Archivio | febbraio 24, 2009

SALUTE – Salviamoci dai consigli degli esperti sull’uso del videoterminale

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di Giovanni Rishi Gatti*

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Con il presente testo desideriamo confutare i contenuti di un articolo comparso su Repubblica.it che riprende, tra l’altro, una ricerca della Stellenbosch University di Tygerberg, in Sud Africa.

Sotto accusa è il lavoro al videoterminale, che costringe alla fissità moltissime persone anche per 10 o 12 ore al giorno.  I problemi di salute segnalati sono: i dolori al collo e alla testa, soprattutto in coloro che stanno davanti allo schermo del calcolatore elettronico tra le 25 e le 30 ore a settimana.  Anche l’Istituto italiano di medicina sociale segnala problematiche simili, indicando che il 46% dei lavoratori dell’Unione europea presta la sua opera in condizioni dolorose o stancanti.  All’Università degli Studi di Bari hanno stabilito che i pericoli della “postura fissa” sono l’ipercifosi dorsale, l’epicondilite, l’infiammazione dei tendini, la “sindrome del tunnel carpale”.

Fino a qui, non abbiamo nulla da ribattere; il bello viene quando dobbiamo discutere su come fare l’adeguata prevenzione.
Qui si cita il Decreto Ministeriale 2/10/00 e le sue “Linee guida d’uso dei videoterminali”, e c’è da mettersi le mani nei capelli per il contenuto potenzialmente dannosissimo delle regole proposte, che andiamo ad elencare:

1) postura corretta di fronte al video; secondo il Legislatore questa “postura corretta si ottiene” a) tenendo i piedi ben appoggiati al pavimento, b) la schiena ben assestata nel tratto lombare allo schienale della sedia, c) regolandone altezza e inclinazione;

2) posizionamento dello schermo; deve essere “di fronte”, con lo spigolo superiore mai più alto della linea degli occhi, a una distanza di circa 50- 70 cm ;

3) tastiera davanti allo schermo insieme al mouse (il dispositivo di puntamento); il motivo di ciò è che a) devono essere facilmente raggiungibili, b) gli avambracci siano appoggiati alla scrivania per alleggerire la tensione di muscoli e spalle;

4) evitare posizioni fisse per tempi prolungati; addirittura viene consigliato dagli esperti di fare “frequenti esercizi di rilassamento a collo, schiena, braccia e gambe”.

Leggendo questi quattro punti non possiamo fare a meno di notare la confusione totale in cui esperti e Legislatore versano inconsapevolmente.  È evidente da sé che il punto 4) è la negazione dei punti 1), 2) e 3): non è possibile evitare posizioni fisse se si vuole realizzare una “postura corretta” e se si vuole “posizionare bene” lo schermo e la tastiera!  In particolare, tenere i piedi ben appoggiati a terra significa condannarsi per tutto il giorno alla rigidità, che è la vera causa del malessere davanti allo schermo!  La soluzione non potrà mai essere nella postura, perché “postura” significa desiderare di rimanere stabili, fissati, e l’origine del problema è proprio in questo desiderio pernicioso e innaturale.

Desideriamo fare notare che gli stessi problemi, se non in forma più acuta, vengono sofferti dagli automobilisti, che sono proprio costretti per forza di cose a sedersi nella postura obbligata della guida, tenendo lo sguardo fisso davanti, e con ciò anchilosando i muscoli e le articolazioni non soltanto della schiena ma anche del collo e delle spalle.  Chi di noi non si è mai affaticato dopo appena poche decine di minuti di guida in autostrada, su percorsi semplici e a velocità costante, incolonnati, senza scampo?  Questa è la controprova che i consigli dati sopra sono tutti sbagliati!

L’articolo pubblicato su Repubblica.it continua citando uno studio svedese che tenderebbe a dimostrare l’erompere di vere e proprie malattie come la rosacea, la dermatite seborroica, l’eritema aspecifico e l’acne, per colpa dell’esposizione del lavoratore ai campi elettromagnetici dei videoterminali.  La correlazione tra schermi e disturbi viene stabilita con la formula del “è più soggetto”, che significa, tradotto in parole povere, “non sappiamo né il perché e né il percome, ma sembra che su cento pazienti videoterminalisti controllati rispetto a altri cento non videoterminalisti, qualcuno dei primi si ammala di più di certe patologie rispetto agli altri”.  Ma non viene specificato quali cause reali stiano alla base della anomalia statistica.  A parere nostro, a prescindere dai guasti causati dall’alimentazione inappropriata e dalla vita generalmente sedentaria, i difetti di salute manifestati dai videoterminalisti in generale sono dovuti dalla mancanza di esposizione alla luce naturale del sole.  Il resto sarebbero cause secondarie e non determinanti.  Ai lettori lasciamo il beneficio della sperimentazione pratica e la verifica nel loro caso personale della bontà della nostra esperienza.

Per concludere, affrontiamo finalmente l’argomento che più ci sta a cuore: il parere degli oculisti.
Secondo loro, l’utilizzo del computer non provoca un peggioramento delle nostre capacità visive.
Questa affermazione ci colpisce!  Vengono a cadere tutte le premesse riportate sopra, e cioè che il videoterminale sia dannoso!  Per gli oculisti, non è così.  Le capacità visive non peggiorano per colpa del computer.
In realtà, esso invece affatica gli occhi e fa perdere al nervo ottico elasticità. Quindi, non è vero quanto appena detto, la vista non peggiora ma gli occhi si affaticano.  Noi abbiamo sempre saputo che un occhio affaticato ha sempre un calo della visione, così come ogni organo affaticato ha un calo della sua funzionalità.  Per gli oculisti non c’è da preoccuparsi.  Gli eventuali peggioramenti della vista, per i quali bisogna farsi nuove lenti correttive ogni tanto, o magari una bella operazione “risolutiva” al laser, non dipendono dal lavoro al VDT, né dalla postura, né dai campi elettromagnetici.  Possiamo stare tranquilli.

I consigli forniti per ovviare a queste piccole scomodità di affaticamento oculare, comunque non pericolose per la vista, sono però pronti all’uso:

1) utilizzare un coprischermo anabbagliante;

2) tenere la stanza ben illuminata;

3) usare occhiali riposanti, consigliati dall’oculista;

Desideriamo confutare totalmente questi tre pericolosissimi “consigli” oculistici.

Per il primo punto, il coprischermo anabbagliante è una sciocchezza storica che non usa oramai più nessuno!  È pur vero che in qualche caso, alcuni decenni fa quando i primi schermi a tubo catodico di bassa qualità mostravano sfarfallamenti e potenzialmente fastidiose riflessioni, alcuni di questi schermi potevano mostrarsi confortevoli per l’utente, ma oggigiorno con i nuovi schermi a cristalli liquidi a matrice attiva o i più moderni a LED, non vi è più bisogno di alcuno strumento simile.

