Archivio | maggio 2, 2009

2012, Fine del Mondo? Forse. Ma salvarsi si può

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Profezie Maya, i 3 giorni di buio.. Internet è percorsa da un’onda di profezie più o meno catastrofiche. Si stanno pubblicando libri, a ritmo sempre più serrato, sull’argomento. La verità è che nessuno sa come andrà a finire, o, alla fine, chi avrà ragione. Ma c’è chi anche si sta preparando all’eventualità, con un progetto, Progetto2012, che ha comunque del buono, se non altro perché propone una visione dell’uomo ed a un ritorno ad uno stile di vita più sano e condivisibile. Leggete tutto. Poi riflettete.

solleviamoci

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NOTA INTRODUTTIVA: Visto il verificarsi di lievi malintesi da parte di alcune persone che ci hanno contattato, sentiamo la necessità di precisare che questo nostro sito NON è un’associazione di alcun tipo né un ufficio preposto a dare informazioni di alcun genere riguardo ai temi sotto riportati, ma è semplicemente l’esposizione chiara e dettagliata dei pensieri ed intenti di un gruppo di persone. Pertanto, per non incorrere in errori dovuti ad incomprensioni preghiamo, chi ne abbia l’intenzione, di leggere il testo riportato di seguito con la massima attenzione.

Grazie.

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COSA ABBIAMO RACCOLTO A PROPOSITO DEL 2012

Nella precedente stesura esposta qui di seguito, facevamo riferimento a dati da noi raccolti in alcuni anni di ricerche riguardanti l’anno 2012. Si parlava ancora di eventi apocalittici, e serpeggiava tra le parole una sorta di paura per il futuro. Infatti ci siamo dati la libertà di eliminare alcuni passi che proprio non sopportavamo più.
Con questo non vogliamo rimangiarci le parole, ma il nostro approccio verso questa materia con il tempo è maturato, ora vediamo la cosa sotto una differente luce, con un approccio sicuramente meno allarmistico. Paura in effetti non ne abbiamo mai avuta, però siamo sempre più convinti che la vera salvezza si avrà probabilmente solo con una vita realmente serena al di fuori dai dogmi imposti dalla società del potere.
Ed inoltre, il motivo principale che ci ha spinti a fondare questo progetto è esposto molto chiaramente nell’ultimo paragrafo di questo scritto.

Molti di coloro che approdano su questo sito hanno già sentito parlare dei probabili eventi legati all’anno 2012. Un anno che vanta numerosi appellativi tra cui: “La fine del mondo”; “L’epoca dei cataclismi”; “L’anno del cambiamento materiale e spirituale”; “La fine di un’era ipotizzata dal popolo Maya”; e così via. E’ appunto a queste persone che principalmente ci rivolgiamo.
Agli altri che, per mezzo di qualche motore di ricerca ci sono invece capitati per caso e che per la prima volta si trovano di fronte a questo argomento, diamo l’invito a continuare a leggere. Potrebbero scoprire una nuova realtà.

Secondo ricerche da noi effettuate, ci risulta che il 21 dicembre del 2012 la rotazione della Terra sul proprio asse subirà una fermata che durerà 72 ore per poi riprendere a ruotare in senso inverso, con la conseguente inversione dei poli magnetici. Questa fermata darà probabilmente luogo a eventi climatici e sismici anomali di grandi proporzioni, e ne verrà coinvolta l’umanità intera.
Detta così sembra una di quelle notizie brutali da rotocalco per i fanatici dei cataclismi, ma senza inutili giri di parole i fatti dovrebbero essere questi.
Certo, parlare in questi termini e poi dire che di salvare “la pelle” non ce ne importa molto sembra una contraddizione. In effetti, se le cose dovessero stare veramente così, sarebbe del tutto inutile affannarsi nel tentativo vano di “fare qualcosa”, visto che di fronte a eventi di questo calibro non c’è proprio niente da fare, semmai ci sarebbe da approfittare di questo “regalo dall’universo” per cambiare decisamente approccio alla vita.

Infatti, uno dei principali motivi che ci ha spinti a fondare questo sito internet è che da troppo tempo ormai si sta parlando ovunque di questo possibile evento, ma da noi in Italia si sa ancora troppo poco e si fa ancora meno.

Sono ormai tante le persone che si stanno interessando a tutto quello che viene scritto sull’argomento 2012, sia su carta che su internet (dove molto è scritto in lingua inglese penalizzando purtroppo ancora tante persone).  Basta infatti digitare “2012” o qualcosa che riguardi “l’inversione magnetica” o ancora il “calendario Maya” su un qualunque motore di ricerca per vedere apparire una moltitudine impressionante di articoli al riguardo. Dai più allarmistici dove vengono enumerate dettagliatamente le varie catastrofi ambientali previste per i prossimi anni; a quelli di tendenza New Age dove si parla prevalentemente di cambiamenti spirituali; o ancora a una moltitudine di vere baggianate che è meglio neppure nominare. Insomma ce n’è per tutti, ma con pazienza, buon senso, perseveranza, e guidati anche un po’ dall’istinto, si riesce a prendere da parte solo il buono.

Pare che il fenomeno 2012 sia del tutto naturale per la nostra Terra e che, stando al computo del tempo del calendario Maya basato sulla “precessione degli equinozi”, si manifesti con regolarità ogni 12.960 anni  (a seconda dell’attendibilità delle fonti questa cifra risulta diversa, anche se poi tutte le interpretazioni sono concordi riguardo alla data del 2012, inizio dell’era dell’Acquario). E anche se a tutto oggi ci viene taciuto, sembrerebbe noto anche alla scienza ufficiale che sfrutterebbe, tra i numerosi metodi di datazione, proprio l’inversione magnetica terrestre.

La Terra avrebbe iniziato la sua fase di rallentamento già intorno agli anni ’60 del novecento (primi rilevamenti effettuati), un rallentamento iniziale che, anche se di portata sicuramente infinitesimale, è stato comunque taciuto. Questa lenta frenata avrebbe un andamento esponenziale e non lineare, perciò si avrebbe una fase iniziale del rallentamento quasi “nulla” ed una finale molto accentuata. In pratica, se disegnassimo su un piano cartesiano gli anni sull’asse x e la velocità di rotazione sull’asse y, otterremmo una linea retta che quasi repentinamente si dirigerebbe verso l’alto.  Dunque si noteranno visibilmente gli effetti di questo rallentamento soltanto in prossimità di questa ora X, cioè il 2012, cioè fino alla totale fermata. Questo giustificherebbe l’ignoranza dilagante. Per chi non è munito dei giusti mezzi di misurazione, un minuto in più o in meno nell’arco di un anno fa poca differenza. Nell’epoca attuale, però, ci troviamo a perdere ormai alcuni minuti ogni anno, ovvero i giorni si stanno allungando, ma la disattenzione umana unita al sofisticato sistema di occultazione, ne rendono difficile il rilevamento. Abbiamo provato a misurare con metodo empirico, non avendone altri a disposizione, il rallentamento della rotazione terrestre.  Dal luglio dell’anno 2004 al luglio dell’anno 2005, secondo le nostre osservazioni, la Terra ha rallentato di circa 3 minuti. E dal luglio dell’anno 2005 al luglio dell’anno 2006 di circa 5 minuti. Ma ripetiamo, il nostro metodo è veramente empirico e non fa di certo testo.

