Archive | febbraio 2009

ALIMENTAZIONE – Così ho vinto la guerra al mercurio, il metallo killer

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Un metallo killer che arriva sulle nostre tavole. In America un medico, Jane Hightower, lotta contro le le lobby che ci avvelenano. E in Italia?

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di Agnese Codignola

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Non è popolare come Erin Brockovich, ma dell’eroina di Los Angeles ha la determinazione e il coraggio nell’affrontare industrie e istituzioni per smascherare i conflitti di interesse che si riflettono sulla salute dei cittadini. In più, Jane Hightower è un medico, un dottore di famiglia di San Francisco.

Che ha visto i danni del mercurio sui malati in carne e ossa e si è così arrabbiata da diventare, quasi per caso, la paladina di una guerra impossibile contro le multinazionali del mercurio. Tutto è cominciato nel 2000, quando è arrivato nel suo studio il quarantenne Toshiko, un businessman giapponese afflitto da quella che Jane Hightower definisce la «nebbia mercuriale», cioè un insieme di sintomi vaghi, difficili da ricondurre a una malattia nota: nausea, malessere, cefalea, confusione mentale, stanchezza e perdita di capelli.

Per poter fare una diagnosi,
Hightower ordina i classici esami del sangue, ma quando arrivano i risultati si accorge che il laboratorio ha effettuato un test non richiesto: quello del livello di mercurio, che risulta molto elevato (pari a 18 microgrammi per litro contro i 10 considerati soglia di sicurezza). Lei del mercurio non ne sa molto, e in quel momento non riesce a stabilire una connessione con i disturbi.

Ma il dubbio di quei livelli così alti trovati dal laboratorio di analisi le rimane. E diventa un incubo quando le arriva un’altra paziente con gli stessi sintomi, e valori di mercurio pari a 26 microgrammi per litro. I casi si assomigliano e il medico comincia a chiedersi cosa abbiano in comune la signora di San Francisco e il manager giapponese.

È la grande passione per il pesce della Baia, che entrambi consumano in quantità. E che, ipotizza Hightower, potrebbe essere proprio l’origine di tutto. Per questo il medico si concentra sul metilmercurio, la forma nella quale il minerale si accumula nei pesci e che viene assorbita anche dall’uomo. Consulta la Bibbia del medico di base americano, il ”Cecyl Textbook of Medicine”, e lì comincia a capire che c’è qualcosa che non va su quello che medici e pazienti sanno sugli effetti del mercurio sulla salute.

Il Cecyl, di fatto, contempla la possibilità che una nausea di origine incerta possa essere legata al mercurio, e indica come valore soglia nel sangue 50 microgrammi per litro, ma non dà alcuna informazione su diagnosi, trattamento e prognosi. Per questo lei continua a spulciare testi e documenti; e va a ripescare le relazioni fatte al Congresso dall’Environmental Protection Agency (Epa), l’ente che vigila sulle contaminazioni ambientali.

E scopre che la massima autorità ambientale americana indica un valore soglia diverso, pari a 5 microgrammi per litro: i suoi pazienti, quindi, avevano nel sangue una quantità più che doppia di mercurio. Si allarma e cerca conferme, questa volta al Dipartimento di salute pubblica della California, che porta l’asticella del rischio allo stupefacente valore di 200. Non si tratta di un numero e basta, ma corrisponde, nei fatti, a quanto pesce possiamo mangiare. Hightower non si capacita che nessuno negli Usa sappia dare una risposta.

Nemmeno la mitica
Food and Drug Administration
(Fda), che pilatescamente limita parecchio i dosaggi di mercurio nei suoi consigli a donne incinte e bambini, ma evita di prendere posizione sul rischio per tutto il resto della popolazione. La Fda non dà un valore soglia. E questo per un medico californiano cresciuto nel culto delle sue istituzioni vigili e nel continuo allarme per l’inquinamento, è davvero troppo. Bisogna scendere in battaglia.

E Hightower lo fa alla Erin Brockovich: inizia a parlare con i media locali e poi con quelli nazionali, si rivolge a scienziati e ricercatori. Fino a che qualcuno le dà ascolto e l’aiuta a organizzare i primi meeting scientifici sull’argomento. Con tutte, ma proprio tutte le ricerche in tema squadernate sul tavolo, Hightower scopre che c’è solo una inquietante certezza: il silenzio assordante dell’Fda. Che evita però di liberare il mercurio da ogni accusa.

Perché, spiega Hightower, «sa che la maggior parte dei ricercatori che hanno svolto studi per proprio conto sono stati in realtà pagati dalle industrie, mentre le ricerche cosiddette indipendenti sono state compiute o dalle aziende della pesca sui loro pescatori, o dalle industrie chimiche come la Dow, o da colossi del settore elettrico o farmaceutico, oppure sono rielaborazioni di dati ottenuti decine di anni fa in grandi avvelenamenti collettivi, con metodi quantomeno discutibili».

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E si riferisce, in particolare, ad alcuni episodi del passato, che racconta nel suo ”Diagnosis: mercury” (edito dalla Island Press): il primo incidente si è verificato in Giappone negli anni Cinquanta in un’industria di fertilizzanti, la Chisso, che per anni ha sversato mercurio nella baia antistante, fino a che, nel 1956, gli abitanti di Minamata, che affaccia sulla Baia, hanno cominciato ad ammalarsi. Negata fino all’inverosimile, l’intossicazione è stata riconosciuta solo alla fine degli anni Novanta e la Chisso ha dovuto indennizzare oltre 17 mila persone.