Per il secondo punto, una stanza bene illuminata è sempre di beneficio per il semplice fatto che di giorno il sole illumina la nostra esistenza in modo naturale, e stare chiusi in un ufficio magari senza finestre è una tortura per il nostro organismo indipendentemente dall’uso di schermi video.  Il problema però è più complicato: poiché sempre di più le persone non amano stare al sole perché la luce dà fastidio agli occhi disabituati a essa, e tendono quindi a usare sempre i così detti “occhiali da sole”, sarà ben difficile che si accetti di illuminare bene la stanza dove si lavora.  Ma ciò detto, la quantità di luce disponibile nella migliore stanza possibile sarà sempre infinitamente più bassa della quantità di luce naturale di cui possiamo godere durante una passeggiata all’aria aperta, non soltanto nel pieno dell’estate ma anche in una nuvolosa giornata invernale.  Anche il secondo consiglio è così senza alcuna possibilità di riuscita.

Per il terzo punto, semplicemente lo ignoriamo, perché i nostri commenti qui sarebbero da codice penale, e quindi preferiamo lasciare all’intelligenza del lettore la comprensione del perché questo “consiglio” sia il più deleterio e criminale di tutti (indizio: avete mai sentito parlare di un “occhiale da riposo” che non si trasformi entro qualche mese in vero e proprio occhiale correttivo???)…

Siamo quasi arrivati alla fine, e dobbiamo affrontare il problema dei “terminali portatili” (notebook), che vengono citati nell’articolo.  Secondo gli esperti, il problema è che i caratteri dei portatili siano troppo piccoli, e se sono inferiori ai tre millimetri, occorre dotarsi di un monitor aggiuntivo esterno.  Questo consiglio è totalmente errato per un motivo molto semplice: i caratteri sotto ai tre millimetri non sono piccoli, perché il terminale viene di solito guardato ad una distanza breve dagli occhi, e in queste condizioni il carattere piccolo è di beneficio alla vista.  Non forniremo qui i motivi psico-fisici che giustificano la nostra affermazione, ma invitiamo il lettore a fare una prova da sé.

Gli ultimi due consigli forniti nell’articolo sono apparentemente i più corretti.  Vediamo di confutare anche quelli, per non toglierci il gusto dell’argomentazione più apparentemente inverosimile ma vera.
L’articolista di Repubblica.it propone di spegnere il calcolatore o di distogliervi lo sguardo ogni due ore.  Niente da dire, ma chi farebbe il lavoro al nostro posto?  Il consiglio di guardare altrove ogni due è comunque sbagliato, perché che si fa nelle due ore tra una pausa e l’altra?  Si continua a subire i dannosi effetti dello schermo?  Non sono certo quei pochi istanti in cui si distoglie lo sguardo che ci potranno salvare!
Ci viene poi proposto di dare un po’ di sollievo agli occhi con il cosiddetto “palming”: appoggiare i gomiti sulla scrivania a 10- 15 centimetri di distanza l’uno dall’altro, chiudere le mani a conchiglia e appoggiarle sopra gli occhi, sostenendo leggermente la fronte con le dita.

Questa citazione a proposito del più importante metodo di riposo mentale scoperto dal Dott. Bates è tutto quello che serve per distruggerne definitivamente i suoi profondi significati e banalizzarlo per renderlo totalmente inefficace.
L’argomento è estremamente delicato.

Il “palming” correttamente inteso (in italiano abbiamo coniato la parola “palmeggiamento” per distinguerci da chi usa il termine originario senza conoscerne il vero significato) non è un modo per dare “un po’ di sollievo agli occhi”, ma è un metodo di cura della vista estremamente potente e risolutivo in quei pochi e rari casi in cui funziona presto e bene.  Il Dott. Bates riferisce nelle sue pubblicazioni originali che con questo solo mezzo si sono ottenute in pochi minuti o poche ore delle guarigioni complete e permanenti di malattie visive anche decennali.  Purtroppo, questi casi sono rari, e il beneficio ottenuto da un paziente medio è molto limitato, soprattutto all’inizio, e scoraggia la continuazione della pratica, portando a un abbandono.

Il fatto risiede nella completa mancanza di comprensione di una sola unica verità: gli occhi non si affaticano mai per il loro uso; ciò che si ammala e si sforza è la mente che costringe l’occhio a comportarsi in modo innaturale.  Il palmeggiamento, se ben compreso, è il più semplice metodo per riposare la mente, e fornisce le condizioni per eliminare ogni stimolo sensoriale visivo esterno, permettendo al paziente di confrontarsi direttamente con i fantasmi interiori dello sforzo mentale individuale, coltivato in tanti anni di vita innaturale e costrizioni e condizionamenti a cui non si è stati capaci di ribellarsi.
Alla luce di quanto detto testé, suona quindi assurdamente beffarda la chiusa dell’articolo citato, che dice:  O, altrimenti, uscire fuori casa o dall’ufficio con una scusa qualsiasi e fare una passeggiata.  Siamo perfettamente d’accordo con questo consiglio, peccato però che la grandissima massa della popolazione non lo possa mettere in atto, se non andando contro violentemente al sistema sociale in cui abbiamo dovuto giocoforza aderire sin dal giorno della nostra nascita.

La soluzione dei problemi e dei malesseri del lavoro al videoterminale non sta nei consigli dati dall’articolista, ma in una profonda presa di coscienza generale dell’individuo che deve riconsiderare se stesso e il suo ruolo, sia nel campo vasto delle sue scelte esistenziali, che in quello più ristretto e forse più abbordabile della Cura della Vista secondo i metodi naturali di riposo mentale e di massima efficienza psicofisica che troviamo nelle pubblicazioni del Dott. Bates.  A esse rimandiamo il lettore, lieti di poter segnalare che centinaia di persone, se non migliaia, sono stati in grado di applicare i principî corretti della Vista Perfetta senza ricorrere a oculisti o specialisti, ma applicando il semplice buon senso comune, non viziato da interessi contrari alla natura umana.

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*Rishi Giovanni Gatti, divulgatore ed esperto dell’Auto-Trattamento per la Cura della Vista secondo i Metodi Originali di Riposo Mentale del Dott. Bates (1860-1931), www.sistemabates.it

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Metodo Bates
Libri sul Metodo Bates

www.disinformazione.it

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fonte: http://www.disinformazione.it/videoterminale.htm


Vernice e bossoli sulla lapide del partigiano Eugenio Curiel

IN PIAZZA CONCILIAZIONE A MILANO

Atto vandalico alla vigilia dell’anniversario della sua uccisione da parte dei repubblichini

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Lapide in memoria di Curiel
Lapide in memoria di Curiel

MILANO – Strisce di vernice rossa e 30 bossoli calibro 30: è quanto hanno trovato i Carabinieri sulla lapide in ricordo di Eugenio Curiel, partigiano Medaglia d’Oro al Valor Militare, ucciso dai repubblichini nel 1945, che si trova in piazza Conciliazione a Milano.