Le conseguenze più importanti nei due/tre anni che precederanno e seguiranno l’anno 2012, potranno essere soprattutto di carattere meteorologico e sismico. Per via dell’anomalo riscaldamento e raffreddamento della crosta terrestre, dovuto ai giorni e alle notti più lunghe, il clima potrà subire un temporaneo stravolgimento a causa del quale potremo avere piogge e venti di grande entità (cosa che in piccola parte si sta già verificando). I mari e gli oceani potrebbero straripare dai loro attuali confini in conseguenza alla repentina frenata della rotazione e all’assestamento della crosta terrestre, cosa quest’ultima che darà origine inoltre a eventi tellurici. Per il genere umano sarà un duro colpo, ma come è già avvenuto a cadenze regolari nelle epoche del passato, gran parte dell’umanità sopravvivrà.

Per quanto ci risulta le uniche notizie attendibili straordinariamente concordanti tra loro, e alle quali noi ci sentiamo di dare credito, ci vengono dagli antichi popoli e da tutti i messaggi che ci hanno lasciato. Da ogni civiltà progredita del passato, lontane tra loro anche migliaia di chilometri, ci arriva un preciso monito a metterci in guardia sul nostro destino legato a questo importante passaggio epocale.

“… Il secondo scenario, che la logica può aiutarci a ricostruire, è molto più cupo e forse meno accettabile, soprattutto da coloro i quali vedono nella nostra civiltà l’unica che abbia raggiunto un certo grado di sviluppo intellettuale e tecnologico. La mitologia e la tradizione sono stati il veicolo di trasmissione per un messaggio di avvertimento, una specie di S.O.S per la nostra civiltà, per metterci in guardia da qualcosa di ciclico, che a ritmi lontani, ma precisi, deve tornare a colpire la nostra cara Terra. L’antica civiltà umana, che abitò la terra ben 13.000 anni or sono, venne sconvolta da una serie di terrificanti e devastanti cataclismi, che colpirono il nostro pianeta in maniera repentina ed istantanea…” da: “Il codice degli dei” di Giorgio Terzoli.

Ma qui ci  fermiamo. Le informazioni che abbiamo riportato fino ad ora sono solo una piccola parte delle nostre personali ricerche, e oltretutto sono incomplete dal momento che questo complesso argomento non prevede soltanto avvenimenti di tipo puramente materiale. Probabilmente ci troveremo di fronte a qualcosa di cui tutta l’umanità ne conosce inconsciamente i risvolti spirituali e che sta ormai da tempo attendendo. Ci siamo documentati al massimo delle nostre possibilità e continuiamo a farlo, abbiamo anche interpellato alcuni esperti di varie materie legate all’evento e le opinioni sono molte e molto controverse. Non essendo noi scienziati o veggenti, non sappiamo né intendiamo dare spiegazioni a questioni storiche, spirituali, scientifiche o parascientifiche legate all’anno 2012. Rischieremmo di creare facili o falsi allarmismi, e poi il fine primario di questo sito è un altro. Inoltre siamo dell’idea che il percorso conoscitivo, giusto o sbagliato, debba essere personale, di conseguenza ogni informazione data da noi in proposito potrebbe essere fuorviante o lontana dal vero. Invitiamo dunque chiunque sia desideroso di approfondire l’argomento a informarsi per proprio conto attraverso gli innumerevoli e più autorevoli scritti e siti-web preposti a tale scopo.

CHI SIAMO

Il tutto è iniziato da un piccolo gruppo di persone. Da alcuni anni leggiamo e ci documentiamo sugli eventi del 2012 e possiamo assicurare che se in passato qualcuno di noi avesse ascoltato discorsi riguardanti spiritualità, profezie, cataclismi o cose di questo genere, avrebbe pensato che a farli erano dei fanatici, illusi, creduloni, insomma della “gente pericolosa”. Oggi, dopo aver letto, studiato, osservato attentamente le persone e la società in cui viviamo, ma soprattutto dopo esserci liberati dai pesanti fardelli del moralismo, della facile indignazione e del senso di colpa, il nostro pensiero è cambiato. Anzi, per ironia della sorte, oggi siamo noi che rischiamo di essere additati come quegli illusi e fanatici. Questo, però, non ci spaventa. Già solo la consapevolezza di lavorare per una così bella causa, ci ha dato una forza straordinaria che siamo pronti a condividere con chiunque si senta pronto.
Non apparteniamo a nessuna setta e non siamo legati a nessun credo religioso, anche se ognuno di noi ha già intrapreso il proprio percorso spirituale. Siamo esseri spirituali liberi in quanto riteniamo che ogni religione (= legare, vincolare dal latino religio, religare) possa essere limitante e a volte fuorviante per avere una giusta visione della completezza di un essere umano e di tutto ciò che lo circonda.
Crediamo inoltre che gli avvertimenti prospettati dalle molte profezie inviateci dal passato siano veri e in procinto di avverarsi. Il 2012 sarà con molta probabilità la “fine di un’epoca”, ma non la “fine del mondo”. Forse ci saranno momenti difficili per tutti, ma alla fine ci sarà un premio per coloro che avranno seguito l’unica strada possibile: la strada del buon senso e dell’amore.

GLI INTENTI

Lo scopo è di riunire tutte quelle persone che abbiano affinità di pensiero e che abbiano soprattutto lo stesso metro di misura verso i valori fondamentali della vita e del nostro futuro.

La storia ci insegna che riunire gruppi di persone in comunità, e in modo particolare per gli individui che abbiano sempre vissuto in società moderne come la nostra, non è cosa di facile impresa. E poi c’è la parola “comunità” che da sempre suscita le più disparate polemiche, e a volte non a torto.  In un luogo come il nostro, dove più che accomunarsi il genere umano tende sempre di più all’isolamento, parlare di comunità fa quasi venire i brividi.

L’immagine che la civiltà moderna è riuscita a inculcare nelle menti degli uomini è quella di una famiglia vista come un nucleo assolutamente staccato dal resto del mondo, barricato dietro le quattro mura di casa e plagiato dalle mille distrazioni tecnologiche e prodotti di consumo. Ecco che questo atteggiamento ha portato lentamente la persona ad essere mal disposta verso una genuina comunicazione con l’esterno, che anche quando si riesce ad instaurare è comunque filtrata da così tante infrastrutture e falsità da risultare addirittura dannosa.
E poi, anche la letteratura e il cinema non danno certo un aiuto con le loro rappresentazioni di comunità di confine fallimentari ridotte a nuclei disorganizzati di persone in balia della peggiore sorte.

