Archivio | febbraio 12, 2009

M’illumino di meno, torna la giornata europea del risparmio energetico

di Francesco Costa

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Una giornata per consumare meno, per risparmiare energia e per imparare qualche buona abitudine. Venerdì 13 febbraio è la giornata di M’illumino di meno, l’iniziativa sul risparmio energetico promossa ogni anno dalla trasmissione radiofonica Caterpillar col patrocinio del Parlamento Europeo e dei ministeri dell’Ambiente e delle Politiche Agricole.

E’ probabile che nel 2005, primo anno di M’illumino di meno, nemmeno Massimo Cirri e Filippo Solibello, conduttori radiofonici e promotori dell’iniziativa, pensassero che nel giro di così pochi anni la loro idea potesse riscuotere una partecipazione e un interesse così alta. Ogni anno, infatti, a febbraio, la trasmissione Caterpillar coinvolge cittadini, istituzioni, scuole, musei e associazioni in una gara ad attingere da quello che definiscono «un enorme, gratuito e sotto utilizzato giacimento di energia pulita: il risparmio». La risposta è notevole: migliaia di persone e associazioni sparse su tutto il territorio nazionale hanno aderito all’appello promettendo particolare attenzione al loro consumo energetico, e diversi comuni d’Italia e d’Europa hanno promesso che non saranno da meno. Lo scorso anno si spensero infatti le luci dei luoghi più rappresentativi di Roma, l’Arena di Verona, la Basilica di Superga, Piazza San Marco a Venezia, Palazzo Vecchio a Firenze, il Maschio Angioino a Napoli, Piazza Maggiore a Bologna, il Duomo e Piazza della Scala a Milano. Da due anni poi, grazie al patrocinio del Parlamento europeo, la giornata di M’illumino di meno è stata dichiarata Giornata europea del risparmio energetico e l’iniziativa ha varcato i confini italiani: l’anno scorso si sono spente le luci nelle piazze di Parigi, Londra, Vienna, Atene, Barcellona, Dublino, Edimburgo e in decine di altre città in tutta Europa. L’iniziativa durerà tutta la giornata e in diversi comuni d’Italia si stanno organizzando mostre, eventi e dibattiti. Alle 18 poi, simbolicamente, tutti gli aderenti alla campagna spegneranno le luci e i dispositivi elettronici non indispensabili.

Basta poco
La giornata di M’illumino di meno è una buona occasione per risparmiare energia e denaro organizzando razionalmente i propri consumi grazie ad alcuni piccoli accorgimenti domestici. Ricordarsi di spegnere le luci quando non servono può essere scontato ma è fondamentale, così come produce un risparmio significativo l’evitare di lasciare in stand by gli apparecchi elettronici. E poi: sbrinare frequentemente il frigorifero, mettere il coperchio sulle pentole quando si bolle l’acqua ed evitare che la fiamma sia più ampia del fondo della pentola, non eccedere con la temperatura dei termosifoni e ridurre gli spifferi. Per non parlare poi dei trasporti: oltre alla solita raccomandazione riguardo l’utilizzo dei mezzi pubblici, può essere una buona idea condividere la propria automobile con parenti e colleghi, anche a costo di lasciare la macchina a metà strada tra un ufficio e l’altro.

Una goccia nell’oceano?
Un po’ per pigrizia, un po’ per diffidenza, la prima reazione davanti a questo genere di iniziative a volte è il cinismo di chi si chiede cosa potrà mai fare da solo per le sorti dell’ambiente, di chi dubita che il proprio piccolo contributo possa fare abbastanza e quindi preferisce continuare a fare le cose come le ha sempre fatte, senza cambiare di un briciolo le proprie abitudini e il proprio stile di vita. Non è così. Non bastassero le conferme sull’importanza del risparmio energetico domestico fornite da decine di studi e statistiche, l’anno scorso è arrivato anche il dato di Terna, la società responsabile della trasmissione di energia elettrica in Italia: l’anno scorso durante la manifestazione è stato riscontrato un sensibile calo dei consumi. Quest’anno è attesa una partecipazione addirittura superiore e con ogni probabilità si riuscirà a risparmiare una quantità di energia superiore a quella dell’anno passato. La dimostrazione che non siamo gocce nell’oceano: risparmiare serve e fa bene, a noi e al pianeta.

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12 febbraio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/81499/millumino_di_meno_torna_la_giornata_europea_del_risparmio_energetico

Il Pd in piazza per difendere la Costituzione. Scalfaro: la Carta è per unire, mai per dividere

costituzione_solleviamoci

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“Basta con le inutili polemiche. La nostra Costituzione è stata scritta per tutto il popolo italiano e destinata a tutti gli italiani e serve a unirli”.
Così si è espresso Oscar Luigi Scalfaro nel discorso pronunciato in piazza Santi Apostoli,a Roma, per la manifestazione in difesa della nostra Carta costituzionale. Il presidente emerito ha detto, raccogliendo un forte applauso, di portare sempre in tasca la Costituzione. “Non dimentichiamo – ha ripetuto – che è nata per un solo scopo, unire il popolo italiano, mai per dividerlo. Nessuno la usi per fare questo perché sarebbe come tradirla”.

“Il tutore della Costituzione è il presidente della Repubblica, ne è il difensore, a lui mandiamo un saluto. E ci fermiamo, perché rispetto vuole che non si esageri in manifestazioni che potrebbero essere interpretate come per tirare il presidente da una parte. Il presidente deve essere al di sopra”.

Abbiamo difeso la laicità dello Stato, che mi hanno insegnato i preti con il catechismo. Scalfaro recita l’art. 7: “Lo Stato e la chiesa sono indipendenti e sovrani” , è di una bellezza assoluta.

“La Carta è per unire, mai per dividere, che nessuno la usi per dividere”. Oscar Luigi Scalfaro conclude così il suo intervento. “Facciamo di tutto perché questo sia vero sempre”, ha detto il presidente emerito della Repubblica, il cui discorso, durato circa quaranta minuti, è stato a lungo applaudito a piazza Santi Apostoli. Subito dopo è partito l’Inno di Mameli che ha concluso la manifestazione.

“Questa manifestazione è fatta per difendere il valore fondamentale della Costituzione che è nata in un momento drammatico dopo la liberazione dal fascismo e ha ancora uno straordinario valore”. Così Walter Veltroni a margine della manifestazione del Pd a piazza Santi Apostoli.

