Archivio | febbraio 21, 2009

DAL COORDINAMENTO NAZIONALE ANTIRAZZISTA – Lettera al Ministro Maroni

https://i0.wp.com/files.splinder.com/8493502efbf9952cbafb1be10da475ec.jpeg

.

Signor Ministro Roberto Maroni,

abbiamo letto della Sua volontà di intraprendere un’azione legale nei confronti del direttore del settimanale Famiglia Cristiana, che Lei accusa di averLe recato offesa personale per aver definito “leggi razziali” i provvedimenti del Governo verso i cittadini stranieri e le fasce più deboli della società.

Noi sottoscritti/e, uomini e donne di nazionalità diverse, nei nostri rispettivi ambiti di lavoro, di ricerca, di studio, di impegno sociale e politico, abbiamo sempre contrastato pubblicamente e nel nostro agire quotidiano l’intolleranza, la xenofobia e il razzismo. Perciò continueremo a denunciare le retoriche xenofobiche e le politiche razziste messe in atto dal Governo di cui Lei fa parte. Riteniamo infatti, sia nostro dovere personale, professionale, civile rispettare la Carta costituzionale e batterci per una società rispettosa dei diritti di tutti/e, indipendentemente dalla loro provenienza, nazionalità, condizione sociale.

Le schedature di adulti e bambini rom, le classi differenziali per gli alunni stranieri, l’abrogazione del divieto di segnalare gli stranieri “irregolari” che ricorrono alle cure sanitarie, il reato d’immigrazione clandestina, il permesso di soggiorno a punti, le norme restrittive sui ricongiungimenti familiari, la legalizzazione delle ronde padane, il carcere fino a quattro anni per gli irregolari che non rispettino l’ordine di espulsione, il divieto d’iscrizione anagrafica e la schedatura presso il Suo Ministero non solo dei senza-domicilio-fisso, ma anche di tutti coloro che abitano in dimore diverse da appartamenti: l’insieme di queste misure lede profondamente i diritti fondamentali delle persone e i principi dell’uguaglianza e della democrazia. Queste misure configurano una forma di razzismo istituzionale, tanto più grave e intollerabile per il fatto che, per sostenerle, un ministro della Repubblica, Lei stesso, auspica la cattiveria nei confronti dei più deboli.

Noi siamo quella parte della società civile che condivide il giudizio espresso da Famiglia Cristiana e che continuerà a perseverare nel proprio impegno antirazzista.

Se vuole essere coerente, Signor Ministro, quereli anche noi.

Per aderire: cristina.liverani@gmail.com o s.haertter@fiom.cgil.it

Abdou Faye, Sindacalista Cgil Udine
Adolfo Coppola, FP-Cgil Reggio Emilia
Alberto Burgio, Università di Bologna
Alberto Ferrigno, Capo Gruppo Consiliare PRC Reggio Emilia
Alessandra Mecozzi, Sindacalista Fiom-Cgil nazionale
Alessandro Dal Lago, Università di Genova
Alfonso Perrotta, Associazione culturale Villaggio Globale
Alfonso Principe, Docente Universitario- Medico
Amabile Carretti, Sindacalista Cgil Reggio Emilia
Andrea Billau, Giornalista
Andrea Mengozzi , Ufficio immigrati Cgil Ravenna
Angelo d’Orsi, Università di Torino
Annamaria Rivera, Università di Bari
Antonella Bovini, Istituto della Resistenza
Armando Sarti, Anpi Bologna
Augustin Breda, Sindacalista Fiom-Cgil nazionale
Aura Morbini, Bergamo
Barbara Pettine, Sindacalista Fiom-Cgil nazionale
Barbara Valmorin, Attrice
Bini Giovanni, Presidente Polisportiva Camerlona-Ravenna
Bracci Maddalena, Psicologa
Bruno Moretto, Com Bolognese Scuola e Costituzione
Carlo Sorricelli, Scultore e Pittore
Clara Gallini, Professore emerito Università di Roma -La Sapienza
Claudio Treves, Sindacalista Cgil nazionale
Cristian Sesena, Segretario Provinciale Filcams-Cgil
Cristina Domini, Empoli
Cristina Liverani, Sindacalista Cgil Emilia Romagna
Daniela Pierini, Direttore Servizio Sociale, Firenze
Daniele Nalbone, Giornalista
Deme Amadou, Delegato Fiom-Cgil Bergamo
Don Giovanni Nicolini
Eliana Como, Sindacalista Fiom-Cgil nazionale
Ermanno Cova, Responsabile nazionale Immigrazione Fim-Cisl
Eugenio Ramponi, Arci Bologna
Federico Amico, Presidente ARCI Reggio Emilia
Filippo Miraglia, ARCI nazionale
Francesco Bianchi, San Miniato (PI)
Franco Chiarello, Università di Bari
Franco Di Cesare, Medico
Fulvia Liverani, Operaia metalmeccanica
Germano Toselli, Sindacalista Cgil Emilia Romagna
Gianna Urizio, Giornalista
Gianni Alioti, Sindacalista Fim-Cisl
Gianni Fattorini, Vice Presidente AGITE
Gino Rubini, Sindacalista Emilia Romagna
Giorgio Cremaschi, Segretario nazionale Fiom-Cgil
Giorgio Quaglia, Sindacalista Uil
Giovanna Cipollari, Cvm Ancona                                                                                 Giovanni De Rose, Arci Bologna
Giovanni Mottura, Università di Modena
Giuliana Righi, Segretaria Fiom-Cgil Emilia Romagna
Giuliano Campioni, Università di Pisa
Giuseppe Faso, Centro Interculturale Empolese-Valdelsa
Giuseppe Giardina, Medico
Giuseppe Pagani, Segretario Territoriale Cisl Reggio Emilia
Grazia Naletto, Vice Presidente “Lunaria ”
Guido Fuochini, Medico Ginecologo
Isa Ciani, ” Africa Insieme “, Pisa
Ivan Della Mea, direttore Istituto Ernesto de Martino, Sesto Fiorentino
Joseph Walzer, Cgil Reggio Emilia
Laura Spezia, Segretaria nazionale Fiom-Cgil

Laura Terzani, Vice Caporedattore del Tg3 Rai
Leo Morabito, Medico Ginecologo
Leonardo Barcelo, Consigliere Comunale Bologna PD
Libero Mancuso, Dottore
Luciano Berselli, Centro Studi R60 Reggio Emilia
Luigina Mottola, Medico
Magda Diavolio, Reggio Emilia
Marco La Rosa, San Miniato
Marco Perduca, Senatore Radicale
Margherita Salvioli, Cisl Reggio Emilia
Maria Scardamaglia, Giornalista Reggio Emilia
Marianella Casali, Cgil Reggio Emilia
Mariapia Cominci, Fiom Reggio Emilia
Marina Medi, Mani Tese, Milano
Marina Veronesi, Centro Interculturale Empolese-Valdelsa

Massimo Ghirelli, Coordinamento Nazionale Antirazzista
Matteo Alberini, Cgil Reggio Emilia
Mattia Fontanella, Comitato Memorie
Maurizio Landini, Segretario nazionale Fiom-Cgil
Maurizio Masotti, Socio fondatore associazione A.M.I.C.I – Ravenna
Mauro Puglia, Segretario Provinciale FP-Cgil Reggio Emilia
Mercedes Frias, ex parlamentare PRC
Mirco Rota, Segretario Provinciale Fiom-Cgil Bergamo
Mirella Rossi, Sindacalista Ravenna
Mirto Bassoli, Segretario Territoriale Cgil Reggio Emilia
Moni Ovadia, Attore e musicista
Otello Ciavatti, Docente
Paola Moranda, Storica dell’Arte
Paolo Buconi, Artista
Paolo Gianardi, Piombino
Pasquale Crea, Medico
Piero Soldini, Sindacalista Cgil nazionale
Renzo Fior, Presidente Emmaus Italia
Roberto Morgantini, Sindacalista Cgil Bologna
Rolando Landini, Presidente TEOREMA Soc. Cooperativa – Reggio Emilia
Rossana Praitano, Presidente circolo culturale omosessuale Mario Mieli
Rudi Zaniboni, Segretario Provinciale Fillea Cgil Reggio Emilia
Sabina Petrucci, Sindacalista Fiom-Cgil nazionale
Sancia Gaetani, Ricercatrice
Sandra Soster, Sindacalista Cgil
Sandro Moranti, Presidente Comitato INPS Reggio Emilia
Sara Giani, San Miniato
Seck Cheikh Tidiane, Sindacalista Fiom-Cgil Bergamo
Sergio Caserta, Consigliere Prov. SD
Sergio Ruffini, Cgil Reggio Emilia
Shana Jesuthasan, Cgil Reggio Emilia
Silverio Tomeo, Arci Lecce
Simonetta Melani, artista, Santa Croce sull’Arno (Pisa)
Stefano Brugnara, Arci Bologna- Arci Mondo
Stefano Galieni, Resposabile. Immigrazione PRC nazionale
Stefano Maruca, Segretario regionale Cgil Emilia Romagna
Sveva Haertter, Sindacalista Fiom-Cgil nazionale
Tamar Pitch, Università di Perugia
Tirelli Sergio, Medico Ginecologo
Tiziano Cini, Agenzia per lo Sviluppo Empolese-Valdelsa
Tiziano Rinaldini, Sindacalista Cgil Emilia Romagna
Toni Maraini, scrittrice e saggista                                                                              Valerio Bondi, Segretario Provinciale Fiom Reggio Emilia
Vittorio Bardi, Sindacalista Fiom-Cgil nazionale
Yudi Rosero, Interprete

Kurosh Danesh, Sindacalista Cgil nazionale

.

https://i0.wp.com/www.coordinamentoantirazzista.org/Scritta.jpg
.

fonte: http://www.coordinamentoantirazzista.org/index.html

CAMBOGIA, PROCESSO KHMER TRA PAURA E IMPUNITA’

I lavori del Tribunale straordinario cambogiano per giudicare i dirigenti Khmer Rouge sono iniziati, senza però il coinvolgimento attivo delle vittime del regime. Scarsa informazione e ancora molta paura nella società di oggi, dove regnano ingiustizia e diseguaglianza sociale e le autorità lasciano poco spazio ai loro critici.(Nella foto Kaing Eak Euv “Duch”)

.

di Gianpasquale Polloni

Sabato 21 Febbraio 2009
.
Giustizia svogliata.
Magro emaciato, occhi spiritati di chi sa che gli tocca…. Kaing Eak Euv nom de guerre Duch, il mostro responsabile della morte e della tortura di 16,000 persone, ora new born christian e sostenuto dalla fede nella rinascita in grazia divina, ha la consapevolezza che poco gli verrá condonato. Lo sa, come sa che gli altri quattro imputati si difenderanno strenuamente negando ogni responsabilitá, e cercando di far ricadere su di lui la responsabilitá dell’apparato repressivo del sistema; ma che, come tutti i boia, é probabile che a sua volta rivendichi la sua posizione di semplice esecutore di ordini superiori. Niente di nuovo, per certi versi.

Se a guidare il processo penale ai dirigenti Khmer Rossi in Cambogia fosse il senso di giustizia, centinaia di migliaia di cittadini cambogiani dovrebbero sedere fra le parti civili, vittime del regime che in soli 3 anni, 8 mesi e 17 giorni, riuscí a stravolgere il loro paese e a seppellirne le speranze di giustizia e equitá.