A dispetto di tutto questo, crediamo fermamente che l’essere umano, per sua natura, sia invece in grado di convivere piacevolmente e soprattutto intelligentemente con altri membri della sua stessa specie. Anzi, questa è la sua più vera e più profonda natura, che poi nei millenni è stata (o ci è stata) talmente soffocata da essere dimenticata. Cito come banale esempio le tribù africane, amazzoniche, australiane e altre ancora (purtroppo quasi tutte ormai sterminate dalla società moderna), fondate sui principi della grande famiglia. Comunità per nulla retrograde, come invece ci hanno sempre fatto credere o insegnato fin da piccoli, ma progredite sia sotto l’aspetto spirituale che materiale. Società organizzate intelligentemente che vivevano senza farsi mancare le materie prime per la sopravvivenza ma senza per questo danneggiando l’ambiente circostante o peggio i loro simili. Probabilmente non conoscevano le comodità così come le intendiamo noi oggi, ma non dovevano neppure pagare il duro tributo che ci ha mutilato le parti migliori.

QUALI SONO LE PERSONE ADATTE AL PROGETTO

Nessuno è all’altezza di un simile giudizio. Ma nonostante la domanda possa sembrare apparentemente difficile, dà invece adito a risposte ovvie: la persona che vuole avvicinarsi a questo progetto deve avere l’animo pulito, non deve avere doppi fini, e deve saper affrontare qualunque problema con fermezza e allo stesso tempo con umiltà e buon senso; una persona pronta al continuo raffronto con gli altri, ma scevra dalla brama di supremazia.
Potrà avere capacità pratiche e teoriche in qualche specifica materia, ma non importa che abbia o meno titoli di studio. Chi avrà conoscenze specifiche le insegnerà a chi non le ha.

I MEZZI

Dovremo prepararci ad avere tutto il necessario per la sopravvivenza del nostro nucleo di persone e di tutti coloro che strada facendo si uniranno a noi. Dovremo avere animali da latte, da uova, da lana. Alcuni ettari di terra fertile da coltivare. Macchine e attrezzi agricoli per la semina, il raccolto e i trattamenti dopo il raccolto. A questo proposito bisognerebbe dare particolare attenzione agli insegnamenti di Rudolf Steiner sulla Agricoltura Biodinamica. Ci serviranno pompe sommerse eoliche, generatori di corrente fotovoltaici ed eolici (se ci sarà consentito vorremmo riuscire ad avvicinarci alle scoperte e agli studi di Nikola Tesla per poter avere energia libera e pulita), impianti termici a biomassa (combustibile biologico prodotto dallo scarto ad esempio del mais) e altro ancora. Abitazioni semplice e modeste costruite in modo robusto economico e nel pieno rispetto dell’ambiente circostante.

Sembrerebbe una meta ambiziosa dispendiosa e di difficile attuazione, ma non è così! Abbiamo già messo insieme un piccolo fondo comune che ci permetterà per lo meno di iniziare. L’unione fa la forza e se ognuno metterà quello che può non mancherà niente a nessuno.

IL LUOGO

? (il punto interrogativo non faceva parte del testo originale, ma in questo preciso momento siamo messi così).

CONCLUSIONE

Siamo determinati a proseguire il nostro cammino, già in parte descritto in queste righe, e se tutto ciò che si è detto o scritto sul 2012 non fosse vero (cioè se nel 2012 non accadrà proprio un bel niente di niente), continueremo per la strada intrapresa perché, sia spiritualmente che materialmente, sarà comunque migliore di quella offertaci da questa società agonizzante fondata su valori inesistenti e soprattutto sulla paura.

Grazie.

info@progetto2012.it

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fonte: http://www.progetto2012.it/Pagina_Doc_Originale.htm

Le inchieste di Carlo Ruta – Logiche di un potere siciliano. L’Arra di Felice Crosta

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Carlo Ruta non è semplicemente uno specchietto per le allodole o una bandiera di solidarietà, in questo blog. E’ a tutti gli effetti un amico ed un membro della squadra. Gli abbiamo offerto il nostro spazio quando l’hanno oscurato e lui sa che quando vuole può usarlo come gli pare.

Solo, ci ha chiesto di pubblicare noi i pezzi che ci invia, anziché farlo lui direttamente. E noi eseguiamo, pubblicando la sua ultima inchiesta, che è uscita sull’ultimo numero de “L’isola possibile”, rivista siciliana che esce in allegato a “Il Manifesto”.

Se volete aiutare la verità, leggetela e diffondetela – citando la fonte: Carlo Ruta, non solleviamoci. Grazie.

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Logiche di un potere siciliano. L’Arra di Felice Crosta

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L’Agenzia regionale per i rifiuti e le acque ha dettato regole e mosso fiumi di denaro, lungo tutto il perimetro degli Ato. Di emergenza in emergenza, in più occasioni è finita sotto accusa. L’Ars ne ha deciso quindi, nel dicembre 2008, lo scioglimento. Eppure continua a esistere e a reggere i giochi. Lo farà per tutto il 2009. Ma tante cose vanno muovendosi perché la decisione venga revocata.

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di Carlo Ruta

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C‘è un soggetto pubblico in Sicilia che evoca emergenze, ma anche torrenti di denaro. È l‘Arra, Agenzia regionale per i rifiuti e le acque, istituita con decreto del presidente della regione Cuffaro il 28 febbraio 2006. Si tratta di una struttura centralistica, rigidamente verticale, che ha avocato competenze che appartenevano a un pulviscolo di enti territoriali: dai comuni ai consorzi di bonifica, assumendone comunque di nuovi, sulle linee della legge Galli. L’avvento di tale organo ha chiuso in via definitiva la fase, inaugurata dal generale Roberto Jucci, dei commissari regionali per l’emergenza idrica, di cui si erano serviti i passati presidenti. In una situazione che sempre più andava intricandosi, con il mobilitarsi di interessi forti oltre che con la crescita delle problematiche sul terreno, quella esperienza si era dimostrata in effetti debole, necessariamente priva di profilo strategico. E il passaggio, logico e per certi versi necessario, si è dimostrato adeguato alle aspettative. L’Arra, guidata dall’avvocato Felice Crosta su designazione di Cuffaro, ha permesso di convogliare nell’isola fondi europei per miliardi di euro, che non potevano essere utilizzati con la gestione commissariale. Palazzo d’Orleans ha potuto contare, da quel momento, su un braccio operativo coeso, in grado di porsi come interlocutore unico di tutte le parti in gioco, quindi garante di un sistema. In definitiva si è materializzato dal versante pubblico il collante che occorreva per combinare interessi distanti, passato e presente, tradizioni che non intendono demordere e scommesse sul futuro.

