Archive | marzo 2009

AMBIENTE – “Effetto serra? Non esiste”: Pdl all’attacco di Kyoto e Ue

Mozione a firma Dell’Utri: “Cambiamenti climatici modesti, e comunque non dannosi”

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di ANTONIO CIANCIULLO

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I cambiamenti climatici non esistono. E se esistessero farebbero un gran bene. Parola di Pdl. Non è una barzelletta. E’ una mozione che porta, tra le varie firme di esponenti della maggioranza, anche quelle di Dell’Utri, Nania e Poli Bortone. In polemica con la Commissione europea che dà “per scontata l’attribuzione della responsabilità del riscaldamento globale in atto da circa un secolo nell’atmosfera terrestre all’emissione dei gas serra antropogenici”, i parlamentari del centrodestra professano senza esitazione la loro fede scettica. Sostengono che “una parte consistente e sempre più crescente di scienziati studiosi del clima non crede che la causa principale del peraltro modesto riscaldamento dell’atmosfera terrestre al suolo finora osservato (compreso fra 0,7 e 0,8 gradi centigradi) sia da attribuire prioritariamente ed esclusivamente all’anidride carbonica di emissione antropica”.

E se invece il mutamento climatico fosse veramente in atto? Niente paura – si legge nella mozione che verrà discussa giovedì in Senato – sarebbe una gran bella cosa: “Se pure vi fosse a seguito dell’aumento della concentrazione dell’anidride carbonica nell’atmosfera un aumento della temperatura terrestre al suolo, i conseguenti danni all’ambiente, all’economia e all’incolumità degli abitanti del pianeta sarebbero molto inferiori a quelli previsti nel citato Rapporto Stern e addirittura al contrario maggiori potrebbero essere i benefici”.

Non è puro amore del paradosso. Nel mirino ci sono, ancora una volta, gli accordi di Kyoto e l’impegno dell’Unione europea ad arrivare agli obiettivi del 20 – 20 -20, cioè a far correre la macchina dell’industria europea per renderla in tempi rapidi più competitiva sul mercato internazionale aumentando l’efficienza e diminuendo la dipendenza dai combustibili fossili: “Gli obiettivi intermedi e le relative sanzioni introdotte dal cosiddetto Protocollo di Kyoto e dal cosiddetto Accordo 20-20-20 si muovono in antitesi alla dinamica degli investimenti in ricerca”.


Al testo presentato dalla maggioranza verrà contrapposta una mozione dell’opposizione. “Quelle della maggioranza sono affermazioni che fanno a pugni con il consenso scientifico e politico maturato in tutta Europa sui mutamenti climatici e danno la misura della marginalità del governo italiano rispetto al modo in cui i principali paesi industrializzati stanno organizzandosi per rispondere alle due crisi che si intrecciano: la crisi economica e la crisi climatica”, commenta Roberto Della Seta, capogruppo pd in commissione Ambiente.
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31 marzo 2009
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EFFETTO SERRA

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La Terra soffoca per l’inquinamento, anche il clima sembra impazzire. Al termine di un ventennio che ha visto crescere di quasi mezzo grado la temperatura media sulla Terra e aumentare il numero e l’intensità degli eventi meteorologici estremi (uragani, inondazioni, ondate di calore, siccità), in molti ormai ipotizzano che siamo già entrati nell’era dell’effetto serra. Certo l’effetto serra è una minaccia sempre più concreta, che rischia di diventare incontrollabile se continuerà ai ritmi attuali l’immissione nell’atmosfera dei cosiddetti “gas di serra’, sostanze prodotte dalle attività industriali – in particolare l’anidride carbonica, prodotta dalla combustione di carbone petrolio e gas – o liberate per effetto di fenomeni, come la deforestazione, causati dall’uomo. I rischi sono elevatissimi, perché un aumento ulteriore anche di pochi decimi di grado della temperatura terrestre innescherebbe una terribile reazione a catena: parziale scioglimento delle calotte polari, innalzamento del livello di mari e oceani, tropicalizzazione del clima in molte regioni oggi temperate (compresa parte dell’Italia). In base al Protocollo di Kyoto, firmato nel 1997, ogni Paese o gruppo di Paesi ha sottoscritto un proprio obiettivo di riduzione delle emissioni di anidride carbonica. Tra i Paesi industrializzati, responsabili di gran parte delle emissioni che minacciano il clima e cui tocca perciò lo sforzo maggiore per una loro riduzione, solo l’Unione europea ha in parte tenuto fede ai suoi impegni; quanto all’Italia, malgrado alcuni positivi passi in avanti — siamo stati uno dei primi Paesi ad adottare una “energy-carbon tax”, imposta che grava sugli usi energetici a maggiore impatto climalterante -, l’obiettivo di ridurre del 6,5% le emissioni di CO2 entro il 2010 resta lontanissimo. Ora il fallimento della Conferenza dell’Aja, dove l’Europa non è riuscita ad imporre a Stati Uniti e Giappone l’accettazione di misure incisive per curare la febbre del pianeta, mette tutti davanti a un bivio: o i governi, le forze politiche, i sistemi economici, gli stessi consumatori si muoveranno in fretta per fermare l’aumento delle emissioni che stanno alterando il clima, oppure tra pochi anni dovremo fronteggiare non più una minaccia, ma una drammatica realtà.
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COS’E’ L’EFFETTO SERRA

