Archivio | febbraio 3, 2009

GRILLO – Il Ministro Tremorti

3 Febbraio 2009

Il ministro Tremorti

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Il ministro Tremonti in fuga a Davos
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A Davos si siuniscono in questi giorni i responsabili della finanza mondiale. Tra di loro c’è anche il ministro Tremonti, chiamato Tremorti dai risparmiatori italiani consapevoli.
Un giornalista americano gli ha fatto un’intervista. Fino a quando è rimasto su argomenti generici come “Cos’è la finanza etica?” o “Che differenza passa tra una good bank e una bad bank?”, Tremorti ha risposto con la consueta profondità di pensiero. Quando però il giornalista gli ha domandato se Unicredit riceverà degli aiuti dallo Stato, Tremorti è prima sbiancato e poi si è dato alla fuga. Guardate il filmato. Si vede Speedy Tremonti e il giornalista paralizzato con il microfono in mano. E’ uno spettacolo.
Vademecum per i giornalisti stranieri che vogliono intervistare Tremorti.
Parole da non nominare che lo inducono alla fuga:

– Geronzi
– Alitalia
– Debito pubblico
– Finanza creativa
– Rientro dei capitali dall’estero
– Unicredit, ma anche Banca Intesa San Paolo
Conti dormienti
– Trasparenza bancaria
– Conflitti di interessi
– Falso in bilancio
– Elusione fiscale
– Condoni
– Parmalat
-Tango bond
– Draghi
– Default dello Stato italiano
– Fallimento dei Comuni italiani
– INPS
– Crescita del PIL nel 2009, ma anche nel 2010
– Asta 2009 dei titoli di Stato

Tremorti si sta allenando. Lo scatto felino che ha esibito di fronte al giornalista non nasce dal caso, ma è frutto di lunghi allenamenti nei prati di Arcore con lo psiconano. Quando gli italiani gli chiederanno perchè il Paese è finito in default sarà pronto alla fuga. Dalla sua Sondrio su per lo Stelvio verso l’Austria in cui si dichiarerà rifugiato politico.

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fonte: http://www.beppegrillo.it/2009/02/a_davos_si_siun.html

LA LETTERA – Stupri e rumeni

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Gentile redazione, chiedo scusa se mio italiano non è perfetto. Sono rumeno e studio in Italia da alcuni mesi in seguito a scambio culturale Erasmus con mia Università di Cluj Napoca. Ho seguito con molta attentione vicenda di Guidonia e in particolare modo come è stato trartato il tragico evento dai mass media italiani. Come ben sapete, si è scatenata in Italia una caccia al rumeno. Tutti noi rumeni in gran parte gente per bene abbiamo condannato episodio e la crudeltà con la quale è maturato e abiamo espresso solidarietà alla vittima. Ma il nostro popolo è stato additato come un popolo di barbari, di bestie, di gente dalla cultura inferiore.

Vorei ricordare che oltre a quelli come me che studiano e cercano di fare onore alla Romania qui in Italia, ci sono anche tanti rumeni che lavorano e contribuiscono al economia italiana, e il primato degli stranieri che muoiono di morti bianche sono rumeni. Ci sono stati anche casi di rumeni che hanno salvato vita a italiani, ma non fanno mai notizia. E quando un rumeno o un branco compiono odiosissimi reati, si prosegue per setimane intere a parlare di questa vicenda.

Mentre per es. negli ultimi giorni una rumena è stata stuprata da magrebini a Ragusa e non mi sembra che la vicenda sia stata trattata più di tanto. E una italiana ieri di 14 è stata vittima di violenza di gruppo di compagni di scuola, non credo che darete a questo fatto tanta importanza. E una sudamericana agredita e stuprata da magrebini a Milano, sono sicuro che se fossero stati rumeni ne avreste parlato per due settimane.

Ma con questo non voglio dire che sia sbagliato dare importanza a un fatto di cronaca, è apprezzabile invece, perchè è giusto sensibilizare opinone publica, ma perchè quando lo fanno i rumeni c’è tanto scalpore e quando lo fanno albanesi, magrebini o italiani no? Epure io conosco tanti rumeni che pagano tasse, mandano figli a scuola e rispettano leggi. Loro che non c’entravano niente hanno subito incendi, agressioni ai loro figli, insulti da parte di italiani aizzati da questa paura del rumeno.

Vi prego di tenere in considerazione fatto che io per primo condanno quei 6 disgraziati che hanno fatto un simile orrendo crimine che uccide psicologicamente e non solo una persona specialmente giovane, ma non credo che se lo fa un rumeno è piuù grave di quanto non lo sia se lo faccia un italiano un magrebino o un albanese etc…. Vi saluto augurandovi buon lavoro.