A dispetto dei suoi poteri di mediazione e, almeno in via ufficiale, di intervento specialistico, l’Arra reca un profilo pesante. Come altri organi regionali di recente istituzione è retta infatti da logiche di sottogoverno, tese a garantire la stabilità del personale politico a dispetto degli eventi. In questo senso non differisce tanto dagli enti regionali di un tempo: l’Ems, l’Eas, altri ancora. Si è distinta inoltre, sin dalla nascita, per le spese inusitate del suo funzionamento, a tutti i livelli, a partire comunque dal più elevato. Crosta, che dagli esordi la dirige con piglio decisionistico, è risultato il burocrate meglio pagato in Italia, con un compenso complessivo di oltre 500 mila euro l’anno, pari a circa 1500 al giorno. Per contenere lo scandalo che andava montando nel paese, si è adottato un escamotage singolare, inteso a bilanciare di fatto i poteri nell’Agenzia. Nel 2008 è stato posto per legge un tetto di 250 mila euro ai compensi dei burocrati, ma, contestualmente, è stato deciso di affiancare a Crosta tre consiglieri, perché tutti i partiti di governo potessero essere rappresentati. La scelta è caduta quindi su Giuseppe Infurna, ex deputato regionale di An, Rossella Puglisi, già candidata per l’Udc alle politiche del 2008, Guglielmo Scammacca, ex assessore regionale ai Lavori Pubblici: quest’ultimo poi sostituito, per riequilibrare le influenze, da Giovanni Cappuzzello, già candidato Mpa alle politiche. Anche tali consiglieri beninteso, sulle cui professionalità e competenze ha dovuto garantire Crosta, non importa con quanta convinzione, godono di compensi annui di 250 mila euro cadauno, per 750 mila complessivi.

Gli stipendi d’oro e gli scambi con i partiti di governo, nel solco appunto di una tradizione, costituiscono tuttavia solo il sintomo di un modo di essere, perché nelle politiche sul terreno si sono espresse compiutamente le logiche dell’autorità regionale. Ne sono uscite infatti istituzionalizzate emergenze che prima erano state gestite in modo contingente e tattico, con aggravamenti non da poco. In tema di rifiuti, il caso più rappresentativo è quello dei termovalorizzatori, la cui realizzazione, a dispetto dell’opposizione di intere cittadinanze, era stata assegnata nel 2003 a compagini guidate dal Gruppo Falck e da Waste Italia. Dopo l’annullamento della Corte di Giustizia dell’UE dei due appalti, quando le installazioni erano già in opera, l’Agenzia di Crosta avrebbe potuto agire con determinazione lungo vie alternative, come veniva indicato da tecnici e da estesi movimenti. Invece ha preso tempo e insiste a prenderne, tanto da legittimare l’ipotesi, nell’ambito delle opposizioni politiche e non solo, che si voglia eludere, con dei marchingegni, il divieto dell’Unione Europea, mentre nelle città siciliane incombono emergenze rifiuti di rilievo napoletano e in certi ambienti si insiste a guadagnare con le discariche abusive.

In tale vicenda, che ha visto in palio oltre un miliardo di euro, Felice Crosta, prima da vice commissario per l’emergenza rifiuti, poi da presidente dell’Arra, è andato muovendosi in realtà con spesse motivazioni. Nel 2003 ha siglato personalmente la convenzione con le compagini vincitrici, di cui ha avuto modo di conoscere da vicino caratteri, progetti, apparentamenti. Le anomalie degli appalti che alcuni anni dopo sarebbero state riscontrate in sede comunitaria non poterono essere quindi frutto del caso. Richiamano bensì degli atteggiamenti. E la cosa tanto più appare indicativa, di un clima se non altro, se si tiene conto di alcune realtà economiche incastonate in quelle cordate aggiudicatarie, che reclamano oggi una penale di 200 milioni di euro per l’annullamento degli accordi. Si tratta della Emit, che fa capo alla famiglia Pisante, e della Altecoen, che riconduce al medesimo gruppo oltre che all’imprenditore Pietro Gulino di Enna. La prima risulta presente negli appalti per i termovalorizzatori di Palermo e Casteltermini, sotto la guida della Actelios del gruppo Falck. La seconda figura nel cartello aggiudicatario dell’inceneritore di Augusta, guidato ancora da Actelios, mentre costituisce un pezzo forte del consorzio Sicil Power, che si è aggiudicata l’appalto dell’inceneritore di Messina. A fare la differenza sono comunque due dettagli. Sia i Pisante sia Gulino recano un passato giudiziario importante. I primi, che proprio con l’imprenditore ennese sono stati dentro l’affare dei rifiuti di MessinAmbiente, finito in scandalo con numerosi arresti, risultano inseriti in modo strategico, con presenze quindi a tutto campo, nell’altro ambito interessato dall’Arra: quello dell’acqua. Ebbene, tutto questo, ancora una volta, non può essere considerato casuale. Richiama bensì concertazioni mirate, una macchina in movimento, che trova riscontri proprio nei modi in cui l’Agenzia di Crosta si è posta sul terreno delle risorse idriche.

In effetti, pure da tale prospettiva sono andati creandosi strani miscugli, largamente condivisi dai potentati regionali. Il momento di avvio, che in qualche modo ha aperto le piste dell’affare siciliano, si è avuto comunque con l’entrata in campo della multinazionale francese Veolia intorno al 2003. Tale società aveva già stretto un patto di ferro con i Pisante, attraverso la condivisione del pacchetto azionario della Siba, che aveva assunto gestioni di acqua e depuratori lungo tutta la penisola. Volgendosi alla Sicilia, recava quindi buone ragioni per fare cordata con l’alleato pugliese, che peraltro, proprio nell’isola recava interessi e referenti. Pure con questi ultimi, beninteso, la multinazionale ha dovuto fare i conti. Si è ritrovata a interloquire infatti con il Gulino di Altecoen e ha dovuto riconoscere spazi di tutto rispetto al nisseno Di Vincenzo. In tali termini si compiva quindi, nel 2004, la maggiore esperienza di privatizzazione dell’acqua nell’isola, con il passaggio degli acquedotti dall’Eas a Sicilacque. E Felice Crosta, nelle vesti allora di commissario straordinario all’emergenza, sul piano strettamente operativo ne è stato l’artefice, per diventarne infine, da plenipotenziario dell’Arra, il garante.