A convincere i giudici giapponesi sono stati i dati riportati nel 1973 da ”Science” a proposito di una intossicazione da mercurio che ha colpito 60 mila iracheni quando Saddam Hussein concesse di combattere i parassiti del grano (soprattutto nelle zone a più alta densità di curdi), spargendo tonnellate sali di mercurio sui semi, e causando così uno dei più massicci avvelenamenti della storia. Il lavoro di ”Science” è ancora oggi la base su cui sono stilati i rapporti ufficiali di diverse agenzie.

È ovvio che l’ignoranza o l’omertà degli scienziati sull’affaire mercurio è il bersaglio numero uno della guerra di Jane, che ha raccolto in prima persona decine di dati e preparato diverse pubblicazioni su riviste scientifiche che hanno costretto il governo a rivedere le posizioni ufficiali. «Ora», spiega Jane, «sia l’Epa che il National Research Council hanno preso molto più seriamente in considerazione gli effetti del mercurio sulla salute, e ammesso che non è solo il cervello del feto a risentirne, ma anche quello dell’adulto, e concordano anche sul fatto che ci sia un aumento di rischio di malattie cardiovascolari, di infertilità, patologie psichiatriche e di una serie di disturbi soggettivi ».

Per l’Epa, il limite di mercurio nel sangue da non superare è pari a 5 microgrammi per litro, mentre per l’Unione europea e per l’Oms sale a 10. Non è banale, perché il problema del mercurio è la sua pervasività nell’ambiente: anche se l’industria farmaceutica, dopo secoli, non lo usa più come farmaco e lo sta eliminando come conservante, il mercurio resta uno dei principali catalizzatori di reazioni chimiche fondamentali per diversi tipi di industrie ed è anche presente naturalmente nell’ambiente. Dunque, il rischio più eclatante sarebbe quello di un episodio grave di contaminazione ambientale, ma anche se esso non si verifica, il mercurio nella nostra vita entra comunque. In particolare, arriva in tavola con la carne dei pesci.

A rischio sono soprattutto i pesci più grandi,
come il tonno e il pesce spada che accumulano più metilmercurio. «Purtroppo, al momento, il consumatore non ha alcun modo per difendersi», spiega Hightower: «Perché non esiste una legge che obblighi i produttori a indicare sull’etichetta il contenuto di mercurio. Eppure il dosaggio costa pochissimo e potrebbe essere fatto senza difficoltà ovunque». Quindi il mercurio c’è, anche se non ci mettono nelle condizioni di sapere quanto, e fa danni. Secondo Hightower, per questo «chi mangia parecchio pesce deve fare attenzione a sceglierne un tipo che accumuli meno metilmercurio come le acciughe, il salmone e in generale i pesci di taglia medio-piccola».

Il vero problema, infatti, è che il metilmercurio rimane nel corpo, soprattutto nel cervello, e non si sa bene se e in che tempi possa essere smaltito: secondo alcuni scienziati resta lì per sempre. Di fatto, il più delle volte possiamo capire se siamo o meno intossicati soltanto quando arrivano i sintomi. E allora è bene andare subito dal medico che deve ricostruire le abitudini alimentari e, se è il caso, ordinare una serie di test rapidi da fare sul sangue (le concentrazioni di mercurio non dovrebbero superare i 5 microgrammi per litro) o sui capelli (non dovrebbero eccedere il microgrammo). Se arriva la conferma di un eccesso del minerale nel’organismo, per ora non c’è altra possibilità se non quella di riportare i valori entro la norma, abolendo il consumo dei pesci incriminati: «Ci possono volere anni, ma personalmente ho visto gli effetti positivi della disintossicazione su oltre 120 pazienti.

Purtroppo gli unici farmaci proposti finora, i chelanti, da anni in studio come disintossicanti da altri veleni, non hanno dato esito soddisfacente e anzi potrebbero mascherare i reali valori di mercurio», spiega Hightower. La guerra di Jane sembra giunta comunque a una svolta. Nonostante i tentennamenti e le contraddizioni, l’Unione europea ha messo al bando i termometri e tutti gli strumenti di misurazione contenenti mercurio, i sali contenuti nei vaccini sono di fatto quasi scomparsi, lasciando il posto ai meno discussi sali di alluminio, e lo stesso sta accadendo per le amalgame dentali sostituite con altre prive di mercurio a spese della sanità pubblica in diversi paesi europei.

Si tratta, secondo la Hightower, di passi importanti perché segnano un mutamento: «La comunità mondiale deve smettere di spargere mercurio nell’ambiente, e anche questi provvedimenti contribuiscono a diminuire la domanda e quindi la produzione»

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Non toccate quei veleni

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Vaccini Il sale contenuto nei vaccini è stato accusato spesso di essere all’origine dell’autismo e di altri danni neurologici e tossicità varie. Negli ultimi anni molti studi hanno smentito l’esistenza di un qualsiasi nesso dei vaccini contenenti mercurio con l’autismo, senza però riuscire a placare le polemiche, mentre altri hanno portato a risultati di segno opposto. Negli Stati Uniti la Fda ha vietato l’uso dei sali di mercurio già nel 1999, mentre in Italia il ministero della Salute, il 15 giugno 2000, ha previsto l’immissione in commercio di prodotti senza sale di mercurio a partire dal gennaio 2007.