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Aurel Donescu

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3 febbraio 2009

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=45029&sez=HOME_MAIL


Bonus famiglia, un mese di proroga per la domanda

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di Valentina Melis

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Il bonus famiglia apre agli extracomunitari e ai familiari con disabilità diversi dal figlio del richiedente. Inoltre, datori di lavoro ed enti pensionistici avranno tempo fino al 31 marzo per erogare gli aiuti alle famiglie in difficoltà previsti dalla manovra anti-crisi (decreto legge 185/08 convertito dalla legge 2/09). Sono alcune delle novità contenute nella circolare 2/E diffusa oggi dall’agenzia delle Entrate, per chiarire alcuni aspetti del bonus famiglia, l’una tantum da 200 a mille euro per nuclei familiari con reddito compreso fra 15mila e 35mila euro.

I tempi
La legge di conversione del Dl 185 ha spostato dal 31 gennaio al 28 febbraio 2009 il termine per presentare la domanda del bonus ai sostituti d’imposta. Di conseguenza, datori di lavoro ed enti pensionistici erogheranno il beneficio entro il 31 marzo 2009 e, se il sostituto d’imposta non avrà i fondi per elargire le somme, il contribuente avrà un mese in più per presentare la domanda in via telematica alle Entrate: la scadenza è stata prorogata dal 31 marzo al 30 aprile 2009.

I beneficiari
La circolare delle Entrate precisa che il bonus di mille euro va alle famiglie, con reddito complessivo fino a 35mila euro, quando fra i componenti del nucleo è presente un portatore di handicap, anche se non si tratta del figlio del richiedente (come previsto dalle istruzioni alla compilazione del modello di richiesta diffuse a dicembre scorso): la persona con disabilità può essere il coniuge, il figlio o un altro familiare del richiedente, purché fiscalmente a carico.

La residenza in Italia, poi, è un requisito necessario solo per il richiedente del bonus, ma non per il coniuge non separato, per i figli o per gli altri familiari a carico. La documentazione che il richiedente extracomunitario deve possedere, è quella usata per attestare lo status di familiare a carico, ovvero documentazione originale rilasciata dal Consolato del paese d’origine, rilasciata direttamente dal paese d’origine o documentazione con apposizione dell’apostille, per i soggetti provenienti dai paesi che hanno sottoscritto la Convenzione dell’Aja del 1961.

Le Entrate precisano infine che il possesso di redditi fondiari fino a 2.500 euro è ammesso solo se in aggiunta ai redditi previsti per l’erogazione del bonus, ovvero reddito di lavoro dipendente, di pensione o alcuni redditi assimilati a a quelli di lavoro dipendente (ad esempio quelli dei collaboratori o degli Lsu).

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Articoli Correlati – versione beta

I modelli per chiedere il bonus per le famiglie
Pronti i modelli per chiedere il nuovo bonus famiglia
Il bonus famiglia è limitato
Il bonus famiglia non «brucia» la social card
Le misure

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3 febbraio 2009

fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Norme%20e%20Tributi/2009/02/bonus-famiglia-prorogato-termine-domanda.shtml?uuid=6289798e-f21c-11dd-ba33-8852ec7bfa32&DocRulesView=Libero

SOLO 5.000 EURO PER RUBARTI LA CASA – Mutui, nel dl anticrisi il governo abbassa la soglia per l’esproprio

https://i1.wp.com/iorio.blog.kataweb.it/files/2008/09/tremonti-deformato.jpg

di Paola Zanca

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«Da una parte le famiglie, con misure straordinarie di sostegno al redditto (bonus e assegni famigliari), e agevolazioni per i figli (prestiti nuovi nati e acquisto pannolini), blocco delle tariffe per pendolari (treni e autostrade), dall’altra le imprese, con misure finalizzate ad alleggerire la crisi (Iva alla cassa, cessione crediti verso le pa), e i lavoratori (anche autonomi) a rischio: (ammortizzatori sociali, scivolo per i giornalisti e per i negozianti)». Con queste parole, sul sito del governo, si presenta il decreto anticrisi. Altisonanti, roboanti. Ingannevoli.

Se non bastasse la pioggia di critiche piovuta sul decreto da parte dell’opposizione, che ha sempre giudicato insufficienti le misure del governo per contrastare la crisi, ora un’altra bomba a orologeria arriva dal Codacons. Spulciando il decreto, l’associazione dei consumatori ha scoperto che anziché aiutarle, le famiglie, il governo le butta in mezzo a una strada. Tremonti e soci, infatti, hanno abbassato a cinque mila euro la soglia di debito che dà il via libera al pignoramento della casa. Detta in altre parole, oggi una famiglia italiana – dove magari c’è un cassintegrato, un precario, una rimasta senza lavoro – se toccherà la cifra di 5 mila euro di rosso nel mutuo, vedrà arrivare l’ufficiale giudiziario.