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Alcuni dei gas presenti nell’aria, detti “gas serra”, hanno la capacità di assorbire il calore di quella quota di radiazioni solari che una volta “rimbalzate” sulla superficie terrestre sfuggirebbero poi verso lo spazio: più cresce la loro concentrazione, e più aumenta la quantità di calore intrappolata nell’atmosfera e dunque, tendenzialmente, la temperatura sul nostro pianeta. Sono “gas serra’ l’anidride carbonica (C02), i clorofluorocarburi (CFC), il metano (CH4), l’ossido di azoto (N20), l’ozono troposferico (03). La concentrazione dei ‘gas serra” nell’atmosfera cresce sia per l’aumento delle emissioni sia, nel caso dell’anidride carbonica, per la sistematica distruzione di milioni di ettari di foresta: gli alberi, infatti, agiscono da veri e propri “accumulatori” di carbonio, e per ogni ettaro di foresta bruciato cresce quindi di un po’ la quantità di anidride carbonica liberata nell’aria, e con essa l’effetto serra.  A partire dalla rivoluzione industriale, la concentrazione dei “gas serra” nell’atmosfera è progressivamente aumentata: era di 280 parti per milione alla metà dell’Ottocento, è oggi di 370 parti per milione. Parallelamente, si è verificato anche un graduale aumento della temperatura media, che negli ultimi anni ha subìto un’accelerazione: gli anni ’90 sono stati il decennio più caldo a memoria d’uomo, e al ’98 è toccato il record di anno più caldo mai registrato
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LE CAUSE

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A provocare l’effetto serra sono l’anidride carbonica, i clorofluorocarburi, il metano, l’ossido di azoto, l’ozono troposferico: gas la cui concentrazione aumenta sempre di più per una serie di cause tutte legate ad attività umane. Gran parte della responsabilità per il progressivo riscaldamento del nostro pianeta va addebitata al modello energetico dominante: l’80% delle emissioni di anidride carbonica, il principale “gas serra”, proviene dalla combustione del carbone, del petrolio e del metano, dunque dall’attività delle centrali termoelettriche, dai fumi delle industrie, dagli scarichi delle automobili. Ma sotto accusa ci sono anche i fertilizzanti azotati usati in agricoltura, che oltre ad alimentare il fenomeno dell’eutrofizzazione che sta uccidendo decine di laghi e mari, tra cui l’Adriatico, sono anche responsabili di buona parte delle emissioni di ossido di azoto.
Infine altri due “imputati” di primo piano sono i clorofluorocarburi responsabili della distruzione della fascia di ozono, la cui produzione per fortuna è in rapida diminuzione, e la deforestazione, che nelle foreste tropicali procede al ritmo di un campo di calcio al secondo. Quanto alla parte di ‘colpa” delle varie aree geo-politiche del mondo, il dato che salta subito agli occhi e che oltre la metà delle emissioni di anidride carbonica e degli altri “gas serra” viene dai Paesi industrializzati – Stati Uniti, Unione europea, Canada, Giappone, Australia – dove vive appena un quinto della popolazione mondiale.
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GLI EFFETTI

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Se le emissioni dei “gas di serra” in atmosfera proseguiranno ai ritmi attuali, dovremo attenderci nei prossimi decenni un riscaldamento globale del pianeta compreso tra 1 e 3,5 gradi centigradi. Le conseguenze di questo aumento della temperatura sarebbero catastrofiche a vari livelli.
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INNALZAMENTO DEL LIVELLO DEI MARI
Il riscaldamento provocherebbe il parziale scioglimento dei ghiacci e un’espansione termica degli oceani, con un innalzamento prevedibile del livello dei mari di 15-95 centimetri. Regioni come la Florida, la Louisiana, la zona costiera giapponese o il Delta del Po, Paesi come il Bangladesh o l’Egitto, arcipelaghi come le Isole Marshall, città come Atene, Boston, Tokyo, Nuova Delhi, Amsterdam, Londra, Leningrado, Venezia o Trieste potrebbero venire parzialmente sommerse.
ALTERAZIONI CLIMATICHE
I periodi di siccità, che già in questi anni si sono estesi dalle latitudini equatoriali a molte regioni temperate in Europa e negli Stati Uniti, si moltiplicherebbero, e vaste aree intensamente coltivate che oggi forniscono grano e cibo a tutto il mondo, come le grandi pianure nordamericane ma anche in parte la Pianura Padana, potrebbero diventare zone aride non adatte all’agricoltura. Al tempo stesso, l’aumento della temperatura produrrebbe un’intensificazione e una maggiore estensione di eventi meteorologici estremi come alluvioni, inondazioni, cicloni tropicali.
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EFFETTI SANITARI
Quanto più crescerà la temperatura sulla Terra, tanto più aumenterà anche l’incidenza e la diffusione di malattie tropicali. Secondo alcune stime, per esempio, se non verrà fermato l’effetto serra la parte della superficie terrestre a rischio-malaria passerà dal 45% al 60%.
DISTRUZIONE DELLE SPECIE ANIMALI
La febbre del pianeta accelererebbe l’estinzione di migliaia di specie animali e vegetali, non più in grado di sopravvivere nelle mutate condizioni climatiche. Lo scioglimento dei ghiacci potrebbe compromettere irrimediabilmente interi ecosistemi. Tra le specie più a rischio orsi polari e pinguini, salmoni e trichechi, foche e tigri, e poi ambienti già oggi fortemente minacciati come le barriere coralline. Infine, si assisterebbe alla crescente tropicalizzazione di mari “temperati” come il Mediterraneo, dove la fauna e la flora autoctone verrebbero progressivamente soppiantate da specie provenienti dai mari del sud.
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I RIMEDI