Amalgame Nel gennaio scorso l’Unione europea ha sostenuto che le amalgame dentali contenenti mercurio non costituiscono un rischio per la salute perché sono stabili, come è stato dimostrato in numerosi studi su possibili legami con le più disparate patologie. Molti paesi hanno però assunto una posizione contraria e rimborsano la sostituzione delle vecchie amalgame con altre prive di mercurio; tra essi Norvegia, Svezia e Danimarca, che le hanno vietate espressamente anche perché ormai sono disponibili valide alternative. Misure restrittive e rimborsi sono previsti anche in Canada, Germania, Finlandia, Francia e Gran Bretagna. In Italia il ministro della Salute ha vietato l’utilizzo e l’immissione in commercio sul territorio nazionale di amalgame dentali non preparate sotto forma di capsule predosate, per evitare il fenomeno più pericoloso, l’intossicazione da inalazione di fumi di mercurio. In media, la quantità di mercurio ospitata nella bocca di una persona che si è fatta curare per più carie è di circa 2,5 grammi: un quantitativo che, secondo associazioni di consumatori di diversi paesi, sarebbe comunque pericoloso.

Termometri L’Unione europea ha disposto che entro il 2009 i termometri, i manometri per la pressione, i barometri e gli altri strumenti di misurazione a mercurio non possano più essere prodotti; a questo seguirà il blocco totale delle esportazioni europee del metallo entro il 2011. È possibile comunque l’uso del mercurio in apparecchiature mediche per le quali non sia stato ancora trovato un adeguato sostituto. Possono restare in commercio gli oggetti che abbiano più di 50 anni, considerati di antiquariato

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fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2069359/&print=true

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I PRODOTTI A SOLE BASI DI ERBE SONO CONSIDERATI SICURI. mauro

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Ayurveda a rischio

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I prodotti della medicina ayurvedica possono contenere dosi di metalli pesanti tra i quali il piombo, l’arsenico e il mercurio da 100 a 10 mila volte più alte di quelle ritenute sicure e andrebbero perciò sottoposti a controlli molto più severi di quelli attuali.

Lo denuncia la Bibbia della medicina americana,Jama“, che riporta uno studio della Boston University School of Medicine su quasi 200 medicinali della tradizione indiana venduti negli Stati Uniti, soprattutto su Internet. Le sostanze ayurvediche sono suddivisibili in prodotti a base di sole erbe e prodotti cosiddetti rasa shastra, nei quali le erbe sono mescolate con metalli e minerali.

In questi ultimi, secondo gli autori, sarebbero presenti concentrazioni altissime di sostanze tossiche, che dalla fine degli anni Settanta a oggi hanno causato più di 80 casi di avvelenamento grave. Per questo sarebbe indispensabile modificare tutta la legislazione sulla sicurezza dei prodotti a base di erbe; in questo modo sarebbero controllati meglio tutti i farmaci provenienti da altre medicine tradizionali quali quella cinese e messicana

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fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio//2069343/&print=true

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fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/cosi-ho-vinto-la-guerra-al-mercurio/2069341&ref=hpsp

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Mercury Contamination in Fish

LEARN ABOUT MERCURY AND ITS EFFECTS

Interview with Dr. Jane Hightower:
My Patients and Mercury
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Dr. Hightower, how did you come to study mercury?

I’m a diagnostician and an internal medicine doctor, and I’d seen cases over the years where I couldn’t find the cause for certain symptoms. I first started to connect it to mercury when I had a patient with hair loss, fainting spells and stomach upset. She had seen a dermatologist, who, by serendipity, had heard a radio story about hair loss problems related to eating fish from a mercury-laden lake. And in walks my patient, who happened to be a big fish-eater, and who was having these symptoms. At about the same time, I had a second patient with similar symptoms, who said she was certain her house was poisoning her. I asked if she ate a lot of fish and took a whole history. In the end, both patients proved to have elevated mercury levels.

So I did a lot of research — and there wasn’t a lot out there to go on, I have to say. The Food and Drug Administration, for example, was still relying on a 1971 study of mercury poisoning from tainted grain in Iraq. But my patients were relying on me to put it together, so I kept researching. And that eventually led me to put together a study to determine whether the various symptoms in my patients were linked to mercury in their bodies, and whether that mercury could be linked to what they were eating.

What did you expect to find?

I really wasn’t sure. There just wasn’t a lot of data out there at the time that would direct me, and I didn’t know a lot about the differing mercury levels in fish.

How did your patients with elevated mercury levels react to the news?

It varied by patient. For some of them it was pretty shocking at first. And there were a few naysayers. But they all accepted the news one way or another. And those who were symptomatic got their mercury levels down by taking my advice to stay away from fish for six months.

Were they aware of mercury as a threat at all? Was this even on their radar screen?