Si dirà, è normale, non pago e la banca prende provvedimenti. Peccato che prima del decreto anticrisi, questa soglia fosse di 8 mila euro. Qualcuno l’aveva detto: questo governo pensa più alle banche che ai risparmiatori. Ora, nessuno può difendere l’indifendibile: cresce il numero di cittadini che fatica a pagare la rata e il governo che fa? Tutela le banche che hanno difficoltà a recuperare credito.

C’è pure l’aggravante: il pignoramento vale anche nei casi in cui il debito con la banca sia inferiore al 5 per cento. Tradotto, anche se il mutuo è praticamente estinto e restano pochi spiccioli per mettere in tasca le chiavi di casa, il sogno di un tetto tutto tuo può ancora svanire.

Nel decreto appena convertito in legge (n.185/2009 ) all’articolo 32, comma 7, lettera a, si legge che «il limite di importo di cui all’articolo 76, comma 1, del decreto del Presidente della Repubblica 29 settembre 1973, n. 602, e’ ridotto a cinquemila euro». In quel decreto del ’73, c’era scritto così: «Il concessionario può procedere all’espropriazione immobiliare se l’importo complessivo del credito per cui si procede supera complessivamente ottomila euro. Tale limite può essere aggiornato con decreto del ministero delle Finanze». Un grazie a Tremonti per averci pensato.
pzanca@unita.it

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3 febbraio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/81075/mutui_nel_dl_anticrisi_il_governo_abbassa_la_soglia_per_lesproprio

Vescovo negazionista, la Merkel attacca: «Il Papa chiarisca»

«Si tratta di dire in modo netto che non può esserci nessuna negazione della Shoah»

Replica vaticana: «Benedetto XVI è già stato chiarissimo»

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Angela Merkel (Ansa)
Angela Merkel (Ansa)

BERLINO – Il caso non è chiuso. La Germania non ci sta e per bocca del suo Cancelliere Angela Merkel dichiara che le chiarificazioni del Vaticano sulla reintegrazione del vescovo lefebvriano Williamson che nega l’Olocausto, sono «insufficienti».

REPLICA VATICANA – Pronta la replica della Santa Sede. Il portavoce vaticano, padre Federico Lombardi, ha infatti affermato che «la condanna di dichiarazioni negazioniste da parte del Papa non poteva essere più chiara e dal contesto risulta evidente che essa si riferiva anche alle posizioni di mons. Williamson e a tutte le posizioni analoghe». Padre Lombardi ha ricordato che «il pensiero del Papa sul tema dell’olocausto è stato espresso con molta chiarezza nella sinagoga di Colonia il 19 agosto 2005, nel campo di concentramento di Auschwitz-Birkenau il 28 maggio 2006, nell’udienza generale del 31 maggio 2006 e al termine dell’udienza generale del 28 gennaio scorso con parole inequivocabili». In quest’ultima occasione, ha aggiunto il portavoce del Vaticano, «il Papa ha spiegato chiaramente anche lo scopo della remissione della scomunica» dei lefebvriani, «che non ha nulla a che vedere con una legittimazione delle posizioni negazioniste dell’Olocausto, da lui appunto chiaramente condannate».

CHIARIMENTO NECESSARIO – Il un conferenza stampa a Berlino, la cancelliera tedesca aveva dichiarato che «si tratta di chiarire in modo netto, da parte del Papa e del Vaticano, che non può esserci nessuna negazione» dell’Olocausto e che deve esserci «un rapporto positivo» con il mondo ebraico. Dal mio punto di vista questi chiarimenti non ci sono ancora stati in modo sufficiente», ha aggiunto Merkel. «Se una decisione del Vaticano fa emergere l’impressione che l’Olocausto possa essere negato – ha sottolineato ancora il capo del governo tedesco – questa deve essere chiarita. Da parte del Vaticano e del Papa deve essere affermato molto chiaramente che non ci può essere alcuna negazione sull’argomento». Finora, invece, ha sostenuto Merkel, tutti i chiarimenti arrivati si sono rivelati «insufficienti».

