Archivio | febbraio 22, 2009

29 anni anni fa l’omicidio ancora senza colpevoli di Valerio Verbano

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Roma 22 febbraio 1980
“Siamo amici di suo figlio e vorremmo parlargli”. Il 22 febbraio del 1980 a Roma tre ragazzi armati e con il volto coperto fanno irruzione in casa Verbano, al quarto piano di Via Montebianco 114 al quartiere Montesacro. Legano e imbavagliano il padre e la madre e attendono l’arrivo del loro unico figlio Valerio, 18 anni, attivista di Autonomia Operaia, che in quel momento è ancora a scuola. Ai genitori dicono che devono solo fare delle domande a Valerio, vogliono sapere dei nomi. Sono le ore 13 circa.

Passano 50 minuti, durante i quali gli assassini rovistano nella camera da letto di Valerio, 50 minuti in cui la madre spera che il figlio faccia un incidente con la vespetta e non rientri a casa. Ma Valerio torna. Appena apre la porta i genitori sentono i rumori di una colluttazione, le grida del figlio e uno sparo soffocato. I tre assassini scappano di corsa per le scale, quasi subito accorrono i vicini che slegano i genitori e soccorrono Valerio, ma ormai non c’e’ più niente da fare, l’unico proiettile e’ entrato nella spalla sinistra, dall’alto verso il basso e ha reciso l’aorta uccidendo il ragazzo. Nella fuga i banditi lasciano un paio d’occhiali da sole, un bottone, una pistola con silenziatore e quasi inspiegabilmente un guinzaglio per cani.

L’omicidio di Valerio Verbano è uno dei grandi enigmi degli anni di piombo. Un assassinio dalle mille ipotesi rivendicato sia da destra che da sinistra, che apre squarci improvvisi su anni inquieti  e che rimane ancora oggi insoluto. “ Molti sono stati i pentiti di destra e di sinistra che hanno cercato di ricostruire le dinamiche che avvenivano in quegli anni. Solo alcuni omicidi non hanno trovato una paternità nonostante le numerose confessioni rese da moltissime persone e tra i pochissimi quello di Valerio Verbano” (Antonio Capaldo, magistrato).

Le rivendicazioni
Lo stesso giorno dell’omicidio arrivano due rivendicazioni la prima è di una formazione di sinistra “Gruppo Proletario Rivoluzionario Armato” che afferma di aver ucciso Verbano perchè è una spia, un delatore, un “servo della polizia” anche se dicono “è stato un errore, volevamo solo gambizzarlo”. Un’ora dopo verso le 21 arriva una seconda rivendicazione dei “Nuclei Armati Rivoluzionari, avanguardia di fuoco” (NAR), la sigla di punta dell’estrema destra:

“Abbiamo giustiziato Valerio Verbano mandante dell’omicidio Cecchetti. Il colpo che l’ha ucciso è un calibro 38. Abbiamo lasciato nell’appartamento una calibro 7.65. La polizia l’ha nascosta”. In tarda serata arriva un’altra telefonata del Movimento Popolare Rivoluzionario, una formazione di destra.

Il giorno dopo arrivano le smentite la prima è del “Gruppo Proletario Rivoluzionario Armato” con un volantino, poi quella dei NAR: “Non avevamo nessun interesse a suscitare una guerra tra movimenti rivoluzionari”. Un altro volantino recapitato verso mezzogiorno, sempre dei NAR (“comandi Thor, Balder e Tir”), non parla esplicitamente di Verbano ma del “martello di Thor che ha colpito a Montesacro”. Dieci giorni dopo compare un altro volantino a Padova ancora a firma NAR che smentisce categoricamente qualsiasi coinvolgimento nel delitto Verbano. Ma per gli inquirenti la rivendicazione più probabile è la prima telefonata dei NAR, che fa a riferimento al calibro 38. Quando arrivò quella telefonata infatti non c’era ancora la conferma del medico legale sul calibro che aveva ucciso Valerio. Come potevano saperlo?

Valerio
Valerio era figlio unico, si interessava di politica, ma in casa, ricorda la mamma Carla , non se ne parlava mai. I genitori non erano dunque a conoscenza del coinvolgimento e del grado d’impegno di Valerio. Il rapporto in casa era comunque tranquillo Valerio studiava, usciva con gli amici, aveva la sua fidanzata: un ragazzo normale come tanti.

La militanza politica di Valerio Verbano comincia nel 1975 al liceo scientifico Archimede sezione D. Una militanza attiva che non evita lo scontro fisico e diretto con l’avversario. Valerio va in palestra pratica il judo e il karate dall’età di otto anni. I suoi interessi comprendono anche la musica: i Beatles i Pink Floyd e la Roma, la sua squadra, una vera fissazione. La fotografia è una sua altra grande passione che metterà presto al servizio del suo impegno politico.

Ma il 20 aprile 1979 lo arrestano, viene sorpreso in un casolare abbandonato insieme a quattro amici mentre fabbricano ordigni incendiari. Le istruzioni sono contenute nel libro Il sangue dei Leoni edito da Feltrinelli nel 1969, un manuale di guerriglia urbana molto diffuso all’epoca. Nella perquisizione della sua stanza gli agenti trovano anche una pistola: una berretta 765 con la matricola limata. I genitori cascano dalle nuvole quando vedono la pistola. “Le armi all’epoca giravano, ne giravano parecchie, era facile procurarsele. Era difficile non accorgersene” ricorda un amico. Valerio sconta sette mesi a Regina Coeli. Quando entra in carcere ha diciotto anni e due mesi, è forse il detenuto più giovane di tutto il carcere romano.

Il Dossier di Valerio
Durante la perquisizione gli agenti trovano infatti anche una grande quantità di materiale, un archivio con centinaia di foto e nomi di militanti dell’estrema destra romana. Un lavoro iniziato nel 1977 quando Valerio aveva soltanto sedici anni. Valerio aveva formato il collettivo autonomo dell’Archimede, un gruppo che si specializza, ricorda un amico : “ nella controinformazione, documentavamo, fotografavamo..…eravamo organizzati come un piccolo servizio segreto, nel nostro piccolo estremamente efficiente. Ci avvicinavamo a manifestazioni dell’estrema destra o ai loro luoghi di ritrovo. Scattavamo foto e poi cercavamo d’identificarli…veniva fatta la raccolta di tutti gli articoli di giornale che parlavano dell’estrema destra, degli arresti. Avevamo un archivio fotografico e uno storico con tutti i fatti dell’estrema destra e degli informatori infiltrati negli ambienti dell’estrema destra. Tutto finiva in un quaderno in cui venivano catalogate tutte queste persone…in quel momento c’era la sensazione che ci potesse essere da un momento all’altro un colpo di stato della destra in Italia. Quindi ci si doveva preparare a contrastarlo in qualche maniera. Avevamo l’esempio del Cile, dell’Argentina. I dati servivano se succedeva qualcosa”.

Dell’esistenza di questo “dossier” è a conoscenza, e probabilmente lo ha tra le mani, anche un giudice che indaga sull’eversione nera, Mario Amato. Il giudice Amato morirà per mano dei NAR il 24 giugno 1980 a Roma in Viale Jonio a pochi passi dall’abitazione di Valerio Verbano.

Roma: i quartieri  Montesacro e Trieste

La Roma di quegli anni è una città dura e violenta dove ogni giorno si scontrano ragazzi di destra e di sinistra armati e pronti allo scontro. I quartieri su cui ruota questa storia e anche molte altre di quel tragico periodo sono due: Montesacro, zona rossa per eccellenza e Trieste roccaforte dei giovani di destra di Terza Posizione, nel mezzo quasi a segnare una divisione ideologica e geografica scorre un piccolo fiume l’Aniene, affluente del grande Tevere.