«GRAVISSIMO» – Proprio martedì cade l’anniversario della sua uccisione ed è in programma la consueta cerimonia dell’Anpi con la deposizione di una corona e un ricordo di Curiel, nato a Trieste nel 1912 e poi comandante del Fronte della Gioventù, la più importante organizzazione giovanile partigiana. «Sono esterrefatto – ha commentato Antonio Pizzinato, presidente lombardo dell’Anpi – è un fatto gravissimo ed è la prima volta che ci troviamo a commentare la presenza di bossoli. Credo sia un atto nei confronti del ruolo che hanno avuto i partigiani e la cerimonia in onore di Curiel assumerà un significato ancora più importante».

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23 febbraio 2009(ultima modifica: 24 febbraio 2009)

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_23/lapide_curiel_bossoli_anniversario_92e5a862-01e6-11de-91dc-00144f02aabc.shtml

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https://i0.wp.com/www.carnialibera1944.it/immagini/Resistenza/genova_liberazione.jpgimmagine tratta da www.carnialibera1944.it

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da “La Voce” del G.A.MA.DI – Roma
Questioni della Scienza a cura di A. Martocchia

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http://upload.wikimedia.org/wikipedia/it/7/7a/E._Curiel.jpgEugenio Curiel

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Tra le figure poco note della storia italiana annoveriamo quella del giovane partigiano Eugenio Curiel, che fu insieme scienziato e combattente per la liberta’. Curiel nacque a Trieste nel 1912 da una famiglia benestante di religione ebraica. Pieno di ingegno e curiosita’ intellettuale, intraprese gli studi scientifici frequentando il primo biennio di Ingegneria a Firenze. Si iscrisse poi al Politecnico di Milano, ma preferi’ tornare a Firenze per seguire i corsi di Fisica che lo portarono a conseguire, nel 1933, la laurea a pieni voti a Padova, a soli 21 anni, con una tesi sulle disintegrazioni nucleari. Intraprese la docenza, come assistente universitario.

Negli anni tra il 1933 e il 1934 si dedicò anche agli studi filosofici e maturò il proprio orientamento antifascista. Avvicinatosi al marxismo, si iscrisse al Partito Comunista. Nel 1936 avvenne la prima presa di contatto di Curiel con il Centro estero del Partito comunista, a Parigi. Nel 1937 il giovane intellettuale assunse la responsabilità della pagina sindacale del “Bò”, il giornale universitario di Padova. Ma nel 1938 Curiel, a seguito delle leggi razziali, viene sollevato dall’insegnamento ed emarginato. Si trasferisce allora a Milano, dove prende contatti con il Centro interno socialista e con vari gruppi antifascisti. Passa all’attività clandestina: deve viaggiare molto anche all’estero, viene arrestato varie volte dalla polizia svizzera per la sua attività antifascista e comunista che lo porta a collaborare anche con socialisti e azionisti nella lotta al regime di Mussolini. A Milano il 23 giugno del 1939 viene arrestato da agenti dell’Ovra. Sconta qualche mese nel carcere di San Vittore, poi il processo e la condanna a cinque anni di confino a Ventotene.

Nell’isola, dove arrivano operai, antifascisti, “garibaldini” di Spagna – attraverso una sorta di “università proletaria” nella quale anche Curiel insegna, come dimostrano gli appunti ritrovati delle sue lezioni – si formano i quadri che organizzeranno la Resistenza. Con alto rigore morale, Curiel pone la propria professionalità di docente a disposizione della lotta per la democrazia. Un esempio preciso, e purtroppo raro nel nostro paese, di intellettuale che mette la sua cultura e la sua formazione esclusivamente al servizio della conoscenza e della lotta per la trasformazione sociale. Un esempio che non ha niente a che vedere con l'”impegno politico” ai fini della mera affermazione personale negli ambienti culturali e/o professionali “che contano”. Una figura, quella di Curiel, completamente diversa da quella dell'”intellettuale impegnato” italiano, tipicamente banderuola al servizio dell’orientamento di volta in volta egemone.

Il 21 agosto del 1943 anche Curiel, per sofferta decisione del governo Badoglio, lascia Ventotene. Torna in Veneto, ritrova vecchi amici e collaboratori, indica loro la via della Resistenza armata: diventa il partigiano “Giorgio”. Ritorna a Milano, dove dirige, di fatto, “l’Unità” clandestina e la rivista comunista “La nostra lotta”, tiene i contatti con gli intellettuali antifascisti, promuove tra i giovani resistenti la costituzione di un’organizzazione unitaria: il “Fronte della gioventù per l’indipendenza nazionale e per la libertà”. Il “Fronte della gioventù” – della cui denominazione in anni successivi si appropriera’ l’avversario fascista – era stato pensato innanzitutto come strumento per la formazione democratica dei giovani. All’inizio del 1945 contava gia’ circa 15mila aderenti, tra cui nomi che diventeranno molto noti per la cultura italiana. Il mattino del 24 febbraio 1945, mentre si sta recando ad un appuntamento, Eugenio Curiel viene sorpreso in piazzale Baracca da una squadra di militi repubblichini guidati da un delatore. Non tentano nemmeno di fermarlo: gli sparano una raffica a bruciapelo. Il giovane si rialza, si rifugia a fatica in un portone, ma qui viene raggiunto e finito dai fascisti. Il giorno dopo, sulla macchia rimasta, una donna spargerà dei garofani. Mancano solamente due mesi alla Liberazione.

Alla memoria di Curiel e’ stata assegnata la Medaglia d’Oro al Valor Militare. Una lapide commemorativa si trova in Piazza Conciliazione, a Milano. Di Curiel, oltre alla sua vicenda esemplare e ad un Inno partigiano a lui dedicato, restano pure gli scritti, di cui i più significativi pubblicati nei volumi “Classi e generazioni nel secondo risorgimento” (1955) e “Dall’antifascismo alla democrazia progressiva” (1970), nonche’ quelli raccolti nel 1973 nel volume “Scritti 1935-1945”: tra di essi figura un notevole saggio filosofico che, sulla base  di una critica al materialismo positivistico di N.I. Bucharin, ripropone il materialismo dialettico nel suo legame inscindibile con il sapere scientifico.

