Archivio | febbraio 5, 2009

AMBIENTE – Fotovoltaico: Italia in prima fila per la competitività / Decollano le micro-pale gestite in casa

di Giuseppe Caravita

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Ha fatto scalpore, tra gli addetti ai lavori, uno studio della McKinsey che indicava due Paesi al mondo come i più vicini, oggi, alla “grid parity” fotovoltaica. Ovvero a quel punto di pareggio in cui una cella solare, sotto un cospicuo irraggiamento, riesce a produrre elettricità a costi uguali, o persino inferiori a quelli prevalenti di mercato.

E l’Italia, caratterizzata dalle sue tariffe elettriche più care del 30% rispetto alla media europea e, insieme, da un robusto irraggiamento naturale, è stata valutata dagli analisti della McKinsey global Foundation come il secondo candidato mondiale alla rottura del filo di lana fotovoltaico: elettricità realmente competitiva con le fonti fossili.

Ma le cose stanno davvero così? Heinz Ossembrink, responsabile dell’unità per le energie rinnovabili del centro di ricerca comunitario di Ispra, da oltre vent’anni, con il suo gruppo, misura il fotovoltaico europeo e internazionale. «La “grid parity” stabile, con il progresso delle tecnologie e la riduzione nei costi arriverà all’incirca, nelle previsioni condivise, al 2012 – osserva – ma già l’estate scorsa, sulla borsa elettrica del Gme vi sono stati numerosi casi di richieste spot di picco diurno giunte a 50-60 centesimi per chilowattora. E alcune di queste sono già state soddisfatte da forniture via rinnovabili». Si tratta, per ora di casi piuttosto estremi. «Ma, soprattutto nel Sud Italia, la barriera del l’economicità comincia a essere superata, e non solo per poche settimane all’anno».

Per Ossembrink è la leva per una previsione: «La nascita, nei prossimi anni, di operatori a energie rinnovabili combinate e integrate, di massa critica sufficiente, capaci di sfruttare al meglio le situazioni di picco, e di adattarsi con flessibilità al mercato».

Un esempio viene da un esperimento in corso guidato dal l’Università di Kassel per conto del Governo tedesco: la simulazione di un impianto energetico combinato, da 40 megawatt, che integra 36 impianti da biomasse, pompaggio d’acqua in bacini idroelettrici, campi eolici e fotovoltaici. «Ebbene, un impianto a rete di questo tipo sarebbe ampiamente capace di soddisfare la domanda elettrica in ogni punto dell’anno, anche nei suoi picchi stagionali». Sfatando il mito di rinnovabili incostanti, destinate a un futuro marginale.

«Nei prossimi anni cominceranno ad emergere operatori ibridi di questo tipo – prevede Ossembrink – che si avvantaggeranno da crescenti masse critiche e insieme dalla riduzione dei costi insito nello sviluppo della tecnologia fotovoltaica. Il loro punto critico starà nello storage. I pompaggi possono essere molto costosi. In inverno, per esempio, i picchi sono nelle ore serali. E uno storage di energia persino di poche ore, anche fatto con sistemi di batterie, potrà fare la differenza».

Operatori di picco, quindi, agili e capaci di evolvere. «Con strutture energetiche anche, per così dire, in multiproprietà, ma gestite in modo coordinato. E casi di questo genere, almenmo in Germania, cominciano a emergere». La traiettora, secondo Ossembrink, verso gestori profittevoli e di mercato. E non più dipendenti dai sussidi pubblici.

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/frontiere/energia-rinnovabile-fotovoltaico.shtml?uuid=f0f374ea-f1fe-11dd-ba33-8852ec7bfa32&DocRulesView=Libero

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schema impianto eolico

turbina eolica

Decollano le micro-pale gestite in casa

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di Luca Salvioli

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L’ecosistema economico della microgenerazione e della generazione distribuita, ovvero quel segmento della produzione di energia rinnovabile “fatta in casa”, o comunque integrata in prossimità di scuole, ospedali, piccole industrie, gruppi di aziende agricole, aspettava i decreti attuativi del l’ultima Finanziaria del governo Prodi (2008) da un anno.

Il Dm 18 dicembre 2008 segna un passo importante per lo sviluppo del settore: adesso per l’energia elettrica prodotta e immessa in rete da impianti eolici di potenza non superiore a 200 kW e da impianti alimentati da fonti rinnovabili di potenza non superiore a 1 MW si possa scegliere, su richiesta del produttore, tra i certificati verdi e una tariffa fissa omnicomprensiva di entità variabile, per una durata di 15 anni.

In pratica viene esteso un meccanismo di incentivazione simile al Conto energia fotovoltaico, che infatti è escluso dalla novità legislativa, alle altre fonti. Per il mini eolico la tariffa, che durerà 15 anni, sarà di 0,30 euro per kWh. «In Italia per il mini-eolico c’è un potenziale enorme – spiega Simone Togni, segretario generale del l’Anev, associazione nazionale energia del vento – stimabile intorno a 1-2 Twh annui».

In Italia, per la verità, il movimento è iniziato prima dell’approvazione del decreto: esistono già diversi produttori, come Ionica Impianti, Terom, Bluminipower, Siper, Ropatec e Tozzi Nord. La prospettiva è quella di «concepire gli edifici in modo che agiscano, per alcune parti o globalmente, come dispositivi concentratori di vento», spiega Lorenzo Battisti, ingegnere, docente all’Università di Trento, nel capitolo dedicato al minieolico all’interno del volume Nuove vie del vento, a cura di Luciano Pirazzi e Antonio Gargini (Franco Muzzio editore). Battisti coordina il campo eolico sperimentale di Trento (www.eolicotrento.ing.unitn.it): l’energia del vento ha ormai raggiunto livelli di affidabilità notevole sulla grossa taglia, ma per quanto riguarda la microgenerazione gli studi e lo sviluppo sono molto recenti, per questo si tratta ancora di un settore sospeso tra uno spicchio di presente e molte aspettative per il futuro.

Le possibilità di integrazione del piccolo eolico nelle aree urbane, e non solo su agriturismi o case di campagna, è coerente con l’obiettivo di abbattimento della CO2 nelle città. L’impianto eolico viene «integrato nella struttura stessa del l’edificio – scrive Pirazzi – dove troverà collocazione assieme ad altri impianti di conversione di fonti rinnovabili, quali ad esempio gli impianti fotovoltaici che si prestano all’integrazione con la fonte eolica». Anche perché il vento spesso abbonda di notte, quando il sole riposa. «In termini elettrici il contributo che il segmento può dare è elevato – conclude Togni –. Ma può fare molto anche in termini culturali, avvicinando chi produce a chi consuma energia».

