Archivio | febbraio 10, 2009

MANCAVA SOLO QUESTA.. – Telefonate commerciali moleste, un decreto potrebbe legalizzarle

Un emendamento del Mille proroghe potrebbe di fatto “liberare” le chiamate fatte dai call center tramite dati e numeri di utenti che non hanno dato il consenso a essere contattati. Chiamate che adesso sono illegali. Ma il garante è già sul piede di guerra

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di ALESSANDRO LONGO

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Telefonate commerciali moleste un decreto potrebbe legalizzarle
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PREPARIAMOCI pure a mesi di tormenti telefonici. A rispondere ad addetti di call center che ci chiamano a ogni ora del giorno per proporci le loro offerte, di passare a Tizio, di abbandonare Caio: si avvicina un decreto che autorizza le telefonate commerciali moleste, quelle fatte tramite dati e numeri di utenti che non hanno dato il consenso a essere contattati.

Chiamate che ora sono illecite, secondo quanto stabilito dal Garante della Privacy con numerosi e successivi provvedimenti; ma se passerà la nuova normativa, saranno legali fino al 31 dicembre 2009. E quindi via libera alle telefonate selvagge. Eventualità che adesso il Garante sta cercando di scongiurare: ha infatti subito scritto al governo e al parlamento, come ha spiegato a Repubblica.it.

La novità è contenuta in un emendamento approvato nei giorni scorsi in Commissione Affari costituzionali, al testo del decreto Milleproroghe e che è in queste ore discusso in Senato, per la conversione in legge. “Il contenuto della disposizione è chiaro”, spiega dal proprio blog Guido Scorza, avvocato esperto di diritto e nuove tecnologie: “Dal giorno dopo l’entrata in vigore della nuova disposizione di legge le società di marketing torneranno libere di utilizzare a loro piacimento un enorme mole di dati personali e di disturbare senza limiti gli utenti i cui numeri telefonici sono contenuti negli appositi elenchi per finalità completamente diverse!”.

Queste banche di dati, infatti, ora sono illegali perché i call center le hanno messe su senza chiedere il consenso degli utenti. Sono numeri e nomi che per esempio hanno ottenuto (e comprato) dagli operatori telefonici di quegli utenti (pratica illecita, secondo le norme sulla privacy). In particolare, l’emendamento autorizza solo l’uso di banche dati create prima dell’agosto 2005, ma c’è da scommettere che siano abbastanza rappresentative di tutte gli italiani dotati di un telefono dove essere disturbati.

Di qui la preoccupazione anche del Garante: “Abbiamo mandato una nota al governo, al presidente del Senato e della commissione Affari costituzionali”, dice a Repubblica.it Francesco Pizzetti, presidente dell’Autorità garante per la privacy, “spiegando che questo emendamento non dovrebbe essere approvato, perché è in contrasto non solo e non tanto con i nostri provvedimenti ma con il diritto dei cittadini di non essere disturbati a ogni ora del giorno”. “Speriamo fino all’ultimo – continua – che il parlamento ne tenga conto. In caso contrario, valuteremo l’effetto della normativa e il da farsi”.

Allarmato e furente è Domenico Murrone, dell’associazione dei consumatori Aduc: chiede di “cancellare l’obbrobrio”. “La motivazione “nobile” dell’emendamento – aggiunge – è che in caso contrario sarebbero a rischio migliaia di posti di lavoro dei call center. Questi sarebbero quindi più degni di tutela di tutti gli italiani che da anni subiscono il martellamento dei venditori di telefonia e altre aziende che, con tecniche invadenti e non di rado truffaldine, importunano e rifilano prodotti/servizi non richiesti”.

Aduc segnala inoltre che già cominciano a moltiplicarsi le chiamate moleste, “forse perché i call center annusano l’aria permissiva”, anticipando i tempi rispetto al via libera.

Ad aggiungere carne sul fuoco della polemica è ancora Scorza, che nota quanto sia anomalo, sul piano giuridico, questo emendamento. “Non è ammissibile che il legislatore si sovrapponga, in modo del tutto estemporaneo, all’attività di un’Autorità indipendente su di una materia affidata alla competenza istituzionale di quest’ultima”; inoltre, “non è dato comprendere quale sia il senso di considerare lecita solo sino al 31 dicembre 2009 un’attività illecita”.