(Fonti: segnalazioni e documentazione via internet di G. Fresu, ANPI, Liceo Curiel Padova)

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www.resistenze.org – cultura e memoria resistenti – scienza – 30-10-02

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fonte: http://www.resistenze.org/sito/te/cu/sc/cusc2l28.htm

MIGRANTI – Conducono ben ben 165mila aziende. Quasi il 10% del lavoro dipendente

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La destra di Berlusconi, condotta per mano dalla Lega, vorrebbe cacciarli o buttarli a mare. Ma ormai i migranti in Italia conducono ben 165mila aziende, ed incidono quasi per il 10% nel lavoro dipendente. Oggi l’immigrato imprenditore è un professionista a tutto tondo che dà lavoro, è la stima, ad almeno mezzo milione di lavoratori, anche italiani. Non si occupa solo di etnico ma amministra lavanderie, saloni di estetica, pasticcerie, agenzie di viaggio e di traduzione; anche farmacie e piccole case di moda. Il numero delle imprese di immigrati, in Italia, è in forte ascesa: dal 2000, sono cresciute al ritmo di 20 mila l’anno. In cinque anni, dal 2003 al 2008, gli imprenditori stranieri sono triplicati. Attualmente sono 165.114 gli immigrati titolari d’impresa. Si tratta di un’azienda ogni 33 (il 2,7% di quelle registrate, il 3,3% di quelle attive) e rispetto al 2003 (quando erano appena 56.421) il loro numero, a giugno 2008, è triplicato. Un sesto degli imprenditori è donna.

È il quadro che emerge da un rapporto della Fondazione Ethnoland, realizzato in collaborazione con i ricercatori del Dossier immigrazione Caritas/Migrantes (“ImmigratImprenditori”, ed. Eidos), presentato a Roma. Il maggior numero di imprese si trova in Lombardia (30mila) e Emilia Romagna (20mila). Nel meridione si registrano però delle eccellenze: in Sardegna, Sicilia e Calabria gli immigrati hanno uguagliato il tasso di imprenditorialità degli italiani e in alcune regioni come il Piemonte e la Toscana è più soddisfacente della media nazionale. Tra gli italiani vi è un’ impresa ogni 10 residenti, mentre tra gli immigrati una ogni 21.

Se si uguagliasse il tasso d’imprenditorialità nazionale, entro 10 anni l’ammontare delle nuove aziende “straniere” potrebbero salire di altre 200mila raggiungendo un milione di occupati. A livello provinciale, al momento, spiccano Milano (17.297) e Roma (15.490). Il settore privilegiato è l’industria con 83.578 aziende (50,6%); al suo interno prevale l’edilizia (64.549) e il tessile (10.470). Gli agricoltori sono appena 2.500, per via degli alti costi iniziali che comporta l’acquisto dei poderi.

Gli imprenditori stranieri sono per lo più marocchini (in 5 anni sono aumentate del 27,4%), seguono i romeni (+61,2%), i cinesi (+24,4%), l’Albania (+48,5%). I marocchini sono per lo più dediti al commercio (67,5%), i romeni all’edilizia (80%), i cinesi si ripartiscono fra l’industria manifatturiera (46%) e il commercio (44,6%).

A spingere un immigrato ad avviare un’impresa è il maggior guadagno visto che se dipendenti la loro paga è appena il 60% di quello di un italiano. E poi, rileva il rapporto, gli immigrati vogliono «scrollarsi di dosso i pregiudizi dando di sé un’immagine più veritiera. La volontà di affermarsi è fortissima anche se a volte è frenata dagli ostacoli legislativi, burocratici, finanziari, ambientali». Il più delle volte hanno fatto la gavetta da dipendenti, spesso cambiando lavoro.

Il rapporto ricorda che il lavoro degli immigrati contribuisce alla formazione di circa un decimo del Pil. Nel 2007, il loro gettito fiscale è stato stimato in 5,5 miliardi di euro. Mentre, il costo a carico dei comuni – se si ipotizza che siano stati il 20% dell’utenza – si stima una spesa di 700 milioni di euro: «un livello comunque di neanche un quinto del totale delle entrate fiscali assicurate dagli stessi immigrati». Infine: ogni tre immigrati adulti due hanno un conto in banca.

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24 febbraio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/82103/migranti_condono_ben_mila_aziende_quasi_il_del_lavoro_dipendente

A Trieste ronde intitolate allo squadrista Muti

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di Roberto Rossi

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La speranza è che sia frutto di un malinteso o di un errore giornalistico. Visti i tempi che corrono, invece, è più probabile che si tratti della cruda verità. Si parla di ronde. Quelle che il governo pochi giorni fa, con l’approvazione di un decreto sulla sicurezza, ha reso legali. A Trieste il Movimento Fiamma Tricolore ha deciso di mettere a disposizione dell’intero territorio provinciale un corpo di 100 volontari. “Tutti cittadini italiani”, beninteso, “molti dei quali esperti di arti marziali o ex appartenenti alle forze armate o a corpi di polizia per i servizi di sicurezza del territorio”, si legge in una nota. “I volontari saranno dotati unicamente di telefono cellulare, torce per la vigilanza notturna e spray anti aggressione, il cui utilizzo è divenuto ormai legale”. E avranno anche un nome. Un po’ particolare. Si chiameranno “Squadre Ettore Muti”.

Chi era Ettore Muti? Secondo Stefano Salmé, segretario regionale della Fiamma Tricolore, è “un eroe della militare della prima, come della seconda guerra mondiale”. Definizione che non risponde a verità. Non del tutto quanto meno. Ettore Muti era uno squadrista, un fascista della prima ora. E’ stato gerarca fascista fin dagli esordi, segretario del Partito Nazionale Fascista, e nel suo curriculum può vantare diversi assalti squadristi, e per l’occupazione della prefettura di Ravenna durante le operazioni della marcia su Roma. Muti è stato ucciso a Fregene durante il suo arresto da parte dei carabinieri il 24 agosto del 1943.

Chissà cosa ne penseranno i triestini di questa simpatica iniziativa e soprattutto se si sentiranno più sicuri se nella città gireranno civili armati di spray con nostalgie per il Ventennio che fu. E chissà, poi, che cosa ne penserà il ministro dell’Interno Roberto Maroni, fautore della norma e che ha sempre detto che le ronde non dovevano essere politicizzate.

«L’ipotesi di istituire le ronde è profondamente sbagliata – ha detto Sergio Cofferati sindaco di Bologna – perché introduce nell’ordinamento il principio che lo Stato delega ad altri l’esercizio di funzioni importanti e delicate come sono quelle rivolte a garantire la sicurezza dei cittadini». Secondo Cofferati, inoltre, «ad un’idea sbagliata poi si aggiunge l’aggravante di un’interpretazione che prefigura addirittura un ruolo dei partiti nella costituzione e nell’ attività delle ronde stesse».

