio fra Israele e Gaza. L’importante adesso – ha aggiunto il ministro – è esaminare i mezzi per fermare l’aggressione e le operazioni militari: noi abbiamo anche convocato l’ambasciatore israeliano per dirgli che non vogliamo né che le operazioni militari proseguano e neanche una invasione terrestre da parte delle forze israeliane».

Gaza, Israele prepara l'offensiva di terra

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E sempre da Il Cairo ha parlato anche il presidente dell’Autorità Nazionale Palestinese Abu Mazen: se le fazioni palestinesi avessero continuato il dialogo – sostiene – si sarebbe potuto evitare il massacro di Gaza. «Noi vogliamo proteggere la striscia di Gaza e non vogliamo, come dicono altri, la sua totale distruzione», ha detto il presidente dell’Anp riferendosi alla dichiarazione del premier del governo di Hamas, Ismail Haniyeh, secondo il quale non bisognerà arrendersi «neanche se tutta Gaza sarà distrutta».

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28 dicembre 2008

fonte: http://www.unita.it/index.php?section=news&idNotizia=74608

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Violente proteste di fronte alla sede diplomatica

Londra, irruzione di manifestanti
nell’ambasciata di Israele

Iniziativa di solidarietà alle vittime palestinesi dell’offensiva militare scatenata sulla striscia di Gaza

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LONDRA – «Violente proteste» si sono svolte di fronte all’ambasciata di Israele a Londra da parte di una folla di manifestanti in solidarietà alle vittime palestinesi dell’offensiva militare israeliana scatenata sulla striscia di Gaza. Secondo Al Jazira i manifestanti sarebbero riusciti a fare irruzione all’interno del perimetro della sede diplomatica.

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28 dicembre 2008

fonte: http://www.corriere.it/esteri/08_dicembre_28/proteste_londra_israele_588152a6-d4f1-11dd-b87c-00144f02aabc.shtml

Garcia Marquez scrive nuovi racconti, tema comune l’amore tra anziani

di Roberto Bertinetti

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Gabriel Garcia Marquez ROMA (28 dicembre) – «Basta, ho già scritto a sufficienza», annunciò alla vigilia dell’ottantesimo compleanno. Per fortuna Gabriel Garcia Marquez ha cambiato idea e sta lavorando a un nuovo libro che dovrebbe uscire la prossima primavera. Lo ha rivelato in un’intervista al quotidiano londinese Guardian Plinio Apuleyo, uno dei più vecchi amici di Gabo.

«Ha finito quattro versioni di una raccolta di racconti, ma non è interamente soddisfatto e sta ultimando la quinta versione con le parti migliori delle precedenti», ha chiarito Apuleyo, una fonte che pare decisamente attendibile visto che è sodale e confidente nel Nobel colombiano sin dall’adolescenza e compagno di avventure giornalistiche e politiche.

Secondo Apuleyo, la raccolta avrebbe per protagonista una signora cinquantenne, Ana Magdalena Bach, e il comune denominatore delle cinque storie sarebbe l’amore tra persone anziane. Se Plinio Apuleyo ha ragione, si tratta dello sviluppo di un progetto al quale Marquez aveva fatto brevemente cenno pochi mesi fa a Madrid. Nel corso di una conferenza aveva parlato di Ana Magdalena Bach e letto di fronte al pubblico un breve brano tratto da un testo che si era limitato a definire «sino ad oggi inedito».

Proprio quel brano, puntualizza Apuleyo al Guardian, costituirebbe l’incipit del volume che Gabo sta ultimando con grande fatica. Eccolo, se l’ipotesi di Plinio si rivelerà giusta: «Tornò sull’isola venerdì 16 agosto, con il traghetto delle due del pomeriggio. Aveva una camicia a quadri scozzesi, jeans, scarpe estive senza tacco. Niente calze. L’unico bagaglio era una borsa da spiaggia». La meta del viaggio di Ana Magdalena Bach è il piccolissimo cimitero dove è sepolta la madre. «Aveva ripetuto quel rito per ventotto anni consecutivi ogni 16 di agosto alla medesima ora, prendendo la stessa stanza nell’albergo, lo stesso taxi e tornando dalla stessa fioraia sotto lo stesso sole infuocato del cimitero per mettere un po’ di gladioli su quella tomba», scrive ancora Marquez.

