La teoria di Darwin compie 150 anni: L’evoluzione della specie spiega il mondo / L’evoluzionismo: un inganno utile a restare nell’ignoranza

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ROMA (5 gennaio) – Sono passati 150 anni dalla pubblicazione del volume di Charles Darwin L’origine della specie. Lo studio rimane un importante strumento per capire il mondo, dall’origine delle malattie ai mezzi per sconfiggerle, dalla spiegazione di certi comportamenti umani all’attuale crisi economica, fino all’arrivo di pandemie. Si tratta di un anniversario doppio per il 2009: non solo il libro, titolo originale Sull’origine delle specie per mezzo della selezione naturale o la preservazione delle razze favorite nella lotta per la vita, ma anche l’autore Charles Darwin per il quale si celebrano i 200 anni della nascita.

E la teroia di Darwin continua a avere nemici. «Ci vorrà molto tempo perché tutti si persuadano della attendibilità e del valore critico e scientifico della teoria di Darwin», spiega Edoardo Boncinelli, dell’Istituto Scientifico H. San Raffaele di Milano.

Gilberto Corbellini, dell’università La Sapienza di Roma, il valore della teoria di Darwin resta enorme: il genio di Darwin fu capire come evolve il vivente prima ancora di essere in possesso di conoscenze come la genetica, l’ereditarietà dei caratteri.

Una rivoluzione per la scienza. «Oggi nulla in biologia ha senso se non alla luce dell’evoluzione – spiega Corbellini – con enormi ricadute pratiche per la vita umana». L’origine stessa delle malattie è una prova diretta della teoria darwiniana. Dall’Aids alla malaria al cancro, Darwin può insegnare molto su come sconfiggerle perché capire come evolvono virus, parassiti o cellule tumorali è la chiave per produrre vaccini, farmaci, per contrastare le resistenze farmacologiche. Stesso discorso per le malattie mentali, fenomeni in aumento riconducibili all’evoluzione del nostro cervello.

Economia ed evoluzione. «Anche la crisi economica è leggibile in chiave evoluzionistica – aggiunge – noi non siamo evoluti per vivere in un’economia di mercato, i nostri antenati vivevano di scambi; inoltre non siamo capaci di scelte rapidissime e totalmente razionali e astratte e sono stati proprio gli errori umani a portare alla crisi».

La controversia con le religioni. Pur così pervasiva, la teoria di Darwin ancora non è accettata dalle religioni: «Anche i cattolici di scienza che pure sanno riconoscere la scientificità dell’evoluzionismo – conclude Corbellini – non potranno mai accettare che le caratteristiche superiori dell’uomo siano spiegate in termini materiali».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=40839&sez=HOME_SPETTACOLO

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L’evoluzionismo

è un inganno utile a restare nell’ignoranza

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di G. Sermonti – da Il Tempo, 10 gennaio 2000

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Sono anni che mi batto contro l’Evoluzionismo, e per necessità dialettica ho fatto quasi finta di credere che si trattasse di una Teoria Scientifica. In realtà all’Evoluzionismo manca una cosa per essere oggetto scientifico: una formulazione. Le definizioni di Evoluzione, che si trovano nei vocabolari letterari, sono esattamente quello di cui gli scienziati non vogliono sentir parlare. Il Devoto-Oli ha: “…passaggio lento e graduale degli organismi viventi da forme inferiori e rudimentali a forme sempre più complesse”. Sbagliato, dichiarano gli scienziati di Harvard; l’evoluzione organica è una forma di adattamento locale che non implica alcuna forma di progresso. Poi ci ripensano e concludono che “adattamento” non significa nulla. Vuol dire “sopravvivenza”, così che la migliore definizione dell’Evoluzione è la “sopravvivenza dei sopravvissuti”. Se cercate nei glossari dei testi scientifici una definizione di Evoluzione potete trovarvi di fronte qualcosa del genere: “cambiamento di frequenze geniche in una popolazione, a buon diritto vi sentirete presi in giro, convinti come siete che l’evoluzione è qualcosa che dovrebbe consentire di passare da un batterio a una tigre, e non un’operazione statistica.