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10 febbraio 2009
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Il Dalai Lama è cittadino romano. La Cina: “Offeso il nostro popolo”

Il Dalai Lama a Roma con il sindaco Alemanno

Pechino: “Interferenza nei nostri affari interni. Ci saranno conseguenze nelle relazioni bilaterali col governo italiano”

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PECHINO
Il conferimento al Dalai Lama, il leader tibetano in esilio,
della cittadinanza di Roma «offende il popolo cinese» e costituisce un’«interferenza» negli affari interni di Pechino. Lo ha detto oggi la portavoce del ministero degli Esteri cinese, Jiang Yu, in una conferenza stampa a Pechino. Jiang ha detto che l’ Italia deve prendere «immediate misure» per rimediare al danno apportato alle relazioni tra i due Paesi, ma non ha specificato quali. «Le parole e le azioni del Dalai Lama – ha detto la portavoce – dimostrano che non è solo una figura religiosa, ma un uomo politico impegnato in attività secessioniste con la scusa della religione».

I Paesi stranieri, ha aggiunto, dovrebbero «capire e sostenere» la posizione della Cina sul Tibet, che è «completamente parte della Cina». «Il problema del Dalai Lama non è un problema di diritti umani, ma un problema attinente alla sovranità e alla integrità territoriale della Cina», ha concluso Jiang. Il Dalai Lama, che nel 1989 ha ricevuto il Premio Nobel per la pace, vive in esilio dal 1959 e chiede per il Tibet quella che chiama una «vera autonomia».

La Cina ha inoltre annunciato conseguenze nelle relazioni con l’Italia per la decisione del Comune di Roma di conferire la cittadinanza onoraria al Dalai Lama. L’anno scorso Pechino cancellò una summit franco-cinese dopo che Nicolas Sarkozy aveva incontrato il leader spirituale tibetano. La concessione della cittadinanza onoraria di Roma al Dalai Lama, ha detto Jiang Yu, «ferisce profondamente la sensibilità del popolo cinese. Manifestiamo il nostro forte malcontento e la nostra contrarietà. Speriamo che l’Italia presti attenzione alle profonde preoccupazioni della Cina e adotti immediate ed efficaci misure per correggere l’impatto negativo e mantenere il salutare e stabile sviluppo delle relazioni bilaterali». La questione tibetana, ha aggiunto Jiang, «è meramente di politica interna».

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10 febbraio 2009
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ALLARME MALTEMPO – Ondata di gelo in arrivo. Meteorologo: i giorni più freddi dell’anno

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ROMA (10 febbraio) – Non c’è speranza: la primavera resta un sogno lontano e la parola maltempo continua a ossessionarci. Pioggia, vento, nevicate e ora anche l’arrivo di un’ondata di gelo polare che sarà da ricordare. Il Dipartimento della Protezione Civile ha emesso una nuova allerta meteo: nei prossimi giorni è infatti attesa sull’Italia una perturbazione di origine polare che porterà una progressiva e forte diminuzione delle temperature in tutta Italia, con valori minimi che scenderanno anche sotto lo zero, e nevicate che interesseranno a partire da domani le regioni centro-meridionali, anche in zone di pianura. Gli esperti prevedono a partire dalla giornata di domani nevicate a quote medio-basse sulle zone interne ed adriatiche del centro e del sud, con quantitativi abbondanti sui rilievi appenninici. La situazione non migliorerà giovedì, quando sulle regioni adriatiche le precipitazioni nevose potranno progressivamente raggiungere zone di pianura. Sulle regioni meridionali tirreniche, invece, sono attesi temporali localmente anche intensi.