Invece i cittadini cambogiani che hanno deciso di costituirsi come parti lese sono solo un migliaio, a significare che sono pochi in questo paese a sentirsi sicuri quando si tratta di rivendicare un proprio diritto o di chiedere che venga fatta giustizia. Quella che viene definita come indifferenza, come scarsa attenzione da parte della societá cambogiana verso il processo in corso, é invece il risultato delle dinamiche che ancora reggono il tessuto sociale cambogiano, sulle quali é stata costruita tutta l’impalcatura del Tribunale Straordinario della Corte di Cambogia. In primo luogo la scelta di ridurre a soli cinque alti dirigenti Khmer Rossi il numero degli imputati. La struttura piramidale ferrea del regime Khmer rosso faceva sí che probabilmente nessun cittadino cambogiano ha mai incontrato o avuto a che fare con i 5 imputati, che assurgono cosí al ruolo di figure completamente astratte. Chi ha fisicamente ucciso, terrorizzato, torturato, non siede nelle assisi cambogiane, anzi spesso vive a contatto della gente che ha vittimizzato.

Inoltre, per chi avesse voluto costituirsi parte civile e avesse voluto testimoniare in quanto vittima, il processo non facilitava certo le cose, perché fino a poco tempo fa la procedura prevedeva che le vittime intervenissero solo tramite i propri rappresentanti legali, senza partecipare direttamente al dibattimento. Le vittime del regime che hanno accettato di presentarsi come parti civili sono state convinte a farlo da una campagna di informazione capillare portata avanti nelle campagne, dal Centro di Documentazione sul Genocidio Cambogiano.

Contribuisce a questo distacco anche una concezione del potere e della relazione fra stato e cittadino che é fondata su rapporti di forza brutali, per i quali il dissenso rappresenta una sfida all’autoritá, e ogni minima protesta una ribellione aperta e pericolosa. Non era certo una prioritá delle autoritá cambogiane portare alla sbarra piú dirigenti khmer rossi possibile. Non si tratta del fatto che alcuni attuali dirigenti appartenessero al regime Khmer Rosso, perché i dirigenti di spicco hanno il merito storico di essere gli unici cambogiani ad aver combattuto contro i Khmer Rossi ed averli sconfitti, piuttosto la dinamica sociale di un processo popolare, con le vittime finalmente protagoniste che mettono in luce e testimoniano circa il sistema di potere e i meccanismi di questo, é senza dubbio un evento sociale destabilizzante per il potere stesso, che rischia di diventare un precedente rischioso.

Ma c’è forse anche altro sotto questa scarsa partecipazione. Molto spesso la cronaca e la storia di quegli anni sono state dominate dalle voci di chi aveva potere, per educazione o per censo, ma la Cambogia di allora e di oggi é fatta all’80% di contadini, le cui esperienze vengono raramente riportate. E fra di loro c’era, negli anni in cui i Khmer Rossi hanno guadagnato il potere, una incredibile aspettativa di una vita migliore.

Un’anziana immigrata cinese, contadina della provincia di Battambang, abitante in un villaggio che ha preso il nome, campo di cavoli, dagli sforzi di questo gruppo di immigrati alla fine degli anni ’40, spiegava : “Mio marito era comunista, era scappato dalla provincia cinese per via della guerra. Mi disse – non ti preoccupare, perché i comunisti non ce l’hanno con i poveri contadini come noi, solo con i ricchi possidenti, io li conosco- Cosí restammo nel villaggio, e fu una catastrofe. Ci salvammo alla fine dalla morte per fame attraversando il confine con la Thailandia, sui campi minati, dove non ci poteva neanche allontanare dal gruppo per fare i propri bisogni”. Anche un agronomo cambogiano, la cui famiglia era da poco migrata in cittá nel ’75, raccontava la stessa cosa: “In famiglia facemmo una riunione, tutti quanti, per decidere, prima del 17 aprile 1975, se scappare o restare. Ma i miei erano di sinistra, e insistettero per restare, era la fine delle ineguaglianze, l’inizio di una nuova era, niente piú principi, signori della guerra, militari corrotti…”. Lo stesso vale per migliaia di famiglie contadine, che videro nei Khmer Rossi la fine dei soprusi, della corruzione, del dominio dei funzionari governativi e delle loro gabelle predatorie.

Non fu cosí, il processo penale ai Khmer Rossi forse aiuterá a capire come andó, e forse confermerá quello che si intuisce dai racconti e dalle testimonianze, e cioé che furono eliminati e uccisi soprattutto gli uomini e le donne che non si adeguavano, che reagivano, che cercarono di organizzarsi e di rispondere alla violenza. Tra loro anche le minoranze etniche come i Cham, musulmani, protagonisti di vere a proprie sollevazioni armate contro il regime, che subirono una repressione spaventosa che ne decimó le comunitá. O i gruppi indigeni del nord est, attratti in un primo tempo dell’idea di una societá egualitaria, ma subito respinti dai piani di pulizia etnica attuati dai Khmer Rossi, e che per questo si ritirarono nelle foreste come avevano fatto ai tempi dei colonizzatori. E per il resto delle famiglie cambogiane, confrontate con un regime demente che organizzava loro la vita senza lasciargli possibilitá di sopravvivenza, senza dargli mezzi di sussistenza, obbligandoli a corveé infinite in risaie di cui non vedevano mai i frutti, la punizione arrivava feroce per qualsiasi protesta, per qualsiasi strappo alle regole. Il giovane che si arrampicava a prendere un frutto spinto dalla fame quando era severamente vietato, la ragazza che si innamorava e violava le regole, il capofamiglia che rifiutava di farsi umiliare, e tutti coloro che protestavano, che intervenivano in favore di altri che avevano protestato, che rifiutavano di sottomettersi.

Ritornando ai giorni d’oggi, se la pace e lo sviluppo economico hanno portato benessere e miglioramento, senza dubbio non mancano in Cambogia le ineguaglianze e l’ingiustizia sociale, e la differenza fra chi ha e chi non ha si fa ogni giorno piú profonda. Di fronte a tutto ció ci sarebbe bisogno di una controparte sociale, ma l’azione sociale in Cambogia é appannaggio di pochi coraggiosi. Il retaggio del regime Khmer Rosso si percepisce nella paura e nella preoccupazione di chi si impegna, rivendica i propri diritti e si trova a sfidare le autoritá, rischiando spesso la prigione, e in certi casi anche la vita. Si percepisce nel conformismo profondo che anima la societá, e che spinge la popolazione ad un’omologazione accanita, come se qualificarsi come diverso rappresentasse tuttora un rischio per la sopravvivenza. Si ritrova nella precauzione estrema con cui la gente accetta, sussurrando, di commentare i fatti politici, facendolo solo fra quattro mura e con interlocutori fidati.

Tutto questo sembra fare a pugni con l’impressione di libertá che offre la capitale Phnom Penh, in cui sfrecciano giovani vestiti alla moda, su motorette dalle luci psichedeliche, e si moltiplicano le nuove costruzioni, i negozi di moda, i centri benessere, i bar e i ritrovi. In effetti il modello politico attuale, ultraliberista e autoritario, sfrutta a pieno l’omologazione e il conformismo generati dal retaggio di terrore e violenza del passato. Resta da vedere se il processo ai dirigenti Khmer Rossi, che si é voluto cosí poco partecipato e condiviso dalla popolazione, non riesca nonostante tutto a smuovere la societá cambogiana e a intaccare quel muro di impunitá e paura che ancora la condiziona.

Oggi su il manifesto

____________________________________________________________________

APPROFONDIMENTI:

CAMBOGIA PAESE IN VENDITA? 21/02/09

CAMBOGIA: OLTRE LA MEMORIA 18/2/09

LA CAMBOGIA FRA GUERRA E GIUSTIZIA 18/2/2009

SCONTRO AL CONFINE 16/10/08

INCIDENTE A PREAH VIHEAR 15/10/08

CAMBOGIA ALLE URNE, TRA SUV E POVERTA’ 27/7/08

FRAGILI CARNEFICI A PHNOM PHEN 27/7/08

E GLI USA INCRIMNIANO UN KHMER ROSSO 29/4/08

CAMBOGIA, LA LENTA MACCHINA DELLA GIUSTIZIA 29/4/08

CAMBOGIA: IL BOOM ALL’OMBRA DEI TEMPLI, BENVENUTI A SIEM REAP 2/12/07

CAMBOGIA, LA GIUSTIZIA A PASSO LENTO 2/12/2007

CAMBOGIA, ARRESTATO SAMPHAN VOLTO PRESENTABILE DELL’ERA POL POT 20/11/07

IN MORTE DI UN MACELLAIO 23/7/06

E’ MORTO TA MOK 21/7/06

____________________________________________________________________

fonte: http://www.lettera22.it/showart.php?id=10259&rubrica=70


DON MAZZI: “Ronde? Bullismo protetto dallo Stato”

Cei e Santa Sede: “Sperimentiamole”

“È come tornare ai tempi di Don Rodrigo – attacca don Mazzi  – tutti i decreti vogliono regolamentare, ma quando si accende un fiammifero, come si fa a regolamentare?”. Ma la Cei frena: “Sperimentiamole”. E Fini: “Attenti a bandiere propagandistiche”

.

don antonio mazziMilano, 21 febbraio 2009 – “È bullismo protetto dallo Stato”. Sono dure le parole di Don Antonio Mazzi nei confronti del decreto che introduce l’istituto delle ronde. “È come tornare ai tempi di Don Rodrigo – ha aggiunto Don Mazzi a margine di un incontro con il presidente del Senato Renato Schifani al centro Exodus – tutti i decreti vogliono regolamentare, ma quando si accende un fiammifero, come si fa a regolamentare?”.

Don Mazzi ribadisce che la soluzione ideale per lui è l’accoglienza e la prevenzione che deve iniziare dalla scuola. «Il governo – ha concluso – che va avanti a decreti, e aggiunge anche le ronde, determina uno stato di guerra».

MA I VESCOVI FRENANO

Dopo la stroncatura del Vaticano, per bocca di mons. Agostino Marchetto, ‘Avvenire’ apre, con cautela, alle ‘ronde’ decise dal Governo, con un editoriale intitolato ‘Entusiasmo proprio no. Proviamo a sperimentarle’.
”Entusiasmo certo no. Non è un momento di festa quello che veide allestire rimedi ‘speciali’ alla paura, paura che ne viene ribadita come meritevole di interventi speiciali”, scrive Giuseppe Anzani nell’editoriale di prima pagina del quotidiano dei vescovi. “Costernazione, allora? No, neanche questo. Forse le ronde saranno utiili. Via – prosegue il quotidiano della Cei – respiriamo, si temeva peggio in tema di sceriffato di massa, in queisto rivoluzionario dispositivo di controllo del territorio”.

”Poi però – aggiunge l’’Avvenire’ – si dovrà stabilire in che modo l’azioine di ronda ‘volontaria’ avrà effiicacia e serietà, quando il regolaimento dovrà uscire dal geroglifico, dalla reticenza, e dovrà indicar il punto giusto fra la modesta utilità dell`occhio sveglio e il rischio opiposto di una deriva interventista ‘fai da te’”. Per il quotidiano dei vescovi, “ci vogliono nervi, discerniimento, professionalità. Se saranno angeli noi li aspettiamo angeli. Se energumeni, noi li rifiutiamo enerigumeni. Il governo ci pensi, noi li rivedremo”.

LA SANTA SEDE

Il portavoce della Santa Sede, padre Federico Lombardi, torna sul giudizio negativo espresso ieri da mons. Agostino Marchetto, segretario del Pontificio per la pastorale dei migranti e degli itineranti, sulle ‘ronde’ volute dal Governo, e precisa: “Non di rado i mezzi di informazione attribuiscono al ‘Vaticano’, intendendo con ciò la Santa Sede, commenti e punti di vista che non possono esserle automaticamente attribuiti.