Ci si accanisce contro le sezione dei rispettivi partiti di riferimento: PCI e MSI. Centinaia di azioni intimidatorie da l’una e l’altra parte per il controllo del territorio, per non permettere al nemico di prevalere.

All’interno di questi confini dal 1976 al 1983 si consumano ben nove omicidi a sfondo politico: Vittorio Occorsio magistrato, 45 anni, 10 luglio 1976, ore 8.15, via Mogadiscio; Stefano Cecchetti, studente, 19 anni, 10 gennaio 1979, ore 19.30, Largo Rovani ; Francesco Cecchin, 17 anni, studente, 28 maggio 1979, ore 24, Via Montebuono ; Valerio Verbano studente, 18 anni, 22 febbraio 1980 ore 14.00, via Montebianco; Angelo Mancia, fattorino, 27 anni, 12 marzo 1980, ore 8, Via Federico Tozzi; Franco Evangelista, appuntato di Polizia, 37 anni, 28 maggio 1980 ore 8.10, Corso Trieste; Mario Amato, 42 anni, magistrato, 23 giugno 1980, ore 8.00, Viale Jonio; Luca Perucci, studente, 18 anni, 6 gennaio 1981 ore 17.15, Via Lucrino; Paolo di Nella, studente, 20 anni, 2 febbraio 1983, ore 22.45, Viale Libia.

Le indagini
Gli inquirenti sembrano partire con il piede giusto. Un vicino di casa ha visto quei ragazzi, viene costruito un identikit. Afferma anche di aver visto Valerio parlare proprio a quei ragazzi il giorno prima dell’omicidio davanti alla sala giochi. Ma questa preziosa testimonianza verrà poi ritrattata, l’uomo telefona al padre di Valerio e si scusa: “Mi dispiace, ho un figlio di quindici anni…”, forse è stato minacciato. Dopo poco tempo comunque cambia casa e se ne va dal quartiere.

Il padre di Valerio Sardo Verbano, comunque non ha intenzione di aspettare gli eventi: è un assistente sociale che lavora per il Ministero degli Interni e pochi mesi dopo la morte del figlio decide di svolgere delle indagini in proprio. Nasce così una sorta di memoriale in cui fa tre ipotesi precise sulla morte di suo figlio Valerio.

La prima ipotesi
Un primo possibile movente, scrive Sardo, potrebbe essere legato allo scontro avvenuto il 19 settembre 1978 a Piazza Annibaliano al quartiere Trieste tra quattro autonomi e un gruppo di Terza Posizione facente parte dei Nar e della cosiddetta “Legione”. Valerio per difendere un compagno aggredito ferisce con una coltellata un ragazzo di destra Nanni De Angelis . Valerio riceve una martellata nel petto. Dopo la colluttazione tutti fuggono, ma rimane a terra la borsa di tolfa di Valerio. Secondo Marcello de Angelis, il fratello di Nanni, in quella borsa non c’era nulla che potesse far risalire al proprietario: solo un goniometro e una penna. Secondo la madre di Valerio c’erano i documenti del figlio e così gli aggressori hanno potuto sapere chi era e dove abitava.

Il padre di Valerio dopo l’assassinio chiede un incontro con Nanni De Angelis, che accetta, dal dialogo i genitori si convincono che De Angelis non abbia nulla a che fare con la morte di Valerio.

La seconda ipotesi
Un altro movente che ipotizza il padre Sardo è legato a quel dossier che Valerio stava preparando sui NAR, Terza Posizione e sull’estrema destra romana. Forse vennero a sapere del dossier dopo l’arresto di Valerio nel 1979. Riapparso e poi scomparso, che cosa ci fosse in quel dossier e che importanza avesse per la destra eversiva non è ancora chiaro. Degli appunti di Valerio Verbano restano solo delle fotocopie, l’originale è stato sequestrato dagli inquirenti nel 1979 al momento dell’arresto, poi è scomparso.

Dalle poche fotocopie fatte dalla Digos è possibile comunque ricostruire una mappa della Destra a Roma. Un materiale prezioso che avrebbe potuto portare gli inquirenti sulla pista giusta.

Nel 1981 nell’ambito delle indagini sulla strage di Bologna vengono fuori quasi per caso delle informazioni interessanti anche per il caso Verbano. A parlare è Laura Lauricella, compagna di un personaggio di spicco dell’estrema destra di quel periodo Egidio Giuliani. La Lauricella decide di parlare tra le cose che racconta fa riferimento a un silenziatore che il Giuliani avrebbe dato all’assassino di Verbano. Lo scambio avvenne al poligono di Tor di Quinto a Roma, dove molti neofascisti si incontrano. La Lauricella racconta che Giuliani le avrebbe confidato che lui stesso aveva costruito quel silenziatore e che lo avrebbe dato a un ragazzo che quel giorno sparava vicino a lui . Quel ragazzo è Roberto Nistri membro di spicco di Terza Posizione.

Il giudice Claudio d’Angelo che indaga sull’omicidio Verbano interroga sia Nistri che Giuliani entrambi negano ogni addebito e chiedono un confronto con la Lauricella, ma quel confronto non ci sarà mai. Il 30 settembre 1982 Walter Sordi, ex terrorista dei Nar pentito, fa nuove rivelazioni sul delitto Verbano dice di aver raccolte le confidenze di un altro esponente dei Nar Pasquale Belsito : “ fu Belsito a dirmi che a suo avviso gli autori dell’omicidio Verbano erano da identificarsi nei fratelli Claudio e Stefano Bracci e in Carminati Massimo. Il 25 gennaio 1984 nell’unico interrogatorio a cui è sottoposto Claudio Bracci nega ogni addebito e smentisce di conoscere Pasquale Belsito. In ottobre Massimo Carminati rilascia identiche risposte.

Ai pentiti e ai collaboratori si unisce anche Angelo Izzo, detenuto dal 1975, per i fatti del Circeo. Izzo afferma di aver raccolto in carcere le confidenze di Luigi Ciavardini, militante di terza Posizione poi passato a i Nar. “Luigi Ciavardini mi disse che l’omicidio era da far risalire a militanti di Terza Posizione, mi disse che il mandante era sicuramente Nanni de Angelis, per quanto riguarda gli esecutori mi disse che sicuramente si trattava di componenti del gruppo capeggiati da Fabrizio Zani. Solo un pasticcione come Zani poteva perdere la pistola durante la colluttazione con Verbano”.

Ma anche le parole di Izzo non trovano nessun riscontro. Da tutta questa serie di pentiti non uscirà nessun elemento concreto tutti gli indiziati verranno prosciolti nel 1989, l’inchiesta è chiusa.

La terza ipotesi
Il padre di Verbano indica anche un altro possibile movente : “ nei giorni precedenti al suo assassinio, mio figlio Valerio, potrebbe essere venuto a conoscenza di un gruppo composto da autonomi e neofascisti che svolgevano traffici di armi e droga. Questo gruppo venuto a conoscenza che Valerio indagava su di loro avrebbe inviato i tre assassini per interrogare Valerio e sapere quali nomi e fatti conoscesse”. Nel memoriale Sardo Verbano scrive un nome che è la perfetta sintesi di questa alleanza criminale tra rossi e neri, si tratta di Marco Guerra , un informatore di Valerio.

Sentito dal giudice il 20 marzo del 1987, Marco Guerra dichiara: “All’epoca dl delitto Verbano facevo parte di un gruppo di giovani che si riconoscevano nel Movimento Comunista rivoluzionario, fino al 1978 avevo militato nella destra extraparlamentare, ma poi confluimmo nel movimento comunista rivoluzionario”. Prima di aderire all’estrema sinistra Marco Guerra frequenta il gruppo di estrema destra capeggiato da Egidio Giuliani e Armando Colantoni. Secondo gli investigatori questo gruppo avrebbe tentato un approccio con formazioni del terrorismo rosso per esaminare la possibilità di una strategia comune.