LA POSIZIONE TEDESCA – Sulla questione c’è stata anche una dura presa di posizione della Chiesa tedesca. In un’intervista alla radio pubblica Südwestrundfunk il cardinale e vescovo di Magonza, Karl Lehmann, ex presidente della Conferenza episcopale tedesca, aveva affermato che la questione potrebbe essere risolta solo con scuse «ad alto livello». Lehmann aveva definito «una catastrofe per i sopravvissuti dell’Olocausto» la decisione di Benedetto XVI di riammettere Williamson nel seno della Chiesa e aggiunto che il Papa deve chiarire che la negazione dell’Olocausto non è una trasgressione perdonabile. Lehmann aveva anche chiesto le dimissioni del responsabile della commissione «Ecclesia Dei», il cardinale Castrillon Hoyos, il quale in un’intervista aveva affermato di non essere stato a conoscenza delle affermazioni negazioniste di Williamson.

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3 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/esteri/09_febbraio_03/merkel_vaticano_negazionisti_shoah_352d43de-f1ff-11dd-9d2c-00144f02aabc.shtml

UOMINI DI BUONGOVERNO – Il ministro Fitto rinviato a giudizio: «Concorso in turbativa d’asta e interesse privato»

La decisione del Gup di Bari Marco Guida

I fatti risalgono a quando era presidente della Regione

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BARI – Il ministro dei Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, è stato rinviato a giudizio con l’accusa di concorso in turbativa d’asta e di interesse privato del curatore negli atti del fallimento nella procedura di amministrazione straordinaria della Cedis.

IL GIUDICE – Lo ha deciso il gup del tribunale di Bari Marco Guida. I fatti si riferiscono al periodo in cui Fitto era presidente della Regione Puglia. Nel procedimento Fitto è accusato di essere ‘concorrente estraneò nella vicenda Cedis in quanto «referente politico» di alcuni degli altri otto indagati per i quali la procura ha chiesto il rinvio a giudizio.

LE ACCUSE – Fitto è accusato, in concorso con altri, di reati compiuti in relazione alla vendita (per sette milioni di euro, a fronte di un valore stimato di 15,5 milioni di euro) della «Cedis» a un contraente predeterminato: la società Sviluppo Alimentare riconducibile all’imprenditore Brizio Montinari. Oltre che per Fitto il giudice ha disposto il rinvio a giudizio per due dei tre commissari straordinari della Cedis: Antonio De Feo e Giuseppe Rochira. Per il terzo commissario, Franco Cesare Lopasso, l’avvocato difensore ha chiesto e ottenuto il giudizio con rito abbreviato. Il rinvio a giudizio è stato disposto dal gup anche per il consulente contabile della procedura, Stefano Montanari, per l’allora dg del settore sviluppo produttivo del ministero delle attività produttive, Massimo Goti, e per l’imprenditore Brizio Montinari. Il processo è stato fissato dinanzi al giudice monocratico del tribunale di Bari per l’udienza del 12 maggio 2009.

L’ERRORE – Però rinviando a giudizio il ministro per i Rapporti con le Regioni, Raffaele Fitto, e altre cinque persone (un’altra sarà giudicata con rito abbreviato), il gup del tribunale di Bari Marco Guida ha compiuto un errore materiale. Il giudice ha infatti fissato l’inizio del dibattimento «innanzi al tribunale di Bari, prima sezione penale, giudice monocratico dott.Civita, per l’udienza del 12 maggio 2009» anziché dinanzi al tribunale collegiale, competente per il reato contestato. L’errore materiale – la cui esistenza è ritenuta pacifica da tutte le parti – è sanato dalle disposizioni contenute dall’art.33 septies del Codice di procedura penale che al primo comma prevede che: «Nel dibattimento di primo grado instaurato a seguito dell’udienza preliminare, il giudice, se ritiene che il reato appartiene alla cognizione del tribunale in composizione diversa, trasmette gli atti, con ordinanza, al giudice competente a decidere sul reato contestato». Il giudice Civita, a cui il gup Guida invierà il fascicolo, potrebbe – a quanto è dato sapere – aspettare l’inizio del dibattimento per dichiarare la propria incompetenza e inviare gli atti al collegio; oppure, appena ottiene il fascicolo dal gup può trasmetterlo direttamente al collegio dandone avviso alle parti ed evitando così eventuali lungaggini.