Nell’aprile 2004, Salvatore Cuffaro dichiarava solennemente che la privatizzazione era ormai pressoché fatta e l’emergenza in via di superamento. Ma le aspettative di un iter veloce e confortevole della prima sono durate poco. L’istituzione dell’Agenzia è apparsa la risposta idonea. E in una certa misura lo è stata, se è riuscita, appunto, ad avocare a sé poteri, a stabilire quindi regole e direzioni di marcia in tutto il territorio regionale. Non si è tenuto tuttavia conto di talune situazioni sul terreno, che sono andate facendosi sempre più magmatiche. Non si tratta solo dei ricorsi al Tar, che nella definizione degli appalti sono diventati una consuetudine. Né delle direttive comunitarie, che pure hanno costituito uno scoglio difficile, talora addirittura insuperabile. È maggiormente lungo il perimetro degli Ato che il disegno strategico di Crosta è andato impigliandosi. A partire dagli Ato stessi. Ne sarebbero potuti nascere uno per provincia. Ne sono risultati 27, che contano ben 189 consiglieri d’amministrazione. In sintonia con contraenti privati, sotto comunque le direttive dell’Arra, le autorità di Ambito avrebbero dovuto mettere ordine nei servizi idrici e nel ciclo dei rifiuti, invece su entrambe le linee si è finiti in piena calamità. In ultimo, l’intera macchina degli Ato è entrata in crisi, fino al limite del dissesto, con un indebitamento complessivo di quasi un miliardo di euro, non tanto per le difficoltà economiche degli enti locali di riferimento, pur significative, quanto per i modi in cui ha gestito le proprie economie, a partire dalle spese di funzionamento, che non costituiscono beninteso le maggiori. Alcuni numeri al riguardo sono eloquenti: solo i 189 consiglieri di amministrazione costano ai comuni circa 12 milioni di euro l’anno; una somma analoga viene destinata a incarichi di consulenza; qualche milione viene speso addirittura per le auto blu.

L’Agenzia di Crosta è andata portandosi, come è evidente, su un terreno critico. Alle emergenze che ne hanno garantito la sopravvivenza e il potere, se ne sono aggiunte infatti altre, meno controllabili, tanto più in tempi di recessione. D’altra parte, restano impegnative le pretese del privato, entro cui insistono a influire le ipoteche della tradizione. Garante di un sistema che ha incluso ed escluso, l’Arra ha sempre rispettato i patti con i contraenti, visibili e sottintesi. Ne danno conto i capitoli di spesa della Regione, l’impiego di fondi europei, la concessione a certe condizioni del patrimonio pubblico, la condivisione o la tolleranza di taluni stati di fatto. Con l’apporto decisivo degli Ato e non solo, ha finito quindi con il rendere sistema, più ancora che in passato, lo spreco di risorse. Mentre si consuma allora il fallimento del piano rifiuti, Felice Crosta può trovare confacente siglare un accordo con Actelios e Sicil Power, con cui viene stabilito in 200 milioni di euro la somma che dovrà essere pagata alle medesime a titolo di penale per l’annullamento dell’appalto degli inceneritori: un importo, appunto, che lascia tanto dubitare. A dispetto dell’obbligo di astensione, l’Arra trova altresì confacente proporre nuovi bandi di gara, che violano di fatto l’obbligo di esecuzione della sentenza della Corte di Giustizia Ue, oltre che i princìpi della libera concorrenza. E ancora, di concerto con la Regione, che intanto ha dovuto farsi carico dei 540 milioni di debiti accumulati dall’Eas, trova congruo che gli indebitamenti degli Ato vengano risanati, come è avvenuto nel caso di Simeto Ambiente, con i fondi delle autonomie locali.

Tutto questo ha recato beninteso dei costi, che possono esporre l’autorità regionale a una serie di pericoli. Alcuni segnali possono persino evocare gli anni dell’Eas di Aristide Gunnella, finiti in scandalo: il crepuscolo cioè di un sistema che nei decenni della Dc aveva espresso i caratteri di un feudo. In tutta la Sicilia è in effetti allarme. Le denunce si moltiplicano. In numerosi centri la protesta, che sempre più riunisce l’intera banda delle emergenze, giunge a coinvolgere sindaci ed esponenti degli stessi partiti che governano la Regione. E dal palazzo liberty da cui muovono Crosta e i suoi commissari ad acta si colgono indizi di tensione, mentre la partita dei termovalorizzatori, sempre più influente e contaminante, rischia di generare ulteriori scoperture. Su tali sfondi trova senso allora la decisione di sciogliere l’Agenzia, presa dall’Ars il 28 novembre 2008, su proposta del consigliere Giuseppe Laccoto del Pd. Il termine delle operazioni di chiusura è stato fissato nel 31 dicembre 2009, dopo cui è prevista l’entrata in funzione di un Dipartimento delle acque e dei rifiuti presso il nuovo assessorato dell’Energia. Ma per il sistema vigente è scoccato realmente l’inizio della fine?

L’Arra, espressione del potere regionale, si è resa garante di equilibri delicati, fino a divenire l’emblema, si direbbe il monumento, della privatizzazione in stile siciliano. Non può quindi scomparire senza che se ne avvertano serie risonanze. Crosta in particolare si è assunto l’onere di condurre in porto progetti che restano largamente irrisolti. Esistono servizi idrici da assegnare in aree importanti, come quelle di Messina e Trapani. La problematica dei termovalorizzatori rimane appunto nelle secche. Per tali ragioni, e non solo, è difficile che entro il dicembre 2009 i conti possano essere chiusi. Se da parte dell’opposizione, con un emendamento proposto dallo stesso Laccoto, è stato chiesto quindi di anticipare lo scioglimento dell’Agenzia e il passaggio di consegne, nell’ambito dei partiti di maggioranza si sta operando perché la decisione dell’Ars venga rivista, elusa, fatta decadere. In questa direzione va in particolare la presa di posizione del capogruppo dell’Udc Rudy Maira, secondo cui la professionalità acquisita sul campo dai funzionari dell’Arra non è sostituibile. Il resto, ovviamente, va facendosi in sordina.

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Fonte: “L’isola possibile” rivista mensile siciliana allegata a “Il Manifesto”.

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LEGGETE ANCHE:

Eco-News

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Sicilia: Piano Rifiuti, un fallimento da 1,4 mld

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Una gestione fallimentare costata 1,4 miliardi di euro. È quella dei rifiuti in Sicilia, con gli Ato che hanno accumulato debiti per 900 milioni, i termovalorizzatori mai partiti ma costati già 200 milioni di contenziosi e una struttura, l´Arra, che ha coordinato tutta la filiera della raccolta della spazzatura e che è costata in quattro anni 314 milioni.


Music for Peace: sequestrati i video dagli egiziani al loro ritorno da Gaza

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I volontari della onlus italiana Music for Peace di Genova sono bloccati da due giorni al valico di Rafah, di rientro da Gaza, perché gli egiziani hanno sequestrato tutto il loro materiale, tra cui telecamere ed un telefono satellitare, senza dare spiegazioni.

Lo ha detto all’ANSA il presidente dell’associazione, Stefano Rebora. «Ci hanno controllato i documenti, perquisito e poi sequestrato tutto: telecamere, quattro radio, il telefono e ventitré cassette di girato sulla nostra attività umanitaria a Gaza», ha raccontato Rebora, spiegando che «qui dicono di parlare soltanto arabo e non ci spiegano il perché di tutto questo».

«Abbiamo contattato l’ambasciata italiana al Cairo facendo presente che non ce ne andremo senza la nostra attrezzatura», ha aggiunto Rebora, ma i volontari della onlus temono che gli egiziani li costringano a rientrare nel Paese con la forza.