La Santa Sede, infatti, quando intende esprimersi autorevolmente usa mezzi propri e modi consoni (comunicati, note, dichiarazioni). Ogni altro pronunciamento non ha lo stesso valore. Anche di recente, si sono verificate attribuzioni non opportune. La Santa Sede, nei suoi organi rappresentativi, manifesta rispetto verso le autorità civili, che nella loro legittima autonomia hanno il diritto e il dovere di provvedere al bene comune”.

.

fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/21/153175-mazzi_durissimo_contro_ronde.shtml

PALERMO – ‘Vendeva’ moglie e figliastra: in manette il padre-padrone

Arrestato anche un insospettabile professionista. L’uomo avrebbe stuprato la ragazza, ora maggiorenne, da quando aveva 12-13 anni. Sequestrato materiale pedo-pornografico

.

VIOLENZA CONTRO LE DONNE BusinesspressRoma, 21 febbraio 2009 – Un uomo di cinquant’anni, R.D. disoccupato, indagato per sfruttamento della prostituzione minorile e violenza sessuale e A.V., 50enne, insospettabile professionista sono stato arrestati dai carabinieri di Carini (Palermo). Le ordinanze cautelari sono il risultato di una indagine scaturira dalla segnalazione di una donna che ha denunciato il marito.

Ruolo chiave nella inchiesta lo ha svolto un maresciallo dei carabinieri della stazione di Carini che ha raccolto il malessere della donna che poi ha trovato il coraggio di denunciare le violenze subite da lei e dalla figlia.
La squallida vicenda si è consumata tra le mura domestiche.

L’uomo dopo aver costretto in passato la donna, dopo il matrimonio, a prostituirsi ha poi rivolto nel corso degli annio le sue ‘attenzioni’ sulla figlia, nata da un’altra relazione, e oggi maggiorenne. R.d, da quanto emerso dalle indagini e dalla ricostruzione dei carabinieri avrebbe scattato centinaia di foto della ragazza, quando questa aveva 12-13 anni, abusando sessualmente di lei e avviandola alla prostituzione.

Nell’inchiesta è finito anche un noto professionista palermitano. Perquisizioni avvenute nelle abitazioni del padre-padrone e nello studio del professionista, sposato e con due figlie, hanno portato alla scoperta di numerosissime foro e annunci su quotidiani per procacciare clienti. Foto che ritraevano la giovane, all’epoca minorenne, nuda e durante atti sessuali, tra cui compariva anche il patrigno.

Tra il materiale sequestrato schedari del padre-padrone, nei quali erano raccolte e catalogate credenziali e password di numerosissime caselle di posta elettronica e dei browser di messaggistica istantanea utilizzati per procacciare clienti e gestire contatti, così come tanti messaggi-tipo per gli annunci erotici.

.

fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/21/153158-vendeva_moglie_figliastra.shtml

Maxi bollette, torna l’allarme: 894 e 895 i numeri a rischio

Sono stati messi a disposizione degli operatori dal Ministero dello Sviluppo Economico. E sono numerazioni che sfuggono ai divieti dell’Autorità per le telecomunicazione. E gli utenti sono di nuovo nel mirino

di ALESSANDRO LONGO

.

Maxi bollette, torna l'allarme 894 e 895 i numeri a rischio
.

TORNA l’allarme per le super bollette telefoniche, causate da chiamate a numeri truffaldini molto costosi. Questo tipo di chiamate, dette “a sovrapprezzo”, è stato bloccato da una delibera dell’Autorità. Ma – come spesso accade – fatta la legge trovato l’inganno: da qualche giorno sono arrivati nuovi numeri, con prefisso 894 e 895, messi a disposizione dal Ministero dello Sviluppo Economico agli operatori. E sono numeri che sfuggono alla delibera: a differenza di quanto avviene con gli altri numeri costosi, cioè, gli utenti possono chiamare liberamente gli 894 e gli 895. E rischiare super bollette.

I gestori di questo tipo di numeri riescono a ottenere chiamate costose con vari modi: tramite quiz telefonici truffaldini (che attirano spesso minorenni e non gli intestatari della linea), pubblicità ingannevole (dove i veri costi della telefonata sono nascosti) o programmi-malware che, a mo’ di virus, obbligano il computer a comporre quei numeri. A lanciare di nuovo l’allarme sono stati Aduc e Lega Consumatori, i quali segnalano come già imperversi la compravendita di quei numeri.

Gli operatori li acquistano dal Ministero, cioè, e poi li vendono ad aziende centri servizi, che possono utilizzarli in modo lecito o no. Aduc è preoccupata perché gli operatori pubblicizzano questi numeri rimarcando il fatto che, a differenza degli altri a sovrapprezzo, non sono bloccati. Evidenziano quindi proprio quella caratteristica che li rende utilizzabili al fine di estorcere chiamate costosissime agli utenti.

L’Autorità però stavolta è scesa subito in campo: “Abbiamo recepito le segnalazioni dei consumatori e stiamo indagando, con il Ministero”, spiegano a Repubblica.it. “Abbiamo già visto pubblicità, su tv locali, dove questi numeri sono usati per servizi di chat erotiche o cartomanzia. Questo è di per sé un uso illecito. Le norme stabiliscono, infatti, che quelle numerazioni sono utilizzabili solo per servizi di consulenza professionale”. Ora, si può disquisire quanto si vuole stiracchiando il concetto di “consulenza professionale”, ma secondo l’Autorità con questi numeri non devono c’entrare né l’eros né i maghi. Una volta appurato l’uso illecito, scatterà quindi la sanzione e la sospensione del numero, anche se sarà di magra consolazione per quegli utenti che, nel frattempo, ci saranno cascati.

Una tegola ben più pesante potrebbe però cadere presto sulle loro teste: il blocco ai numeri potrebbe avere vita breve. È restato attivo, anche dopo la vittoria delle società centro servizi al Tar, solo per via di un accordo provvisorio tra le parti. Le quali hanno acconsentito di lasciare le cose come stanno nell’attesa che si compia tutto l’iter delle udienze. L’Autorità è infatti andata al Consiglio di Stato per difendere la propria delibera e rovesciare la sentenza del Tar: a maggio ci sarà il responso. Se il Consiglio darà ragione all’Autorità tutto resterà com’è adesso, altrimenti il blocco andrà via e non ci saranno più freni per le super bollette.

.
21 febbraio 2009
.

Pasticcio Democratico

http://www.unita.it/_arke2/modules/phpthumbv1.7.9/phpThumb.php?src=/img/upload/image/AREA2_300x200/POLITICA/franceschini.jpg&w=640&h=

La sconfitta sarda. L’addio di Veltroni. Le mire dei capicorrente. I 30-40enni sul piede di guerra. È caos nel Pd. E anche il futuro del partito ora è a rischio

.

di Marco Damilano

.

La manifestazione al Circo Massimo di ottobre 2008
.

Il pacco di tesserine magnetiche giace lì, malinconicamente abbandonato in uno scatolone al pianterreno di largo del Nazareno: sopra c’è un’immagine della manifestazione del Circo Massimo dello scorso 25 ottobre. Tanta gente, le bandiere del Pd, la scritta ‘Grazie”‘ e la firma di Walter Veltroni. In memoria dell’unica giornata davvero felice dei suoi 16 mesi di segreteria: il popolo democratico arrivato da tutta Italia per applaudire Veltroni su un podio in stile Obama, una pedana in mezzo alla folla. Era raggiante Walter, quel giorno. Al punto da strapazzare i suoi critici: “State sempre lì a ravanare, attaccati ai vostri schemini: dalemiani, veltroniani.”. E invece, appena quattro mesi dopo, martedì 17 febbraio, il Circo Massimo è un ricordo sbiadito, di quelle bandiere non resta nulla. Al secondo piano del Nazareno si scatena la resa dei conti più drammatica, con le dimissioni di Veltroni dalla guida del partito nato dalle ceneri di Ds e Margherita.

È l’8 settembre del Pd. Lo sciogliete le righe. Il tutti a casa. Con l’incubo sempre più reale del crack. L’abisso: l’implosione del progetto, il dissolvimento del partito, la scomparsa della principale forza di opposizione. Anche se la guerra contro la destra berlusconiana che ha conquistato anche la Sardegna di Renato Soru continua, o dovrebbe continuare. Ma con chi? Nelle ore dell’abbandono di Veltroni i capi e i capetti, generali e caporali di questa armata allo sbando chiamata Pd, danno il peggio di sé. Generali in fuga. Colonnelli tentati dal salto di grado ma impauriti da se stessi. Attendenti di campo in ritirata. Sfrecciano le berline, sorride tirata Giovanna Melandri, sorride più largo Pierluigi Bersani, considerato il candidato numero uno alla successione in un congresso da convocare in autunno, dopo il nuovo prevedibile rovescio alle europee di giugno, è quasi allegra Anna Finocchiaro tra i banchi del Senato. E Paolo De Castro, l’ex ministro dell’Agricoltura che ora è presidente dell’associazione dalemiana Red, addirittura gongola: “E ora prendiamoci la segreteria!”. Il ‘partito romano’, impersonato da Goffredo Bettini, si riunisce di buon mattino in un ufficio della Camera con il nucleo duro dei veltroniani della capitale: il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti, il segretario regionale Roberto Morassut, il deputato Michele Meta. La notizia delle dimissioni di Veltroni non si è ancora diffusa, Bettini la confida ai suoi esattamente come fece quasi due anni fa quando li convocò per annunciare che aveva convinto l’allora sindaco a rompere gli indugi e candidarsi alla guida del Pd.
.

.

Sono in pochi, in quel momento, a conoscere le decisioni del segretario. Veltroni sceglie di lasciare la segreteria a notte fonda, quando i risultati elettorali della Sardegna hanno cominciato ad assumere i contorni della catastrofe, l’ennesima dopo la sconfitta alle elezioni politiche, la perdita del Campidoglio contro Gianni Alemanno e la batosta abruzzese di dicembre. Ma l’idea di dimettersi matura prima del voto sardo. Nel fine settimana il segretario fa un giro di telefonate con i dirigenti più vicini sparsi in giro per l’Italia. E lì si capisce che ha deciso di mollare. Chi lo ascolta resta colpito: il Walter bonaccione, ottimista di natura, non esiste più. Al suo posto c’è un uomo stanco, deluso, amareggiato, stufo marcio di guidare il partito in queste condizioni. “Guardate solo cosa è successo oggi”, si lamenta: “La mattina presento il piano anti-crisi del partito e incasso l’interesse delle categorie produttive. Il pomeriggio D’Alema va a Bologna e lo smonta pezzo per pezzo. Io costruisco la mattina e questi disfano la sera”. Ed è inutile chiedergli di sfidare gli avversari interni con un congresso straordinario. “Non me la sento, non è nelle mie corde la guerra casa per casa per conquistare un delegato in più”, ammette Veltroni: “E poi, se anche vincessi, cosa cambierebbe? Il giorno dopo ricomincerebbero da capo”. Concetti ripetuti al momento delle dimissioni: “Un gioco al massacro, non ci potevo più stare. Si attaccava me per far fallire il progetto del partito. E con la candidatura di Bersani otto mesi prima del congresso e in piena campagna elettorale si è passata la misura. Basta”.
.

Pierluigi Bersani e Dario Franceschini
.