They had no idea. They ate fish because it is an otherwise healthy food, and they assumed the FDA was protecting them from poisons in their food. I think a lot had a sense of betrayal, because they trusted the government agencies, and yet they hadn’t ever heard anything about the problem.

Did any of them experience mercury-related symptoms?

Yes. The link to mercury is hard to prove, of course. But many of my women patients who ate fish during their pregnancies have reported that their kids have learning disorders. I can’t prove it was mercury that caused it, but I can say that I saw it happen in my practice.

Some of the women have guilt about that, and as I say, many feel betrayed. They were careful during pregnancy — they didn’t take drugs or drink caffeine or alcohol — following the advice they got. But then something they hadn’t been warned about comes up. They feel like they had a right to know.

What’s your sense of the level of knowledge about this in the medical community?

Well, my colleagues in San Francisco say they can’t read the fish menu in a restaurant without thinking of me!

But most doctors have not heard enough about this problem, and many are completely unaware of it. We absolutely need to get more information out to the medical community. In fact, I just recently wrote a resolution for the American Medical Association’s annual meeting that calls for more research, updated safety standards, food labeling and more education on mercury. And, of course, we need NRDC and others to work with people in the field, and to take it to the masses.

But, as an example, every time I do a talk on this subject to medical audiences, I get a call about seven to 10 days later from a doctor asking me to interpret his or her own blood numbers — and these are clinicians, professors, heads of laboratories and so on. So, there’s plainly more education to do.

Has your own diet changed as a result of the study, and your other work on this issue?

Well, I was never a huge fish eater, and when I do eat seafood, I’ve always tended toward the crab and shrimp end of the spectrum anyway. I grew up in a modest family in Sacramento, and didn’t know what a swordfish was until I met my husband! Really, it’s his diet that’s changed as a result of my work on this.

What kind of progress do you think we’re making on mercury problems?

Well, a number of things have come together nicely in the last year or so. I think I provided a missing piece of the puzzle: That this exposure is coming from fish that we purchase at the grocery stores and restaurants. It is not just the subsistence or noncommercial fish that have mercury. Some people are eating so much of the commercial, high-mercury fish that they are over the mark for tolerable allowances set by the Environmental Protection Agency, the FDA, the Agency for Toxic Substances and Disease Registry and the World Health Organization. Although there is some data on the mercury content of fish, testing is still scarce. Having government agencies, non-governmental organizations, consumer action groups, health care professionals and the fishing industry continue to be involved is vital to set the balance. We need numbers and hard facts available. Without them, we cannot make educated, consensual choices.

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fonte: http://www.nrdc.org/health/effects/mercury/hightower.asp

Photo: Richard Rider

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fonte immagine di testa: lagerperanimali.megablog.it

Cani, crocchette killer alla melamina

I Radicali: divulgare informazioni. Il pm Guariniello: negli Usa migliaia di animali deceduti

https://i2.wp.com/www.lastampa.it/cmstp/rubriche/admin/immagine.asp

Due animali sono morti nel Veneto. Indagini su un’azienda di Pavia. Il ministero le ritira

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ROMA — Due cani morti e un’azienda di cibo per animali sotto accusa per aver utilizzato, nella fabbricazione degli alimenti, farina contenente melamina, la stessa sostanza tossica del latte cinese. Lo scandalo del cibo al veleno è arrivato in Italia. Fra novembre e dicembre dello scorso anno, un’allevatrice di cani di San Fior, Treviso, richiede all’Istituto zooprofilattico delle Venezie un esame autoptico su un maltese e un lhasa apso (piccolo cane di compagnia) morti per nefrite e blocchi renali sospetti.

Il veterinario fornisce alcuni referti, fra cui un campione di mangime. «L’esame ha rivelato che il prodotto conteneva melamina, utilizzata per produrre plastiche e vietata nell’alimentazione, in cui determina un falso aumento del valore proteico. Perciò il consumo del mangime era in diretta relazione con il decesso degli animali», spiega Stefano Marangon, direttore sanitario dello Zooprofilattico. A preoccuparsi sono gli animalisti. Esce un comunicato della Lega anticaccia del Veneto che mette in guardia i proprietari di cani e gatti riguardo alla probabilità che circolino in commercio crocchette contaminate. Poi gli Animalisti italiani chiedono al ministero della Salute di rendere noto il nome della ditta: «Se la gente ha il prodotto in casa, ha il diritto di sapere », dice il direttore scientifico Ilaria Ferri. La senatrice dei Radicali-Pd Donatella Poretti presenta un’interrogazione: «La questione è grave — dice —. La vita degli animali ha molta importanza e ritengo che chiarezza e informazione siano il punto di partenza necessario a evitare ogni allarmismo». E Carlotta Bernasconi, vice presidente della Federazione nazionale dell’Ordine dei Veterinari, aggiunge: «C’è chi ha scorte di cibo contaminato e lo ignora: va comunicato immediatamente ».