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3 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_03/fitto_bari_rinvio_giudizio_bed4c0ae-f1ea-11dd-9d2c-00144f02aabc.shtml

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ORA D’ARIA

MARCO TRAVAGLIO

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Il ministro Raffaele Fitto, imputato di corruzione e per giunta scampato all’arresto grazie all’immunità parlamentare (che per le manette esiste ancora), può capire Al Tappone meglio di chiunque altro. Tra imputati ci s’intende. Ieri dichiarava alla Stampa: «I magistrati ti rispettano solo se fai il lupo e non l’agnello». Ecco: se sei imputato devi aggredi­re, minacciare, sbranare il tuo giudice. Così si spaventa e magari ti assolve anche se sei colpevole. O trova il modo di salvarti (atte­nuanti, prescrizione, insufficienza di prove) per salvare se stesso. In termine tecnico, si chiama estorsione. Nel Sud la praticano le mafie. Ma di nascosto, con lettere o telefonate anonime: «Ma che bei bambini, signor giudice, che bella moglie…»().

l’Unità -26 giugno 2008

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A PROPOSITO DI POVIA – I Paraculi fanno oh

Povia non è un genio, tantomeno un furbo.. I furbi sono altri, quelli che da ‘dietro’ lo manovrano e ne impacchettano l’immagine per un ritorno economico. Un precedente illustre già c’è stato (per chi lo ricorda) ed è quello di Nek con la sua canzone (sempre  Sanremo, guarda caso) sull’aborto, una stomachevole ‘furbata’ che però non ha sollevato molte critiche, perché non si sa mai..

Ma questi cosidetti ‘artisti’ hanno sempre ciò che si meritano perché, si dice, il tempo è galantuomo.. Magari Povia farà coppia con Nek nel programmarsi concerti all’estero per gli italiani di seconda e terza generazione, che saranno ben felici di bersi la loro musica. Che tanto l’italiano non lo capiscono neanche..

mauro

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PARACULI: il significato del termine

da un’interessante dissertazione ricavata da un forum:

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lemma precedente
lemma seguente
pa|ra|cù|lo
s.m., agg.
1 s.m. CO pop., chi è abile nel fare il proprio interesse, senza darlo a vedere
2 s.m. BU volg., omosessuale maschio passivo
3 agg. BU di comportamento, atteggiamento, malizioso e opportunista.
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A Roma per descrivere i furbi si usa un’espressione assai azzeccata, anche se un po’ forte: paraculi. Questo termine, solo apparentemente dispregiativo, descrive benissimo l’ambiguità che c’è intorno a questa condizione umana (appunto la furbizia, o paraculaggine). Paraculo infatti parrebbe derivare da “pararsi il ****”, altra pittoresca espressione capitolina che significa proteggersi, mettersi al sicuro (mettendo in salvo il bene più prezioso – curiosamente di tutti quanti proprio il ****). Quindi il paraculo è contemporaneamente colui che si protegge (“Pe’ sicurezza me so’ parato er ****”) e colui che cerca di saltare la fila (“Ao, anvedi ‘sto paraculo”). L’espressione “Quello è propio un paraculo” è insieme positiva e negativa: spesso lo si è detto di politici che poi si votavano proprio per questa ragione. Se ci pensate bene (comunque la pensiate) il nostro attuale premier è stato eletto proprio in virtù della sua furbizia. Chi l’ha votato pensa che sarà furbo anche per gli italiani; chi invece è contro pensa che continuerà a fare quello che ha sempre fatto: essere furbo per il suo proprio tornaconto.

La furbizia quindi è insieme una dote e un difetto: dipende dal senso etico del furbo in questione. Se uno usa la propria furbizia per migliorare la propria vita è certamente una gran cosa; se lo fà a spese degli altri allora no. Confina con la scaltrezza da una parte e con la stronzaggine pura dall’altra (quella furberia ottusa perfettamente rappresentata dal ******* che salta la fila alle poste).

Nei bambini la furberia è solitamente apprezzata, perlopiù dai genitori stessi, che la interpretano come un segnale che il bambino si farà strada nella vita. Solo quando si accorgono che a nove anni tocca il **** alla maestra, fuma e ricatta la nonna capiscono che questa qualità può anche essere un difetto.

Ma non ce n’è: a me il furbo molto furbo lascia sempre un sapore di fregatura, perfino se è un furbo di genio. Penso per esempio a Moby (a mio modo di vedere il “Paraculo dei paraculi”), che, dopo aver fatto un album ultrapop, strafurbo e puttano (Play), aver programmaticamente concesso a chiunque l’abbia chiesta la licenza di usare i suoi pezzi in pubblicità ammassando così una fortuna gigantesca (Wired, maggio 2002), continua a ripetere alla stampa: “Che strano, io non pensavo di avere tanto successo”. Il che dimostra che sarà pure un grandissimo paraculo ma non è sublime: il vero furbo di genio sta zitto e incassa, senza voler strafare.
Per un paraculo esagerato ce ne sono poi una quantità che sono simpatici ed innocui; gli Offspring sono probabilmente il gruppo musicale meno originale dall’invenzione della musica in poi. La furbata che c’è dietro il loro successo, la stessa che c’è dietro il successo di moltissimi divi del pop, è in realtà una delle regole auree dell’industria discografica (che se almeno fosse furba staremmo tutti un po’ meglio): una canzone di successo deve sembrare già sentita. Quelle degli Offspring (o di Zucchero, o di Marilyn Manson) rispondono inderogabilmente a questa regola. Idem per le cover, i tributi, i remake, etc: paraculate, perlopiù, ma indolori.