Questa terza ipotesi non è stata mai presa in considerazione e non c’è comunque nessuna prova che Valerio Verbano sia stato ucciso da un gruppo misto rosso e nero, uniti per eliminare un ragazzo troppo curioso che forse aveva scoperto troppo.

Un altro elemento…trascurato dagli inquirenti.
Il 28 maggio del 1980 tre mesi dopo l’omicidio Verbano un commando dei NAR uccide Franco Evangelista, detto “Serpico”, agente di guardia davanti al liceo Giulio Cesare. Da queste indagini esce un elemento che potrebbe essere significativo anche per l’omicidio Verbano . Durante le indagini finisce nella rete un ragazzino di sedici anni Elio De Scala, soprannominato “Kapplerino”, nella sua abitazione viene trovato un vero e proprio arsenale: tre pistole , dieci silenziatori centinaia di pallottole, sul comodino le chiavi di un auto rubata usata per due sanguinose rapine.

Ma c’è un elemento che non quadra: la rivendicazione di quelle due rapine sono firmate dai NAR, ma la rivendicazione del furto di quell’automobile era stata firmata dalla sigla “Proletari Organizzati. Gruppo Valerio Verbano” in un linguaggio intriso del linguaggio dell’estrema sinistra. Il gruppo “Proletarii organizzati” scrivono i giornali è una sigla per depistare le indagini. E’ una novità che potrebbe gettare luce sul delitto di Via Montebianco. Eppure non si muove nulla, non ci sono indagini mirate, interrogatori nel fascicolo dell’istruttoria non c’è alcun riferimento.

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La lettera della madre di Valerio a Pasquale Belsito
Ma la madre di Valerio non si arrende ancora, ha deciso di scrivere all’ultimo irriducibile dei Nar Pasquale Belsito, arrestato nel 2001 in Spagna e estradato in Italia nel 2005, per chiedergli aiuto:

Durante questi anni non ho mai perso la speranza di poter conoscere la verità sull’omicidio di mio figlio, mi rivolgo a lei Pasquale Belsito perché ha conosciuto e frequentato gli ambienti di estrema destra: Nar, Terza Posizione. Chi meglio di lei conosce la storia di quel particolare momento. Lei ha oggi quarantaquattro anni, gli stessi che avrebbe il mio Valerio, è in carcere da quasi quattro anni e mezzo, non so quanta pena debba scontare complessivamente, credo però che ne passeranno molti prima che possa riprendere la sua vita. Spero che lei sappia qualcosa e che abbia voglia di raccontarlo a una madre in cerca della verità. Non voglio vendetta ma solo giustizia, quella che è stata negata fino ad ora dal silenzio assordante che ha coperto l’assassinio di mio figlio. Credo che la decisione di raccontare le cose come stanno potrebbe portare sollievo anche a lei”.
(Pina Carla Verbano).

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fonte: http://www.lastoriasiamonoi.rai.it/puntata.aspx?id=286&

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APPROFONDIMENTI

l’Unità – L’omicidio Verbano, la città ricorda. La madre: «Alemanno non partecipi»

Valerio VerbanoPuntata integrale, da La Storia siamo noi, mediateca Rai

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Canzone delle reti invisibili

Riccardo Venturi

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[2 giugno 2006]
Testo di Riccardo Venturi
Musica, come sempre, di chi ce la vorrà mettere (forse).

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Questo testo è venuto fuori da solo.
Non so se sarà mai una canzone o qualcosa del genere. Anzi, probabilmente non lo vuole neppure essere. È una storia di nomi.
Una storia iniziata a lievitare il 15 dicembre 2001.
Quel giorno Franco Senia scrisse una cosa sul newsgroup di Guccini. Un “post” che conteneva soltanto dei nomi. Un elenco di nomi. In fondo, separato da un doppio spazio, un nome che si aggiungeva alla lista. Quello di Carlo Giuliani.
Mi si fissò nella mente, quell’elenco. C’erano nomi che conoscevo e che mi ricordavo. Altri che, invece, non conoscevo.
Spesso le storie tacciono per molto tempo. Anche per anni. In realtà fanno finta di tacere. Si rintanano da qualche parte, ma urlano.
Così, neppure un mese fa, hanno deciso di uscire dal loro rifugio e si sono manifestate in una delle forme che più prediligo: quella delle parole messe in musica.
A molti di quei nomi corrispondevano delle canzoni. Popolari o d’autore. Alcune erano già state inserite, senza nessun commento o con scarne note, in un certo sito. Altre ho cominciato a cercarne, a chiederne, a trovarne. Molte storie sono state ricostruite. E sono tutte storie di repressione e morte. Tutte storie di giovani ammazzati da mano poliziotta o fascista, due cose che in questo paese spesso e volentieri coincidono alla perfezione.
Altre cose sono intervenute.
Tra di esse, il reperimento di un sito. Si chiama Reti Invisibili.

“Franco Serantini, Roberto Franceschi, Fausto e Iaio, Carlo Giuliani… E poi Piazza Fontana, Piazza della Loggia, Stazione di Bologna, Ustica… Solo un piccolo estratto di un lungo elenco di nomi e di luoghi… Un lungo elenco che segna, con la sua drammatica scia di sangue, gli ultimi decenni della storia dell’Italia repubblicana.
È sicuramente difficile trovare un filo che unisca tutte queste vicende: diverse sono le valutazioni personali, diversi i momenti storici in cui si sono svolti i fatti, diversa ed eterogenea la componente umana che è stata dolorosamente segnata da quegli avvenimenti.
Eppure in tutte queste vicende un filo comune esiste. E non sono necessarie valutazioni troppo approfondite per vedere in cosa consista.
Innanzitutto la matrice della mano omicida: fascisti, organizzazioni mafiose, singoli elementi delle forze dell’ordine rimasti impuniti.”

Così, in questa serata del giorno della parata militare, mi si è scritta questa cosa. Mi si è scritta da sola, come dicevo prima.
Una cosa che non domanda giudizi estetici, ché non sono né sarò mai uno scrittore di canzoni, ma che dev’essere presa soltanto per quello che è. Le mie cose le ho sempre scritte senza andare a capo prima della fine della riga; stavolta, e per una sola volta, invece lo fanno. Tutto qui. Se porta il titolo di “canzone” è in modo del tutto fittizio. Non voglio e non posso entrare in qualcosa di cui so di non poter fare parte, e mi scuso per l’intrusione in un luogo che è frequentato anche da persone che le canzoni le sanno scrivere per davvero.

Ma è una cosa che si è scritta da sola perché viene diritta da qualcosa che ho abbarbicata dentro. Questo solo dico. Non tiro in ballo né il cuore né la mente. Tiro in ballo quello che sono. È, volendo, una parte del contenuto del cestino di vimini. Con una dedica a tutti coloro che non hanno dimenticato, mai.

” Ci fu una generazione che volle rispondere a tutto.
Allora gli chiesero e dovette rispondere di tutto.”

Chiedo scusa a Franco per prelevargli la “signature” delle sue mail. Ma mi sembrava l’unico modo possibile per chiudere.

Dovette rispondere di tutto, ma i nomi contenuti in questa storia non possono più rispondere niente.
O forse sì. Col loro stesso nome.

..

Chissà per quali fili assieme siete,
chissà per quali trame malsicure.
E trame e fili formano una rete
Di facce già scordate e storie dure.

La rete che trapassa gli anni scuri
e arriva fino ad oggi o all’altro ieri.
La rete che si smaglia contro i muri
Di quel silenzio sporco dei misteri.