Basta con i giochi di corrente. Basta con il logoramento sotterraneo. Basta con le manovre di chi voleva arrivare alle elezioni europee con Veltroni segretario per poi dargli il benservito. La mossa del leader serve a spiazzare i suoi coetanei. “Me ne vado io, ma si è chiuso il ciclo di una generazione. Con me devono andarsene tutti”. Un sacrificio personale per travolgere l’intero gruppo dirigente del Pd degli ultimi 15-20 anni, in particolare i ‘compagni di scuola’ nati alla politica nella Fgci e alle Frattocchie, cresciuti nel Pci di Enrico Berlinguer, saliti ai vertici del partito dopo la caduta del Muro, arrivati al potere negli anni Novanta, con l’Ulivo di Romano Prodi. La stirpe dei Veltroni e dei D’Alema, insomma. Al momento di lasciare, ‘zio Walter’ non trova il tempo neppure di una telefonata di cortesia per ‘zio Massimo’, l’ex amico eterno rivale: D’Alema apprende delle dimissioni di Veltroni dalle agenzie. Lo stesso accade ai ministri dello sfortunato governo ombra che nessuno informa dell’addio del leader. E al corpaccione del partito sparso per l’Italia: sindaci, presidenti di regione, presidenti di provincia, segretari regionali. La notizia dell’addio arriva in periferia con Internet o sulle agenzie. “C’è stato un totale blackout comunicativo”, impreca un segretario regionale: “Noi chiamavamo e a Roma non ci rispondevano al telefono”. Neppure un sms per avvisare che tutto era compiuto, il segno della confusione cui si è arrivati. Tutti a casa, il re è in fuga, l’esercito in rotta, le truppe sul territorio non sanno che fare.

Eppure, il Pd doveva essere “il più grande partito riformista che la storia d’Italia abbia mai conosciuto”, come ripeteva enfaticamente Veltroni ancora pochi giorni fa. O meglio, “il partito del XXI secolo”. Il partito capace di costruire una nuova identità nazionale. Il partito ‘fratello maggiore’ degli italiani: affettuoso, comprensivo, affidabile. Come il suo leader. Che per la conferenza stampa di congedo, il 18 febbraio, ha scelto di tornare nel tempio di Adriano dove aveva celebrato la trionfale elezione a segretario il 14 ottobre 2007. Quella sera nella sala risuonava la colonna sonora, ‘Mi fido di te’ di Jovanotti e ‘Imagine’ di John Lennon. E alla fine Veltroni era apparso tra le colonne doriche, con il verde del nuovo partito acceso alle spalle. “Da oggi deve far paura la parola conservazione”, aveva proclamato: “Il Pd dovrà durare decenni, non nasce da un leader e per un leader, ma dalle persone reali di questo Paese”.

Invece, tante persone reali in un pugno di mesi hanno smesso di votarlo. E ora il Pd rischia di non arrivare al secondo anno di vita, percorso da minacce di scissione e dalla rabbia dei militanti. Perfino sulle modalità della dipartita i capicorrente sono riusciti a litigare. Divisi tra i sostenitori di un’assemblea costituente da convocare subito per eleggere Dario Franceschini segretario di transizione in carica fino al congresso di autunno. E alcuni veltroniani che si battono per andare subito alla conta, lanciando fin da ora una nuova classe dirigente. “Non possiamo affrontare i prossimi mesi senza leader. I capi attuali, i cinquantenni-sessantenni, hanno il terrore di non tornare più al potere, misurano la loro durata in mesi, se non settimane, ma hanno fatto il loro corso. Devono passare la mano a una nuova generazione che abbia il tempo di lavorare”, scandisce lo stratega di Walter, Giorgio Tonini. Un percorso condiviso in periferia, dai potenti segretari delle regioni rosse, l’emiliano Salvatore Caronna, il toscano Andrea Manciulli, preoccupati di ritrovarsi con un gruppo dirigente nazionale debole e delegittimato alla vigilia del delicato voto amministrativo a Bologna e a Firenze, determinati a mettersi di traverso rispetto al ‘tavolo delle correnti’ che gestisce il partito a Roma. Solamente silenzio, invece, dalle regioni del Sud: si possono solo immaginare i pensieri di Antonio Bassolino, da cui Veltroni aveva pubblicamente preso le distanze appena tre settimane fa. Oggi don Antonio è ancora lì, al suo posto di governatore campano, Veltroni no.

Una rivolta che monta di ora in ora. Il segretario della Lombardia Maurizio Martina è tra i più netti a invocare un cambio di tutta l’attuale leadership: “Questa vicenda segna il collasso di un’intera classe nazionale. E per il dopo non ce la caviamo più scegliendo pezzi di quella classe dirigente. Le dimissioni di Veltroni trascinano giù tutta quella generazione. La soluzione Franceschini sarebbe un arroccamento. Ma noi siamo in frontiera, la frontiera non può aspettare la transizione”. Traduzione: niente Bersani, niente Franceschini, voltare subito pagina per salvare il Pd. La soluzione alternativa, spiega Martina, è fare subito un congresso, scegliere con le primarie un nuovo leader e consegnargli i pieni poteri. “Un segretario che faccia il salto generazionale, che non sia di Roma ma venga dal lavoro sui territori, che abbia capacità di fare squadra”. L’identikit assomiglia molto a Martina, classe 1978, il giovane segretario regionale non si tira indietro: “Il caso del trentenne Matteo Renzi, vincitore delle primarie a Firenze conferma che i vecchi riti, le vecchie logiche non reggono più. E che la mia generazione non può più stare a guardare. Se c’è uno spiraglio per muoversi, questo è il momento. Meglio fare un tentativo che continuare così”.

Nello stretto giro veltroniano i trenta-quarantenni da lanciare non mancano: il portavoce Andrea Orlando, il ministro ombra Andrea Martella, Nicola Zingaretti. Anche se non tutti brillano per tempismo. Nelle ore delle dimissioni di Veltroni, ad esempio, Zingaretti spedisce un comunicato alle agenzie. Sulla crisi del Pd? No: il presidente della Provincia di Roma preferisce esternare su Sanremo, sulla canzone di Pupo ‘L’opportunità’ che, a dire di Zingaretti, “è una canzone bellissima che illumina di speranza la cappa di angoscia e di paura che ci sta permeando”. E chissà se intende riferirsi ad altre cappe, e ad altre opportunità.

Così, nella corsa del cambio generazionale, potrebbero spuntare fuori altri nomi. Alcuni già noti, come il dalemiano Gianni Cuperlo, tra i più apertamente critici della gestione Veltroni. Altri ancora poco conosciuti, come il deputato di prima legislatura Francesco Boccia: pugliese, 40 anni, un discreto passato da attaccante nel Bisceglie, quattro anni alla London School of Economics, vicino a Enrico Letta e stimato da D’Alema, cattolico e con una passione per il Labour Party, uno che non si è mai vergognato a definirsi ulivista e prodiano e per questo coltiva un buon rapporto anche con Arturo Parisi. E già: il caos rimette in gioco anche il professore sardo, la Cassandra che da mesi profetizzava il disastro in perfetta solitudine. La convocazione dell’assemblea costituente che lui invocava da mesi è una sua piccola soddisfazione.

I capi storici, D’Alema in testa, si giocano davvero l’ultima partita. Bersani è chiamato a mettere subito sul tavolo le sue famose idee, se le ha, e la sua candidatura. Franceschini deve dimostrare di essere un leader. Enrico Letta guarda in direzione Udc. Francesco Rutelli è già con un piede fuori… Nelle ore del cupio dissolvi si capisce finalmente l’angoscia di Veltroni: il timore di finire nei libri di storia come colui che ha liquidato in meno di un anno un patrimonio di idee e passioni lungo un secolo. Il Pd è il suo sogno spezzato, la sua sfida interrotta, come si intitolavano i volumi che dava alle stampe negli anni della lunga corsa verso la leadership. Ma il dramma è appena all’inizio. Come in un’oscura maledizione, in soli 12 mesi il Pd ha consumato progetti, speranze, ambizioni, leader: prima Romano Prodi, poi Riccardo Illy, Renato Soru, infine Walter Veltroni. Ora rischia di divorare se stesso. E quel che resta della sinistra italiana.

____________________________________________________________

Sedici mesi a ostacoli

.

Sedici mesi alla guida del Pd tra sconfitte elettorali, polemiche correntizie e scandali brucianti. Ecco le tappe principali della corsa a ostacoli di Walter Veltroni.
.
Le primarie 14 ottobre 2007: si svolgono le primarie che segnano la nascita del Pd. Con il 76 per cento dei consensi Veltroni diventa segretario. Ma perde pezzi: a sinistra se ne va Fabio Mussi; a destra Lamberto Dini si accasa con Berlusconi.

MEGLIO SOLI Veltroni lancia lo slogan il 19 gennaio 2008. Spiega che il Pd andrà alle elezioni con proprie liste e il proprio simbolo. La sortita allarma i piccoli partiti alleati. Nemmeno il presidente del Consiglio Romano Prodi gradisce.

GOVERNO ADDIO 24 gennaio: a Palazzo Madama cade l’esecutivo Prodi. Si va a elezioni anticipate.

LA SCONFITTA del 13 aprile Veltroni diventa il candidato premier della coalizione Pd-Italia dei valori. Alle elezioni del 13 aprile viene però sconfitto da Berlusconi. Il Pd ottiene poco più del 33 per cento. Prodi si dimette da presidente del partito.

ALLEANZA A PEZZI Secondo gli accordi preelettorali, Idv e Pd avrebbero dovuto formare un unico gruppo parlamentare. Ma Antonio Di Pietro si sfila e costituisce gruppi autonomi.

ROMA ADDIO Un ulteriore schiaffo al segretario arriva dalla capitale: al ballottaggio di fine aprile Gianni Alemanno vince su Francesco Rutelli e diventa sindaco. Tra le cause della sconfitta Rutelli indica anche la gestione dell’ex sindaco Veltroni.

STRAPPO IN ASSEMBLEA A fine giugno si riunisce l’Assemblea nazionale per eleggere la direzione del Pd. La guerra tra le correnti esplode. Arturo Parisi non entra nella direzione. I prodiani protestano: “Non ci hanno consentito di presentare una lista”.

MANETTE A DEL TURCO In Abruzzo il governatore Ottaviano Del Turco viene arrestato il 14 luglio per lo scandalo sanitario. È il primo di una lunga serie di incidenti giudiziari che fanno traballare il Pd.

GUERRE TELEVISIVE Ad agosto Veltroni annuncia la nascita di YouDem.tv, organo del Pd. Poche settimane dopo debutta anche Red Tv, voluta da Massimo D’Alema. Un segnale che la battaglia politica si fa anche a colpi di televisione.

LO SCHIAFFO DI VILLARI
Con 21 voti del centrodestra, il 13 novembre il senatore del Pd Riccardo Villari è eletto presidente della commissione di Vigilanza sulla Rai. Veltroni gli chiede di dimettersi. Villari non ubbidisce. Per schiodarlo ci vorrà l’intervento dei presidenti delle due Camere.

TONINO ALLA RISCOSSA Di Pietro vuole un suo uomo candidato governatore in Abruzzo. Veltroni china la testa. Il 15 dicembre il centrodestra vince, a Di Pietro esulta comunque, visto che quintuplica i suoi voti arrivando al 15 per cento. Il Pd scende invece al 20.