Furbizia e intelligenza hanno un rapporto curioso; spesso vanno insieme ma non sempre; ci sono mille esempi di persone intelligenti ma non furbe (io, tanto per dire) e viceversa; potremmo definire la furbizia come la capacità di utilizzare con efficienza i meccanismi che governano il mondo. Se lo si fa senza intaccare i diritti degli altri (o offendere la furbizia altrui, come nel caso del burlone Moby) va benissimo; se invece questo uso del mondo va a svantaggio della collettività (come nel caso delle majors che vogliono l’iva al 4%, secondo me senza averne alcun diritto, e poi sui cd applicano il “ticket tv” – e cioè ci fanno pagare la loro réclame) allora non va: dipende, come si diceva, sempre e solo dal tasso di senso etico del furbo in questione (dato non rilevabile, nel caso delle majors).

Fonti:

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PER APPUNTAMENTI

https://i1.wp.com/www.festivaldisanremo.com/I5/foto5/polaroid/115/56pov.jpgufficiostampa@povia.net

Tel: 346/5155024


GIOVANI E LAVORO – Italia-Altrove: sola andata

http://www.perlapace.it/k-engine/pic/pic.php?807-1

Essere giovani oggi in Italia non è affatto un’esperienza entusiasmante, nè formante nè costruttiva

Analisi ragionata di chi nel suo paese per venticinque anni aveva seminato molti sogni. Ed ora vuole portarli a sbocciare. Altrove.

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mercoledì 28 gennaio 2009, di Serena Maiorana

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Sono una ragazza di venticinque anni, voglio fare la giornalista e da dieci anni scrivo e provo a scrivere su giornali e giornalini. Negli ultimi tempi però ho scritto un po’ meno, e sapete perché? Perché tutto quello che vedo intorno mi fa schifo. È tutto un voltafaccia, un colabrodo, un inciucio, un tutto torbido.

E in questo vomitare a destra e sinistra, increduli e ancora giovanissimi, può capitare di non trovare più tanto tempo per scrivere. Prima perché ti incazzi, poi perché ti deprimi, alla fine perché ti annoi. E la tua unica preoccupazione diventa solo quella di cambiare aria, di trasferirti chissà dove. Perché capisci che gli anni passano e l’ultima cosa che vorresti nella tua vita è vivere in un posto che ammazza il tuo entusiasmo: l’unica cosa saggia che puoi fare se sei giovane e italiana è portare al riparo i tuoi figli prima che nascano. L’Italia è un posto malato.

È questa la più grande colpa della generazione che ci ha messi al mondo e che ci governa, che ci ha educati, che ci ha cresciuti, che ha decostruito questo mondo così come lo vediamo: ci ha tolto la possibilità di mettere al mondo speranza. Ha invertito il vero e il falso per il suo tornaconto, ha perpetrato l’ingiustizia, ha cambiato le coordinate, ha smantellato ogni certezza, ogni morale, ogni possibilità di pulizia e costruzione.

Io adesso sono in Spagna, e anche se sono solo in Erasmus (progetto dell’Unione Europea per lo studio all’estero) mi sento un’emigrante, sensazione triste ma compensata dall’aria più salubre che si respira qui. La Spagna è piena di giovani italiani alla ricerca di lavoro e di serenità e serietà per costruire futuro e credo che stia avvenendo lo stesso in altri paesi d’Europa più moderni, democratici e lungimiranti del nostro. E nonostante l’Onda studentesca e molti chiacchiericci mediatici credo profondamente che la condizione e le prospettive delle giovani generazioni italiane siano argomenti inspiegabilmente sottovalutati nel mio paese. La situazione attuale è di assoluta emergenza ed è pronta a precipitare se non si interviene immediatamente e in maniera decisa. La mobilità sociale in Italia non esiste, la meritocrazia ancora meno.