Durante il colloquio con il Guardian Plinio Apuleyo aggiunge che Marquez ha in serbo una sorpresa: proprio nel corso di quel viaggio Ana Magdalena scoprirà che la sua vita sentimentale, da lei ritenuta “fallimentare”, potrebbe riaprirsi. «Certo, l’argomento al centro del prossimo volume di Gabo sarà ancora una volta l’amore», ha detto Apuleyo. Che precisa in chiusura di colloquio: «Sono convinto che le vicende di Ana Magdalena rappresentino per lui il completamento di un ciclo iniziato nel 1985 con L’amore ai tempi del colera. Lo spirito è lo stesso di allora, cambia soltanto l’età dei personaggi».
Pochi giorni prima dell’uscita dell’intervista di Plinio Apuleyo al Guardian nelle librerie del Regno Unito è arrivato Gabriel Garcia Marquez. A Life (Bloomsbury, 566 pagine, 25 sterline), splendida indagine biografica a firma di Gerald Martin sulla lunga e avventurosa esistenza del narratore di lingua spagnola più celebre al mondo definito «il vero erede di Cervantes».

Un ritratto che ha richiesto vent’anni di lavoro, trecento interviste e trenta lunghi colloqui tra lo stesso Gabo e la studioso per verificare sin nei minimi particolari l’esattezza di ogni dettaglio.
Nel volume di Martin si dà spazio alla Roma della Dolce Vita dove Gabo approda per studiare cinema, vive in albergo «malridotto e puzzolente» di via Nazionale e si mantiene inviando corrispondenze sul Papa, sulle attrici più in vista del periodo (Sofia Loren e la Lollo) e «trascorre serate girando per la città con una Vespa presa in prestito». Si fa poi tappa a Parigi per ricostruire l’incontro con Hemingway (“si incrociarono una sera per caso, lui gli gridò ‘Maestro, ha un minuto?’ e l’altro replicò secco ‘Adios, amigo’, rivela il biografo) e quindi si torna in America Latina per il matrimonio con Mercedes, di cui si era innamorato sin da bambino, e l’inattesa conquista della fama planetaria nel 1967 con Cent’anni di solitudine, ideato in macchina durante un viaggio verso Acapulco.

Al biografo Marquez racconta, tra l’altro, il legame con Castro (“un amico che sa cucinare benissimo gli spaghetti”), il motivo della rivalità con Mario Vargas Llosa (“era certo che corteggiassi sua moglie, si sbagliava”) e il disagio provato a Stoccolma in una notte del 1982 mentre nella sede dell’Accademia era in attesa di ricevere il Nobel e scelse di coricarsi su un divano perché, spiega, “non potevo dormire nello stesso letto di Kipling, Mann, Neruda e Faulkner”. Ora che ha superato la soglia gli ottant’anni e ha sconfitto il cancro deve combattere con la tentazione di mettere da parte la letteratura. “Vorrei riposarmi, ma ho la mente piena di storie”, confessa a Martin. Aggiungendo durante l’ultimo colloquio: “Qualche volta mi sento depresso. Perché capisco che tutto sta per finire”. La notizia che sta lavorando a nuovo libro costituisce la miglior conferma della sua straordinaria vitalità.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=39891&sez=HOME_SPETTACOLO


LA LETTERA – Una studentessa 14enne: “Ministro Gelmini, non condivido”

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Salve, io sono una ragazza che abita in una città in provincia di Genova. Ho 14 anni e frequento il primo anno di liceo scientifico tecnologico. Ci tenevo a rivolgermi con il ministro Gelmini perchè non condivido le sue opinioni. Non vedo il perchè cambiare, a cosa serve il maestro unico? Cioè io nella mia scuola faccio sia chimica che fisica e non penso che nessun altro prof. potrebbe essere in grado di spiegarmi la materia bene come lo fanno già i miei insegnanti.

