Archivio | maggio 7, 2009

ENNESIMA FIGURACCIA INTERNAZIONALE DEL PREMIER (PURE BUGIARDO) – Berlusconi e le chiese finlandesi

Silvio Berlusconi otti Suomen välineekseen avioerokohussa.Kuva: AP
Silvio Berlusconi otti Suomen välineekseen avioerokohussa.
Kuva: AP

Silvio Berlusconi solvaa taas: Suomalaiset puukirkot nurin!

fonte IS - Ilta-Sanomat
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Le battute sulle donne e la visita di una remota chiesetta del Settecento

I giornali finnici: «Il premier italiano non è mai stato in visita ufficiale in Finlandia»

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Le frasi dette mercoledì da Silvio Berlusconi in Campidoglio, per la presentazione di Roma Capitale, sono state oggetto di numerosi articoli apparsi sulla stampa finlandese. Tutti i giornali sottolineano le parole non certo simpatiche verso l’arte e la cultura della nazione dei Mille laghi. Nessuno in Finlandia si sognerebbe mai di comparare il patrimonio artistico italiano con quello finlandese, ciò nonostante il riferimento a una chiesa in legno da eliminare ha fatto arrabbiare i media finnici.

Silvio Berlusconi nel 2005  con il presidente finlandese Tarja Halonen
Silvio Berlusconi nel 2005 con il presidente finlandese Tarja Halonen

LA GUERRA DEL PROSCIUTTO – In Finlandia tutti si ricordano della kinkkusota (la guerra del prosciutto) che scoppiò per l’assegnazione dell’Agenzia per la sicurezza alimentare della Ue. «È Parma che deve avere la sede, perché in Italia si mangia bene e la città emiliana è famosa per il suo prosciutto. Come si potrebbe dare la sede alla Finlandia, dove si mangia malissimo e solo renna marinata?», disse nel 2005 Berlusconi. E, per ottenere la sede, il premier disse che aveva messo in pratica le sue «arti di playboy» nei confronti di Tarja Halonen, presidentessa della Finlandia. I finlandesi, allora, si arrabbiarono, e di molto. Ugo Gabriele de Mohr, allora ambasciatore d’Italia a Helsinki, fu convocato dal ministero degli Esteri finlandesi. Le autorità diplomatiche gli chiesero spiegazioni riguardo alle frasi di Berlusconi nei confronti della signora Halonen.

CHIESA DI LEGNO – «Ricordo che in occasione di una mia visita in Finlandia mi vollero portare a vedere una cosa a cui tenevano molto e impiegammo, di mattina presto, tre ore per raggiungere una chiesa di legno del Settecento. Una cosa che qui da noi sarebbe cancellata». Queste frasi, scrivono i giornali finlandesi, intendono che il premier italiano era in visita ufficiale e che le autorità locali lo portarono nella – ormai famosa – chiesetta. Berlusconi, da quando è «sceso in campo», ovvero dal 1994, non è mai stato in visita ufficiale in Finlandia. Vi sono stati, invece, tre presidenti della Repubblica: Scalfaro, Ciampi e, pochi mesi fa, Napolitano. Vi sono stati Prodi (due volte) quando era premier, Fini e Frattini, in qualità di ministri degli Esteri. Berlusconi non è mai stato in visita ufficiale in Finlandia. Ovviamente, i commenti dei lettori finlandesi, in coda ai pezzi messi in rete, sono salaci. E c’è anche chi, come Ilta-Sanomat, secondo quotidiano per vendite, chiede ai forumisti di dire che cosa non funziona in Italia. Non è difficile immaginare le risposte.

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Paolo Torretta
07 maggio 2009

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fonte: http://www.corriere.it/esteri/09_maggio_07/finlandia_berlusconi_chiesa_3aa1ddae-3b27-11de-b512-00144f02aabc.shtml

ENERGIA – Solare, parità di prezzo dietro l’angolo / ECOEDILIZIA – Ecco a voi la casa senza bollette