QUESTIONE MORALE Fine d’anno terribile per il segretario del Pd. A Pescara viene arrestato il sindaco D’Alfonso; a Firenze finisce sotto inchiesta la giunta di sinistra; esplode anche la vicenda del ‘comitato d’affari’ di Potenza; mentre a Napoli va in crisi l’amministrazione di Rosa Russo Iervolino per il caso Romeo.
La questione morale esplode nei ranghi democratici con i ‘cacicchi’ scatenati in guerre correntizie in quasi tutte le regioni. In Sardegna il governatore Renato Soru è costretto a dimettersi per i tradimenti della maggioranza.

IN ORDINE SPARSO La vicenda di Eluana Englaro e la legge sul testamento biologico proposta dal governo spaccano il Pd. Veltroni è per un ‘no’ deciso, ma big del partito come Castagnetti, Fioroni, Letta, Rutelli e Marini si dicono disponibili a sostenere il testo della maggioranza. Ancora, il senatore Ignazio Marino viene sostituito come capogruppo in commissione Sanità dalla teodem Dorina Bianchi.

PRIMA BERSANI E POI SORU La candidatura dell’ex ministro alla segreteria del Pd prende corpo a inizio febbraio. D’Alema, l’avversario di sempre, offre subito il suo sostegno a Bersani. Per Veltroni si tratta di un altro boccone amaro. L’ultimo prima della disfatta sarda che lo induce a abbandonare la leadership

____________________________________________________________
____________________________________________________________
19 febbraio 2009
.

fonte:  http://espresso.repubblica.it/dettaglio/pasticcio-democratico/2067749&ref=hpsp

LA DIRETTA – Il partito Democratico si rimette in gioco: L’assemblea costituente alla Fiera di Roma. Eletto Franceschini

http://www.unita.it/_arke2/modules/phpthumbv1.7.9/phpThumb.php?src=/img/upload/image/AREA2_300x200/POLITICA/costituente(1).jpg&w=640&h=

.

Ore 17.38 Abbraccio con Bersani. Il neo segretario del Pd Dario Franceschini, terminato il breve discorso al termine dell’elezione da parte dell’Assemblea nazionale, scende dal palco in mezzo a molte strette di mano e saluti. Mentre si avvia verso l’uscita, arriva anche Pier Luigi Bersani e scatta anche un abbraccio. «Ho gia visto dalle agenzie il dibattito che si è aperto dopo le mie parole di oggi: c’è chi ha detto che è stato un discorso troppo di sinistra, troppo moderato. Non mi interessa. Io ho detto cose democratiche».

Ore 17.30 Veltroni: Dario la persona giusta. «La prima persona alla quale parlai delle mie dimissioni è stato Dario Franceschini. gli dissi in quell’occasione che avrei voluto fosse lui a guidare il partito democratico verso le elezioni e il congresso». Così, in una nota, l’ex segretario walter veltroni commenta la scelta di dario franceschini come suo successore.  Continua Veltroni: «Come ho detto nel mio discorso di saluto, Dario è un uomo politico leale, forte e che crede in quel progetto del partito democratico come un soggetto nuovo che sia perno del riformismo italiano. questa era l’ispirazione del pd nell’atto di nascita del partito al lingotto,
nelle primarie e anche nella campagna elettorale».  E ancora: «le parole di Dario di oggi sono per me la conferma di questo giudizio. Dario è la persona giusta per guidare il partito verso le nuove sfide che penso potranno vedere per il Pd quei successi che merita. A lui- conclude veltroni voglio dare un abbraccio e rivolgere il più caloroso e affettuoso augurio di buon lavoro».

Ore 17.23 Franceschini: I valori fondanti del Pd sono la Costituzione e l’unità sindacale. «Siamo entrati con uno stato d’animo e ne usciamo con uno diverso. È tornato l’ottimismo, la fiducia, la voglia di combattere».

Ore 17.21 Franceschini è stato eletto con 1047 voti. Parisi ha preso 92 voti. hanno votato in 1258 delegati.

Ore 17.20 E’ Dario Franceschini il nuovo segretario del Pd, l’assemblea costituente lo ha eletto a larga maggioranza.

Ore 16.55 Chiuso il dibattito. Si aspetta l’esito della votazione.

Ore 16.43 Bonino: problemi solo rimandati. Con l’assemblea di oggi il pd «ha solo rimandato i problemi ad ottobre, posto
che ad ottobre ci sia ancora qualcosa». lo dice la vice presidente del Senato Emma Bonino, a margine della manifestazione di micromega sul testamento biologico. «Il dibattito non mi è sembrato entusiasmante. non mi piace quando si trascinano le cose, ma il gruppo dirigente ha deciso così», conclude Bonino commentando gli esiti dell’assemblea nazionale del pd.

Ore 16.20 Rutelli: a Franceschini tutto l’aiuto possibile.
«Ho sottoscritto e votato la candidatura di Dario Franceschini. Penso che la giornata di oggi abbia visto una prova di convinta responsabilità da parte dei militanti per garantire l’unità del partito». lo dice Francesco Rutelli commentando la relazione di Franceschini all’assemblea costituente del Pd. «siamo impegnati per far ripartire il progetto – aggiunge – e daremo a dario tutto l’aiuto che vorrà chiederci».

Ore 16.13 – Ignazio Marino: bene Franceschini su testamento biologico. «Sono soddisfatto dalle parole che Franceschini ha detto sul testamento biologico e la laicità, mi sembra che si tratti di affermazioni senza se senza ma per cui la questione non è essere credenti o meno ma che la Costituzione sancisce il diritto alla salute ma anche a scegliere le terapie a cui sottoporsi. Spero siano dirimenti nel dibattito nel Pd». Lo ha detto il senatore del Pd Ignazio Marino a proposito di quanto detto da Dario Franceschini sul testamento biologico. «Dare a tutti la libertà di scelta – aggiunge – significa non imporre nulla. Nessuno ha mai detto di volere una legge per staccare la spina ma serve una legge per dare a tutti la libertà di scelta» di cura.

Ore 16.08 – Alle 16 e 30 le urne si chiuderanno.
Lo ha stabilito il presidente dell’Assemblea Anna Finocchiaro. Al momento hanno votato 1154 delegati su 1400 accreditati.

Ore 16.00 La  votazione sta per terminare. Fra qualche minuto i risultati.

Ore 15.39 D’Alema: non credo giusto mio ritorno in gruppo dirigente. «Io faccio il presidente di una fondazione culturale che spero il Pd voglia usare di più. Non credo sarebbe giusto tornare a far parte del gruppo dirigente e il problema non è la collocazione ma un’azione politica da cui emerga un profilo chiaro e coerente che finora non è emerso a sufficienza» ha detto Massimo D’Alema, conversando con i giornalisti a margine dell’Assemblea del Pd. «Ho condiviso – spiega D’Alema – anche le ragioni di chi chiedeva una discussione più approfondita ma questo lo faremo con il congresso mentre ora si trattava di mettere il partito nelle condizioni di agire alla vigilia delle elezioni europee e mi sembra che Franceschini abbia posto una piattaforma politica chiara».

Ore 15.21 Urne aperte.
L’apertura delle urne per l’elezione del segretario del Pd è stata anticipata alle 15. Le votazioni sono dunque in corso da circa 20 minuti, e si chiuderanno alle 17.

Ore 15.19 Colaninno: «Tirare fuori le p….e».
La sorpresa e il disorientamento durano una manciata di secondi, poi scatta l’applauso convinto. L’assemblea nazionale del Pd probabilmente non si aspettava l’esortazione a «tirare fuori le p…» e soprattutto che questo esplicito invito a far ricorso agli ‘attributì fosse rivolto al Partito democratico non da un semplice militante di base ma da un imprenditore come Matteo Colaninno, per di più ministro ombra del Pd dello Sviluppo economico. Ma la sua esortazione viene subito sottolineata positivamente con un battimani.

Ore 15.18 Cacciari: «sfioriamo il ridicolo». «Che Dio accolga coloro che vogliono perdere». il sindaco di Venezia Massimo Cacciari commenta con durezza la decisione dell’assemblea nazionale del partito democratico di eleggere un nuovo segretario. «Era la soluzione più scontata e anche la peggiore. almeno le primarie avrebbero creato un pò di movimento anche se non sarebbero andate assolutamente bene. l’unica soluzione era il congresso. ma così hanno deciso… pace all’anima loro». e ancora: «certo che un partito chiamato a decidere tra Franceschini e Parisi il leader, rasenta il ridicolo».

Ore 15.05 Enrico Letta: bene Franceschini, senza Udc non si vince Letta ha apprezzato particolarmente la relazione di Dario Franceschini all’assemblea costituente del partito. Nello specifico sottolinea il passaggio sulle alleanze: «Se non lavoriamo – dice- per tenere l’Udc di qua, le nostre possibilità di vittoria si affievoliscono di molto».

Ore 14.53 D’Alema: Discorso responsabile. «Serio e responsabile». Così Massimo D’Alema definisce il discorso con il quale Dario Franceschini si è candidato a segretario del pd davanti all’Assemblea nazionale. «Ha dato risposte alle principali questioni – aggiunge l’ex vicepremier – chiamando a raccolta tutte le principali forze del partito».

Ore 14.45 Binetti: Non convinta dalle parole di Franceschini su testamento biologico. Nel passaggio sul testamento biologico, «Franceschini non mi ha trovata convinta. Sono molto, molto perplessa e preoccupata» ha detto la deputata teodem Paola Binetti, commentando un passaggio dell’intervento di Dario Franceschini dal palco dell’Assemblea nazionale del Pd. Più in generale, per quanto riguarda l’andamento dei lavori, la Binetti sottolinea che c’è «una grande voglia di rinnovare la fiducia nel Pd e di una svolta che realizzi i motivi che lo hanno fatto nascere». «Anche il fatto che dopo le contestazioni quanti volevano le primarie sono risultati 200 su 1.200 – aggiunge – dimostra come abbia prevalso la concretezza e il realismo». 

Ore 14.20 L’ex presidente Franco Marini: «Dario Franceschini ce la farà a portare a termine con successo il mandato di segretario. Lui è uno determinato». «La sua relazione- aggiunge- mi è sembrata efficace su molti aspetti».

Ore 14.16 Bersani: «Stiamo facendo la cosa giusta. Attorno a Franceschini faremo le elezioni di giugno e poi il nostro congresso».

Ore 14.14
Finocchiario: «Ho ascoltato da Dario Franceschini una relazione netta e convincente. Non c’è nessun 8 Settembre e il partito è in piedi per affrontare le sfide difficili che abbiamo di fronte». «Rinasciamo in meno di una settimana dalle dimissioni di Veltroni – continua Anna Finocchiaro – in piena democrazia, in una piena condivisione di tutto il gruppo dirigente, con una direzione forte e responsabile, scelta da più del 90 per cento dell’assemblea di oggi».  «Mi sembra un ottimo punto da cui ripartire – conclude la senatrice democratica – per portare a compimento la costruzione del Partito Democratico, definirne l’identità e dare al Paese quella grande forza riformista di cui l’Italia ha bisogno».

Ore 14.05. L’assembla anticipa la votazione del  nuovo segretario. Si vota alle 15.00

Ore 14.02 la rinascita potrà venire solo dall’Ulivo. Si è chiuso in questo modo il discorso di Parisi. «Non possiamo affidare ancora i nostri destini politici a coloro che ci hanno condotto a questo pantano. Una nuova partenza potrà avvenire solo sotto il segno dell’Ulivo».

Ore 13.58 Il problema non è scegliere tra Cisl e Cgil.
A noi il compito di far sì che tutto il mondo del lavoro abbia un peso nelle scelte della politica economica. La strada segnata è quella di Carlo Azeglio Ciampi. la strada è quella indicata da Romano Prodi. . 