Sappiamo tutti in che situazione si trova la scuola Italiana, è considerata da tutti i paesi Europei e non, di basso livello. In Egitto per esempio si va a scuola già a 5 anni, fai sei anni di elementari poi tre di medie e tre di superiori. Già in prima si dà un esame e tramite quel punteggio i prof. decidono se tu sei portato per lo scientifico o il classico. Dopo di che si fa un esame anche in terza e trammite il punteggio di questo ti iscrivi all’università della tua portata.

Cioè in Italia finisci l’università che hai già 30 anni là a 20 già lavori. Cioè perchè noi dobbiamo essere meno degli altri? E pensare che ci sono tantissimi bambini che vorrebbero andare a scuola e noi che grazie a Dio abbiamo tutto, si può dire che manco teniamo conto della fortuna che abbiamo e buttiamo tutto all’aria come se niente fosse.

Io una volta finiti i miei studi vorrei diventare ministro degli Esteri,però non vorrei mai fare gli stessi errori che sta commettendo lei. Anche se sono solo una ragazzina di 14 anni so di essere matura, responsabile, e di aver la testa sulle spalle. Se lei ha creato un blog dedicato ai ragazzi per scrivere le proprie opinioni sulle sue riforme dedicate alla scuola si sarà accorta che nessuno è a favore. Mi dispiace dirle questo ma è tutto quello che pensiamo noi ragazzi delle sue riforme.

Spero che lei trovi il tempo per rispondermi. Arrivederci, aspetto con ansia sue risposte su questo blog se può. Grazie di cuore. Cordiali saluti.

Babba

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27 dicembre 2008

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=39852&sez=HOME_SCUOLA

BARI – Nel diario del professore il vademecum dei raccomandati / GENOVA – Università, la dinastia degli impiegati

Università, nuovo scandalo: i nomi dei candidati favoriti nell’agenda del prof

Domande prestabilite per favorire chi era stato segnalato: indagini sugli anni 2004-06

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di GABRIELLA DE MATTEIS e GIULIANO FOSCHINI

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Bari, nel diario del professore il vademecum dei raccomandati
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BARI – Un’agenda rossa con i nomi dei raccomandati. Un “meccanismo preciso”, con domande prestabilite, per agevolare i candidati e garantire loro almeno il 18. E poi il “vademecum della raccomandazione”, il manuale del perfetto segnalatore. All’Università di Bari ora scoppia “Raccomandopoli”.

Uno scandalo che segue quello degli esami venduti, quello dei test d’ingresso truccati e quello dei concorsi pilotati e delle cattedre a conduzione familiare. “È un sistema di segnalazioni – scrive il Gico della Guardia di Finanza – del quale risultava essere collettore e promotore il professor di Diritto del Lavoro Antonio De Feo: un sistema finalizzato a consentire il superamento di esami universitari a studenti per i quali pervenivano specifiche richieste da parte di importanti professionisti o di altri colleghi professori”. I fatti fanno riferimento agli anni che vanno dal 2004 al 2006 e sono racchiusi in un migliaio di pagine depositate agli atti dell’indagine condotta dal sostituto procuratore del tribunale di Bari, Francesca Romana Pirrelli, sulla compravendita degli esami universitari nella facoltà di Economia.