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“Non è competitiva”. Per anni (l’altro ieri compreso) è stato questo il ritornello preferito da chi cercava in tutti i modi di rinviare la resa dei conti con l’energia rinnovabile. Il portafoglio, come si sa, è per tutti un organo particolarmente sensibile. Sostenere che la partita del solare e dell’eolico era perdente per ragioni economiche prima ancora che tecnologiche o politiche si è sempre rivelata quindi un’arma alquanto potente. In realtà i tre aspetti della questione sono legati strettamente l’uno all’altro. Le scelte politiche favoriscono la diffusione di una fonte favorendo di conseguenza gli investimenti in ricerca: messe tutte insieme queste cose contribuiscono a far scendere il prezzo per kWh prodotto attraverso un circolo virtuoso. Emergenza climatica, crisi finanziaria, insostenibilità dell’attuale modello economico e infine lo sprint impresso da Obama alle politiche ambientali hanno finalmente fatto partire questo treno a tre vagoni.

La notizia di oggi è che il primo grande Stato a poter arrivare all’ambita parità tra elettricità acquistata in rete ed elettricità prodotta dal solare sarà molto probabilmente l’Italia. Di questo almeno sono convinti i big dell’industria fotovoltaica. L’ottimistica valutazione è emersa nel corso della giornata di apertura dell’Italian Pv Summit, l’evento che affianca Solarexpo & Greeenbuilding, la grande fiera del solare in corso da oggi fino al 9 maggio a Verona. Chiamati a dire la loro,  i massimi dirigenti di Q-Cells, Suntech, Rec Solar, First Solar e United Solar Ovonic, hanno pronosticato il primato italiano nell’arco di tempo che va dal 2010 al 2013. Nella peggiore delle ipotesi ben due anni prima delle stime fatte per la California. Perché l’Italia centri l’obiettivo è necessario però seguire una serie di passaggi chiave: un’ulteriore riduzione dei costi della tecnologia; miglioramenti dell’efficienza di celle e moduli; un tasso di crescita medio annuo del settore tra il 25 e il 30%. Tecnicamente questa tappa decisiva lungo il cammino della rivoluzione energetica viene chiamata “parity grid” e promette una più massiccia (per quanto graduale) diffusione del fotovoltaico grazie al venire meno della necessità di incentivi per risultare economicamente conveniente all’utente finale, specialmente per gli impianti residenziali.  Insomma, parlando per metafore calcistiche, un ottimo pareggio che promette di farci passare al turno successivo.

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7 maggio 2009

fonte: http://gualerzi.blogautore.repubblica.it/2009/05/07/?ref=hpsbsx

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ECOEDILIZIA

Ecco a voi la casa senza bollette

E’ off grid, completamente autonoma e autosufficiente. Sarà presentata alla Campionaria di Milano. Ma ha un limite…

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di ANTONIO CIANCIULLO

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MILANO – La parola d’ordine è off grid. Ma la traduzione letterale non dà l’idea giusta: fuori dalla rete sì ma non dal web. La rete, anzi le reti in questione sono altre: luce, gas, acqua, rifiuti, telefono. La casa off grid è una casa completamente autonoma, perfettamente autosufficiente: è un luogo che ricicla all’infinito le risorse naturali che vengono dal cielo e trasforma i rifiuti in risorse. Questo modello, replicabile sino a formare un intero quartiere o una città, il più radicale finora proposto, viene presentato alla Fiera Campionaria di Milano, organizzata dalla Fondazione Symbola dal 7 al 10 maggio.
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Il progetto ha due genitori: Mario Cucinella, l’architetto che l’anno scorso ha lanciato la casa ecologica da 100 euro a metro quadro, ed Emiliano Cecchini, il presidente della Fabbrica del Sole, la società che ha costruito ad Arezzo il primo idrogenodotto al mondo. L’idea di fondo è utilizzare solo le risorse che il territorio su cui è costruita la casa è in grado di utilizzare. L’energia è quella che viene dal sole ed è accumulata nei momenti di picco producendo idrogeno: visto che manca il collegamento alla rete elettrica non c’è bisogno dell’inverter perché si può usare la corrente continua senza trasformarla (in questo modo si evitano sprechi e si migliora l’efficienza del sistema). I rifiuti vengono riciclati. Per la telefonia si adopera un ponte radio. Per regolare la temperatura degli ambienti si usano la coibentazione spinta degli edifici e le pompe di calore. Per l’acqua basta quella piovana raccolta in vasche e riciclata. “Con l’off grid l’inquinamento viene quasi annullato e il costo di tutta l’operazione è estremamente contenuto: un 10 per cento in più che rientra in circa 10 anni”, spiega Cecchini.
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L’operazione ha però un punto debole: lo spazio necessario a ricaricare ecologicamente le risorse necessarie alla vita quotidiana. Per poter essere autosufficiente una casa abitata da 4 persone ha bisogno di circa 2 ettari di terreno. “E’ un ordine di grandezza simile a quello della nostra impronta ecologica, un concetto basato proprio sullo spazio che serve per soddisfare il nostro livello di vita”, continua Cecchini. “So che è tanto, ma anche le città tradizionali hanno bisogno di una superficie proporzionalmente analoga: non ce ne accorgiamo perché usiamo più risorse di quelle disponibili. Di fatto ci stiamo mangiando la Terra. Per mantenere questo livello di consumi avremmo bisogno di altri due pianeti”.
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6 maggio 2009
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Terremoto, parlò con Annozero: punito dipendente del Corpo forestale / Il video da Annozero