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12 febbraio 2009

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=106306

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IL BUGIARDO DI ARCORE

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Berlusconi: «Mai attaccato
Napolitano e la Costituzione»

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Sul caso di Eluana Englaro «la sinistra mi ha accusato di aver attaccato il capo dello Stato e la Costituzione: non c’è niente di più falso!». Così il premier Silvio Berlusconi, nel corso della trasmissione `Panorama del giorno´ su Canale 5, è tornato sul caso del Decreto Legge non firmato dal Quirinale.

Circa la Carta Costituzionale, il presidente del Consiglio ha detto di aver «difeso la Costituzione in quelle che sono le sue parole precise che danno al governo la piena responsabilità di giudizio per quanto riguarda l’urgenza e la necessità» dei decreti. Il premier ha quindi sostenuto che la Costituzione non è un moloch intoccabile poiché «è la stessa Costituzione che prevede nell’articolo 138 la possibilità e il modo di essere modificata».

«Direi che dopo le polemiche dei giorni scorsi il punto che va sottolineato è che né io né il governo abbiamo mai inteso attaccare chicchessia». «La sinistra, per nascondere le sue divisioni interne, mi ha accusato di aver attaccato il capo dello Stato e la Costituzione – ha proseguito Berlusconi – ma io vorrei proprio dirlo: non c’è niente di più falso! Intanto con il presidente Napolitano ho sempre avuto una cordialità di rapporti che sono sicuro rimarrà tale, e non ho nessun interesse a non avere buoni rapporti con il capo dello Stato».

«Quanto alla Costituzione – ha aggiunto il Cavaliere – io non l’ho attaccata la ho addirittura evocata e difesa in quelle che sono le sue parole precise che danno al governo la piena responsabilità di giudizio per quanto riguarda l’urgenza e la necessità (dei decreti legge, ndr). Tra l’altro – ha continuato – presentano la Costituzione come un moloch intoccabile, ma è la stessa Costituzione che prevede nell’articolo 138 la possibilità e il modo di essere modificata al fine di tenere conto dell’evoluzione dei tempi».

«Quindi – ha sottolineato – chi parla di intangibilità della Costituzione dice una menzogna e finge tra l’altro di dimenticare che i cassetti del Parlamento sono pieni di progetti per modificarla e molti, molti di questi progetti sono di quella stessa sinistra che ora mi accusa di voler attentare alla Costituzione». «Insomma – ha concluso Berlusconi – è la solita mistificazione, il solito ribaltamento della verità operato da questa sinistra che nasconde nelle sue divisioni interne la mancanza di progetti credibili per la Sardegna e per l’Italia».

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12 febbraio 2009

fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/italia_e_mondo/2009/02/12/1202083472505-berlusconi-mai-attaccato–napolitano-costituzione.shtml

la foto ritrae una scultura di Mario Ceroli

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La difesa della Costituzione ‘filosovietica’

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di Giovanni Maria Bellu

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Dopo essersi liberato col Lodo Alfano dal fastidioso obbligo di essere soggetto alla legge, il presidente del Consiglio ha deciso di liberarsi anche dagli irritanti vincoli posti dalla lingua italiana e dal principio di non contraddizione. “Intervistato” da una delle televisioni di sua proprietà da Maurizio Belpietro – già direttore di uno dei giornali di sua proprietà – il nostro premier stamani ha precisato di non aver mai attaccato la Costituzione e anzi di esserne un difensore.

La “difesa” in questione era andata in scena sabato scorso, quando il presidente del Consiglio si trovava a Cagliari per il consueto week end di campagna elettorale in Sardegna, e si era articolata in un’enunciazione: la Costituzione è “filosovietica”.
Nessuno – nemmeno i giornalisti dei suoi giornali e delle sue televisioni – si era reso conto che l’aggettivo era stato utilizzato dal premier per “difendere” la Costituzione. Al contrario, tutti gli osservatori avevano ritenuto che l’accostamento della Costituzione al regime comunista sovietico implicasse un giudizio fortemente negativo.

Questo perché, in passato, il presidente del Consiglio non solo aveva espresso dure parole di condanna verso il comunismo ma aveva utilizzato l’aggettivo “comunista” per attaccare tutti i suoi avversari politici, compresi quelli che mai, in tutta la loro vita, avevano professato idee sia pure vagamente di sinistra. Le dichiarazioni stamani a Maurizio Belpietro introducono dunque, nel dibattito politico nazionale, una novità assoluta. Il presidente del Consiglio considera positivamente l’aggettivo “filosovietico” tanto che lo usa per difendere la legge fondamentale dello Stato. Attendiamo di leggere sul “Giornale” il resoconto dell’imminente telefonata tra il premier e Fidel Castro.

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12 febbraio 2009
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IMPORTANTE! FIRMATE LA PETIZIONE DI ‘GIU’ LE MANI DAI BAMBINI’

NO! ALLA SOMMINISTRAZIONE DEI PSICOFARMACI AI BAMBINI

Il test dell'ADHD nella vignetta di Alfio Buscaglia

Cos’è l’ADHD?

ADHD significa letteralmente Attention Deficit Hyperactivity Disorder, che in lingua italiana diviene “Disturbo da Deficit di Attenzione e Iperattività”.

Se un bambino è distratto, se non segue le direttive e si agita, oggi può essere etichettato come malato mentale e di conseguenza “trattato” con psicofarmaci che ricadono nella categoria degli stupefacenti.

fonte:  www.perchenonaccada.org

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fonte:  via-email

ECCO QUI UN’ALTRA “LODEVOLE” INIZIATIVA PER IL CONTROLLO DEI NOSTRI BAMBINI.
SOLO POCHI SECONDI DI LETTURA VI DARANNO LA MISURA DEL DANNO CHE STANNO CERCANDO DI FAR PASSARE… GRAZIE PER IL VOSTRO INTERESSAMENTO A NOME DI TUTTI I BAMBINI . ANGELA

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Buonasera a voi tutti,
credo che uno dei “crimini” biologici, economicosociali e umani più gravi e odiosi sia quello di “condizionare” pesantemente le VITE delle persone con dosi crescenti nel numero e nelle quantità di medicinali in generale ma anche per le nuove e a volte solo “presunte” patologie ancora poco conosciute e individuate, come ad esempio l’ “iperattivismo infantile” per il quale già in alcuni Stati cosiddetti industrializzati e civilizzati (!?) vengono prescritti a questi “particolari” e poco “capiti” bambini, potenti psicofarmaci con degli effetti secondari il più delle volte devastanti !!!

Penso che qualsiasi padre e madre dotato di un minimo buon senso, intelligenza e saggezza dovrebbe difendere con le unghie e con i denti l’ integrità psico-fisica dei propri figli;ma non solo i genitori ma l’ intera Società perchè i bambini sono il nostro “FUTURO COLLETTIVO”, o se preferite la continuità della nostra SPECIE nel Pianeta !!!