Ore 13.48 Aspettavo parole più chiare da Franceschini.

Ore 13.46 Il partito leggero è stato la nostra iattura. Il «fallimento principale» del partito democratico è quello di «aver deluso le speranze» e di esser «venuto meno alle promesse. Mentre discutevamo di partito leggero o di partito pesante – dice critico Parisi – non riuscivamo ad essere partito. Mentre denunciavamo la concessione oligarchica e populista della democrazia propria del leader – e dico leader non a caso – dello schieramento a noi avverso, negavamo al nostro interno ogni pratica democratica, svuotando di ogni potere questa assemblea. Mentre scimmiottavamo Obama, dimenticavamo che il suo successo non era figlio di pratiche consociative e cooptative come quelle che noi ponevamo in essere, bensì della più limpida e aperta competizione democratica. Obama non chiese prima di candidarsi alle primarie che Hilary Clinton si facesse da parte. Ma la sfidò e con la sfida ricostruì fiducia e speranza».

Ore 13.43 Richiamo all’ordine della Finocchiario. L’aula si sta svuotando. 

Ore 13.41 Noi ringraziamo Veltroni del gesto forte. Ma va ricordato che noi assieme non ce l’abbiamo fatta. Il fallimento è collettivo. Noi siamo stati siamo e saremo un partito. 

Ore 13.39 Dovevamo discutere della linea non del segretario.
«Per rispetto di chi si riconosce in me e nella nostra posizione, ma soprattutto per amore del partito, ho ritenuto di dover confermare la mia candidatura». «Il risultato del primo voto sia abbastanza chiaro, 86 per cento contro 14 per cento». Parisi chiede dunque ai militanti, «di affrontare la crisi degli zuccheri» e di aver ancora un po’ di pazienza «nonostante che la riunione sia già finita», dice con un pizzico di ironia.

Ore 13.35 Dispiaciuto dell’assenza di Veltroni. Ma le dimissioni di Veltroni sono l’occasione per mettere alla crisi uno stop e per poter riparire.  
Ore 13.32 Amici, fratelli, compagni.
Inizia con queste parole il discorso di Parisi .

Ore 13.30 Franceschini finisce di parlare. E’ il turno di Parisi, il secondo candidato alla segreteria.

Ore 13.29. Da domani iniziamo grande battaglia civile. Una battaglia che vinceremo.

Ore 13.28 Se mi eleggette domani andrò a Ferrara davanti alla tomba di partigiani e lì davanti giurerò fedeltà alla Costituzione. La Padania non esiste ma esiste la Pianura Padana che è una terra di antifascismo. E, di fronte al castello Estense dove furono trucidati nel 1943 tredici cittadini innocenti farò quello che un segretario di partito non ha mai fatto, perchè: chiederò a mio padre che ha 87 anni ed è un partigiano di portare la Costituzione e le giurerò fedeltà ».

Ore 13.26 Berlusconi ha in mente una forma moderna di autoritarismo. Non vuole governare il paese ma vuole diventare il padrone d’Italia. Ha attaccato la Costituzione attaccato al letto di una ragazza morente. Berlusconi – ha aggiunto Franceschini – ha in mente una forma moderna di autoritarismo: non vuole governare, vuole essere il padrone dell’Italia, vive il Parlamento con fastidio e andrà alle Europee per completare il suo progetto strisciante. Non è il momento – ha proseguito – della delusione, dell’astensione: non dobbiamo tradire i nostri padri».

Ore 13.25 Sulle alleanze non si torna indietro. Nessun ritorno al passato per quanto riguarda la questione delle alleanze.  «Vocazione maggioritaria – si chiede Franceschini – o coalizione? Io mi chiedo perchè porre così la questione visto che indietro non torneremo». Il futuro segretario del Partito cita il fatto che dopo l’approvazione della soglia di sbarramento alle politiche si era parlato di una possibile caduta delle giunte nelle quali il Pd era alleato con la sinistra radicale e osserva «non mi pare sia caduta nessuna giunta». «Ma è chiaro – aggiunge – che dovremo costruire delle alleanze per vincere. Parlare con L’Udc e con i vecchi alleati».

Ore 13.24 Risorse per i precari. Scuola, precari aiuti alle famiglie sono stati alcuni dei punti cirtati da Franceschini. Finanziati dalla lotta all’evasione fiscale.

Ore 13.23 Opposizione propositiva ma dura.
Opposizione propositiva ma dura, dura contro questo governo che nega la crisi. Il governo copre la crisi con tutt’altro. Ci sono migliaia di persone che aspetta che qualcuno si occupi dei loro drammi.

Ore 13.22 La laicità dello stato è inviolabile. Difendo il diritto del Vaticano di far sentire la propria voce ma il principio della laicità dello Stato è inviolabile.

Ore 13.21 Non entreremo mai nei socialisti europei. Ma non potremo mai stare in un luogo senza i socialisti europei.

Ore 13.20 Il mio lavoro finisce a ottobre
«Interpreto questo ruolo come un servizio. Non sono qui per preparare un mio futuro personale, il mio lavoro finisce ad ottobre con il congresso e le primarie».

Ore 13.18 «Non posso nascondere la crisi in cui siamo, ma abbiamo costruito non solo un contenitore ma una nuova appartenenza ed è questa che crea dolore, delusioni perchè è dettata dal sentimento di essere in una casa nuova, in una casa comune». Lo ha detto Dario Franceschini rivolgendosi alla platea dell’assemblea nazionale del Pd. «Non ci saranno crisi – ha aggiunto – che ci possano far rinunciare all’idea che il nostro è un futuro comune».


Ore 13.12
“Non farò nessuna trattative con nessuno. Azzererò il governo ombra e gli organismi precedenti. E a chi batte le mani adesso, dico, non venite a chiedere un domani di nominare qualcuno. Cercherò di aprire ai giovani e alle donne che vengono dalla gavetta e ascolterò le personalità del partito ma non le coinvolgerò nella gestione”. Così Dario Franceschini

Ore 13.00 Parla Dario Franceschini: “Spero che Arturo Parisi si candidi ma noi dobbiamo parlare di noi senza negare la crisi del partito. Abbiamo fatto tante cose positive ma non possiamo nasconderci. Oggi si è visto un grande senso di responsabilità, abbiamo costruito non solo un contenitore ma un senso di appartenenza. E’ questa a creare proteste e dolore. Sentimenti che si sentono quando si vive insieme in una casa nuova. E’ questa la garanzia che non ci sarà nulla che ci faccia rinunciare all’idea che il nostro futuro sia in comune. Walter ha fatto una cosa generosa e rara, abbiamo insistito: resta. Ma lui ha deciso di fare una scelta di vita. Ha detto. “Non ce l’ho fatta e vado via”. Voglio dirvi che non è vero senza di lui non sarebbe nato il Pd senza la scelta di fare le primarie, con tre milioni di persone in fila chiamate a una scelta vera. Senza Walter saremmo ancora discutere di pasticci e invece siamo parte dello stesso popolo. Saremmo ancora nelle alleanze litigiose, frammentate, divise. Poi certo ci sono i limiti, come sempre. Gli errori di Veltroni sono i miei errori. Lo sanno tutti. So che fare il segretario è un compito terribile. Ho cercato di evitarlo, ma sarebbe sembrata una fuga”.

Ore 12.48
1.006 sì. 207 no, 16 astenuti. Questo il risultato dell’assemblea proclamato da Anna Finocchiaro.

Ore 12.44 Ci sono anche gli astenuti. Prosegue il conteggio. Poi la definizione della scelta. Finocchiaro, seduta accanto a Dario Franceschini. Poi invita alla forma: “Le cose ordinate, perfavore, ben fatte”. Volti tesi al tavolo della presidenza. Poi la scelta: l’assemble del Pd ha deciso. Segretario subito.A Parisi è stato chiesto di ritirare la sua candidatura. Proposta rifiutata.

Ore 12.39 Ancora  Vasco Errani: “A me interessa investire sul Pd, interessa costruire una vera discussione che si può fare solo ad un congresso per esprimerci e cercare un confronto. Adesso non lo possiamo fare, perchè i nostri circoli in tante realtà non ci sono. Faremmo fatica a far capire ai nostri elettori che parliamo di noi e non del paese. Io sono per eleggere un segretario che ci porti dopo le elezioni europee al congresso. Ne sono convinto ma chiedo a Franceschini due segnali di discontinuità: Organizzazione del partito. La dobbiamo costruire insieme a un nuovo organismo dirigente che proponga la capacità di raccogliere le esperienze del territorio. Voglio essere chiaro: è fondamentale. Dobbiamo scegliere, caro Dario, sciogliere quei nodi che non possono più attendere per essere sciolti. Un nuovo patto sociale, un progetto, la bioetica, il testamente biologico, dobbiamo dire chiaramente che in uno stato laico imporre l’alimentazione artificiale è sbagliato. Non possiamo apparire qualcosa di sganciato dai grandi dibattiti europei”.

Ore 12.30 Prende la parola Vasco Errani, governatore dell’Emilia Romagna: “Avevamo un’ambizione: promuovere una nuova cultura politica per innovare il nostro paese. E’ qui che abbiamo segnato il passo. Non abbiamo prodiotto una sisntesi politica efficace e siamo stati percepiti nel paese come incerti e senza una chiara identità politica.In questa società in cui prevalgono i personalismi e  i litigi”.

Ore 12.25 “Ciò che ci è mancata è la capacità di andare con fiducia davanti ai nostri elettori. Il risultato è stato il logoramento di una leadership e di una linea che avevano avuto una legittimazione fortissima. Come usciremo con una leadership fortissima e senza un confronto reale? Otterremmo un risultato migliore, facendo le primarie, finalmente liberato dalla logica dei minuti contati. Se decidessimo l’elezione di un segretario stamattina, non affronteremmo nessuno dei gravi problemi sul tavolo. Entrambe le scelte che si confrontano sono legittime ma una sola è quella che ci condurrà alla risoluzione dei problemi. Congresso e primarie subito”. Così Enrico Morando.

Ore 12.22 “C’è un gruppetto di persone che coglie l’occasione per disturbare.  Non intendo consentire che un’assemblea seria sia turbata da protagonismi da qualunque ragioni motivate”. Così Anna Finocchiaro interviene ancora sui dissensi, prima che preda la parola Enrico Morando.

Ore 12.20 Sempre Realacci sui tumulti in sala : “E’ una sceneggiata ad uso delle televisioni, una fiction”.

Ore 12.15 Ermete Realacci esprime la propria preoccupazione: “Rischiamo di perdere anche Firenze e Bologna. Dobbiamo saper ritrovare la capacità di parlare alle persone distinte e distanti da noi. Temo un immenso “processo del Lunedì” prolungato per due mesi. Sono rimasto addolorato dalla sconfitta di Soru. In Sardegna abbiamo perso molti voti popolari. Chi ne gioisce, come Di Pietro, mi lascia interdetto. E’ il sogno di Berlusconi, l’eterno litigio. Mentre Realacci parla e qualcuno fischia, interviene, durissima, Anna Finochiaro a richiamare i presenti. Poi riprende Realacci che commenta: “Una piccola pattuglia rissosa che rinuncia a parlare al paese e si chiude in se stessa”.

Ore 12.13 Gad Lerner dal palco attacca Veltroni: “Non è venuto a darci una speigazione. Non lo accetto”.