La rete di Valerio, fu aspettato
in casa dalle ombre folli e nere.
La rete di Luigi assassinato
da fiamme tricolori del potere.

La rete di Rodolfo là per terra
sorretto nel suo sangue da una mano.
La rete di Francesco nella guerra
d’un portico di marzo già lontano.

Chissà per quali fili assieme siete,
chissà per quali trame malsicure.
E trame e fili formano una rete
Di facce già scordate e storie dure.

La rete d’una strada nella nebbia,
nel buio d’una sera di Milano,
fascista morte arriva, miete, trebbia
con quel suo fumo immondo e grossolano.

La rete di Walter, Paolo e Luca,
che avevano il medesimo cognome
e i colpi addosso. Tempie. Collo. Nuca.
Le falci nere anch’esse han solo un nome.

La rete di Giorgiana, un altro maggio
di morte presso al ponte Garibaldi.
La rete di Giuseppe nell’oltraggio
di quel “malore attivo” dei ribaldi.

Chissà per quali fili assieme siete,
chissà per quali trame malsicure.
E trame e fili formano una rete
Di facce già scordate e storie dure.

La rete dell’Adelchi, Adelchi Argada
ucciso per difendere il fratello.
La rete di un anarchico per strada
schiacciato da uno stato al manganello.

La rete cinque volte lacerata
d’uno strano incidente a Ferentino.
E Muki che morì alla spicciolata
per giorni e giorni assieme al suo bambino.

La rete di Giuseppe sul binario
la rete di Giannino massacrato.
La rete delle piazze e dell’orario
d’un treno che partì e non è arrivato.

Chissà per quali fili assieme siete,
chissà per quali trame malsicure.
E trame e fili formano una rete
Di facce già scordate e storie dure.

La rete delle voci e delle mani
spezzate nel passato e nel presente.
È come ci chiedessero un domani,
e di strapparle al vuoto, al buio, al niente.

La rete d’invisibili assassini
che pure son visibili ogni giorno.
Ché li han protetti bene, gli aguzzini
e ce li abbiamo sempre tutti attorno.

E allora non ci resta che sparare
proiettili di nomi e di memoria.
È un’arma ogni ricordo, è fabbricare
le barricate alte della storia.

[Voce recitante]

Federico Aldrovandi
Ilaria Alpi
Giovanni Ardizzone
Sergio Adelchi Argada
Giovanni Aricò
Anneliese “Muki” Borth
Rodolfo Boschi
Alberto Brasili
Auro Bruni
Piero Bruno
Antonio Campanella
Angelo Casile
Ion Cazacu
Soriano Ceccanti
Domenico Centola
Fabrizio Ceruso
Domenico Congedo
Gennaro Costantino
Davide “Dax” Cesare
Giancarlo Del Padrone
Mario De Rosa
Luigi Di Rosa
Roberto Franceschi
Vittorio Giua
Carlo Giuliani
Miran Hrovatin
Lorenzo “Iaio” Iannucci
Giuseppe Impastato
Carmelo Jaconis
Bruno Labate
Luigi Lo Celso
Francesco Lorusso
Mariano Lupo
Giuseppe Malacaria
Mario Marotta
Giorgiana Masi
Luigi Mastrogiacomo
Tonino Miccichè
Claudio Miccoli
Zunno Minotti
Cesare Pardini
Benedetto Petrone
Giuseppe “Pino” Pinelli
Ciro Principessa
Placido Rizzotto
Luca Rossi
Paolo Rossi
Walter Rossi
Saverio Saltarelli
Mario Salvi
Roberto Scialabba
Franco Scordo
Franco Serantini
Giuseppe Tavecchio
Fausto Tinelli
Claudio Varalli
Valerio Verbano
Giannino Zibecchi
Ivo Zini.

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fonte:http://www.prato.linux.it/~lmasetti/antiwarsongs/canzone.php?lang=it&id=4068


Altromercato, Emergenza Gaza: percorso informativo e di aggiornamento

http://www.altromercato.it/it/produttori/progetti_cooperazione/foto_progetti/gazaCous cous a Gaza

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Altromercato

Piccolo percorso informativo e di aggiornamento a sostegno della Campagna 2009 di Ctm altromercato “emergenza Gaza”

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21 gennaio 2009 – Ultima modifica 16/02/2009

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Commercio equo è partnership, continuità nella relazione, anche nelle emergenze. Per questo Ctm altromercato associa al sostegno alla popolazione di Gaza (tramite adesione al progetto d’emergenza del parc) il fornire informazioni ed aggiornamenti su questo storico conflitto, privilegiando il punto di vista dei nostri partner e dell’onu. Ricordando che l’area di maggiore tensione al mondo è a due ore di volo dall’Italia.

Anche in questa occasione Ctm altromercato conferma la sua estraneità a qualsiasi cultura “fondamentalista”, l’adesione ai principi della non violenza, e la constatazione che “non esiste una via d’uscita militare al conflitto israelo/palestinese”.

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CONOSCERE PER PARTECIPARE

piccolo percorso informativo e di aggiornamento

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1– “Gaza dall’emergenza alla tragedia”

download PDF>> 23/01/09

2 – “Gaza prima della guerra”

download PDF>> 23/01/09

3 –  Comunicato ONU

download PDF>> 26/01/09

4 – “Trade, not (only) aid per Gaza”

download PDF>> 06/02/09

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Contenuti correlati

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fonte: http://www.altromercato.it/it/produttori/sostieni/Gaza_info_aggiornamenti

Innamòrati del miele!

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Un viaggio di approfondimento ci porta nel mondo del miele. Un secondo percorso ci guida attraverso la storia e ci aggiorna sulla situazione attuale nella vicina Palestina.

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Un alimento completo

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fonte: altromercato

Palestina – Carovana Sport sotto l’assedio solidarietà con il cuore nel pallone

La Campagna Sport sotto l’assedio ha lanciato una nuova carovana in Palestina per continuare a tessere ponti di comunicazione e solidarietà con la popolazione palestinese.

ya basta!

L’Associazione Ya Basta appoggia l’iniziativa e si mette a disposizione per chiunque voglia partecipare.

Le iscrizioni sono probabilmente già chiuse (l’annuncio originario parlava del 15 febbraio come termine ultimo), ma vale comunque la pena di informarsi…

INFO yabasta@sherwood.it

Per il Nord Est riferimento Polisportiva San Precario
sanprecario2007@libero.it
http://sanprecario2007.blogspot.com/

Vai alla pagina di Sport sotto l’assedio

Fonte: yabasta


SUNDAY TIMES: “Benedetto XVI è come un monarca, lontano dai fedeli e fuori dal mondo” / Papa: aiutatemi a compiere il ministero di Pietro

L’ATTACCO DEL SUNDAY TIMES AL PONTEFICE

http://ansard.files.wordpress.com/2008/03/papa-ratzinger.jpg

A sferrare dure critiche nei confronti del Papa non è un’organizzazione anticlericale, ma il quotidiano conservatore britannico Sunday Times in un articolo firmato dal corrispondente in Vaticano, John Follain che cita fonti, alcune anche anonime

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Londra, 22 febbraio 2009 Papa Benedetto XVI guida il Vaticano e i suoi 1,2 miliardi di fedeli come un monarca, tagliato fuori dal mondo, arroccato nel suo palazzo, aiutato solo dai suoi fedeli ma inetti consiglieri. A sferrare dure critiche nei confronti del pontefice non è un’organizzazione anticlericale, ma il conservatore britannico Sunday Times in un articolo firmato dal corrispondente in Vaticano, John Follain.

