Archivio | febbraio 19, 2009

Solleviamoci raddoppia!

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Avete letto bene, affezionati lettori: Solleviamoci raddoppia!

Non nel senso che “si clona” o si scinde, intendiamoci: non vogliamo certo crearci doppioni per conquistare l’immortalità, né tantomeno ci sono dissapori sulla “linea” e/o qualche altra manovra nascosta.

E’ solo che, dopo le “critiche” costruttive di alcuni tra voi (citiamo solo, a puro scopo esemplificativo, Lady Ginevra e Gap), abbiamo avviato un momento di discussione e di autocritica (che una volta era tanto di moda… ed è un vero peccato che in molti, troppi, se ne siano dimenticati) e siamo addivenuti ad una conclusione molto semplice: giacché siamo comunisti ma-anche democratici (chiariamolo subito: questa è solo una battutaccia. Noi siamo come siamo, come dire anarcoidi, e tali intendiamo conservarci!), riteniamo corretto che ognuno abbia i suoi spazi.

Appunto: molti lettori ci usano ormai come fonte di informazione alternativa e non sarebbe giusto lasciarli a bocca asciutta – non di questi tempi, comunque! – ma l’opinionista a volte preferirebbe avere uno spazio un po’ più lento in cui confrontare le sue strampalate idee, senza che un post venga subito reso obsoleto dall’infinità di notizie che ci piombano addosso.

Ecco allora che, senza per questo farvi mancare i miei salaci commenti qui, ho deciso di riaprire (finché dura… visto che già una volta ci hanno chiuso senza troppe spiegazioni) il solleviamoci originario, dal quale non tolgo nulla (per cui ci saranno anche dei doppioni, visto che quando ci siamo trasferiti di qui abbiamo teletrasportato tutti (o quasi, ma vai a capire cos’è rimasto fuori…) i vecchi post.

Non vi chiedo certo di trasmigrare, perché comunque questo è il blog ufficiale “di famiglia” e soprattutto perché “di là” intendo occuparmi di cose che colpiscono me (e magari solo me!): se però avete voglia di fare un salto a trovarmi… vi aspetto!

elena


elaborazione grafica di yaris

I poliziotti scrivono a Napolitano: “Preoccupati per l’ok alle ronde”

Nella lunga lettera, i rappresentanti del 90% degli agenti di polizia scrivono:

”Si ha la sensazione che, per la prima volta nella storia repubblicana lo Stato stia per rinunciare ad una delle sue funzioni più importanti ed irrinunciabili: la gestione della sicurezza”

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rondeRoma, 19 febbraio 2009 – I rappresentanti dei Sindacati di Polizia, a nome di oltre il 90% dei poliziotti italiani, hanno inviato una lettera al preisdente della Repubblica, Giorgio Napolitano, nella quale esprimono “a massima preoccupazione per lo stato dei lavori relativo al pacchetto sicurezza di imminente approvazione”.

“In particolare, – si legge – la volontà del Governo in carica di varare un’apposita normativa sul riconoscimento delle ‘ronde’, ossia squadre organizzate ed autogestite da privati cittadini, al di fuori di ogni controllo da parte dell’Autorità di Pubblica Sicurezza, suscita grande e legittima perplessità”.

”Si ha la sensazione che, per la prima volta nella storia repubblicana, – continua la lettera – lo Stato stia per rinunciare ad una delle sue funzioni più importanti ed irrinunciabili: la gestione della sicurezza”.
”Appaltando il servizio, – continua – che deve essere svolto nell’interesse generale e secondo regole espressamente previste dalla legge, e soprattutto con grande professionalità da parte di operatori qualificati ed esperti, visto che si tratta di intervenire sui diritti essenziali dei cittadini, a privati, che per forza di cose, non potranno mai garantire né la stessa qualità del servizio né soprattutto la professionalità necessaria”.

”Sarebbe un punto di non ritorno nella gestione della sicurezza le cui conseguenze non potranno non essere negative. Le rivolgiamo un accorato appello – conclude la lettera – affinchè le nostre legittime perplessità possano far ripensare quanti, in questi momento, stanno per prendere decisioni chiaramente sbagliate per il futuro del nostro Paese”.

La lettera al presidente della Repubblica è firmata dal vertice delle seguenti organizzazioni sindacali (Siulp; Silp-Cgil;Siap-Anfp;Ugl- Polizia; ConsapItalia Sicura; Coisp-Up-Fps-Adp-Pnfi-Mps.

SANTANCHE’: SI’ MA ‘MISTE’

“La mia proposta di organizzare ronde miste con la presenza anche di immigrati regolari sta raccogliendo consensi tra molti sindaci che mi hanno chiamato stamane dopo aver letto l’articolo su Libero”, afferma Daniela Santanchè leader del Movimento per l’Italia.
“Ben venga anche il suggerimento del ministro La Russa di avvalersi anche di ex appartenenti alle Forze dell’ ordine – aggiunge – come i tanti italiani che si dedicano al volontariato. Così non vedo dove sia lo scandalo”.

GIULIA BONGIORNO: CONTRARISSIMA

La presidente della commissione Giustizia della Camera, Giulia Bongiorno, si dice «assolutamente contraria» alle «ronde», se con questo termine si intendono «squadre di cittadini armati con poteri simili a quelli delle forze dell’ordine». La violenza «va combattuta con la legalità, non con altra violenza».

In un’intervista al webmagazine della fondazione Fare Futuro, la parlamentare sottolinea, fra l’altro : «Immaginiamo quali sarebbero le conseguenze se di queste squadre facessero parte i familiari delle vittime, animati da sentimenti di vendetta…».

BOSSI:RONDE NEL DL? VEDIAMO DOMANI

Umberto Bossi difende la proposta delle ronde, ma non si sbilancia sulla possibilità di inserirle nel decreto che dovrebbe essere varato domani dal Consiglio dei Ministri: “Non ho parlato con Maroni, vediamo… Il Cdm può anche cambiare le cose”, dice in Transatlantico. ”Le ronde sono una bella cosa”, perchè così, spiega Bossi, “la gente si muove e si rende conto delle difficoltà, altrimenti la gente vuole, vuole, vuole…”.