Giuliacci: la settimana più fredda dell’anno. Se non bastasse l’allerta della Protezione civile, il meteorologo Andrea Giuliacci avverte che l’ondata di freddo in arrivo da domani farà della settimana in corso una delle più fredde dell’anno. La perturbazione in arrivo sull’Italia porterà un primo nucleo di aria gelida di origine artica con freddo, vento, piogge e neve fino a bassa quota in montagna soprattutto al centro-sud. «Sarà solo l’inizio di un periodo molto freddo – spiega Giuliacci – che, tra l’altro, a inizio della prossima settimana riporterà la neve anche in pianura al centro-nord». Fra domenica e i primi giorni della prossima settimana, poi, si assisterà ad un ulteriore peggioramento del tempo.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=45999&sez=HOME_INITALIA


Roma, tentano di bruciare ragazzi bengalesi in pieno centro: un arresto

Alemanno: «Un demente che va punito». Marrazzo: «Giusto punire, ma serve anche non inculcare la paura del diverso»

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ROMA (10 febbraio) – Un altro grave episodio di razzismo a Roma, dieci giorni dopo l’aggressione ad un cittadino indiano che dormiva su una panchina a Nettuno. E’ accaduto all’Esquilino, in pieno centro storico.

Non volevano che ragazzini bengalesi frequentassero il quartiere e così dopo averli minacciati di morte e picchiati, hanno tentato di bruciarli usando una bomboletta spray e un accendino a mo’ di lanciafiamme. Uno della banda, un italiano di 20 anni, Ivano Balzanella, writer e con precedenti, è stato arrestato dalla polizia per minacce e lesioni aggravate dall’odio razziale e per detenzione e spaccio di sostanze stupefacenti.

«Andatevene via dalla zona o vi brucio», ha urlato nei confronti di tre ragazzini bengalesi Balzanella. Poi ha usato una bomboletta di vernice spray con un accendino, indirizzandolo verso il volto di uno degli stranieri ma i poliziotti hanno letteralmente atterrato l’extracomunitario per evitargli la fiammata in volto. Dopo una breve colluttazione gli agenti hanno arrestato, l’italiano, mentre uno o forse due complici, sono riusciti a scappare. Balzanella si è subito dichiarato writer. In passato era stato denunciato per aver imbrattato i treni nella stazione Termini e, pare, sia consumatore abituale di hashish e cocaina. Vive nel quartiere Esquilino insieme al padre, in una situazione di disagio, e frequenta, nonostante i suoi venti anni, ancora un istituto tecnico, sempre in zona, perché è stato ripetutamente bocciato.

Alemanno: un demente che va punito. «Mi auguro che quel demente arrestato all’Esquilino abbia la giusta punizione». Così il sindaco Gianni Alemanno ha commentato l’aggressione dell’Esquilino.

Marrazzo: punire, ma educare. Duro anche il commento di Piero Marrazzo, presidente della Regione Lazio: «Una nuova e vergognosa aggressione ai danni di cittadini stranieri. E ancora una volta sono dei ragazzi che aggrediscono altri ragazzi. Davvero un brutto segnale al quale le istituzioni e la politica non si devono stancare mai di rispondere con durezza, con la sanzione ma anche con la diffusione di una cultura del dialogo e della legalità. Non si possono condannare i singoli atti di razzismo e poi diffondere quotidianamente la paura del diverso e dello straniero, almeno finché confideremo come un valore quello di vivere in una società dove la convivenza civile e l’accoglienza sono valori fondamentali».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=46007&sez=HOME_ROMA


Sicurezza, l’affondo della Romania: il governo italiano incita al razzismo

Il ministro degli Esteri romeno Cristian Diaconescu

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Il ministro degli Esteri Diaconescu: da Roma atteggiamenti inspiegabili

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BUCAREST
Il ministro degli Esteri romeno Cristian Diaconescu
ha espresso rammarico per quelli che ha definito «alcuni atteggiamenti, soprattutto da parte di alcuni rappresentanti del governo italiano volti, attraverso una retorica molto aggressiva e provocatrice, a incitare alla xenofobia». Alla radio statale “Romania Actualitati”, Diaconescu ha sottolineato come «questo non sia un comportamento europeo».