Un’inchiesta – portata avanti
dai Carabinieri del reparto operativo del comando provinciale di Bari – che ha portato nei giorni scorsi all’invio di 35 avvisi di conclusione d’indagine a bidelli, professori e studenti. Nel fascicolo sono finite anche tre informative del Gico che si erano imbattuti nel malaffare universitario quasi per caso. La Finanza indagava sul professor De Feo (fu anche arrestato) nell’ambito di un’inchiesta sulla svendita di alcuni supermercati, dei quali De Feo era commissario fallimentare: secondo l’accusa aveva favorito alcune persone vicine all’allora Governatore, oggi ministro degli Affari regionali, Raffaele Fitto. Per questo motivo i pm hanno chiesto il rinvio a giudizio sia per Fitto sia per De Feo.

L’università doveva essere un corollario di questa indagine. E invece si è dimostrata essere – secondo gli investigatori – uno dei principali centri di potere del professor De Feo. “Per comprendere la portata di tale malcostume – scrive il Gico – basti pensare come per gestire tutte le raccomandazioni e segnalazioni che gli provenivano da tutti gli ambienti, Antonio De Feo fosse costretto a ricorrere a veri e propri elenchi che per sua esplicita ammissione venivano definiti dei raccomandati”. “Sai per caso – chiedeva per esempio De Feo a una sua segretaria, senza sapere di essere ascoltato – dove sta l’elenco dei raccomandati di domani?”. “Sì, professore. Sono attaccati nell’agenda rossa di domani. Vai a domani e lo trovi”.

De Feo è stato anche in commissione per l’esame da avvocato. E anche in quel caso si è fatto collettore di favori: “Mi devi fare – ordinava alla segretaria – una cartellina con tutti i raccomandati”.

Insomma De Feo era un tipo preciso. Tanto da aver anche stilato – dice la Finanza – “il manuale del perfetto raccomandatore”. Le linee guida sono date dallo stesso professore, in una telefonata con un amico. “Se mi fai avere un incontro con tua figlia – gli diceva – facciamo una pianificazione nel senso che la raccomandazione fatta all’ultimo momento è sempre relativa invece se lei mi dice gli esami che deve fare io la faccio parlare, la faccio conoscere, insomma hai capito”.

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28 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/04/sezioni/scuola_e_universita/servizi/bari-esami/vademecum-raccomandati/vademecum-raccomandati.html?rss

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GENOVA – Università, la dinastia degli impiegati

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28 dicembre 2008| Francesco Margiocco
Marco Menduni

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Daniela Stopponi non ne fa un mistero: «All’Università siamo tutte grandi famiglie». Protagonista di una “saga” familiare non tra professori, ma tra tecnici e funzionari: sette tra parenti e congiunti nell’Ateneo.

Per studiare meglio questo albero genealogico, che ha messo radici in tempi antichi e poi è cresciuto nel terreno fertile delle Facoltà e dei Dipartimenti, è forse il caso di partire dal personaggio oggi più conosciuto.

Franca Ansovini, infatti, è la dirigente del Dipartimento gestione e sviluppo delle risorse umane. Prossima ormai alla pensione, il capo del personale ha occupato per anni uno dei ruoli chiave nell’amministrazione dell’Ateneo genovese. Nel sito del Codau, l’associazione costituita dai dirigenti amministrativi delle Università, è indicata come “dirigente a tempo determinato”. E poco importa se i suoi detrattori hanno utilizzato contro di lei la più grossa perfidia in un ambiente accademico: «Non ha la laurea». Fonti vicine alla direzione amministrativa spiegano: «Quando la signora è stata assunta la legge non prevedeva la laurea per quel tipo di incarico». E tagliano così la testa al toro.

In pensione è già il marito di Franca, Piero Ansovini, che ha lavorato presso il Dipartimento di Scienze della salute. Mentre il nome del figlio, Flavio Ansovini, è presente nel database dell’Università di Genova, dov’è semplice trovarlo con una consultazione: Flavio, infatti, lavora al Dipartimento di Ingegneria Biofisica ed Elettronica, il Dibe.