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Economia%20e%20Lavoro/risparmio-energetico/normativa/energia-rinnovabile-mini-eolico.shtml?uuid=728780fa-f1ff-11dd-ba33-8852ec7bfa32&DocRulesView=Libero

Il capo dei lefebvriani del Nordest: “Il Vaticano II peggio di un’eresia”

Nuova sfida alla Santa Sede che aveva chiesto un pieno riconoscimento del Concilio

“San Pio X ci spiega che il modernismo è la cloaca maxima”

Il capo dei lefebvriani del Nordest "Il Vaticano II peggio di un'eresia"Don Floriano Abrahamowicz

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PADOVA – Il capo dei lefebvriani del Nordest, don Floriano Abrahamowicz, attacca il Concilio Vaticano II, definendolo “peggio di un’eresia”, all’indomani della nota con cui la segreteria di Stato vaticana ha chiarito come “il pieno riconoscimento del Concilio Vaticano II” sia “condizione indispensabile” “per il futuro riconoscimento della Fraternità Pio X”. Don Floriano Abrahamowicz aveva detto nei giorni scorsi, commentando le affermazioni negazioniste del vescovo Richard Williamson, che le camere a gas nei campi di sterminio esistevano “almeno per disinfettare”.

Per don Floriano Abrahamowicz,
“il Concilio Vaticano II è stato peggio di un’eresia, perché l’eresia significa prendere una parte della verità, renderla assoluta e negare il resto”. Parlando nel corso di un programma dell’emittente televisiva Canale Italia, Abrahamowicz ha detto che “San Pio X ci spiega che il modernismo è la ‘cloaca maxima’ delle eresie e non si capisce niente in questo modernismo: una pagina dice la verità, giri la pagina c’è l’errore. In questo senso dico che il Concilio Vaticano II è una cloca maxima”.

“Ecco perché – ha proseguito
– i padri conciliari, tra i quali Lefebvre, facevano una fatica grande perché ad ogni pagina dovevano mettere una pezza”. Nei giorni scorsi Abrahamowicz aveva detto che “le camere a gas sono esistite almeno per disinfettare, ma non so dire se abbiano fatto morti oppure no, perché non ho approfondito la questione”. E oggi afferma: “io non ho intenzione di abiurare rispetto a quanto detto, ci sono poi state delle rettifiche da parte di alcuni giornali”.

“Per me la Shoah è un genocidio, ma non è stato il solo, se guardiamo alla storia del ‘900 – ha concluso – sarebbe opportuno formare gli studenti un anno sul genocidio degli ebrei, un altro anno ad esempio farli studiare su cos’era il genocidio armeno, un altro anno studiamo il genocidio di Stalin”.

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5 febbraio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/benedetto-xvi-30/vaticano-secondo/vaticano-secondo.html?rss

ELUANA – I dubbi di Napolitano e Fini fermano il decreto del governo

Il papà: “Mia figlia è stata violentata”

Pressing politico per tutto il giorno, poi Berlusconi decide: il decreto non sarà esaminato in consiglio dei Ministri. E una volta sospesa per oltre 48 ore, l’alimentazione artificiale non potrà essere ripresa. Vertice in Procura di Udine

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ELUANA ENGLARO (FOTO ANSA)Udine, 5 febbraio 2009 Non ci sarà alcun decreto per “salvare” Eluana Englaro. La decisione – “non semplice”, viene riferito – è stata presa in via definitiva questo pomeriggio dallo stesso presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, che non sarebbe riuscito a trovare una mediazione tra ragioni politiche, etiche e personali.

L’esito, alla fine, è che il decreto, pur pronto, non sarà esaminato nella riunione di governo di domani e l’autorizzazione all’interruzione della nutrizione artificiale non potrà più essere sospesa. Nemmeno – viene fatto presente – con successivi interventi normativi. Al di là dei ragionamenti costituzionali o di opportunità di una norma su una materia così delicata, una volta sospesa l’alimentazione e l’idratazione, passate 48 ore, queste non potranno più essere riprese.

Eppure, appena ieri sera era lo stesso premier a confermare che il governo stava “lavorando per intervenire”. Ma con il passare delle ore, tuttavia, le motivazioni a favore di un intervento d’urgenza, già messo nero su bianco dal ministro del Welfare Sacconi, si sono scontrate con molti ‘contro’.

In primis, i dubbi che sarebbero filtrati dal Quirinale. Il testo del dl, a quanto si apprende, non sarebbe mai giunto sul Colle più alto, ma le parole pronunciate da Giorgio Napolitano nei giorni scorsi davano una traccia più che chiara: si regolamenti il ‘fine vita’ ma con un disegno di legge e nella ricerca della massima condivisione politica. In più di un’occasione il presidente aveva invitato a una “discussione non frettolosa” su un argomento così delicato e aveva indicato l’unico luogo idoneo per questo: il Parlamento.

Inoltre con un dibattito già avviato a Palazzo Madama sul testamento biologico il dl non poteva che apparire come uno schiaffo alla centralità delle Camere sempre difesa da Napolitano. Per non parlare del conflitto tra poteri dello Stato dopo una chiarissima sentenza della Cassazione sul caso di Eluana.

Ai rilievi sul profilo costituzionale del decreto si sarebbero aggiunte anche le voci dubbiose levatesi nella stessa maggioranza. Come per esempio quella del ministro dell’Ambiente, Stefania Prestigiacomo, o del presidente della Camera Gianfranco Fini che ancora oggi ha lasciato trapelare di considerare “un errore” un intervento governativo sulla materia. Non da ultimo, comunque, sul presidente del Consiglio avrebbe avuto un peso anche la considerazione che si tratta di un tipo di provvedimento che divide l’opinione pubblica.

Per tutta la giornata il pressing per il decreto è stato forte, a cominciare dal leader dell’Udc Pier Ferdinando Casini che ha chiesto al governo “di intervenire perché non ci si può lavare le mani, il diritto alla vita è garantito dalla nostra Costituzione”. Di convinzione opposta Rifondazione comunista che con Giovanni Russo Spena ha spiegato che “lo stesso presidente Napolitano ha già espresso i suoi dubbi” e il leader del Pd Walter Veltroni che stamani ha incontrato il capo dello Stato al Colle. Per Veltroni un decreto sarebbe “inaccettabile” e la politica deve fare “un passo indietro”.

A UDINE

Domani era la data ‘probabile’ in cui lo staff di medici dell’associazione ‘Per Eluana’, che ha in cura la donna nella clinica La Quiete di Udine, avrebbe iniziato la riduzione del 50% della nutrizione, come previsto dal protocollo. Ma ora la procura di Udine potrebbe decidere il sequestro preventivo della sua stanza o della strumentazione, e mentre dopo i dubbi del Colle e la scelta del premier, non ci sarà un decreto legge ad hoc che impedisca lo stop, resta l’ipotesi di un atto amministrativo, come un’ispezione del ministero guidato da Maurizio Sacconi che ha assicurato: “Nessuno stara’ a guardare”.