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La minaccia dell’effetto serra è conosciuta da molti anni, ma i governi faticano maledettamente a compiere gli atti necessari per fermarla. Il petrolio e gli altri combustibili fossili, cui si deve gran parte delle emissioni, continuano a farla da padroni nei sistemi energetici dei Paesi più ricchi, mentre restano al palo le fonti “pulite” e si fa pochissimo per promuovere il risparmio energetico. In base al Protocollo di Kyoto firmato nel 1997, le nazioni industrializzate hanno preso l’impegno di ridurre le emissioni di anidride carbonica di almeno il 5% entro il 2008-2012 rispetto ai livelli del ’90: un obiettivo troppo timido, visto che m olte delle conseguenze previste in caso di riscaldamento del pianeta sono già in parte una realtà, e in ogni caso un obiettivo che rimane lontanissimo. In particolare l’Italia, che si è impegnata a ridurre del 6,5% entro il 2010 rispetto al ’90 le emissioni di CO2, finora ha fatto assai poco per centrare l’obiettivo, tanto che al ’98 le nostre emissioni erano addirittura cresciute di oltre il 5%. Un ritardo, oltretutto, doppiamente autolesionista, perché quasi tutte le misure utili ad abbattere le emissioni di CO2 servirebbero anche a combattere l’inquinamento atmosferico e a ridurre la dipendenza energetica del nostro Paese dal petrolio. Legambiente con questa petizione chiede ai Capi di Stato e di Governo del “G8” che si riuniranno a Genova il prossimo luglio di concordare una posizione comune capace di superare lo stallo registrato alla Conferenza dell’Aja, sulla base di un programma di azione che consenta il raggiungimento degli obiettivi stabiliti nel Protocollo di Kyoto; in particolare, chiede al governo italiano di adottare misure concrete ed incisive per diminuire i consumi energetici e incentivare le fonti rinnovabili. Questi gli interventi proposti: installare nei prossimi 20 anni 10 mila megawatt di turbine eoliche e 10 mila tetti fotrovoltaici, che ricavano elettricità dall’energia solare; spostare in 6 anni il 4% dei passeggeri e il 5% delle merci dal trasporto su strada a quello su rotaia e via mare; dimezzare negli edifici esistenti i consumi di energia per uso domestico, incentivando in particolare l’utilizzo di lampade ad alta efficienza, la diffusione di elettrodomestici a basso consumo, il passaggio dagli scaldabagni elettrici a quelli a metano o ad energia solare. Questo programma consentirebbe di raggiungere l’obiettivo di ridurre del 6,5% le emissioni di CO2, ridurrebbe del 50% da oggi al 2020 la nostra dipendenza dal petrolio, ci farebbe risparmiare oltre 150 mila miliardi.
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BUCO DELL’OZONO