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I container degli aiuti

Music for Peace è stata a Gaza negli ultimi due mesi per consegnare alla popolazione medicinali e generi alimentari e ha filmato tutta la missione.

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fonte: http://ilsecoloxix.ilsole24ore.com/italia_e_mondo/2009/05/02/1202260874393-sequestrati-egiziani-video–una-onlus-genovese-gaza.shtml

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GUARDA IL VIDEO SUGLI AIUTI BLOCCATI A GAZA

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fonte: http://www.creatividellanottemusicforpeace.org/

Terremoto, gli sfollati tornano a pagare i pedaggi autostradali: file e proteste

Pedaggi per chi proviene dalla costa o da Roma

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L’AQUILA (2 maggio) – Devono tornare a pagare il casello autostradale gli sfollati che vanno nel capoluogo aquilano. File e proteste ai caselli delle A24 e A25 dopo l’attuazione del decreto che dalla scorsa notte ha riattivato il pagamento del pedaggio per i terremotati che provengono dalla costa o da Roma. L’esenzione era stata stabilita dalla società che gestisce le due autostrade lo scorso 9 aprile in accordo con Protezione Civile e Prefetture e su invito del ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Altero Matteoli.

Un comunicato di Strada dei Parchi spiega che «il D.L. n.39/2009 del 28 Aprile 2009 dispone l’esenzione dal pagamento del pedaggio autostradale» per i residenti nei 49 comuni, in «applicazione di una ordinanza della Presidenza del Consiglio dei ministri di prossima emanazione». L’esenzione del ticket sarà invece possibile solo tra i caselli dell’A24 da Colledara (Teramo) a Tornimparte, L’Aquila Ovest, L’Aquila Est, Assergi – di fatto una tangenziale aquilana – mentre in prosecuzione sull’A25 l’unico casello esente è Bussi-Popoli (Pescara), a oltre 160 chilometri da Colledara.

Il che significa che uno sfollato avente diritto all’esenzione potrà liberamente circolare tra questi caselli, ma i circa 30 mila terremotati che dovranno recarsi dai comuni della costa, o dalla Marsica, all’Aquila dovranno pagare per intero il pedaggio dal quale erano stati esentati nelle settimane successive al sisma.

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Nell’attesa c’è chi fa da sé: case in legno antisismiche comprate su internet e montate in giardino

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=56664&sez=HOME_INITALIA


DELITTO MORO, I RETROSCENA – Nel libro di Stefania Limiti: ‘Il Vaticano era pronto a pagare il riscatto per Moro’ / Altro libro: ‘La Cia ordinò: Moro deve morire’

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Aldo Moro stava per essere salvato grazie ad una iniziativa del Vaticano.
Le Br avevano infatti accettato di liberare lo statista Dc in cambio di 50 miliardi di lire, che erano stati raccolti e offerti come riscatto per volonta’ del papa Paolo VI.

L’operazione era stata condotta in modo riservatissimo da un religioso, il francescano padre Enrico Zucca che riferiva delle sue iniziative a mons. Pasquale Macchi, il segretario del papa.

Nella vicenda compare anche un terzo religioso, mons.Cesare Curioni, cappellano del carcere di San Vittore, ma soprattutto ordinario, capo cioe’, dei cappellani delle carceri italiane, che fu incaricato insieme a padre Zucca di reperire l’ingente somma del riscatto. Tutto era pronto per lo ‘scambio’ ma qualcosa, o meglio qualcuno all’ultimo momento – nell’ultima notte del sequestro – si e’ intromesso per impedire la liberazione col riscatto e portare la conclusione della vicenda alla morte di Moro.

Questo scenario, sostenuto da una serie di testimonianze personali di parte ecclesiale e vaticana, ha importanti riscontri in una serie di documenti relativi al servizio supersegreto che dal dopoguerra e’ giunto agli anni ’80 attraversando la vita politica e istituzionale italiana in modo ancor piu’ coperto di “Gladio”.

Nei primi anni di questo servizio supersegreto addirittura non c’e’ stato un nome, perche’ veniva identificato in codice come il “noto servizio” (e’ il caso dell’appunto di Polizia del 4 aprile 1972). Solo piu’ tardi a questa sorta di piccola Cia italiana che rispondeva direttamente ai presidenti del Consiglio venne dato il nome di “Anello”.

Una accurata documentazione, che ha permesso una prima ricostruzione della storia dell’Anello, e’ offerta dal volume “L’Anello della Repubblica” di Stefania Limiti (Ed. Chiarelettere). L’esistenza del servizio supersegreto e’ venuta alla luce casualmente con il ritrovamento di una serie di 265 fascicoli nelle carte di un archivio semiabbandonato in un deposito in Via Appia, a Roma, in un palazzetto di proprieta’ del Ministero dell’Interno. Era il mese di novembre del 1996 e da allora i polverosi fascicoli relativi ai grandi misteri d’Italia (dal caso Mattei al caso Moro) sono rimasti accatastati insieme a tutto l’archivio e sono stati individuati solo nel maggio del 1998 grazie ad una paziente ricerca nell’ambito dell’inchiesta sulla strage di Piazza Fontana condotta a Milano dal giudice Salvini.E’ in questa ricostruzione documentale che si rivela il tentativo vaticano di salvare Aldo Moro. Ma il lato assolutamente nuovo e’ che tutto – dal tentativo di riscatto
alla sua brusca chiusura – sarebbe avvenuto nel quadro del servizio supersegreto di Anello.

Padre Enrico Zucca era una sorta di cappellano di Anello. In realta’ il religioso non si limitava all’assistenza spirituale, visti anche i suoi trascorsi fatti di rapporti continuativi e organici con l’ambiente dei servizi fin dagli anni del fascismo. Padre Zucca, priore dell’Angelicum, la sede provinciale dei frati minori a Milano, era amico e collaboratore del piu’ noto padre Agostino Gemelli (il fondatore dell’Universita’ cattolica del Sacro Cuore) e fu un personaggio attivo negli anni della nascita della Dc con frequentazioni abituali dei suoi principali esponenti, da De Gasperi a Fanfani e ad Andreotti.
Sul caso Moro viene ricostruita passo passo la trattativa vaticana culminata con il “contatto” con le Br e l’accettazione del riscatto. “Ma all’ultimo momento – scrive la Limiti – colui che doveva incontrare mons. Curioni e che aveva il contatto con i sequestratori di Moro, telefono’ spiegando che chi era al di sopra di lui aveva ricevuto una pesante minaccia che l’aveva obbligato ad abbandonare tutto e lasciare Roma”.