E se il papà Beppino Englaro qualche giorno fa ha detto: “Avere contro tutto il mondo è niente”, ora, di fronte ad un atto del ministero o della procura si “bloccherebbe tutto”, come hanno confermato i suoi legali. Il protocollo che dovrebbe portare Eluana alla morte è stato scritto, sulla base dell’ordinanza della corte di appello di Milano, da Carlo Alberto Defanti, il neurologo di Eluana, Gian Domenico Borasio, ordinario all’università di Monaco di Baviera, e Antonio De Monte, il primario del primo reparto di anestesia dell’ospedale Santa Maria della Misericordia di Udine, che lunedì notte ha accompagnato Eluana nel viaggio da Lecco a La Quiete.

I medici dovrebbero staccare il sondino nasogastrico senza il quale Eluana non può alimentarsi e dovrebbero sospendere l’idratazione. Morire per disidratazione “è uno dei modi più dolci che si conoscano”, risponde di a chi parla di morte atroce, il neurologo Defanti, anche se “non sarà mai possibile sapere se Eluana soffrirà”, perché lei non potrà dirlo, “l’evidenza scientifica ci dice che Eluana non soffrirà”. Ora, in attesa, di fronte alla battaglia che si è scatenata, stanno una donna che da 17 anni è in stato di coma vegetativo e un padre.

”Dal 1992 (quando avvenne l’incidente ad Eluana, ndr.) ho vissuto in maniera disumana – ha detto Englaro in un’intervista prima del trasferimento della figlia da Lecco a Udine – perché Eluana l’ho sempre considerata sempre violentata dalle cure. Per lei questa è una violenza inaudita, inaccettabile e intollerabile. Non era possibile per Eluana accettare questa violenza”. E “solo dopo la conclusione della vicenda “ho l’impressione che entrerò in una dimensione umana”. Una scelta difficile, ma – sembra – senza ombre: “L’idea di pentirmi non mi ha mai sfiorato”, perché – come ribadisce da anni – Eluana, aveva le idee molto chiare su questo argomento. L’anno prima che la sorte la toccasse “era andata a trovare un amico, coinvolto in un incidente motociclistico. Si era resa conto dell’invasività dell’iter rianimativo. Vedeva che il suo amico era invaso in tutto e per tutto da mani altrui. Per lei questo era inconcepibile. Ce lo disse e lo ripeté anche tempo dopo, vedendo che il suo amico rimaneva sempre nelle stesse condizioni. Non ho mai avuto dubbi perchèéle indicazioni di Eluana erano molto precise anzi ci siamo meravigliati fin da subito del fatto che non fossero prese in considerazione”.

Ma dopo i dubbi sollevati da molti e dallo stesso governo, la Procura di Udine potrebbe aprire un fascicolo per verificare la volontà della paziente, sentendo parenti e amici, un “atto dovuto” per vagliare in tutte le sue possibili implicazioni la decisione pronunciata dalla Corte di Appello di Milano, perché in procura sono arrivati “numerosi esposti” e “l’ufficio sta attentamente valutando: alla Polizia giudiziaria sono state delegate all’uopo opportune direttive”, ha fatto sapere laconico il procuratore capo di Udine, Antonio Biancardi, che questa mattina ha incontrato i legali della famiglia Englaro.

Potrebbe anche essere disposto un sequestro preventivo da parte della Procura di Udine della stanza in cui è ospitata Eluana Englaro, o della strumentazione che verrà utilizzata per sospendere l’alimentazione e l’idratazione. E’ questa l’ultima ipotesi della quale si sta discutendo questa sera a Udine. E se la Procura di Udine emettesse un provvedimento cautelare si bloccherebbe tutto, perchè – come ha sottolineato l’avvocato della famiglia Giuseppe Campeis – Beppino Englaro “vuole a seguire la strada della legalità”. E nessun medico potrebbe essere chiamato a violare la legge. Almeno fino a quando non ci sarà una legge che conceda una scelta.

I MEDICI: SERVE RISPETTO

“L’Ordine ribadisce il totale riserbo sulla dolorosa vicenda Eluana Englaro in ossequioso rispetto per il dramma umano che investe la famiglia ed in linea con il ruolo istituzionale che è chiamato a svolgere nei tempi e nei modi stabiliti per legge e per regolamentò. Lo afferma una nota a firma del presidente Luigi Conte.

‘L’Ordine diffida chiunque a trascinarci pretestuosamente in schieramenti di una parte o dell’altra ed ancor più – precisa – ad abbandonarsi ad interpretazioni parziali e preconcette del nuovo Codice di deontologia medicà. L’Ordine inoltre nel comunicato ‘richiama tutti i medici indistintamente a tenere ben presente che il Codice di Deontologia non può essere richiamato ed usato come una clava contro i propri colleghi ma ad esso va costantemente ispirato anche il proprio comportamento che sempre deve essere improntato ad equilibrio e rispetto per i propri colleghi pur in presenza di contrasti di opinionè.

‘Stigmatizziamo il comportamento di taluni che inviano mail anonime ai medici di strutture sanitarie indicando nell’oggetto ‘Comunicazione Ordine dei Medicì: l’Ordine dei Medici non c’entra niente con tale incivile comportamento. Abbiamo provveduto a richiedere alla Polizia Postale – conclude la nota – di procedere alla identificazione dei responsabili contro i quali si procederà secondo i termini di legge’.

VELTRONI: LA POLITICA NON S’IMMISCHI

“Penso che la politica si sta infilando troppo in questa vicenda che non può che essere affidata alla responsabilità e all’amore dei genitori di Eluana e alle sentenze che sono state emanate dai diversi gradi di giudizio”. E’ durissimo il commento del  segretario del Pd Walter Veltroni.

“Un intervento della politica così pesante – ha detto il segretario del Pd commentando l’intenzione del governo di varare un decreto legge ad hoc – sarebbe per me inaccettabile. Penso che il parlamento dovrà fare una legge sul testamento biologico e che ci siano le condizioni per una legge umana e giusta; ma non è materia nella quale poter fare colpi di scena propagandistici. Questa è materia molto delicata nella quale la politica debba fare un passo indietro e lasciare che le cose siano delineate da fatti oggettivi come l’amore dei genitori per Eluana e le tante sentenze diverse”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/05/149358-dubbi_napolitano_fini.shtml

Pomigliano, scontri durante corteo Fiat: la polizia impedisce il blocco dell’A1

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Alcune decine di operai hanno invaso la sede stradale: «Siamo in cassa integrazione, vogliamo certezze sul futuro»

A Pomigliano futuro incerto per 5mila operai

A Pomigliano futuro incerto per 5mila operai
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NAPOLI (5 febbraio) – Circa un migliaio di operai della Fiat auto di Pomigliano d’Arco (Napoli), dopo aver occupato l’asse mediano, strada a scorrimento veloce particolarmente trafficata, nei pressi dello svincolo dell’area industriale, si sono diretti verso l’autostrada A1, con l’intento di bloccare la circolazione.