Fermate quel cretino (introduzione) – Anno Zero (09/04/09)

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ladygroove71b
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Introduzione doverosa della querelle esplosa ad Anno Zero, nella puntata del 9/04/2009, avente per protagonista l’eunuco di casa Berlusconi.
Mario Giordano, l’imbarazzante direttore del Giornale, nel suo solito garrulo falsetto si lagna e frigna sulle legittime proteste della popolazione abruzzese circa i ritardi e i disservizi a poche ore del sisma. Strumentalizzando un problema tragico, questa specie di ologramma finge di non capire che la persona intervistata nel servizio di Ruotolo non si lamentava del fatto che i vigili del fuoco fossero “fannulloni”, ma della mancanza colpevole dei responsabili e dei mezzi, figli della mancanza di un barlume di piano di emergenza.

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di Pietro Piovani
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ROMA (7 maggio) – Un mese fa ha perso la casa sotto il terremoto dell’Abruzzo. Sceso in strada in pigiama, dopo aver messo in salvo la famiglia, è rientrato nell’appartamento per recuperare la sua divisa del Corpo forestale, quindi si è messo al lavoro per soccorrere chi era rimasto sotto le macerie.
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Dopo aver spostato pietre e sollevato feriti per tutta la notte, all’alba si è imbattuto nelle telecamere di Annozero, e ha rilasciato una dichiarazione al giornalista Sandro Ruotolo. Una dichiarazione molto polemica nei confronti della Protezione civile e del governo. Adesso Pier Giorgio Cortesi, dipendente statale con qualifica di Ispettore superiore, ha ricevuto dalla sua amministrazione una contestazione disciplinare: «La S. V., arbitrariamente, priva di qualunque autorizzazione, ha agito in nome e per conto del C. S. F. venendo meno al dovere di leale collaborazione».
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Il ministero delle Politiche agricole mette l’accento sul fatto che Cortesi indossava la divisa di servizio. «Le circostanze di fatto – si legge ancora nel provvedimento disciplinare – escludono che le dichiarazioni siano state rese nella veste di privato cittadino: le affermazioni sono attribuibili ad appartenente ad un corpo di polizia particolarmente rispettato».
Nella breve intervista mandata in onda da Michele Santoro, l’agente forestale denunciava il ritardo dei soccorsi nelle ore immediatamente successive alla scossa, e accusava la Protezione civile di aver sottovalutato gli allarmi che avevano preannunciato la tragedia. Inoltre contestava il progetto del governo di consentire l’ampliamento del 20% degli immobili (il cosiddetto “Piano casa”, che peraltro non è ancora stato presentato).
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Il dipendente sotto accusa è anche un sindacalista della Cisl. Alla notizia della contestazione disciplinare ha reagito inviando una lettera alle massime autorità dello Stato, inclusi il presidente Napolitano e il premier Berlusconi. «Le accuse rivoltemi – scrive Cortesi nella lettera – mi colpiscono innanzitutto come essere umano». Quanto al fatto di aver parlato indossando la divisa, ha spiegato: «Era l’unico indumento che ero riuscito a reperire fino a quel momento, perché prioritario per me non era la forma ma la sostanza, ovvero cercare di salvare più vite umane possibili».
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Per adesso la sanzione disciplinare adottata dall’amministrazione è solo il richiamo scritto, senza multe né sospensione dal servizio.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=57319&sez=HOME_INITALIA


APARTHEID IN SALSA BAUSCIA – Milano, la proposta della Lega “Carrozze metrò solo per milanesi”

Ma da quale buco sono stati ‘vomitati’ simili individui?