“Colui che aveva il contatto” dalle testimonianze rese da padre Zucca era una persona che lo aveva avvicinato in confessionale. In realta’ dalla stessa documentazione si ricava che la confessione e’ stata uno schermo per coprire un’iniziativa propria insieme ad un altro autorevole componente di Anello, forse quell’Adalberto Titta, capo dell’Anello, che ritornera’ sulla scena in un nuovo caso di rapimento delle Br: quello di Ciro Cirillo il dirigente campano della Dc che venne liberato a Napoli proprio con il pagamento di un riscatto con modalita’ che ricordano molto quelle che erano state predisposte per liberare Aldo Moro.

Riscatto e trattative condotte dal Titta che si era avvalso anche di ‘aiuti’ da parte della nuova camorra organizzata di Raffaele Cutolo.
In ambedue i casi le Br fecero interrogatori e ottennero ‘confessioni’ da parte dei sequestrati. Le registrazioni e le trascrizioni (quelle originali e complete) non vennero mai ritrovate. La differenza, sottolinea l’inchiesta ponendo l’ultimo interrogativo, sta nel fatto che Cirillo e’ stato restituito vivo mentre Moro viene ucciso: perche’? Con Moro, e’ la risposta che in sostanza viene indicata dal volume, piu’ dell’uomo interessavano i segreti rivelati, ma anche la chiusura di una fase politica la cui decisione ha pero’ sovrastato le Br rivelate a se stesse come una pedina in uno scacchiere molto piu’ grande.

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2 maggio 2009

fonte: http://www.rainews24.it/Notizia.asp?NewsId=116977

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La Cia ordinò: Moro deve morire

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10 marzo 2008, di Sara Nicoli

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Come tutti gli anniversari che si rispettino, anche quello sulla tragica fine di Aldo Moro non esula dalle rivelazioni dell’ultim’ora, quelle destinate – almeno nelle intenzioni – ad aprire squarci di verità su fatti ancora oscuri a distanza di trent’anni. Ora, fatto salvo che in Italia non si riesce mai a sapere una verità che è una su una qualsivoglia vicenda (sia essa minimale per le sorti del Paese, come un delitto di provincia, o decisamente più importante, come la morte violenta di uno statista o una strage dai mandanti politici) la storia dell’omicidio Moro viene vissuta oggi come qualcosa di veramente troppo lontano perché ogni nuova verità possa minimamente influenzare in qualche modo il presente. Ma è forse proprio per questo che ora entrano in scena, con rivelazioni sul piede della tomba, personaggi che all’epoca svolsero ruoli più o meno importanti nell’indirizzare le indagini e nell’influenzare le decisioni di chi, davvero, doveva decidere. Quel che emerge sono nuovi tasselli di una verità a dire il vero già nota, ma raccontata con maggiore rudezza e forse per questo digeribile con più difficoltà. Aldo Moro – ci viene svelato adesso – fu lasciato morire nel nome della ragion di Stato, cosa che di per sé non è certo una novità. Lo è, invece, che nel nome di questa il comitato di crisi messo in piedi per gestire l’emergenza pianificò la morte dell’ex statista. E allora la storia diventa più complicata.

A rivelare i dettagli di questa pagina buia e sporca della storia repubblicana è Steve Pieczenick, esperto di antiterrorismo inviato in Italia dall’allora presidente americano Carter, che ora ha scritto un libro (caldo caldo per il trentennale) e nel quale svela di “aver taciuto per trent’anni”, ma di aver deciso ora di vuotare il sacco una volta per tutte. Il succo del suo racconto è riassunto in questa frase : “Ho atteso trent’anni per rivelare questa storia…chiedo perdono alla famiglia e sono dispiaciuto per lui…ma abbiamo dovuto strumentalizzare le Brigate Rosse per farlo uccidere.

“Le BR si erano spinte troppo in là”. Pieczenick, arrivato in Italia nel marzo del 1978 per dare una mano nella veste di negoziatore all’allora ministro dell’Interno, Francesco Cossiga, nel suo resoconto fa luce su uno degli episodi più misteriosi di quei 55 giorni, ovvero il comunicato delle BR con cui si annunciava che Moro era morto e che il suo corpo si trovava nel lago della Duchessa. “Un’operazione – racconta, precisando che venne messa in atto dai servizi segreti italiani – che avevamo deciso nel comitato di crisi” per avvertire le BR che la morte di Moro era già prevista. Anzi, andava accelerata: “Fu un’iniziativa brutale, certo, una decisione cinica, un colpo a sangue freddo – scrive nel libro – un uomo doveva freddamente essere sacrificato per la sopravvivenza di uno Stato”.Le BR, a quel punto, sarebbero state colte di sorpresa, non riuscendo più a gestire il sequestro e, conseguentemente, non sapendo più che farsene dell’ostaggio. Moro fu ucciso il 9 maggio. Il suo assassinio, a detta di Pieczenick, avrebbe impedito il crollo dell’economia: “Se Moro fosse morto prima la situazione sarebbe stata catastrofica”. Perché, tuttavia, non lo spiega.

Né lo si capisce bene continuando la lettura della sua testimonianza. Pieczenick era una sorta di proconsole che la Cia aveva mandato alla periferia dell’impero per risolvere una situazione che l’allora ministro dell’Interno, Cossiga, aveva testualmente definito “terribile, profondamente destabilizzata, con un Paese sull’orlo della deriva”. Ma per capire davvero come stavano le cose, il proconsole fece una visita in Vaticano.

Dove gli raccontarono che “i figli di parecchi alti funzionari politici italiani” erano affiliati alle Br e che, di conseguenza, avevano una grande facilità ad ottenere informazioni di prima mano. Pieczenick provò, con una serie di strategie, il negoziato per tre settimane, poi si interruppe non appena le lettere di Moro si fecero più numerose e più accorate.

Lì avvenne qualcosa che il funzionario americano definisce “una brusca gelata” tra i politici italiani chiamati a decidere il da farsi. Moro diventò improvvisamente un nemico da eliminare e così i servizi italiani misero in atto una strategia di depistaggio per choccare le Br costringendole, in qualche modo, ad uccidere l’ingombrante ostaggio. Pieczenick racconta, appunto, che si trattò di “un’iniziativa brutale, cinica, un colpo a sangue freddo: un uomo doveva essere freddamente sacrificato per la sopravvivenza dello Stato”.

Così avvenne. Cossiga, chiamato più volte in causa da Pieczenick sia nel libro che nelle interviste, ha confermato ogni passaggio della storia. “Io sono rimasto con la stessa idea e con gli stessi incubi – ha confessato il senatore a vita – ho ucciso Aldo Moro, l’uomo che mi gratificò con la sua fiducia e a cui debbo la mia immeritata, vertiginosa carriera, ma credo di espiare ricevendo periodicamente dalla famiglia Moro l’epiteto di assassino”.