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Scontri tra operai e polizia.
L’intervento degli agenti ha impedito inizialmente l’ingresso dei lavoratori sulla sede autostradale dell’A1 nei pressi dello svincolo di Acerra-Afragola. Di qui la reazione degli operai con momenti di forte tensione. Gruppi di operai Fiat sono riusciti a entrare sulla sede autostradale dell’A1 Napoli-Roma passando dalle campagne nella zona fra Afragola ed Acerra. La polizia è intervenuta portando via alcuni manifestanti.
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Cinque identificati. Sarebbero cinque i manifestanti portati via dalla polizia per essere identificati. Tra loro ci sarebbe anche un delegato sindacale della Fiat di Pomigliano d’Arco. Gli operai dopo l’intervento della polizia si sono spostati sul ciglio della carreggiata. Il traffico autostradale verso nord è stato deviato sull’asse mediano, da dove era partito il corteo dei lavoratori mentre in direzione sud la circolazione è ripresa regolarmente. Gli operai si sono poi diretti verso i cancelli dello stabilimento di Pomigliano d’Arco percorrendo la statale Nola-Villa Literno, dove si registrano pesanti disagi per la circolazione.
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I manifestanti chiedono garanzie per il futuro occupazionale degli oltre 5.000 lavoratori dello stabilimento. La manifestazione è partita dopo aver svolto un’assemblea davanti ai cancelli dello stabilimento automobilistico. «Non ci sono piani produttivi per noi – affermano – e vogliamo capire cosa ne sarà del nostro futuro. Siamo in cassa integrazione da mesi, e chiediamo ora risposte concrete da parte dell’azienda».
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La manifestazione di oggi replica quella del 27 gennaio scorso, quando alcuni lavoratori bloccarono la circolazione sull’asse mediano.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=45271&sez=HOME_INITALIA


Romena costretta a prostituirsi: un film dell’orrore per renderla schiava

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di Marco De Risi
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ROMA (5 febbraio) – «Noi ti facciamo morire e noi ti facciamo risorgere – le dice l’uomo davanti alla telecamera – Quando tu avrai una nuova vita io sarò il tuo capo e avrò potere su di te. Devi essere contenta di essere rinata». La ragazza dice “va bene” in preda al panico mentre il romeno la minaccia con un coltello.

Una storia agghiacciante di abusi e violenza. E’ quella emersa durante un’indagine della squadra mobile sulla riduzione in schiavitù. Gli uomini di Vittorio Rizzi hanno liberato una ragazza romena dalle torture del suo aguzzino che è finito in manette insieme alla sua fidanzata, connazionale e prostituta.

Era un vero e proprio rito di iniziazione per costringerla a prostituirsi, una serie di sottomissioni per arrivare al cedimento psicologico della donna. Le sevizie sono testimoniate da un filmato che la polizia ha trovato in una casa ad Ardea dove era segregata la ragazza. Un filmato sconvolgente dove si vede lo sfruttatore romeno che prende con la forza la donna e l’avvolge in un piumone. A riprendere la scena è la fidanzata dell’uomo anche lei finita in manette. Poi l’uomo la alza di peso e la strascina in cucina. La ragazza è seminuda, terrorizzata e non può che assecondare totalmente l’uomo. E come se non bastassero le minacce con il coltello, l’uomo sputa più volte contro la sua vittima.

Un video dell’orrore che inchioda senza ombra di dubbio alle sue responsabilità l’uomo arrestato dalla polizia: il romeno Gigi Valentin Voetisi, 26 anni e la sua complice Agostinela Gheorghe. Per lui le accuse sono sfruttamento della prostituzione e riduzione in schiavitù.
Un’indagine partita a settembre quando una pattuglia della polizia ha pedinato un uomo che portava a prostituire tre ragazze sulla via Aurelia. Non era un fatto isolato. L’uomo, 55 anni, italiano, accompagnava le donne per poi riportarle in un appartamento ad Ardea ede è stato arrestato per favoreggiamento della prostituzione.

Ma in quella casa la polizia ha trovato la giovane romena che era stata in balia delle violenze della coppia. Oltre il video che documenta l’agghiacciante “iniziazione”, ne è stato trovato anche un altro: quello del bimbo piccolo della ragazza in ostaggio. In pratica i suoi aguzzini le facevano vedere il figlioletto che vive in Romania minacciando di fargli del male se lei non si fosse prostituita. Ma l’uomo e la donna erano comunque riusciti a fuggire. Sono stati arrestati pochi giorni fa in Romania mentre cercavano di lasciare il paese proprio per sfuggire alla cattura per i gravi reati commessi in Italia. Ad affiancare la polizia italiana in questa operazione ci sono stati alcuni poliziotti romeni diretti da Marian Mandroc, primo dirigente della polizia e addetto per gli affari interni all’ambasciata rumena in Italia.
«Nel 2008 – ha detto il poliziotto romeno – da quando è nata questa collaborazione tra la polizia italiana e romena, in Italia sono stati arrestati 281 rumeni, 11 in Romania, 26 mandati di arresto eseguiti, 2 latitanti catturati e 46 rumeni estradati». Martedì, nella questura di Roma, arriveranno altri 25 agenti della polizia romena.
«Che vergogna!». Così il sindaco Gianni Alemanno ha commentato, intervenendo al programma di Rai Uno “La vita in diretta”, il video che documentava le torture subite dalla giovane romena.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=45263&sez=HOME_ROMA

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da corriere.it

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AL DI LA’ DI OGNI LEGALITA’ -Eluana, pronto il decreto del governo. I legali: “Dl costituzionalmente abnorme”

L’esecutivo ha messo a punto un provvedimento urgente per impedire di fermare l’alimentazione e l’idratazione forzata. Sacconi: “Sua volontà presunta”

Inchiesta a Udine per interrogare amici e parenti sulle intenzioni espresse dalla donna

Berlusconi non esclude di anticipare il testamento biologico. Bonaiuti ha confermato

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"Dl costituzionalmente abnorme"L’ingresso della clinica di Udine

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UDINE – Si fa sempre più duro lo scontro sulla sospensione dell’alimentazione a Eluana Englaro. Mentre è pronto ildecreto del governo per fare in modo che non si possa bloccare alimentazione e idratazione dei pazienti in stato vegetativo, “una scelta costituzionalmente abnorme”, l’hanno definita i legali della famiglia, il ministro della Salute alza ulteriormente il tiro e parla di “volontà presunta” della ragazza.

