Archivio | maggio 1, 2009

DENUNCIA SHOCK – L’Aquila, la Cgil: «Licenziati 120 operai per essersi fermati un’ora per i funerali di stato»

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Il lutto per le vittime del terremoto dell’Aquila è finito al centro di una vertenza del lavoro attraverso una denuncia-shock della Cgil: 120 lavoratori sarebbero stati licenziati nell’aquilano solo perché hanno fermato la produzione per un’ora durante i funerali di Stato di tre settimane fa. L’accusa viene respinta dalla società che considera l’annunciato licenziamento collettivo come la reazione al «disegno criminoso» di potentati economici locali che avrebbero affossato la fabbrica anche con sabotaggi e picchettaggi violenti fomentati proprio dal sindacato.

Al centro della vertenza c’è uno stabilimento di acque minerali abbastanza noto: la Sorgente Santa Croce spa, che da Canistro Terme vanta (dati 2007) il 15% del mercato nel Centro-Sud d’Italia. La Flai, la Federazione lavoratori agro industria della Cgil, in una nota ha sostenuto che quattro giorni dopo il terremoto che il 6 aprile ha causato quasi 300 morti, gli operai della Santa Croce avevano chiesto «di fermare per un’ora la produzione in occasione dei funerali di Stato e del lutto nazionale». La richiesta avrebbe «scatenato le ire del datore di lavoro»: pur senza permesso, i lavoratori abbandonarono la fabbrica «per rendere ugualmente omaggio alle vittime» e «per questo sono stati licenziati».

Fonti del gruppo Colella, che controlla al 100% la Santa Croce, hanno definito l’accusa «assolutamente falsa» e rimandano ad una lettera in cui, proprio ieri, era stato spiegato l’annuncio di licenziamento collettivo. Camillo Colella, capo del gruppo con sede a Monteroduni (Isernia), aveva denunciato il «disegno criminoso» di «alcune note famiglie del luogo» che, con un l’appoggio del sindacato, vorrebbero «riappropriarsi della gestione dell’azienda». Colella cita «atti di sabotaggio» («tentativi di inquinamento dell’acqua») e lanci di pietre durante picchettaggi.

La segretaria generale della Flai-Cgil, Stefania Crogi, ha invitato «tutte le istituzioni nazionali e abruzzesi ad adoperarsi» contro Colella perché, invece di «puntare alla ricostruzione del tessuto sociale ed economico di un territorio messo così a dura prova dal terremoto, ha pensato fosse lecito licenziare chi aveva semplicemente chiesto che fosse rispettato il lutto». Inoltre ha rivelato che Colella ha denunciato il responsabile aquilano dell’organizzazione, Luigi Fiammata, con l’accusa di «associazione a delinquere». L’imprenditore peraltro ha esperienza di vicende giudiziarie: fu arrestato per una quindicina di giorni nel giugno 2007 per riciclaggio di denaro nell’ambito di un’inchiesta su una truffa alla Banca di Roma. È in attesa di processo ma si considera vittima di un raggiro.

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fonte: http://www.unita.it/news/84396/laquila_la_cgil_licenziati_operai

Servi si nasce, italiani si diventa

dal blog di beppe grillo

1 Maggio 2009

Servi si nasce, italiani si diventa

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Pasolini – Alla mia Nazione
(1:19)

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Freedom House l’organizzazione fondata da Eleanor Roosevelt, ha classificato l’Italia semi libera per l’informazione. Unica nazione europea occidentale. Dietro di noi ci sono Corea del nord, Turkmenistan, Birmania, Libia, Eritrea. Ma non disperiamo, siamo in grado di raggiungerle grazie a giornalisti come Belpietro, Riotta, Mimun e a politici della statura di Boccone del Prete Franceschini e di (Musso)Fini.

Freedom House attribuisce la nostra posizione al controllo delle televisioni da parte dello psiconano. Non sono d’accordo. La libertà di espressione, di scrivere e di voler ascoltare la verità non dipende da un ometto senza principi. La responsabilità è degli italiani. Un popolo che, nella sua maggioranza, pagherebbe per vendersi. Un popolo simpatico, gioviale, senza pensieri. Con un udito sensibile. Il suono della verità gli fa male ai timpani. Con la memoria di un’ameba. Che dedica piazze e vie al latitante Bottino Craxi e tollera un corruttore professionista alla guida del Paese.Testa d’Asfalto fa il suo mestiere. Vende la merce che gli italiani vogliono comprare. La dimenticanza è un tratto nazionale. Nessuno ricorda più nulla. Qui e ora, solo qui e ora è importante. L’informazione si nutre del passato, ma il passato in Italia non esiste. L’Italia vive in un eterno presente. La sua memoria è una spiaggia lavata senza sosta dalle onde del mare. Un Paese cinico, spesso servo, per un periodo luce del mondo. Un posto in cui si vive bene solo se si è già morti dentro.