«In Italia esiste un certo atteggiamento al livello della classe politica, del governo, che non riesco a spiegarmi», ha proseguito il ministro. «Ogni Stato ha il diritto sovrano di sanzionare con la durezza che ritiene necessaria i reati commessi da qualsiasi persona, ma non è giusto lanciare l’anatema contro un’intera comunità », ha detto Diaconescu, definendo «deplorevoli» i reati commessi dai connazionali all’estero.

Inoltre ha ricordato che nelle ultime settimane Bucarest ha avuto contatti diretti con Roma per cooperare nei casi di delinquenza ad opera di romeni. Ricordando la prossima apertura di nuovi consolati in Italia e Spagna, Diaconescu ha sottolineato che, all’estero, i romeni devono capire che «la migliore immagine sarà quella creata da loro stessi». «La delinquenza ci nuoce e a dispetto di tutti gli sforzi possibili a livello istituzionale è quasi impossibile equilibrare la situazione», ha concluso.

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10 febbraio 2009

fonte: http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/politica/200902articoli/40876girata.asp

Casa, il Sunia: «È emergenza affitti»

A Roma e Milano per un alloggio di 80 metri quadrati si possono pagare fino 2.300 euro

Lo studio condotto in collaborazione con la Cgil: tra il 1999 e il 2008 i canoni sono aumentati del 130%

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ROMA – La crisi fa registrare in Italia un calo delle compravendite di immobili. Al contrario crescono la domanda e l’offerta di locazioni. Questo è il quadro tracciato da uno studio del Sunia in collaborazione con la Cgil sull’offerta delle abitazioni in affitto delle aree metropolitane. Nonostante l’aumento dell’offerta, sottolinea il segretario del Sunia Luigi Pallotta, «i canoni dell’affitto non si riducono, al contrario in molti casi aumentano».

I DATI – Nel periodo compreso tra il 1999 e il 2008 i canoni degli affitti sono aumentati del 130% facendo registrare le punte più alte nelle grandi città, in particolare al Centro e a Milano dove c’è stato un incremento complessivo del 145%. Il canone medio pagato è di 740 euro per chi si trova già in affitto ma per chi si appresta ad entrare in una casa in locazione vengono chieste mediamente 1.100 euro al mese e la percentuale degli affitti a prezzi concordati è pari solo al 15%.Il Sunia evidenzia come i canoni maggiori a Roma e Milano siano nelle zone centrali e semicentrali, andando da un massimo di 2.300 euro al mese fino a 1.400 euro mentre gli stessi canoni scendono fino a 1.100 euro al mese per gli alloggi in periferia. Un canone medio che è calcolato per un alloggio di circa 80 metri quadrati. A Roma e a Milano circa il 25% delle famiglie vive in una casa in affitto. Nella Capitale le case affittate sono 352.912 mentre a Milano sono 381.617.

VENDITE E AFFITTIIn generale nel terzo trimestre del 2008, rispetto allo stesso periodo del 2007, si è registrata una diminuzione delle compravendite residenziali del 13% (-9,3% nei Comuni capoluogo, -15,9% nei Comuni non capoluogo). Mentre nel periodo compreso tra l’ultimo semestre del 2007 e il primo semestre del 2008 la domanda di affitto, dovuta a una maggiore difficoltà di accesso al credito e del mercato dell’acquisto, è aumentata del 4%.

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10 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/economia/09_febbraio_10/affitti_allarme_sunia_c4429edc-f76a-11dd-8e36-00144f02aabc.shtml

G8 di Genova, le motivazioni della sentenza: «Scuola Diaz, violenze disumane nella certezza dell’impunità»

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I giudici: «Nessun complotto, ma quello che avvenne non può avere alcuna giustificazione»