Sacconi. Sarebbe comunque paradossale che Eluana Englaro dovesse essere l’unica persona a morire sulla base di una volontà presunta – afferma in una nota il Ministro del Lavoro, della Salute e delle Politiche sociali, Maurizio Sacconi – dal momento che la futura legge sulla fine di vita non potrà non recepire il principio, contenuto nelle proposte dei diversi schieramenti, a proposito di una volontà che deve essere esplicita e certificata, ma che mai può essere indirettamente ricostruita”.

Il governo prepara un decreto. Ieri il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi ha annunciato che Palazzo Chigi sta lavorando (a metà mattinata era pronto) a un decreto che anticipi il testo del disegno di legge sul testamento biologico che vieta di fermare alimentazione e idratazione dei pazienti in stato vegetativo. Anche se la questione non è tra i punti all’ordine del giorno del Consiglio di ministri di domani.

La bozza.
Il provvedimento elaborato dal governo contiene un solo articolo dal titolo: “Disposizioni urgenti in materia di alimentazione ed idratazione”. “In attesa dell’approvazione di una completa e organica disciplina legislativa in materia di fine vita – recita il testo – l’alimentazione e l’idratazione, in quanto forme di sostegno vitale e fisiologicamente finalizzate ad alleviare le sofferenze, non possono in alcun caso essere rifiutate dai soggetti interessati o sospese da chi assiste soggetti non in grado di provvedere a se stessi”. Il provvedimento è dunque pronto e l’orientamento del governo sarebbe quello di procedere, ma l’ultima decisione, non sarebbe ancora stata presa.

I legali: “Scelta abnorme”. “Una scelta costituzionalmente abnorme, mai verificatasi nell’Italia repubblicana”, dicono i legali di Eluana Englaro, Giuseppe Campeis e Vittorio Angiolini. In questo caso, infatti, il provvedimento governativo finirebbe per fermare “l’attuazione di specifiche pronunce giurisdizionali inoppugnabili e sottoposte a verifiche giudiziarie di ogni tipo…”. Secondo i legali, si verificherebbe, insomma, un conflitto senza precedenti tra potere giudiziario e potere esecutivo. Senza contare, proseguono “gli aspetti umani e medici della vicenda” che riguardano, tra l’altro, un trattamento sanitario in corso e il perdurare dell’invasione di mani altrui sul suo corpo che dura ormai da 17 anni”.

Stop alla nutrizione. Se Palazzo Chigi pensa davvero di percorrere questa strada ha però poco tempo a disposizione. Lo stop alla nutrizione artificiale di Eluana potrebbe partire oggi o al massimo domani. Medici, clinica e legali hanno chiarito infatti andare avanti comunque, nonostante l’assessore regionale alla salute Vladimiro Kosic abbia sollevato dubbi sull’idoneità della clinica, comunicandoli al ministro Sacconi. “Fino a quando saremo nella legalità non ci fermeremo”, ha ribadito l’avvocato Campeis.

Vertice in Procura. Si è svolto questa mattina al Palazzo di Giustizia di Udine il vertice convocato ieri dal Procuratore della Repubblica Antonio Biancardi. Il magistrato ha avuto un colloquio con l’anestesista Amato De Monte, il primario udinese che guida l’equipe di volontari, e l’avvocato di Beppino Englaro, Giuseppe Campeis. Il sanitario e il legale erano stati convocati dopo il trasferimento a Udine di Eluana Englaro e la firma di un protocollo per l’attuazione del decreto della Corte di Appello di Milano per l’interruzione dell’alimentazione e dell’idratazione della paziente.

L’indagine. Biancardi è pronto ad aprire un fascicolo: intende interrogare familiari e amici della ragazza, per verificare la reale volontà di Eluana – come ha sempre detto il padre – di non accettare una vita vegetativa. Ricordiamo la circostanza: Eluana lo avrebbe detto ai genitori dopo la visita a un amico in coma per un incidente stradale. Ma anche sul fronte del governo potrebbe arrivare un provvedimento per bloccare l’attuazione del decreto della corte d’Appello di Milano (che autorizza la sospensione della nutrizione artificiale ad Eluana): “Ripeto quello che ha detto ieri il premier Silvio Berlusconi: stiamo lavorando per verificare la possibilità di un intervento”, ha confermato il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Paolo Bonaiuti.

L’annuncio.
Il neurologo Carlo Aberto De Fanti, che ha in cura Eluana Englaro, ha intanto annunciato che inizierà da domani mattina la progressiva diminuzione dei nutrienti ad Eluana Englaro, per dare il via al protocollo finalizzato alla nutrizione ed idratazione artificiale della donna. De Fanti ha assicurato che “l’evidenza scientifica dice che Eluana non soffrirà”: ”Morire per disidratazione in pazienti con compromissione più o meno grave del cervello, è uno dei modi più dolci che si conoscano”.

Il protocollo. A firmare sono stati la casa di riposo La Quiete, Azienda sanitaria Medio Friuli e associazione Per Eluana (composta dall’anestesista Amato De Monte, altri medici e una decina di infermieri specializzati). Un percorso sul quale il ministro del Welfare Sacconi ora intende vedere chiaro per verificarne la legittimità o l’eventuale contrasto con i principi del servizio sanitario nazionale. Il ministero intende anche verificare la validità della struttura per stabilire se è in grado di accogliere una persona in “pericolo di vita”. In sostanza, secondo Sacconi e i suoi tecnici, “La Quiete” non avrebbe le qualità tecniche necessarie. Per questo, ieri, è stato convocato a Roma l’assessore regionale alla Sanità, Wladimir Kosic che si è recato nella capitale contro la volontà del governatore del Friuli Venezia Giulia, Renzo Tondo notoriamente favorevole alle posizioni di Beppino Englaro sulla sorte della donna.

L’arcivescovo: “Lasciamola morire come Wojtyla”. Una voce diversa si leva anche nella Chiesa. E’ quella dell’anziano arcivescono emerito di Foggia, Giuseppe Casale. In un’intervista a La Stampa, il prelato spiega di sentirsi “vicinissimo” al padre della ragazza e chiede di non proseguire “questo stucchevole can can”, perchè l’alimentazione e l’idratazione sono assimilabili a trattamenti medici e se una cura non porta alcun beneficio può essere legittimamente interrotta”.

L’invito è quello di “lasciare che Eluana termini i suoi giorni senza stare a infierire – ha detto Casale – alla fine anche Giovanni Paolo II ha richiesto di non insistere con interventi terapeutici inutili”. “Come cattolici – prosegue Casale – dovremmo interrompere tutto questo clamore ed essere più sereni” e invece di fare campagne, “bisognerebbe accostarsi con pietà cristiana alla decisione di un padre”.