Non capire e comprendere questi fatti elementari, significa porre una seria ipoteca sull’ esistenza e il FUTURO dell’ UMANITA’ intera; ecco perchè IO vi invito con passione ad attivarsi e a far conoscere a più gente possibile queste problematiche, vi ricordo anche che vi piaccia o nò che: il SILENZIO è sempre e comunque COMPLICITA’ !!!

Con cordialità ed empatia,
saluti da

SDEI

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la discussione sul Progetto di Legge psicofarmaci & bambini sta volgendo al termine, in Commissione Affari Sociali alla Camera dei Deputati.

E’ di vitale importanza sostenere quei Parlamentari che si stanno dimostrando sensibili a questo tema: una volta approvata una legge, è difficilissimo cambiarla, e questa è la ragione per cui dobbiamo fare pressione per ottenere norme equilibrate e basate sulla prudenza nell’uso di molecole psicoattive sui minori.

FIRMA ORA QUESTA PETIZIONE:

http://www.giulemanidaibambini.org/petizione.html

Non ti costa nulla, impiegherai meno di 30 secondi del tuo tempo, e per favore: GIRA QUESTA EMAIL alla Tua rubrica del computer, internet, o pubblicala sul tuo blog… è un mezzo potente, sfruttiamo il passaparola,
sommergiamo le istituzioni di petizioni, e facciamo sentire la nostra voce!

Grazie per il Tuo aiuto!

Il Coordinatore operativo – Luca Yuri Toselli

Campagna Nazionale “GIU’ LE MANI DAI BAMBINI”
Non ETICHETTARE tuo figlio, ASCOLTALO!

www.giulemanidaibambini.orgwww.donttouchthechildren.org
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Pro e Contro

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La definizione ed il corretto inquadramento dell’entità denominata “ADHD” (Sindrome da Deficit di Attenzione e da Iperattività), non può prescindere dal richiamo di nozioni fondamentali che riguardano la scienza, la medicina e la psichiatria, nonché da un’analisi scientifica, storica e sociologica del fenomeno, oltre all’analisi di alcuni aspetti etici che ci auguriamo possano risultare utili per comprendere appieno lo spirito che anima la nostra campagna di informazione. Questa sezione del portale si propone quindi di informare i cittadini al fine di sollecitare un dibattito ed un confronto, garantendo che ogni scelta inerente la somministrazione di psicofarmaci a bambini ed adolescenti sia raggiunta in modo consapevole ed informato, evitando abusi sui minori e preservando il loro diritto alla salute. In questa sezione proponiamo quindi un estratto delle motivazioni “pro” e “contro” la somministrazione di psicofarmaci ai bambini. I testi sono stati redatti da specialisti qualificati, in collaborazione con il nostro Comitato Scientifico. La sezione è stata inoltre arricchita con altre interessanti aree di approfondimento:

  • puoi scaricare i fogli illustrativi (“bugiardini”) del noto prodotto commerciale Ritalin® (metilfenidato), sia quello contenuto nelle confezioni del medicinale, sia quello – ben più esteso laddove illustra gli effetti collaterali – che è riservato agli specialisti;
  • puoi leggere la – purtroppo – breve storia della vita di alcuni minori stroncati dall’abuso di psicofarmaci;
  • puoi sperimentare su te stessi, o suoi tuoi figli o nipoti, l’applicazione degli attuali criteri diagnostici per l’ADHD, compilando l’apposito test e verificando immediatamente on-line il risultato;
  • riportiamo i testi di alcuni provvedimenti legislativi approvati – o in discussione – contro gli abusi nella somministrazione di psicofarmaci ai minori;
  • riportiamo anche alcune tra le numerose lettere di sostegno pervenute a firma di diversi rappresentanti delle più alte cariche istituzionali;
  • sempre in questa sezione, anche un utile “filo diretto” con i nostri esperti: Agorà permette di postare la tua domanda, relativamente alle tematiche trattate dalla Campagna, e di ricevere (e vedere pubblicata) la relativa risposta! Per ulteriori informazioni, non dimenticare di consultare la pratica area delle “FAQ“, con le più frequenti domande su questo delicato argomento.

Il contenuto di questa sezione è conforme alla vigente normativa internazionale sul copyright.
Attenzione!

GiùleManidaiBambini è una campagna sociale di farmacovigilanza, informazione e sensibilizzazione.
Gli esperti e specialisti della nostra organizzazione con i quali entrerete in contatto personalmente o via e-mail, NON rilasciano consulenze mediche, né a pagamento né gratuite.
Per interventi di carattere medico, rivolgetevi al Vs. pediatra di famiglia, o ad una delle organizzazioni scientifiche selezionate nella sezione “Link” di questo portale, a Vostra scelta.
In ogni caso – in considerazione della delicatezza dei temi trattati – le opinioni mediche dei nostri specialisti o volontari, sono da considerarsi esternate a titolo strettamente personale e non riflettono necessariamente la posizione della nostra organizzazione.
Le uniche nostre prese di posizione ufficiali riferibili alla Campagna, sono quelle che potete riscontare su questo portale o nelle dichiarazioni a mezzo stampa emesse dal nostro Portavoce.
Grazie per la comprensione!

www.giulemanidaibambini.org

Un figlio col tumore? Più facile perdere il lavoro

Un genitore su quindici di bambini  malati di tumore perde il lavoro a causa delle prolungate  assenze fatte per assistere il figlio. Questo è uno dei  drammatici risultati dell’indagine sulle famiglie realizzata  dall’associazione Peter Pan, in occasione della VII Giornata  Mondiale contro il cancro infantile.

«Tenendo conto delle 5 fasi della malattia, diagnosi,  chemioterapia, chirurgia, radioterapia e follow up – ha spiegato  Raffaele Cozza, dell’Unità Operativa di Oncologia Pediatrica  dell’Ospedale Bambino Gesù di Roma – le giornate dedicate  all’assistenza sono circa 150 all’anno».  Esistono già strumenti normativi a tutela dei genitori, come la legge 104/1992 che concede congedi parentali e un assegno di  accompagno ma si tratta di un provvedimento «insufficiente e  inadeguato» secondo Maria Teresa Barracano Fasannelli,  presidente onorario dell’associazione Peter Pan, perchè  garantisce tutele solo ai lavoratori dipendenti, lasciando fuori  artigiani, lavoratori autonomi e i lavoratori precari.