LA RUSSA: MEGLIO DDL CHE DECRETO

Meglio un disegno di legge che un provvedimento di urgenza. La questione delle ronde è un problema delicato ed è meglio quindi che il Parlamento ne discuta in maniera approfondita. È l’opinione del ministro della Difesa, Ignazio La Russa, sul decreto legge legato all’emergenza stupri che il Consiglio dei ministri dovrebbe varare domani. La Russa si dice favorevole all’introduzione delle cosiddette ronde ma piuttosto che in un decreto legge le vorrebbe in un Ddl.

Però, spiega il ministro della Difesa a Cracovia dove si trova per il vertice informale dei ministri della Difesa della Nato, se il Consiglio dei ministri dovesse decidere per la decretazione di urgenza non si opporrebbe. Metterebbe però delle condizioni: le ronde dovrebbero svolgere un’azione solo di allerta e potrebbero operare solo dopo aver ottenuto l’autorizzazione dal sindaco e dal prefetto. E ancora: per il ministro sarebbe meglio che le ronde fossero guidate da ex appartenenti alle forze di polizia o ex militari. In ogni caso i partecipanti alle ronde dovrebbero avere dei requisiti fondamentali: avere l’età per votare al Senato ed essere naturalmente incensurati.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/19/152811-poliziotti_scrivono_napolitano.shtml

? – La caccia agli Ufo, quattro casi italiani

Negli ultimi mesi del 2008 da aerei in volo descrizioni di sfere luminose e corpi conici

Un globo bianco comparso anche nel film «Milano-Palermo» alle spalle di Raul Bova

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Avvistamento in Sicilia del comandante Garofalo
Avvistamento in Sicilia del comandante Garofalo

MILANO — Ammassi nero-petrolio, come se fossero prodotti da esplosioni, che appaiono ad aerei in volo. Filamenti appiccicosi denominati «capelli d’angelo», che piovono nel nord Italia. Sfere luminose, corpi conici e altri oggetti che si manifestano per aria, sono visti e vengono fotografati. O che, addirittura, finiscono al cinema: in Milano-Palermo: il ritorno, film del 2007, compare un globo bianco alle spalle di Raul Bova. Quella scena fu girata ad Allumiere, non lontano da Civitavecchia. Tanti oggetti così, un po’ ovunque.

C’è un’Italia dal cielo misterioso (e non solo il cielo: pure sul territorio avvengono cose strane, spesso in concomitanza con tali avvistamenti) che fa notizia senza apparire, dal momento che di certi fatti non se ne parla. Ma questa Italia anomala esiste. Eccome, se esiste. Negli ultimi mesi del 2008 ci sono stati almeno quattro episodi da portare alla luce. Affiancandoli ad altri mai chiariti e che ci conducono nel basso Tirreno. È un’area da tempo caratterizzata da fenomeni speciali e da un intenso traffico di Ufo, o di Ovni, definizione che inquadra gli oggetti sconosciuti, depurando il concetto da suggestioni «aliene». Fino a prova contraria, almeno. Già, perché se da un lato lo stato di incertezza che aleggia su certe vicende non autorizza a sostenere che siamo frequentati da dischi volanti, dall’altro l’assenza di spiegazioni scientifiche non impedisce alla fantasia di galoppare e di pensare che se non c’è qualcosa di non terrestre che circola dalle nostre parti, allora potremmo essere in presenza di esperimenti «umani» sconosciuti, operati non si sa bene da chi.

Da che cosa cominciamo? Dall’incontro del 15 ottobre tra un velivolo di linea italiano, in crociera da Catania a Napoli alla quota di 28 mila piedi, e una massa scura aeriforme, con tanto di scia grigia che scende in basso e con un oggetto ignoto che semina l’aereo. Ufficialmente l’evento, osservato simultaneamente da terra, non trova riscontri: secondo l’Aeronautica militare non erano in corso attività di alcun tipo. Questo è il «c’è, ma non si vede». Invece il «c’è e si vede» sta, ad esempio, nell’osservazione di Ovni sul quartiere Prati di Roma, il 10 ottobre 2008, e in due avvistamenti nel Veneto. Il 16 novembre 2008 alle 11,30 un abitante di Montebelluna stava realizzando un filmato per documentare un caso di scia chimica in cielo. All’improvviso comparve un oggetto biancastro e sferico; per un po’ seguì la scia in parallelo, poi virò a destra e sparì.

Non è la prima volta che gli avvistamenti sono concomitanti con il fenomeno del «chemtrails» e non è la prima volta che si registrano nel Nord-est. Ci spostiamo a Verona: 27 settembre 2008, di nuovo coinvolto un aereo civile. A ovest della città spunta un Ovni sferoidale che si sposta con moto autonomo e che viene fotografato. Palloni sonda, manifestazioni naturali, filmati falsi? È stato escluso. Sempre il Nord è stato infine caratterizzato da una pioggia di filamenti. Siamo dal 6 all’8 novembre. I capelli d’angelo, lunghi da 50 centimetri a 2 metri, cadono a Parma, Treviso, tra Milano e Pavia e in altri posti. Erano elettrizzati: acciuffati con le mani, si appiccicavano. Non solo: collocati in contenitori di vetro, si appallottolavano a gran velocità. Un caso? No. Qualcosa di simile accadde il 27 ottobre 1954: su Firenze apparvero oggetti bianchi e dall’alto scese una bambagia vetrosa i cui fiocchi si scioglievano al suolo. Sì, a volte ritornano…

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Flavio Vanetti
19 febbraio 2009

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_19/ufo_casi_italiani_vanetti_edc516ee-fe4b-11dd-9a41-00144f02aabc.shtml

Europee, contributi anche a chi non passa

Per inviare deputati a Strasburgo è invece necessario superare il quorum del 4%

Approvato emendamento Pd, i rimborsi saranno elargiti a tutte le forze politiche che superano il 2%

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La protesta de La Destra davanti al Senato contro lo sbarramento al 4% (Lapresse)
La protesta de La Destra davanti al Senato contro lo sbarramento al 4% (Lapresse)

ROMA – L’assemblea del Senato ha approvato, nell’ambito della legge sull’«election day» (che accorpa le elezioni amministrative a quelle europee, che si devono svolgere entro il 7 giugno), l’emendamento presentato dai senatori del Pd Vincenzo Vita e Paolo Nerozzi che prevede l’abbassamento al 2% della soglia dei voti validi per ottenere contributi a titolo di rimborso delle spese per la campagna elettorale. Il provvedimento è passato in prima lettura con 252 voti a favore e due astensioni. L’intera riforma della legge elettorale per le europee ha invece ottenuto 230 voti a favore, 15 contro e 11 astensioni.