Tra i miei coetanei questa è una realtà risaputa eppure difficilmente l’argomento è all’ordine del giorno nella società italiana per un motivo molto semplice: quali sono i luoghi dati ai giovani per discuterne? Il parlamento? I giornali? Impossibile: sono luoghi vuoti di giovani. L’unica roccaforte del pensiero e dell’agire giovanile è rimasta l’università. La protesta universitaria di questo caldo autunno italiano però è rimasta nell’immaginario collettivo solo una valvola di sfogo di un malcontento a lungo covato, le istanze della protesta non sono state raccolte e nemmeno analizzate dagli organi istituzionali competenti, che anzi sono andati avanti con lo smantellamento ragionato e colpevole di quell’ultima roccaforte.

Sono cresciuta leggendo i giornali e pensando di volerli scrivere. Oggi quando li leggo però non trovo traccia della realtà così come ogni italiano la vive ogni giorno. La domanda che mi pongo oggi non è più che lavoro voglio fare da grande, ma qual è la società in cui voglio fare crescere i miei figli, oltre che quella in cui voglio invecchiare. E ho capito che la soluzione non è la ricerca del paese perfetto, bensì la possibilità di partecipazione: la possibilità di costruzione e di scelta sociale oltre che individuale sono la chiave della svolta. Una società blindata è una società già morta. Questo è tutto quello che oggi ho: ancora voglia di scrivere.

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fonte:  http://www.girodivite.it/Italia-Altrove-sola-andata.html

fonte immagine: http://www.perlapace.it

L’ultimo viaggio di Eluana / Il medico di Udine: “Sono devastatato

Ecco il protocollo medico

Tra tre giorni dovrebbero essere sospese alimentazione e idratazione artificiale. Poi, progressivamente, i farmaci

L'ultimo viaggio di Eluana Ecco il protocollo medicoEluana Englaro

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ROMA – Eluana Englaro è arrivata alla clinica di Udine che la accompagnerà nel suo ultimo viaggio. Un percorso scandito da tappe precise e da un rigido protocollo medico che porterà gradualmente al distacco del sondino che tiene in vita la donna, da 17 anni in coma vegetativo. La procedura verrà attuata dall’associazione “Per Eluana”, costituita la scorsa settimana ad Udine, di cui fanno parte Amato De Monte, primario anestesista dell’ospedale di Udine, ed altri medici e tecnici specializzati, in accordo con il padre e tutore di Eluana, Beppino Englaro.

L’avvocato che assiste gli Englaro, Giuseppe Campeis, ancora oggi ha ripetuto che “lo stato di irreversibilità della donna era stato acclarato tre anni dopo l’incidente, ed è stato confermato da 14 anni di stato vegetativo”. Ora, l’attuazione della volontà di Eluana, sembra vicina: gradualmente, le verranno sospese alimentazione e idratazione.

Le procedure per la sospensione dell’alimentazione erano già in parte previste nella sentenza della Corte d’Appello di Milano. Per i primi tre giorni alla clinica La Quiete, Eluana continuerà ad essere nutrita. Poi l’alimentazione via flebo, che avviene ora con un sondino naso-gastrico, verrà sospesa. Il sondino, comunque, non verrà staccato. Gradualmente saranno sospesi alcuni farmaci, ma saranno mantenuti quelli antiepilettici e sedativi. Una volta eliminato il sondino, i medici dovranno eliminare eventuali disagi da carenza di liquidi, umidificando le mucose. Secondo le previsioni dei medici, potrebbero passare 15-20 giorni prima che Eluana si spenga.

La sedazione, spiega Mario Riccio,
l’anestetista che ha seguito Piergiorgio Welby, non servirà per evitare che la donna senta dolore – obiezione sollevata da molte persone che si oppongono all’applicazione della sentenza per la fine delle cure ad Eluana, fra cui anche il presidente della Regione Lombardia Roberto Formigoni – ma per evitare che la mancanza di sali minerali provochi uno stato di tensione muscolare e crampi. Eluana, continua Riccio, non può sentire dolore, fame o sete, perché tali stimoli dipendono dalla corteccia cerebrale, che, nella donna, non funziona più.

Posizione condivisa anche da Gian Domenico Borasio, titolare della Cattedra di cure palliative all’Università di Monaco di Baviera, che domenica, in un intervento su Repubblica, ha ricordato come in uno studio americano condotto su 100 pazienti morti per interruzione della nutrizione artificiale, chi li accudiva ha classificato la loro morte come pacifica ad un livello di otto su una scala da uno a nove. Sottolineando anche come nessun medico potrebbe tollerare che il proprio paziente raggiunga l’ultima meta con una dolorosa agonia.