Un Paese senza coscienza di sè che forse non esiste. Un tunnel di morti ammazzati e dimenticati. In nessun Paese democratico nel dopoguerra c’è stata una strage di magistrati, di giornalisti, di poliziotti, di Carabinieri, di persone comuni, semplicemente oneste, come in Italia. E’ stata una strage immane, un Vietnam d’Italia, lo documenta il Calendario dei Santi Laici. L’italiano non parla, non sente, non vede e odia l’informazione. Per informarsi e trarne le conseguenze dovrebbe mettere in discussione tutto, a partire da sè stesso e dal suo contributo alla vita sociale. Non vuole sapere, perchè sapere è pericoloso. L’italiano è barricato in suo fortino personale di convizioni, di miti, di balle, di televisioni. E’ una questione di sopravvivenza. E’ un malato terminale di democrazia che si illude di essere libero.

L’italiano vive un incubo, ma riesce a trasformarlo in un sogno. Per lui tutto è possibile, l’importante è crederci. Disinformare per Credere. Freedom House ha anche fatto l’elenco dei “10 peggiori Paesi per essere un blogger“. Sono: Myanmar, Iran, Siria, Cuba, Arabia Saudita, Vietnam, Tunisia, Cina, Turkmenistan e Egitto. L’Italia non c’è ancora, ma è solo questione di tempo. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
Foto di simrax.

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fonte: http://www.beppegrillo.it/2009/05/servi_si_nasce.html

Soldi ai rom per lasciare Pisa, via 4 famiglie

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L’iniziativa di un consorzio di nove comuni dell’area, tra cui il capoluogo. Tra qualche giorno parte il primo pullman

Cinquecento-mille euro per l’impegno a non tornare. «Niente furbi, scegliamo persone affidabili»

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PISA — Il rimpatrio con buo­nuscita è già stato accettato dai primi dodici rom, quattro fami­glie in tutto. Tra qualche giorno saliranno su un pullman per raggiungere i luoghi di origine, in Romania. Viaggio spesato e bonus in denaro: dai cinquecen­to ai mille euro a nucleo familia­re da erogare solo a destinazio­ne raggiunta. Soldi pubblici, messi a disposizione dalla So­cietà della salute, un consorzio di nove comuni (tra i quali Pi­sa, Cascina, San Giuliano Ter­me, Vecchiano, Calci, Fauglia) dell’area pisana e l’Asl. L’accor­do, con tanto di firme e contro­firme, prevede il consenziente allontanamento dei rom, e in un imminente futuro sarà este­so anche ai cittadini extracomu­nitari, sempre che siano d’ac­cordo. E che impegna, chi accet­ta «a non rientrare in Italia al­meno per un anno» e a rinun­ciare ad «accamparsi o a erige­re baracche in zona in luoghi pubblici o privati che non siano destinati allo scopo».

Clausole che però hanno provocato in città polemiche e ironia. I rom sono quasi tutti cittadini rome­ni, dunque comunitari e come membri dell’Ue hanno il diritto di entrare in qualsiasi Paese membro senza restrizioni. An­che se sono stati pagati con as­segno per non tornare un anno intero. «Il rimpatrio consenziente è un’idea che ci è venuta durante un monitoraggio dei campi abu­sivi — spiega Maria Paola Cicco­ne, assessore alle politiche so­ciali del comune di Pisa e da lu­nedì nuovo presidente della So­cietà della salute —. Sono stati alcuni rom a chiederci di aiutar­li a tornare a casa e dunque con i servizi sociali abbiamo deciso questa sperimentazione in col­laborazione con la Regione To­scana ». Sulla possibilità di «furbe­rie », l’assessore ammette qual­che rischio: «La nostra è una scommessa. Il servizio non è ri­volto a tutti ma solo a quelle persone meritevoli di fiducia». In città il provvedimento sta creando polemiche e malumo­re. Amanuel Sikera, vicepresi­dente della Consulta provincia­le degli stranieri, in una lettera aperta a Tirreno e Nazione, non ha lesinato critiche agli en­ti locali. «Sono rimasto sconcer­tato dalla ricetta proposta per il loro rimpatrio — ha scritto Sikera —. Attuare un siffatto provvedimento significa am­mettere un totale fallimento delle politiche di integrazione».