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L’ ozono , la cui molecola è costituita da tre atomi di ossigeno, è un gas bluastro, molto reattivo. Circa il 90% dell’ ozono terrestre è situato nella stratosfera , lo strato di atmosfera da 10 a 40 kilometri al di sopra della superficie terrestre, dove viene continuamente generato e distrutto dalle radiazioni UV (ultraviolette). Solo una piccola parte dell’ ozono è nella troposfera, lo strato atmosferico interno, dove hanno luogo i fenomeni meteorologici . L’ozono troposferico viene principalmente prodotto mediante reazioni fotochimiche dovute ad altri gas inquinanti, specialmente al di sopra delle grandi città. L’ ozono può essere pericoloso ? Il sottile strato di ozono nella stratosfera difende la vita sulla terra dalle pericolose radiazioni UV provenienti dal sole. L ‘ ozono a livello del suolo è dannoso , essendo molto reattivo ed irritante per gli occhi. Lo strato di ozono è in pericolo ? La quantità totale di ozono è sostanzialmente stabile in un ciclo naturale. Cosi’ è stato per milioni di anni. Negli ultimi decenni, secondo rilevamenti eseguiti nell’ atmosfera, lo strato di ozono sta diventando più sottile, specialmente sopra l’ Antartide, dove appare periodicamente un “buco” nello strato di ozono . Recentemente, nel 1997, è stato scoperto un altro “buco” sopra il Polo nord. Secondo gli scienziati, alcune sostanze chimiche sono le principali responsabili del problema. Queste sostanze chimiche sono chiamate “sostanze che consumano l’ ozono” ( ODS, Ozone Depleting Substancies) e comprendono molti gas contenenti cloro o bromo, come : i clorofluorocarburi (CFC) , che contengono cloro, fluoro e carbonio, usati nei frigoriferi e come agenti espandenti nelle schiume; gli “Halons”, usati come antifiamma; il bromuro di metile, usato in agricoltura. Dopo la seconda guerra mondiale, i CFC sono stati ampiamente utilizzati, soprattutto perchè chimicamente inerti e, di conseguenza, non tossici ed estremamente stabili. I CFC non vengono sciolti dalla pioggia : dopo diversi anni, trasportati dai venti, raggiungono inalterati la stratosfera . Qui vengono degradati dalla intensa radiazione UV, e mediante queste reazioni vengono creati liberi atomi di cloro. Ognuno di questi può distruggere molte migliaia di molecole di ozono prima di essere allontanato dall’ atmosfera; il cloro è un catalizzatore per la distruzione dell’ ozono. Il bromo (proveniente per esempio dal bromuro di metile ) è un catalizzatore anche più efficace del cloro. Quali sono gli effetti della riduzione dello strato di ozono ? La riduzione dello strato di ozono causerà un incremento delle radiazioni UV a livello del suolo. Un eccesso di raggi UV è stato associato a bruciature della pelle, cancro della pelle, cataratte, e danni ad alcuni raccolti e ad organismi marini. Cosa si può fare per interrompere la riduzione dello strato di ozono? Sostituire i CFC e le altre ODS con sostanze compatibili con l’ ambiente . Sono in corso ricerche per identificare le migliori sostanze alternative ; attualmente gli HCFC ( idroclorofluorocarburi), che contengono idrogeno, cloro, fluoro, carbonio, stanno rimpiazzando i CFC, poichè sono meno dannosi per lo strato di ozono. In futuro anche gli HCFC verranno banditi. Il “Protocollo di Montreal ” è il trattato internazionale per la protezione dello strato di ozono, che regola l’ accordo per bandire le sostanze nocive per l’ ozono stratosferico. Secondo il Protocollo di Montreal e i successivi emendamenti i CFC e gli Halon avrebbero dovuto essere banditi entro l’ anno 2000. Comunque, anche se il consumo di tutti i gas che distruggono l’ ozono cessasse completamente, occorrerebbero molti anni prima di un completo recupero dello strato di ozono, a causa della persistenza degli stessi gas nell’ atmosfera. I gas che provocano l’ effetto serra sono responsabili della riduzione dello strato di ozono ? I più importanti gas che provocano l’ effetto serra ( biossido di carbonio, metano, ossidi di azoto ) non sono nocivi per lo strato di ozono. Comunque i CFC e lo stesso ozono troposferico contribuiscono all’ effetto serra. Sfortunatamente alcune sostanze usate per sostituire i CFC, come gli HCFC, sono meno pericolosi per l’ ozono, ma contribuiscono anch’ essi all’ effetto serra.
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AEREOGRAMMA CHE RAPPRESENTA LA PERCENTUALE DEI GAS CHE CAUSANO IL BUCO DELL’OZONO
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PIOGGE ACIDE

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Quando l’anidride solforosa e altri gas prodotti dalla combustione del carbone e del petrolio si disperdono nel cielo e ricadono a terra sotto forma di acidi con la pioggia, gli effetti sull’ambiente, sui monumenti e sulla salute umana sono devastanti. Anche se sembra una contraddizione, bisogna dire che molti dei problemi legati alle piogge acide sono in parte il risultato di precedenti interventi dell’uomo per ridurre l’inquinamento. Ad esempio, dopo che nel 1952 a causa dello smog a Londra morirono oltre 4.000 persone, il governo britannico varò nuove leggi per il controllo delle emissioni inquinanti. In particolare le centrali termoelettriche furono obbligate a costruire delle ciminiere molto più alte per disperdere fumi e gas prodotti dalla combustione del petrolio e del carbone. In seguito a questo intervento, molte città inglesi ebbero finalmente un’aria più pulita. Peccato che a pagarne le spese furono gli abitanti delle circostanti regioni su cui l’inquinamento inglese, trasportato dai venti, ricaddeva sotto forma di pioggia , nebbia o neve. Altri responsabili delle piogge acide sono i veicoli a motore che affollano le strade delle nostre città. Infatti ad essi deve attribuirsi più del 50% delle emissioni di biossido di azoto. L’Italia da sola, libera ogni anno circa due milioni di tonnellate di anidride solforosa e più di un milione e mezzo di tonnellate di ossidi di azoto, provenienti per circa la metà dalle centrali termoelettriche. Il 10% dei boschi italiani è già danneggiato dalle piogge acide, responsabili anche del degrado dei monumenti. L’anidride solforosa infatti a contatto con la pietra calcarea trasforma il carbonato di calcio in gesso, facilmente dilavato dall’acqua piovana.
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Onu: «Afghanistan, pronta la legge che obbliga le donne a concedersi ai loro mariti»

Polemiche sulla norma che secondo fonti Onu legalizza lo stupro nel matrimonio

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KABUL – Mentre all’Aja la comunità internazionale discute del futuro dell’Afghanistan, scoppia la polemica, a Kabul e non solo, per una legge recentemente approvata dal parlamento afghano che, secondo l’interpretazione di fonti delle Nazioni Unite e di diverse associazioni per i diritti delle donne, obbliga le mogli ad avere rapporti sessuali con il marito e vieta loro di cercare lavoro, istruirsi o farsi visitare da un medico, senza aver prima il permesso del consorte. «I diritti delle donne in Afghanistan sono un motivo di «assoluta preoccupazione» per gli Stati Uniti, ha detto il segretario di Stato Usa Hillary Clinton, in un incontro stampa all’Aja. «Non si può sviluppare un paese se metà della sua popolazione viene oppresso», ha aggiunto la Clinton, senza citare la legge al centro delle polemiche.