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3 febbraio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/eluana-eutanasia-6/eluana-protocollo/eluana-protocollo.html

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Intervista del responsabile dell’equipe: “Passo indietro di Chiesa e politica”
“Le condizioni reali di questa donna lontane dalla sua immagine da giovane”

Il medico di Udine: “Sono devastatato
ma i miei sentimenti passano in secondo piano”

"Sono devastatato ma i miei sentimenti passano in secondo piano"
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UDINE – “Sono profondamente devastato come uomo, come padre, come medico e come cittadino”. Poche parole, di grande sofferenza e dignità civile quelle che pronuncia Amato De Monte, primario del primo reparto di anestesia dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, che la scorsa notte ha accompagnato Eluana Englaro nel viaggio da Lecco a Udine e che guiderà l’equipe disponibile ad attuare la sentenza per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione della donna. Le pronuncia per spiegare la sua decisione, ma soprattutto per lanciare un appello ad abbandonare la retorica e le strumentalizzazioni sul caso di Eluana e a comprendere il dolore e la sofferenza dei protagonisti. Oltre che un duro giudizio su chi – dalla Chiesa alla politica – ha trasformato la storia di Eluana, fino a dimenticare le reali condizioni della donna.

“Tutti i miei sentimenti – ha detto in un’intervista esclusiva al Tgr del Friuli Venezia Giulia – passa nettamente in secondo piano davanti al dolore della famiglia Englaro”. “Io penso – ha aggiunto – che tutta la società civile dovrebbe fare un grosso ripensamento su questa tematica e soprattutto sullo scollamento che su questo problema esiste tra il sentire sociale e la posizione della politica e della Chiesa”.

Parlando del viaggio della notte scorsa De Monte racconta di aver toccato “con mano la grossa diversità che c’è fra il vissuto che abbiamo avuto tutti, quindi l’opinione pubblica, di questa ragazza che ci è stata sempre presentata nel fiore della giovinezza e – ha sottolineato – trovarmi, invece, davanti, a una persona che è completamente diversa dall’immaginario che penso ognuno di noi si era creato di questa ragazza”.

“Queste sono le prime e ultime mie parole sull’argomento e penso di potermi fare portavoce anche della famiglia Englaro nel reclamare assolutamente la più totale privacy in questo dolorosissimo momento”.

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3 febbraio 2009
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Perugia, scompare una 35enne: forse triturata da un ingranaggio / Milano, operaio muore sul lavoro risucchiato dal nastro trasportatore

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PERUGIA (2 febbraio) – Una donna di 35 anni sarebbe rimasta uccisa, in seguito ad un tragico incidente, da una macchina per triturare paglia e foraggi in una stalla di Bivio Case Maggi, nel comune di Giano dell’Umbria, in provincia di Perugia. Sono stati predisposti accertamenti per appurare se i minuscoli frammenti di quelli che sembrano resti umani appartengano alla donna, la cui scomparsa è stata denunciata lunedì sera dal marito, proprietario della stalla, un cinquantenne. Le indagini sono svolte dai carabinieri che, sulla base delle testimonianze raccolte, ritengono che se i resti umani mescolati a paglia fossero della donna, si tratterebbe di un incidente avvenuto mentre accudiva gli animali della stalla.

L’allarme è stato dato verso le 19 di lunedì sera dal marito ai carabinieri e ai pompieri. L’uomo ha raccontato che nel pomeriggio era uscito per andare in paese e aveva lasciato la moglie nella stalla. Quando era tornato, dopo circa un’ora, l’aveva cercata inutilmente, andando a vedere anche nei campi. Poi aveva trovato un suo stivale vicino all’attrezzatura che serve a triturare foraggio e paglia. A quel punto ha dato l’allarme. I pompieri hanno rimosso alcuni quintali di paglia e foraggio triturati, ma del corpo nessuna traccia evidente se non quelli che potrebbero essere i resti sminuzzati del cadavere mescolati al foraggio e che ora dovranno essere sottoposti a più accurati esami. Nel frattempo i carabinieri hanno sentito il marito i figli e altri testimoni. Dagli accertamenti sinora svolti emerge come ipotesi investigativa prevalente quella di una morte terribile della giovane donna, avvenuta mentre triturava la paglia per gli animali custoditi nella stalla.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=44851&sez=HOME_INITALIA

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Milano, operaio muore sul lavoro
risucchiato dal nastro trasportatore

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MILANO (2 febbraio) – Un operaio è morto stasera in seguito a un incidente sul lavoro avvenuto in una azienda di Concorezzo, nel Milanese. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l’uomo è stato risucchiato da un nastro trasportatore. L’incidente è avvenuto alla Colombo Spurghi, in via Monte Rosa. Sul posto sono intervenuti gli operatori del 118 di Monza e i vigili del fuoco.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=44849&sez=HOME_INITALIA