Nessuno potrà chiarire mai
quanto profondo fosse il baratro che si intravedeva nel futuro dell’Italia qualora Moro fosse sopravvissuto al sequestro. Di sicuro lo statista democristiano faceva comodo più morto che vivo un po’ a tutti, a livello internazionale ma, soprattutto, a livello nazionale. Ma anche questa è cosa nota. L’unico dato che la memoria del proconsole Pieczenick aggiunge all’orda di libri e pubblicazioni varie che sono state scritte sull’argomento, è che la morte di Moro fu decisa a tavolino da una classe politica che voleva sopravvivere ad ogni costo ai cambiamenti e alla necessità del rinnovamento dello Stato a cui il compromesso storico di Moro avrebbe dato cittadinanza. La cosiddetta “linea della fermezza”, quindi, nascondeva altre (e non edificanti) necessità politiche del momento. Non si può dire cosa sarebbe stata l’Italia se Moro avesse potuto portare a termine il suo disegno politico.

Oggi ci basta vedere che, a distanza di trent’anni, quelli che si potrebbero agevolmente definire i suoi carnefici politici siedono ancora in Parlamento, mentre i loro più diretti successori si apprestano a ritornare nelle aule istituzionali candidati, per lo più a destra, alle prossime elezioni. Forse sono solo indizi, congetture, malignità. Le prove le hanno fatte sparire a tempo debito. Ma anche questa è una storia nota.

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fonte: http://www.altrenotizie.org/alt/modules.php?op=modload&name=News&file=article&sid=38351

Delara, l’ultimo sms ai genitori: «Mi impiccano fra poco, aiutatemi»

(Foto di Javad Montazeri)Una delle opere realizzata in carcere da Delara (Foto di Javad Montazeri)

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Il papà della giovane è ora ricoverato in stato di choc

La ragazza pittrice, giustiziata venerdì, ha scritto al padre e alla madre prima dell’esecuzione

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(Afp)
(Afp)

TEHERAN – Un’ultima disperata richiesta di aiuto alle persone più care. «Mi impiccano fra pochi secondi, aiutatemi!»: così, alle 06.00 di venerdì mattina Delara Darabi, la 23enne pittrice iraniana condannata a morte per un omicidio commesso a 17 anni, ha informato per telefono i genitori che la stavano portando sul patibolo. Poco dopo, è stata giustiziata. Ora, come ha raccontato il suo avvocato, Abdolsamad Khorramshahi, il padre della ragazza è ricoverato in ospedale in stato di choc.

NIENTE PERDONO – A mettere personalmente la corda intorno al collo di Delara, scrive il quotidiano Etemad, è stato un figlio della donna per la cui uccisione la pittrice è stata condannata, nonostante avesse accettato le condizioni poste dalla famiglia della vittima per concedere il perdono che le avrebbe salvato la vita: dichiararsi colpevole e cambiare avvocato. L’esecuzione è avvenuta a sorpresa venerdì nel carcere di Rasht, nel nord dell’Iran, anche se il capo dell’apparato giudiziario, ayatollah Mahmud Hashemi Shahrudi, aveva annunciato il 19 aprile scorso un rinvio di due mesi dell’impiccagione. La ragazza è stata messa a morte senza che nemmeno il suo avvocato venisse informato, come invece vorrebbe la legge.

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L’ultima battaglia di Delara

L'ultima battaglia di Delara L'ultima battaglia di Delara L'ultima battaglia di Delara L'ultima battaglia di Delara L'ultima battaglia di Delara L'ultima battaglia di Delara____________________________________________________________

2 maggio 2009

fonte: http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_02/delara_ultimo_sms_c5431a70-36fb-11de-a20f-00144f02aabc.shtml

Msn non funziona ? Valuta una alternativa a Messenger


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Pare che parlare di Msn , emoticon e di tutto ciò che ruota attorno al popolare client di Messageria Istantanea porta ad un incremento di visite notevole al proprio blog. Ci sono infatti sempre tanti teen-ager ( chiamiamoli così va ) dietro l’angolo pronti a cercare le ultime emoticon e a personalizzare il proprio msn. A questi vanno aggiunti i disperati che dopo aver combinato chissà cosa, non riescono a collegarsi più con il proprio account e non vogliono assolutamente perdere la lista con 6000 mila contatti che hanno accumulato durante gli anni. Perchè questa premessa? Semplicemente perchè sebbene abbia scritto solo un post sull’argomento Msn , la stragrande maggioranza del traffico al mio blog è dovuta a questo post su msn repair. Scrissi il post oltre che per segnalare ad alcuni amici l’applicazione in questione, anche per manifestare il mio dissenso nei confronti di tutte quelle persone che non riescono a fare a meno di Msn, ti trillano in continuazione e iniziano a parlare con un susseguirsi di abbreviazioni incomprensibili. Ad oggi però mi ritrovo richieste incessanti di aiuto. Molti addirittura mi scrivono via mail. Mi spiace deludervi , io non uso Msn e non ho intenzione di installarlo, quindi non saprei proprio come rispondervi. (almeno sull’argomento in questione) In quel post , mi limitavo a segnalare una utility ( che fra l’altro pare non funzionare sempre a dovere ) Ma posso comunque fare qualcosa per voi , suggerirvi delle alternative che sicuramente non vi daranno alcun tipo di errore su Windows. Ecco le alternative , alcune sono un pò spartane e non hanno tutti i fronzoli che ha Messenger , ma

sono ottime se il vostro scopo è solo comunicare :

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  • Miranda : E’ un client di Messaggeria instantanea leggerissimo. Ciò nonostante vi consente di chattare contemporaneamente con i vostri contatti MSN, Jabber, AIM, Yahoo, Google Talk e molti altri ancora. Dovrete però rinunciare a icone animate, trilli, webcam e altre “inutilità”.

  • Trillian : Trillian è un software che permette, utilizzando un’unica interfaccia, di gestire account ICQ, MSN e Yahoo, nonché collegarsi a server IRC.

  • Pidgin : Un altro client multi protocollo che permette di usare tutti i vostri account di IM con un solo programma. Supporta : AIM , Bonjour , Google Talk , ICQ , IRC , MSN , Yahoo e altri

  • aMSN : è un vero è proprio clone di Msn Messenger e supporta molte funzioni dell’originale client di casa Microsoft . Alcune delle funzioni di aMSN sono : stati personali , possibilità di ricevere messaggi in modalità invisibile/offline , webcam , trilli , emoticon , cambio skin , messaggi vocali , multichat, supporto ad alcuni plugin come Chameleon , Music , InkDraw. Inoltre in aMSN sono implementate alcune funzioni che non sono presenti in Msn , una fra tutte , è possibile controllare se gli altri utenti vi hanno rimosso dalla loro lista dei contatti. Per maggiori dettagli sulle varie funzioni vi invito a leggere qui

  • A questi quattro software sopra elencati aggiungo tutta una serie di servizi web che permettono di collegarsi al vostro account Msn semplicemente accedendo ad un sito , senza dover installare nulla : web messenger , meebo , messengerFX ed Ebuddy.

Anche se Messenger non dovesse funzionare per qualche strano motivo , potrete continuare a sprecare le vostre giornate chattare con i vostri amici.

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fonte: http://www.allnews.netsons.org/archives/266