IL NO DELL’ITALIA– La legge ha causato una levata di scudi anche in Italia: «Non possiamo girare lo sguardo dall’altra parte ed essere indifferenti a quanto sta accadendo in Afghanistan, un Paese che, anche se lontano, ha di fatto legalizzato la barbarie nei confronti delle donne»: ha detto il ministro per le pari opportunità, Mara Carfagna. «Siamo sdegnati» ha aggiunto la parlamentare del Pdl, Souad Sbai. Il governo afghano deve «smentire o chiarire» la questione della legge sulle donne che, secondo fonti di stampa britanniche, sarebbe stata recentemente firmata dal presidente Hamid Karzai, ha osservato il ministro degli Esteri, Franco Frattini.

POLEMICHE – Il provvedimento, bollato dalla parlamentare afghana Humairi Namati come «peggiore di quelli dei talebani», è stato votato alla fine del mese di marzo, ed è stato reso noto dal Guardian. Duro il commento del «Fondo di Sviluppo delle Nazioni Unite per le Donne», che mette in guardia da questa legge, non ancora pubblicata ufficialmente, ma confermata dal ministro dell’interno afghano, che affida al padre e, in seconda battuta al nonno, la custodia dei figli in caso di separazione dei consorti. Un altro aspetto fortemente criticato da chi si oppone al provvedimento è la velocità con la quale si è giunti all’approvazione, limitando al minimo la discussione in parlamento. Shinkai Zahine Karokhail, un’altra parlamentare che si è opposta al provvedimento, non ha esitato a denunciare che il presidente Hamid Karzai ha approvato questa legge per garantirsi il sostegno della minoranza hazara (sciiti), che rappresenta circa il 10 per cento della popolazione, in previsione delle elezioni presidenziali che si terranno ad agosto. La costituzione afghana, infatti, riconosce agli sciiti concessioni in materia di diritto di famiglia molto simili a quelle che sono state adottate dal Parlamamento.

IL CONSENSO DEGLI SCIITI Grande soddisfazione è emersa tra i politici di etnia hazara alla notizia dell’approvazione della legge. «Gli uomini e le donne hanno gli stessi diritti in base all’Islam, ma ci sono differenze nel modo in cui sono stati creati», ha affermato il leader del partito politico hazara, Ustad Mohammad Akbar, il quale ha poi aggiunto che la donna può rifiutare di avere rapporti sessuali con il marito se è indisposta o ha un’altra ragionevole “scusa”. Secondo quanto scrive il quotidiano inglese, Karzai è diventato assai impopolare tra la popolazione afghana e starebbe cercando di riguadagnare il consenso degli sciiti in vista della scadenza elettorale che si preannuncia molto combattuta. Gli hazara, infatti, sono considerati dagli analisti politici l’ago della bilancia nella corsa alla Presidenza. Il portavoce di Karzai, interrogato in merito al nuovo provvedimento, non ha voluto rilasciare dichiarazioni.

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31 marzo 2009

fonte: http://www.corriere.it/esteri/09_marzo_31/afghanistan_legge_stupro_matrimonio_66612000-1de3-11de-84d3-00144f02aabc.shtml

Francia, caccia ai manager. Assediato il milardario Pinault

A Parigi operai bloccano per un’ora l’auto del patron del gruppo leader nel lusso (Gucci-Chrisite’s)

Contro i licenziamenti, bloccati in ufficio alcuni dirigenti a Grenoble della Caterpillar

Francia, caccia ai manager Assediato il milardario Pinault François-Henri Pinault, presidente del gruppo francese Ppr

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GRENOBLE – Mentre il direttore del personale e altri quattro manager della Caterpillar da stamane sono tenuti sotto chiave dagli operai nella sede dell’azienda a Grenoble, anche Francois-Henri Pinault, patron del gruppo PPR, leader del lusso, è stato “sequestrato” un’ora da alcuni dipendenti del suo gruppo. Un centinaio di operai colpiti dalla crisi economica e preoccupati dall’imminente taglio di 1.200 unità, hanno preso d’assedio l’auto del milardario mentre lasciava la sede parigina del suo gruppo industriale.

Liberato dalla polizia.
Per liberare l’industriale, è stato necessario l’intervento della polizia che ha sgomberato la zona dai manifestanti. Quarantasette anni, Francois-Henri Pinault gestisce l’immenso impero del lusso PPR fondato dal padre, Francois. E’ proprietario di un vasto gruppo che va dal marchio Gucci alla casa d’aste Christie’s, dalla Fnac a Printemps, al marchio sportivo Puma. In Italia, Pinault possiede tra l’altro Palazzo Grassi a Venezia.

A Grenoble “bloccati” manager Caterpillar. Da Parigi a Grenoble, la caccia al manger continua. I lavoratori della Caterpillar impediscono di uscire dai loro uffici quattro dirigenti. I sindacati chiedono di riaprire le trattative arenatesi sulla decisione dell’azienda di licenziare 733 delle 2.500 persone che lavorano in Francia per la multinazionale statunitense leader nella costruzione di macchinari per il movimento terra. “Una scelta – sostengono i dirigenti – dettata dal calo delle vendite del 55%”.