”Cardinali contro il Papa invisibile, il pontefice criticato per il suo stile distante e regale” scrive il giornalista citando fonti, alcune anonime altre no. “Le persone si sentono destabilizzate, sia i tradizionalisti che i riformisti. La nostra impressione è che non ci sia nessuno al timone” spiega un alto funzionario della Santa Sede.  Il cardinale tedesco Walter Kasper, responsabile delle relazioni con gli ebrei, va oltre lanciando un duro attacco nei confronti di Ratzinger, affermando che ci sono state “molte incomprensioni ed errori all’interno della curia”.
A fomentare il malcontento sarebbe stata la recente revoca da parte di Benedetto XVI della scomunica di monsignor Williamson e di tre altri vescovi negazionisti.

Successivamente, scrive il Times, Benedetto XVI ha nominato padre Gerhard Maria Wagner vescovo di Linz, Austria, provocando ulteriori polemiche: Wagner aveva infatti elogiato l’uragano Katrina come risposta alle attività degli abortisti, prostitute e omosessuali a New Orleans.
”I fedeli sentono che il Papa sta governando come un re. Non si consulta con i vescovi e si è isolato ignorando i consigli di chi potrebbe aiutarlo ad evitare errori” scrive il Times citando il vaticanista italiano Marco Politi. Il domenicale ricorda come, rispetto al suo predecessore Giovanni Paolo II, Benedetto XVI spenda gran parte della giornata chiuso nel suo studio e immerso nella lettura di testi di teologia, piuttosto che incontrando ospiti e recandosi in visita.

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fonte:  http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/22/153292-benedetto_come_monarca.shtml

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Papa: aiutatemi a compiere il ministero di Pietro

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La festa della Cattedra di san Pietro, occasione per sottolineare l’autorità del vescovo di Roma, garanzia dell’unità e delle “varietà legittime” nella Chiesa, testimoniata fin dal II secolo. Gesù è capace di salvare anche dalla “paralisi dello spirito”. Preghiera a Maria per “entrare” nella Quaresima, che inizia mercoledì 25 febbraio.

Città del Vaticano (AsiaNews) – Nel giorno in cui la Chiesa festeggia la Cattedra di san Pietro (22 febbraio), Benedetto XVI si è rivolto ai pellegrini radunati in piazza san Pietro per l’Angelus, chiedendo loro di “accompagnarmi con le vostre preghiere, perché possa compiere fedelmente l’alto compito che la Provvidenza divina mi ha affidato quale Successore dell’apostolo Pietro”.

“La Cattedra di Pietro – ha spiegato il pontefice – simboleggia l’autorità del Vescovo di Roma, chiamato a svolgere un peculiare servizio nei confronti dell’intero Popolo di Dio. Subito dopo il martirio dei santi Pietro e Paolo, alla Chiesa di Roma venne infatti riconosciuto il ruolo primaziale in tutta la comunità cattolica, ruolo attestato già nel II secolo da sant’Ignazio di Antiochia (Ai Romani, Pref.: Funk, I, 252) e da sant’Ireneo di Lione (Contro le eresie III, 3, 2-3). Questo singolare e specifico ministero del Vescovo di Roma è stato ribadito dal Concilio Vaticano II. “Nella comunione ecclesiastica, – leggiamo nella Costituzione dogmatica sulla Chiesa – vi sono legittimamente delle Chiese particolari, che godono di proprie tradizioni, rimanendo integro il primato della Cattedra di Pietro, la quale presiede alla comunione universale della carità (cfr S. Ign. Ant., Ad Rom., Pref.), tutela le varietà legittime, e insieme veglia affinché ciò che è particolare, non solo non nuoccia all’unità, ma piuttosto la serva” (Lumen gentium, 13).

In precedenza il papa, parlando alle decine di migliaia di presenti, ha commentato brevemente il Vangelo della domenica, che riferisce l’episodio del paralitico perdonato e guarito da Gesù (Mc 2,1-12). “Mentre Gesù stava predicando, tra i tanti malati che gli venivano portati, ecco un paralitico su una barella. Al vederlo il Signore disse: ‘Figlio, ti sono perdonati i peccati’ (Mc 2,5). E poiché alcuni dei presenti, all’udire queste parole, erano restati scandalizzati, aggiunse: ‘Perché sappiate che il Figlio dell’uomo ha il potere di perdonare i peccati sulla terra, dico a te – disse al paralitico –: alzati, prendi la tua barella e va’ a casa tua’ (Mc 2,10-11). E il paralitico se ne andò guarito. Questo racconto evangelico mostra che Gesù ha il potere non solo di risanare il corpo malato, ma anche di rimettere i peccati; ed anzi, la guarigione fisica è segno del risanamento spirituale che produce il suo perdono. In effetti, il peccato è una sorta di paralisi dello spirito da cui soltanto la potenza dell’amore misericordioso di Dio può liberarci, permettendoci di rialzarci e di riprendere il cammino sulla via del bene”.

Prima della preghiera mariana e dei saluti nelle diverse lingue, Benedetto XVI ha rivolto una preghiera alla Madonna perché ci aiuti “ad entrare con le dovute disposizioni d’animo nel tempo della Quaresima, che inizierà mercoledì prossimo con il suggestivo rito delle Ceneri”. Il papa riceverà le Ceneri durante la cerimonia pomeridiana nella basilica in Santa Sabina.

Foto: CPP

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22 febbraio 2009

fonte: http://www.asianews.it/index.php?l=it&art=14548&size=A

De Magistris, ultimo atto?

https://i2.wp.com/sites.etleboro.com/thumbnails/news/16401_De%20Magistris.jpg

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Nuova iniziativa disciplinare nei confronti dell’ex pm di Catanzaro, oggi giudice a Napoli, Luigi De Magistris, nell’ambito del nebuloso caso Genchi, una volta di più innescato dalla collaborativa magistratura di Catanzaro. Una trovata come un’altra, ma che,a differenza dalle prime, è tutto fuorché il fatidico fulmine a ciel sereno. Se la logica non è un’opinione, infatti,per quanti coltivano un sano gusto del ragionamento, si tratta della banale non-notizia del cane che morde l’uomo e non mangia il suo simile o, non di rado, socio.

Di recente, proprio su queste colonne, ci eravamo misurati con un’ampia e spassionata lettura di questo speciale affaire di Stato. Che,tuttavia, non sembra interessare più di tanto quel che resta di un’opinione pubblica in tutt’altre faccende affaccendata, drammaticamente in bilico fra le opzioni del vegetare o del morire e perciò comprensibilmente distratta. Con la consolante esclusione di qualche celebre pensatoio, liberatorio e compassionevole, di molti patriottici bar dello sport o di fastose canzonette plebiscitarie.

In quell’occasione, si ricorderà, la ricostruzione analitica delle complessive dinamiche fattuali (e valoriali) aveva generato uno spazio per conseguenti conclusioni predittive – non solo previsive – degli sviluppi odierni. Sappiamo. Dalle pregresse risultanze investigative dell’AG di Salerno nei riguardi del De Magistris – avvalorate, il mese scorso, da un’ulteriore istanza di archiviazione di una notitia criminis a suo carico – che la sua attività a Catanzaro si era snodata nella rigorosa osservanza di leggi e regolamenti. A dispetto, prima, dell’arbitraria estromissione del magistrato dai suoi compiti d’istituto in Calabria e – pour cause – del successivo, e non meno arbitrario, trasloco in altra sede.

Sappiamo, inoltre, di un’Ag, quella di Salerno, incorsa nei fulmini dello Stato (di diritto. O di rovescio?) perché rea di avere profanato, con furia iconoclasta, l’acropoli repubblicana, i vertiginosi santuari di un potere senz’altra ambizione, se non quella di essere lasciato in pace. E in vita, con alimentazione laica e naturale, come si conviene, non bigotta e forzosa.