CONTRIBUTI SALVIGrazie a questa modifica, anche i partiti che non raggiungeranno il quorum del 4%, necessario per ottenere seggi nell’Europarlamento, potranno accedere ai fondi pubblici. La decisione è arrivata sull’onda delle polemiche per l’introduzione del quorum del 4% per la ripartizione dei seggi italiani per l’Assemblea di Strasburgo e Bruxelles e delle accuse mosse ai partiti principali, il Pdl e il Pd, accusati di voler letteralmente «far fuori» le voci fuori dal loro coro. Fino ad oggi, infatti, la nomina degli eurodeputati (che avviene secondo regole che ogni Paese stabilisce da sè) era stabilita sulla base di un sistema proporzionale puro, che consentiva a molte più forze politiche di avere propri rappresentanti nel parlamento comunitario. Lo sbarramento del 4% , invece, terrà fuori i cosiddetti «cespugli», i movimenti politici più piccoli che, a meno di clamorosi exploit, non potranno neppure sperare nell’elezione di un solo proprio rappresentante, a meno di accordarsi tra loro unendo forze ed elettori. Un po’ come avviene per le elezioni politiche italiane: lo sbarramento, nell’ultima tornata, ha comportato l’esclusione di forze politiche come Verdi, Rifondazione, Prc e La Destra.

La sede del parlamento europeo a Strasburgo (Als)
La sede del parlamento europeo a Strasburgo (Als)

IL NODO DEI RIMBORSI – L’esclusione, senza l’approvazione dell’emendamento di oggi, avrebbe comportato anche la mancata concessione dei contributi a titolo di rimborso elettorale, con la conseguenza di una drastica diminuzione delle entrate su cui gli stessi partiti basano la propria sopravvivenza (alcuni contano poi sui versamenti degli stessi deputati eletti, che cedono al partito una parte dei propri emolumenti). La critica a questo meccanismo partiva dunque dal fatto che i partiti più piccoli sarebbero stati penalizzati sia dal punto di vista della rappresentanza, sia da quello della stessa sussistenza economica, a vantaggio delle forze politiche maggiori che si sarebbero al contrario trovate a beneficiare di maggiori fondi e di un numero maggiore di euro-seggi. La norma che stabilisce una soglia più bassa per i contributi cerca di riportare un minimo di equilibrio perlomeno nella ripartizione delle risorse economiche, anche se per molti partiti minori il 2% rischia di essere comunque una soglia invalicabile.

SIMBOLI PIU’ GRANDIUn’altra proposta approvata, su iniziativa del relatore Lucio Malan, i simboli elettorali sulla scheda sono maggiorati nelle dimensioni fino al diametro di 30 millimetri, per favorire la scelta degli elettori anziani o con difficoltà di vista. Il ministro della Semplificazione, Roberto Calderoli, ha inoltre annunciato che il governo intende presentare un provvedimento ad hoc per creare una nuova circoscrizione elettorale (attualmente sono cinque) per la Sardegna, oggi accorpata alla Sicilia. In questo modo si tenterà di fare accrescere le possibilità che venga eletto un eurodeputato sardo, circostanza fino ad oggi resa problematica dal fatto che la Sicilia ha una popolazione molto più numerosa rispetto a quella della Sardegna.

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A. Sa.
19 febbraio 2009

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fonte: http://www.corriere.it/politica/09_febbraio_19/senato_contributi_elezioni_europee_e08c8016-fe6e-11dd-9a41-00144f02aabc.shtml

Usa le email della moglie con l’altro: “Voglio divorziare”, ma il giudice lo multa

Il tribunale di Treviso infligge al marito una sanzione per aver violato la segretezza della corrispondenza altrui

L’uomo ora deve anche pagare i danni alla donna

Gli avvocati matrimonialisti: “Giusto condannare il coniuge che viola la posta, email e sms, del partner
Esiste un malcostume italiano generalizzato, l’80% dei tradimenti viene scoperto così”

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Usa le email della moglie con l'altro "Voglio divorziare", ma il giudice lo multa
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TREVISO – Ha usato come prova in una causa di separazione le email che sua moglie aveva scambiato con l”‘altro”, un egiziano. Ma, invece di trarne dei benefici provandone l’infedeltà, è stato multato per aver violato la segretezza della corrispondenza altrui. Protagonista della vicenda è un trevigiano, che è stato anche condannato dal tribunale della città veneta a pagare i danni alla donna, che si è costituita parte civile.Tutto è cominciato con la richiesta di separazione presentata dalla moglie, insieme alla domanda di affidamento del figlio. Durante le udienze l’uomo aveva parlato davanti al giudice delle email e lei lo aveva querelato. Il legale del marito sosteneva che la donna aveva lasciato il pc senza protezioni, dando così la possibilità di leggerle senza problemi.

Il giudice, però, non era della stessa idea: ha inflitto al marito una sanzione di 500 euro, poi condonata, e stabilito che deve pagare 5.000 euro di danni alla donna. Ora l’uomo, che è stato invece assolto dall’accusa di aver rivelato pubblicamente i contenuti dei messaggi, può però ricorrere in appello.