“Libertà in cambio di trattativa”.
“Li tratteniamo per discutere con loro”, ha detto Benoit Nicolas, delegato del sindacato Cgt. “Chiediamo che fissino una riunione coi rappresentanti del personale per sbloccare i negoziati. Loro sostengono che non ci sono margini di trattativa perché non hanno tutti i poteri – ha aggiunto il sindacalista – ma penso che si possa arrivare a qualcosa”. Caute le dichiarazioni fatte filtrare oltre la cortina di operai dal direttore “sequestrato” della sede di Grenoble, Nicolas Polutnick: “Un piano di ristrutturazione è un procedimento complesso. Senza la libertà di movimento sarà difficile poter arrivare ad un negoziato”.

Caccia al manager. Non è la prima volta che succede. Qualche settimana fa, sempre in Francia, nella caccia al manager sono incappati l’amministratore delegato della Sony France, tenuto in ostaggio una notte, e il direttore della filiale 3M, liberato solo dopo la firma di un protocollo d’accordo e l’apertura dei negoziati sul taglio di 110 posti di lavoro su 235. La Francia non è l’unico Paese europeo in cui la crisi economica provoca episodi del genere. A Edimburgo pochi giorni fa è stata assaltata la villa di sir Fred Goodwin, ex amministratore delegato della Royal Bank of Scotland, ridotta al fallimento dal management. La responsabilità dell’azione è stata rivendicata dal gruppo “Bank bosses are criminals” (“I dirigenti di banca sono criminali”).

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31 marzo 2009

fonte: http://www.repubblica.it/2009/03/sezioni/esteri/vandali-banchiere/caterpillar/caterpillar.html

«Sinistra autolesionista» Veltroni torna a parlare

«Che ne pensa del discorso fatto da Fini al congresso del Pdl»? gli chiede un giovane studente che lo sta intervistando. Due battute di replica: «Interpreta con senso di responsabilità il suo ruolo, che deve essere super partes. Spero, mi auguro che continui a farlo». Ma prima prega lo studente: «Per favore, non mi faccia domande sulla politica, almeno sull’attualità politica. Ho scelto un altro ruolo per me. È un tempo nuovo, particolare». Infatti. Almeno dal giorno in cui si è dimesso da segretario del Pd, era il 17 febbraio scorso, e fino a quando chissà, Walter Veltroni ha scelto di fare altro. E di non intervenire nel dibattito politico.

Sarà per questo che ha l’aspetto rilassato: tensioni scaricate, sguardo sereno. Però oggi, chiamato dall’Università Luiss di Roma a tenere una lezione sul “cammino della sinistra” (dalle radici al pensiero democratico) qualche battuta viene fuori: la storia da ripercorrere del resto è la storia di un partito, di più partiti. E la politica ne è il cuore. Passato e presente. Dal Pci al Pd. Dalle scelte mancate e sbagliate, come quella del 1956 dopo Budapest, fino al 1996 quando dall’Ulivo sarebbe già dovuto nascere il partito democratico. Invece, grave ritardo.

Dopo l’intervista per la web tv della Luiss, Veltroni passa nell’aula grande dove decine di studenti lo aspettano. E comincia a parlare. Il riformismo, i diversi riformismi italiani, sono la cornice del discorso; dentro ci stanno i passaggi chiave della sinistra italiana, la sua storia di scissioni «fatte per conquistare maggiore unità, che paradosso», e non solo. Si va dal Partito d’azione «esperienza fondamentale, incontro di realtà diverse, ma poco conosciuta» la cui sconfitta «è una delle ragioni dell’arretratezza del nostro Paese»; per toccare poi la «grande stagione» di Berlinguer; il 1989, il crollo del Muro, il collasso di un sistema politico, cui è seguito l’inizio di un’altra storia, vera e propria.

Gli studenti ascoltano, qualcuno prende appunti. Pochi guardano il cellulare ogni tanto. Studiano Economia e Scienze Politiche (*) all’Università di Confindustria, quella che mira a formare la classe dirigente del Paese. E loro ci credono. Sono attenti, dunque mentre Veltroni legge la relazione preparata, e anche quando si lascia andare a digressioni «a braccio». Sulla mancanza di «una vera e propria stagione riformista, come quella conosciuta da altri Paesi, Gran Bretagna e Stati Uniti sopra tutti»; sull’impressione che anche quando si concluderà «questo ciclo politico, ci ritroveremo un Paese con gli stessi difetti e le stesse contraddizioni perché mancano coalizioni coerenti e coese». Anzi, peggio. «Questa non è una destra riformista, lascerà il paese peggio di come lo ha trovato». E lui da cittadino e da politico si dice «preoccupato» per «il peggioramento della vita sociale, delle differenze tra aree povere e ricche».

Ed è sempre “a braccio” che parlando di partiti Veltroni fa un’accusa che sembra essere un’ammissione di colpa per il Pd e per la mancata sintesi: «I partiti non possono contenere dentro di sé tutto e il contrario di tutto. Devono essere omogenei, quando il partito pensa di essere governo e opposizione non funziona». Questo impedisce la mancanza di una vera alternanza politica per il Paese.