Ieri la svolta. Il ministero della Salute ha reso pubblico il nome dell’azienda. Si tratta della Diusapet di Marzano, in provincia di Pavia, che realizza prodotti in proprio ma anche farine per conto terzi. Dichiara Gaetana Ferri, direttore della Sanità pubblica veterinaria: «I servizi hanno compiuto campionamenti ufficiali e i mangimi trovati positivi sono stati sottoposti a vincolo sanitario». Il cibo contaminato sta per essere ritirato. Lo dice una nota del ministero: «Si sta provvedendo al ritiro dei quantitativi di tali mangimi eventualmente ancora presenti sul circuito commerciale ». Secondo la Ferri, si tratta di farine animali di origine nazionale, tranne una, di provenienza comunitaria, «su cui si centrano i maggiori sospetti, poiché riteniamo i controlli italiani eccellenti». E ammette la probabile necessità di un’indagine retrospettiva anche oltre frontiera, per ricostruire i percorsi della farina tossica, nostrana o straniera che sia.

Il primo sforzo di tracciabilità viene proprio dalla Diusapet, che si dichiara «costernata» e espone la ricostruzione fatta assieme alla Asl di Pavia: «Da controlli, tutti i campioni delle produzioni attuali, così come quelli di maggio e giugno 2008, sono risultati regolari, mentre sono positivi alla melamina i due lotti della prima settimana di aprile 2008 dei mangimi “Cuccioli” e “Mantenimento Duck & Barley”, di cui è stato disposto il ritiro dal mercato». Anche Raffaele Guariniello, sostituto procuratore di Torino, segue da mesi un’indagine sulla melamina: «La sto portando avanti con i Nas di Torino e Bologna. Nasce da uno studio americano, dove sono morti migliaia di cani e gatti per avvelenamento di questo genere». L’indagine avrebbe già prodotto risultati: a Bologna i Nas hanno trovato mangime contaminato in un allevamento di suini.

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Margherita d’Amico
28 febbraio 2009

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_28/margherita_d_amico_cani_crocchette_killer_a0013a64-056c-11de-b310-00144f02aabc.shtml

Crisi, migliaia in piazza a Torino. Pd: “Assegno a chi perde il lavoro”

L’organizzazione sindacale parla di 60 mila persone, le forze
dell’ordine di 10 mila. “Impennata della cassa integrazione”

Il segretario dei democratici Franceschini: “Berlusconi porti il provvedimento in aula, noi lo sosterremo”

Crisi, migliaia in piazza a Torino Pd: "Assegno a chi perde il lavoro"
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TORINO – Decine di migliaia di persone stamattina in piazza a Torino per il lavoro, alla marcia promossa dalla Cgil Piemonte, sessantamila persone secondo il sindacato, diecimila per le forze dell’ordine. Qualche ora dopo, parlando a Bari, il segretario del Pd, Dario Franceschini, lanciava la sua proposta per aiutare chi perde il lavoro: “La prima proposta contro la crisi è di dare un assegno mensile di disoccupazione per tutti quelli che perdono il posto di lavoro. Berlusconi porti il provvedimento in aula, noi lo sosterremo”. “Se vuole presenti pure un decreto legge, visto che ne ha già fatti tanti”, ha aggiunto il n.1 dei democratici.

Il corteo nel capoluogo piemontese era aperto dallo striscione “Contro la crisi una soluzione c’è: lavoro e contratti”. Tra le centinaia di lavoratori che sono scesi in piazza, cartelli gialli che riportano le ore di cassa integrazione ordinaria e straordinaria aggiornate allo scorso gennaio con percentuali che evidenziano aumenti a tre cifre in tutta la regione. Numerosi gli esponenti politici che hanno sfilato in corteo da piazza Vittorio a piazza Castello: tra gli altri, il segretario di Rifondazione Comunista, Paolo Ferrero e l’ex ministro Pd, Cesare Damiano.

Un dato per tutti: in Piemonte a fine gennaio 2009 le ore di cassa integrazione ordinaria erano quasi 4 milioni, con un incremento del 599% rispetto al gennaio 2008 mentre quella di Cig straordinaria ammontavano ad oltre 2 milioni, con una crescita del 196,4%. Dati ai quali si aggiungono 28 mila lavoratori in mobilità di cui il 40% donne.

“Al centro di iniziative come queste continua a esserci il lavoro e la difesa dell’occupazione – sottolinea Agostino Megale della segreteria nazionale Cgil – è evidente che se il ministro del Lavoro e il governo in una situazione come l’attuale pensano di poter agire con un disegno di legge delega che altera o modifica il diritto di sciopero, noi ci opporremo anche perchè come Cgil, insieme agli altri sindacali confederali siamo sempre stati contro gli scioperi corporativi, che procurano disagi ai cittadini e che mettono l’uno contro l’altro, ma questo non può voler dire procedere d’autorità modificando il diritto di sciopero”.

Su questo punto interviene anche il segretario piemontese della Cgil, Vincenzo Scudiere, che sottolinea “le altre organizzazioni stanno assecondando il disegno del governo che tenta di isolare la Cgil ma manifestazione come quella di oggi dimostrano che la Cgil non è sola”.

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28 febbraio 2009
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CARABINA SELVAGGIA – In arrivo una nuova legge. Devastante

Sparare tutto l’anno. Anche nei parchi naturali. E possibilità di imbracciare il fucile già a 16 anni.