Insomma, per il sindaco sceriffo, il ruolo svolto dalle ronde «dovrebbe essere svolto dalle polizie di Stato», mentre «sono altra cosa le esperienze degli assistenti civici, che hanno funzioni non sostitutive delle polizie». La loro, ha concluso Cofferati, «è un’attività sussidiaria e nulla più: ben diverso da quello che si propone per le ronde». Specie a Trieste.

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23 febbraio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/82051/a_trieste_ronde_intitolate_allo_squadrista_muti

Intercettazioni, giornalisti in rivolta / Stati Generali per difendere l’informazione

di Roberto Rossi

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Ipotesi numero uno: Giovanni Santini, amministratore di condominio di Roma, viene ucciso da Georgeta Nikita, 30 anni, tre figli e un quarto in arrivo. Un colpo secco con il matterello che gli spacca il cranio. Il corpo chiuso in una valigia viene ritrovato poco dopo dalla polizia. Ipotesi numero due: in Abruzzo viene arrestato Ottaviano Del Turco. Un imprenditore della sanità locale lo accusa di aver preso soldi. Vero o falso lo accerterà un giudice. Qui non importa. Importa per Giuseppe Cascini, magistrato, presidente dell’Anm, spiegare che sia nel primo sia nel secondo caso, se fosse approvato il secondo “lodo Alfano” che procede a tappe forzate alla Camera, nessuno avrebbe saputo nulla. Né il nome della vittima, né quello del carnefice, non quello del presunto corrotto, né quello del altrettanto presunto corruttore. «A un certo punto gli abruzzesi si sarebbero trovati senza presidente senza sapere perché».

Che cos’è il “secondo Lodo Alfano” che prende il nome, appunto, dal ministro della Giustizia Angiolino Alfano? L’opinione pubblica lo conosce come la “legge sulle intercettazioni”. Nata, dice il governo, per limitare la pubblicazione delle intercettazioni non utilizzate dal magistrato. Ma è qualcosa di peggio. Perché quel “lodo” è «un attentato al diritto di cronaca». Di più. Spiega il parlamentare Giuseppe Giulietti: “è una legge che mette in pericolo l’articolo 21 della Costituzione”. Quello che tutela e riconosce la libertà d’espressione. Perché il secondo lodo Alfano non solo limita le intercettazioni per i soli reati di mafia e terrorismo e solo in caso di gravi indizi di colpevolezza, ma anche impdisce la normale attività di cronaca non permettendo la pubblicazioni di atti giudiziari, non coperti da segreto istruttorio, fino alla prima fase dibattimentale del processo. Né atti, né i nomi di imputati, arrestati, magistrati.

“In particolare sono tre i punti del provvedimento contestati” spiega Riccardo Levi, che con gli altri ha partecipato a Roma alla manifestazione organizzata dal sindacato dei giornalisti dal titolo “Ddl Alfano se lo conosci lo eviti”. “Il primo è la modifica del codice di procedura penale che impedisce la pubblicazione di intercettazioni”. Il secondo è “il carcere per il giornalista che viola la legge”. La terza è “la multa per gli editori” del giornale dove la notiza appare.

“Se questa legge – spiega Marco Travaglio davanti a un centinaio di persone – venisse approvata  la via è quella di ricorrere alla Corte Costituzionale e quella di Giustizia europea. Subito. Per questo mi auguro che dal Parlamento esca una norma più lurida possibile. Per questo mi rivolgo all’opposizione: non emendate nulla”. Quella di Travaglio è la stessa posizione espressa successivamente dal leader dell’Italia dei Valori Antonio Di Pietro e riassumibile nello slogan “né confronto, né dialogo”. Semmai un referendum. Successivamente.

Che pure ieri in qualche modo c’è stato. Perché alla manifestazione ha preso parte anche il presidente del gruppo Pdl al Senato, Maurizio Gasparri. «Oggi è martedì grasso e questo carnevale deve finire» ha il senatore. «La pubblicazione di tutto in ogni modo e in ogni circostanza non è più possibile. Si può discutere su qualche dettaglio però credo – ha proseguito Gasparri sommerso da contestazioni – che la pubblicazione di tutto come è avvenuto in Italia abbia fatto male alla giustizia sabotando le indagini e abbia danneggiato persone che in molti casi non sono state nemmeno rinviate a giudizio. Forse – ha concluso – sono stato l’unico a difendere il provvedimento. Una legge ci vuole, questa situazione è durata per troppi anni e l’eccesso di intercettazioni deve cessare»

«Ma quale carnevale!» replica la capogruppo del Pd nella commissione giustizia della camera, Donatella Ferranti. « Qui l’unico ad avere la maschera è il senatore Gasparri che mentre dai tg sbraita a difesa delle forze dell’ordine, in parlamento appoggia silenziosamente norme che depotenziano l’attività investigativa delle forze dell’ordine e compromettono la sicurezza dei cittadini. Nonostante le laceranti divisioni interne – prosegue Ferranti- la maggioranza approverà una riforma delle intercettazioni che è un regalo alla criminalità: una vera e propria “legge ad crimen” che impedirà alle forze dell’ordine di assicurare alla giustizia numerosi colpevoli di reati di grave allarme sociale».

Un esempio? Ancora Cascini: «La legge dice di usare le intercettazioni solo in caso di gravi indizi di colpevolezza. In sostanza mai». Infatti è risaputo che quando ci sono gravi indizi di colpevolezza il sospetto viene arrestato.

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24 febbraio 2009

fonte:

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IL COMMENTO

Stati Generali per difendere l’informazione

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di Fulvio Fammoni

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L’iniziativa del Governo, con sempre maggiore frequenza, evidenzia scelte di autoritarismo a sostegno di obiettivi mirati.
Potrei citare molti esempi a partire dai temi del lavoro, ma mi soffermo sull’informazione.

Norme sulle intercettazioni che vorrebbero arrivare fino al carcere, taglio ai finanziamenti per l’editoria, tagli contro il sistema culturale, mancata presenza delle organizzazioni sociali nella comunicazione, conferma delle attuali e sbagliate leggi sulla comunicazione, mancata risposta alle procedure di infrazione della Commissione Europea, condizionamento di tanti giovani cronisti con l’uso abnorme del precariato, grandi manovre in corso sulle telecomunicazioni e la rete, mancato rispetto del concetto di obiettività, completezza, lealtà e imparzialità dell’informazione.

Tanti meccanismi, ognuno apparentemente svincolato dall’altro, alcuni decisi per legge e altri che si tenta di imporre di fatto, che identificano un progetto molto pericoloso che va ben oltre la pratica della stessa censura che pure continua ed arriva ad un concetto di monopolio e omologazione per cui una verità di parte è normalmente raccontata come realtà dei fatti.