La lezione sta per finire: Veltroni chiosa richiamandosi alla storia di un socialismo democratico e socialista che non c’è stata. «Il Pd non è nato per dare al Paese il partito socialista che non ebbe, non deve, non può riscrivere la storia del Paese». Ma, aggiunge il deputato Pd, «non è stato neppure un’improvvisazione». Il problema è che «è nato in ritardo, un grave e colpevole ritardo». Oggi tutto da recuperare. «Senza presunzione di autosufficienza, uscendo dal recinto delle convinzioni acquisite, cercando una nuova sintesi. Dario (Franceschini, ndr) e gli altri, e mi riferisco soprattutto ai giovani della nuova generazione, ce la faranno.  Arando potranno far crescere frutti importanti, dando una spinta notevole al progetto del Pd. Sono convinto tuttora che il Pd può avere grandi prospettive. Deve essere chiaro però che questo progetto non è il compimento di una storia politica ma una cosa nuova e inedita che va costruita. Ho sempre sostenuto questo progetto e continuo a crederci». Questo è il pezzo del cammino da fare. Insieme a un’opposizione dura: «Il rafforzamento dei poteri del premier e il divieto di tenere le sue Tv sono due cose che devono per forza stare insieme». L’ex segretario dei democratici ha detto di «vedere dei rischi sul cammino della nostra democrazia». «La democrazia fa fatica a decidere, e c’è il rischio che si faccia strada un’idea di concentrare il potere in una sola mano. Questo mi fa paura. D’altro canto è evidente che non può accadere quello che c’è stato nel passato (ottimista e/o buonista, nde), ma il rischio di una democrazia formale con caratteristiche autoritarie esiste».

In tal senso le regole interne potrebbero essere una maggiore garanzia: organizzare per legge i momenti più importanti della democrazia interna dei partiti a partire «dalle primarie con le quali scegliere a livello locale» i candidati in Parlamento. È una regola importante. «Sono i segretari dei partiti – ha spiegato – quelli che fanno le liste. Il principio che vale è quello dell’obbedienza e della sudditanza. Sarebbe meglio la preferenza rispetto a questo obbrobrio, ma anche le preferenze hanno i loro aspetti negativi». In definitiva Veltroni ritiene che la soluzione migliore sarebbero «collegi uninominali con elezioni primarie per tutti i partiti attraverso le quali definire le candidature».

Invece l’esempio più negativo viene per Veltroni dal «congressino» del Pdl: «Alla fine Silvio Berlusconi ha nominato anche tutti i segretari regionali.  È la conferma che le architravi della democrazia interna ai partiti vanno fissate per legge».
Gli studenti siglano con un applauso. È l’ora di altre domande, ma ricorda Veltroni, «non sulla stretta attualità politica». Meglio la storia.

Fonte: l’Unità

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(*) nota di elena: gli studenti di Scienze Politiche saranno poi i laureati che non potranno accedere all’insegnamto superiore se laureati dopo l’a.a. 2000/2001. Maggiori informazioni qui e qui; la petizione invece è qui (ammesso che sia ancora aperta… chi avesse informazioni più recenti ce lo segnali, grazie! Cmq uno dei post più recenti è quello di Schiavi o liberi).

WOW… Veltroni parla di opposizione dura… anche Franceschini (nell’intervista linkata) “…giudica «un errore» non aver approvato la legge sul conflitto di interessi nella legislatura 1996-2001, anche se sottolinea che Berlusconi va sconfitto «politicamente»…”: siamo proprio sotto elezioni!

Tutti i corsivi nel testo sono miei.

De Bortoli al Corriere della Sera, Riotta al Sole

Ferruccio De Bortoli è il nuovo direttore del Corriere della Sera. È stato deciso al termine della riunione del patto di sindacato di Rcs Mediagroup. De Bortoli era già stato direttore del Corsera dal ’97 al 2003, quando si dimise dopo aver espresso critiche a Berlusconi. Gianni Riotta è invece il nuovo direttore del Sole. Belpietro verso il Tg della Rai.

Ferruccio De Bortoli è il nuovo direttore del Corriere della Sera. È stato deciso al termine della riunione del patto di sindacato di Rcs Mediagroup e del consiglio di amministrazione della società.

Dopo aver rifiutato a sopresa la presidenza della Rai solo pochi giorni fa (candidatura lanciata dal Pd e accettata dal Pdl) De Bortoli succede dunque a Paolo Mieli. Non sarebbe la prima volta che i due si passano il testimone al Corriere: già dodici anni fa, nel 1997, dopo cinque anni in via Solferino, Mieli, allora quarantottenne, lasciò la direzione del quotidiano al collega più giovane di quattro anni De Bortoli, che l’avrebbe mantenuta fino al 2003, costretto alle dimissioni dopo aver espresso forti critiche alla politica di Silvio Berlusconi.

Secondo quanto è trapelato, una prima candidatura di Carlo Rossella (candidatura gradita ad ambienti berlusconiani e ad alcuni azionisti) sarebbe tramontata proprio all’ultimo momento per il parere contrario di alcuni soci rilevanti, e un successivo accordo si sarebbe trovato nelle ultime ore sul nome di De Bortoli. Formalmente, comunque, lo speciale statuto vigente al quotidiano di via Solferino prevede che la proposta di nomina del direttore debba essere innanzitutto sottoposta dai soci alla redazione.