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Marco Gasperetti
01 maggio 2009

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fonte: http://www.corriere.it/cronache/09_maggio_01/soldi_ai_rom_per_lasciare_pisa_Marco_Gasperetti%20_c4d46608-3628-11de-a78d-00144f02aabc.shtml

Demjanjuk: corte Ohio respinge appello, più vicina estradizione del boia nazista

Co-responsabile dello sterminio di 29 mila ebrei nel campo di Sobibor

Non ci sono motivi di salute che impediscono all’89enne di essere portato in Germania per il processo

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Demjanjuk al momento dell'arresto lo scorso 14 aprile (Ap)
Demjanjuk al momento dell’arresto lo scorso 14 aprile (Ap)

CINCINNATI (Ohio) – Un passo avanti verso l’estradizione in Germania di John Demjanjuk, il presunto boia del campo di sterminio nazista di Sobibor. Un giudice federale dell’Ohio ha infatti respinto l’appello del figlio di Demjanjuk, che lo scorso 14 aprile aveva permesso all’ultimo momento di bloccare l’estradizione per motivi di salute dell’89enne. Secondo il ministero della Giustizia americano, Demjanjuk, che vive a Cleveland dal 1952 dove ha lavorato come operaio metalmeccanico, ha solo messo in atto «una tattica dilatoria» e non c’è nessun elemento concreto che sia di ostacolo alla sua estradizione. Il difensore di Demjanjuk potrà però presentare appello alla sentenza del tribunale di Cincinnati.

«SONO UNA VITTIMA» – Una decina di giorni fa, il quotidiano tedesco Bild ha pubblicato un articolo in cui dimostra che alla fine della guerra Demjanjuk riuscì a farsi passare come una vittima dei nazisti. Hans-Jürgen Bömelburg, professore di storia contemporanea all’università di Giessen, ha spiegato al giornale che «quello di Demjanjuk non è un caso isolato. Presumibilmente alcune decine di migliaia di collaboratori nazisti si sono fatti passare per perseguitati». Il mandato di cattura emesso dal tribunale di Monaco di Baviera accusa Demjanjuk di concorso nell’omicidio di 29 mila ebrei nel campo di concentramento di Sobibor. Nel 1993 Demjanjuk venne assolto in appello in Israele per mancanza di prove certe sulla sua identità.

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Le accuse contro Demjanjuk (11 marzo 2009)

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1 maggio 2009

fonte: http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_01/demjanjuk_tribunale_estradizione_059bc6c8-365f-11de-a78d-00144f02aabc.shtml

Berlusconi: “Nessuna new town”. 49 sindaci attueranno le direttive sul sisma

Berlusconi col rettore della Basilica di Collemaggio Berlusconi col rettore della Basilica di.

Nessuna new town

“Non c’e’ nessuna new town in programma”. Lo ha affermato il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, aggiungendo che “e’ partita la macchina per la costruzione di case per 13.000 persone”. “Il nostro impegno – ha aggiunto incontrando i giornalisti all’Aquila – sara’ quello di ultimarle prima dell’avvento del freddo, cioe’ entro la fine del mese di ottobre.

E’ quasi miracoloso – ha sottolineato – ma abbiamo buone probabilita’ di farcela e la volonta’ di farcela”. Quanto alla new town “abbiamo scartato immediatamente questa ipotesi”, ha spiegato aggiungendo che “abbiamo gia’ individuato con il sindaco e con il presidente della Regione, 14 aree intorno all’Aquila dove realizzeremo dei quartieri di case di due-tre piani, assolutamente in linea con lo sky line della provincia”.

49  sindaci attueranno le direttive

“Abbiamo preparato nuove ordinanze, le stanno battendo ora e piu’ tardi io le firmero”‘: lo afferma il premier Silvio Berlusconi, arrivando all’Aquila e parlando del lavoro del governo per fare fronte alle conseguenze del terremoto. Con le nuove ordinanze, spiega il Cavaliere, “nominiamo i 49 sindaci dei comuni interessati dal sisma soggetti attuatori delle direttive del commissario. Saranno loro che individueranno gli inquilini da mettere negli appartamenti che affittiamo e di cui paghiamo il canone di locazione e saranno loro a individuare le famiglie che potranno entrare nei nuovi appartamenti che costruiremo con l’intenzione di terminarli prima dell’inverno”.