Sappiamo, infine, che l’improba fatica delle istituzioni di controllo e autogoverno avrebbe rischiato di risolversi in un nulla di fatto o, peggio, in un boomerang, se si fosse trascurato di applicare un congruo assioma di chiusura, corollario indispensabile per la quadratura del cerchio.

Tornare a De Magistris, imperativo categorico, se anche etico non rileva, per un ultimo delicatissimo adempimento: le rifiniture. Dopo la normalizzazione della Procura salernitana (nesso pentole/coperchi a parte) in merito ai procedimenti che lo costituiscono parte lesa, l’interessato dev’essere rimasto in trepida attesa di verità e giustizia. A dissuaderlo, del resto, altri avevano già provato, vanamente.

Prima, rispettabili settori
del Parlamento della Repubblica nata dall’antifascismo e dalla Resistenza – lontani ricordi – e, dopo, l’unione nazionale dei penalisti – un pilastro della giurisdizione – disgraziatamente afflitta da peculiari forme di ipoacusia, dislessia e strabismo, se vogliamo dar credito alla Procura di Roma in riferimento al caso Di Pietro-Presidente della Repubblica.

Sennonché, in ordine a ogni eventuale devianza di De Magistris a Catanzaro, la competenza appartiene sempre a Salerno – che noia! Dove gli uffici sembrano… inagibili,a giudicare dai precisi esiti investigativi – confermati da organi giudicanti – fin qui maturati. Palla al centro dunque, è giocoforza, a Roma, sede disciplinare, la sola percorribile. Ed ecco il punto vero, senza impropri stupori: si tratta della normale esigenza di uniformità dello Stato al teorema di completezza, classicamente.

Occorre esercitare sul nostro un’energica (e sinergica) moral suasion, fargli perdere di vista e separarlo da ciò che non è essenziale, che è ormai superato. Come la inopinata attività pre-incriminatrice dell’Ag campana, ora in quarantena, dopo il tempestivo intervento risolutore delle istituzioni. Che non contempla la realtà – un dettaglio – ma il profilo e l’ombra della realtà, privi di tutti gli accenti della verità.

Un destino davvero singolare:
né magistrato, né cittadino con diritto alla Giustizia. Come il PD: né governo, né opposizione. Quasi un contrappasso. Tant’è, il fine giustifica i mezzi: ameno leitmotiv nazional-popolare, bussola di quanti, senza aver mai letto un solo rigo di Machiavelli, ne praticano la grottesca parodia. Non sono i mezzi adeguati che finiscono per giustificare i fini, come, con ingenua superficialità ermeneutica, credeva – e raccomandava – F.De Sanctis.

Il governo della lingua e, soprattutto, della coscienza non rientra nel novero dei saperi privilegiati. Eppure,se la nostra rappresentanza nazionale non fosse tanto lenta e rissosa, quante criticità si potrebbero appianare con la castrazione, chimica o chirurgica, ad libitum! Anche verso certi magistrati, ostinatamente ribelli all’unica vera norma sovrana e non scritta del bel paese. Giunti a questo punto, tuttavia, l’ANM dovrebbe almeno sciogliere la suspence e decidersi: sono “pagine chiuse” o ancora aperte? I faraoni costruirono le piramidi per essere ricordati. Per la Storia. Le forze sane della nazione, nel consesso delle democrazie occidentali e in una gloriosa prospettiva storica, optarono per la lotta contro la tirannide nazifascista e l’eccidio degli uomini giusti. Non si accettano pentiti. Questa volta.

Prof.Giuseppe Panissidi
UniCal

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22 febbraio 2009

fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=47633&sez=HOME_MAIL


Dal baratto all’outlet su internet E’ lo shopping ai tempi della crisi

La passione per gli acquisti non si placa malgrado la recessione
ma cambia forme e canali: si moltiplicano i siti

di IRENE MARIA SCALISE- 21 febbraio 2009
Dal baratto all'outlet su internet E' lo shopping ai tempi della crisi

DELIZIA degli occhi e trionfo della vanità. E’ lo shopping. Incuranti dei tempi che corrono, sono in molti che ad abiti ed accessori non vogliono proprio rinunciare. Certo, diminuiscono gli zeri sul cartellino del prezzo. La griffe resiste ma comprata tramite il sito internet di second hand. Il pensiero per la migliore amica si acquista con la formula dello swap party. I negozi a cinque stelle sono belli per sognare, ma pullover e borsette è più opportuno acquistarli nelle vendite casalinghe. Insomma, pur di non rinunciare al gioco di vestirsi, vince l’arte dell’arrangiarsi. Soprattutto grazie ad internet.

La proposta più “avanti”, che poi è antichissima, prevede il ritorno al baratto. Quante ragazze accumulano nell’armadio capi e oggetti di poca soddisfazione e darebbero qualsiasi cosa per la giacca o la borsa della migliore amica? L’importante è incrociare i reciproci desideri. La formula più evoluta prevede lo scambio on line tramite siti internet ad hoc come swapstyle.com, barattoonline.com e barattopoli.com. Se invece c’è anche voglia di svagarsi la questione si può risolvere con uno swap party.

Funziona così: ognuna porta i suoi vestiti, accessori e bijoux e si aprono gli scambi. Naturalmente ci sono delle regole da seguire ben precise: evitare troppi invitati che generano confusione, presentare merce di qualità e perfettamente pulita, inserire nel giro gli amici degli amici, creare una minima omogeneità di stile (e di taglie) e trasformare l’avvenimento in una piccola festicciola. In modo che, se il business non va a buon fine, il divertimento è assicurato.

Sempre per rimanere tra le mura domestiche, vanno per la maggiore le vendite in appartamento. Le grandi, e piccole marche, in casa propria sono più convenienti che se acquistate nei negozi del centro. Spesso si tratta di prodotti artigianali, o di stiliste in erba, ed è un’occasione per conoscere nuovi brand. Anche in questo caso le location e l’organizzazione devono essere impeccabili: salotti confortevoli, tè, pasticcini e un selezionato gruppo di partecipanti.

Pigrizia alle stelle e pochi soldi in tasca? Da consultare senza esitazione è venteprive.com, un autentico paradiso dell’occasione: viaggi, computer, vestiti, film. Per ogni voce il sito offre le indicazioni dei link per un risparmio a colpo sicuro. Saldiprivati.com è invece un club privato di shopping online e l’unico modo per accedervi è quello di registrarsi al sito, dietro invito di qualcuno già iscritto. Il risparmio va dal 30 al 70% e le offerte hanno durata limitata nel tempo. Anche il club outlet on-line Born4shop.com, offre la possibilità di partecipare su invito, e per un tempo piuttosto breve, a proposte d’acquisto di vario genere.

“Due volte la settimana gli iscritti ricevono, via posta elettronica, l’invito a prendere parte ad una nuova vendita di prodotti di marca offerti con sconti dal 40 al 70%”, spiega l’amministratore delegato di Bnk4 Gionata Tedeschi, “naturalmente in periodi di saldi ovunque la nostra campagna di promozione è notevolmente potenziata. In più le aziende più famose, che normalmente hanno una certa riluttanza a partecipare alle vendite, sono in chiusura di bilancio e volendo stringere il fatturato ci offrono molti più capi ampliando il nostro bacino di offerte”.