Dall’indagine emerge anche un’altra questione cardine, per la  quale la Fiagop, Federazione Italiana Associazioni Genitori Oncoematologia Pediatrica Onlus, chiede una rapida revisione  della legge 104, vale a dire i tempi di attesa lunghissimi che intercorrono tra la presentazione delle domande e l’ottenimento  dei benefici. Nel 26% dei casi trascorrono tra 1 e 2 mesi, nel 40% tra i 3 e i 4 mesi e nel 13% dai 6 ai 12 mesi.

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11 febbraio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/81439/un_figlio_col_tumore_pi_facile_perdere_il_lavoro

«Voglio giustizia per mio fratello, ucciso dall’uranio impoverito»

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La notizia rilanciata da Vittimeuranio.com

La denuncia della sorella di Marco Milioni, morto nel giugno 2008 all’età di 31 anni

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ROMA – «Mio fratello era una roccia. Mentre era in malattia mi chiamò perché aveva visto un servizio in televisione sull’uranio impoverito riguardante la base militare dove lui aveva operato. Era preoccupato, io gli dissi: “Ma cosa vai a pensare”. Adesso mi sono documentata e tutto questo mi ha portato a pensare che forse anche Marco sia stato una vittima dell’uranio». A lanciare la denuncia è Francesca, sorella di Marco Milioni, un ragazzo di Montefiascone (in provincia di Viterbo) morto il 10 giugno 2008 all’età di 31 anni dopo aver prestato servizio nella base militare di Perdasdefogu (dove, tra l’altro, è ambientato l’ultimo romanzo di inchiesta di Massimo Carlotto e Mama Sabot).

TUMORE AL TESTICOLO – La notizia è stata diffusa da Francesco Palese, curatore del sito Vittimeuranio.com, proprio sulla base della segnalazione dalla sorella della vittima. «Marco ha svolto il servizio militare nel 96/97 – spiega Palese. – Nel corso di quest’anno ha prestato servizio presso la base militare di Perdasdefogu, in Sardegna. Nel 2004 Milioni è stato colpito da una forma di tumore al testicolo (seminoma), che si è risolta con l’asportazione del testicolo stesso e un ciclo di radioterapia. Nel dicembre del 2007 gli è stato diagnosticato un linfoma non Hodgkin ad alto grado che lo ha portato alla morte». «Dopo tanto dolore – dice Francesca – adesso c’è tanta rabbia e la voglia di verità e giustizia».

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12 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_12/vittima_uranio_impoverito_5df38088-f8ff-11dd-bd31-00144f02aabc.shtml

Alitalia, bloccata la Roma-Fiumicino per ‘protesta’ dei precari

Sit-in dei manifestanti prima negli uffici della compagnia poi sull’autostrada per i ritardi nell’invio all’Inps delle liste dei lavoratori in cigs.

“Senza un euro da mesi”

Il sindacalista: “L’azienda ha abbandonato a se stessi migliaia di lavoratori”
Intervento della polizia. Circolazione ripresa dopo circa due ore

Alitalia, bloccata la Roma-Fiumicino Protesta precari, passeggeri a piediL’occupazione degli uffici di Alitalia a Fiumicino

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ROMA – Decine di passeggeri si sono incamminati, con le valige al seguito, dall’autostrada Roma-Fiumicino bloccata all’improvviso, intorno alle 12.40, da oltre 200 cassintegrati e precari di Alitalia che stamattina avevano già occupato per oltre due ore gli uffici dell’amministrazione. Nel mirino della protesta i ritardi, già denunciati nelle scorse settimane, nell’invio all’Inps delle liste dei lavoratori in cigs. Ritardi che stanno impedendo l’erogazione a questi dipendenti del trattamento economico.

Dopo aver presidiato gli uffici dell’amministrazione, i manifestanti si sono spostati in corteo fino all’uscita dell’autostrada Roma-Fiumicino, per rallentare la viabilità in entrata all’aeroporto. Il blocco, all’altezza della parte terminale dell’autostrada, ha creato un ‘tappo’ ad auto e pullman incolonnati in una lunga fila. Di conseguenza, per non perdere il proprio volo, molti passeggeri hanno deciso di scendere da veicoli e taxi ed incamminarsi verso le aerostazioni che distano circa un chilometro.

“Con questa protesta si vuole far emergere il gravissimo problema causato dall’azienda che ha abbandonato a se stessi migliaia di lavoratori cassaintegrati e precari, senza un euro da mesi”, ha spiegato il coordinatore nazionale del Sdl, Fabrizio Tomaselli. Dopo aver richiesto inutilmente informazioni sulla situazione di cassaintegrati e precari, è stata richiesta – ha riferito il sindacalista – la presenza del responsabile risorse umane Di Stefano. Dopo ulteriore ed inutile attesa i lavoratori si sono indirizzati presso altri uffici che si trovano lungo l’Autostrada Roma Fiumicino”.

Per tentare una mediazione è intervenuto il direttore dell’Aeroporto di Fiumicino, Vitaliano Turrà. “Vogliamo che dall’Alitalia si presenti qualcuno e mantengano le promesse fatte”, hanno detto i cassintegrati al direttore, che è riuscito ad ottenere l’apertura di un varco, in modo da permettere il flusso dei veicoli rimasti bloccati per circa 50 minuti sull’autostrada, con una colonna lunga diversi chilometri. La decisione è arrivata al termine di una votazione ad alzata di mano.

C’è stato anche qualche battibecco tra automobilisti e manifestanti, in particolare quando è stato liberato il varco. In precedenza, invece, alcuni passeggeri che si erano incamminati a piedi verso l’aerostazione seppur spazientiti per il disagio, avevano espresso solidarietà ai cassintegrati.

Alle 14.05 l’intervento di un drappello della Celere, in assetto antisommossa, ha fatto sì che il blocco fosse rimosso. Gli agenti si sono spostati verso il nucleo degli occupanti: non ci sono stati momenti di tensioni, tranne qualche spintone. I manifestanti, tenendo le mani alzate e urlando ‘Vergogna, Vergogna’, si sono di nuovo incamminati verso l’area tecnica dell’Alitalia.

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12 febbraio 2009
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Genova, agenti spacciatori e drogati: I retroscena dell’inchiesta. La rivolta degli onesti

12 febbraio 2009| Graziano Cetara

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Il Silp chiede una indagine del Ministero:

«Troppi silenzi assordanti, la misura è colma».