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GENOVA – «Quanto accadde all’interno della scuola Diaz Pertini fu al di fuori di ogni principio di umanità, oltre che di ogni regola ed ogni previsione normativa, anche se fu disposta in presenza dei presupposti di legge». Il presidente della terza sezione del Tribunale penale di Genova, Gabrio Barone, e i due giudici a latere hanno messo nero su bianco, in 400 pagine, le motivazioni della sentenza sui reati commessi nell’irruzione alla scuola Diaz accaduti durante il G8 del luglio 2001 a Genova. La sentenza aveva fatto discutere: 13 condanne su 29 imputati, comminati 36 anni e 7 mesi di reclusione rispetto alla richiesta di oltre 100 anni da parte dei Pm. In pratica la Corte aveva ritenuto provate solo le violenze attribuite al reparto mobile della Polizia condannando tutti i suoi componenti identificati. Per i restanti aveva fatto premio il dubbio: impossibile il riconoscimento dei tanti poliziotti con casco o fazzoletto sul viso, impossibile attribuire a ogni singolo imputato fatti specifici. «Quanto avvenuto in tutti i piani dell’edificio scolastico con numerosi feriti di cui diversi anche gravi tale da indurre lo stesso imputato Fournier a paragonare la situazione ad ‘una macelleria messicana’ – si legge ancora nel documento – appare di notevole gravità sia sotto il profilo umano che legale. In uno stato di diritto non è accettabile che proprio coloro che dovrebbero essere i tutori dell’ordine e della legalità pongano in essere azioni lesive di tali entità, anche se in situazioni di particolare stress»

NESSUN COMPLOTTO – Le violenze alla Diaz, si legge ancora, non furono però frutto di «un complotto in danno degli occupanti» della scuola, né ebbero carattere «di spedizione punitiva» o di «rappresaglia». «A parte la carenza di prove concrete – scrivono i giudici – appare assai difficile che un simile progetto possa essere stato organizzato e portato a compimento con l’accordo di un numero così rilevante di dirigenti, funzionari e operatori della polizia». Piuttosto si ritiene «che i dirigenti fossero convinti che l’operazione avrebbe avuto un rilevante successo e si sarebbe conclusa con l’arresto dei responsabili delle violenze e delle devastazioni dei giorni precedenti», anche perché «ben difficilmente La Barbera, Luperi e Gratteri avrebbero avvisato i giornalisti di quanto si stava compiendo».

INGIUSTIFICATE – In ogni caso, l’esplodere della violenza all’interno della scuola non può «trovare giustificazione se non nella consapevolezza di poter agire senza alcuna conseguenza e quindi nella certezza dell’impunità». «Se dunque non può escludersi che le violenze abbiano avuto un inizio spontaneo da parte di alcuni – si prosegue nel documento – è invece certo che la loro propagazione così diffusa e pressoché contemporanea presupponga la consapevolezza da parte degli operatori di agire in accordo con i loro superiori che comunque non li avrebbero denunciati». I giudici osservano inoltre come «non sia del tutto incredibile che l’inconsulta esplosione di violenza all’interno della Diaz abbia avuto un’origine spontanea e si sia quindi propagata per un effetto attrattivo e per suggestione tanto da provocare, anche per il forte rancore sino ad allora represso, il libero sfogo all’istinto determinando il superamento di ogni blocco psichico e morale, nonché dell’addestramento ricevuto».

MOLOTOV – Per quanto riguarda il falso ritrovamento delle molotov all’interno della scuola, scrivono ancora i giudici, non ci sono prove certe «ma semplici indizi non univoci» circa la consapevolezza da parte dei vertici della polizia, Giovanni Luperi (ex vicedirettore Ucigos) e Francesco Gratteri (ex direttore dello Sco). «Se è vero che gli elementi indicati dall’accusa possano da un lato determinare il sospetto circa la consapevolezza da parte dei citati imputati della falsità del ritrovamento delle bottiglie molotov all’interno della scuola – si legge nel documento – è anche vero dall’altro che non possono valere a provarla con la dovuta certezza trattandosi di semplici indizi non univoci».

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10 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_10/diaz_motivazioni_sentenza_ef2d7a22-f783-11dd-8e36-00144f02aabc.shtml

SICUREZZA (QUELLA VERA) – Il governo cancella la 626 per le piccole aziende

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di Ro.Ro.