Stessa formula anche per buyvip.com, che vende prodotti griffati di abbigliamento, accessori, oggetti di design ed elettronica con uno sconto che arriva fino al 70%. Ma con qualcosa in più: è arrivata su BuyVIP anche Luna, un’assistente virtuale che accompagna gli utenti durante la navigazione e risponde a domande sulle funzionalità e i servizi. Se bisogna fare un regalo, e non comprare per se stessi, l’acquisto on line richiede qualche accortezza in più: ordinare capi non troppo difficili da indossare e prestare grande attenzione alle taglie. Altra forma di risparmio sicuro, se si ha un po’ di tempo a disposizione, è quella di comprare i regali negli outlet. Negli ultimi anni, oltre alle tradizionali cittadelle dell’acquisto alle porte delle grandi città, molti outlet sono spuntati nei centri storici di Milano e Roma.

fonte: http://www.repubblica.it/2009/02/sezioni/economia/crisi-15/shopping-in-recessione/shopping-in-recessione.html?rss

baratto online

… ma il sito che noi preferiamo per gli scambi è ZERORELATIVO, che tra l’altro anche quest’anno partecipa a fa’ la cosa giusta!

zerorelativo a fa la cosa giusta

Draghi: «Allarme occupazione, attenzione alle fasce deboli». Tremonti: già fatto il possibile

Il Governatore della Banca d'Italia, Mario Draghi (ANSA/VINCE PAOLO GERACE/DC)Intervento del governatore della Banca d’Italia al Forex: «Anni difficili il 2009 e 2010», occorre «ristabilire la fiducia per tornare a crescere». Alle banche Draghi ha chiesto «chiarezza e prudenza», senza far mancare il credito ai clienti meritevoli

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«È necessario ricostruire la fiducia nel sistema finanziario, nella solidità delle banche, dei mercati». Dopo aver messo in guardia dal rischio di una crescente disoccupazione, soprattutto per le fasce più deboli, è questo il messaggio in positivo del governatore della Banca d’Italia Mario Draghi nel suo intervento al congresso Forex, che si è tenuto quest’anno alla vecchia Fiera di Milano con l’ospitalità di Unicredit. Alle banche Draghi ha chiesto «chiarezza, prudenza; ma anche la lungimiranza necessaria per non far mancare il credito ai clienti meritevoli». Le autorità monetarie, per quanto di loro competenza, «hanno la responsabilità di assicurare la creazione di liquidità adeguata». Rivolgendosi ai governi, il Governatore ha sollecitato una forte azione di sostegno all’economia, aggiungendo: «È l’occasione per riforme di struttura che consentano al nostro Paese di crescere di più e meglio. I margini per una politica anticiclica di bilancio vanno creati intervenendo con decisione sui meccanismi di fondo della spesa». In sintesi, Draghi ha ribadito che non c’è motivo di farsi vincere dalla sfiducia: «Tutti noi, possiamo dar prova della capacità di proteggere i più deboli, di aprire nuove strade per il futuro».

Economia in forte peggioramento
Il 2009 e il 2010 saranno anni difficili e le banche devono attivarsi per affrontarli. «Occorre provvedere rafforzando i presidi prudenziali di fronte al deteriorarsi della congiuntura; creando al tempo stesso le condizioni per garantire flussi adeguati di credito, per evitare l’avviarsi di una spirale tra restrizione creditizia e peggioramento dell’economia», ha detto ancora il governatore della Banca d’Italia di fronte alla platea del Forex, che vedeva in prima fila tutti i maggiori protagonisti della finanza italiana.

«Il tasso di crescita è modesto soprattutto per le piccole imprese, l’industria manifatturiera; le costruzioni hanno avuto un rallentamento particolarmente marcato. Il calo della produzione e le prospettive congiunturali incerte hanno depresso la domanda di fondi per investimenti fissi e circolante». E il peggio, per Bankitalia, deve ancora arrivare: «Le ripercussioni sull’occupazione non si sono ancora pienamente manifestate; gli indicatori disponibili per i mesi più recenti prefigurano un netto deterioramento. Al calo della produzione si associa un repentino aumento del ricorso alla Cassa integrazione guadagni. (…) La caduta della domanda può colpire con particolare intensità le fasce deboli e meno protette, i lavoratori precari, i giovani, le famiglie a basso reddito».

Draghi ha riconosciuto che «opportunamente il Governo ha esteso temporaneamente a gran parte delle tipologie di lavoratori atipici la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali» e che «il finanziamento di questi interventi è stato di recente ampliato grazie all’intesa tra Stato e Regioni. Resta l’esigenza di una riforma organica, che copra l’insieme dei lavoratori tutelandoli dal rischio della disoccupazione, favorendone il rientro nell’attività produttiva.

Dopo il monito lanciato dal governatore di Bankitalia, il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, in una conferenza stampa al convegno sul G8 organizzato dall’Aspen Institute a Roma, ha detto che il Governo ha affrontato «per tempo» il problema occupazionale creato dalla crisi economica e ha la convinzione «di aver averlo gestito nella maniera migliore».

Riforme strutturali
«La crisi può fornire al Governo l’occasione per fare riforme strutturali» ha affermato ancora il governatore della Banca d’Italia Mario Draghi al Forex. «I governi – ha detto – sono chiamati a una pronta, forte azione per sostenere l’economia. I margini per una politica anticiclica di bilancio vanno creati intervenendo con decisione sui meccanismi di fondo della spesa, assicurando in modo credibile la sostenibilità delle finanze pubbliche». Per il momento, ha sottolineato Draghi, la politica di bilancio attuata finora «con finalità anticicliche» vale circa mezzo punto percentuale di Pil. Quando le condizioni macroeconomiche torneranno alla normalità, la liquidità iniettata nell’economia dovrà essere prontamente riassorbita. L’adozione di una strategia di rientro è prematura finché produzione e occupazione non avranno smesso di cadere: ma, come per la politica fiscale, prevederla fin da oggi è importante per assicurare efficacia all’espansione monetaria, ancorando saldamente le aspettative di inflazione di lungo periodo, contrastando possibili bolle speculative nei prezzi delle attività finanziarie e reali.

Asset tossici
«I provvedimenti annunciati da vari Paesi nelle ultime settimane, quali la delimitazione dei titoli più problematici nei bilanci bancari o il loro trasferimento a enti separati, sono da accogliersi con favore perchè incentivano l’emersione dei titoli più rischiosi». In sostanza è un sì alla creazione di “bad banks” quello che arriva dal governatore di Bankitalia nel corso del Forex. Le banche italiane «non esitino» a utilizzare i Tremonti bond se i fondi «sono di dimensione adeguata, se le condizioni che accompagnano gli interventi sono ragionevoli e concrete, tese a ottenere l’obiettivo, senza ingerenze amministrative nelle scelte imprenditoriali». Il Governatore ha evidenziato come gli strumenti offerti dallo Stato «sono stati affinati » anche grazie al «proficuo dialogo con le banche».

Per consentire agli istituti di credito di fare più agevolmente provvista sui mercati finanziari internazionali, inoltre «si potrebbe considerare l’emissione di garanzie pubbliche sulle tranches più sicure di insiemi di nuovi crediti» ha proseguito Draghi. «Trattenuta sui propri bilanci una parte del rischio le banche potrebbero più agevolmente collocarli sul mercato, ridando vita a un importante canale di finanziamento oggi inaridito».

Ricapitalizzare, non nazionalizzare le banche
«Diviene pressante procedere a nuove ricapitalizzazioni mirate allo sviluppo, a interventi di sostegno degli attivi bancari». È l’invito che arriva dal governatore di Bankitalia al Forex, a trovare nuove misure e forme per rafforzare il sistema bancario. Draghi non ha però parlato di “nazionalizzazioni” delle banche e ha sottolineato come «il ruolo di supplenza degli istituti centrali non può che essere temporaneo». È importante che le banche «provvedano a una valutazione prospettica delle perdite su crediti che inevitabilmente si produrranno nei prossimi mesi; che su questa valutazione basino le politiche di bilancio, le decisioni di ricapitalizzazione, la distribuzione dei dividendi, la remunerazione del management».