La signora Franca ha una sorella, Maria Ansovini. Dipendente anche lei, fino al pensionamento, del Dipartimento di Scienze della Salute. Maria Ansovini è la moglie di Carlo Stopponi. Dove ha lavorato Stopponi prima di godersi il meritato riposo? Anche lui all’Università di Genova, a Lettere. Carlo Stopponi accetta volentieri di far due chiacchiere e di raccontare questa lunghissima storia familiare. Anzi, ci aiuta lui stesso a ricollegare i vincoli di parentela e a rammentare quali sono i nomi che mancano alla completa ricostruzione della dinastia.

Così, un passo dopo l’altro, si disvela questo percorso attraverso gli anni e le generazioni, le persone e le parente, fino ad arrivare ai giorni nostri, quando le nuove leve sostituscono chi, terminata la sua esperienza lavorativa, si appresta a lasciare il suo posto.

Poi Stopponi racconta la sua personale vicenda: «In realtà io sono stato il primo a lavorare all’Università, poi sono arrivati tutti gli altri». Dove è stato impiegato? «A Lettere, Geografia». E poi tutti i suoi familiari hanno seguito l’esempio. «Beh, sì, sono via via usciti i concorsi, hanno partecipato e hanno vinto. Sa, può capire, la sicurezza del posto fisso… così alla fine siamo diventati una famiglia davvero universitaria».

Anche su questo ramo dell’albero genealogico la tradizione non si è per nulla interrotta. La figlia di Carlo Stopponi e di Maria Ansovini, e quindi nipote di Franca Ansovini, si chiama Daniela Stopponi. E lavora al centro servizi della Facoltà di Scienze della Formazione.

Adesso occorre fare un piccolo passo indietro. Il Dipartimento gestione e sviluppo risorse umane, diretto da Franca Ansovini (che il Secolo XIX ha tentato di rintracciare attraverso i suoi familiari ma senza successo), è uno dei cinque che collaborano al funzionamento della direzione amministrativa.

Un altro è il Dipartimento gestione e sviluppo patrimonio edilizio. Il capo servizio progetti del Dipartimento è l’architetto Claudio Bazzurro, il marito di Daniela Stopponi. Con la quale il Secolo XIX ha parlato rintracciandola nella sua abitazione.

Dottoressa, non le pare un’anomalia? Sette persone della stessa famiglia che lavorano o hanno lavorato nell’Università? «No, non credo sia una cosa troppo strana. Abbiamo tutti partecipato a dei concorsi e li abbiamo vinti, quindi non vedo l’anomalia. Semmai, e questo lo posso ammettere, vivere in quell’ambiente ci ha dato il piccolo vantaggio di sapere per tempo quando sarebbero usciti i concorsi giusti. Ma soltanto questo: poi li abbiamo affrontati con le nostre forze e li abbiamo regolarmente superati».

Però li avete vinti tutti e molti componenti della sua famiglia hanno lavorato nei Dipartimenti, che, a sentire quello che si dice tra le mura dell’Ateneo, sono posti particolarmente ambiti… «Sì, ma bisogna ricordare che in passato la situazione era molto diversa, oggi ci si affolla intorno a pochi posti disponibili. In passato uscivano tantissimi concorsi all’Università e c’erano pochi partecipanti. Così non era difficile uscire dalle selezioni. Pensi che nel mio c’erano soltanto cinque candidati, in quello di mio marito addirittura due».

Insomma, non vi sentite proprio parte della parentopoli dell’Ateneo? «Guardi, all’Università siamo tutti grandi famiglie, io non so se il nostro caso sia il più vistoso oppure meno, so soltanto che ognuno di noi si è guadagnato il posto superando regolari selezioni. E lo ripeto: l’unico vantaggio di cui abbiamo goduto può esser stato sapere per tempo quando sarebbero usciti i concorsi che ci potevano interessare».