Il questore Presenti: «Siamo sani, sapremo fare pulizia».
L’inchiesta nasce da un’indagine su un altro agente coinvolto in una duplice violenza su prostitute. Undici inquisiti, due poliziotti (Stefano Picasso e Morgan Mele) arrestati .
Tra i consumatori almeno una decina di agenti, clienti giovanissimi e feste sin troppo sopra le righe a Genova e nel Tigullio

Luca Schenone, 26 anni, indagato numero uno tra gli arrestati (foto Benzi)

.Sono cominciati stamani gli interrogatori delle undici persone, tra le quali due poliziotti, colpite ieri da provvedimenti cautelari per spaccio di cocaina. Questa mattina il giudice per le indagini preliminari Daniela Faraggi, ha sentito tre degli indagati: Enrico Sievi, Luca Schenone e Antonino Sanso. Alcuni si sono avvalsi della facoltà di non rispondere, mentre altri hanno confermato quanto emerso dalle indagini. Domani mattina, verranno sentiti i due poliziotti fermati nell’ambito dell’inchiesta, Stefano Picasso e Morgan Mele, e le altre persone. L’inchiesta è partita nel 2007, dopo l’ascolto di alcune telefonate intercettate nell’ambito dell’inchiesta che vedeva coinvolto un altro poliziotto per violenza sessuale su alcune prostitute nelle guardine della questura. Lo stesso poliziotto, nel luglio scorso, era stato condannato a tre anni e due mesi di reclusione per le violenze nella caserma di Bolzaneto.

LA VICENDA

Due agenti di polizia, originari di Genova, ma in servizio nelle questure di Lodi e Asti, sono stati arrestati all’alba di ieri con l’accusa di avere smerciato cocaina. Si tratta di Stefano Picasso e Morgan Mele, di 26 e 27 anni, indagati anche per truffa, per aver simulato di esser malati allo scopo di aggirare i controlli e non lavorare. Con loro sono finiti in carcere, con le stesse accuse, altre quattro persone, tutti giovani di varia estrazione. Si tratta di Luca Schenone (26 anni), accusato di essere il fornitore della “compagnia”, Enrico Sievi (26), Antonino Sanzo (31), e Fabrizio Annigoni (23). Una settima persona, Giacomo Carpaneto (28), è stata arrestata e si trova ai domiciliari. Ad altri quattro giovani, di età compresa tra i venti e i trent’anni, è stato imposto l’obbligo di dimora.

Le intercettazioni inguaiano un’altra trentina di poliziotti, molti dei quali tuttora in servizio a Genova. Tutti segnalati alla prefettura come consumatori abituali di cocaina. In almeno due delle telefonate ascoltate dagli investigatori, lo stupefacente sarebbe stato sniffato durante il servizio.

Fra le telefonate, ce n’è una, datata 6 ottobre 2007, in cui Mele parla con voce orgogliosa a un’amica: «Io sono uno spacciatore, prima che un poliziotto». Mele non sa che ad ascoltarlo, in gran segreto, ci sono i colleghi che ieri mattina lo hanno arrestato.

Le indagini sono state condotte dal procuratore capo Francesco Lalla e dal suo sostituto, Vittorio Ranieri Miniati, e affidate al nucleo di polizia giudiziaria del tribunale di Genova, diretto dal vice questore Luca Capurro. Nell’arco di due anni di lavoro, particolarmente delicato, si sono avvicendati investigatori della Finanza e della polizia di Stato, coordinati dal maresciallo Luca Chiappella e dall’ispettore Sandro Banchero. L’indagine è partita dalle intercettazioni relative al caso delle violenze sessuali ai danni di prostitute romene, avvenute nelle guardine della questura, per le quali un altro poliziotto è andato a giudizio.

Secondo gli inquirenti, lo spaccio avveniva in occasione di feste private, anche un addio al celibato, organizzate in case o in locali di Genova e del Tigullio; il giro di cocaina venduta e consumata sarebbe pari a 200 grammi alla settimana.

Sulla vicenda, il commento del questore di Genova, Salvatore Presenti: «La polizia di Stato è sana e farà pulizia al suo interno. Per gli eventuali consumatori, il nostro regolamento stabilisce la sospensione dal servizio da uno a sei mesi. I poliziotti non hanno alcuna scusante né sociale né economica e devono pagare il doppio, quando e se saranno accertate le loro responsabilità». Capofila dello scoramento della «parte sana della polizia», il sindacato Silp-Cgil, con il segretario, Roberto Traverso: «Ancora una volta l’immagine della polizia di Genova viene macchiata da gravissimi provvedimenti giudiziari. Si tratta dell’ennesimo colpo inferto a coloro che in tutti i modi cercano di lavorare per la sicurezza dei cittadini e che quotidianamente lottano, contando su limitatissime risorse, contro il silenzio assordante di chi dovrebbe essere il garante e il tutore del valore istituzionale della polizia di Stato».

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/genova/2009/02/11/1202081238259-spaccio-cocaina-due-agenti-manette.shtml

Domani, venerdì 13: Tre manifestazioni a Roma per lo sciopero generale Cgil

La protesta indetta da Fiom e Funzione Pubblica.
Ampio il sostegno politico, che va dal Pd ai Verdi all’Idv alla sinistra antagonista

Nello stesso giorno anche lo stop della scuola, indetto da Unicobas
Un corteo partirà dal ministero dell’Istruzione; parteciperanno anche genitori e studenti

Tre manifestazioni a Roma per lo sciopero generale Cgil
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ROMA – Braccia incrociate domani per metalmeccanici e dipendenti pubblici della Cgil per lo sciopero generale di otto ore promosso da Fiom e Fp-Cgil. Ma a fermarsi saranno anche i dipendenti della scuola, per la protesta indetta da Unicobas. Allo stop indetto dalla Cgil hanno assicurato il loro sostegno molte forze politiche, da diversi esponenti del Pd alla sinistra radicale ai Verdi all’Italia dei Valori. A Roma ci saranno tre cortei, che confluiranno tutti in Piazza San Giovanni. Nella capitale gli aderenti alla manifestazione indetta dalla Cgil dovrebbero arrivare da tutta Italia, grazie anche a mille pullmann e 16 treni speciali.

A Roma il prefetto “ha ordinato ai sindacati di rimandare le agitazioni ad altra data”; bus, filobus e tram viaggeranno quindi regolarmente. Le nuove date fissate dai sindacati sono il 19 febbraio, per lo sciopero di quattro ore di Filt Cgil, Fit Cisl, Uiltrasporti e Ugl della Trambus; il 20 febbraio, per la protesta di 24 ore indetta dalla Faisa Cisal in Tevere Tpl.

In questi giorni i giornali hanno parlato di ‘strana coppia’ per la inedita unione di metalmeccanici e dipendenti statali. Il comun denominatore, ha spiegato il segretario generale della Cgil Guglielmo Epifani, è naturalmente la crisi, che sta ampliando le conseguenze peggiori sui lavoratori dipendenti, e a questo punto che siano pubblici o privati fa poca differenza. Epifani ha parlato ieri, presentando la protesta, di “un malessere che può diventare esplosivo”, anche perchè, “tra marzo e giugno, il picco della crisi sarà ancora più devastante”.