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https://i2.wp.com/i3.iofferphoto.com/img/item/776/929/21/o_Bf3oWSgmcNztxRP.jpgRed star of david for Comunist

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Il deputato Salvini alla presentazione delle liste del Carroccio per le provinciali
“Prima i posti erano riservati agli anziani. Ora anche ai meneghini”

Critico Brandirali, Pdl: “Riesumiamo le stelle sul petto”

Franceschini, Pd: “Atteggiamento razzista”

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Milano, la proposta della Lega "Carrozze metrò solo per milanesi"Il deputato leghista Matteo Salvini

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MILANO – Una volta c’erano i posti riservati alle donne, agli anziani o agli invalidi. Ora il deputato della Lega Matteo Salvini propone le carrozze del metrò “per soli milanesi”. Il capogruppo del Carroccio nel comune di Milano sceglie piazza della Scala e la presentazione dei candidati milanesi della Lega per lanciare la sua provocazione. Lo dice da leghista convinto e “da milanese che prende il tram”.
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“Meglio vagoni solo per extracomunitari”. Convinta, appoggia l’iniziativa anche una candidata al consiglio provinciale, Raffaella Piccinni, compagna di partito del deputato leghista. Stesso principio di apartheid ma con una sfumatura leggermente diversa. Se il deputato distinge tra “milanesi” e altri, lei tra italiani ed stranieri. Per la Piccinni meglio sarebbe riservare “vagoni solo per extracomunitari”. “Ci sarebbe più sicurezza”, assicura.
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Le critiche. Le provocazioni dei politici leghisti non hanno tardato a sollevare apre critiche da entrambi gli schieramenti. Il primo a censurare l’idea è stato un politico della stessa coalizione di Salvini, Aldo Brandirali del Pdl: “L’unico modo per applicare la proposta del deputato è mettere stelle sul petto, di diversi colori, a seconda della razza”. Gli ha fatto eco il segretario del Pd Dario Franceschini, imperativo contro il collega: “La proposta dei posti a sedere solo ai milanesi conferma l’atteggiamento razzista della maggioranza. E’ successo già una volta nella storia, 50 anni fa, negli Stati Uniti, Rosa Parks, donna nera, si rifiutò di alzarsi da uno dei posti dell’autobus riservati ai bianchi. Da quell’episodio partì la lotta di Martin Luther King”. Anche il capogruppo dell’Italia dei Valori alla Camera Massimo Donadi non concede attenuanti al deputato leghista: “E’ una proposta vergognosa e razzista, un’indecenza. Ricorda la segregazione razziale, alimenta la xenofobia ed il degrado culturale del nostro Paese”.
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La marcia indietro. Dinanzi al muro di condanne che le sue parole hanno sollevato, Matteo Salvini si è affrettato a fare marcia indietro: “La mia proposta sarà valida fra dieci anni se la sicurezza nei trasporti pubblici meneghini non cambierà”. E poi ha precisato: “I posti saranno riservati ai milanesi sì, ma di qualsiasi razza e colore. Chi mi critica non ha mai preso certe linee a rischio. Lo faccia, e cambierà idea”.
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7 maggio 2009
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Pedofilia, in una scuola milanese: 11 anni al maestro, 5 e mezzo al preside

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MILANO (7 maggio) – È stato condannato a 11 anni di reclusione un maestro di 42 anni, accusato di aver molestato 8 bambini, quando insegnava in una scuola elementare alla periferia nord di Milano. Lo hanno stabilito i giudici della nona sezione penale del Tribunale di Milano, che hanno condannato anche il preside dell’istituto, accusato di concorso omissivo nelle violenze, a 5 anni e mezzo di reclusione. Entrambi sono stati interdetti in perpetuo da qualunque incarico nelle scuole.

