IL LIBRO – Rapporto malasanità

Le privatizzazioni della Lombardia. Gli sprechi della Sicilia. I privilegi del Vaticano nel Lazio. In un libro la radiografia del nostro sistema sanitario

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di Gianluca Di Feo

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Ricordate Lady Asl? La regina degli abbordaggi ai fondi della sanità, con prestazioni inventate e tangenti concrete che hanno fatto perdere ai contribuenti 80 milioni di euro? Nella leggendaria suite dello Sheraton che ospitava il suo quartiere generale, Anna Iannuzzi, Lady Asl, dava udienza sotto una bandiera con le chiavi di San Pietro. “E lei era devotissima a Sant’Antonio: ragione per la quale consegnava agli uomini di Dio buste piene di contanti da dare in beneficenza. I prelati, dai cardinali Bertone e Ruini al vescovo Apicella accettano la beneficenza e si fanno fotografare insieme a lei. Ma è la donna ad essere conscia che la vicinanza ai monsignori è un viatico per chi vuole fare affari in sanità”.

C’è ancora il Papa re? Sì, a Roma esiste un regno pontificio. Che agisce per opere di bene e realizza spesso buone operazioni chirurgiche ma viene finanziato con denaro pubblico. “Tra gli stakeholder della sanità romana, il numero uno è il Vaticano. È il più grande imprenditore medico della regione e drena somme ingentissime, fuori da ogni regola, che vanno ad alimentare otto ospedali gestiti direttamente dalle strutture religiose, due policlinici universitari e una pletora di case di cura. Oltre a due istituti di ricovero e cura a carattere scientifico, di cui uno di diritto internazionale: il pediatrico Bambin Gesù che è addirittura territorio del Vaticano, quindi del tutto autonomo dallo Stato italiano ancorché generosamente finanziato con la nostra fiscalità generale, e l’Idi (Istituto dermopatico dell’Immacolata)”.

La prima radiografia completa della presenza pontificia nella pubblica assistenza viene presentata da Daniela Minerva nel suo libro-inchiesta ‘La fiera delle Sanità’: un volume che in dieci capitoli traccia la deriva del settore in Italia, dalla Lombardia delle privatizzazioni alla Campania dello sfascio, dagli infermieri calabresi a mano armata alla lottizzazione dei baroni, dalla Sicilia degli sprechi al modello emiliano. Quello di Daniela Minerva, giornalista de ‘L’espresso’, è un atto d’amore verso il Servizio sanitario nazionale, il sogno di eguaglianza davanti alla malattia sancito dalla Costituzione e cavalcato da Barack Obama nella campagna che lo ha portato alla Casa Bianca. In Italia invece le cure pubbliche stanno sprofondando nel baratro nei buchi di bilancio, tradite da una classe politica che alimenta l’inefficienza e determina la sfiducia dei cittadini: “Cancellare i diritti per mettere le mani su una torta da 100 miliardi di euro”. In questa slavina, il Lazio presenta l’anomalia più macroscopica con uno Stato estero che fornisce assistenza, spesso di ottimo livello, per conto dello Stato italiano.

Il volume setaccia la situazione del Gemelli, del Campus biomedico realizzato dall’Opus Dei (32 milioni annui, con un costo per ricovero passato dai 2483 euro del 2005 a 2910 del 2007), del Bambin Gesù (50 milioni dalla Regione e altrettanti dalla Finanziaria), dell’Istituto dermatologico Idi (30 milioni l’anno dalla Regione per 300 letti). E ricorda: “Più di un cattolico ha sentito una fitta al cuore quando all’inizio del 2008, proprio all’indomani della pubblicazione del primo piano di rientro del deficit sanitario programmato dalla giunta Marrazzo che taglia i budget di tutti i nosocomi capitolini, Benedetto XVI, parlando agli amministratori locali, ha chiosato: ‘Sappiamo bene quanto siano gravi le difficoltà che deve affrontare nell’ambito della sanità la Regione Lazio, ma dobbiamo ugualmente constatare come sia non di rado drammatica la situazione delle strutture sanitarie cattoliche, anche assai prestigiose e di riconosciuta eccellenza internazionale'”. Il risultato? “Fatto sta, però, che alla fine di maggio 2008 il piano di rientro è ancora lettera morta, ma è pronta la delibera che assegna 71 milioni per il campus dell’Opus Dei (a fronte dei 32 destinati inizialmente nel 2007) e 550 al Policlinico Gemelli (204 erano stati destinati nel 2007)”.