L’ultimo morto sul lavoro si chiamava Rodolfo Ruggeri. E’ caduto da un’altezza di cinque metri ed morto sul colpo mentre stava ultimando alcuni lavori nel cortile della scuola elementare Giuditta Tavani Arquati, presso il  lungotevere della Farnesina a Roma. Rodolfo lavorava per una società che aveva meno di sedici dipendenti. Una delle tantissime società presenti in Italia. La maggior parte delle aziende in Italia sono piccole o piccolissime.  Da oggi sempre meno controllate.

La prima commissione parlamentare Affari costituzionali del Senato ha approvato, infatti,  alcuni emendamenti nel Mille proroghe al testo unico sulla sicurezza nei luoghi di lavoro che eliminano di fatto la possibilità di inserire i rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza nelle aziende al di sotto dei 16 dipendenti.

Dei due emendamenti proposti dalla Lega, il primo prevede che il rappresentante dei lavoratori per la sicurezza (rls), si possa fare solo nelle aziende sopra i 15 dipendenti e il secondo elimina il comma 3 dell’art. 47, che in assenza di rappresentante istituisce obbligatoriamente il rappresentante territoriale per la sicurezza (rlst).

«Siamo allo smantellamento del Testo Unico – denuncia Cesare Damiano ex ministro del Lavoro  ed estensore della legge -. Ci associamo alla protesta di Cgil, Cisl e Uil che parlano di un governo che ha privato istituzioni e parti sociali delle sedi di confronto su temi di rilevante urgenza come quelli correlati alla valutazione dei rischi»
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«Inoltre – aggiunge Damiano –, il governo ha ventilato la possibilità di un ulteriore rinvio dell’attuazione dei decreti per il comparto marittimo e portuale e per tutti i settori della pubblica amministrazione. La situazione è talmente pesante che i sindacati dei portuali hanno chiamato unitariamente la categoria alla mobilitazione generale a seguito dei 4 incidenti mortali che si sono succeduti nell’arco di un solo mese, senza che il governo abbia dato seguito alla richiesta di un incontro sul tema dell’attuazione delle delega».

«Il Partito democratico – è l’appello del deputato del Partito democratico – deve chiamare i cittadini alla mobilitazione contro il tentativo di smantellare essenziali che hanno a che fare con la salvaguardia della vita sui luoghi di lavoro».

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9 febbraio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/81327/il_governo_cancella_la_per_le_piccole_aziende

Foibe, è il giorno del ricordo. “Non dimenticare sofferenze di nessuno”

Iniziative in tutta Italia per ricordare la tragedia e l’esodo dall’Istria e Dalmazia di 350mila italiani

Napolitano al Quirinale: “Nessun revisionismo, conservare la memoria e coltivarla”

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Foibe, è il giorno del ricordo "Non dimenticare sofferenze di nessuno"Giorgio Napolitano

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ROMA – Nulla a che vedere con il revisionismo, ma un appuntamento per non dimenticare. Nel “giorno del ricordo”, Giorgio Napolitano parla al Quirinale della tragedia delle foibe, dell’esodo dall’Istria e dalla Dalmazia di 350mila italiani nel dopoguerra, e rivendica la necessità di conservare la memoria e di coltivarla, respingendo ogni accusa di revanscismo e nazionalismo.

Il giorno del ricordo, voluto dal Parlamento, corrisponde “all’esigenza di un riconoscimento umano e istituzionale già per troppo mancato e giustamente sollecitato”, dice il presidente della Repubblica durante la cerimonia al Quirinale alla presenza dei presidenti delle Camere. “Non ha a nulla a che vedere col revisionismo storico, col revanscismo e col nazionalismo” ma l’Italia, ieri come oggi, “non può dimenticare le sofferenze, sino a una orribile morte inflitta a italiani assolutamente immuni da ogni colpa”, dice il presidente.

“La memoria che coltiviamo innanzitutto è quella della dura esperienza del fascismo e delle responsabilità storiche del regime fascista, delle sue avventure di aggressione e di guerra”, puntualizza Napolitano. E aggiunge: “non dimentichiamo e cancelliamo nulla, dunque: tanto meno le sofferenze inflitte alla minoranza slovena negli anni del fascismo e della guerra”.