Ore 12.11 La parola ai delegati: Andrea Mollica, da Luino, Varese: ascolta l’intervento di Fassino e scuote la testa. Sul suo maglione spicca la spilletta di Obama con la scritta “Hope”. «Non so che fare – dice – La tentazione di mandarli tutti a casa è forte, ma c’è il rischio che con le primarie si riorganizzino i dalemiano o qualche altro gruppo molto strutturato e vincano le primarie legittimandosi ancora di più. A quel punto addio rinnovamento».

Ore 12.08 Dal palco della Fiera di Roma parla Rosy Bindi, ma in platea, tra un gruppo di delegati Democratici, c’è un gran lavorio: è Ivan Scalfarotto, già candidato alle primarie vinte poi da Walter Veltroni, a raccogliere le firme per un’altra outsider: Anna Paola Concia, della direzione del partito. Intanto, la Concia chiede «primarie subito perchè aspettare può essere fatale»:  «Le primarie – aggiunge – devono essere una occasione, dobbiamo uscire dalle segrete stanze e la chiarezza del confronto non ci deve spaventare». Concia chiede ai delegati di «non chiudersi a riccio e di andare al confronto con coraggio per amore del stesso
Pd».

ore 12.02 Fra gli interventi più attesi, Arturo Parisi riceve il primo, seppur timido, applauso quando stigmatizza l’assenza di Walter Veltroni qui alla Nuova Fiera di Roma «dopo dimissioni annunciate nel chiuso di una conferenza stampa e non, come avrebbe dovuto, davanti a questa assemblea rappresentativa». Un comportamento che Parisi ammette di «capire dal punto di vista umano, ma inaccettabile dal punto di vista pubblico».

Ore 12.01Sono numerosi i “Bravo!” che si alzano dall’assemblea quando Fassino esorta il partito a «non farsi del male». Gli applausi raddoppiano quando, a inizio intervento, sottolinea «Qui tutti vogliamo bene al Pd».

Ore 12.00 Rosy Bindi per la prima volta usa la parola «scissione»: «Se non si elegge un segretario – dice – all’orizzonte c’è anche il rischio della scissione. I problemi sono talmente profondi che dobbiamo dirci con sincerità che nel nostro orizzonte potrebbe esserci anche la conclusione di questo nostro progetto che potrebbe approdare a due progetti politici molto diversi tra loro, un nuovo centro e un nuovo partito socialdemocratico in questo paese».

Ore 11.58 La parola ai delegati: Anna Polito, dalla Basilicata: «Io penso che non dovevamo essere qui oggi, Veltroni ha sbagliato a dimettersi ora. Io nelle precedenti assemblee nazionali mi sono sentito una comparsa chiamata solo a ratificare le decisioni della dirigenza. Oggi voterò per Franceschini, ma a malincuore. Le primarie? No, non si possono fare, non si può tornare a parlare con i cittadini in questo momento. Dobbiamo prima ricostruire il partito e le sue proposte».

Ore 11.48 Entro le 13:15, potranno essere presentate le candidature per diventaresegretario del Pd. Al momento, sul tavolo ci sono quelle di Dario Franceschini, appoggiato dal gruppo dirigente, e quelledell’ulivista Arturo Parisi. Le candidature saranno ritenutevalide, ha spiegato Anna Finocchiaro, solo se sottoscritte da almeno cento delegati.

Ore 11.40 «Non possiamo passare mesi a dire “primarie-primarie, Obama-Obama” e poi al momento della prova rimandare il partito ad ottobre. Bisogna ripartire subito dai cittadini».  Arturo Parisi prende la parola all’Assemblea del Pd e spiega il suo punto di vista. Primarie subito. «Bisogna ricominciare dalla politica non solo dai personalismi ma ricominciare dalla democrazia perchè in questo momento serve una forza e un’autorevolezza che solo una guida legittima possono assicurare». Parisi giudica l’addio«sbagliato per momento e per modo, annunciato nel chiuso di una conferenza stampa e non, come avrebbe dovuto, davanti a quest’assemblea rappresentativa. Un comportamento inaccettabile dal punto di vista pubblico» e critica anche la sua assenza nell’assemblea di oggi. «La scelta di Veltroni – sostiene- è espressione di una solitudine di cui chiedo scusa ma che a sua volta ha causato altre solitudini. Ora non è sufficiente un’assemblea di ratifica ma bisogna ridare subito la parola ai cittadini».

11.35 Nicola Zingaretti non sarà alla Costituente che si apre oggi e non si candiderà alla segreteria. «Perchè – spiega – non ne sono membro. Penso però che vada convocato il Congresso, sciolti gli organismi attuali e che, con l’elezione del segretario si elegga anche un ‘luogò di direzione e garanzia costituito dai segretari regionali e da alcune personalità provenienti dal territorio. A queste condizioni andrebbe bene anche un periodo di transizione».Giudizio secco sulle primarie: «Chi le invoca subito lo fa perchè ha paura che qualcuno voglia organizzare una soluzione-pasticcio».

Ore 11.30 Pierluigi Bersani ribadisce all’Adn Kronos la propria posizione sul congresso. «Ciascuno di noi, qui, dovrà dire la sua. Se facciamo un segretario adesso -spiega- dovremo fare tra qualche mese un congresso per discutere dei problemi di fondo che abbiamo; se invece non lo facciamo oggi e apriamo i gazebo, allora cambieremo una persona per un’altra ma non discuteremo dei problemi che abbiamo. Siccome ritengo che i problemi ci siano propendo per la indispensabilità di un congresso dove poter discutere e ragionare».  Bersani dice dunque «sì all’elezione di Franceschini, che è un esponente dal profilo istituzionale all’interno del partito ed è una persona seria, preparata e onesta».

Ore 11.27 Intanto in sala è  buona la partecipazione all’Assemblea nazionale del Pd che conta sulla carta 2.834 delegati. Una partecipazione forse al di sopra delle aspettative degli organizzatori tanto che in questo momento in sala si stanno aggiungendo delle sedie per consentire a tutti di sedersi.

Ore 11.25 Ha iniziato a parlare Arturo Parisi

Ore 11.24 Dal palco dell’Assemblea nazionale del Pd, Anna Finocchiaro ringrazia il segretario dimissionario del Pd Walter Veltroni: «Lasciatemi ringraziare Walter Veltroni», scandisce. Lungo applauso della platea.

Ore 11.16 “Noi non torniamo indietro, noi non abbiamo paura, non c’è un 8 settembre che ci attende”: è quanto afferma il presidente dei Senatori del Partito democratico Anna Finocchiaro aprendo i lavori dell’assemblea nazionale convocata in seguito alle dimissioni di Walter Veltroni da Segretario.«Noi non siamo un gregge che si disperde alla prima sassata. Quello di oggi è un evento straordinario e anche inaspettato, il passaggio più difficile che un giovane partito può trovarsi a affrontare e la scelta di tornare alla sovranità dell’assemblea è stata una scelta politica contro anche una rappresentazione che viene data dai media: noi siamo capaci di affrontare questo momento in piena democrazia e senza isteria».

Ore 11.12: Goffredo Bettini: «Si sente la necessità di una rottura con il passato e accanto a questo anche un forte rinnovamento generazionale. Non per fare i giovanilisti ma perché è un momento che richiede idee e forze nuove».

Ore 10.58
: Ignazio Marino è convinto che «la cosa più importante, per un partito che deve ritrovare serietà, è ascolatre quello che dirà oggi Franceschini, che è chiamato a fare un gesto di forte discontinuità, perchè il fallimento del percorso del Pd fino ad oggi non è colpa di veltroni, ma di tutta la classe dirigente»

Ore 10.57: Per Rosy Bindi, il Pd «è un partito che da troppo tempo non affronta i suoi nodi tematici. Servirebbe un congresso, ma non si può organizzare subito. Quindi va bene la segreteria a Franceschini ma purché sia di vera garanzia e sostenuta da tutti. E dopo le europee un vero congresso».

Ore 10.52:
Subito dopo l’intervento di Anna Finocchiaro, che aprirà i lavori, ci saranno cinque interventi a favore dell’elezione del segretario e altri cinque a sostegno delle primarie subito.  Difenderanno la tesi della segreteria di transizione Piro Fassino, Vasco Errani, Rosy Bindi, Ermete Realacci e un segretario dei Giovani Pd, probabilmente quello di Livorno. Proveranno a convincere l’assemblea a convocare subito le primarie, invece, Arturo Parisi, Enrico Morando e a altri tre oratori ancora da definire.

Ore 10.38 Arriva il presidente della Provincia di Roma Nicola Zingaretti. Gli va incontro una delegata: «Nicola, che dobbiamo fare?», gli chiede.  «Per come sono le cose adesso – è la risposta di Zingaretti – l’unica cosa da fare è eleggere Franceschini, azzerare la direzione e fare un coordinamento con gli esponenti locali del partito. Fare le primarie adesso – aggiunge – rischia di far emergere solo una corsa sugli uomini e di cancellare completamente l’approfondimento dei temi»

Ore 10.30 Sono già più di un migliaio i delegati che sono arrivati all’assemblea: nel padiglione della Fiera, scenografia “verde-Pd” e musica di Ludovico Einaudi in sottofondo. Si formano già i primi capannelli. Uno è composto da Marco Minniti che, conversando con i “suoi”, dice: «Capite che se l’assemblea impone le primarie si aprono scenari inquietanti»

Ore 10.00 Cancelli aperti al padiglione Est della Fiera di Roma, per l’assemblea del partito democratico. I delegati entrano a piccoli gruppi. All’esterno, alcune decine di autoconvocati espongono il cartello “Primarie e segretario ora”. Tra loro c’è il giornalista Gad Lerner.

.

21 febbraio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/81932/segui_le_notizie_in_diretta

LA POLEMICA – L’ormone anti-femminista: “Frena la carriera delle donne”

Una studiosa sostiene che è la natura a indirizzare scelte di vita e di lavoro. È polemica

.
di MARIA NOVELLA DE LUCA

.

<b>L'ormone anti-femminista<br/>"Frena la carriera delle donne"</b>
.

LA tesi è provocatoria e ha già fatto discutere mezzo mondo. Sostiene, sfidando l’impopolarità, che gli uomini e le donne non sono uguali, e che la “non parità” tra i sessi, in termini di successo, lavoro, carriera e denaro sarebbe figlia di uno “scarto biologico” tra maschi e femmine e non di secolari diseguaglianze storiche e culturali. Una differenza “ormonale” insita nel cervello per cui le donne sarebbero maggiormente spinte a scegliere strade di vita e di realizzazione sociale che magari le rendono più felici, ma le lasciano immancabilmente fuori dalle stanze del potere.

Parole che fanno sobbalzare sulla sedia, eppure ovunque è approdato il saggio della psicologa canadese Susan Pinker, Il paradosso dei sessi, appena uscito in Italia per Einaudi, ha fatto riaprire, e con toni sempre più accesi, il dibattito che sembrava ormai sepolto sulla parità mancata tra universo maschile e universo femminile. Se infatti “il successo nel lavoro rispecchiasse quello scolastico, le donne oggi governerebbero il mondo, perché allora quasi sempre avviene il contrario?”.