Scosse continuano, siamo preoccupati

“Siamo preoccupati, anche oggi c’e’ stata una scossa di 3,8 della scala Richter”: cosi’ il premier Silvio Berlusconi, durante una visita all’Aquila, risponde ai cronisti che gli chiedono quando gli sfollati potranno iniziare a rientrare nelle loro abitazioni. “Le case agibili sono il 57%, ma anche in questi casi le famiglie non se la sentono di rientrare – spiega il premier – perche’ persistono le scosse e questo e’ comprensibile”. Una situazione, aggiunge infine, aggravata dal maltempo.

Se necessario più fondi per le case

Se necessario, il governo destinerà maggiori risorse per la ricostruzione delle case distrutte e lesionate a causa del terremoto che ha colpito l’Abruzzo il 6 aprile scorso. Lo ha detto il presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi, in visita all’Aquila, sottolineando comunque che le risorse gia’ indicate “dovrebbero essere sufficienti”. “Abbiamo gia’ varato misure nel decreto per l’Abruzzo, prevedendo 150 mila euro per chi ha le case distrutte e 80 mila euro per chi ha le case lesionate”, ha detto il premier. “Sono cifre che dovrebbero essere sufficienti, ma abbiamo anche detto che se non dovessero esserlo, attraverso l’utilizzo di professionisti e di perizie potranno essere aumentate”, ha aggiunto Berlusconi

Al lavoro per la nuova squadra di governo

Il presidente del Consiglio Silvio Berlusconi sta lavorando per ritoccare la squadra di governo e a chi gli chiede quando incontrera’ il capo dello Stato, arrivando all’Aquila per un nuovo sopralluogo, risponde cosi’: “Questa settimana. Ho fatto fare la richiesta dal sottosegretario Letta per un appuntamento e credo che lunedi’ ci verra’ confermato l’appuntamento”. Il premier ci tiene pero’ a sottolineare che “sono tutte nomine che non spostano il numero dei componenti del governo. Si tratta di sottosegretari che diventano viceministri perche’ trovandosi in riunioni internazionali con ministri di altri Paesi si trovano male”.

Il presidente del Consiglio spiega la necessita’ di ritoccare la squadra di governo promuovendo alcuni sottosegretari a vice ministri anche con l’opportunita’ di poter tenere corretti rapporti internazionali: “Un esempio e’ il settore del Turismo – dice Berlusconi – che rappresenta il 12% del nostro Pil. In alcune riunioni recentemente un nostro sottosegretario ha trattato con alcuni ministri. Ed e’ quindi necessario procedere a un cambiamento”.

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1 maggio 2009

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=116906

Un Primo Maggio per i troppi morti sul lavoro. La storia di Tullio, vittima della ricostruzione

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Sono ancora tanti, ancora troppi, i morti sul lavoro ogni anno in Italia. Troppo spesso non sono vittime di semplici incidenti, sono vittime di veri e propri “omicidi sul lavoro”. Fino ad oggi se ne contano oltre 300. Solo di 147 la stampa nazionale e locale ha dato notizia: e l’elenco completo con nomi e motivi della morte la trovate qui. Per ricordarli tutti raccontiamo qui la storia di uno di loro: Tullio, morto a L’Aquila il 24 aprile scorso.

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Un Primo Maggio per i troppi morti sul lavoro

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di Roberto Rossi
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Aveva spento il motore dell’escavatore con il quale stava demolendo un muro. D’altronde il mestiere, Tullio di Giacomo, 43 anni, di Barete, in provincia de L’Aquila, lo conosceva bene. Conosceva i rischi, i trucchi. E le regole. Non le aveva imparate da nessuno, solo dall’esperienza quotidiana. Dopo quasi venti anni di lavoro ti entrano nel sangue. Un valore aggiunto alla professione.

La mattina del 24 aprile scorso Tullio, «il primo morto della ricostruzione», aveva spento l’escavatore ed era sceso a controllare. Il muro di un piccolo fabbricato del cementificio Sacci, a Cagnano Amiterno, dopo le scosse del terremoto non era più stabile come quando erano iniziati i lavori per la sua completa demolizione, qualche mese prima. Il sisma lo aveva indebolito, sfibrato, prostrato. Non solo il muro ma un’intera città, una provincia, oltre settantamila persone. Anche la casa di Tullio era stata colpita. Colpita ma non abbattuta. Quella notte, la notte del terremoto, il 6 aprile, Tullio ne era uscito indenne. Barete, il suo paese, un po’ meno.