I fatti risalgono al 2007. Secondo quanto accertato dalla indagini, il maestro, Antonio S., avrebbe molestato dal settembre al dicembre 2007 alcuni suoi alunni, tra cui una bambina ipovedente e autistica, palpeggiandoli e spesso istigandoli a compiere angherie sui compagni. Il maestro era finito agli arresti domiciliari nel maggio dello scorso anno e poi a febbraio di quest’anno, in base al nuovo decreto sicurezza, per lui era stato disposto il carcere. Misura che è stata confermata dai giudici della nona sezione penale.

Il preside, Fausto C., invece, secondo l’accusa, non avrebbe denunciato quello che accadeva nella sua scuola, nonostante i familiari dei bambini avessero segnalato più volte gli episodi. Nel dicembre 2007, secondo l’accusa, il preside si era soltanto limitato a mettere l’insegnante in malattia. Dopo la lettura della sentenza il maestro è rimasto impassibile e, come ha spiegato il suo avvocato, Gabriele Casartelli, «non ha detto nulla e ha manifestato soltanto preoccupazione per i suoi familiari». In particolare, la sorella dell’imputato è scoppiata in lacrime e si è messa a gridare per pochi secondi. Hanno parlato invece di una sentenza «durissima e giusta» i famigliari dei bambini che si sono costituiti parti civili nel processo. In totale, le parti civili erano cinque e hanno ottenuto risarcimenti in forma di provvisionale e la condanna dell’imputato al risarcimento dei danni, da stabilirsi in sede civile.

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=57302&sez=HOME_INITALIA

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Il Pm: l’istituzione scolastica ne esce a pezzi

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MILANO (7 maggio) – «Da questo processo ne escono benissimo i bambini e ne esce a pezzi l’istituzione scolastica». Lo ha spiegato il procuratore aggiunto di Milano, Marco Ghezzi, che ha rappresentato l’accusa nel processo milanese a un maestro e a un preside di una scuola elementare alla periferia di Milano, condannati oggi rispettivamente a 11 anni di reclusione e a cinque anni e mezzo, in relazione ad abusi e molestie nei confronti di alcuni bambini.

«I bambini hanno raccontato nel corso del processo – ha chiarito Ghezzi – che quando qualcuno veniva molestato, addirittura mettevano in atto un meccanismo di soccorso, cercando di distrarre l’attenzione del maestro». Il pm aveva chiesto per l’insegnante una condanna a 16 anni di reclusione, parlando di un «museo degli orrori» nella sua requisitoria. Per il preside, invece, aveva chiesto otto anni.

«Spero che cose del genere non accadano più – ha aggiunto Ghezzi – e spero che i dirigenti scolastici e gli insegnanti non nascondano più la testa sotto la sabbia come gli struzzi». Il problema infatti, secondo Ghezzi, è che l’istituzione scolastica dovrebbe rispondere tempestivamente e «i dirigenti scolastici non dovrebbero aspettare le denunce scritte per compiere azioni disciplinari».

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fonte: http://www.ilmessaggero.it/articolo_app.php?id=17507&sez=HOME_INITALIA&npl=&desc_sez=


Silvio-Veronica, monologo di Fiorello: “Così sarà la divisione dei beni…”

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Esilarante Fiorello Show: “Alla Lario rimane l’Umbria, il Regno delle due Sicilie e un terzo continente a scelta. Inoltre a lei va la custodia del trofeo Mitropa Cup, dei Telegatti e dell’opera omnia di Apicella…”

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Roma, 7 maggio 2009  – Fiorello Show, ecco il monologo di Fiorello sul divorzio annunciato da Veronia Lario nei confronti del presidente del Consiglio, Silvio Berlusconi.

“Buonasera, questa edizione del Fiorello Show andrà in onda in versione sobria per rispetto ai fatti di Arcore. Noi non vogliamo unirci al coro degli altri programmi con commenti ironici o critici nei confronti dei coniugi Berlusconi… anzi, noi vogliamo rispettare la fine di un amore.  La fine di una coppia così discreta, riservata, che ha sempre tutelato la propria privacy… si parlavano come tutte le coppie del mondo: lei scriveva all’Ansa, lui rispondeva con una conferenza stampa… loro non hanno mai messo in piazza quello che succede tra le 508 mura di Arcore… e nulla, assolutamente nulla, faceva presagire la fine di quell’amore: lui sempre innamorato, magari non di lei ma sempre innamorato.