La lista per il nuovo cda deve essere presentata entro il prossimo 7 aprile, ma al centro del dibattito di oggi fra i soci del patto (in particolare, i presidenti di Mediobanca Cesare Geronzi, di Intesa Sanpaolo Giovanni Bazoli, di Fiat Luca Cordero di Montezemolo, di Pirelli Marco Tronchetti Provera e, fra gli altri, Diego Della Valle, Salvatore Ligresti, Giampiero Pesenti e Vittorio Merloni) c’era soprattutto il cambio alla direzione del quotidiano, che li ha impegnati in discussioni e incontri informali nelle ultime settimane.

Quanto al Sole 24 Ore, che solo due giorni fa ha annunciato la chiusura della «free press» 24 minuti, è stato nominato nuovo direttore Gianni che lascia il Tg1. Riotta ha battuto la concorrenza di Roberto Napoletano (ora al Messaggero), Guido Gentili, già direttore del Mondo e dello stesso Sole di cui è ora editorialista, e quelle del vicedirettore del Corriere della Sera, Dario Di Vico.

Fonte: l’Unità

Luce e gas: bollette in calo da aprile

Ancora in calo le bollette di elettricità e gas. Dopo le riduzioni di inizio anno, dal 1° aprile l’Autorità ha stabilito una nuova diminuzione delle condizioni economiche di riferimento: -2% per l’energia elettrica e -7,5% per il gas, con una riduzione totale media ponderata di circa il 6%.
La spesa su base annua della famiglia tipo diminuirà così di circa 9,4 euro per l’energia elettrica e di 83 euro per il gas naturale, con un risparmio complessivo di 92 euro su base annua (-6%).

Continua inoltre il sensibile calo del Gpl (gas di petrolio liquefatto) distribuito in rete: -5 %, con una minore spesa di 35 euro su base annua, sempre per una famiglia tipo.

«Possiamo oggi annunciare ulteriori riduzioni delle bollette, a vantaggio dei consumatori, grazie al calo del petrolio dal settembre 2008» ha commentato il presidente dell’Autorità per l’energia Alessandro Ortis, ricordando che «è già disponibile il bonus elettrico che prevede sconti medi del 20% circa (sul netto dalle tasse) per le famiglie in disagio economico ed un aiuto anche per gli ammalati obbligati ad utilizzare apparecchi elettromedicali salvavita. Il bonus è retroattivo a tutto il 2008, per chi presenti la domanda al proprio Comune, entro il prossimo 30 aprile. Anche per il gas sarà reso operativo, entro giugno, un bonus gas, con retroattività fino all’inizio del 2009».

Fonte: il Sole 24ore

La Nestlè ritira dal mercato lotto “pappa pronta”: alluminio nei vasetti

Il sequestro dopo la denuncia di un consumatore di Foligno

L’azienda ha attivato un numero verde: 800434434

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PERUGIA, 30 marzo – Un lotto della Nestlè di “Pappa pronta Mio verdure pollo e semolino” verrà rirata dal mercato per motivi precauzionali. Il provvedimento a seguito del sequestro da parte della guardia di finanza di Foligno di alcuni vasetti con all’interno «minuscoli» granuli di alluminio.

Il sequestro riguarda il lotto L72500741, con scadenza settembre 2009. L’indicazione del lotto di appartenenza è riportata sul bordo del coperchio del vasetto. Lo hanno reso noto in serata la stessa azienda e la Gdf in due diverse note. Gli accertamenti sono stati avviati in seguito alla denuncia di un cittadino che lamentava il rinvenimento di alcuni granuli apparentemente di materiale ferroso in un vasetto.

Il provvedimento della Guardia di finanza di Foligno è stato convalidato dal sostituto procuratore di Perugia Antonella Duchini che ha disposto il sequestro preventivo dell’intero lotto.

Dalla denuncia al sequestro. Dopo la denuncia le fiamme gialle hanno prelevato d’iniziativa una ventina di confezioni del prodotto dove era stato acquistato per svolgere ulteriori analisi. È stata quindi informata l’Asl di Foligno che ha inviato i campioni all’Istituto zooprofilattico sperimentale dell’Umbria e delle Marche di Perugia per gli accertamenti. Da questi – hanno riferito gli investigatori – è emersa la presenza di «rari e finissimi» granuli di colore grigio, con aspetto irregolare, definiti simili a pezzi di carta di alluminio agglomerata. L’Asl ha così attivato la «procedura di allerta» per eliminare dal commercio i prodotti non conformi. Provvedimento immediatamente adottato – ha sottolineato la guardia di finanza – anche dalla Nestlè Italia che ha fornito «ampia collaborazione».

La Nestlè ha attivato un numero verde, lo 800434434, per ulteriori informazioni. «Fino ad ora – sottolinea l’azienda – nessuno dei prodotti sottoposti ad analisi dai laboratori interni all’azienda ha mostrato irregolarità di sorta e non era mai pervenuta alcuna segnalazione di anomalie nel contenuto dei prodotti, nonostante il lotto sia in circolazione da diversi mesi». Nestlè comunque «rassicura che tutti gli altri lotti presenti sul mercato sono perfettamente in regola con gli standard qualitativi previsti». Nella nota si sottolinea ancora che «la qualità e la sicurezza dei propri prodotti sono una priorità non negoziabile» per l’azienda che «si scusa per il disagio arrecato ai genitori».

Fonte: il Messaggero