“E’ giusto condannare il coniuge che viola la corrispondenza, anche in email e sms, del partner”, afferma l’Ami, l’Associazione matrimonialisti italiani. Come ricordano i legali, infatti, il diritto alla riservatezza è garantito dalla Costituzione e chi lo infrange deve essere multato, come stabilisce il Codice penale.

I matrimonialisti rilevano poi che “il malcostume tutto italiano di curiosare nella posta del partner è ormai generalizzato”. Basta conoscere una password, a volte è sufficiente cercare nel telefonino. E i numeri di questo fenomeno non sono briciole: “All’Ami risulta che nell’80% dei casi – spiega il presidente nazionale, avvocato Gian Ettore Gassani – le infedeltà coniugali vengono scoperte attraverso il controllo della posta elettronica e del telefonino di chi le commette”.

Chi vorrà scoprire i tradimenti, secondo l’Ami, potrà solo rivolgersi ad un investigatore privato – che deve rispettare i limiti di indagine – oppure limitarsi a studiare i comportamenti del partner. Senza frugare nella sua posta.

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19 febbraio 2009
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Politkvoskaia, nessun colpevole. Al processo di Mosca tutti assolti

La giuria ha ritenuto non provate le responsabilità dei quattro imputati, ora rimessi in libertà
L’avvocato della giornalista assassinata: “Nessuna sorpresa”. E il procuratore annuncia ricorso

Indignati i colleghi e le organizzazioni in difesa dei diritti umani: “Assoluta mancanza di giustizia”

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Politkvoskaia, nessun colpevole Al processo di Mosca tutti assoltiAnna Politkovskaia

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MOSCA – Tutti assolti i quattro imputati al processo per l’uccisione della giornalista d’opposizione russa Anna Politkovskaia, assassinata nell’ottobre 2006: la giuria li ha dichiarati innocenti.

I dodici giurati, dopo circa tre ore di camera di consiglio, hanno ritenuto non provate le responsabilità degli imputati. Si tratta dell’ex dirigente della polizia moscovita Serghei Khadzhikurbanov, accusato di essere l’organizzatore del delitto per conto di un mandante non ancora identificato; dei fratelli ceceni Dzhabrail e Ibragim Makhmudov, presunti ‘pedinatori’ della giornalista (un terzo fratello, Rustan, è ricercato all’estero come presunto killer).

Al quarto imputato, l’ex colonnello dei servizi segreti Pavel Riaguzov, erano contestati reati minori insieme allo stesso Khadzhkurbanov: abuso d’ufficio ed estorsione. Riaguzov, in particolare, avrebbe fornito l’indirizzo della Politkovskaia (trovata morta nell’atrio della sua abitazione) al gruppo ceceno, secondo l’accusa, che esce sonoramente sconfitta dal verdetto e che ha già annunciato che farà ricorso per “le violazioni verificatesi durante il processo”, praticamente su base quotidiana, secondo il procuratore Vera Paskovskaia.

I quattro imputati sono stati liberati su decisione del presidente della Corte militare Ievgheni Zubov; uno dei loro difensori ha fatto sapere che chiederanno un risarcimento per essere stati incarcerati.


“Nessuna sorpresa” per il verdetto della giuria è stata espressa come prima reazione di Anna Moshalenko, uno degli avvocati della famiglia Politkovskaia. Commentando la decisione alla Radio Eco di Mosca, il legale ha criticato l’operato degli inquirenti nella fase di acquisizione delle prove, per la mancata individuazione del mandante e per non aver saputo portare sul banco degli imputati il killer.

Sdegnati e fortemente delusi i colleghi della giornalista, famosa per le sue critiche aperte all’allora presidente Vladimir Putin e per le sue denunce della violazione dei diritti umani nel conflitto ceceno. Dmitri Muratov, direttore di Novaia Gazeta, il giornale per cui lavorava Politkovskaia, rispetta la decisione ma auspica la prosecuzione dell’inchiesta: “Fin dall’inizio sarei stato d’accordo con qualsiasi decisione dei giurati, che apparivano persone molto preparate e serie”, ha dichiarato. “Ma devo dire che il caso non sarà chiuso, e che la principale inchiesta è ancora in corso”, ha aggiunto.

Dura Tatiana Lokshina, di Human Rights Watch, che ha definito inaccettabile “il fatto che oggi, dopo una lunga indagine, non ci sia alcun colpevole, e ha parlato di una assoluta mancanza di giustizia su una vicenda che ha sconvolto tutto il mondo”, criticando gli inquirenti per non aver portato sul banco degli imputati nè mandanti nè esecutori del delitto.

Il presidente dell’Unione dei giornalisti russi,
Vsevolod Bogdanov, ha espresso tutta la sua indignazione: “E’ una vera vergogna. Che razza di investigazione era se i giurati hanno approvato il verdetto all’unanimità?”, si è chiesto. “Di fatto, le forze dell’ordine sono incapaci di dire perché o chi è responsabile per l’uccisione di qualsiasi giornalista in Russia”, ha concluso.

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19 febbraio 2009
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Sì alla vita, no alla tortura di stato / Anche Englaro scende in piazza: “Questa legge è una vera barbarie”

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Ne abbiamo già parlato in questo post, ma ci sembra importante ricordarvi l’appuntamento di sabato 21 febbraio alle ore 15:

“Sì alla vita, no alla tortura di stato”

cui continuano a pervenire adesioni (l’appello si può firmare QUI).

Importante la presa di posizione di Noi Siamo Chiesa:

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Cari amici promotori della manifestazione di Piazza Farnese, grazie per avere preso questa iniziativa.

Il clamore mediatico di queste settimane ha paradossalmente ostacolato la conoscenza del fatto che, nel tessuto diffuso del mondo cattolico, esiste un reale disagio sulla esagitata campagna delle gerarchie ecclesiastiche sul caso Englaro e ora sul testamento biologico.Tra i credenti questa campagna è stata gestita dall’ala fondamentalista, mentre molto larga, ma troppo silente, è stata la richiesta di “silenzio e preghiera” ed un’altra componente, quella a cui apparteniamo, ha esplicitamente richiesto che Eluana riposasse in pace e che prevalessero, insieme alle sentenze della magistratura, il buonsenso e la carità cristiana.