Un’ultima curiosità: vivere in un ambiente familiare molto vicino all’Ateneo stimola anche una naturale curiosità verso il mondo universitario? «Può darsi, non saprei dirlo. Certo, è più facile, quasi istintivamente, cercare un lavoro lì dove le cose si conoscono meglio».

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2008/12/28/1101975799432-universita-dinastia-impiegati.shtml


Morto Samuel Huntington, il teorico dello scontro di civiltà

Il politologo americano, professore ad Harvard fin dall’età di 23 anni

Aveva 81 anni. Scrisse il famoso saggio sul mondo dopo la Guerra fredda

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Morto Samuel Huntington il teorico dello scontro di civiltà

Samuel Huntington

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BOSTON – Samuel Huntington, il politologo americano celebre per aver scritto il saggio “Scontro di civiltà”, più volte invocato dopo l’11 settembre, è morto la vigilia di Natale nell’isola di Marthàs Vineyard in Massachusetts. Newyorchese, laureato a Yale, Huntington aveva 81 anni. L’annuncio della morte è stato dato da Harvard, l’ateneo dove aveva insegnato da quando aveva 23 anni.

Noto per la la sua analisi della relazioni tra governo civile e potere militare, gli studi sui colpi di Stato e le sue tesi sugli attori politici principali del ventunesimo secolo (le civiltà che tendono a sostituire gli Stati-nazione) Huntington era nato ideologicamente nel gruppo degli allievi di Leo Strauss che lanciarono il movimento neo-con: Irving Kristol, Norman Podhoretz, Seymour Martin Lipset, Daniel Bell, Jeane Kirkpatrick e James Q. Wilson.

Autore di 17 libri e un centinaio di articoli scientifici, nel 1993, con otto anni di anticipo sugli attentati di al Qaeda, la guerra in Afghanistan e l’Iraq, aveva scritto su Foreign Affairs che “la prossima guerra, se ci sarà, sarà una guerra tra civiltà”.

Nel saggio ‘Scontro di Civiltà’, rielaborato nel 1996 in un libro tradotto in 39 lingue, lo studioso americano aveva sostenuto che, sotto la spinta della modernizzazione, la politica si sta ristrutturando lungo “faglie culturali”. E tra le grandi civiltà contrapposte in un prossimo conflitto aveva indicato anche l’Occidente e l’Islam. Bollata come semplificata e semplicistica, la tesi di Huntington ipotizzava che nel mondo post guerra fredda le alleanze determinate da motivi ideologici o da rapporti con le superpotenze avessero lasciato il campo libero a nuovi confini ridisegnati perchè coincidano con quelli culturali.

Huntington aveva elencato nel suo saggio sei diverse civiltà: islamica, slavo-ortodossa, confuciana, indù, giapponese e occidentale. “La Guerra fredda è finita con il crollo della cortina di ferro. Con la scomparsa delle divisioni ideologiche in Europa, la faglia tra cristianità occidentale e cristianità ortodossa e Islam è riemersa”, aveva scritto il guru di Harvard, osservando che “nel momento in cui la gente comincia a definire la propria identità in termini di etnia e religione, è sempre più comune il vedere un ‘noi’ contrapposto a un ‘loro’ nelle relazioni tra popoli di razza e fedi diverse”.

La visione dello studioso anche all’epoca dell’uscita del saggio aveva tuttavia provocato polemiche. Respingendo la tesi del professore di Harvard, il suo collega libanese trapiantato negli Usa Fouad Adjani aveva obiettato che il mondo islamico non è così monolitico come è descritto su ‘Foreign Affairs’.
In Iran – aveva scritto Adjani – molti giovani si ribellano agli imam fondamentalisti. In Iraq Saddam Hussein è salito al potere come leader secolare. E sia Egitto che Giordania hanno leadership capaci di dialogare con Israele. In altre parole, secondo Adjani, quello dell’Islam era “un mondo che si divide e suddivide”.

