Pasolini, riaperta l’inchiesta sulla morte: «Possibili collegamenti con Enrico Mattei»

https://i0.wp.com/www.cristianolovatelliravarinonews.com/markevich/morte%20Pasolini1.jpgCosì muore un Poeta, coscienza critica di tutti gli italiani..

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ROMA (1 aprile) – È stata riaperta l’inchiesta sulla morte dello scrittore e poeta Pier Paolo Pasolini. L’indagine riparte in relazione all’istanza di riapertura delle indagini preliminari depositata il 27 marzo dall’avvocato Stefano Maccioni e dalla criminologa Simona Ruffini. L’indagine in particolare è stata assegnata dal Procuratore capo Giovanni Ferrara al sostituto Diana De Martino. «È necessario – ha detto l’avvocato Maccioni – fugare quanto prima i dubbi emersi a seguito delle varie dichiarazioni rese da Pino Pelosi il 12 settembre dello scorso anno e pubblicate nel libro Profondo Nero e soprattutto dalle indagini svolte dal pm Vincenzo Calia in merito alla morte di Enrico Mattei».

«In particolare – ha aggiunto la criminologa Ruffini – appare quasi paradossale che prima di porre definitivamente la parola fine su questa inchiesta non si sia proceduto a svolgere i necessari accertamenti tecnici scientifici sui reperti custoditi presso il museo criminologico di Roma, come peraltro sostenuto anche dal comandante del Ris dell’Arma dei Carabinieri colonello Luciano Garofano». «Quello che abbiamo richiesto agli investigatori – ha detto l’avvocato Maccioni – può essere riassunto in due punti. Analizzare compiutamente quanto contenuto nelle indagini svolte dal pm Vincenzo Calia in relazione alla morte di Enrico Mattei, in particolare quanto emerso con riferimento al manoscritto “Petrolio” di Pier Paolo Pasolini e al libro “Questo è Cefis” di Giorgio Steimetz; ovvero la tesi secondo la quale lo scrittore ucciso sarebbe venuto a conoscenza dei mandanti dell’omicidio Mattei indicandoli nel proprio romanzo “Petrolio”; ed accertare pertanto se sussista un collegamento tra gli assassinii di Mattei, De Mauro e Pasolini». Poi «effettuare le necessarie indagini scientifiche sui reperti conservati presso il Museo Criminologico di Roma».

Pasolini viene ucciso nella notte tra l’1 e il 2 novembre 1975 in un campetto sterrato nella zona dell’idroscalo di Ostia. Il cadavere viene trovato la mattina del 2 novembre, sfigurato dai colpi e da un’auto che gli è passata sopra. Il regista è stato colpito più volte alla testa e poi investito da una macchina. Vicino vengono trovati attrezzi usati per il pestaggio: un paletto e una tavoletta nera macchiati di sangue. Per la morte dello scritto fu condannato Pino Pelosi, detto Pino la rana, un “ragazzo di vita” all’epoca diciassettenne, che fu fermato a bordo dell’Alfa Romeo 2000 GT di Pasolini.

In primo grado Pelosi fu condannato a nove anni di reclusione con una sentenza che ipotizzò la presenza di altre persone sulla scena del delitto; in secondo grado la condanna è inflitta per omicidio senza concorso di altri.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=53084&sez=HOME_INITALIA


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