Diverse le iniziative in tutta Italia, con manifestazioni, dibattiti, convegni, proiezioni di documentari. A Roma il sindaco Gianni Alemanno, il presidente del comitato romano dell’associazione nazionale Venezia Giulia e Dalmazia, Marino Micich e il presidente del Consiglio comunale Marco Pomarici hanno deposto una corona di alloro all’Altare della Patria. “Questa giornata – ha detto il sindaco – serve, da un lato per ricordare e lavorare sulla memoria condivisa, e dall’altro, per infrangere le barriere di negazionismo che ancora esistono sulla vicenda delle foibe. Ci sono ancora molti testi scolastici che non parlano di questa tragedia, c’è una ricostruzione storica che ancora salta a piè pari il dramma di tutti gli esuli. Invece noi dobbiamo ricordare questo dramma perché fa parte della nostra storia nazionale e della storia dell’Europa”. Secondo Alemanno, “serve grande attenzione e grande rispetto per fare in modo che gli esuli delle foibe vengano aiutati a superare questo dramma anche dal punto di vista degli effetti economici e sociali”.

A questo proposito il presidente della Camera Gianfranco Fini si è fatto promotore di un’iniziativa legislativa che mira a restituire nei documenti l’identità “italiana” agli esuli istriani, giuliani e dalmati. Fini ne parla in una risposta ad una lettera di un’esule dalmata, la signora Federica Haglich, pubblicate entrambe oggi da “Il Gazzettino”. Fini rende noto di aver scritto personalmente al presidente del Consiglio e al ministro dell’Interno “affinchè possano individuare quanto prima una soluzione legislativa per poter annotare nei documenti di identità degli esuli e dei loro familiari la dizione ‘italiana’ anzichè ‘yugoslava’”.

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10 febbraio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/cronaca/foibe-ricordo/foibe-ricordo/foibe-ricordo.html?rss

Scuola, l’allarme della Uil: “A rischio 28 mila precari”

Ricerca del sindacato: negli ultimi due anni hanno perso il posto in ventimila

Nel 2009 altrettanti non saranno confermati, più migliaia di tecnici e amministrativi

Scuola, l'allarme della Uil "A rischio 28 mila precari"
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ROMA – La scure del ministero cala sui precari della scuola: ventimila docenti in meno negli ultimi due anni, altri 28 mila entro dicembre. Una ricerca che la Uil Scuola ha condotto sull’andamento dei precari della scuola negli ultimi cinque anni, profila un futuro nero.

Mettendo insieme gli effetti dei decreti
e i pensionamenti, quest’anno gli insegnanti precari che non saranno confermati nella nomina potrebbero essere oltri ventimila. A questi si dovranno aggiungere altri 8 mila dipendenti Ata, impiegati amministrativi e tecnici della scuola.

Il numero di insegnanti non confermati sale di anno in anno: nel 2007 erano circa 8.600; l’anno successivo 11.628. Per il prossimo anno scolastico la riduzione di organico è moltiplicata per 4. In base alle proiezioni dello studio Uil, nel 2009 gli insegnanti che rimarranno a casa saranno oltre 43.000, 23.000 pensionamenti, oltre 20.000 non confermati.

“La percentuale di precari che rischia
di perdere il posto di lavoro – denuncia la Uil – è pari al 15% del totale”. Di fatto, in poco meno di tre anni, si sono ridotti gli effetti delle ultime immissioni in ruolo del 2006 e oggi lavorano nella scuola 130mila insegnanti precari.

“Si tratta di persone che insegnano da anni – spiega Massimo Di Menna, segretario generale della Uil Scuola – che insegnano da anni, hanno esperienze che sono state verificate e spesso hanno un’età avanzata. Vanno individuate rapidamente – rilancia il segretario della Uil Scuola – misure a tutela del lavoro e del reddito”.

La Uil ne ha individuate alcune: immissioni in ruolo e contratti pluriennali; utilizzo del personale che rischia di non venire confermato in tutte le attività in ambito provinciale e nei progetti regionali; favorire il turn over attraverso meccanismi che incentivano i pensionamenti.

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10 febbraio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/scuola_e_universita/servizi/precari/precari/precari.html?rss