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27 dicembre 2008

fonte: http://www.repubblica.it/2008/12/sezioni/spettacoli_e_cultura/morto-huntington/morto-huntington/morto-huntington.html?rss

Finita la tregua per le vacanze di Natale: Da gennaio raffica di scioperi

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AGITAZIONI SINDACALI

Il 2009 si apre all’insegna delle scioperi nel settore del trasporto aereo mentre a febbraio sono già in calendario due proteste nella stessa giornata di venerdì 13: incroceranno le braccia i dipendenti del pubblico impiego e i metalmeccanici

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Roma, 27 dicembre 2008 – Il nuovo anno si apre all’insegna delle proteste. Finita la tregua per le vacanze natalizie, il mese di gennaio sarà caratterizzato da una serie di scioperi nel settore del trasporto aereo mentre a febbraio sono già in calendario due proteste nella stessa giornata di venerdì 13: si tratta dello stop annunciato in modo congiunto dai dipendenti pubblici della Fp-Cgil e dai lavoratori del primo sindacato dei metalmeccanici, la Fiom.


Apre la ‘lista’ il 5 gennaio lo stop dei lavoratori di Techno Sky aderenti a Fim-Cisl, Fiom-Cgil, Uilm-Uil e Rsu per la durata di quattro ore tra le 8 e le 17. L’8 gennaio sarà la volta dei dipendenti dell’Enav aderenti all’Anpcat: la protesta sarà dalle 12 alle 16 per una durata di quattro ore. Il 12 gennaio a fermarsi saranno invece i lavoratori di Telecom aderenti a Slc-Cgil, Fistel-Cisl e Uilcom-Uil con l’astensione dallo straordinario. Il 19 gennaio ancora rischi per chi deve viaggiare in aereo: incroceranno la braccia i lavoratori di Airone aderenti alla RR.SS.AA. Filt-Cgil dalle 10 alle 14, quelli del Gruppo Airone aderenti alla Fit-Cisl nello stesso orario, i dipendenti di Eurofly e Meridiana aderenti all’Anpac rispettivamente dalle 12 alle 16 e per l’intera giornata.

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Stop per il trasporto ferroviario
invece per il 23 gennaio: i dipendenti di Fs aderenti all’Rsu/Rls dell’assemblea nazionale ferrovieri sciopereranno dalla 9 alle 17. Il 27 gennaio invece si fermeranno gli avvocati con l’astensione delle udienze e attività giudiziaria penale al Ministero per l’Unione Camere Penali italiane e la Camera penale di Roma.

Ancora problemi per il trasporto aereo il prossimo 30 gennaio: i lavoratori dell’Enav aderenti al Licta incroceranno le braccia per 4 ore (dalle 12 alle 16).

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A febbraio, invece, è in programma lo sciopero generale di Fp-Cgil e Fiom il 13. I dipendenti del pubblico impiego della Fp protesteranno contro «il taglio ai salari a partire da gennaio da 30 a 280 euro a secondo qualifica, l’accordo ‘truffa’ fatto a palazzo Chigi e per difendere i 60.000 precari che saranno licenziati a partire a da gennaio». La direzione della Fiom ha condiviso la proposta del comitato direttivo della Funzione pubblica: «Sarebbe incomprensibile lo svolgimento nello stesso mese di iniziative distinte tra le due categorie a fronte dell’esplicito tentativo delle nostre controparti di dividere le lavoratrici e i lavoratori del settore privato da quello pubblico». Lo sciopero e la manifestazione si svolgeranno nell’ambito delle iniziative che la confederazione definirà a sostegno della vertenza generale. La segreteria nazionale ha convocato il comitato centrale della Fiom per martedì 13 gennaio. Infine ancora disagi per chi vola: i dipendenti dell’Enav aderenti al Cila-AV si fermeranno dalle 12 alle 16.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2008/12/27/141136-finita_tregua_vacanze_natale.shtml