Ognuno reagisce a questo stato di cose
con singoli atti: la Fnsi e la Fieg chiedono la cassazione delle norme sulle intercettazioni, come Cgil abbiamo chiesto alla Agcom verifica formale delle presenze delle organizzazioni sociali nell’informazione, in tanti chiediamo una riforma vera dell’editoria, della legge sull’emittenza e di superare il conflitto di interessi.

A questo stato di cose è giusto
e necessario reagire denunciando quello che non va, ma in modo più evidente e coordinato, con il coraggio e la determinazione necessaria, avanzando una proposta alternativa sulla quale discutere, aggregare e far ripartire l’iniziativa.

C’è un tessuto ricco di società pronta a tornare in campo sulla libertà ed il pluralismo dell’informazione, chiede però chiarezza nei contenuti e certezza di continuità nell’impegno a tutti i livelli.

Credo spetti a tutti
coloro che sono disponibili, per ripartire, chiamare a raccolta gli stati generali della comunicazione e da lì proporre una piattaforma di contenuti e un concreto programma a suo sostegno.
A questa volontà, se si manifesterà e consoliderà in modo largo e plurale, occorrerà dare voce certa contro l’oscuramento mediatico con cui si cercherà di farla scomparire.
Possiamo contribuire ognuno con i propri mezzi, ma io penso che l’Unità potrebbe candidarsi a svolgere un ruolo di prima fila.

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24 febbraio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/82072/stati_generali_per_difendere_linformazione

Nucleare, accordo tra Italia e Francia per nuovi impianti / Independent: «Nuovi impianti più pericolosi» / EcoTv: «Una centrale sia costruita ad Arcore»

Nucleare, accordo tra Italia e FranciaSarkozy: «Daremo un forte aiuto a Roma»

Il Pd: dopo Alitalia ecco un nuovo regalo

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Dopo essersi salutati domenica al G4 di Berlino, il premier italiano Silvio Berlusconi ed il presidente  francese Nicolas Sarkozy si sono rivisti a Roma, per il  secondo summit Italia-Francia a poco più di un anno di distanza  dalla “svolta” del vertice di Nizza nel novembre 2007, nel quale  fu siglata un’importante “pax elettrica”  tra i due Paesi.

Oggi  Roma e Parigi hanno siglato un’altra importante intesa sul nucleare, nel ventisettesimo vertice  italo-francese che ha visto schierate a Villa Madama robuste  delegazioni dei due governi, oltre ai due protagonisti  Berlusconi e Sarkozy.

Nucleare, insomma. Al vaglio è la costruzione di quattro centrali nel nostro Paese nonostante un referendum, nel 1987,  abbia permesso agli italiani di esprimere sull’argomento le loro posizioni. E mentre il premier accoglie Sarkozy in un clima “molto amichevole” a Villa Madama, il ministro  degli Esteri Frattini conferma a Sky Tg24: «Nei prossimi anni ci dovrà essere la posa della prima pietra di una centrale nucleare pulita e sicura italiana».  «Il nucleare rappresenta un’importante fonte di approvvigionamento energetico per l’Italia e la Francia  ha una tecnologia molto avanzata e sperimentata in materia e  l’accordo di oggi permetterà di lavorare insieme e aiutare  anche l’Italia di dotarsi di una struttura energetica  indispensabile».

Il Presidente francese a conclusione dell’incontro ha spiegato: «La Francia propone all’Italia una partnership illimitata in questo settore. Noi vogliamo sviluppare l’energia pulita con voi. E’ un accordo storico anche per l’Europa che deve sviluppare massicciamente le fonti rinnovabili e il nucleare. Nessuno può pensare di ottemperare agli obblighi del 2020 solo con le rinnovabili. Il gemellaggio tra Italia e Francia nel nucleare è un’ottima notizia».

«Oggi il governo ha firmato un accordo che conviene solo ai francesi e intanto in queste settimane sta perdendo tempo e occasioni per rilanciare il settore delle energie rinnovabili e del risparmio energetico, in campi su cui invece investono tutti gli altri Paesi europei e gli Usa di Barack Obama». Lo dice Francesco Ferrante, esponente del Pd e membro dell’esecutivo nazionale Ecodem.

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24 febbraio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/82097/nucleare_accordo_italiafrancia_il_pd_dopo_alitalia_ecco_un_nuovo_regalo

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Independent: «Nuovi impianti più pericolosi»

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Le centrali nucleari di nuova generazione sono più pericolose, in caso di incidente, degli impianti che dovrebbero sostituire. A dirlo è un’inchiesta del quotidiano britannico «The Independent», secondo il quale alcuni documenti di natura industriale proverebbero come, in caso di incidente, la fuoriuscita di radiazioni da queste centrali sarebbe notevolmente più consistente e pericolosa che non in passato.

Documenti che provengono anche dalla francese Electricite de France. Si tratta di prove, scrive il quotidiano, «ben sepolte tra le carte della stessa industria nucleare» e che «mettono in dubbio le ripetute affermazioni secondo le quali i nuovi Epr, European Pressurised Reactors, sarebbero più sicuri delle vecchie installazioni». Semmai sarebbe vero il contrario: «Pare che un incidente ad un reattore o al sistema di smaltimento delle scorie, sebbene più difficile da verificarsi, potrebbe avere conseguenze ancor più devastanti in futuro». In particolare, tra gli studi esaminati, « ce n’è uno che suggerisce che le perdite umane stimate potrebbero essere doppie» rispetto al passato.
Un impianto della generazione Epr è già stato realizzato in Finlandia, due sono in fase di realizzazione o progettazione in Normandia. Quattro verrebbero realizzati dalla Edf in Gran Bretagna. L’India è interessata a costruirne sei.

«Finora questo tipo di centrali è stato generalmente considerato meno pericoloso di quelli attualmente in funzione», continua il giornale britannico, «solitamente perché dotato di maggiori misure di sicurezza e in grado di produrre meno scorie. Ma le informazioni contenute nei documenti da noi consultati dimostrano che in effetti producono una quantità di isotopi radioattivi di gran lunga maggiore tra quelli definiti tecnicamente «frazioni di rilascio immediato» proprio perché fuoriescono facilmente dopo un incidente».

Inoltre «i dati contenuti in un rapporto fornito dalla Edf suggeriscono l’idea che la quantità di particelle radioattive di rubidio, bromo, cesio e iodio sarebbero il quadruplo che con i reattori attualmente in uso». Un secondo rapporto, questa volta della Posiva Oy, una compagnia specializzata nel trattamento delle scorie nucleari e che è di proprietà di due ditte specializzate nella costruzione di centrali, «lascia intendere che la produzione di iodio 129 sarebbe addirittura sette volte superiore».