Dal centrodestra un progetto di legge che minaccia l’ambiente

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di Roberta Carlini

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Ragazzini con la doppietta. Spari nei parchi naturali. Restituzione delle armi ai bracconieri. E caccia libera per tutto l’anno nelle aziende faunistiche private. Sono solo alcune delle previsioni con le quali una nuova legge sulla caccia sta per abbattersi sulla fauna italiana. Ribaltando regole e divieti e liberalizzando gran parte dell’attività venatoria, in un testo unico affidato alle cure del senatore del Popolo delle libertà Franco Orsi, parlamentare ligure dalla brillante carriera regionale, all’insegna dello slogan: Per la caccia vota un cacciatore.

Tanto per cominciare,
si abbassa l’età in cui è consentito imbracciare il fucile: a 16 anni si potrà prendere un patentino e andare a sparare per boschi e contrade. Il popolo dei 700 mila cacciatori italiani dunque si potrà infoltire di figli e nipoti, che la legge considera immaturi per votare e guidare un’auto, ma non per impallinare un cinghiale. Come si regolerà la responsabilità civile e penale in caso di incidenti causati dai minorenni in doppietta, non è specificato dal progetto di legge. Che invece detta minuziosamente le norme per l’allargamento della libertà di caccia, unificando diverse proposte accumulatesi negli anni, tutte provenienti dai banchi del centrodestra.

Le intenzioni sono chiare, sin dall’articolo 1 che, dettando i principi generali, fa sparire la solenne affermazione dell’interesse della comunità nazionale alla protezione della fauna. Messa in chiaro la filosofia, si passa ai fatti. Nei parchi naturali si potrà sparare: sarà lecita la caccia in deroga “per piccole quantità” e quella per il controllo faunistico, insomma quando ci sono animali in eccesso che danno fastidio. Conclusione: “Nei parchi si potranno cacciare peppole e fringuelli, con piani pluriennali”, denuncia Legambiente.

Ma non è tutto: le regioni che hanno istituito parchi su più del 30 per cento del territorio saranno punite con sanzioni economiche. Nessuna sanzione, invece, per chi sta al di sotto del minimo di zone protette previsto dalla legge.

Se la deregulation arriva nei parchi, figuriamoci fuori. Mentre finora la legge del cacciatore è stata incentrata sul suo ancoraggio al territorio, in futuro le doppiette potranno spostarsi da una regione all’altra per seguire gli uccelli migratori: basterà comunicarlo alle autorità e pagare qualcosa. I poveri migratori se la vedranno brutta anche per la riduzione delle aree protette sui valichi montani, dove adesso passano indisturbati mentre in futuro sarà consentita la presenza di cacciatori.

Liberalizzazione totale anche per quanto riguarda l’uso di uccelli come esche o zimbelli: via il tetto massimo, via anche gli anellini per identificarli ed evitare abusi. “È una pratica arcaica oltre che crudele: per fortuna lo fanno in pochi, non si capisce perché la legge vuole questo ritorno al passato”, dice Danilo Selvaggi della Lipu. A proposito di pratiche arcaiche: se un cacciatore vuole imbalsamare le sue prede, avrà carta bianca senza i vincoli e le regole che esistono per gli imbalsamatori ufficiali.

Il controllo della fauna, già evocato per aprire alla caccia nei parchi, permetterà ai sindaci di dare mano libera ovunque ai cacciatori per abbattere animali che fanno danni o causano fastidio: cervi, lupi ma anche cani e gatti. Non mancano infine le novità affidate al privato: nelle aziende faunistico-venatorie si potrà cacciare tutto l’anno e anche senza licenza, sparando su animali appositamente liberati per il divertimento di tiratori da luna park. E per coloro che violeranno le (poche) regole che restano, mano di velluto: ai bracconieri presi sul fatto basterà pagare una multa per riavere le proprie armi. E riprendere la caccia.

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27 febbraio 2009

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/carabina-selvaggia/2069447&ref=hpsp

YouImpact: metti in rete il tuo cuore verde!

https://i1.wp.com/www.youimpact.it/images/sfondohead.jpg

YouImpact

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Per festeggiare il quarto compleanno del Protocollo di Kyoto, LifeGate lancia una nuova iniziativa legata al progetto Impatto Zero®. Si chiama YouImpact ed è una piattaforma di sharing per lo scambio di contenuti multimediali. Naturalmente “green”

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Lo scopo è quello di creare una community “eco-tech” sensibile ai temi dell’ecologia che, con un atteggiamento propositivo, attraverso video, immagini e file audio abbia la possibilità di parlare di ambiente come un gioco, un divertimento, un piacere.

“LifeGate ha voluto creare una nuova piattaforma di sharing per la diffusione di un nuovo lifestyle,” afferma Marco Roveda, presidente di LifeGate “per persone e contenuti consapevoli, per tutti quelli che desiderano contribuire al cambiamento di una società senza valori, di consumisti compulsivi, una società dell’avere e dell’apparire, dell’apparire a ogni costo, in ogni modo, magari anche dandosi fuoco o dando fuoco a qualcuno. Questo è YouImpact: un social network dedicato a contenuti e persone intelligenti.”

Il valore della condivisione è reinterpretato in chiave LifeGate con creatività e ironia: una continua ricerca di soluzioni e idee per migliorare la qualità della nostra vita e rispettare il pianeta.