Tullio era sceso dall’escavatore per cercare di capire. Capire come poter abbattere quel muro in sicurezza, senza rischi, come l’esperienza di una vita di lavoro gli aveva insegnato. I nuovi proprietari volevano che quel fabbricato andasse giù. Al suo posto sarebbe passata una strada. Per farlo Tullio aveva spento l’escavatore, perché una macchina accesa è sempre pericolosa. Un escavatore ancora di più. Aveva spento anche perché doveva sentire rumori e scricchiolii, doveva capire da che parte iniziare per aggredirlo. Aveva spento ed era sceso. Ma non ha fatto in tempo a fare altro. Il muro del fabbricato gli è crollato addosso. Lui che era riuscito a scampare il più devastante terremoto degli ultimi venti anni non è riuscito a sopravvivere al lavoro di una vita. Tullio Di Giacomo è già ricordato come «il primo morto della ricostruzione». Sì, dicono proprio così: «il primo».

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1 maggio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/84386/un_primo_maggio_per_i_troppi_morti_sul_lavoro

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Il governo attacca anche nel giorno dei lavoratori

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Nemmeno nel giorno in cui si festeggiano i lavoratori e si ricordano i troppi morti per incidenti il governo riesce ad essere rispettoso. Secondo il sottosegretario alle Infrastrutture e Trasporti, il leghista Roberto Castelli, si esagera con il conteggio dei morti sul lavoro. Secondo l’ex ministro «serve un’operazione verità sul numero delle vittime degli incidenti sul lavoro. Bisogna depurare le cifre dei morti sul lavoro. Bisogna smettere di far credere che i morti in incidenti stradali verso e dal luogo di lavoro siano legati al problema della sicurezza sul lavoro – sostiene Castelli in una nota -. Non capisco perché le associazioni degli imprenditori accettino questa ipocrisia, che ci mette ingiustamente in fondo alle statistiche europee». Il ministro non capisce perché chi lavora in condizioni non idonee, senza tutele, magari in nero e per orari molto superiori a quelli consentiti possa perdere il controllo dell’auto tornando a casa. Non lo capisce e ci tiene a farlo sapere proprio il Primo Maggio.

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1 maggio 2009

fonte: http://www.unita.it/news/84388/il_governo_attacca_anche_nel_giorno_dei_lavoratori

Dalla Ue sussidi agricoli a Elisabetta, Carlo e al miliardario Abramovich

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Ve l’immaginate la regina Elisabetta in giro con lo zappone, a cavar patate e bietole in giro per l’Inghilterra? No? Fate male, perché Sua Maesta, alla pari di migliaia di coltivatori diretti, nel 2008 ha ricevuto da Bruxelles un sussidio di mezzo milione di euro per la sua ‘fattoria’ a Sandringham. Secondo i dati del Dipartimento britannico per gli affari rurali (Defra, nell’acronimo inglese), la regina, e’ al 214/mo posto fra i ricchi del Regno Unito, con un patrimonio stimato, secondo il Sunday Times, in 270 milioni di sterline (oltre 300 milioni di euro), ha incassato per la precisione 473.583,31 sterline.

Anche il principe Carlo ha avuto un ‘aiutino’ dalla commissione: 181.485,54 sterline per le sue tenute, tra cui quella in Cornovaglia.
Il duca di Westminster, terzo nella graduatoria dei più ricchi del paese con 6,5 miliardi di sterline (oltre 7 miliardi di euro) per le sue tenute ha percepito sussidi agricoli per 486 mila sterline (oltre 540 mila euro).

I sussidi europei all’agricoltura assorbono il 40 per cento del bilancio dell’Unione. Se li sono beccati anche una multinazionale come la Nestlè (1.018.459,69 sterline, circa un milione di euro) e Roman Abramovich. Il miliardario russo ha incassato 486.534,15 sterline per le sue fattorie.

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1 maggio 2009

fonte: http://magazine.quotidianonet.ilsole24ore.com/ecquo/ecquo/2009/05/01/dalla-ue-sussidi-agricoli-a-elisabetta-carlo-e-al-miliardario-abramovich/