Alle tante adesioni alla protesta della Cgil – molte vengono anche dal mondo della cultura, tra gli altri Ettore Scola, Nicola Piovani, Andrea Purgatori, Giuliano Montaldo, Citto Maselli, Carlo Lizzani, Andrea Camilleri, Massimo Ghini – si contrappone la decisa presa di distanza della Cisl. “Lo sciopero di domani esprime una cultura solamente antagonistica, senza alcun raccordo con tutta la realtà della società “, ha detto il segretario generale della Cisl, Raffaele Bonanni, intervenuto al Forum delle persone e delle associazioni di ispirazione cattolica nel mondo del lavoro. “Invece bisogna lavorare – ha proseguito Bonanni – perché tutti convergano su una soluzione e su un cammino comune. Non condivido lo sciopero e non ci sarò”.

Lo sciopero si articolerà con modalità diverse in tutte le Regioni, in particolare per i trasporti. Quanto ai cortei a Roma, il primo partirà attorno alle 9 dal piazzale della stazione Tiburtina; il secondo muoverà da piazza della Repubblica attorno alle ore 9.30, e il terzo partirà da piazzale dei Partigiani attorno alle ore 9.

Al primo corteo parteciperanno lavoratori provenienti da Veneto, Lombardia, Toscana, Marche, Abruzzo e Molise. Al secondo corteo, quello di piazza della Repubblica, parteciperanno lavoratori provenienti da Trentino-Alto Adige, Umbria, Lazio, Campania, Calabria e Sicilia. Al terzo corteo, quello di piazzale dei Partigiani, parteciperanno lavoratori provenienti da Valle d’Aosta, Piemonte, Liguria, Sardegna, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna, Puglia e Basilicata.

Lo sciopero Unicobas. Anche il sindacato Unicobas ha previsto una manifestazione di protesta a Roma. Lo sciopero di venerdì è preceduto, oggi, dal blocco degli scrutini. La manifestazione nazionale prenderà il
via alle 9,30, davanti al Ministero dell’Istruzione (viale Trastevere). Stefano d’Errico, segretario nazionale di Unicobas promette che si tratterà di uno sciopero “forte”, cui prenderanno parte anche “studenti e genitori”.

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12 febbraio 2009
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L’università dei baroni: ecco come funziona

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Il libro-inchiesta di Davide Carlucci e Antonio Castaldo

Un viaggio tra truffe, favori e abusi di potere: i meccanismi perversi delle fabbriche di cultura italiane

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MILANO – Sconcertante, devastante o umiliante? E’ difficile trovare gli aggettivi giusti per descrivere al meglio lo stato dell’università italiana dopo aver letto Un Paese di Baroni, il libro appena uscito di Davide Carlucci e Antonio Castaldo su «truffe, favori, abusi di potere. Logge segrete e criminalità organizzata. Come funziona l’università italiana» (editore Chiarelettere). Non un romanzo, purtroppo. Ma una lunga, dettagliata e approfondita inchiesta con nomi, cognomi, date, pochissime opinioni e tanti fatti.

La copertina del libro-inchiesta
La copertina del libro-inchiesta

Un’inchiesta che lascia senza fiato: perché se è vero che tutti sanno (o dicono di sapere) che è prassi comune e diffusa che per avere certe cattedre e varcare certe soglie occorra essere figlio di, amico di o sponsorizzato da, è altrettanto vero che leggere 309 pagine che raccontano di privilegi, concorsi truccati, reti di parentele intrecciate, infiltrazioni mafiose, gerarchie nazionali su chi comanda e dove, criteri gerontocratici di scelta, lobby bianche, rosse e nere, intrecci politici ed economici nella selezione dei docenti fa un effetto devastante. Non solo per i professori, ricercatori e dottori coinvolti nelle inchieste documentate nel libro ma per tutti quelli che pur a conoscenza di un «sistema tanto chiacchierato, e oggetto di generale indignazione fino ad oggi lo hanno accettato. L’importante era non fare i nomi» scrivono i due autori. Ora ci sono anche quelli, nero su bianco. Ma forse anche questo cambierà di poco la questione. Il sistema pare così tanto incancrenito da autoalimentarsi e sopravvivere da solo. Anche se delle crepe cominciano a intaccare il muro di gomma dell’università italiana.

Carlucci e Castaldo (tutti e due giornalisti; il primo a Repubblica, il secondo al Corriere della Sera) raccontano infatti, accanto all’università dei privilegi, anche quella di chi lavora seriamente tutti i giorni e per pochi soldi. E soprattutto riportano le storie e le testimonianze di chi si è ribellato contro i concorsi truccati, contro un «sistema fortissimo basato molto sull’obbedienza e poco sul merito». Citando i sempre più numerosi casi di intercettazioni fai da te di studenti, aspiranti ricercatori o docenti che si sono presentati nell’università dei baroni a colloquio con i prof muniti di registratori portatili per memorizzare «le regole del gioco». Negli ultimi anni proprio queste intercettazioni hanno portato a più di un’inchiesta contro prepotenze e abusi.

Alcuni in Italia si chiedono ancora perché nelle graduatorie sulle migliori università del mondo, i nostri atenei facciano sempre una pessima figura. Inutile chiederselo dopo aver letto questo libro. Peggio: frustrante. Paolo Bertinetti, preside della facoltà di lingue e letteratura a Torino afferma di «non aver mai conosciuto nessuno che sia diventato professore solo in base ai propri meriti». Stefano Podestà, ex ministro dell’Università nel 1996 ha dichiarato: «I rettori italiani? La metà di loro è iscritta alla massoneria». Mentre, dati alla mano, Carlucci e Castaldo scrivono che «i rettori hanno famiglia in 25 delle 59 università statali italiane. Quasi il 50% (il 42,3 per l’esattezza) ha nella medesima università un parente stretto, quasi sempre un altro docente». Più chiara ancora la ricostruzione di un dialogo tra docenti nella deposizione rilasciata all’autorità giudiziaria da Massimo Del Vecchio, professore di matematica a Bari – «Se non vengo io, tu non sarai nominato preside» – «Che cosa vuoi in cambio?» – «Due miei parenti falli entrare…». Carlo Sabba, uno dei professori che si è ribellato al sistema dei concorsi truccati, conclude amaramente: «Se non si spezza questa catena, i giovani saranno a immagine e somiglianza di chi li ha arruolati, e tutto rimarrà uguale».