La particolarità di YouImpact non riguarda solo i temi spiccatamente “green”; per ogni contenuto postato, infatti, sarà creato un nuovo metro quadrato di foresta in una delle aree gestite da Impatto Zero®.
Ogni venerdì sarà poi assegnato un bonus foresta ai 50 contenuti più votati nella classifica generale e nei concorsi YouImpact, messo a disposizione da Impatto Zero® per un ammontare complessivo di 202.020 mq di foresta all’anno. Questo per cercare di ricordare e dare forza all’obiettivo 20-20-20 previsto dall’Unione europea per combattere i cambiamenti climatici: abbattere il 20 per cento delle emissioni di CO2 prodotte in Europa rispetto al 1990, produrre il 20 per cento di energia da fonti rinnovabili e aumentare del 20 per cento l’efficienza energetica entro il 2020.

Afferma Simone Molteni, responsabile del progetto Impatto Zero®: “YouImpact nasce per stimolare e dare visibilità a tante voci di persone e aziende che hanno molte cose da dire sull’ambiente, sulla sostenibilità, sulle nuove tecnologie. Vogliamo dar voce a chi ha voglia di cambiare e crede che vivere e lavorare nel rispetto dell’ambiente non solo sia possibile, ma anche più bello e gratificante”, continua Molteni, “perché siamo stanchi di sentir parlare di ambiente sempre in maniera negativa, come un limite o un problema. Parlare di ambiente deve essere una cosa piacevole”.

La piattaforma, sviluppata in collaborazione con OgilvyInteractive, sarà periodicamente sponsorizzata da una o più aziende che lanceranno un tema su cui la community potrà scatenare la propria creatività.
Il primo main sponsor di YouImpact è Cisco che recentemente, con il reality show “eco” Human Network Live Effect, ha dimostrato le potenzialità in campo ambientale delle tecnologie web 2.0. Si tratta di applicazioni online, tra cui i social network, che permettono un’alta interazione sito-utente e che, utilizzate in ambito lavorativo, consentono un notevole risparmio della CO2.

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Chiara Boracchi

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fonte: http://www.lifegate.it/ambiente/articolo.php?id_articolo=2628


Quella volta che Beppino disse: “Ci accuseranno tutti di omicidio”

Lo sfogo del papà di Eluana con la stampa estera: “Ci siamo sempre mossi nella legalità
fin dai primissimi ricorsi in tribunale. Perciò anche adesso non possiamo essere preoccupati”

I legali della famiglia: l’inchiesta è solo un atto dovuto

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di PIERO COLAPRICO

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Quella volta che Beppino disse "Ci accuseranno tutti di omicidio"

Beppino Englaro

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MILANO – Un passo indietro. Udine, studio dell’avvocato Giuseppe Campeis. L’altro legale, il milanese Vittorio Angiolini, è collegato in viva voce. Papà Beppino, il primario Amato De Monte, gli infermieri arrivano alla spicciolata, firmano il protocollo di comportamenti necessari per accompagnare Eluana alla morte. E tutti vengono via via avvisati: “Signori, comportatevi da ora come se foste già indagati per omicidio”. Succedeva esattamente 29 giorni fa. Oggi, quindi non c’è e non ci può essere amarezza, in casa Englaro, per questa nuova fase dell’indagine penale della Procura udinese. Non c’è sorpresa, né scoramento, né ci si lamenta in nome di chissà quale dietrologia.

Papà Beppino, dopo le polemiche per i suoi interventi a favore di una legge sul testamento biologico, sta cercando di evitare di parlare con i giornalisti italiani. Non si è però negato alla Prensa spagnola e agli intervistatori inglesi come se questo non fosse un mondo globale dove le voci corrono alla velocità del bit: “Noi – ha detto ai colleghi stranieri – ci siamo sempre mossi nella legalità e quando dico sempre dico dai primissimi ricorsi nei tribunali, tutto nero su bianco, tutto spiegato con le lettere alle autorità politiche e con i ricorsi ai giudici per questo, se gli altri si muovono nella legalità non troveranno nulla di illecito. Perciò non possiamo essere preoccupati, per noi stare nella legge è stata una scelta non un obbligo. E nessuno ha obbligato né me, né medici e infermieri ad accompagnare Eluana nei suoi ultimi giorni”.

Avvocati e neo-indagati si sono sentiti al telefono. Niente lamentele, niente agitazione, questa la parola d’ordine. La notizia, anticipata da Repubblica e a loro ignota, è stata confermata alle 12 negli uffici della Procura: “Un atto dovuto”, il frutto della montagna di esposti piovuti a Udine da parte di associazioni di cittadini di avvocati. Non c’è alcuna convocazione ufficiale mai quattordici indagati immaginano che gli interrogatori potrebbero cominciare presto già la prossima settimana.

“Una situazione che davvero sa di paradosso. Il signor Englaro, che ha avuto per la figlia amore e rispetto, si ritrova indagato per il suo omicidio. Medici e infermieri, tutti con una vita professionale specchiata e spesa per curare e lenire le sofferenze, vengono accusati di aver ucciso la loro paziente. Questo è il rovesciamento incredibile della realtà, speriamo finisca presto”, dice Gabriele Renzulli, craxiano di antica data, il politico del centrosinistra che ha individuato prima la Casa di cura Città di Udine e poi la Quiete come luoghi idonei per gli ultimi giorni di Eluana.