Il nostro atteggiamento in questo caso (non sempre in altri) si fonda su posizioni ecclesiali che dovrebbero essere del tutto acquisite (come quelle, ormai ben note, contenute nel cap.2278 del Catechismo ufficiale della Chiesa) e su testi inequivocabili del Concilio Vaticano II che “onora come sacra la dignità della coscienza e la sua libera decisione” (“Gaudium et Spes” cap. 41).

L’ideologia oltranzista, che ora è prevalsa, si rifà alla cultura del “sabato” che Gesù deplorava (Mc 2,27 “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato!”).

Il progetto di legge sul testamento biologico, che è ora in discussione, non rispetta la funzione del medico, che deve essere sempre amico e collaboratore del malato ma non suo controllore o padrone, che deve occuparsi di tutelare la vita ma non accanirsi, oltre ogni logica, per la vita. La dichiarazione di fine vita viene burocratizzata fino a diventare quasi impossibile; soprattutto non viene rispettato quanto dice l’art. 32 della Costituzione. Per quanto riguarda l’alimentazione e l’idratazione, perché accettare questa invadenza della medicina e della tecnologia oltre ogni limite nei confronti di chi, per volere della Provvidenza (o del destino) è giunto alla fine del suo percorso e, per noi credenti, un altro lo attende, più sereno e più felice? Perché usare il termine “eutanasia” quando di altro si sta parlando, cioè di accanimento?

Perché poi continuare in una contrapposizione tra l’identità “cattolica” che, da sola e sempre, difenderebbe la vita e quella “laica” che spregiudicatamente sarebbe  disposta a facili cedimenti etici? Tutti i credenti, senza  erigersi a maestri dovrebbero offrire a tutti la ricchezza della loro vita spirituale e della loro sensibilità morale per dialogare sui problemi della vita e della morte come si pongono ora e per cercare insieme le risposte delle istituzioni a problemi nuovi e complessi che la scienza pone oggi all’inizio del terzo millennio.

Cari amici, sulle questioni che riguardano più specificatamente i tentativi di mettere in discussione la Costituzione, siamo del tutto d’accordo con l’appello per sabato: è necessaria una nuova fase di Resistenza che coinvolga tutte le forze sane e democratiche del paese. Abbiamo già resistito altre volte in questi ultimi anni. Ce la faremo ancora.

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Con ogni amicizia per “Noi Siamo Chiesa”
Vittorio Bellavite, portavoce
Roma 18 febbraio 2009

www.noisiamochiesa.org

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Evangelo dal basso portale dei siti del cattolicesimo di base
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fonte: MicroMega

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Approfondimento:

http://www.noisiamochiesa.org/cristianesimo_di_base/mons_casale_e_mons_bregantini_una_linea_diversa_sul_caso_englaro

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Il padre di Eluana aderisce alla manifestazione del 21 a Roma ‘Sì alla vita, no alla tortura di Stato’ e spiega: “I cittadini devono tutelare i loro diritti fondamentali”

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Beppino Englaro (Guido Montani / Ansa)Roma, 19 febbraio 2009 – “La legge sul testamento biologico che il parlamento si appresta ad approvare è una vera e propria barbarie. Una legge assurda e incostituzionale contro la quale è assolutamente necessario che i cittadini facciano sentire la propria voce e scendano in piazza a manifestare”.

Con queste parole Beppino Englaro aderisce alla manifestazione ‘Sì alla vita, no alla tortura di Statò, che si svolgerà a Roma sabato 21 febbraio in piazza Farnese. Beppino Englaro parteciperà alla manifestazione attraverso un collegamento telefonico perchè «i cittadini, che hanno le idee molto più chiare dei nostri parlamentari, devono tutelare i propri diritti fondamentali che questa legge mette in discussione preparando il terreno per un vero e proprio Stato etico».

Se la legge in discussione in parlamento dovesse essere approvata, Englaro si augura una rapida abrogazione da parte della Corte costituzionale oppure quella del referendum sarà una via obbligata, vista la ‘manifesta anticostituzionalità di una legge che nega le libertà fondamentali dei cittadinì. “La decisione sulla propria vita deve essere affidata a chi la vive”, ha concluso Beppino Englaro. L’intervento di Beppino Englaro si può ascoltare integralmente su www.micromega.net. ( Agi)

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/19/152832-anche_englaro_scende_piazza.shtml

Puglia: censura ad Ugento, iniziativa a Torchiarolo

PUGLIA, LECCE: RISCHIO CENSURA A ”CHI L’HA VISTO?” SALTA SU RAITRE LA PUNTATA SU BASILE, DI UGENTO, NEL SALENTO

La seconda puntata del servizio di “Chi l’ha visto?” sulla morte di Peppino Basile, prevista, non è andata in onda. Si sospetta l’intervento da parte di un politico nazionale, vicino all’amministrazione ugentina. Don Stefano Rocca, parroco di Ugento, intanto, invita tutti frequentatori del forum su Basile ad incontrarsi giovedì 26 febbraio alle 20 in oratorio


UGENTO -LECCE (UnoNotizie.it)

Era prevista nella puntata del 16 febbraio, su “Chi l’ha visto?” in onda su Rai tre, la seconda puntata della ricostruzione dell’omicidio di Peppino Basile in cui si sarebbero dovute ripercorrere le varie piste d’indagine con l’introduzione di alcuni importanti elementi di novità. La puntata Rai prevedeva, tra le altre, le dichiarazioni di Bruno Colitti, imprenditore che si è autodenunciato indicando la presenza di rifiuti tossici nel sottosuolo della discarica di Ugento, (importante comune del Salento in provincia di Lecce), di vari amici di Peppino Basile, del Sindaco di Ugento Eugenio Ozza e del direttore del Tacco d’Italia, Maria Luisa Mastrogiovanni.