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ESCLUSIVA: L’anticipazione del libro ‘La fiera delle sanità’

LEGGI ANCHE: Dottori in nero

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20 marzo 2009

fonte: http://espresso.repubblica.it/dettaglio/rapporto-malasanita/2075104&ref=hpsp

2 risposte a “IL LIBRO – Rapporto malasanità”

  1. francesco lena dice :

    Gentile Redazione Le mando questo mio semplice scritto Veda se ritiene utile pubblicarlo, grazie.
    La sanità in Italia.
    In questo periodo si parla tanto su tutti i mezzi di informazione della nostra sanità in Italia.
    Si discute tanto dei limiti e di cosa non ha funzionato bene, sicuramente ci sono state carenze e errori, sono stati fatti da più parti sulla grave situazione venutasi a creare con l’arrivo, dello sconosciuto coronavirus.
    Ma in complesso il nostro Servizio Sanitario Nazionale, ha retto abbastanza bene la situazione drammatica, e nonostante le difficoltà incontrate, rimane uno dei migliori del mondo.
    Con l’arrivo inaspettato coronavirus, ci ha trovati impreparati, con strutture non altezza per affrontare la grave situazione, carenza di posti letto per la rianimazione, carenza di materiale sanitario, carenza di medici e infermieri, carenza di servizi e presidi sanitari sul territorio, lasciatemelo dire in alcune regioni, i governatori non sono stati altezza per gestire l’emergenza, poi tanti direttori generali impreparati per gestire le complessità delle Agenzie Territoriali Salute (ATS) e della Aziende Socio Sanitarie Territoriali (ASST), alcune regioni da anni, hanno portato avanti una politica di privatizzazione della sanità, con continui finanziamenti, tagliando risorse e depotenziando la sanità pubblica.
    Ora io dico che c’è bisogno urgentemente di investire di più e meglio nella sanità pubblica, la salute deve essere messa la primo posto nelle scelte culturali, economiche, sociali e politiche.
    Alcune mie semplici proposte alle istituzioni e ai responsabile della sanità:
    -Potenziamento del Servizio Sanitario Nazionale, più risorse economiche, più strutture, più posti letto per la rianimazione, più medici e infermieri.
    -Negli Ospedali creare percorsi di sicurezza per i ricoveri degli ammalati, per evitare contagi di infezioni da coronavirus.
    -Dentro il piano sanitario locale, sia potenziato velocemente la sanità sul territorio, aumentare strutture, più presidi di prevenzione, più medici e infermieri.
    -I dirigenti Agenzia Territoriale Salute (ATS) e Aziende Socio Sanitarie Territoriali (ASST), siano nominati con un concorso pubblico, possibilmente internazionale (europeo), con criteri di preparazione nel settore sanitario, di competenze, capacità e onestà.
    -Le regioni dentro il piano sanitario regionale, siano superate le disparità di trattamento dei cittadini sul diritto alla salute, da regione a regione.
    -Appena pronto il vaccino, sia messa a disposizione del Servizio Sanitari Nazionale, la quantità sufficiente per soddisfare il bisogni per la vaccinazione di tutti i cittadini.
    -A livello centrale dentro il Piano Sanitario Nazionale, sia applicata a pieno la legge 833, quella che ha istituito il nostro S.S.N. Servizio Sanitario Nazionale universalistico, con i suoi principi e obiettivi di prevenzione cura e riabilitazione.
    -Sia applicato su tutto il territorio nazionale, l’articolo 32 della nostra bella costituzione, in cui dice che il diritto alla salute deve essere garantito a tutti i cittadini e in eguale misura.
    -Per ultimo un ringraziamento speciale a tutti gli operatori sanitari, del grande impegno e immenso sacrificio che hanno fatto per salvare vite nell’ infezioni da coronavirus, mettendo a rischio la propria,
    Francesco Lena Via Provinciale,37 24060 Cenate Sopra (Bergamo) Tel. 035956434

    P.S. C’E’ BISOGNO DI RISOLVERE VELOCEMENTE LE LISTE DI ATTESA SU PRESTAZIONI E VISITE AMBULATORIALI NELLE STRUTTURE PUBBLICHE.

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