Lei, madre perfetta, lo attendeva per giorni e giorni, e giorni e giorni e giorni e giorni con i suoi bambini, in quella modesta villetta a schiera nel cuore della Brianza. A nome della redazione del Fiorello Show, permettetemi un consiglio. Caro Silvio, cara Veronica, mi raccomando: vogliatevi bene. In questi momenti c’è chi soffre: voi, i vostri figli, Sandro Bondi… ora dovrete affrontare anche il doloroso problema della separazione di quei pochi beni che permetteranno ai vostri figli un modesto ma onorevole futuro… cercate di farlo in modo sereno e pacifico e con la riservatezza che vi ha sempre distinti. Ci piace immaginarvi ad Arcore seduti al tavolo di cucina che vi spartite fraternamente le vostre poche cose.

Scusate – si è interrotto Fiorello – è arrivata un’Ansa. Ecco, abbiamo in anteprima esclusiva il documento della divisione dei beni tra Veronica Lario e Silvio Berlusconi. A Veronica rimane l’Umbria, il Regno delle due Sicilie e un terzo continente a scelta. Inoltre a lei va la custodia del trofeo Mitropa Cup, dei Telegatti e dell’opera omnia di Apicella. Sandro Bondi verrà affidato a Veronica, con la possibilità di visita da parte di Silvio ogni due weekend. A Silvio rimane quel poco che resta. Ma si sa, nelle separazioni sono sempre gli uomini ad avere la peggio”.

In platea, anche il capitano della Roma Francesco Totti con la moglie Ilary Blasi e Franco Califano. Con Maria Latella, seduta nelle prime file, Fiorello ha scambiato due battute sul tema Lario-Berlusconi: ‘’Ma Veronica – ha chiesto lo showman – è decisa decisa?’’. ‘’Non lo so…’’, ha replicato secca Latella, giornalista, biografa tra l’altro di Veronica Lario.

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fonte: http://quotidianonet.ilsole24ore.com/2009/05/07/173901-silvio_veronica_monologo_fiorello.shtml

Antica sartoria rom / Campagna contro il pregiudizio nei confronti dei Rom

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www.anticasartoriarom.it
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di Giulia Della Torre

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ROMA – Nel 1997 un gruppo di donne rom ha creato quella che oggi è conosciuta come l’antica sartoria rom, una realtà lavorativa tutta al femminile che si occupa della produzione di abiti realizzati con tessuti naturali. La sartoria inizialmente sorse all’interno di un campo rom. Dopo spostamenti frequenti ora si è stabilita in Via Nomentana 952 a Roma. Uno dei motivi principali che ha spinto queste donne ad organizzare questa attività è stata la volontà di lavorare e di creare lavoro per altre donne, di prepararle professionalmente. Le sarte organizzano infatti corsi di cucito per donne rom disoccupate.
Per chi fosse interessata/o gli abiti confezionati dall’antica sartoria sono in vendita presso la sede e in Via Buonarroti.
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Giulia Della Torre


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Giulia Della Torre


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Giulia Della Torre


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Giulia Della Torre


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Giulia Della Torre


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Giulia Della Torre


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Giulia Della Torre
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7 maggio 2009
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Si ringrazia:
Antica sartoria rom di Roma
– Tiberius
– Alin
– Le mamme ed i bambini del campo La Rustica di Roma
– Michela, voce fuori campo
– Gabia, voce del canto Jesus – Ringraziare Dio

Progetto: Studio immigrazione sas
Realizzazione: Provideo srl

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Contributi e segnalazioni trasmessi alla Redazione di ImmigrazioneOggi

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Dopo la divulgazione dello spot sono giunte in Redazione le prime testimonianze e contributi a sostegno della campagna di sensibilizzazione:
Appello: “Il sonno della ragione genera mostri” (inserito il 28 maggio 2008)
Se questo è un uomo, Rom e romeni in attesa dell’allontanamento dall’Italia, di Lorenzo Renzi (inserito il 20 maggio 2008)
Opera Nomadi, di Francesco Bizzini (da “il reporter”)
Nel campo rom di Rho, di Francesco Bizzini (da “il reporter”)
Progetto EBERI, Percorsi sostenibili verso l’inclusione di Rom e Sinti: scambio di buone prassi e strategie per l’inclusione e l’integrazione sociale dei Rom