In particolare, l’intervista al direttore del Tacco d’Italia riguardava la clamorosa scoperta, realizzata dall’attento giornale, dell’esistenza, nei pressi di Burgesi, di un centro di stoccaggio di rifiuti, di proprietà del Comune di Ugento, realizzato con fondi pubblici pari a 5 miliardi 300 milioni di lire, e mai utilizzato, che oggi versa in stato di abbandono ed è completamente vandalizzato.

Il direttore riferiva anche di un dettaglio inquietante relativo alle ultime ore di vita di Peppino Basile: nella sera in cui fu ucciso questi si era recato a fare un sopralluogo proprio presso il centro di stoccaggio, del quale da pochi giorni aveva scoperto l’esistenza.

La seconda puntata del servizio, che già aveva subito uno slittamento in quanto era prevista per lunedì scorso, era stata presentata dalla conduttrice della Rai Federica Sciarelli, secondo la quale sarebbe andata in onda il 16 febbraio.

Non si conoscono i motivi di questo “cambio di programma”.

Si sospetta, però, che sia arrivata la telefonata di un potente politico di livello nazionale vicino all’amministrazione di Ugento che potrebbe aver inficiato la messa in onda.

Peppino Basile è scomodo anche da morto.

Il Tacco d’Italia invita i frequentatori del forum, e tutti i lettori del Tacco, a chiedere conto alla RAI, redazione di “Chi l’ha visto?, telefonando ai seguenti numeri:
06.3878 (centralino Rai): chiedere della redazione di “Chi l’ha visto?“;
06.8262: per lasciare un messaggio in segreteria.

Intanto don Stefano Rocca, parroco di Ugento, attraverso il  quotidiano on line, dà seguito all’appello lanciato lo scorso sabato ai frequentatori dei forum, invitandoli ad incontrarsi giovedì 26 febbraio alle ore 20, presso l’oratorio Don Bosco di Ugento.

Il Tacco d’Italia sostiene il comitatoIo conto” e l’azione di don Stefano in favore della legalità in Puglia, non solo ad Ugento, ma in tutto il Salento.

All’appuntamento saranno presenti il direttore ed i giornalisti del Tacco d’Italia.

Fonte: http://www.unonotizie.it/3835-puglia-lecce-rischio-censura-a-chi-l-ha-visto-salta-su-raitre-la-puntata-su-basile-di-ugento-nel-salento.php

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PUGLIA, BRINDISI: TUTTI A TORCHIAROLO. CENTO ULIVI PER SOGNARE UNA TERRA LIBERA DA CRIMINALITA’ ORGANIZZATA

TORCHIAROLO BRINDISI (UNONOTIZIE.IT)

A seguito delle intimidazioni subite negli ultimi giorni, sabato 21 febbraio alle ore 10.30 presso le terre confiscate alla criminalità organizzata a San Pietro Vernotico e Torchiarolo (Brindisi), LIBERA e la cooperativa sociale TERRE DI PUGLIALIBERA TERRA organizzano la piantumazione di 100 alberi di ulivo, simbolo di pace e speranza. All’iniziativa parteciperanno il Presidente della Regione Puglia Nichi Vendola, il Commissario straordinario del Governo per la gestione e la destinazione dei beni confiscati alle organizzazioni criminali Antonio Maruccia, le massime istituzioni provinciali, gli Enti locali del territorio. Una partecipazione corale per ribadire un impegno che coinvolge tutta la comunità e per riaffermare l’annuncio di una legalità che conviene, che apre solchi di giustizia e costruisce percorsi di libertà.

Programma
ore 10.30
raduno presso le terre confiscate in contrada Valesio (Torchiarolo)
ore 11.00 saluti
ore 11.30 piantumazione degli alberi di ulivo
In caso di pioggia, l’iniziativa è spostata nell’aula consiliare della Città di San Pietro Vernotico.

Contrada Valesio si raggiunge attraverso la strada vicinale della Betta, ingresso sulla circonvallazione di San Pietro Vernotico segnalato da volontari della protezione civile.

Invitiamo a partecipare.

Don Raffaele Bruno
Referente Libera – Puglia
Alessandro Leo
Presidente Terre di Puglia – Libera Terra

Fonte: http://www.unonotizie.it/3863-puglia-brindisi-tutti-a-torchiarolo-con-cento-ulivi-per-sognare-una-terra-libera-dalla-criminalita-organizzata.php

Gaza: nuovo stallo su Shalit-Anp per escludere Hamas da aiuti – Elezioni israeliane: il post di Vik

Gaza: nuovo stallo su Shalit, Anp per escludere Hamas da aiuti

Roma, 18 feb (Velino)Si complica il quadro negoziale mediato dall’Egitto per una tregua a Gaza tra Israele e Hamas. Il gabinetto nazionale di sicurezza israeliano presieduto dal primo ministro Ehud Olmert ha stabilito che non verrà siglata la tregua con gli islamici, e quindi non saranno riaperti i valichi della Striscia, se prima Hamas non libererà Gilad Shalit, il caporale rapito da oltre due anni e mezzo. Le fazioni palestinesi dal canto loro hanno risposto picche alla richiesta israeliana. Se in un primo momento alcuni esponenti di Hamas non si erano detto pregiudizialmente contrari a restituire l’ostaggio purché Israele scarcerasse alcune centinaia di detenuti palestinesi, nelle ultime ore i portavoce del movimento islamico e dei Comitati di resistenza popolare hanno respinto la richiesta dichiarando che la liberazione di Shalit “non è negoziabile” e che “non c’è alcun legame tra le due questioni”. Le stesse fazioni hanno poi duramente criticato Israele che vuole “affondare il negoziato” e che “alza ostacoli sul cammino dei mediatori egiziani”. La mediazione dell’Egitto, tuttavia, prosegue e il negoziatore israeliano Amos Gilad – che ha criticato l’intervento di Olmert dichiarando che “rischia di rovinare i rapporti con l’Egitto” – è di nuovo atteso al Cairo nelle prossime ore.
Nel frattempo da Bruxelles, l’Alto rappresentante per la politica estera dell’Unione europea Javier Solana ha sollecitato Israele ad aprire i varchi con la Striscia per permettere il pieno afflusso di aiuti umanitari e merci a favore dei residenti di Gaza. In materia si è espresso anche il primo ministro dell’Autorità nazionale palestinese Salam Fayyad. In vista della conferenza per la ricostruzione di Gaza in programma a Sharm el-Sheikh, Fayyad ha auspicato che gli aiuti non vengano distribuiti tramite Hamas ma siano direttamente consegnati ai bisognosi.