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5 febbraio 2009
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Pay for Italy, immigrazione e lavoro nero: presi 3 imprenditori savonesi, altri 19 indagati

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Tre ordinanze di custodia cautelare sono state eseguite dalla squadra mobile della questura di Savona nell’ambito dell’operazione Pay for Italy 2 su un giro di sfruttamento e favoreggiamento dell’immigrazione clandestina di braccianti agricoli. Si tratta di tre imprenditori agricoli che operavano nella piana di Albenga. Il computo dell’indagine avviata nei mesi scorsi sale a 22 indagati a pied elibero o arrestati con diversi ruoli nell’organizzazione.

Gli arrestati sono Giuseppe viola, 43 anni e Laura Capello, 38 anni, albenganesi e Eugenio Tortello, 63 anni di Ceriale. Per loro le accuse sono di favoreggiamento, sfruttamento dell’immigrazione clandestina e falsità ideologica. I tre si prestavano nel favorire, dietro compensi economici, tra i 1000 e i 3000 euro, l’arrivo dal nord Africa di braccianti da avviare poi al lavoro nelle aziende floricole della piana albenganese.

Facevano parte del sodalizio criminoso anche degli intermediari, in particolare 7 marocchini che erano stati arrestati nel luglio scorso. Questi si occupavano di istruire le pratiche di trasferimento dietro compensi tra i 6000 e i 10000 euro di loro connazionali. Si trattava di personaggi che poi avevano contatti diretti con gli imprenditori agricoli compiacenti che si prestavano ad assunzioni fittizie degli extracomunitari.

E’ stato stabilito dalla polizia che le richieste inoltrate direttamente dal nord africa per un lavoro nella piana erano 150, ma soltanto una cinquantina sono effettivamente gli ingressi accertati dagli inquirenti. Oltre ai tre arrestati oggi e i sette marocchini arrestati a luglio figurano indagati almeno altri nove imprenditori e tre intermediari. Tutti denunciati a piede libero.

Ogni tentativo di protesta dei braccianti, che dovevano sostenere ritmi di lavoro massacranti, veniva severamente messo a tacere. Secondo quanto emerge dalle indagini affidate al giudice Barbara Romano, sarebbero un centinaio, nel corso di tre anni, gli stranieri fatti arrivare dal Marocco con questo stratagemma. Il tutto per un giro di affari che, secondo gli inquirenti, si aggirerebbe intorno agli 800 mila euro all’anno

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5 febbraio 2009

fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/savona/2009/02/05/1202067160003-pay-for-italy-manette-tre-impreditori.shtml

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Lavoro Nero: i racconti degli immigrati

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Le storie sono tante e diverse ma accomunate tutte da un sogno: stare meglio in Italia, mandare i soldi a casa e, soprattutto, ” avere i documenti”. Di Cinzia Propato, Radio Popolare Salento.

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fonte: http://2007.radio1812.net/it/audio/2008/05/lavoro_nero_i_racconti_degli_immigrati


SALUTE – Boom di richieste dalle adolescenti. I giudici: date la pillola del giorno dopo

I medici genovesi si rivolgono alla magistratura: non ci sono leggi chiare. “Ma occorre valutare i casi che possono nascondere disagi sociali o familiari”

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di MARCO PREVE

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date la pillola del giorno dopo
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GENOVA – Un numero sempre maggiore di adolescenti, anche ragazzine di tredici anni, si presenta in ospedale per chiedere la pillola del giorno dopo. Che fare? Si chiedono i medici genovesi assillati non tanto da dubbi di natura religiosa, quanto piuttosto riguardanti la sfera etico-legale. Così, in assenza di leggi chiare, chiedono lumi alla magistratura. E i giudici rispondono: la pillola deve essere prescritta. Ma si aprono ad un confronto perché, ammettono, è un fenomeno che può nascondere disagio sociale e famigliare.
“Richiesta di parere in merito alla liceità della prescrizione di Norlevo, pillola del giorno dopo a minorenni in assenza dei genitori o di chi ne detiene la patria potestà”. Comincia così la lettera del 21 gennaio con cui la responsabile del Presidio ospedaliero metropolitano Bruna Rebagliati si rivolge al presidente del Tribunale dei Minori Adriano Sansa e al Giudice Tutelare della sezione famiglia Francesco Mazza Galanti.

I vertici della Asl3 si sono mossi a seguito delle sempre più frequenti richieste di chiarimenti da parte dei medici dei pronto soccorso e dei reparti di ginecologia e ostetricia. “La minore età, nella prescrizione dei contraccettivi pone il medico di fronte a dubbi e resistenze” scrive Rebagliati. Gli interrogativi sono di natura medico legale e deontologica, “non esistendo nella legislazione italiana una norma specifica che disciplini la contraccezione nella minore età”. I punti centrali riguardano la liceità della prescrizione in assenza o all’insaputa dei genitori e l’esistenza di un’età minima per la contraccezione. Negli ultimi mesi, diversi medici genovesi hanno sollevato obiezioni di opportunità legale di fronte all’aumento vertiginoso di adolescenti a caccia della pillola.

Nell’aprile scorso, anche a seguito di polemiche per il rifiuto di alcuni medici, obiettori per motivi religiosi, di prescrivere la pillola a donne maggiorenni, la Regione Liguria aveva dato precise disposizioni per far sì che il diritto previsto dalla legge fosse davvero garantito. Il Norlevo è infatti considerato un farmaco di contraccezione e non abortivo. E’ addirittura definita “uno strumento di prevenzione dell’aborto” e deve essere assunta “nelle 12 ore e non oltre le 72 successive, ponendo di fatto ristretti limiti di tempo per la prescrizione” ricordano i medici. L’Asl 3 sottolinea però un vuoto normativo visto che la disposizione regionale “non si esprime sull’età dell’utente”. E quindi chiede un’indicazione univoca a fronte di “interpretazioni medico legali difformi” derivanti da disposizioni e norme di varia provenienza.

La magistratura, pur ribadendo che per la pillola del giorno dopo non può valere l’obiezione di coscienza, riconosce la particolarità del problema e si è detta disponibile ad essere interpellata nei casi dubbi. Inoltre, i giudici stanno verificando con le strutture sanitarie e i servizi sociali la possibilità di intervenire, pur nel rispetto della riservatezza della persona, quando dietro la richiesta della pillola esista il sospetto di un disagio della minore o della totale assenza di controllo familiare.
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5 febbraio 2009
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SALUTE – Mucca pazza, un caso sospetto a L’Aquila / La tubercolosi a scuola: ricoverato ieri un altro bambino

La paziente è una signora straniera di 62 anni, ma residente a L’Aquila, ricoverata nei giorni scorsi con una diagnosi di sospetto morbo di Creutzfeldt-Jacob

mucca pazza

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L’Aquila, 5 febbraio 2009 – Un sospetto caso di “mucca pazza è stato registrato all’ospedale «San Salvatore» dell’Aquila.