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Antica Sartoria Rom

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L’idea dell’Antica Sartoria Rom nasce nel 1997 in un Campo Nomadi alla periferia di Roma, dove alcune donne Rom decidono di svolgere un’attività che erano solite svolgere come autodidatte nell’ambito familiare: la confezione dei vestiti in stile Rom, meglio noto come Gipsy Style. Questa volta però la produzione degli abiti è destinata alla vendita.
Le donne pensano di recuperare un’attività artigianale al fine di creare condizioni necessarie per lo svolgimento di un lavoro. Disegnano una serie di abiti di ispirazione tipicamente orientale, secondo la moda del tardo Ottocento e li realizzano cucendoli a mano. La particolarità dei manufatti ha effettivamente interessato il mercato più del previsto e la possibilità di vendere tali abiti presso i negozi di abbigliamento in stile etnico si è dimostrata particolarmente elevata.

È sorta in seguito l’esigenza di cucire a macchina i vari capi, pur mantenendo come caratteristiche principali l’estrema semplicità del modello e l’utilizzo dei tessuti in fibra naturale, come era in uso nell’Ottocento, poiché, come dicono le stesse donne, il popolo Rom vive oggi in condizioni di tale disagio da poter essere paragonato a chi, due secoli or sono, doveva andare a prendere l’acqua alla sorgente, viveva a lume di candela, saltava da una pozzanghera all’altra per giungere alla strada principale, usciva in piena notte per recarsi alla toilette, né più né meno di quanto sono costretti a fare gli abitanti dei cosiddetti Campi Nomadi non attrezzati.

Le donne, fermamente intenzionate a portare avanti l’attività di taglio e cucio, realizzano un vero e proprio Laboratorio di Sartoria per diffondere l’antica tradizione del costume Rom in Occidente. L’attività coinvolge persone provenienti da diverse comunità Rom presenti nella capitale. Le donne più anziane offrono la loro preziosa testimonianza ricordando i vestiti indossati dalle loro nonne, quando erano ancora in Iugoslavia. Alcune giovani si dedicano al disegno ed a reperire i tessuti più adatti alla realizzazione dei modelli, tutti rigorosamente in fibra naturale, come seta, cotone, lana, lino, canapa.

Passano vari anni fino a quando, le donne Rom pensano di presentare un progetto relativo all’organizzazione dell’attività sartoriale in un laboratorio vero e proprio, con annesso un corso di formazione relativo all’uso delle macchine. Il progetto viene finanziato dall’ Assessorato alla Attività Produttive ed Economiche della Provincia di Roma.

La presentazione ufficiale degli abiti realizzati all’interno del Laboratorio ha luogo per la primo volta nel dicembre 2003 presso la Centrale Montemartini di Roma, che attualmente ospita il museo. Questo evento è molto importante perché da questo momento in poi molti cominciano a credere in quella che le partecipanti del progetto definiscono Antica Sartoria Rom, soprattutto alcuni proprietari di alcuni negozi del centro della capitale, disposti a fare le prime ordinazioni. Arrivano i primi guadagni provenienti dalla vendita dei capi realizzati.

Gli abiti dell’Antica Sartoria Rom non rappresentano il costume del popolo Rom nel corso dei secoli ed in questo senso, non ne fanno la storia. Ma le donne, nel disegnarli, si ispirano ad alcuni tratti caratteristici che la tradizione Rom ha mantenuto intatti fino ai nostri giorni.
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Informazioni:
Antica Sartoria Rom
Via Nomentana, 952 – Roma
Tel. 339 2357366

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Ringraziare Dio

Dio, siamo tuoi figli,
siamo peccatori,
come ha potuto tuo figlio
morire per noi

come hai potuto sopportare
i chiodi, il sangue, gli sputi,
per noi che non meritiamo
tu sei il nostro Dio
vecchio e vivo

ti prego, perdonaci
tu sei il più grande
e tuo figlio è Gesù

anche noi siamo tuoi figli,
perdonaci,
siamo peccatori.

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