Il libro-inchiesta di Carlucci e Castaldo vuole essere «un’istantanea sullo stato dell’università italiana e delle èlite che la governano, nel momento di più profonda decadenza della sua storia». Nel volume si ripercorrono le vicende che hanno portato intere dinastie familiari alla conquista di tutte le cattedre disponibili nelle città italiane «calpestando tante volte il merito e eludendo le regole democratiche; con intere bande di cattedratici che si sono spartite il territorio proprio come fa la mafia; raccontando il sistema dei baroni e la fitta trama di scambi tra potere politico e mondo universitario. Il tutto a detrimento di chi crede nelle università e nell’eccellenza dello studio con i centinaia di professori, ricercatori e lettori che nonostante i soprusi e le generali storture di un sistema che non funziona, resistono e lavorano».

Università Statale di Milano. Dibattito degli studenti su legge 133 (Paolo Poce)
Università Statale di Milano. Dibattito degli studenti su legge 133 (Paolo Po

I due hanno deciso di dedicare il loro lavoro ai «tanti <ribelli> che in questi ultimi anni hanno denunciato abusi, aperto blog e siti internet contro il malcostume accademico, scrivendo spesso con nomi e cognomi ai quotidiani nazionali e ai tantissimi professori e ricercatori onesti grazie ai quali l’Italia è ai primissimi posti di una speciale classifica di merito stilata dalla rivista Nature nel 2004 calcolata in base alla proporzione tra investimenti ricevuti e qualità delle pubblicazioni delle principali riviste di ricerca internazionale: nonostante i pochi soldi, i concorsi truccati, la corruzione e molto altro i ricercatori italiani ottengono risultati eccezionali. Incredibile ma vero».

Viene solo da chiedersi allora, visto che la degenerazione universitaria è direttamente proporzionale alla cattiva qualità della ricerca, che Paese saremmo se le terribili storture denunciate in questo libro sull’ università non ci fossero. Visto che «da qualche decennio si assiste ad un’autentica degenerazione della logica del privilegio e per un po’chi voleva far carriera si è adeguato, chi non ha trovato spazio ha cercato un’occasione all’estero, altri hanno gettato la spugna e hanno ripiegato sulla professione privata, sull’insegnamento nelle scuole superiori, oppure sono caduti in depressione». Cosa sarebbe l’Italia se tutti quelli che sono andati via o non sono riusciti ad entrare e lo meritavano avessero potuto studiare e fare ricerca nelle università del nostro Paese?

Occupazione all' Università La Sapienza - (Vincenzo Tersigni / Eidon)
Occupazione all’ Università La Sapienza – (Vincenzo Tersigni / Eidon)

L’inchiesta si fa viva. Viene descritto nei dettagli il “sistema mafioso” che vige all’interno di alcune università (caso limite a Messina, dove «le indagini hanno mostrato le infiltrazioni mafiose e della ‘ndrangheta» e «la cosca Morabito è penetrata profondamente all’interno della Facoltà di medicina e chirurgia» come scrive il pm Gratteri della dda di Reggio Calabria). Viene raccontato come agisce la massoneria in cattedra («A Bologna ci sono due lobby, massoneria e Cl. Controllano la sanità e la facoltà di Medicina. E’ sempre stato così. E’ uno spaccato inquietante» dice Libero Mancuso, ex magistrato, assessore comunale a Bologna). Viene spiegato il meccanismo della grande truffa dei concorsi («C’è l’assenza di qualsiasi trasparenza nello stabilire chi merita e chi no. Pilotare i concorsi è una pratica assolutamente sicura e quasi indolore. I docenti sanno di partecipare a un teatrino. Il nome di chi deve vincere si conosce in anticipo. Talvolta è davvero la migliore delle scelte possibili. Altre volte decisamente no. Ma la domanda è: se già si conosce il vincitore perché spendere tanti soldi per indire i concorsi?» scrivono Carlucci e Castaldo). Si scende poi nei dettagli della Parentopoli d’Italia (Tre esempi soli tra i tanti? «A Roma il rettore è Luigi Frati, ex preside di facoltà di Medicina dove c’era la moglie, ex professoressa di liceo diventata ordinario, il figlio, chiamato a insegnare sotto la presidenza del padre, e la figlia, laureata in giurisprudenza…A Napoli nelle facoltà di Economia e Commercio della Federico II sono state rintracciate 140 parentele accademiche su un totale di 877 docenti…A Bari a Economia imperversano famiglie come i Massari: otto i docenti con questo cognome, tutti imparentati tra loro»). Si spiegano i meccanismi delle commistioni dei poteri trasversali, poteri politici e interessi economici che determinano assunzioni e vincitori di concorsi. Tutto sempre più spesso inter nos.

Basta leggere cosa dice il Cnvsu, il Comitato di valutazione universitaria: il 90,2% dei docenti vincitori di concorso dal 1999 al 2007 provenivano dallo stesso ateneo che aveva messo a bando la cattedra. Con l’autonomia universitaria del 1999 poi (finanziaria e contabile) si sono moltiplicati i docenti e i corsi di laurea più bizzarri. Gli insegnamenti sono raddoppiati: da 85mila a 171mila. Con una proliferazione che non ha eguali nel mondo: in Italia esistono 24 facoltà di Agraria, in California tre, in Olanda solo una.
Forse è anche per tutto questo che secondo i dati Ocse del settembre 2008 solo il 17% della popolazione italiana tra i 24 e i 34 anni ha conseguito una laurea (contro la media dei paesi Ocse del 33%) e solo il 45% degli iscritti arriva alla laurea, meno del Cile e del Messico e sotto la media Ocse del 69%? «Continuiamo così – direbbe il Nanni Moretti dell’ormai storica battuta del film “Bianca” – facciamoci del male».

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Iacopo Gori

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12 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_11/paese_baroni_universita_gori_6a989304-f879-11dd-9277-00144f02aabc.shtml

Così le norme sulle intercettazioni aiuteranno i pedofili a beffare la polizia

Lettera del segretario dell’Anm. Il Pm cita l’esempio del rapimento di un bambino per spiegare come la nuova legge legherebbe le mani agli inquirenti

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di GIUSEPPE CASCINI*

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<b>Così le norme sulle intercettazioni<br/>aiuteranno i pedofili a beffare la polizia</b>
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Caro direttore, in una cittadina del Nord Italia scompare un bambino di otto anni. Stava tornando da scuola, ma non è mai arrivato a casa. La polizia avvia le indagini. Alcuni testimoni riferiscono di aver visto nei giorni precedenti una persona sospetta nei pressi della scuola. Ne forniscono una descrizione. Corrisponde a quella di un soggetto già condannato in passato per detenzione di materiale pedo-pornografico. La polizia avvia le indagini e scopre che l’uomo non è a casa e non si è presentato al lavoro.
La polizia comunica al magistrato le informazioni acquisite e propone di effettuare indagini tecniche:
a) Acquisizione dei tabulati del telefono intestato al sospetto;
b) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico transitato sulla cella nei pressi della scuola nella settimana precedente al rapimento.