La paziente è una signora straniera di 62 anni, ma residente a L’Aquila, ricoverata nei giorni scorsi con una diagnosi di sospetto morbo di Creutzfeldt-Jacob, malattia che si presenta in forma sporadica e spontanea.

La diagnosi – dice la Asl – è compatibile con il risultato delle analisi effettuate presso il centro di riferimento nazionale di Bologna. La stessa azienda sanitaria ci tiene a precisare che «non esiste assolutamente alcun allarme sanitario”.

La malattia di Creutzfeldt-Jacob, originariamente descritta negli anni ‘20 del XX secolo da Hans Gerhard Creutzfeldt ed Alfons Maria Jakob, è una malattia neurodegenerativa rara che – spiega l’enciclopedia on line Wikipedia – conduce ad una forma di demenza progressiva fatale.

La sindrome clinica è caratterizzata da perdita di memoria, cambiamenti di personalità, allucinazioni, disartria, mioclonie, rigidità posturale e convulsioni. I sintomi ed i segni sono dovuti alla progressiva perdita di neuroni causata da alterazione di una proteina di membrana, espressa prevalentemente in cellule del sistema nervoso e del sistema reticolo-endoteliale, il prione.

La sua incidenza si è mantenuta relativamente costante negli ultimi 80 anni, nell’ordine di 1-2/1000000. Ottiene gli onori della cronaca dopo la descrizione dei primi casi di una forma variante, ancor più rara, legata all’epidemia di Encefalopatia spongiforme bovina, la cosiddetta malattia della “mucca pazza”. ( Agi)

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/05/149440-mucca_pazza_caso_sospetto_aquila.shtml

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La tubercolosi a scuola: ricoverato
ieri un altro bambino

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di Davide Desario e Marco Giovannelli
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ROMA (5 febbraio) – Un altro bambino è stato ricoverato in ospedale perché potrebbe aver contratto la turbercolosi. Anche lui frequentava la scuola di Morena e la classe degli altri due piccoli già ricoverati. Il provvedimento è arrivato ieri dopo gli approfondimenti effettuati sugli altri componenti della classe che erano già risultati positivi al primo test. Ad effettuare gli esami una speciale task force di medici istituita dalla Asl RmB presso l’ospedale Pertini. Intanto, però, i genitori annunciano una denuncia all’autorità giudiziaria: «La scuola non ci ha comunicato che la suora che stava con i nostri figli aveva contratto la tubercolosi e a dicembre era stata ricoverata all’ospedale Spallanzani».

Il caso della scuola materna di Morena si allarga. E più si conoscono i particolari e più i genitori si indignano. L’allarme, infatti, è scattato il 15 gennaio quando a un bambino di 4 anni e mezzo, dopo giorni e giorni di malattia, i medici dell’ospedale Pertini hanno diagnosticato la tubercolosi. La notizia è stata subito comunicata all’istituto di Morena (una scuola parificata gestita dalle suore che si trova in una traversa della via Anagnina) e la Asl competente ha scritto una lettera ai genitori informandoli dell’emergenza e invitandoli a presentarsi all’ospedale Pertini per sottoporre i figli al test sulla Tbc.

Una mamma ha anticipato i tempi e, dopo il test e una lastra ai polmoni, la figlia è stata ricoverata nel reparto di Immunoinfettologia del Bambino Gesù.

Ma la cosa più grave è che, soltanto adesso, salta fuori che una suora filippina che faceva da assistente alla maestra di quella classe, dopo mesi di tosse, a dicembre gli è sta diagnosticata la tubercolosi e per questo è stata ricoverata in isolamento all’ospedale Spallanzani dove è stata curata e guarita completamente. Una notizia che la scuola non aveva comunicato ai genitori dei bambini. Anzi, fino a ieri, la scuola insisteva nel definire «non riconducibile» alla malattia dei bambini il caso della suora.
«Quello che è successo è vergognoso – dice la mamma del bambino, una donna di origini straniere – Quando mio figlio si è ammalato alcune persone della scuola hanno sparso la voce che eravamo noi i colpevoli perché a Natale eravamo andati in vacanza nel mio Paese. E, invece, adesso è saltata fuori la verità. La suora che si è ammalata non ha colpe, è una persona eccezionale. Ma qualcuno, nascondendoci l’accaduto, ha messo in pericolo tutti i nostri figli».

La rabbia è tanta. Un papà racconta: «Mio figlio ha frequentato la scuola per un solo mese (dicembre e 4 giorni di gennaio) nella classe dei bimbi contagiati. Sono venuto a sapere delle analisi del sangue da un’amica perché il nominativo di mio figlio era stato cancellato dalla lista dei bimbi. Le Responsabili non hanno avuto cura informare la Asl della presenza di mio figlio in classe in quel periodo. Per pura fortuna sono riuscito a far rientrare mio figlio nel gruppo dei bambini controllati». Sul sito internet del Messaggero (www.ilmessaggero.it) i genitori si sono organizzati per un’assemblea e soprattutto per presentare una denuncia comune all’autorità giudiziaria.

Intanto, ieri mattina, i 22 bambini della stessa classe dei due già ricoverati sono stati sottoposti all’esame radiologico del torace e per uno di loro si è reso necessario il ricovero: «Il quadro clinico emerso necessita di ulteriori approfondimenti che non possono essere effettuati che in ospedale – ha detto Antonio D’Urso, direttore sanitario della Asl RmB – I bambini che stiamo visitando sono apparsi tranquilli. Tutte le operazioni si sono svolte con la massima celerità per non creare ulteriore stress a nessuno». Meno sereni sono invece apparsi i genitori per i quali la Asl ha messo a disposizione un numero di cellulare (320-5796155) al quale rispondono dalle 9 alle 19 gli esperti del servizio di medicina preventiva dell’età evolutiva, cioè i pediatri.

«Abbiamo già incontrato le famiglie a scuola e nelle sedi della Asl – spiega D’Urso – ma per tutti coloro che hanno bisogno di ulteriori consigli e spiegazioni, approfondimenti sulla malattia abbiamo istituito questo numero di telefono».
L’opera di prevenzione della Asl RmB ha coinvolto ieri mattina anche tutti i bambini che frequentano la materna: una settantina sono stati sottoposti al test della tubercolina (una puntura sul braccio per verificare una eventuale reazione alla malattia). I risultati, che verranno letti dagli specialisti della task force della Asl, si conosceranno tra 24-48 ore.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=45265&sez=HOME_ROMA


Silvio è nervoso: Obama non chiama

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DOPO L’ERA BUSH, GELO FRA LA CASA BIANCA E ROMA

Così gli Usa snobbano Palazzo Chigi

Sedici giorni dopo l’insediamento del nuovo presidente Usa alla Casa Bianca, il premier italiano è finito agli ultimi posti della sua agenda. Pesano l’infelice battuta del Cavaliere su Barack “giovane, bello e abbronzato”, ma, soprattutto l’inconsistenza della politica estera italiana. Dagospia: “Frattini?Hillary Clinton non sa nemmeno chi sia”

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Roma, 5 febbraio 2009 – Obama non chiama. E, per Silvio Berlusconi, il grande amico di George W.Bush, la questione comincia a farsi imbarazzante. Sono trascorsi 16 giorni dall’insediamento di Barack alla Casa Bianca e il premier italiano, dopo la chiamata di prammatica del neoeletto, è finito agli ultimi posti sull’agenda del neopresidente Usa. Ammesso e non concesso che ci sia.