Fonte: http://www.ilvelino.it/articolo.php?Id=773463

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La giornata della memoria secondo Latuff

Mi chiedono dall’Italia con ansia cosa pensano i palestinesi del risultato elettorale in Israele.

A loro poco importa, mutano i governi ma continua la tragedia di un popolo costretto a più di sessant’anni di efferata occupazione.

A me, italiano, antifascista e di sinistra,

certo fa specie constatare che i primi tre partiti israeliani che governano il paese appartengono all’estrema destra,

fanatica e fascista. Mi auguro faccia specie anche a voi.

Restiamo umani.

Vik

Vittorio Arrigoni in Gaza

Blog: http://guerrillaradio.iobloggo.com/

Contatto e donazioni: guerrillaingaza@gmail.com

telefono: 00972(0)59 8378945

siti della missione: http://www.freegaza.org/ e www.palsolidarity.org

-Omar Barghouti scrive:

Da Haaretz, di seguito troverete un’analisi dettagliata dei risultati elettorali di tutti i partiti, raccolti in gruppi in base alle loro posizioni nei confronti delle leggi internazionali e del rispetto dei più basilari diritti umani. Perché crediamo che solamente questi criteri universali dovrebbero essere utilizzati, in Israele come nel resto del mondo, per stabilire chi si possa definire di ‘destra’, di ‘sinistra’, di ‘estrema destra’ ecc. Le modalità usate comunemente in Israele per definire la “sinistra”, la “destra” e il “centro” e il loro utilizzo per descrivere rispettivamente Labor, Likud e Kadima, sono totalmente inesatte e volutamente fuorvianti dal momento che non si basano su alcun criterio oggettivo per definire cosa si intenda per “destra” e per “sinistra”. Purtroppo, però, queste etichette tipicamente israeliane senza alcun vero significato vengono ancora scimmiottiate, parola per parola, dai cronisti, compresi quelli più progressisti, senza che venga mai fatta alcuna riflessione sulla loro esattezza o pertinenza.

Su qualunque parametro oggettivo si scelga di basarsi, i risultati elettorali israeliani non possono che portare a mostrare le seguenti categorie:

Estrema Destra: (partiti che adottano apertamente piattaforme politiche razziste o fasciste basate sull’espulsione forzata o sulla pulizia etnica dei cittadini palestinesi in Israele, in base alle più svariate condizioni che dipendono dal partito specifico in questione; che giustificano e/o commettono crimini di guerra e gravi violazioni delle leggi internazionali; che non riconoscono le risoluzioni ONU e le leggi internazionali come LE basi per il raggiungimento di una giusta pace; che non riconoscono i tre principali diritti sanciti per i Palestinesi dalle leggi internazionali: (1) diritto alla fine dell’occupazione e al ritiro degli israeliani ai confini stabiliti nel 1967, come da UNSC Res. 242, ivi compreso il ritiro da Gerusalemme Est occupata; (2) diritto riconosciuto ai profughi dall’ONU ad un risarcimento e a poter ritornare alle proprie abitazioni originarie; (3) diritto di completa eguaglianza all’interno di Israele e fine del razzismo istituzionale esercitato nei confronti di tutti i cittadini “non ebrei”):

Yisrael Beitenu: 15 seggi della Knesset (Parlamento)

National Union: 4

Shas: 11

Jewish Home: 3

Likud: 27

Kadima: 28

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TOTALE (Estrema Destra): 88 seggi   (73% del numero totale dei seggi della Knesset oppure 80% del numero dei seggi ebraici della Knesset)

Destra: (partiti totalmente in linea con i principi su cui si basa l’Estrema Destra con l’unica differenza di non rifarsi apertamente alla pulizia etnica come piattaforma politica. Ci sono delle eccezioni, naturalmente, in base a cui parecchi importanti leader dei Labor hanno a volte fatto riferimento alla pulizia etnica, ma mai come vera e propria parte del proprio programma politico, a differenza dei partiti dell’estrema destra):

Labor: 13

United Torah Judaism: 5

Meretz: 3

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TOTALE (Destra): 21 seggi    (16% del totale oppure 19% dei seggi ebraici)

Centro: (partiti che sostengono il completo ritiro dai territori occupati nel 1967, ma si oppongono al diritto di uguaglianza per tutti i cittadini dello stato e al diritto al ritorno. Può sembrare generoso definirli di “centro”, ma…):

NESSUN SEGGIO

Sinistra: (partiti che sostengono il completo ritiro dai territori occupati nel 1967, il diritto di uguaglianza per tutti i cittadini dello stato e il diritto al ritorno. Si impegnano per una soluzione basata sulla creazione di due stati in pace tra loro, in accordo con le leggi internazionali e i principi dei diritti universali dell’uomo):

United Arab List: 4  (partito completamente palestinese – politicamente di sinistra, ma con politiche sociali di destra)

Hadash (comunisti) : 4  (da notare che meno dell’1% degli ebrei israeliani ha votato per loro e può essere, perciò, statisticamente considerato come un partito palestinese)

Balad (democratici nazionali): 3 (partito completamente palestinese)

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TOTALE (Sinistra): 11 seggi   (9% del totale)

E’ molto importante notare che, in base alle prime informazioni fornite dai media, metà della popolazione palestinese in Israele sembra abbia boicottato le elezioni e che si sia trattato del più grande boicottaggio della storia. Se questo fosse vero, significherebbe che i partiti palestinesi sopra citati rappresenterebbero meno della metà dei palestinesi aventi diritto al voto in Israele!