Ma allora che cos’è l’Evoluzionismo? E’ l’ovvietà secondo cui, se le cose ci sono, e un tempo non c’erano, in qualche modo e a un certo punto devono pur essersi formate, e il modo più banale e inoffensivo è quello di essersi formate un po’ per volta, gradatamente, passando dall’una all’altra. Questo vale per le nebulose, per gli organismi, per le lingue, per le culture, per gli strumenti musicali, per la tecnica, per tutto. Tale convinzione contiene l’ottimismo dell’ignorante, secondo cui all’inizio c’era l’amorfo e l’approssimato e poi è venuta l’opera raffinata; cioè l’idea che l’uomo sia nato dalla scimmia, un po’ per volta, per adattamenti, per tentativi. Fatto di cui non esiste l’ombra d’una prova, e non esiste la facoltà di dubitare.

Ma veniamo alla inveterata abitudine verbale dell’evoluzionista ad usare locuzioni come “ancora non c’era”, o “già c’era”, o “in via di sviluppo”, che presuppongono un fatale e progressivo svolgersi dell’essere verso il meglio, ancorché la teoria non lo preveda. Trasferendo alla nostra cultura la sua fede, l’evoluzionista si scandalizza che nel duemila “siamo ancora a questo punto”.

Di fronte ad ogni problema, è sempre stato un buon precetto quello di non adottare la prima soluzione, quella a portata di mano, la più felice. Ebbene, proprio l’adozione dell’ovvio “è” la ricetta dell’evoluzionista. Non richiede alcuna conoscenza, cultura, acume, può essere sostenuta da un analfabeta che di Darwin sappia solo che aveva la barba… Egli è autorizzato a sorridere con sufficienza se uno scienziato dubita che l’uomo discenda dalla scimmia. E da dove sennò? L’idea del progresso automatico esime dal problema di come improvvisa e solitaria emerge la grandezza. Giorgio De Santiliana (Il Mulino di Amleto) accusò questo “soporifero” gradualismo di essere la tenda sotto la quale nascondiamo la nostra ignoranza della storia.

Forse la più grave responsabilità culturale dell’evoluzionismo è proprio la generale opacità che esso ha disteso sulla realtà. Esso ha adottato il malvezzo, che Darwin ha inaugurato e i suoi seguaci sviluppato, di introdurre le affermazioni con dubitativi. “Forse”, “potrebbe anche essere”, “non si può escludere”, “si può suggerire”, “sarebbe anche possibile”, e così via. Questo fraseggiare esonera dal portare prove, dal presentare argomenti. In questo modo la nostra povera immaginazione oscura tutto il meraviglioso, tutta l’imprevedibilità, tutta l’inaudita sfrontatezza con cui la natura compie le sue opere. Il mondo è andato come è andato, ma avrebbe potuto andare in qualunque altro modo, naturalmente anche senza di noi, senza la Terra e senza il mondo. Per questo, poco ci sorprende e poco ci interessa di come sia realmente andato. Il mondo degli evoluzionisti è un mondo in cui tutto cambia, senza che succeda mai nulla. In cui i problemi non si risolvono perché non ci sono, e questa è la soluzione di tutto. Un mondo virtuale.

Il duemila si apre con l’Ingegneria Genetica, che è una distruggitrice di misteri e di incanti molto superiore ai “potrebbe essere” dell’Evoluzione. Il Faust che costruisce l’uomo in provetta se la ride di come Iddio o la Natura si siano industriati a costruire Adamo. Un’autorevole rivista inglese (New Scientist) ha intestato il suo fascicolo “Evolution is dead” (l’Evoluzione è morta). E argomenta così: che cosa può importarci più della decrepita Evoluzione quando le specie cambiano sotto le nostre mani in pochi giorni? Non abbiamo più bisogno di Dio, ma neppure della Natura, cioè di quella dea baschereccia, che abbiamo tenuto in carica in attesa di prendere il potere direttamente in pugno? Ma l’Ingegneria Genetica funzionerà? Personalmente, ne dubito. I biologi stanno imparando ad usare i computer, e si prepara il trionfo di un altro tipo di ingegneria: la realtà Virtuale. L’evoluzione degli organismi virtuali è la biologia del futuro. Senza Dio, senza natura, senza Realtà.

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fonte: http://www.maran-ata.it/doppio_taglio/htm/evoluzionismo.htm

Una risposta a “La teoria di Darwin compie 150 anni: L’evoluzione della specie spiega il mondo / L’evoluzionismo: un inganno utile a restare nell’ignoranza”

  1. pizzanapoli dice :

    ma stai fuori?

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