Parte da questa domanda Susan Pinker, che nel suo controverso libro, considerato in Usa quasi un manifesto neo-conservatore, cerca di dare una risposta a una delle contraddizioni più forti del tempo presente: le donne hanno ovunque superato i maschi per numero di lauree e rendimento scolastico, hanno scalato professioni come la chirurgia o l’ingegneria, eppure nella maggioranza dei casi si fermano un gradino prima della vetta, o una volta raggiunto il top dicono “ora basta, torno a casa, voglio stare con i miei bambini”. Scrive la Pinker: “La maggioranza delle donne in Occidente lavora. Ma donne dotate di talento, che godono di ogni libertà e opportunità di scelta, non sembrano intraprendere in ugual numero gli stessi percorsi professionali degli uomini intorno a loro. Anche senza più barriere non si comportano come cloni dei maschi. Ho cominciato a chiedermi che cosa accadrebbe se la politica e tutti i suoi programmi fossero messi da parte per interrogare la scienza….”.

Così riallacciandosi ad alcune tesi forti nell’America degli anni Sessanta (poi affossate nell’era del femminismo e del post femminismo), e a certe scoperte delle neuroscienze, la Pinker afferma che buona parte della vita delle donne sarebbe “comandata” da un ormone, l’ossitocina, “che compare durante l’allattamento e il parto, il sesso e gli abbracci e quando si accudiscono i piccoli”.

Un ormone che spingerebbe la donna ad avere maggiore empatia verso gli altri, a capire meglio stati d’animo ed emozioni, ad essere portata verso professioni di “forte impegno sociale”, e soprattutto verso una “pluralità di obiettivi”. La voglia cioè di coniugare lavoro e famiglia, pubblico e privato, passioni e doveri: appunto quel mix di sentimenti al quale sono molte a non voler più rinunciare, pagando il prezzo magari di una carriera riuscita a metà. Certo, sembra difficile pensare che sia soltanto “colpa” dell’ossitocina se in Italia le donne guadagnano in media il 9% in meno degli uomini pur a parità di professioni, e l’occupazione femminile si ferma al 46,6% contro il 70,7% di quella maschile. E’ vero però che laddove è possibile le donne nel lavoro cercano strade alternative, di conciliazione, respingono l’idea di doversi adattare, come unica chance di carriera, al modello maschile. E infatti ne Il paradosso dei sessi uno dei capitoli più interessanti, “Abbandonate la nave”, raccoglie una serie di storie di donne di successo che a un certo punto hanno scelto “altro” pur di ritrovare se stesse e i propri affetti… Un bisogno di tornare a casa già ampiamente studiato, ma che la Pinker lega oggi ad una spinta più neurobiologica che sociale, tesi provocatoria appunto, che ha diviso critici e accademici, ma che invece ha trovato a sorpresa estimatrici proprio tra le donne.

.
21 febbraio 2009
.

Sì al testamento biologico, Oggi manifestazione a Roma

Appuntamento nel pomeriggio a Piazza Farnese, con lo slogan “No alla tortura di Stato”

L’iniziativa nasce da un appello di Camilleri, Colombo, Flores d’Arcais, Pardi e Rodotà

Beppino Englaro interviene in collegamento telefonico

.

Sì al testamento biologico Oggi manifestazione a Roma
.

ROMA – Si tiene oggi alle 15 nella capitale, in piazza Farnese, la manifestazione “Sì al testamento biologico, no alla tortura di Stato”. Un’iniziativa che nasce sull’onda di un appello firmato da Andrea Camilleri, Furio Colombo, Paolo Flores d’Arcais, Pancho Pardi e Stefano Rodotà. E a cui hanno aderito Italia dei valori, Rifondazione comunista, Sinistra democratica, Partito radicale. Anche se i militanti partecipano senza bandiere di partito. Per sottolineare che si tratta di una battaglia per i diritti civili.

Tra le 17 e le 17,30, previsto anche
un collegamento telefonico con Beppino Englaro, il papà di Eluana. Dal palco invece intervergono Mina Welby, il decano della facoltà teologica valdese Daniele Garrone, dom Giovanni Franzoni per le comunità cristiane di base, Dacia Maraini, Lidia Ravera, il direttore del Manifesto Gabriele Polo, un medico impegnato nelle cure palliative per i malati terminali, Emma Bonino, e alcuni dei promotori dell’appello.

Presente anche Antonio Di Pietro,
che però ha già annunciato di non voler prendere la parola. Del resto è l’Italia dei valori ad aver messo a disposizione della manifestazione le sue strutture tecniche e le sue risorse per la realizzazione del palco.
.
21 febbraio 2009
.
____________________________________________________________

Beppino Englaro: “Scendo in campo. Siamo tutti a rischio come Eluana”

Il papà della ragazza: “Ma non entro in politica, creperei… Per anni ho dato voce a mia figlia, ora lo faccio per me e per tanti altri”

.

Beppino Englaro (Guido Montani / Ansa) LECCO, 21 febbraio 2009 – E’ TORNATO con la moglie nella casa di Lecco. Non ha abbandonato la prima linea, quella trincea sulla quale ha combattuto per anni. La guerra di Beppino Englaro non è terminata il 9 febbraio quando sua figlia ha preso congedo dalla vita in una stanza nella casa di riposo ‘La Quiete’ di Udine. Il padre di Eluana è intervenuto nel dibattito sul testamento biologico per definire «barbarie» la legge che il Parlamento si appresta ad approvare, e che non prevede per il soggetto la possibilità di decidere sui trattamenti di nutrizione artificiale e idratazione.

Un giudizio drastico, durissimo.«Lo riconfermo: è una barbarie. L’imposizione riguardo alla mia vita, calata dall’alto, non l’accetto e non l’ho mai accettata. Come non l’avrebbe mai accettata Eluana. Non l’accetto come persona, come Beppino Englaro. L’imposizione è una barbarie. E’ una condizione di vita estranea al mio modo di concepire l’esistenza. Una cosa che non è degna di uno Stato di diritto».

Chi è oggi Beppino Englaro?
«Quello di sempre. Una persona che suo malgrado si è dovuta misurare con una cosa tragica, la più tragica che possa capitare a un essere umano».

Cosa la spinge a intervenire, parlare, battersi ancora?
«Parliamo di libertà fondamentali. Su questo sarò sempre in prima linea. La questione tocca tutti i cittadini italiani. Dobbiamo mettercelo in testa. Non si può demandare ad altri come non si può rimandare a domani. E’ giusto che i cittadini manifestino le loro opinioni. Non avrei altro da dire se non ribadire questo concetto: oggi sono in gioco le libertà fondamentali dei cittadini italiani. Per quello che mi riguarda sono solo uno che dopo avere approfondito sta cercando di andare oltre la situazione che si prospetta».

C’è chi la vede in futuro impegnato in politica nelle file di un partito.
«No. Nella maniera più assoluta. Finché si tratta di battaglie di libertà ci sarò e ci sarò sempre. Ma uno come me, messo nella politica, crepa. Mi conosco».

La sua battaglia non si ferma.
«E’ una battaglia per le libertà fondamentali. E’ un mio dovere di cittadino».

E’ anche un modo per riempire un vuoto?
«Non rispondo. Posso dire che non scendo in politica e non parlo di cose personali. Anche prima, ho sempre parlato per Eluana. La mia persona era un mezzo, un microfono».

E adesso?
«Siamo tutti in gioco. Tutti devono capirlo, rifletterci sopra e rendersi conto che è importante scendere in campo. Io lo faccio e lo farò sempre. Siamo tutti interessati, tutti coinvolti. A cominciare da me. Non so cosa mi potrà accadere domani, non so se mi capiterà di essere nelle stesse condizioni di Eluana. Non posso escluderlo».

Cosa dirà quando si collegherà con la manifestazione in piazza Farnese a Roma?
«Queste stesse cose. Per anni ho dato voce a mia figlia. Oggi posso dare voce a me stesso, per una mia eventuale futura condizione di persona non più capace di intendere e di volere. Quelli che la pensano come me possono fare la stessa cosa».

.

fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/21/153112-beppino_englaro_scendo_campo.shtml

SCIENZA – Keplero va in orbita in cerca dell’altra Terra

La Nasa sta per lanciare un telescopio che deve trovare nuovi pianeti

.
di LUIGI BIGNAMI

.

<b>Keplero va in orbita<br/>in cerca dell'altra Terra</b>Il telescopio Kepler

.

E’ iniziata la caccia al pianeta gemello della Terra. Sta infatti per raggiungere la rampa di lancio, in Florida, il telescopio della Nasa Kepler. Verrà mandato in orbita il 5 marzo, e allora, salvo imprevisti, prenderà il via una delle missioni più affascinanti della storia dell’astronautica: la ricerca di pianeti simili al nostro che orbitano intorno ad altre stelle. In realtà, gli astronomi ne hanno già individuati 340, ma nessuno di essi ha caratteristiche simili alla Terra e soprattutto su nessuno di essi vi può essere la vita così come noi la conosciamo.

Sono troppo grandi (il più piccolo è stato trovato dal telescopio spaziale Corot e ha una dimensione di circa due volte la Terra, ma la sua temperatura superficiale è di oltre 1.000°C), oppure sono gassosi o troppo vicini o troppo lontani dalla loro stella per permettere di avere condizioni ideali alla vita. “Kepler invece, si propone di scovare tra le stelle della nostra galassia pianeti rocciosi che orbitano intorno a stelle simili al nostro Sole in un’area ritenuta abitabile. Gli astronomi definiscono “abitabile” una fascia di spazio intorno ad una stella dove la temperatura sia tale da permette all’acqua di scorrere liquida, in quanto quest’ultima è ritenuta indispensabile per originare e mantenere la vita”, spiega Jon Morse, direttore della divisione di astrofisica della Nasa. La Terra si trova proprio all’interno della fascia di abitabilità del nostro sistema solare.

Il telescopio Kepler getterà il suo occhio tra le stelle per circa 4 anni, scandagliandone grosso modo 100.000, nella regione della Via Lattea nota come Cigno-Lira. Il telescopio infatti, deve puntare il proprio occhio in una regione che sia opposta a quella in cui si trova il Sole, altrimenti rischierebbe di rovinarsi e la regione scelta, che possiede tali caratteristiche, sembra avere anche una concentrazione di stelle simili alle nostre molto elevata. Si ipotizza che a varie distanze dalle proprie stelle-madri siano centinaia i pianeti con dimensioni terrestri. Da uno studio statistico realizzato dalla Nasa risulta che se pianeti di tipo terrestre fossero abbondanti in fasce abitabili, Kepler ne scoprirebbe a dozzine.


Al termine della sua missione potrebbe dare una risposta significativa alla domanda che già si posero gli antichi greci: “Ci sono altri mondi abitabili o il nostro è un’eccezione?”.

Ma come farà a scoprire tali pianeti? Kepler è stato costruito appositamente per rilevare la periodica diminuzione di luce di un astro che un pianeta extrasolare – che si trova tra la Terra e la sua stella – produce quando gli passa di fronte. La sensibilità delle sue ottiche è tale che il telescopio è in grado di misurare variazioni di luminosità di 20 parti su un milione. Per ottenere una simile risoluzione gli ingegneri della Nasa hanno costruito la più potente macchina fotografica mai lanciata nello spazio: ha una capacità di 95 megapixel (si pensi che le macchine fotografiche professionali non superano i 15 megapixel). “Se Kepler dovesse guardare alla Terra di notte sarebbe in grado di rilevare la diminuzione di luce che una persona produce passando davanti ad una veranda illuminata”, dice James Fanson, responsabile del Progetto Kepler.

Erano anni che gli astronomi aspettavano il lancio di questa missione perché dalla terra è impossibile, al momento, poter sperare di osservare la diminuzione di luce prodotta da pianeti terrestri quando passano di fronte ad una stella. Kepler invece, potrà farci sognare scoprendo pianeti gemelli della Terra.

.
21 febbraio 2009
.