Conclusioni principali:

(1) La stragrande maggioranza della popolazione ebraica israeliana ha votato per l’estrema destra (considerando anche un notevole aumento del sostegno alla destra fascista)

(2) La sinistra israeliana (sionista) non esiste, come prevedibile, come forza politica in Israele

(3) Gli UNICI partiti di sinistra in Israele sono partiti completamente palestinesi

(4) In Israele c’è un forte consenso ebraico (le uniche eccezioni sono rappresentate da alcuni singoli coraggiosi e moralmente integri e da minuscoli gruppi anti-sionisti) che si muove CONTRO ogni basilare requisito necessario per il raggiungimento di una pace giusta, così come esposto nelle risoluzioni dell’ONU e sostenuto dalla maggior parte dei governi del mondo.

(5) Per la prima volta nella storia delle elezioni parlamentari in Israele, gli elettori palestinesi hanno rifiutato di votare per i partiti sionisti come mai era successo in passato, scegliendo invece di votare per i partiti palestinesi.

Cosa si può fare?

E’ fondamentale, in questo momento più che mai, abbandonare la soluzione del doppio stato, morta, immorale e ormai impossibile, per abbracciare quella di un unico stato. Solo col rifiuto di ogni forma di razzismo, di apartheid, di etnocentrismo, di fondamentalismo religioso e di colonialismo e accettando pienamente l’uguaglianza totale e la democrazia, compreso il diritto al ritorno dei profughi, potremo dare vita ad una pace giusta e sostenibile.

La richiesta di una soluzione basata sul doppio stato è diventata ormai una vera cortina di fumo usata per coprire e legittimare la continua occupazione e l’apartheid sionista.

Omar

Fonte: Guerrillaradio

Dalle foreste un aiuto insperato: ‘Assorbono più CO2 del previsto’

Studio inglese rivede al rialzo la capacità delle grandi distese tropicali di rimuovere anidride carbonica dall’atmosfera: “Immagazzinano il 18% delle emissioni annue”

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di LUIGI BIGNAMI

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La capacità delle foreste di assorbire anidride carbonica dall’atmosfera ha portato, negli ultimi anni, a risultati contrastanti: a volte incoraggianti altre volte molto meno. Un’ultima ricerca che ha interessato le foreste tropicali di tutto il mondo è positiva e vuole che esse stanno assorbendo quasi un quinto dell’anidride carbonica prodotta dalla combustione dei carburanti fossili.

La sorprendente scoperta è stata annunciata su Nature ed è il risultato di uno studio internazionale coordinato da Simon Lewis dell’Università di Leeds in Gran Bretagna. Il ricercatore ha monitorato, con i suoi colleghi, per circa 40 anni gli alberi di 79 aree delle foreste tropicali africane e ha confrontato questi dati con analoghe analisi fatte sulle altre foreste tropicali del Pianeta. Un lavoro che ha visto dal 1969 ad oggi i ricercatori impegnati nel mappare lo sviluppo di circa 70.000 alberi delle foreste di dieci Paesi africani, misurando ogni anno il loro diametro, l’altezza e la densità del legno.

Da questi dati è emerso che le foreste tropicali africane, grazie alla fotosintesi, rimuovono ogni anno dall’atmosfera 1,2 miliardi di tonnellate di anidride carbonica. Queste informazioni sono state comparate con altri risultati ottenuti da studi condotti su 250.000 alberi di 156 aree e 20 Paesi fra il Sud America e l’Asia. Il confronto dimostra che nelle ultime decadi, complessivamente, gli alberi di tutte le foreste tropicali in un anno assorbono circa il 18% della dell’anidride carbonica, che equivale a 4,8 miliardi di tonnellate di gas, immesse nell’atmosfera annualmente da fenomeni naturali e dalla combustione dei carburanti fossili. Il conteggio finale stabilisce che ogni ettaro di foresta sta intrappolando 0,5 tonnellate di anidride carbonica in più rispetto a quanto immaginato finora.

Ma come è possibile che le foreste siano così attive nel assorbire anidride carbonica? Spiega Federico Magnani, professore al Dipartimento di Colture Arboree, che si occupa da anni dello stesso problema all’Università di Bologna: “Una nostra ricerca suggerisce che per quel che riguarda le foreste delle nostre latitudini vi è una fertilizzazione involontaria a causa delle emissioni di azoto immesso dall’agricoltura e dall’uso dei combustibili fossili. Ciò ha fatto si che negli ultimi 50 anni le foreste europee abbiano raddoppiato la velocità di crescita”.

E come si spiega invece, che anche le foreste tropicali assorbano così tanta anidride carbonica, quando si è sempre pensato che esse sono da tempi remoti in uno stato di equilibrio, almeno quando non interviene l’uomo a distruggerle? “In realtà – risponde ancora Magnani – le foreste accumulano carbonio estraendolo dall’atmosfera in parte perché la deforestazione degli ultimi decenni è seguita da una forestazione quando l’uomo abbandona le aree che ha sfruttato. In tal caso infatti, la foresta si riguadagna i terreni molto velocemente e quindi ritorna ad assorbire anidride carbonica. Ma ci sono anche altri fattori. Sembra che la stessa anidride carbonica stimoli la crescita attraverso la fotosintesi, anche se studi degli ultimi anni, dimostrano che l’anidride carbonica non abbia un grande effetto se non è accompagnata da aumento di nutrienti presenti nel suolo”.

Secondo le ricerche anche nelle foreste tropicali l’azoto può arrivare per via aerea, come prodotto di combustione dei combustibili fossili che può avvenire anche a centinaia di chilometri di distanza. Tuttavia Lewis avverte: “Qualunque sia la causa della capacità delle foreste di assorbire anidride carbonica, non possiamo contare sulle foreste stesse per sempre, perché questi alberi non continueranno a crescere all’infinito”.

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18 febbraio 2009
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