Le nuove norme sulla trasparenza messe a punto dalla Banca d’Italia sono pronte. «Tra poche settimane le sottoporremo a consultazione pubblica» ha spiegato Draghi: «renderemo i documenti per la clientela più chiari, sintetici e confrontabili. Utilizzeremo strumenti particolarmente incisivi per i prodotti di più ampio utilizzo, mutui e conti correnti. Chiederemo che l’attenzione per il cliente sia al centro di ogni fase del processo produttivo».

«È altresì opportuno riconsiderare il trattamento fiscale delle perdite su crediti. In Italia banche e intermediari finanziari possono dedurre le svalutazioni dei crediti solo entro lo 0,3% degli impieghi; le svalutazioni eccedenti questo limite sono rateizzate in 18 anni. In Francia, Germania e Regno Unito è riconosciuta l’immediata e completa deducibilità delle rettifiche di valore indicate in bilancio. La normativa italiana ha effetti prociclici: se le sofferenze aumentano, gli oneri a carico del sistema finanziario si aggravano in quanto cresce l’ammontare delle svalutazioni che non è possibile dedurre. Essa è particolarmente penalizzante nell’attuale fase ciclica».

Se in questo momento «le condizioni della liquidità sono meno tese» e si intravvede «oltre il breve termine la riapertura di canali di finanziamento che si erano bloccati», anche «con qualche segno del riavviarsi del mercato delle obbligazioni», il giudizio espresso dal governatore della Banca d’Italia al Forex è molto improntato alla prudenza: «La ripresa è fragile, esposta a forti incertezze».

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fonte: http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Finanza e Mercati/2009/forex-milano/cronaca/forex-intervento-draghi.shtml?uuid=b337a06c-0000-11de-bdae-c6ce19031d00&DocRulesView=Libero


In migliaia rispondono all’appello di Micromega Englaro: “Gli italiani diranno no alla legge”

L’iniziativa nasce da un appello di Camilleri, Colombo, Flores d’Arcais, Pardi e Rodotà
L’annuncio: “Contro il ddl proporremo un referendum”. L’intervento del papà di Eluana

Lo scrittore Andrea Camilleri durante la manifestazione per il testamento biologico (AP / LaPresse)


L’autore del commissario Montalbano cita papa Wojtyla: “Anche lui disse ‘Lasciatemi andare dal Padre”. Ma il medico curante smentisce: “Si sottopose a nutrizione artificiale”

ROMA In migliaia questo pomeriggio in Piazza Farnese, in pieno centro di Roma: sono stati in tanti, rigorosamente senza bandiere di partito come richiesto dagli organizzatori, ad aver risposto all’appello di Micromega contro il ddl sul testamento biologico in discussione al Senato. E ad applaudire soprattutto l’intervento telefonico di Beppino Englaro, presentato dal costituzionalista Stefano Rodotà come “un eroe civile”: “Sono convinto che gli italiani non si lasceranno imporre una legge del genere”, afferma il papà di Eluana.

Emblematico lo slogan che campeggiava sopra il palco: “Sì al testamento biologico, no alla tortura di Stato”, seguito dalla frase: “Sì al rispetto della Costituzione, no alla dittatura oscurantista”. Diversi i cartelli e i manifesti contro il Vaticano. Tra tutti uno recitava: “Via il Papa dalla storia”, “No al Papa”. E i manifestanti annunciano: se passerà il ddl sul testamento biologico così come impostato dal governo e dalla maggioranza si potrebbe giungere ”ad un referendum abrogativo subito dopo”. “Ne va della nostra vita”, dicono i promotori della manifestazione.

“La vita appartiene a noi – sintetizza il direttore di Micromega Paolo Flores d’Arcais – non al governo né alla Chiesa. Noi siamo per la libera scelta, c’è chi vorrà che gli siano staccate le macchine come Welby, e chi no. In ogni caso è mostruoso che decida una maggioranza”.

“Il centrodestra – aggiunge Pancho Pardi dell’IdV – dice di essere il partito della vita perché vuole impedire a un paziente di esprimere le sue volontà, e chiamano noi partito della morte. Ma siamo noi a tutelare la vita, la volontà del paziente e il libero intendimento di tutti i cittadini”.

Salutato da un lunghissimo applauso, Beppino Englaro dice nel corso del collegamento telefonico con piazza Farnese di considerare possibile la strada del referendum, “se non ci saranno altre strade”, perché “nessuno può costringere gli altri a vivere senza limiti, è semplicemente anticostituzionale”. Una legge, quella voluta al centrodestra, che Englaro aveva definito “una barbarie”, e oggi lo ribadisce: “Si impone una condizione di vita estranea al modo di vivere delle persone, obbligando all’alimentazione l’idratazione forzate: è veramente una barbarie”.

Englaro torna poi sulla scelta di intraprendere la strada della battaglia pubblica “per adempiere alla volontà di Eluana”: “Era stata portata in quello stato clinicamente, era giusto che clinicamente ne uscisse, e tutto doveva avvenire ed è avvenuto alla luce del sole e nella legalità”. “O si crede nello stato di diritto o non si crede. Le battaglie di libertà – conclude tra gli applausi – hanno il loro effetto, le dobbiamo portare fino in fondo”.

Dal palco interviene anche lo scrittore Andrea Camilleri, tra i promotori della manifestazione: “Una qualsiasi legge che limiti la libertà di scelta sarà usata come grimaldello per altri leggi sempre più restrittive delle nostre libertà più preziose. Ho vissuto quattro quinti della mia esistenza in un Paese che continuo ad amare anche se spesso non mi è piaciuto e ora che ho 83 anni abbondantemente superati rischio di morire male per una legge fatta chi non mi ha fatto mai piacere del tutto il mio Paese”. Camilleri cita papa Giovanni Paolo II: “Anche Wojtyla disse ‘Lasciatemi tornare alla casa del Padre’. La verità è che il Vaticano che spesso condiziona le leggi italiane sta avendo magna pars per interposta persona”.

Ma la presunta scelta di papa Wojtyla è smentita a stretto giro di posta dal medico che lo curò, il dottor Renato Buzzonetti: “Wojtyla, contrariamente a quel che è stato detto, accettò di sottoporsi alla nutrizione artificiale attraverso il sondino nasogastrico che aveva anche Eluana Englaro”. E pertanto la frase citata da Camilleri “fu un atto di preghiera altissima, di profondo ascetismo, un esempio originale e quasi unico di attaccamento alla fede di Dio Padre e, nello stesso, tempo, alla vita, che Giovanni Paolo II ha amato profondamente fino all’ultimo istante”.

A piazza Farnese la senatrice radicale Emma Bonino accusato l’ex segretario del Pd Veltroni di non aver preso una posizione precisa sul tema: “Ho chiesto tante volte in pubblico a Veltroni di partecipare a manifestazioni a favore di una legge laica sul testamento biologico, ma non c’è mai stato niente da fare. Oggi non mi sembra che questa pavidità gli abbia dato buoni risultati”.

Nel corso della manifestazione
molti altri gli interventi dal palco, tra i quali quelli di don Giovanni Franzoni, Dacia Maraini, Mina Welby e Livia Ravera. All’iniziativa, che è nata sull’onda di un appello firmato dallo stesso Camilleri, Furio Colombo, Paolo Flores d’Arcais, Pancho Pardi e Stefano Rodotà, hanno aderito Idv, Rifondazione comunista, Sinistra democratica e Partito Radicale. Flores D’Arcais dal palco ha ringraziato in particolare l’Idv, che “ha messo a disposizione le sue strutture e i suoi militanti per realizzare questo momento di protesta contro il governo Berlusconi”.

Fonte: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/cronaca/testamento-biologico/oggi-manifesta/oggi-manifesta.html

Immagine di ilsole24ore