E dal tavolo di Fred, in via del Freddo, aggiunge una frase: “Ma tanto a questo punto essere o non essere sotto inchiesta per Beppino Englaro non è certo un problema”. Non ha torto Renzulli: almeno se si pensa al deserto “medico e giuridico” che è stato attraversato dalla famiglia Englaro. La nomina del padre a tutore, la sua richiesta di “riprendere il cammino della morte naturale” interrotto dalla rianimazione che non rianima, il rifiuto dell’accanimento terapeutico, delle cure inutile, un rimbalzo continuo di atti giudiziari tra Lecco Milano e Roma per ottenere che Eluana potesse far sentire la sua voce: anzi, la sua invocazione a non vivere in quella non vita, o non morte, che lei non accettava.

Tre settimane prima dell’incidente e dello stato vegetativo Eluana chiamava Dio a testimone dell’amore che c’era e c’è in questa famiglia: papà Beppino che avrebbe potuto fare, se non cercare di accontentare sino al limite estremo la sua sfortunata figlia, la “creatura”, il suo “cristallo”? “In Italia – aggiunge l’avvocato Vittorio Angiolini – l’azione penale è obbligatoria quindi l’inchiesta non è un fulmine a ciel sereno, ma le indagini dimostreranno che l’ipotesi di omicidio è infondata a questo punto, mi auguro che sia lo stesso procuratore capo a esercitare l’azione penale contro i calunniatori, quelli che ci trascinano crudelmente in questa inchiesta”.

Se non sarà il giudice, ci penseranno comunque gli stessi legali: “Stiamo trasformando l’associazione che si è costituita e che si chiama per ‘Eluana’ in un soggetto in grado di raccogliere moltissimi iscritti e spiega Massimiliano Campeis – di ottenere un tesoro dei risarcimenti per le varie diffamazioni. Continuano a darci chance”. Eluana è morta, la sua storia era però troppo complessa e dolorosa per mettere presto la parola fine.

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28 febbraio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/eluana-englaro-5/englaro-inchiesta/englaro-inchiesta.html

Io, Fannullona a tempo pieno

https://i2.wp.com/www.kycraft.com/Media/ArtGallery/blind_justice.jpg

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Sig. Direttore la prego vivamente di pubblicare questa mia denuncia. Il Ministro Brunetta parla tanto di eliminare i fannulloni, quelli che giornalmente offendono il Paese. Si tratta di un concetto talmente accessibile che non richiede nemmeno tanto spreco di energie per entrarvi nel merito. Quello che, diventa difficilissimo è come possa succedere che un dipendente pubblico, dopo 27 anni di onorata carriera nella Scuola, possa essere costretto a fare il fannullone a tempo pieno proprio da chi dovrebbe pretendere dai propri dipendenti il massimo dell’impegno. Si fa fatica a crederci , ma è proprio così: una lotta continua tra la sottoscritta che vorrebbe lavorare come ha sempre fatto e i datori di lavoro che la costringono a fare nulla e quindi rubare lo stipendio.

Perchè io caro Direttore,– e questa è una vera autodenuncia- da diversi mesi rubo lo stipendio, o almeno, sono costretta a farlo. Da 27 anni sono dipendente dell’I.P.S.S.A.R di Villa S.Maria in qualità di Ass.te Amm.vo addetta alla contabilità, tale compito da me sempre svolto con dedizione e professionalità con risultati apprezzabili come dimostrano le annuali riconferme nella stessa area e con le medesime mansioni.

All’improvviso, col nuovo anno scolastico e col nuovo Direttore, le cose cambiano per me radicalmente, inopinatamente e soprattutto inspiegabilmente inizia un calvario fatto di frustazioni, penalizzazioni ed offese ricevute ogni giorno con l’evidente beneplacito del Dirigente Scolastico.

Il mio nuovo mansionario risulta circoscritto a “scarto di archivio- furti-donazione di beni-passaggi di consegne ecc..” cioè nulla Infatti non esistono scarti d’archivio, né furti e tantomeno donazioni e per chi, come me abituata a lavorare, risulta mortificante dover trascorrere le ore a far nulla: è come morire di inedia giorno per giorno. Senza considerare che quando vado ad elemosinare qualcosa da fare e spesso a seguito di crisi nervose ed ipertensive, sono stata minacciata di licenziamento.

Sig. Direttore, si può giungere a tale grado di gratuita protervia nei confronti di un dipendente che in 27 anni ha solo dimostrato attaccamento al lavoro beneficiando anche di malattia a causa di servizio? E’ legittimo costringere quel dipendente a ripetuti ricoveri ospedalieri per crisi ipertensive e gastrointestinali dovuto a continui soprusi da parte del nuovo corso che spesso ripete “quest’anno comando io”?

La prego di non cestinare questa mia denuncia faccia conoscere agli Abruzzesi lavoratori quello che accade in questa nostra bella REGIONE. Pretendo di lavorare a fronte di uno stipendio che oltretutto è aumentato perchè da settembre usufruisco del beneficio dell’art. 7. In attesa di leggere il giornale invio i più cordiali saluti.

Concetta Di Pretoro
Atessa

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27 febbraio 2009

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=48529&sez=HOME_MAIL