Ha graffiato Massimo Gramellini sulla Stampa: “Nelle prime due settimane di soggiorno alla Casa Bianca il presidente degli Stati Uniti ha telefonato a cinesi e indiani, francesi e afghani, inglesi e israeliani, palestinesi e pakistani, ai banchieri per insultarli e ai manager per tassarli, ai creditori per le loro spettanze e agli operai per le condoglianze, ai petrolieri perché si convertano in giardinieri e ai finanzieri perché diventino seri, alla sarta della moglie per licenziarla, alla moglie per ammansirla, alla suocera per farsi aiutare, alla moglie di nuovo, ma per farsi perdonare, a Bruce Springsteen perché gli restituisse un disco che gli aveva prestato, al segretario dell’Onu per lo stesso motivo, a un venditore di articoli sportivi per piazzare un canestro nella Sala Ovale, a un amico di Chicago per invitarlo a fare due tiri, al comico David Letterman che ha messo giù pensando fosse un imitatore, a Scarlett Johansson che ha messo giù perché stava entrando suo marito, al fioraio, al callista, di nuovo alla suocera per sapere se la moglie aveva ricevuto i fiori, a Hillary Clinton che ha fatto finta di non sentire, a Bill Clinton che ha fatto finta di ascoltare, allo psicanalista, ancora alla suocera perché parla di meno ed è più rilassante, a una cugina hawaiana, a un prozio keniota, al Museo delle Cere, al suo parrucchiere, ai generali di Baghdad, al sosia pacifista di Ahmadinejad.

Infine, esausto, si è ricordato anche del nostro amato Paese. Ha chiamato Tony Mantuano, il proprietario del suo ristorante preferito, e gli ha ordinato una mozzarella in carrozza”. La verità è che l’infelice battuta di Berlusconi su Obama “giovane, bello e abbronzato” si sta ritorcendo come un boomerang su chi l’ha pronunciata, per non dire dei precedenti freddissimi fra l’ex senatore dlel’Illinois diventato l’uomo più potente del mondo e il Cavaliere amico di Putin, ma, al tempo stesso, sempre in prima fila a professare il suo amore per l’America.

Cliccate sul video recentemente scovato in rete da Youdem, la web tv di Veltroni  (http://multimedia.quotidianonet.ilsole24ore.com/?media=5508&tipo=media) e capite molte cose. A mano a mano che i giorni passano e Obama non chiama, a Palazzo Chigi cresce il nervosismo. Anche perchè, en passant, l’Italia è presidente di turno del G8 edizionen 2009. C’è di più. Annotano quei cattivoni di dagospia.com che, però, spesso ci prendono: “Alla Farnesina c’è chi ride e c’è chi piange.

Ridono gli uscieri e le impiegate sulla storia del ministro Frattini che, senza finezza diplomatica, ha troncato con un sms la sua love story con l’intraprendente dermatologa. La vicenda ha fatto il giro delle ambasciate e delle capitali dove i pettegolezzi hanno sempre più spazio dei grandi drammi dell’umanità. Ai livelli più alti del ministero questa piccola soap-opera interessa ben poco rispetto alla “guerra fredda” che è calata nei rapporti tra il governo italiano e quello del nuovo presidente Obama. Le valutazioni dei funzionari di più alto livello sono molto preoccupate perché da quando si è insediato alla Casa Bianca il “giovane, bello e abbronzato” non ha ancora inviato alcun segnale di amicizia.

Probabilmente pesa la gaffe mondiale del Cavaliere che pronunciò la “carineria” all’inizio di novembre, e poi accusò la stampa “comunista” di essere stato frainteso. Dopo la telefonata all’indomani della nomina di Obama a Washington, è calato il silenzio e questa situazione irrita profondamente Berlusconi che era abituato a dare pacche sulle spalle a Putin e all’amico George Bush costringendo il primo ad assistere al penoso spettacolo del Bagaglino a Villa Certosa. Con il presidente russo il feeling non si è interrotto, ma per il premier italiano ciò che conta è annodare le fila rapidamente con la nuova amministrazione Usa.

Gli esperti della Farnesina hanno fatto notare che finora gli uomini di Obama snobbano l’Italia alla grande. È questo l’atteggiamento di Richard Holbrooke, l’ex-ambasciatore in Germania e grande amico di Hillary Clinton che ha la delega speciale per i problemi dell’Afghanistan e del Pakistan: incontrerà il governo britannico e tedesco, Italia nisba. E la stessa cosa avviene per George Mitchell, il 76enne senatore del Maine che Obama ha spedito in Medioriente – è atterrato al Cairo e Istambul, giammai a Fiumicino – dove le ipotesi di un tavolo di pace da costruire a Roma sono state letteralmente ignorate.

Per quanto riguarda poi Hillary Clinton il muro del silenzio sembra invalicabile perché il nuovo Segretario di Stato democratico probabilmente non sa nemmeno chi sia Franco Frattini.Su queste premesse è partita una campagna che chiama in causa il ruolo di Gianni Castellaneta, il 66enne ambasciatore a Washington che dal 2006 ha tirato le fila dei rapporti Berlusconi-Bush. Il diplomatico aveva un rapporto intenso con Condoleeza Rice e riuscì perfino a portare D’Alema al Dipartimento di Stato per un incontro dal quale il leader italiano uscì politicamente innamorato.

Nel triangolo Berlusconi-Frattini-Castellaneta c’è molta fibrillazione e c’è già chi parla della sostituzione dell’ambasciatore con Giampiero Massolo, l’attuale Segretario Generale della Farnesina che ha rifiutato le lusinghe di Emma Marcegaglia per la direzione generale di Confindustria”. Intanto, anche oggi Obama non ha chiamato Silvio. E sì che gli argomenti di discussione non mancherebbero: la grande crisi planetaria, Gaza e Israele, i rapporti con il mondo islamico, Ahmadinejad e il nucleare iraniano, eccetera eccetera. Ma Barack non è Bush. E Silvio comincia a notare la differenza.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/05/149461-silvio_nervoso_obama_chiama.shtml