Non basta, c’è anche «un terzo dossier, redatto dalla Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste, che lascia concludere che il cesio 135 ed il cesio 137 sarebbero maggiori di 11 volte». Tanta disparità nei possibili effetti di un incidente è dovuta proprio all’idea attorno alla quale sono impostati i reattori di nuova generazione, che bruciano il loro combustibile nucleare ad una velocità doppia rispetto agli attuali«.
La Areva, l’azienda che progetta gli Epr, ha puntualizzato, una volta interpellata dall’Independent, «che la radioattività complessiva delle scorie in realtà aumenta solo in misura leggera». Inoltre «queste centrali sono state progettate esattamente per bloccare ogni fuga radiattiva».

Il quotidiano, però, ha fatto analizzare i dati ad alcuni esperti di propria fiducia. Conclusione: «Il motivo di preoccupazione è comunque la grande quantità di materiale radioattivo che può fuoriuscire», perché «nessun sistema dà la certezza matematica della sicurezza». A riguardo il commento della Edf è lapidario: «Siamo fiduciosi che i nuovi impianti possano essere costruiti e gestiti in assoluta sicurezza».

Per ora dunque, e proprio nel giorno in cui anche il governo Berlusconi prende accordi con la Francia per tornare al nucleare, pare non ci resti che la “fede”.

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24 febbraio 2009
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Villa San Martino è la residenza di Silvio Berlusconi

«Una centrale sia costruita ad Arcore»

L’emittente satellitare EcoTv lancia una petizione online dopo l’accordo italo-francese sullo sviluppo del nucleare

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MILANO – Quattro nuove centrali nucleari in Italia? Bene, ma a patto che una venga costruita ad Arcore, possibilmente vicino a Villa San Martino, residenza di Silvio Berlusconi. È la provocazione lanciata da EcoTv, emittente satellitare (canale 906 di Sky) e online specializzata in temi legati all’ambiente e alla pace, dopo la firma dell’accordo italo-francese sul nucleare. Una provocazione che ha però un risvolto concreto: EcoTv ha lanciato una petizione online «affinché una delle quattro centrali nucleari che rientrano nell’accordo venga costruita nel comune di Arcore».

24 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_24/centrale_nucleare_arcore_petizione_ecotv_dc0da65a-028d-11de-adb7-00144f02aabc.shtml

NUCLEARE: PETIZIONE ON LINE DI ECOTV PER CENTRALE AD ARCORE

Per sottoscrivere petizione www.ecotv.it e www.facebook.it
info@ecotv.it

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The Independent

New nuclear plants will produce far more radiation

Industry documents reveal modern reactors more dangerous in an accident than the ones they replace

By Geoffrey Lean, Environment Editor
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Sunday, 8 February 2009
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The new European Pressurised Reactor under construction at Flamanville, Normandy

AFP

The new European Pressurised Reactor under construction at Flamanville, Normandy

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New nuclear reactors planned for Britain will produce many times more radiation than previous reactors that could be rapidly released in an accident, The Independent on Sunday can reveal.

The revelations – based on information buried deep in documents produced by the nuclear industry itself – calls into doubt repeated assertions that the new European Pressurised Reactors (EPRs) will be safer than the old atomic power stations they replace.

Instead they suggest that a reactor or nuclear waste accident, althouguh less likely to happen, could have even more devastating consequences in future; one study suggests that nearly twice as many people could die.

The EPR is the most advanced of the new generation of nuclear reactors. One is already being built in Finland and one in Normandy, France. And last week President Nicolas Sarkozy announced plans to build another in Normandy, while India signed a draft accord to buy between two and six of them. The French company EDF has said that it plans to build four in Britain. Two are expected for each of two existing nuclear power station sites, Hinkley Point in Somerset and Sizewell in Suffolk.

Until now the reactors have been widely thought to be less dangerous than those already in operation, largely because they contain more safety features and produce less waste. But the information in the documents shows that they produce very much more of the radioactive isotopes technically known as the “immediate release fraction” of the nuclear waste, because they could get out rapidly after an accident.

Data in one report, produced by EDF, suggests that they would produce four times as much radioactive bromine, rubidium, iodine and caesium as a present-day reactor. Information in another – by Posiva Oy, a nuclear waste company owned by two Finnish reactor builders – indicates that seven times as much iodine 129 is produced. And material in a third, by the Swiss National Co-operative for the Disposal of Radioactive Waste, implies that they will give rise to 11 times as much caesium 135 and 137.

This happens because the reactors are designed to burn their nuclear fuel almost twice as thoroughly as normal ones. Independent nuclear consultant, John Large, says that this “changes the physical characteristics of the fuel” and increases the immediate danger if the radiation should escape. After comparing the consequences of an accident at the new EPR being built at Flamanville, Normandy with one at an existing reactor nearby, he found that, in the worst case, it would increase the number of deaths from 16,000 to over 28,000.

Areva, the French firm that designs the reactor, says that the total radioactivity of the waste is only slightly increased, but Mr Large points out that it is the very much greater part that can easily escape that is of most concern. Areva adds that the reactors are specially designed to stop radioactivity escaping, but Mr Large argues no system can be foolproof. And in an accident during the transport of waste such protection would be irrelevant.

EDF said: “We are confident that new plants can be built and run safely.”

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fonte: http://www.independent.co.uk/environment/green-living/new-nuclear-plants-will-produce-far-more-radiation-1604051.html

Torna a casa da Guantanamo: “Torturato con metodi medievali”

Binyam Mohamed, 30 anni, è atterrato nell’aeroporto militare di Northolt accompagnato da due agenti di polizia

“Ho vissuto un’esperienza che non avrei immaginato neppure nei miei peggiori incubi. Prima di viverla, la tortura era per me un termine astratto”

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Binyam Mohamed di ritorno da Guantanamo (Ap/Lapresse)

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Londra, 23 febbraio 2009 – È tornato a casa da uomo libero, ma porta con sè le sofferenze di quattro anni di prigionia nel campo di Guantanamo e la determinazione ad avere giustizia.


Binyam Mohamed, 30 anni,
è atterrato nell’aeroporto militare di Northolt accompagnato da due agenti di polizia e da un medico che ha stabilito che è troppo provato psicologicamente e fisicamente per affrontare i giornalisti. Ma in una nota Mohamed ha fatto sapere “più con tristezza che con rabbia” di aver scoperto che “molti sono stati complici degli orrori vissuti negli ultimi sette anni”, inclusi, secondo quanto ha riferito, quanti dalla Gran Bretagna inviavano ai suoi torturatori in Marocco materiale e domande per gli interrogatori.