L’acquisizione serve sia per confermare la presenza del sospetto davanti alla scuola sia per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;
c) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico della anziana madre del sospetto per individuare altri telefoni nella sua disponibilità;
d) Acquisizione dei tabulati del traffico telefonico sull’utenza della famiglia del bambino e intercettazione delle utenze;
e) Intercettazione del telefono del sospetto;
f) Intercettazione del telefono della madre del sospetto;
Il pubblico ministero ricevuta la comunicazione iscrive il nome del sospetto nel registro degli indagati per il delitto di cui all’art. 605 del codice penale (sequestro di persona: pena massima otto anni) e comincia a studiare le richieste della polizia alla luce delle nuova legge sulle intercettazioni:

a) I tabulati del telefono del sospetto non si possono fare. La legge richiede gravi indizi di colpevolezza che in questo caso mancano. Ci sono indizi, ma non sono gravi.
b) I tabulati del traffico della cella (che potrebbero confermare la presenza del soggetto sul luogo e quindi rendere grave il quadro indiziario) non si possono fare perché la legge consente l’acquisizione dei tabulati solo nei procedimenti contro ignoti e al solo fine di identificare le persone presenti sul luogo del reato o nelle immediate vicinanze di esso. In questo caso perché il procedimento è a carico di una persona identificata; comunque non si potrebbero estrarre i tabulati dei giorni precedenti al rapimento.
c) L’acquisizione dei tabulati della madre è comunque vietata perché sottoposta allo stesso regime delle intercettazioni: si possono fare solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza, requisito che per la madre del sospetto certamente manca.
d) L’acquisizione dei tabulati delle utenze della persona offesa è possibile con il loro consenso, ma solo nei procedimenti contro ignoti, non in quelli, come in questo caso, a carico di persone identificate. Per la stessa ragione non possono essere intercettate le utenze.
e) Il telefono del sospetto non è intercettabile perché mancano i gravi indizi di colpevolezza.
f) Il telefono della madre non è comunque intercettabile.

Il pubblico ministero comunica al commissario di polizia il risultato del suo studio. “Dunque non possiamo fare nulla?”, chiede il commissario. “Dobbiamo tornare ai vecchi metodi di indagine”. “Bene”, risponde il commissario, “allora convochiamo qui la madre e le chiediamo dove si trova il figlio e se non ci risponde la arrestiamo per favoreggiamento, così vediamo se lui viene fuori”. “Niente da fare, commissario”, spiega paziente il pubblico ministero, “i prossimi congiunti dell’indagato non sono obbligati a testimoniare e non rispondono di favoreggiamento”.

Una settimana dopo le indagini
hanno una svolta. Un testimone ha visto il bambino salire su una macchina, ricorda il modello e i primi numeri di targa. La polizia verifica che il modello e i numeri di targa corrispondono all’auto del sospetto. Gli indizi di colpevolezza ora sono gravi. Il commissario torna dal pubblico ministero a chiedere tabulati e intercettazioni.

Il pubblico ministero emette subito
i decreti di urgenza. Poi fa fare copia integrale degli atti di indagine e dispone che un’auto parta immediatamente per portare il tutto nella sede del capoluogo del distretto, a circa 150 km di distanza, perché il provvedimento deve essere convalidato dal tribunale in composizione collegiale entro 48 ore e al tribunale va trasmesso l’intero fascicolo. L’autista del commissario, un agente di polizia, si offre di portare lui il fascicolo che, per mancanza di fondi e di personale, non arriverebbe mai a destinazione in tempo.

I tabulati del telefono confermano la gravità del quadro indiziario. Il sospetto ha passato molte mattine davanti alla scuola. Le intercettazioni non producono però risultati. Probabilmente il sospetto ha cambiato telefono. Il commissario propone di intercettare tutte le persone con le quali il sospetto ha parlato durante gli appostamenti per arrivare al nuovo numero. Il pubblico ministero spiega che la nuova legge non consente l’intercettazione di persone diverse dall’indagato.

Dopo una settimana una nuova svolta. Una impiegata di un negozio di telefonia ha riconosciuto il sospetto dalla foto pubblicata sui giornali e ricorda di avergli venduto un telefono pochi giorni prima del rapimento. Controllando gli archivi del negozio la polizia individua la nuova utenza. Il pubblico ministero emette subito un decreto di urgenza poi guarda l’autista del commissario che senza dire una parola prende il voluminoso fascicolo e parte alla volta del capoluogo del distretto.

L’utenza è quella giusta. Il sospetto parla con la madre e le racconta del rapimento. La madre cerca invano di convincerlo a liberare il bambino. Purtroppo però la zona da cui chiama è piuttosto vasta ed è impossibile individuare il luogo dove si nasconde. Il sospetto riceve poi telefonate da diverse cabine telefoniche da un uomo che vuole “comprare” il bambino. La polizia propone di estrarre il tabulato delle cabine. Se poi l’uomo ha usato una scheda prepagata si potrebbe estrarre il traffico di quella scheda come si è fatto nell’indagine per l’omicidio del professore Massimo D’Antona. Le altre chiamate potrebbero consentire di identificare l’uomo.

Niente da fare: l’uomo non è identificato e a suo carico non ci sono gravi indizi di colpevolezza.
Passano i giorni; siamo a due mesi dall’inizio delle intercettazioni. Il pubblico ministero non ha ancora trovato il coraggio di dire al commissario che a mezzanotte dovranno staccare i telefoni. Lo vede arrivare trafelato e raggiante: “Dottore, ci siamo!” urla. Gli mostra la trascrizione di una telefonata intercettata quella mattina tra l’uomo sconosciuto e il rapitore. Mentre legge la trascrizione il volto del pubblico ministero diventa sempre più bianco: il rapitore ha accettato di consegnare all’uomo il bambino, ma la telefonata si conclude così: “Chiamami domani e ti dirò dove venire”.

*L’autore, pubblico ministero a Roma e segretario nazionale dell’associazione nazionale magistrati, ha applicato a un caso concreto la nuova disciplina delle intercettazioni e dimostrato come la nuova legge renda le indagini più difficili e meno efficaci

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12 febbraio 2009
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