“Ho vissuto un’esperienza” si legge nella nota, “che non avrei immaginato neppure nei miei peggiori incubi. Prima di viverla, la tortura era per me un termine astratto e non avrei mai immaginato di finirne vittima. Mi è ancora difficile credere di essere stato rapito, sballottato da un Paese all’altro e di essere stato torturato con metodi medievali. Tutto organizzato dal governo Usa”.

Il suo obiettivo, ora, non è solo di “riprendersi”, ma di fare qualcosa per quanti devono ancora affrontare le camere di tortura. “Ho degli obblighi nei confronti di quanti sono ancora in quella situazione” ha scritto nel documento, “il momento più terribile è stato quanto ho creduto di essere stato abbandonato da tutti. Ho il dovere di far sì che nessuno sia dimenticato”.

Il ministero degli Esteri britannico ha fatto sapere che la Procura generale ha aperto un’indagine per verificare se funzionari britannici siano stati coinvolto in qualche modo nelle torture. Il capo del Foreign Office, David Miliband, ha manifestato la sua soddisfazione per il rientro di Mohamed, “frutto di un duro lavoro andato avanti per anni”, e ha salutato con favore “l’impegno di Obama a chiudere il centro di detenzione di Guantanamo”.

In base alla legge, Mohamed ha dovuto presentare una richiesta di soggiorno ed è in stato di fermo – ma non di arresto – alla base di Northolt. Le accuse formulate in un primo tempo contro di lui dagli Stati Uniti – aver progettato di far esplodere una bomba sporca in America – furono lasciate cadere nell’ottobre dello scorso anno. Il suo ritorno in libertà è, secondo il ministero Usa della Giustizia, “conforme con la sicurezza nazionale e gli interessi della politica estera statunitense oltre che con quelli della giustizia in sè”.

Sul destino di Mohamed il governo britannico deve ancora pronunciarsi, ma il premier Gordon Brown ha assicurato che “sarà fatto tutto il possibile per proteggere la sicurezza della popolazione e del Paese”.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/02/23/153577-torna_casa_guantanamo.shtml

Dagli Usa 900 milioni dollari per la ricostruzione di Gaza / La campagna di Current tv spaventa Roma

Il segretario di Stato Hillary Clinton alla Conferenza dei donatori il 2 marzo in Egitto

I fondi distribuiti attraverso le Nazioni Unite. Non andranno ad Hamas

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Dagli Usa 900 milioni dollari per la ricostruzione di Gaza
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WASHINGTON – Gli Stati Uniti sono pronti a impegnare oltre 900 milioni di dollari per la ricostruzione di Gaza e il rafforzamento dell’Autorità palestinese. Secondo fonti del Dipartimento di Stato, Hillary Clinton annuncerà gli aiuti la prossima settimana alla conferenza dei donatori di Gaza che si terrà a Sharm el Sheikh. Gli aiuti serviranno a ricostruire le infrastrutture distrutte durante l’offensiva israeliana, e a rafforzare la leadership dell’Anp. I fondi saranno distribuiti attraverso i canali delle Nazioni Unite e di altre organizzazioni ma “non andranno ad Hamas”, ha precisato la fonte del Dipartimento di Stato.

La conferenza di Sharm, il 2 marzo,
si prefigge di raccogliere aiuti umanitari e fondi per la ricostruzione di Gaza dopo la recente invasione israeliana con l’operazione Piombo fuso che ha fatto, secondo stime preliminari, due miliardi di dollari di danni e in cui sono morti circa 1.300 palestinesi.

Subito dopo la conferenza internazionale in Egitto il neosegretario di Stato americano, Hillary Clinton, effettuerà il 3 e il 4 marzo la prima missione ufficiale del suo mandato in Medio Oriente, recandosi in Israele e nella Cisgiordania occupata. Lo ha reso noto il negoziatore dell’Autorità palestinese, Saeb Erekat.

La numero uno della diplomazia Usa
sarà preceduta dall’inviato speciale per la regione del presidente Barack Obama, l’ex senatore George Mitchell, il quale venerdì prossimo avrà un colloquio a Ramallah con il presidente dell’Anp, il moderato Mahmoud Abbas detto Abu Mazen.

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23 febbraio 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/01/sezioni/esteri/medio-oriente-50/ricostruire-gaza/ricostruire-gaza.html?rss

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L’atm ha invece accettato di ospitare le affissioni nella metropolitana milanese

La campagna di Current tv spaventa Roma ed è costretta ad andare a Milano

Bocciati dall’Atac i manifesti della tv di Al Gore, su due inchieste della nuova trasmissione «Vanguard»

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Uno dei manifesti di Current tv dedicato all'inchiesta «La guerra segreta all'Iran» (Ansa)
Uno dei manifesti di Current tv dedicato all’inchiesta «La guerra segreta all’Iran» (Ansa)

ROMA – Dopo il veto incassato dalle autorità locali romane, L’Atac ne aveva vietato l’affissione all’interno delle stazioni della metropolitana e sui bus, Current tv, il social news network fondato dall’ex vicepresidente Usa e premio Nobel per la pace Al Gore e in onda sul canale 130 di Sky, decide di andare avanti e dal 2 marzo le affissioni pubblicitarie per il lancio delle inchieste «Vanguard» – programma di punta della nuova stagione in onda dal 10 marzo, dedicato al giornalismo d’inchiesta sul campo – compariranno sui muri di Roma per due settimane.

AFFISSIONI – L’affissione nella capitale sarà preceduta il 26 Febbraio da quella nella metropolitana di Milano, approvata invece dal comune, con le medesime immagini censurate dall’Atac.

Uno dei manifesti di Current tv dedicato all'inchiesta «I martiri della camorra» (Ansa)
Uno dei manifesti di Current tv dedicato all’inchiesta «I martiri della camorra» (Ansa)

«I manifesti – chiarisce Paolo Lorenzoni, Direttore Marketing di Current – dovevano essere affissi all’interno delle stazioni metro e non su autobus o mezzi in movimento come ha detto il Presidente Atac, Massimo Tabacchiera» («quei manifesti non vanno bene per i mezzi in movimento, la gente non ha il tempo di fermarsi a leggere e comprendere il senso del messaggio», aveva detto Tabacchiera). Tommaso Tessarolo, General Manager di Current Italia, dice: «Non volevamo certo turbare il clima sociale della capitale, ma semplicemente ottenere l’attenzione dei cittadini su temi di attualità di respiro globale. La decisione del Comune di Roma ci è sembrata una censura preventiva, che arriva insieme alla giustizia fai-da-te, in perfetto stile pre-Obama». I contenuti delle due inchieste di Vanguard, «La guerra segreta all’Iran» e «I Martiri della camorra», saranno su Current rispettivamente il 10 e il 18 Marzo alle 23.00.

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23 febbraio 2009

fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_febbraio_23/manifesti_current_tv_07ca3844-01ad-11de-91dc-00144f02aabc.shtml